CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, April 19, 2012

Forze dell’ordine e prefettura hanno chiesto l’accesso agli atti del Comune di Isola delle Femmine rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose


Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
IL COMUNE: BENE COMUNE




ISOLA DELLE FEMMINE, Carabinieri e Finanzieri ieri in municipio per visionare atti L'accesso disposto dalla Prefettura. Si rischia lo scioglimento
Carabinieri della compagnia di Carini, Finanzieri del comando provinciale e funzionari della prefettura di Palermo ieri pomeriggio hanno effettuato un accesso agli atti al comune di Isola delle Femmine. L'attività è stata disposta dalla Prefettura di Palermo su imput del ministero degli Interni. Sui documenti passati al setaccio dalle forze dell'ordine al momento vige il massimo riserbo. Le operazioni di verifica sono scattate dopo le 14. Una lunga visita che ha ufficialmente aperto l'accesso, il primo passo che potrebbe portare allo scioglimento del Comune. C'è il sospetto di infiltrazioni mafiose, funzionari e investigatori hanno tre mesi di tempo, poi dovranno redigere una relazione che sarà inviata al ministero degli Interni. Poi la decisione spetterà al consiglio dei ministri. Ma cosa cercavano le forze dell'ordine ieri in municipio ? Sicuramente sono stati esaminati gli atti amministrativi compresi quelli dell'ufficio tecnico e, a quanto pare, proprio in questo settore gli investigatori cercano qualcosa. Siamo tranquilli ma anche arrabbiati – ha detto il sindaco Gaspare Portobello al Giornale di Sicilia – da anni lottiamo per la legalità e contro il malaffare non mi sarei mai aspettato un provvedimento simile. Speriamo che si faccia chiarezza al più presto”.
( 16 aprile 2012 ) http://www.tv7partinico.it/visualizza.asp?val=3444
C'è chi pensa di fare il Sindaco a vita
( detto da chi aveva i pantaloni corti quando è salito e non ne è
più disceso.
Si proprio come Craxi)
18 aprile 2012   Giornale di Sicilia



IL PROFESSORE NELLA  SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DICHIARA:  “…Giova ricordare, peraltro, che il personaggio proprietario del bene confiscato, in occasione delle scorse elezioni politiche sosteneva il candidato della lista “Rinascita Isolana” Rosario Rappa.” DELIBERA C.C. N.52.pdf (13 kb)  Consiglio Comunale 28 settembre 2009
Quindi il PROFESSORE ammette esplicitamente che le elezioni amministrative del 2009 sono state INQUINATE.
PROFESSORE non può trovare in questa  Sua dichiarazione una motivazione della NOMINA della Commissione Governativa di accesso agli atti?
Professore a cosa si riferisce quando parla di invidia nei Suoi confronti, ma soprattutto chi è invidioso di Lei? 
E poi perché questa invidia?
Lei PROFESSORE pensa veramente che una Commissione Governativa Ispettiva possa muoversi soltanto per sentito dire?
O per “beghe di paese” ?
Oppure per   soddisfare la sete di vendetta di qualcuno che vuole fare il Sindaco per tutta la vita?
Caro Signor Sindaco PROFESSORE  Gaspare Portobello un consiglio!
Almeno Lei, nel ruolo imparziale di SINDACO, mostri   nei confronti dei componenti della Commissione Ispettiva del Governo  RISPETTO.
RISPETTO per la responsabilità l’impegno e l’abnegazione di chi è deputato a svolgere un ruolo di GARANZIA  e di TUTORE DELLA LEGALITA’.
RISPETTO verso   chi e’ stato delegato ad esercitare un diritto-dovere di controllo, e di tutela della trasparenza e della legalità  
PROFESSORE Portobello per favore, non si fermi a guardare il dito che indica la luna (ovvero la persona che secondo Lei è invidiosa)
Guardi invece la  LUNA indicata dal dito (ove  i fumi della Italcementi  glielo permettono) PROFESSORE!  GUARDI   al  grande  degrado morale ambientale sociale economico in cui siamo  costretti a vivere noi  Cittadini di Isola delle Femmine. La nostra  sfiducia   verso l’istituzione Pubblica, il paese di Isola delle Femmine che ha perso ormai la PROPRIA  identità e noi  Cittadini che abbiamo perso  ogni speranza di FUTURO)
La Casa Comune di POCHISSIMI intimi
La grande depressione isolana
la decadenza isolana
La cura del Bene Comune a Isola delle Femmine
La decadenza Morale-Fisica-Strutturale-Psicologica  
IL DEGRADO DELL'INOSPITALITA'
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Parmaliana, sindaco di Terme Vigliatore condannato a risarcire i familiari


Parmaliana, sindaco di Terme Vigliatore  condannato a risarcire i familiari


Martedì 17 Aprile 2012 - 09:58 di Manuela Modica


La Suprema corte, respingendo il ricorso di Bartolo Cipriano lo condanna al pagamento di 20 mila euro per ingiuria aggravata ai danni di Adolfo Parmaliana, il docente universitario di chimica industriale che si è battuto contro l’illegalità ed è morto suicida nel 2008

Adolfo Parmaliana era stato diffamato, e ora i suoi eredi saranno risarciti. Così ha deciso la quinta sezione della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso del sindaco di Terme Vigliatore, Bartolo Cipriano confermando la condanna del giudice monocratico del Tribunale di Barcellona, Maria Celi al pagamento di 20 mila euro, perché responsabile, in sede civile, di ingiuria aggravata nei confronti del professore Adolfo Parmaliana. Ex segretario cittadino degli allora Ds, docente universitario di chimica industriale, Parmaliana morì suicida il 2 ottobre del 2009. Si gettò dal viadotto dell’autostrada come estremo atto di accusa nei confronti della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Ancora in vita aveva portato all’attenzione pubblica, attraverso ripetute denunce, le infiltrazioni mafiose nel consiglio Comunale della sua Città, Terme Vigliatore. Comune che fu effettivamente sciolto per mafia il 22 dicembre del 2005 con decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. La vicenda giudiziaria risale alla primavera del 2002 cioè a conclusione della campagna elettorale il cui risultato fu il consiglio sciolto per mafia. In quella occasione Bartolo Cipriano durante il comizio di chiusura del 24 maggio del 2002, aveva attaccato duramente Parmaliana, allora candidato sindaco, accusandolo ingiustamente - come provato in Appello - di aver riversato sull’Università costi sostenuti per la gestione dei Ds a Terme Vigliatore. Una vicenda che seguito un percorso giudiziario molto curioso. Cipriano infatti era stato assolto in primo grado dal giudice di pace Maria Riili. Sentenza contro la quale la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto aveva deciso di non ricorrere. Il ricorso in sede civile, invece, avrebbe portato alla sentenza di condanna emessa in Appello e ora confermata dalla Cassazione. Una battaglia legale, perciò, che i legali di Parmaliana, Fabio Repici e Mariella Cicero, hanno avuto ragione a proseguire. Cipriano, difeso dagli avv. Daniela Agnello e Marcello Scurria, dovrà adesso pagare alla parte civile tutti i tre gradi di giudizio. “La sentenza della cassazione riconosce valore al professore Adolfo Parmaliana – così ha commentato il senatore Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia - finalmente una sentenza definitiva che rende giustizia ad un uomo coraggioso che ha combattuto le speculazioni e gli interessi delle consorterie mafiose del territorio. Hanno provato in tutti i modi a screditare e ad infangare la sua immagine sia da vivo che da morto con la calunnia e la disinformazione, ma oggi la verità sul valore della figura di Adolfo Parmaliana è stata riconosciuta anche dalla giustizia”.


