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Monday, July 30, 2012

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PER COSTA UN NUOVO COLPO DI SCENA 24 NOVEMBRE 1984

PER COSTA UN NUOVO COLPO DI SCENA


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TRAPANI - Un colpo di scena dietro l' altro. Quando l' istruttoria sul caso Costa sembrava definitivamente chiusa, l' inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel Palazzo di giustizia di Trapani ha avuto una vigorosa impennata. Prima l' arresto di Giorgio Collura, ex capo della squadra mobile di Trapani. Poi, ieri, l' esecuzione di altri mandati di cattura. Le manette sono scattate ai polsi di Vittorio Sugamiele e dei figli Gaspare e Antonina. La donna è sposata con Girolamo Marino, detto "Mommu u nanu", arrestato in serata a Bergamo e coinvolto nel processo Rodittis e scagionato dall' accusa di omicidio, grazie all' intervento massiccio della mafia e alla corruzione del sostituto procuratore Antonio Costa. Le indagini condotte dal giudice istruttore di Caltanissetta, Claudio Lo Curto, hanno permesso di accertare un collegamento esplicito tra Costa e Vito Sugamiele. Sarebbe stato il boss, infatti, a consegnare al magistrato trapanese i 50 milioni trovati nella villa del sostituto procuratore a Castellammare del Golfo. L' indagine era scattata subito dopo l' arresto di Costa avvenuto il 7 agosto ed era stata agevolata da una fascetta che avvolgeva le banconote con la data e il timbro della banca che le aveva messe in circolazione. Gli accertamenti affidati da Claudio Lo Curto alla Guardia di finanza hanno consentito di stabilire un legame diretto tra Costa e la potente mafia del Trapanese. La prova della corruzione è contenuta in una serie di intercettazioni telefoniche ordinate dal sostituto procuratore Ciaccio Montalto (ucciso dalla mafia il 25 gennaio 1983) ed eseguite da Giorgio Collura. In quelle ventiquattro bobine si parla del Palazzo di giustizia di Trapani, si fanno riferimenti indiretti ad Antonio Costa e all' altro giudice impegnato nel processo Rodittis, Raimondo Cerami, che però rifiutò 150 milioni sottraendosi alle offerte della piovra mafiosa. Le bobine rimasero misteriosamente per più di un anno e mezzo negli archivi della squadra mobile e furono rispolverate solo dopo il clamoroso trasferimento di Giorgio Collura (per l' occasione si rispolverò anche la storia del padre e di uno zio del commissario mandati tempo fa al confino). Da qui il mandato di cattura. A giudizio del procuratore della Repubblica, Sebastiano Patanè, è molto più di una disattenzione: "Se si fosse lavorato in tempo quelle intercettazioni avrebbero forse evitato l' omicidio Montalto", afferma Patanè. "Non riesco a capire, infatti, perchè Collura stette zitto. C' è un agente di polizia che nel novembre 1982 ascolta le bobine e, intuendo cosa ha per le mani, va a riferire al capo della mobile. E Collura cosa fa? Niente, dimentica. E dimentica anche dopo l' assassinio di Ciaccio Montalto". Partendo proprio dall' inchiesta Montalto, Patanè e il giudice istruttore Lo Curto sono riusciti a sollevare il coperchio sulle connessioni tra la mafia trapanese e gli organi dello Stato allargando il campo degli accertamenti anche al periodo in cui il sostituto procuratore Costa dirigeva la pretura di Castellammare del Golfo, uno dei centri a più alta densità mafiosa. Ed è proprio un dipendente della pretura, il custode Bernardo Scuteri, il quinto arrestato ieri. A giudizio di Lo Curto l' impiegato aveva ricevuto una sorta di delega alla firma dal pretore Costa. In quest' ambito comunque sembra stiano maturando altre novità. Si parla di altri mandati di cattura. Il giudice istruttore di Caltanissetta nei mesi scorsi sequestrò decine di fascicoli tra cui anche quello relativo alla Agesp, una società che gestiva il servizio di ritiro immondizie a Castellammare del Golfo e in alcuni comuni della Sicilia. Al vertice dell' impresa c' era Vincenzo Bongiorno, adesso latitante, socio della moglie di Costa nella cooperativa vitivinicola Helios. Anche per questa vicenda il giudice Lo Curto avrebbe firmato un nuovo mandato di cattura. Un' inchiesta amministrativa è in corso al comune di Marsala. La sta conducendo il vice prefetto ispettore Galamini. Il funzionario è stato inviato a Marsala dal ministero degli Interni su richiesta dell' alto commissario per la lotta contro la mafia Emanuele De Francesco. L' inchiesta, che è coperta dal più assoluto riserbo, riguarderebbe alcune delibere approvate dalle giunte comunali.
di GIUSEPPE CERASA
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/11/24/per-costa-un-nuovo-colpo-di-scena.html
http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/cronaca/item/2076-trapani-batte-un-colpo.html
1971,1984, 1989, ASARO, BONGIORNO GREGORIO, BONGIORNO VINCENZO, BUCCELLATO, CALABRO', CASTELLAMARE DEL GOLFO, DURANTE, BONGIORNO GIROLAMA ANCONA, MAFIA AGESP, MAGADDINO, MERCADANTE, PENNOLINO,