Ultima modifica: 17 Aprile 2012 ore 16:15



LASCIAMI ANDARE


Una emozionante versione unplugged di "Lasciami andare" (VITAMIA 2011). La regia è di Matteo Testa, la fotografia di Michele Socci.
(c) PRODUZIONI FUORIVIA, all right reserved








CAPOSTAZIONE, CELENTANO, CONTE PAOLO, ALBA, DE ANDRE', ERRI DE LUCA, Gaber, GUCCINI, TESTA GIANMARIA, BERRUTI VALERIO, PAOLO ROSSI, Silenzio, SPIRITUALITA',  

Ho il Tumore: 



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NEW ENERGY ANZA' CPTA TOLOMEO TOLOMEO 2009 SALERNO GELARDI ZAPPIA GUIZZARDI MONTEROSSO FALGARES LO NIGRO RUSSO DI LIBERTI INTERLANDI DELLE NOGARE TAORMINA EMANUELE CAMPO VERNUCCIO GIGLIONE SPARMA BARBAGALLO BARRESI GIAMMANCO BOLOGNA PALMA LO MONACO BONANNO CROCETTA

NEW ENERGY C.P.T.A. ANZA’ SALVATORE  TOLOMEO PIETRO 


Repubblica Italiana Assemblea Regionale Siciliana XV Legislatura

330ª SEDUTA MARTEDI’ 13 MARZO 2012 Presidenza del Presidente Cascio

Si passa allo svolgimento dell’interpellanza n. 103 «Avvio di un’indagine interna e proposizione di ricorso alla Corte di Giustizia della Comunità europea in merito alla condanna subita dalla Regione siciliana al pagamento di risarcimento danni in favore della Ditta New Energy», a firma dell’onorevole Mattarella.

Ne do lettura:

«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità e all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

il Consiglio di giustizia amministrativa ha condannato l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente al pagamento di un risarcimento plurimilionario in favore di una società, la New Energy, per i ritardi considerati eccessivi nel rilascio delle autorizzazioni necessarie all'avvio di un'attività nel settore dell'energia;

la vicenda si è sviluppata nell'arco di ben cinque anni e attraverso procedure estremamente complesse e farraginose, che è necessario ricostruire, al fine di meglio individuare i punti problematici;

la ditta New Energy presentò nel mese di febbraio del 2005 allo sportello unico per le attività produttive di Modica e successivamente, con istanza prot. n. 1789 del 20 marzo 2006 all'Assessorato Industria, un'istanza, ai sensi dell'art. 12 del D.P.R. n. 387/2003, onde ottenere il rilascio dell'autorizzazione unica per la realizzazione di un impianto di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili (biomasse);

precedentemente alla presentazione dell'istanza di cui al punto precedente, ai sensi dell'art. 12 del D.P.R. 203/88, aveva inoltrato richiesta di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, per un impianto di produzione di energia elettrica alimentato a farine animali nonché ad oli alimentari esausti provenienti dalla raccolta urbana e da sanse;

in data 7/9/2005 l'ufficio di segreteria della commissione provinciale tutela e ambiente di Ragusa, con nota 694 indirizzata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Assessorato regionale Territorio servizio 3, aveva invitato l'azienda, in analogia a quanto chiesto dall'Assessorato, a verificare la coerenza del progetto presentato con quanto previsto dal decreto legislativo 133/05, il cui articolo 6 testualmente recita:

'Art. 6. Coincenerimento di prodotti trasformati derivati da materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE.

1. Il coincenerimento dei prodotti trasformati derivati da materiali di categoria 1, 2 e 3 di cui al regolamento (CE) n. 1774/2002 è autorizzato secondo le disposizioni dell'articolo 5, a condizione che siano rispettati i requisiti, le modalità di esercizio e le prescrizioni di cui all'Allegato 32.

2. La domanda per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'articolo 5 è inviata anche alla ASL territorialmente competente.

3. Nella documentazione di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 1° aprile 1998, n. 148, e nel Modello unico di dichiarazione ambientale, di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, e successive modificazioni, deve essere indicato, nella parte relativa all'individuazione e classificazione dei rifiuti di cui al presente articolo, il codice dell'Elenco europeo dei rifiuti; 020203 'Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione'';

in data 18/11/2005 l'ufficio di segreteria della cpta di Ragusa inviava all'Arta le conclusioni a cui era giunta la commissione in sede di verifica tecnica del progetto, confermando le conclusioni a cui era giunto il responsabile dell'ufficio nella fase di verifica di procedibilità circa la ricadenza del progetto nell'ambito del campo di applicazione del d.lgs 133/05 in materia di incenerimento e/o coincenerimento di rifiuti, e di conseguenza la non applicabilità del D.P.R 203/88;

in data 23/05/2006, con nota prot. 35613 indirizzata all'Assessorato Industria e per conoscenza all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed al Comune di Modica, l'Arta servizio 3 individuava nel d.lgs. 152/06 la norma di riferimento, osservando che la competenza a rilasciare l'autorizzazione alle emissioni era del commissario delegato per l'emergenza rifiuti, in quanto si trattava di impianto destinato a gestire rifiuti;

in data 24/05/2006 l'Arta servizio 2, con nota 35811 inviata alla CPTA di Ragusa, dichiarava l'impianto in questione non assoggettabile a valutazione di impatto ambientale in quanto non ricadente nelle previsioni del D.P.R. 12/04/1996 che individua gli impianti assoggettabili a V.I.A. regionale;

ulteriore nota, confermativa della precedente, veniva inviata dall'Arta servizio 2 alla CPTA di Ragusa in data 29/05/2006 con prot. 37174;

in data 11/07/2006, con nota prot. 45511 dell'Arta servizio 2 inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3, alla CPTA di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio 2, si contestava alla ditta, in contrasto con quanto dichiarato, di non avere specificato di avere avanzato richiesta ai sensi dell'art.27 del d.lgs 22/97. L'Arta sospendeva la valutazione circa l'assoggettabilità al D.P.R. 12/04/1996;

in data 5/10/2006, con nota prot. 68736 dell'Arta servizio 2 inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3, alla CPTA di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio 2, si dichiarava la non assoggettabilità di cui al D.P.R. 12/04/1996;

in data 14/11/2006, con nota prot. 61399 il Comune di Modica comunicava all'Arta servizio 3 e per conoscenza alla CPTA di Ragusa, all'ARPA Sicilia ed alla ditta New Energy, di avere emesso il proprio parere nell'ambito della procedura ex art. 269 del d.lgs 152/06 (laddove l'art 267 del d.lgs. 152/06 prevede la non applicabilità della procedura di cui all'art. 269 e dell'intera parte quinta del
d.lgs. 152/06 per gli impianti sottoposti al d.lgs. 133/05);

in data 12/03/2007, con nota prot. 90, l'Arta servizio 3 sollecitava alla cpta di Ragusa l'emissione del parere ai sensi del d.lgs. 152/06;

in data 21/03/2007, con nota prot. 13148 dell'Assessorato Industria servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3 e per conoscenza alla ditta New Energy, si contestava al predetto servizio 3 la mancata partecipazione alla conferenza di servizi e la mancata produzione dell'autorizzazione ai sensi dell'art. 269 del d.lgs. 152/06;

in data 17/04/2007, con nota 245, l'ufficio di segreteria della CPTA di Ragusa inviava all'Arta le conclusioni a cui era giunta la commissione stessa, in sede di verifica tecnica del progetto, circa il desumibile superamento del valore di 50 Mw termici desunto dal quadro riassuntivo delle emissioni e confermando l'applicabilità del d.lgs. 133/05 in materia di utilizzo di rifiuti anche per la previsione di utilizzo di olio alimentare esausto con codice CER 20 01 25 (diversamente, ove gli oli – come affermato in seguito dalla ditta New Energy - provenissero dall'industria alimentare, avrebbero dovuto avere il codice 02 07 99);

in data 8/06/2007, con nota prot. 43234 dell'Arta servizio 2 inviata alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3 e alla CPTA di Ragusa, si dichiarava la non assoggettabilità di cui al D.P.R. 12/04/1996;

in data 12/06/2007, con nota prot. 34197 dell'Assessorato Industria, servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si richiedeva l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e si sollecitava la conclusione del procedimento;

in data 12/09/2007, con nota prot. 23531 dell'Assessorato Industria servizio 2 indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta servizio 2 e per conoscenza alla ditta New Energy, si richiedeva l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e si sollecitava la conclusione del subprocedimento emissioni in atmosfera;

in data 26/09/2007, con nota 746 l'ufficio di segreteria della cpta di Ragusa comunicava all'Arta servizio 3, all'Arta servizio 2 e per conoscenza alla ditta New Energy, la necessità di esperire la valutazione d'incidenza per la vicinanza dell'impianto proposto ad una zona 'sic';

in data 12/10/2007, con nota prot. 488 dell'Arta servizio 3 indirizzata alla CPTA di Ragusa, si richiedeva l'urgente rilascio di parere ai sensi del d.lgs 152/06 (va ricordato che l'art. 267, comma 2, del d.lgs 152/06 esclude l'applicabilità della parte quinta e quindi dell'art. 269 agli impianti sottoposti al d.lgs 133/05);

in data 25/10/2007, con nota prot. 76570, l'Arta servizio 3 indirizzava alla cpta di Ragusa richiesta urgente di rilascio di parere ai sensi del d.lgs. 152/06, stante che la ditta aveva diffidato 'Assessorato richiedendo l'applicabilità del d.lgs. 152/06;

in data 5/11/2007, con nota prot. 40665 dell'Assessorato Industria servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si sollecitava la definizione dell'obbligo o meno di realizzare la valutazione d'incidenza. La ditta veniva invitata a fornire esaustiva documentazione;

in data 13/11/2007, con nota 907, l'ufficio di segreteria della CPTA di Ragusa inviava all'Arta servizio 3 e servizio 2 quanto deliberato dalla commissione nelle sedute del 16 e del 23 ottobre relativamente alla potenza termica installata, nella quale la CPTA prendeva atto che il quadro riassuntivo delle emissioni andava letto non già come n. 5 generatori ognuno da 5.250 Kwe e quindi per un totale di 26.250 Kwe, ma che si trattava di un unico gruppo da 5.250 Kwe. La CPTA metteva anche in evidenza la connessione tra limiti e presenza di zone sic e quindi la necessità della conclusione della valutazione d'incidenza;

inoltre rilevava che dall'analisi comparata con pratiche consimili, emergeva come le materie dichiarate biomasse da New Energy fossero da qualificare come rifiuti, dal momento che gli oli usati nel processo produttivo derivavano da raccolta urbana;

in data 23/11/2007, con nota prot. 43610, l'Assessorato Industria servizio 2 ribadiva la necessità di chiarire la questione relativa all'esperimento della valutazione d'incidenza;

in data 18 dicembre 2007 la Corte di giustizia delle Comunità europee, sez. III, con sentenza del 18/12/2007, C195/05, pronunziandosi sulla natura degli scarti alimentari condannava l'Italia avendo la stessa 'adottato indirizzi operativi validi su tutto il territorio nazionale, esplicitati in particolare per mezzo della circolare del Ministro dell'Ambiente 28 giugno 1999, recante chiarimenti interpretativi in materia di definizione di rifiuto, e con comunicato del Ministero della Salute 22 luglio 2002, contenente linee guida relative alla disciplina igienico-sanitaria in materia di utilizzazione dei materiali e sottoprodotti derivanti dal ciclo produttivo e commerciale delle industrie agroalimentari nell'alimentazione animale, tali da escludere dall'ambito di applicazione della disciplina sui rifiuti gli scarti alimentari originati dall'industria agroalimentare destinati alla produzione di mangimi;

e avendo, per mezzo dell'art. 23 della legge 31 luglio 2002, n. 179, recante disposizioni in materia ambientale, escluso dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti i residui derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi solidi, cotti e crudi, non entrati nel circuito distributivo di somministrazione, destinati alle strutture di ricovero per animali di affezione, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell'art. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, sui rifiuti, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE';

in data 10/01/2008, con nota prot. 1044, dell'Assessorato Industria servizio 2 indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si sollecitava la definizione dell'obbligo o meno di realizzare la valutazione d'incidenza. Si invitava la ditta a fornire esaustiva documentazione;

in data 27/02/2008, con nota prot. 16893 dell'Arta servizio 2, inviata alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3, alla CPTA di Ragusa ed al Comune di Modica, si comunicava a tutti i soggetti l'obbligo di eseguire la valutazione d'incidenza da parte del Comune e si specificava che il rilascio della autorizzazione unica senza la valutazione d'incidenza era inibito;

in data 7/03/2008, con nota 221, l'ufficio di segreteria della CPTA di Ragusa inviava all'Arta servizio 3 e servizio 2, nonché all'Assessorato Industria servizio 2 le conclusioni della commissione stessa, laddove la commissione, pur in attesa dell'attestazione del Comune di Modica, ribadiva che in merito alla richiesta di ulteriore verifica dell'esclusione dell'iniziativa dal campo di applicazione del d.lgs 133/05, si era già espressa rilevando che le sanse esauste e gli oli provenienti da attività commerciali non sono esclusi dal campo di applicazione del d.lgs 133/2005 il quale, peraltro, si occupa anche delle attività di recupero energetico. Tale condizione è ulteriormente confermata dalle modifiche apportate al d.lgs 152/06 dal d.lgs. 4/2008;

in data 16/06/2008 la CPTA di Ragusa prendeva atto di quanto disposto con nota prot. 16893 dall'Arta servizio 2 circa la necessità di esperire preliminarmente la valutazione d'incidenza;

in data 4/06/2009, con nota 41650, l'Arta con atto a firma del dirigente del Servizio 3 diffidava la CPTA di Ragusa a fissare limiti ai sensi del D.lgs 152/06. La CPTA nella seduta del 17/07/2009, evidenziava i problemi in materia di fissazione di limiti nel caso in cui il materiale utilizzato fosse qualificato come rifiuto;

in data 29/10/2009, veniva firmato il decreto da parte dell'Assessore del territorio n. 213/gab di revoca del presidente della CPTA di Ragusa per presunte gravi irregolarità sulla base di una relazione redatta dal responsabile del servizio 3 e dal dirigente generale;

in data 13/11/2009, con nota 4225/gab, l'Assessore del territorio sospendeva l'applicazione di detto decreto;

in data 23 novembre 2009, con nota 86509, il dirigente del Servizio 3 dell'Arta inviava al CGA le sue conclusioni circa la responsabilità della CPTA di Ragusa e la sua personale ricostruzione del quadro normativo;

in data 22 dicembre 2009 l'Assessore del territorio, sulla base della ricostruzione effettuata, annulla va, con proprio decreto n. 241/GAB, il decreto di revoca del presidente della CPTA di Ragusa, dichiarando insussistenti le motivazioni avanzate dal dirigente del servizio 3 circa le irregolarità o i ritardi della CPTA di Ragusa;

in data 19/01/2010, con nota 3231, il dirigente generale dell'Arta richiedeva un parere alla commissione provinciale territorio e ambiente legato a quanto evidenziato dal CGA, al quale era stato presentato ricorso avverso una sentenza del TAR, adito dalla New Energy, senza esplicito riferimento ad alcuna procedura;

in data 26/01/2010, con nota 70, l'ufficio di segreteria della CPTA di Ragusa inviava la verifica effettuata dalla CPTA ai sensi dell'art. 19 della legge regionale 39/77. La CPTA evidenziava che per la prima volta veniva richiesto un parere, più esattamente una verifica relativa alla procedura unica di cui all'art. 12 del d.lgs. 387/2003. Confermava l'applicabilità del d.lgs. 133/05, esprimeva verifica (e non parere) negativa per motivi espliciti e perché non era mai stata fornita documentazione differente da quella prodotta ai sensi del D.P.R 203/88 e peraltro antecedente alla richiesta di cui al D.P.R. 387/2003;

in data 27 gennaio 2010, nella nota n.5130 a firma del dirigente del servizio 3° del Dipartimento regionale dell'ambiente, veniva inviato all'Assessorato Industria il parere in merito alle emissioni in atmosfera. In tale parere si condivideva l'assoggettabilità al d.lgs 133/05 e si adottavano i limiti previsti dal d.lgs 133/05 riducendoli ulteriormente per la vicinanza dell'impianto al sito 'sic' 'spiaggia di Maganuco';