1971, Agesp, ASARO,BONGIORNO GREGORIO,,BONGIORNO VINCENZO, CASTELLAMARE DEL GOLFO, COLLURA GIORGIO, COSTA ANTONIO, DURANTE,HELIOS, MAFIA, rifiuti, SCUTERI BERNARDO, TRAPANI, 


COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA IN SICILIA

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA
SUL FENOMENO DELLA MAFIA IN SICILIA
(LEGGE 20 DICEMBRE 1962, N. 1720)
PRESIDENTE: GATTANEI FRANCESCO, deputato
Relazione sull'indagine riguardante le strutture scolastiche in Sicilia

21 LUGLIO 1971


Dal fascicolo di un bidello assegnato alla scuola convenzionata presso la ditta Bertolino non risulta che sia stato preso alcun provvedimento di sospensione dal servizio anche dopo il rinvio a giudizio e la successiva condanna per contrabbando emessa a suo carico.
Alquanto strani appaiono i continui trasferimenti di personale: citiamo il solo caso di un bidello, per il quale manca il certificato del casellario giudiziale, che al momento dell'assunzione fu assegnato alla scuola convezionata presso la ditta Bertolino di Partinico; successivamente fu assegnato a Pantelleria, poi trasferito a Partinico, quindi ad Alcamo, di nuovo a Partinico, e finalmente nominato di ruolo ed assegnato a Castellammare del Golfo. Il fascicolo fornisce informazioni, assai incomplete, solo fino al 1° luglio 1967.
Anche dall'esame dei fascicoli relativi al personale delle scuole professionali regionali di Alcamo e Castellammare del Golfo appare, in maniera macroscopica, la persistente irregolarità nel metodo e nella pratica delle assunzioni e dei trasferimenti.
Come esempio si riportano le vicende dell'istruttore Ofria Vito, veramente significative.
Dal fascicolo personale a lui intestato risulta:
28 luglio 1955: è nominato istruttore pratico presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Catania (officine Scibilia);
7 settembre 1955: viene revocato da tale incarico perché ritenuto « non idoneo », come risulta anche da una annotazione a penna sul certificato di cittadinanza del 29 agosto 1955 contenuto nel fascicolo;
2 dicembre 1955: la commissione esaminatrice non gli conferma l'incarico di istruttore pratico presso la scuola professionale di tipo industriale di Sommatino, attribuitogli all'inizio dell'anno scolastico perché non lo ritiene idoneo;
24 gennaio 1959: gli viene revocato l'incarico di istruttore pratico presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Alcamo, attribuitogli il 31 ottobre 1958;
14 marzo 1959: risulta in servizio presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Salemi;
8 aprile 1959: assume servizio presso la scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
4 settembre 1959: è confermato nell'incarico di istruttore, per l'anno scolastico 1959-60, presso la scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
17 dicembre 1960: « per esigenze di servizio » viene trasferito presso la scuola professionale regionale a tipo industriale « Officine SINDEL » di Palermo;
3 ottobre 1964: è trasferito alla scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
14 febbraio 1966: viene cautelarmente sospeso dal servizio perché, il 21 gennaio 1966, i carabinieri di Partinico lo avevano arrestato in esecuzione di ordinanza di custodia precauzionale emessa dal tribunale.
Fino a questo momento e dall'anno 1958- 1959 ha sempre avuto la qualifica di « ottimo » nelle note caratteristiche.
Il comando della tenenza dei carabinieri di Partinico, nel fornire informazioni alla Presidenza della regione siciliana, così specificava in data 8 aprile 1967: « ...è di cattiva condotta in genere e a sua carico figura:
8 giugno 1962: pretore di Carini – lire 20.000 di ammenda per contravvenzione all'articolo 106 del codice stradale;
agosto 1962: pretura unificata di Palermo
- lire 5.800 di ammenda per contravvenzione stradale;
11 gennaio 1965: sottoposto alla diffida da parte della questura di Palermo ai sensi dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423;
19 febbraio 1966: tribunale di Palermo
- lo sottopone alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni 3.
In un rapporto del comando della legione dei carabinieri di Palermo, Giuseppe Bertolino, nato a Partinico e residente a Palermo, è indicato come « uno dei più qualificati esponenti della mafia locale », colpito da mandato di cattura per associazione a delinquere aggravata assieme ad altri (tra cui Centineo Gaspare da Partinico, sotto il cui nome si nascondeva il bandito Leggio Luciano fino alla data del suo arresto) ed assolto per insufficienza di prove al processo di Catanzaro. Il Bertolino è possidente di consistenti proprietà terriere e conduttore di un'azienda vinicola dove aveva sede la scuola professionale regionale, presso la quale il nucleo regionale di Palermo della guardia di finanza accertò una rilevante frode, attuata dal titolare con il concorso di altri, in materia di imposta di fabbricazione gravante sull'acquavite.
Il Bertolino è stato inoltre indiziato di avere esercitato coartazione nei riguardi di alcuni proprietari terrieri di Monreale e di Roccamena con l'evidente scopo di imporre agli stessi la cessione a terzi, a prezzi irrisori, di proprietà terriere di considerevole valore ed indiziato, altresì, di avere arrecato danni alla proprietà altrui, danni che sarebbero stati taciuti dagli interessati per tema di possibili rappresaglie. È stato poi inviato al soggiorno obbligato.
Dal 1960 al 1965, la regione ha versato al Bertolino un contributo complessivo di lire 31.154.445.
Soltanto quando il Bertolino venne arrestato e tutta la stampa scrisse della sua attività, l'assessore si decise a denunciare la convenzione e a chiudere la scuola.
In proposito l'onorevole Giacalone, assessore alla pubblica istruzione, dichiarò all'assemblea regionale siciliana il 22 dicembre 1967: « Scuole professionali. Onorevoli colleghi, quante ne ho trovate ! Ben 14 nella mia provincia, alcune in paesetti dove già al momento della istituzione si sarebbe dovuto capire che non avrebbero avuto frequenza di alunni, non perché la scuola non potesse attrarli, ma perché effettivamente la popolazione di quel paese non avrebbe mai consentito che fosse vitale e funzionale. Un fatto più grave: vi sono moltissime scuole convenzionate. Che cosa significa questo termine ?
« L'assessore contrattava con una grande ditta il locale, le attrezzature, impegnandosi a dare, per ogni anno, sette, otto, dieci, dodici, quattordici milioni. Non v'è dubbio che, se fosse stato un contratto serio, sarebbe stata anche una cosa seria che una scuola sorgesse presso una industria e che i ragazzi che la frequentavano potessero veramente avvantaggiarsene. Ma, onorevoli colleghi, durante la mia gestione ho dovuto chiudere una scuola, convenzionata con un mafioso. A Partinico.
« Non solo; devo aggiungere che ho fatto deliberare dalla giunta di governo allora in carica che non si sarebbe mai istituita un'altra scuola convenzionata e che via via tutte le rimanenti avrebbero dovuto essere eliminate.
« Ho ripreso la mia attività in quell'assessorato da pochi giorni: ebbene, ho già firmato sei decreti per la soppressione di scuole convenzionate ».
Una delibera della giunta regionale in data 30 dicembre 1967 disponeva la soppressione delle seguenti scuole professionali convenzionate: « Pace » di Marsala, « Sanchez » di Palermo, « ICS » di Palermo, « Miele » di Termini Imerese, « San Salvatore » di Piana degli Albanesi, « Lucentini » di Castelvetrano.
Ma, poco dopo, quando all'assessorato alla pubblica istruzione l'onorevole Giacalone venne sostituito dall'onorevole Zappala, questi, contrariamente a quanto disposto in precedenza, confermò le convenzioni sopra indicate; le scuole restarono aperte ancora per due anni (« La Pace » di Marsala e la « ICS » di Palermo) o per tre anni (le altre); vennero chiuse solo a seguito dell'interessamento della Commissione.
L'assessore Zappala assunse poi l'assurda decisione di istituire una scuola professionale regionale a tipo industriale in Castelbuono (Palermo) dove già vi era un istituto professionale di Stato a tipo agrario.
Essa rimase aperta appena due anni e la chiusura coincise con l'inizio di un procedimento penale della procura della Repubblica contro il direttore per i delitti di concorso in tentata truffa aggravata e di concorso in falso continuato ed aggravato.
Ultimamente l'assessore regionale alla pubblica istruzione, considerato il comportamento contraddittorio di alcuni funzionari dell'assessorato, ha ritenuto di disporre un'indagine per un esame urgente ed approfondito di tutte le vicende relative alle scuole di Castelbuono e di Lercara Friddi.
Da un esame delle assunzioni nelle province di Trapani e Palermo effettuate dall'assessore alla pubblica istruzione, onorevole Giacalone, anche dopo la formulazione di graduatorie e nonostante queste fossero stracariche di aspiranti, risulta che nel corso del solo anno scolastico 1963-64 vennero assunte fuori delle graduatorie, cioè a chiamata diretta — come sempre era stato fatto in passato —, 14 persone nella provincia di Trapani a cui dovevano aggiungersi due persone che rientravano nella graduatoria, ma che furono assunte senza il rispetto della loro posizione in graduatoria.
Tra le cinque persone assunte fuori graduatoria nella provincia di Palermo figuravano Giacalone Mariano e Giacalone Clara, vedova Fallari. Casi analoghi si sono verificati in altri anni scolastici.









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L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine: Elenco Liberi Professionisti aggiornato al 30 nov ...: Elenco Liberi Professionisti aggiornato al 30 nov 2010

L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine: SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54...