in data 16/04/2010, con decreto del dirigente del servizio 2° (ex Industria) n°150, veniva concessa l'autorizzazione ai sensi dell'art.12 del d.lgs. 387/2003 per un impianto di potenzialità elettrica pari a 8425 KWE;

considerato che:

come si evince dagli atti prodotti sia dall'ufficio di segreteria della CPTA di Ragusa, sia dalla stessa CPTA a partire dal novembre del 2005 e quindi in data anteriore al 20 marzo 2006, (data in cui la ditta aveva presentato la domanda di autorizzazione) sia la ditta, sia l'Arta erano a conoscenza della necessità di esperire il procedimento autorizzativo ai sensi del d.lgs. 133/05;

prima della conferenza di servizi tenutasi il 27 ottobre 2006, la posizione dell'Arta era di coincidenza con la qualificazione di impianto di recupero di rifiuti (si veda la nota in data 23/05/2006 prot. 35613 dell'Arta servizio 3 indirizzata all'Assessorato Industria e per conoscenza all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed al Comune di Modica) pur non accorgendosi l'Assessorato di quanto disposto dall'art. 267 del d.lgs 152/06 circa la non assoggettabilità degli impianti di recupero di rifiuti tramite produzione di energia allo stesso d.lgs. 152/06. Nella conferenza di servizi del 27 ottobre, come rilevato dal CGA, tuttavia la procedura deragliava, prevedendo la conclusione della stessa tramite un autonomo provvedimento riguardante le emissioni in atmosfera;

il d.lgs. 133/05 è norma successiva, specifica e prevalente rispetto al d.lgs 387/2003 e comporta per l'Italia l'obbligo di rispettare una dettagliata ed estremamente rigorosa procedura di pubblicità, che prevede che: 'Le autorizzazioni alla realizzazione e all'esercizio degli impianti di incenerimento o di coincenerimento sono rilasciate solo dopo aver garantito l'accesso alle informazioni secondo le procedure di cui ai commi 2 e 3. Fatta salva la normativa in materia di accesso del pubblico all'informazione ambientale e quanto disposto dal decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 39, e dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, le domande di autorizzazione e rinnovo per impianti di incenerimento e di coincenerimento sono rese accessibili in uno o più luoghi aperti al pubblico, e comunque presso la sede del comune territorialmente competente, per un periodo di tempo adeguato e comunque non inferiore a trenta giorni, affinché chiunque possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell'autorità competente. La decisione dell'autorità competente, l'autorizzazione e qualsiasi suo successivo aggiornamento sono rese accessibili al pubblico con le medesime modalità';

la ditta, in aperta violazione delle norme specifiche che disciplinano la materia, il regolamento 1774/2002/CE e l'art. 6 del d.lgs. 133/05, non provvedeva a garantire l'accesso alle informazioni ed anzi contestava l'applicabilità del d.lgs 133/05, facendo riferimento invece alla applicabilità del d.lgs 152/06;

l'autorità preposta al rilascio del parere di competenza (l'ufficio del commissario straordinario per l'emergenza rifiuti) non provvedeva a sua volta a dare la prescritta pubblicità, violando così il dettato della norma comunitaria, al di là del più o meno corretto recepimento del dettato stesso da parte dello Stato;

ove fosse stata esatta, mentre è indiscutibilmente errata, la circostanza che l'impianto non producesse energia elettrica da rifiuti (la possibilità di produrre energia elettrica da rifiuti e di applicare agli stessi le procedure di cui al D.P.R. 387/2003 è esplicitamente contemplata all'art.5 del d.lgs 133/05) si avrebbe avuto come conseguenza che:

a)i vincoli, i sistemi di contenimento delle emissioni, nonché i valori delle emissioni sarebbero stati meno restrittivi rispetto alle previsioni;
b) la ditta avrebbe avuto la possibilità di avvalersi di quanto previsto dall'art. 269, comma 3, ove è detto che 'se l'autorità competente non si pronuncia in un termine pari a centoventi giorni o, in caso di integrazione della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla ricezione della domanda stessa, il gestore può, entro i successivi sessanta giorni, richiedere al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di provvedere, notificando tale richiesta anche all'autorità competente. Il Ministro si esprime sulla richiesta, di concerto con i Ministri della salute e delle attività produttive, sentito il comune interessato, entro novanta giorni o, nei casi previsti dall'articolo 281, comma 1, entro centocinquanta giorni dalla ricezione della stessa; decorso tale termine, si applica l'articolo 2, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 2421'. Non risulta che la ditta abbia mai utilizzato tale procedura;

il distaccarsi dalla qualificazione di rifiuti da parte del dirigente responsabile del servizio 3 dell'Arta e l'avallo dato dal dirigente generale del Dipartimento alle conclusioni a cui tale dirigente era giunto, non si sa sulla base di quale verifica sulla peraltro esplicita previsione normativa, ha portato a far deviare l'iter di verifica sia da parte del servizio competente dell' Arta, sia da parte del dirigente responsabile del servizio 2 dell'Assessorato Industria;

da parte del servizio competente dell'Arta si è preteso di modificare la natura dei compiti delle CPTA, chiaramente previsti dall'art.17 della legge regionale 39/77, creando la fattispecie di un parere obbligatorio ma non vincolante che la CPTA di Ragusa avrebbe dovuto formulare a favore dell'Arta, al posto della verifica prevista per legge a favore degli enti locali e della tutela della salute,ulteriormente alterando il quadro reale in cui ci si doveva muovere;

rappresentano deviazioni dal corretto iter procedurale anche la circostanza che tali notizie infondate sono state fornite al CGA, nonostante che l'Assessore pro tempore e legale rappresentante dell'Amministrazione stesse operando su tali affermazioni una verifica che si sarebbe successivamente conclusa con la dichiarata insussistenza di tali motivazioni, ed ancora la circostanza che da parte del dirigente generale non si è provveduto a rimuovere l'evidente anomalia data dal fatto che l'Amministrazione è stata rappresentata in giudizio da un semplice dirigente;

dopo oltre 4 anni dal pronunciamento dell'organo tecnico e dopo averne contestato le conclusioni, il dirigente del servizio 3 dell'Arta, con nota n. 2583 del 16 gennaio 2010 indirizzata all'Avvocatura dello Stato rilevava che l'autorizzazione richiesta dalla ditta New Energy era subordinata al d.lgs. 133/05 come correttamente individuato dalla CPTA di Ragusa fin dal primo momento, commentando di suo: 'L'Azienda non sembra rendersi conto del fatto che l'esclusione dall'impianto dei prodotti soggetti al d.lgs. 133/05 equivarrebbe di fatto ad una bocciatura'. Successivamente, con nota 5130 del 27 gennaio 2010, di trasmissione del parere ribadiva: 'considerato che i combustibili utilizzati nell'impianto sono biomasse da rifiuti ricomprese nell'allegato1. Sub-allegato 2 del D.M. 5/5/2006' ed ancora 'considerato che i materiali conferiti all'impianto sono classificabili come fonti energetiche rinnovabili non fossili, costituite in particolare da 'biomasse da rifiuti' solide e liquide, così come definite dall'art. 2, comma 1, lettera a) del d.lgs. 29 dicembre 2003 n.387, e/o prodotti trasformati derivanti da materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE; considerato infine che i materiali di cui sopra, a differenza delle 'biomasse vergini', rientrano tra i combustibili consentiti' individuati dall'allegato X (Parte II, Sezione 4) alla Parte Quinta del d.lgs. 152/06; ritenuto che l'impianto nel suo insieme (ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento, stoccaggio, pretrattamento in loco, sistemi di alimentazione dei materiali trattati e del combustibile ausiliario, linee di trattamento termico, apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, camini, sistemi di controllo) configuri un trattamento termico (coincenerimento) di 'rifiuti a base di biomasse' per la produzione di energia elettrica, così come definito dall'art. 2 comma 1, lettera e) del d.lgs. 11 maggio 2005 n. 133; ritenuto che sia necessario imporre limiti e prescrizioni tecniche restrittivi e cautelativi, per elevare al massimo il grado di tutela della salute pubblica e dell'ambiente nell'area di influenza dell'impianto, in considerazione della sua vicinanza al SIC ITA 080007 'Spiaggia di Maganuco', certificava in tal modo quanto verificato dalla CPTA di Ragusa sin dal lontano novembre 2005, nonché la successiva osservazione della CPTA stessa nel parere del 16 ottobre 2007, circa la connessione tra limiti e presenza di zone SIC e necessità della valutazione d'incidenza;