L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine: SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54...: SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA SIRCHIA ALTADONNA MANNIN...

Per l’amianto si muore ancora... la storia di Duilio Castelli di Monfalcone. L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine: SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54...

Per l’amianto si muore ancora... la storia di Duilio Castelli di Monfalcone.

Duilio ha 75 anni e ha lavorato in Fincantieri fino all’89, ma già dal ’71 gli avevano diagnosticato l’asbestosi, una malattia respiratoria cronica legata alle proprietà delle fibre di asbesto di provocare una cicatrizzazione del tessuto polmonare. Non è mortale, l’asbestosi. Però causa un irrigidimento dei tessuti dei polmoni e, di conseguenza, la perdita di gran parte della funzionalità. A vederlo Duilio sta benone….
A Monfalcone quando si chiede dell’amianto ti rispondono che la “polvere” ha fatto almeno 600 morti accertati. Lavorare nei “cantieri della morte”, per molti qui ha rappresentato l’unica forma di sopravvivenza economica possibile. Anche per Duilio è stato così. “Cosa volete, quando si ha bisogno ci si adatta ai lavori meschini”.
Nessuno sapeva di correre un pericolo… E’ bastata una esposizione di trenta giorni, e per le donne lavare le tute sporche dei mariti, o portare via “solo polvere” dai tavoli della mensa aziendale per ammalarsi e poi morire. Talvolta è stato anche un abbraccio a tradirle, quello che riservavano ai loro uomini quando tornavano a casa la sera. “Molte delle nostre donne-racconta ancora Dullio - sono morte perché baciavano i nostri capelli…”.
L’amianto è un killer lento, si muove piano nel corpo e nell’aria. Una fibra di amianto ci mette 24 ore per scendere di un metro dall’alto, da dove la sparano le ciminiere. E anche quando ti è entrato dentro, nelle fibre della pleura, impiega anche trent’anni prima di risvegliarsi improvvisamente. Poi ti uccide in meno di un mese, ti uccide annegandoti nel liquido dei tuoi stessi polmoni che cresce a dismisura e non c’è catetere al mondo che te lo possa drenare via con la stessa rapidità con cui si forma. Lo sanno tutti che va così, a Monfalcone. Perché non c’è famiglia, in questa “company town”, nata e cresciuta nel progresso e nell’apparente benessere, che non conti almeno un morto in famiglia per colpa dell’amianto. L’amianto è ancora nell’aria. E da qui al 2025 ne moriranno ancora a grappoli. Da quando l’amianto si è smesso di usarlo, è stato calcolato a spanne un periodo di tempo entro il quale anche l’ultimo esposto al minerale killer avrà chiuso gli occhi ucciso dal mesotelioma, quel cancro al polmone che è provocato solo dalle fibre di amianto e da null’altro e che ti buca la pleura come un groviera fino a bloccare la respirazione. Dopo quell’anno che sarà il picco più alto, si dice, le morti cominceranno a scendere. Ma non è detto che finiscano lì. Qualcuno dovrà pagare per tutto questo, si dice. Anche se tra la gente si respira aria di rassegnazione. Perché ormai quelli che potrebbero essere considerati colpevoli dell’accaduto, i dirigenti della Fincantieri di quarant’anni fa, oggi hanno tutti quasi ottant’anni. E forse anche loro non ne sapevano un granchè del pericolo che correvano gli operai. Erano i tre direttori dello stabilimento Fincantieri che hanno guidato l’azienda dal 1966 fino al 1984: Giorgio Tupini, Manlio Lippi, e Vittorio Veneto Fanfani, rinviati a giudizio per il reato di omicidio colposo. Ma non si è mosso nulla.
Diverso il discorso per le cause di risarcimento. Nel 2004 l’attivismo di alcune associazioni, a partire da quella fondata da Duilio Castelli, aveva fatto muovere la procura di Gorizia. Si pensava che gli oltre 600 fascicoli affastellati sulla scrivania del procuratore generale, Carmine Laudisio, potessero essere la base per un maxi processo contro la Fincantieri. C’era parecchio entusiasmo, molte aspettative. Poi anche Gorizia, si è rivelata un porto delle nebbie. I 600 fascicoli ci sono ancora, a prender polvere sulla scrivania di Laudisio. Solo 4 cause hanno visto la luce, ma i tempi dei processi fanno pensare più alla prescrizione che alla giustizia. Eppure si continua a morire. Solo nell’ultimo mese sono stai celebrati ben 4 funerali di ex operai Fincantieri (alcuni di loro, come Mirko Yelen, giovani (51 anni, poi altri di 60 anni, 71 anni, etc…). Tutti con malattie riconducili, probabilmente, al lavoro svolto in fabbrica. Certo, le opere di bonifica ci sono state, forse sono anche servite a limitare danni peggiori futuri. Ma la vergogna è un’altra, che per tutti gli operai caduti “per il lavoro” non c’è stato nessun risarcimento fino ad oggi. La legge del ’92 ha solo consentito a molti di loro esposti all’amianto di godere di uno scivolo previdenziale, un prepensionamento di un numero di anni corrispondenti a quelli a cui si è stati a contatto con il materiale. Sembra quasi una beffa.