è singolare che detto dirigente, dopo avere condiviso l'applicabilità del d.lgs 133/05, abbia trasformato una conclusione da negativa a positiva, permettendo così il rilascio di una autorizzazione che non poteva essere rilasciata, in ogni caso, per evidente violazione delle procedure di pubblicità;

tale positiva conclusione ha comportato la base del giudizio del CGA: 'In particolare, nessun rilievo assume, per la sua inconsistenza, l'ultima difesa delle Amministrazioni appellanti (v. la citata memoria del 28 maggio 2008), le quali giungono a sostenere ex post e solo in sede di giudizio (atteso che la revoca del contributo reca una diversa motivazione) che, sulla base dell'autorizzazione unica intervenuta nel 2010 (rispetto a un'istanza del 2005), la NE, fin dall'origine, non avrebbe potuto avere accesso al contributo finanziario in questione (peraltro, già concesso e pure revocato) a causa della natura dei combustibili in esso conferibili, qualificati come rifiuti e non come biomasse.

A tal proposito il Collegio ritiene che prospettare, in via presuntiva e di prognosi controfattuale, che il predetto contributo sarebbe stato ugualmente revocato non soltanto collide con la realtà che emerge dai provvedimenti adottati dalle stesse amministrazioni appellanti, ma si rivela come un estremo, inane sforzo retorico per tentare di sottrarre l'Arta alle conseguenze patrimoniali del suo illecito (in senso civilistico) operato'. In altri termini, se l'Assessorato avesse espresso un parere negativo per le motivazioni che chiaramente emergono dall'analisi degli atti, la ditta avrebbe potuto avere sì un risarcimento, ma di gran lunga inferiore;

l'avere rilasciato un'autorizzazione palesemente illegittima per violazione della normativa comunitaria, da cui direttamente discende il d.lgs. 133/05 di attuazione della direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento dei rifiuti, produce come doppio effetto paradossale il dover risarcire la ditta che non poteva essere autorizzata e contemporaneamente il dover rispondere della violazione del diritto comunitario;

emergono fondati dubbi sulla veridicità di alcuni elementi forniti al CGA, tra i quali un decreto ipotetico, sia sotto il riferimento degli estremi (D.A. 29 dicembre 2009, n. 213/GAB), sia sotto il profilo giuridico, stante l'annullamento del decreto assessoriale in questione, al fine, peraltro non raggiunto, di far ricadere la responsabilità sulla CPTA di Ragusa stante che il CGA su tale punto ha osservato: 'Va poi rilevato, incidentalmente, che l'atto con il quale l'Arta, soltanto nel mese di dicembre 2009 (D.A. 29 dicembre 2009, n. 213/GAB) ha revocato, per reiterate violazioni di legge e plurime negligenze in relazione alla vicenda in esame, l'incarico del Presidente della C.P.T.A. di Ragusa certamente non interferisce e tanto meno attenua la responsabilità dell'amministrazione regionale per il blocco determinatosi nell'istruttoria della pratica in questione, non potendo essa pretendere di distinguere la sua posizione da quella dei propri organi consultivi'. Tutto ciò facendo rilevare un tentativo, portato avanti anche in sede legislativa attraverso una proposta di abrogazione delle leggi istitutive delle CPTA, di scrollarsi di dosso le responsabilità eliminando un organo posto a tutela dei cittadini, le cui indicazioni, se recepite, avrebbero impedito l'instaurarsi di una procedura altamente anomala;

la sentenza del CGA, in ciò non confortato dalla nota 86509 del 23 novembre 2009 dell'Arta, sembra non avere preso atto degli effetti della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, Sez. III, 18/12/2007, C-195/05 del 18 dicembre 2007, mentre sembra aver preso in considerazione l'autorizzazione del G.R.T.N. del 19 aprile 2005: 'Anche a voler trascurare le condivisibili argomentazioni svolte sul punto dal T.A.R. e pure le risultanze documentali richiamate dalla NE (ad esempio, l'autorizzazione del G.R.T.N. del 19 aprile 2005 recante la qualifica dell'impianto come I.A.F.R.)' come elemento per escludere l'applicabilità del decreto legislativo n. 133/05, che tuttavia reca la data (successiva) dell'11 maggio 2005 ed è stato pubblicato nella GU n. 163 del 15-7-2005 - suppl. ordinario n. 122;

a partire dalla entrata in vigore della legge 296/06 (finanziaria per il 2007) che ha vietato la concessione dei contributi pubblici (segnatamente Cip 6) agli impianti all'epoca non ancora autorizzati che utilizzano rifiuti per produrre energia, si è notevolmente modificato il quadro economico di sostenibilità dell'intervento proposto dalla New Energy e quindi l'opportunità del finanziamento stesso e ciò può spiegare l'accanimento con il quale si è tentato di escludere la assoggettabilità dell'impianto alla normativa relativa ai rifiuti;

merita un approfondimento la discordanza relativa al fatto che la CPTA di Ragusa ha espresso il proprio parere su un impianto di 5250 KWE, mentre l'autorizzazione rilasciata è relativa ad un impianto di 8425 KWE;

lo stesso CGA non ha per nulla escluso che l'Amministrazione regionale potesse formulare – per tempo - una conclusione negativa del procedimento, mentre l'autorizzazione rilasciata sembra essere inficiata dalla violazione di norme;

la ditta non ha proposto ricorso contro il decreto di autorizzazione nonostante che lo stesso qualificasse i materiali conferiti all'impianto 'come fonti energetiche rinnovabili non fossili, costituite in particolare da 'biomasse da rifiuti' solide e liquide, così come definite dall'art. 2, comma 1, lettera a), del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 e/o prodotti trasformati derivanti da materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE' e che peraltro viene affermato, contrariamente a quanto affermato dalla ditta in sede di giudizio: 'che il D.M. 5 maggio 2006, espressamente richiamato nella relazione tecnica presentata dalla ditta, riporta prescrizioni tecniche relative ai valori limite di emissione consentiti per le tipologie di rifiuti disciplinati dallo stesso decreto, e che in particolare l'art. 4 impone di applicare nella combustione di tali rifiuti i limiti, le disposizioni e le prescrizioni di cui al D.Lgs. 133/2005';

questo episodio segnala con evidenza che il sistema dei controlli interni degli Assessorati risulta in alcuni casi inesistente e/o ininfluente, mentre la necessità di garantire l'assoluta indipendenza dei controlli interni dal vertice burocratico viene chiaramente delineata dal decreto legislativo n. 150/2009;

per sapere:

se sia stata avviata o si intenda avviare una rigorosa indagine interna per accertare le responsabilità di una condotta che ha portato notevole nocumento alla Regione e se non ritenga che gli esiti dell'indagine debbano essere comunicati all'Assemblea regionale siciliana;

se non ritengano che debbano essere chiaramente delineati nel concreto operare quotidiano quali siano i compiti dei dirigenti, nella chiarezza della distinzione rispetto ai compiti degli organi decisori politici;

quali iniziative si intendano assumere affinché le procedure autorizzative siano rispettose delle norme, celeri e non aggravate da intermediazioni burocratiche o di altro genere, ferma restando la funzione degli organi tecnici non surrogabili da singoli, in alcuni casi privi dei necessari titoli giuridici;

quali interventi si intendano realizzare per implementare e fare funzionare un adeguato sistema di controlli interno ai diversi rami della Amministrazione regionale;

se l'Amministrazione intenda chiusa la vicenda New Energy o se non reputi necessario adire un ulteriore grado di giudizio, anche attraverso un ricorso alla Corte di giustizia;

se, alla luce delle discrepanze rilevate, non intendano revocare in autotutela il decreto di autorizzazione e di inclusione nella classifica dei progetti che potevano godere di beneficio finanziario». (103)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l’assessore Marino per fornire la risposta.