Era la parola “vivere” a creare problemi al dialogo. “Se avremo ancora tempo di vivere…” mi ha salutato senza un sorriso Roberto Perrini, 50 anni circa, saldatore della Fincantieri, che dal 2009 avrà lo scivolo previdenziale dopo sei anni passati a contatto con l’amianto. Ma può anche darsi che a Roberto non succeda nulla. Ci sono stati anche casi in cui questi “dead men walking” hanno beffato la morte. Come Luigino Francovich, anni passati a dormire sulle balle d’amianto, che a cinquant’anni se n’è andato dalla fabbrica dopo aver permesso di laurearsi a tutte e tre le sue figlie. Oggi ha aperto un ristorante, si sottopone a controlli ogni tre mesi, ma pare proprio che ce l’abbia fatta. Lui non è come Duilio. “Già nel 71 cominciavo a sentire l’affanno – ci racconta ancora Castelli – lavoravo col cannellino con fiamma, tagliavo i pannelli isolanti per la coimbentazione della navi, poi mi occupavo degli isolanti per le caldaie delle cucine a bordo, un lavoro infernale a temperature infernali. La polvere di amianto che c’era negli ambienti a volte non ti permetteva neanche di farti vedere a pochi centimetri. Poi è cominciata la spossatezza, non riuscivo a fare una rampa di scale, a tenere in mano la fiamma ossidrica. Sono andato dal mio medico,è stato lui a mettere in relazione la mia malattia con l’amianto. Ma erano gli anni ’70, troppo presto per capire la casualità. Poi nel 79/80 ci sono stati altri studi, ma si parlava ancora poco della pericolosità dell’amianto. Solo del mio reparto eravamo in 125, moltissimi i coetanei, i sopravvissuti di quel gruppo, siamo solo in 4. Comunque dopo i primi disturbi sono andato al personale che mi ha cambiato reparto e sono stato assegnato alla mansione di Guardiafuochi, ma anche lì ero a contatto con l’amianto… e poi quella polvere sottilissima era ormai in circolo dappertutto. Poi sono arrivati gli studi del professor Bianchi e abbiamo cominciato a capire, ma la gente aveva il timore di denunciare, ma i morti c’erano. Poi nel 1994 fondo l’associazione, piccola, troppo giovane, molti sono arrivati col passaparola e molti altri me li sono andati a prendere da soli, i malati o i parenti delle vittime”.
Oggi secondo Diego Dotto – figlio di un operaio che lavorava in appalto per Fincantieri e morto nel 1997 per tumore ai polmoni – gli iscritti sono 160 circa. L’A.E.A. con la propria azione di volontariato porta avanti la battaglia di coloro che chiedono un riconoscimento anche in sede giudiziaria per le vittime dell’amianto. Sempre l’A.E.A. ha incontrato di recente il Procuratore Generale di Trieste, Deidda, che ha balenato l’ipotesi di avocare a se le indagini e le inchieste sui morti di amianto. Una speranza, per quanto flebile, di riprendere il filo di un discorso interrotto dalla giustizia e dallo Stato, che ancora oggi fa finta di non vedere. Per vergogna e per omertà.
L’amianto è fuorilegge, adesso si usano lana di vetro e lana di roccia, che sono cancerogeni lo stesso, ma finché la medicina ufficiale non lo dimostrerà le aziende potranno continuare a farli usare a una manodopera sempre più immigrata, del tutto ignara del proprio destino. A Monfalcone oggi ci lavorano i bengalesi. Li trovi a tutte le ore, addossati al muretto davanti al Bar Universo e in attesa dell’autobus 212, il loro unico mezzo di trasporto. Per loro anche una bicicletta, quella che usano tutti i canterini, così tante che sembra di stare in Cina. Eppure hanno facce allegre, sorridenti.
E’ una città ferita, Monfalcone. Dove, ancora oggi e nonostante i morti, le regole della sicurezza sul lavoro sono le prime ad essere violate. Ma soprattutto, Monfalcone è il luogo dove la giustizia ha preso il largo da tempo insieme con le navi da crociera più belle del mondo e che non importa quanto sono costate, anche in termini di vite umane, perché le ragioni del mercato hanno in questo luogo radici più profonde del dolore delle vittime dell’amianto. Quella di Monfalcone è una storia da continuare a raccontare, una delle tante pagine nere d’Italia, che non deve andare a finire come Porto Marghera o come tante altre faccende, dove alla fine la colpa non è di nessuno e dopo un po’ il grido dei morti e il pianto delle vedove diventa un suono di sottofondo che non ascolta più nessuno. Nel profondo nord est operoso d’Italia c’è un’intera città che chiede, oggi come ieri, verità e giustizia.

di Marianna De Rosa

FONTE: caffenews.it
http://www.caffenews.it/mezzogiorno-sud/574/per-l%E2%80%99amianto-si-muore-ancora%E2%80%A6la-storia-di-dullio-castelli-di-monfalcone/


Questa è la storia di Duilio Castelli, sopravissuto alla "strage" dell'amianto ma malato di asbestosi.... questa è la storia della Fincantieri di Monfalcone, un altro luogo, come Casale Monferrato, come Broni, in cui l'amianto ha mietuto vittime su vittime.

Con questo articolo chiudo questa parentesi "amianto", ripromettendomi però di tornarci sopra in futuro, in quanto certe cose è bene che siano divulgate e si sappiano il più possibile, per evitare di ricadere nei soliti tragici errori. 
Personalmente spero anche che venga fatta giustizia, sull'onda del recente processo di Torino per le vittime dell'amianto di Casale Monferrato, ma questo non per vedere messi alla "gogna" gli eventuali responsabili di questa strage, quanto piuttosto per veder riconosciuto un congruo indennizzo alle famiglie di coloro che hanno perduto dei propri cari. Indennizzo che comunque non potrà riportare in vita coloro che la vita l'hanno perduta a causa dell'amianto. 


Marco


http://marco-lavocedellaverita.blogspot.it/2012/03/per-lamianto-si-muore-ancora-la-storia.html






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Friday, July 27, 2012

PROCESSO OCCIDENTE

Palermo, 3 luglio 2009 - 09:46


  • Sentenza

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    Raimondo Loforti

    Altri eventi con oratore Raimondo Loforti
    presidente
    20:295' 4"


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    Dichiarazioni spontanee 30 GENNAIO 2009 

    Lorenzo Altadonna

    Altri eventi con oratore Lorenzo Altadonna
    imputato 12:218' 21"






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    Maurizio Lipani

    Altri eventi con oratore Maurizio Lipani
    teste

    Carlo Ventimiglia

    Altri eventi con oratore Carlo Ventimiglia
    avvocato, difesa di Lorenzo Altadonna
    12:153' 39"




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    Lorenzo Altadonna

    Altri eventi con oratore Lorenzo Altadonna
    imputato

    Carlo Ventimiglia

    Altri eventi con oratore Carlo Ventimiglia
    avvocato, difesa di Lorenzo Altadonna
    18:007' 56"




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    Lorenzo Altadonna

    Altri eventi con oratore Lorenzo Altadonna
    imputato

    Domenico Gozzo

    Altri eventi con oratore Domenico Gozzo
    pubblico ministero
    10:3141' 18"



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    Lorenzo Altadonna

    Altri eventi con oratore Lorenzo Altadonna
    imputato

    Carlo Ventimiglia

    Altri eventi con oratore Carlo Ventimiglia
    avvocato, difesa di Lorenzo Altadonna
    11:1216' 28"


  • Lorenzo Altadonna

    Altri eventi con oratore Lorenzo Altadonna
    imputato

    Domenico Gozzo

    Altri eventi con oratore Domenico Gozzo
    pubblico ministero
    11:292' 42"


  • Carlo Ventimiglia

    Altri eventi con oratore Carlo Ventimiglia
    avvocato, difesa di Lorenzo Altadonna

    Raimondo Lo Forti

    Altri eventi con oratore Raimondo Lo Forti
    presidente
    11:321' 46"



  • Raimondo Lo Forti

    Altri eventi con oratore Raimondo Lo Forti
    presidente

    Carlo Ventimiglia

    Altri eventi con oratore Carlo Ventimiglia
    avvocato, difesa di Lorenzo Altadonna

    Sergio Monaco

    Altri eventi con oratore Sergio Monaco
    avvocato, difesa di Vincenzo Collesano

    Domenico Gozzo

    Altri eventi con oratore Domenico Gozzo
    pubblico ministero

    Tommaso Delisi

    Altri eventi con oratore Tommaso Delisi
    avvocato, difesa Antonio De Luca
    13:0311' 2"

Wednesday, July 25, 2012

N. 01612/2012 REG.PROV.COLL N. 00209/2012 REG.RIC AVVOCATO LA BUA GIOVANNI LO MONACO SAVERIO TAR PALERMO

N. 01612/2012 REG.PROV.COLL N. 00209/2012 REG.RIC  AVVOCATO LA BUA GIOVANNI LO MONACO SAVERIO TAR PALERMO 

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso con il numero di registro generale 209 del 2012, proposto da LA BUA Giovanni, rappresentato e difeso dagli Avvocati Debora Zaccaria e Salvatore Galioto, con domicilio eletto in Palermo, via Mariano Stabile n.118/B, presso lo studio dei predetti difensori;
contro
- il Comune di Isola delle Femmine (PA) in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avv. Saverio Lo Monaco, con domicilio eletto in Palermo, via dei Biscottari, 17, presso lo studio del predetto difensore;
per l’ottemperanza
della sentenza n.1305/2011 dei 14 – 18 marzo 2011, del Tribunale di Palermo, sez. civile.