MARINO, assessore per l’energia e i servizi di pubblica utilità.

Signor Presidente, l’atto di sindacato ispettivo presentato dall’onorevole interpellante è volto a far luce sulla vicenda della condanna da parte del Consiglio di Giustizia Amministrativa al risarcimento del danno alla ditta New energy da parte della Regione siciliana, Assessorato territorio e ambiente, ed in particolare se sia stata avviata una rigorosa indagine interna al fine di accertare le eventuali responsabilità di una condotta che ha prodotto nocumento all’Amministrazione regionale, quali iniziative si intendono assumere affinché le procedure autorizzative siano rispettose delle norme procedurali, quali interventi si intendano attuare per implementare e fare funzionare un adeguato sistema di controlli interni ai diversi rami dell’amministrazione, nonché se si intenda “adire un ulteriore grado di giudizio, anche attraverso il ricorso alla Corte di Giustizia” e, comunque, se non si intenda revocare in autotutela il provvedimento autorizzativo.

Preliminarmente, l’Assessorato che dirigo, giusta delega alla risposta ricevuta da parte del Presidente della Regione, ha chiesto informazioni all’Assessorato territorio e ambiente che, come è noto, risulta soccombente nel giudizio oggetto dell’atto ispettivo; l’Assessore pro-tempore ha rappresentato quanto si va ad esporre.

La risposta dell’Assessore per il territorio e l’ambiente dà contezza di un’immediata attivazione degli uffici di diretta collaborazione dell’Assessore a seguito della decisione n. 1368/10 del 4 novembre 2010 del Consiglio di Giustizia amministrativa sul ricorso in appello per richiedere al Dirigente generale del Dipartimento regionale della Funzione pubblica, di avviare un’indagine conoscitiva e di verifica da realizzarsi attraverso l’ispettorato della Funzione pubblica.

Contestualmente i predetti uffici invitavano il dirigente generale del dipartimento ambiente a valutare l’opportunità e/o la necessità di inviare alla procura della Corte dei conti tutti gli atti relativi alla vicenda in parola cui seguiva l’invio, in data 30 novembre 2010, alla Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Sicilia, di una dettagliata relazione in ordine ai contenuti della sentenza del CGA, accompagnata da denuncia “per l’accertamento di ogni conseguente responsabilità e danno cagionato all’Amministrazione regionale dai fatti e dalle condotte omissive ascrivibili ai dipendenti dell’Assessorato del territorio e ambiente ritenuti illegittimi con la suddetta sentenza, in conseguenza dei quali l’Assessorato del territorio è stato condannato a risarcire i danni causati a terzi”. Nella medesima nota, l’Assessore pro-tempore ha comunicato di avere avviato, inoltre, apposite indagini amministrative interne ancora oggi in corso.

Analogamente a quanto attivato dall’Assessorato territorio e ambiente anche l’Assessorato dell’energia ha collaborato all’indagine interna disposta dall’Assessorato della funzione pubblica affidata al dirigente del Servizio I dell’Ispettorato della stessa Funzione pubblica.

Tale collaborazione si è determinata attraverso incontri ed invio degli atti tutti relativi alla vicenda New Energy. L’attività ispettiva risulta essere ancora in corso, giusta comunicazione del 13 marzo 2012.
Riguardo poi alla richiesta in ordine alle iniziative da assumere affinché “le procedure autorizzative siano rispettose delle norme, celeri e non aggravate da intermediazioni burocratiche di altro genere” posso affermare che fin dal mio insediamento, pur con la difficoltà di intervenire in una organizzazione fortemente radicata, ho attivato una serie di iniziative volte a rendere trasparenti le procedure autorizzative, nonché a velocizzarle, consentendo, malgrado l’irrisolta carenza di risorse umane, così il superamento di consistenti ritardi che hanno determinato la soccombenza dell’amministrazione regionale e nei giudizi intentati avverso il silenzio formatosi sulle istanze degli utenti.

Inoltre, avendo rilevato anomalie nel sistema di gestione delle autorizzazioni (si pensi che alla data del mio insediamento risultavano non protocollati circa 14.500 atti, istanze e integrazioni), ritenendo assolutamente necessario ripristinare condizioni di legalità, ho emanato una serie di direttive finalizzate prioritariamente a riattivare l’attività di protocollazione, cui è attribuito da costante giurisprudenza valore certificativo con connotazione pubblicistica preordinata al pubblico interesse stante la sua fede privilegiata.

Alle direttive di cui sopra è conseguito:
1) l’istituzione del protocollo informatico con lo smaltimento, nell’arco di pochi mesi, dell’arretrato cifrato come sopra;
2) il riavvio delle conferenze di servizi;
3) la pubblicazione sul sito del competente Dipartimento dei calendari delle conferenze dei servizi in modo da offrire a ciascun interessato le informazioni utili;
4) la rotazione, seppure contrastando le forti resistenze al cambiamento, dei funzionari addetti al servizio competente al rilascio delle autorizzazioni;
5) la redazione del regolamento che disciplina le modalità di accesso alle autorizzazioni ex articolo 12 del D.lgs 387/2003, prevedendo procedure semplificate ed ispirate al principio della massima trasparenza.

Inoltre nell’espletamento dell’azione di governo è stato rilevato un sistema contrassegnato anche dall’assenza di adeguati sistemi di controllo sull’attività e sugli atti, dalla mancanza di coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento, dall’assenza di sistemi di tracciabilità, tale da creare condizioni favorevoli per possibili deviazioni rispetto alla corretta e puntuale attuazione dei principi di buona amministrazione, dall’assenza di serie verifiche per prevenire e scongiurare il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata.

Al fine di porre rimedio alle citate criticità, sono state emanate ulteriori direttive agli uffici esercitanti competenze in materia di autorizzazione unica per fare adeguare loro i propri comportamenti al modello procedimentale come raffigurato nelle norme di legge.

Particolare valenza assume sotto questo profilo l’Accordo stipulato con tutti gli Assessorati interessati, finalizzato, a garanzia dei principi di trasparenza e semplificazione, a ottimizzare e razionalizzare, anche attraverso la standardizzazione e l’informatizzazione delle procedure, i procedimenti di competenza della Regione volti a rilasciare ai privati interessati le autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili.

Grazie all’Accordo sono stati definiti altri impegni specifici dell’Assessorato dell’Energia e degli altri Assessorati regionali tenuti, per le competenze esercitate, ad esprimere pareri, nulla osta e assensi. Gli Assessorati regionali, quindi, grazie all’Accordo si sono impegnati ad assumere tutte le iniziative necessarie, e ad effettuare gli opportuni interventi per un’azione, realmente coordinata, di miglioramento e accelerazione delle procedure di autorizzazione.
In particolare, l’Amministrazione regionale rispetta oggi rigorosamente l’ordine cronologico di trattazione delle pratiche, e si è impegnata a non aggravare i procedimenti e perseguire la semplificazione dei medesimi con eliminazione di tutti gli adempimenti non strettamente necessari, a garantire sollecita risposta alle richieste di autorizzazioni, concessioni, nulla osta o atti di assenso, comunque denominati, informazioni e dati per lo svolgimento delle procedure di competenza, a rispettare e, ove possibile, ridurre i tempi previsti per la definizione e l’espletamento degli adempimenti di competenza, a promuovere ed attuare l’informatizzazione del procedimento e il suo espletamento per via telematica, a standardizzare le procedure e uniformare progressivamente la  modulistica.

L’Assessorato dell’Energia è il garante del funzionamento di questo sistema.

Obiettivo dell’Accordo quindi è stato quello di garantire i principi di semplificazione, imparzialità, trasparenza che caratterizzano il procedimento unico autorizzatorio per impianti su fonti rinnovabili attraverso un’azione realmente coordinata di tutte le amministrazioni regionali coinvolte.
I suddetti atti integrano e completano le misure assunte dall’Assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità in materia di sicurezza.
Infatti particolare attenzione è stata riservata dall’Assessorato dell’Energia ai temi della sicurezza in settori cruciali dell’economia isolana, come noto, al centro dell’attenzione di quella imprenditoria mafiosa interessata a riciclare i proventi delle attività illecite in iniziative imprenditoriali significatamene remunerative, anche perché assistite da forme di incentivazione economica a valere su risorse pubbliche previste dalla normativa vigente.