Visto il ricorso con i relativi allegati;
Vista la memoria di costituzione in giudizio, con i relativi allegati, del Comune intimato;
Visto l’atto di rinuncia al ricorso, depositato all’udienza camerale del 26 giugno 2012, dal difensore di parte ricorrente;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il Referendario Anna Pignataro;
Uditi, nella camera di consiglio del giorno 26 giugno 2012, l’Avv. D. Zaccaria per il ricorrente e l’Avv. S. Lo Monaco per il Comune resistente;
Visto l’art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a.;

PRESO ATTO che, nel corso dell’udienza pubblica del giorno 26 giugno 2012, la difesa del ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso chiedendo la dichiarazione di estinzione del giudizio, con compensazione delle spese processuali, richiesta quest’ultima, alla quale si è opposta la difesa di controparte;
RITENUTO, pertanto, che va dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a., ai sensi e per gli effetti del quale “il giudice dichiara estinto il giudizio: (…) c) per rinuncia;
RITENUTO, quanto alle spese processuali che le stesse vanno poste a carico di parte ricorrente che ha rinunciato all’impugnazione proposta, nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione terza, definitivamente pronunciando, dichiara estinto il giudizio in epigrafe indicato.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, che liquida in complessivi € 500,00 (euro cinquecento/00), oltre accessori come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Federica Cabrini, Consigliere
Anna Pignataro, Referendario, Estensore
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 23/07/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

GIUNTA MUNICIPALE AFFIDA INCARICO CON DELIBERA 69 DEL 7 LUGLIO 2000 ALL'AVVOCATO GIOVANNI LA BUA PER LA COSTITUZIONE PARTE CIVILE GIALLOMBARDO GIOVANNI + 44 RG 5073 1996 NOTIZIA DI REATO  5954 1996 R.G.I.P.  
L'AVVOCATO CON UNA SUA NOTA PROT 2525 DEL 4 MARZO 2002 L'AVVOCATO LA BURA TRASMETTEVA LA SENTENZA OVE MORICI E CRISAFULLI DEFINISCONO LA LORO POSIZIONE NEL PROCEDIMENTO 5073 1996 R.G.N.R.    5954 1996 R.G.G.I.P. 6207 1998 R.GG.IP 1446 1999 R.G.G.I.P. A CARICO DI GIALLOMBARDO + 43 CELEBRATOSI DAL GUP DI PALERMO DR. AGLIASTRO MIRELLA OVE IL COMUNE DI ISOLA SI ERA COSTITUITO PARTE CIVILE. SENTENZA DI ONDANNA DI REFUSIONE AL COMUNE PARTE CIVILE LIRE 14.575 IVA E CPA  IL COMUNE DI ISOLA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO5073 1996 R.G.N.R. 5954 1996 R.G.G.IP GIALLOMBARDO + 42 IL 9 FEBBRAIO 2004 PROT 1580 L'AVVOCATO LA BUA PRESENTA UNA FATTURA DI EURO 39.330,96. LA DETERMINA DEL DIRETTORE CAPO 1à SETTORE N 100 DEL 2 APRILE 2003 ANTICIPA LA SOMMA DI EURO 9.389,73.
CON LA NOTA2012 DEL 16. FEBBRAIO 2005 NOTA 2261 2006 E NOTA 3772 DEL 26 MARZO 2007 SOLLECITA IL PAGAMENTO DELLA PARCELLA INVIATA CON NOTA 1580 DEL 9 FEBBRAIO 2004 DECRETO INGIUNTIVO 4389 DEL 2008 TRIBUNALE CIVILE DI PALERMO IUNTROITATO DAL COMUNE 8 GENNAIO 2009 PROT 069 SI INGIUNGE AL OMUNE DI PAGARE ALL'AVVOCATO LA BUA GIOVANNI LA SOMMA DI EURO 46.100,90 PIU' INTERESSI LEGALI DAL 9 FEBBRAIO 2004 PIU' ONORARIO DEL PROCEDIMENTO 12.84