Si è quindi definita, per prevenire e reprimere tali fenomeni patologici di assoluta gravità, che come detto costituiscono anche remora ad un sano sviluppo economico del territorio, e garantire la piena affidabilità morale dei soggetti con cui entra in rapporto l’Assessorato nel rilascio di titoli abilitativi, una strategia di contrasto alle infiltrazioni mafiose attraverso l’adozione di ulteriori misure di legalità, oltre a quelle già imposte dalla legge, aventi una funzione spiccatamente cautelare e preventiva di contrasto della criminalità organizzata.
In questa ottica è stato da me sottoscritto apposito Protocollo di Legalità il 23 maggio 2011 presso la Prefettura di Palermo con il ministro dell’Interno, Maroni, i prefetti dell’Isola e Confindustria Sicilia, volto a garantire sul territorio regionale un più penetrante controllo di legalità nei settori economici delle energie e delle fonti rinnovabili, oltre che dei rifiuti e delle acque.

Con la sottoscrizione del Protocollo, unico sul territorio nazionale e sul quale sono stati espressi apprezzamenti anche in sede di Comunità europea, vengono introdotte innovative ed efficaci misure di cautela antimafia ed anticorruzione, che integrano quelle già imposte dalla legge per garantire un più penetrante controllo di legalità nei settori economici citati.

Da un lato, infatti, si è esteso l’ambito di applicazione delle informazioni prefettizie antimafia di cui all’articolo 10 del D.P.R. n. 252/98, disciplinato dall’articolo 4 del D.lgs n. 490 del 1994, anche ai provvedimenti di competenza dell’Assessorato volti ad abilitare i privati alla realizzazione di interventi e/o all’esercizio di attività imprenditoriali aventi il carattere della pubblica utilità o del pubblico interesse, di importo superiore ad euro 154.000,00 circa, dall’altro si incentiva e si valorizza l’utilizzo, sempre da parte dell’Assessorato, di appositi strumenti per scongiurare il manifestarsi al suo interno di fenomeni di corruzione e di illecito che possano determinare sviamento dell’azione amministrativa dai suoi fini propri, nonché il rischio di infiltrazioni criminali nei settori economici di competenza.

Sempre nell’ottica di un’intensificazione dei controlli nei citati settori e per garantire il corretto esercizio delle attività autorizzate, anche successivamente al rilascio delle autorizzazioni, è stato sottoscritto un ulteriore protocollo con la Guardia di Finanza che prevede l’impegno dei Comandi provinciali nelle attività di verifica, volto a garantire un’intensificazione dei controlli nei settori di competenza dell’Assessorato, mirati a prevenire e reprimere possibili irregolarità e/o abusi nella gestione delle attività economiche autorizzate, nonché sull’utilizzo dei benefici economici pubblici concessi. Inoltre, per i medesimi fini, inoltre, sono state redatte le circolari e le direttive applicative dei citati protocolli all’interno delle strutture dell’Assessorato al fine di assicurarne l’uniforme interpretazione e la puntuale osservanza.
Particolare valenza assumono, sotto questo aspetto, le linee guida di attuazione del Protocollo di Legalità tra l’Assessorato regionale dell’energia, il Ministero dell’Interno, le Prefetture dell’Isola e Confindustria Sicilia, anche in considerazione del fatto che, per la prima volta, sono state fornite precise indicazioni alla struttura burocratica sulla natura delle informative prefettizie, sulla loro disciplina, sul procedimento che occorre seguire per ottenerne il rilascio.

Con riferimento al quesito relativo alle eventuali intenzioni dell’Amministrazione in ordine all’opportunità di “adire un ulteriore grado di giudizio, anche attraverso il ricorso alla Corte di Giustizia”, si rappresenta quanto segue.

Se invero è noto che la sentenza amministrativa di secondo grado può essere solo soggetta a ricorso per Cassazione per motivi inerenti la giurisdizione (qui palesemente insussistenti), non chiara è l’ipotesi che l’interpello configura come ipotetico “ricorso alla Corte di Giustizia”.

Com’è noto, la Corte di Giustizia è chiamata ad assicurare il rispetto del diritto
nell’interpretazione ed applicazione dei Trattati e degli atti vincolanti delle istituzioni UE;
tale funzione giurisdizionale è ripartita tra la Corte e i giudici nazionali, preposti in via generale a garantire l’applicazione del diritto europeo.

Deve ritenersi che il richiamo contenuto nell’interrogazione in oggetto intenda fare riferimento al rinvio pregiudiziale ex art. 267 Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea che, lungi dal costituire un ulteriore grado di giudizio, ha ad oggetto una questione relativa all’interpretazione dei Trattati o di atti vincolanti delle Istituzioni UE, con riferimento ad un giudizio pendente davanti ad una giurisdizione nazionale per la cui decisione è utile o necessaria l’interpretazione della Corte di Giustizia.
I presupposti del rinvio (rimessi alla valutazione del giudice a quo) sono l’esistenza del dubbio interpretativo e la rilevanza dell’interpretazione ai fini della decisione. Deve, tuttavia, ricordarsi che il giudice a quo ha l’obbligo di interpretare esso stesso la norma, disapplicando il diritto interno in contrasto con la disciplina comunitaria e applicando le norme UE self-executing.

Soggetti legittimati ad operare il rinvio sono le giurisdizioni nazionali di qualsiasi grado e tipo (anche organismi arbitrali di diritto pubblico), sia di propria iniziativa che su istanza di parte del procedimento pendente, con la distinzione che il giudice di ultima istanza è tenuto ad operare il rinvio le altre ne hanno facoltà, ma non sono obbligate, anzi sulla scorta delle considerazioni già svolte hanno in prima battuta l’obbligo di interpretare esse stesse il diritto dell’UE.

Sulla scorta delle predette considerazioni, sarà l’Assessore al Territorio e Ambiente, quale parte del giudizio conclusosi con la richiamata sentenza del CGA, a dover valutare l’opportunità, e sempre che ne ricorrano i presupposti, di adire un ulteriore grado di giudizio interno, nell’ambito del quale proporre al giudice di domandare alla Corte di Giustizia di pronunciarsi su una questione interpretativa del diritto comunitario necessaria ai fini della decisione del giudizio a quo.

Relativamente alla istituzione di appositi controlli interni, il Dipartimento regionale dell’Energia, in ottemperanza alla l.r. 5/2011, ha dettato una rigorosa disciplina che regolamenta la conclusione dei procedimenti amministrativi richiamando le responsabilità dirigenziali in ordine alla inosservanza degli stessi da parte dei dipendenti inadempienti.

A tal proposito, fermo restando la tempistica prevista da disposizioni speciali, è stato dato avvio all’iter procedurale per l’adozione del “Regolamento sui tempi di conclusione del procedimento” comprensivo delle tabelle relative ai procedimenti per i quali sono previsti tempi di conclusione tra i 31 e i 60 giorni e quelli per i quali sono previsti tempi di conclusione tra i 61 e i 150 giorni. Tale regolamento ha già ottenuto il previsto parere favorevole del Consiglio di Giustizia Amministrativa, il concerto dell’Assessorato delle autonomie e della funzione pubblica ai sensi della legge 10/91 e ad oggi è prossimo alla sua adozione definita.

Importante corollario del citato regolamento è l’avvio del monitoraggio sui tempi di conclusione del procedimento attraverso lo specifico obiettivo operativo “Produzione di report trimestrali per la verifica dei tempi di conclusione del procedimento concordato dal Dirigente Generale del Dipartimento con i competenti Dirigenti di Aree e Servizi”.

Ai fini della verifica delle motivazioni dell’inosservanza del termine di conclusione del procedimento, è avviata la costituzione di un nucleo ispettivo interno.

Inoltre è stato predisposto un sistema informatizzato che consente all’utente di acquisire informazioni in ordine allo stato dei procedimenti in istruttoria.

In ultimo, relativamente alla valutazione sull’eventuale revoca in autotutela del provvedimento autorizzativo, occorre precisare come nelle attribuzioni dell’Assessorato dell’Energia rientra sì la competenza al rilascio dell’autorizzazione unica alla realizzazione dell’impianto, ma non quella riguardante gli aspetti di incidenza ambientale dell’attività. Ogni questione riguardante i profili puramente tecnici della vicenda (utilizzo di “combustibile” effettivamente riconducibile alla categoria delle biomasse, e ancora acquisizione di preventiva - rispetto all’autorizzazione all’impianto - autorizzazione alle emissioni in atmosfera) è estranea agli ambiti operativi dell’Assessorato medesimo.

Nello specifico, è stato proprio nell’ambito del sub procedimento di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, riservato all’ARTA e da definire come presupposto al rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione ed esercizio dell’impianto (che è invece di competenza dell’Assessorato dell’Energia), che si sono verificati quei ritardi e quelle remore, a quanto sembra da imputare a divergenze di valutazioni e vedute “tecniche” da parte di diversi organi della medesima Amministrazione preposta all’Ambiente e al territorio.

Come rilevato, e come emerge anche dallo stralcio della pronuncia CGARS riprodotto dall’interrogante, l’onere risarcitorio non deriva dall’atto conclusivo del procedimento, mai contestato peraltro dalla stessa controparte, ma dall’illecito ritardo con il quale il procedimento stesso è stato definito, per di più in conseguenza di contraddittorie posizioni assunte da due diverse emanazioni dell’ARTA sul tema relativo all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

Competerebbe dunque all’ARTA l’eventuale revoca dell’autorizzazione alle emissioni, e solo in questo caso l’Assessorato dell’Energia potrebbe in tesi revocare l’autorizzazione unica, rilasciata in virtù di quell’atto presupposto, cui, sempre in tesi, afferirebbero i ‘vizi’ ipotizzati dalla interpellanza, ma, è doveroso ricordarlo, esclusi invece dai giudicati formatisi fra le parti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l’onorevole Mattarella per dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell’assessore.

MATTARELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, non posso che dichiararmi non soddisfatto, nonostante la lunga elencazione di provvedimenti fornitaci dall’Assessore perché, nella sostanza, emerge chiaramente che a distanza di un anno e mezzo dal deposito di questa sentenza, che ha gravato l’Amministrazione regionale di un risarcimento ultramilionario per l’autorizzazione che non doveva essere rilasciata, la Regione è stata condannata a pagare un risarcimento in quanto tale autorizzazione non doveva essere rilasciata, ma è stata rilasciata tardivamente e al tempo stesso è entrata in conflitto con la normativa comunitaria.
Un fatto di estrema cattiva amministrazione, di grave appesantimento della finanza pubblica, proprio nel momento in cui la finanza pubblica dovrebbe essere riassestata.
Ho ascoltato che l’indagine ispettiva è ancora in corso dopo un anno e mezzo, quindi, ad oggi, non è dato sapere quando e come quest’indagine ispettiva verrà conclusa. Così come ho ascoltato che nulla è stato fatto finora per revocare questa autorizzazione che indebitamente è stata rilasciata e che per di più tardivamente è stata rilasciata provocando, ripeto, questo risarcimento.
Mi auguro che l’Assessorato provveda tempestivamente a concludere quest’attività ispettiva e che si muova rapidamente per rimuovere questo provvedimento che non poteva essere rilasciato.









Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo

ISOLA DELLE FEMMINE, Carabinieri e Finanzieri ieri in municipio per visionare atti

L'accesso disposto dalla Prefettura. Si rischia lo scioglimento
IL COMUNE: BENE COMUNE
Carabinieri della compagnia di Carini, Finanzieri del comando provinciale e funzionari della prefettura di Palermo ieri pomeriggio hanno effettuato un accesso agli atti al comune di Isola delle Femmine. L'attività è stata disposta dalla Prefettura di Palermo su imput del ministero degli Interni. Sui documenti passati al setaccio dalle forze dell'ordine al momento vige il massimo riserbo. Le operazioni di verifica sono scattate dopo le 14. Una lunga visita che ha ufficialmente aperto l'accesso, il primo passo che potrebbe portare allo scioglimento del Comune. C'è il sospetto di infiltrazioni mafiose, funzionari e investigatori hanno tre mesi di tempo, poi dovranno redigere una relazione che sarà inviata al ministero degli Interni. Poi la decisione spetterà al consiglio dei ministri. Ma cosa cercavano le forze dell'ordine ieri in municipio ? Sicuramente sono stati esaminati gli atti amministrativi compresi quelli dell'ufficio tecnico e, a quanto pare, proprio in questo settore gli investigatori cercano qualcosa. Siamo tranquilli ma anche arrabbiati – ha detto il sindaco Gaspare Portobello al Giornale di Sicilia – da anni lottiamo per la legalità e contro il malaffare non mi sarei mai aspettato un provvedimento simile. Speriamo che si faccia chiarezza al più presto”.

( 16 aprile 2012 ) http://www.tv7partinico.it/visualizza.asp?val=3444

C'è chi pensa di fare il Sindaco a vita
( detto da chi aveva i pantaloni corti quando è salito e non ne è
più disceso.
Si proprio come Craxi)

18 aprile 2012   Giornale di Sicilia


IL PROFESSORE NELLA  SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DICHIARA:  “…Giova ricordare, peraltro, che il personaggio proprietario del bene confiscato, in occasione delle scorse elezioni politiche sosteneva il candidato della lista “Rinascita Isolana” Rosario Rappa.” DELIBERA C.C. N.52.pdf (13 kb)  Consiglio Comunale 28 settembre 2009



Quindi il PROFESSORE ammette esplicitamente che le elezioni amministrative del 2009 sono state INQUINATE.

PROFESSORE non può trovare in questa  Sua dichiarazione una motivazione della NOMINA della Commissione Governativa di accesso agli atti?

Professore a cosa si riferisce quando parla di invidia nei Suoi confronti, ma soprattutto chi è invidioso di Lei? 

E poi perché questa invidia?

Lei PROFESSORE pensa veramente che una Commissione Governativa Ispettiva possa muoversi soltanto per sentito dire?

O per “beghe di paese” ?

Oppure per   soddisfare la sete di vendetta di qualcuno che vuole fare il Sindaco per tutta la vita?

Caro Signor Sindaco PROFESSORE  Gaspare Portobello un consiglio!

Almeno Lei, nel ruolo imparziale di SINDACO, mostri   nei confronti dei componenti della Commissione Ispettiva del Governo  RISPETTO.

RISPETTO per la responsabilità l’impegno e l’abnegazione di chi è deputato a svolgere un ruolo di GARANZIA  e di TUTORE DELLA LEGALITA’.

RISPETTO verso   chi e’ stato delegato ad esercitare un diritto-dovere di controllo, e di tutela della trasparenza e della legalità  

PROFESSORE Portobello per favore, non si fermi a guardare il dito che indica la luna (ovvero la persona che secondo Lei è invidiosa)

Guardi invece la  LUNA indicata dal dito (ove  i fumi della Italcementi  glielo permettono) PROFESSORE!  GUARDI   al  grande  degrado morale ambientale sociale economico in cui siamo  costretti a vivere noi  Cittadini di Isola delle Femmine. La nostra  sfiducia   verso l’istituzione Pubblica, il paese di Isola delle Femmine che ha perso ormai la PROPRIA  identità e noi  Cittadini che abbiamo perso  ogni speranza di FUTURO)











La Casa Comune di POCHISSIMI intimi
La grande depressione isolana
la decadenza isolana
La cura del Bene Comune a Isola delle Femmine
La decadenza Morale-Fisica-Strutturale-Psicologica

 
IL DEGRADO DELL'INOSPITALITA'






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        La Kupola della PolitiKa a Isola delle Femmine Ieri Oggi Domani