2001 7 OTTOBRE BOLOGNA SINDACO 2001 7 OTTOBRE MAFIA OPERAZIONE ULBRICK 1996 GIALLOMBARDO GIOVANNI SINDACI IMPRENDITORI CRISAFULLI LORENZO LANZALACO SALVATORE COLLABORATORI DI GIUSTIZIA GIALLOMBARDO GIOVANNI SINDACO NONTEMAGGIORE BELSITO MORICI SERAFINO GIUDICE  MIRELLA AGLIASTRO DELIBERA CC 49 15.12.2016 IN DICIANNOVE TRA POLITICI E IMPRENDITORI Un patto fra boss mafiosi e pubblici funzionari di diversi Comuni della Provincia per controllare capillarmente i meccanismi di aggiudicazione degli appalti pubblici, e la spartizione delle tangenti pagate dalle imprese per aggiudicarsi le commesse. È questo lo scenario che emerge dall'operazione della Guardia di Finanza di Palermo, denominata in codice "Ulrick", come il cane di uno degli imprenditori coinvolti, Ettore Crisafulli, che ha collaborato con gli inquirenti rivelando i dettagli dell'intesa per la divisione delle gare, e i canali delle mazzette. I risultati dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa conclusasi poco prima delle 13 presso il comando della Legione della Guardia di Finanza. Sono 49 gli ordini di custodia cautelare firmati dal gip, Renato Grillo. L'ordinanza è molto voluminosa: 344 pagine in cui vengono contestati punto per punto agli indagati pesanti capi di imputazione: associazione mafiosa, corruzione, abuso d'ufficio e falso in atto pubblico. Gli arrestati sono 43, altri quattro provvedimenti sono stati notificati in carcere a persone già detenute per altre inchieste, mentre soltanto un indagato è sfuggito al blitz e viene ricercato. La Guardia di Finanza ha operato, oltre che a Palermo, anche a Milano, Roma, Bologna e Firenze.  Gli arrestati sono 14 funzionari pubblici, 19 imprenditori, 3 professionisti e 9 amministratori di società e titolari di imprese. A 13 di essi il gip ha concesso gli arresti domiciliari. Fra le persone che hanno ricevuto il provvedimento in carcere, c'è anche Angelo Siino, indicato dagli inquirenti come il 'ministro dei lavori pubblici di Toto' Riina' e già condannato nel processo per mafia e appalti. L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto, Luigi Croce, e dai sostituti Luigi Patronaggio e Gaspare Sturzo, ha in pratica confermato il sistema di controllo mafioso delle commesse pubbliche nella provincia di Palermo già delineatosi durante il processo a Siino. Al setaccio della Procura, in tutto venti appalti, aggiudicati fra l'89 e il '95, a 18 diverse imprese edili, dai Comuni di Monreale, Montemaggiore Belsito, Cerda, Bolognetta. Importo complessivo, 130 miliardi, sui quali sarebbero state versate tangenti per 10 miliardi, ricavati da fondi nei appositamente costituiti. Le indagini hanno fatto luce anche su un caso di "lupara bianca", quello dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sceusa, imprenditori edili scomparsi nel '91. Sono stati sequestrati e uccisi, e i loro corpi nascosti, perché non avrebbero rispettato gli accordi spartitori con i boss. Per l'omicidio sono indagati Domenico Farinella, figlio del boss delle Madonie, Giuseppe, e Santi Pullara', Gioacchino, Spinnato, Pietro La Chiusa, Salvatore Lanzalaco. Le dichiarazioni di Crisafulli sono state confermate anche da due pentiti di mafia, Santo Di Matteo e Salvatore Barbagallo, e da tre imprenditori, Angelo Randazzo e i fratelli Capomaccio, che hanno già collaborato con la giustizia in altre inchieste. Le indagini dell'operazione "Ulbrick" (e non "Ulrick" come riferito in precedenza) erano state avviate dalla tenenza della Guardia di Finanza di Bagheria, che aveva scoperto un giro di false fatturazioni volte, secondo l'accusa, a costituire i fondi neri per il pagamento delle tangenti. Le fatture false, è stato accertato, venivano emesse sempre dalle stesse imprese, poi risultate le vincitrici di tutte le gare d'appalto prese in considerazione dall'inchiesta. I finanzieri hanno seguito le tracce dei movimenti di danaro, scoprendo che le società contraevano debiti con la Cassa rurale e artigiana di Monreale, già al centro di un'inchiesta antimafia e considerata una centrale del riciclaggio a disposizione dei boss, in modo da avere la disponibilità economica sufficiente per giustificare le fatturazioni inesistenti. Cosa Nostra aveva imposto in tutta la provincia di Palermo lo stesso sistema. La ditta che intendeva concorrere a commesse pubbliche doveva ottenere il permesso del capo della zona in cui si svolgeva l'appalto. Ciò fatto, si decideva quale impresa dovesse vincere in quell'occasione, e le altre partecipanti alla gara erano obbligate a presentare offerte tali da venire escluse, dette in gergo "buste d'appoggio". Fra le ditte coinvolte si stabiliva così una sorta di turno. Al capomafia locale veniva corrisposta una tangente del 4% sul valore dell'opera, a funzionari e amministratori locali andava un'altra mazzetta, del 3%. I pagamenti avvenivano anche a rate, man mano che l'impresa incassava il prezzo dei lavori. Nel meccanismo di controllo degli appalti, avevano un ruolo particolare anche i progettisti, incaricati di far inserire opere, anche inutili, nel piano triennale delle opere pubbliche della Regione. Gli stessi professionisti redigevano poi bandi di gara su misura per l'impresa che, secondo gli accordi, doveva vincere l'appalto.







Isola delle Femmine Passaggio delle Mimose 3 agosto 2009



Isola delle Femmine Passaggio delle Mimose 3 agosto 2009



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