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Sunday, October 02, 2011

"Indignados" sul ponte di Brooklyn Più di 700 arresti


Indignados Usa: scontri con la polizia
 
USA / Quasi 30mila indignados in piazza a Liberty Square,e New York, decisi ad occupare Wall Street. I manifestanti hanno cercato di occupare Wall Street e sono stati fermati dalla polizia. FOTO
Violenti gli scontri con le centinaia di dimostranti che da 3 settimane occupano lo Zuccotti Park vicino a Wall Street.
La zona intorno alla Borsa di New York è stata ora transennata e alcuni dimostranti hanno tentato di saltare le barriere. La manifestazione si è chiusa intorno alle 21 locali, le tre del mattino in Italia, con arresti e violenze.
Alcuni testimoni parlano di decine di arresti e di uso di spray urticante contro i manifestanti.
La manifestazione di mercoledì è stata la più grande dall’inizio del presidio. Tra le file degli indignados ci sono disoccupati, operai, impiegati, artisti, determinati ad andare avanti a oltranza per sostenere la crociata contro gli squali di Wall Street
Indignati a Wall Street, nuovi arresti
Scontri dopo la marcia, almeno diciotto i manifestanti fermati
E' finita con scontri tra la polizia e alcune centinaia di dimostranti la marcia degli "indignados" che da tre settimane occupano lo Zuccotti Park vicino a Wall Street. Quella che era cominciata pacificamente come una marcia di migliaia di persone (almeno 10.000 secondo i dimostranti, fino a 30.000 secondo altre stime dei media) si è conclusa intorno alle 21 locali, le tre del mattino in Italia, con arresti e violenze quando la testa del corteo ha raggiunto la zona transennata intorno alla borsa di New York e alcuni dimostranti hanno tentato di saltare le barriere. A quel punto la polizia ha circondato i manifestanti del gruppo di testa, tra i quali c'era il regista premio Oscar Michael Moore, senza consentire l'ingresso alla stampa. Testimoni raccontano di avere visto poliziotti usare spray urticante. Gli arresti sono stati decine secondo i testimoni, 18 secondo un post su Twitter di Occupy Wall Street, il gruppo che fa informalmente da portavoce delle proteste. La folla comprendeva persone di tutte le età, e di orientamenti che andavano dai socialisti con le bandiere "Abolire il capitalismo" fino agli ambientalisti e a normali famiglie con i bambini. Una composizione eterogenea riflessa nei cartelli inalberati dai dimostranti, dalla protesta generica contro i ricchi ("Robin Hood aveva ragione!") alle richieste ben informate sugli aspetti tecnici della finanza ("Ridateci la legge Glass-Steagall", la norma del 1933 che vietava la sovrapposizione tra banche d'affari e commerciali). Molti sono ritornati allo Zuccotti Park, base dell'occupazione. 

Fonte della notizia    
Indignati, le bandiere rosse sfilano a Wall Street
6/10/2011 - LA CRISI LE PROTESTE POPOLARI
In piazza con i manifestanti anche studenti e sindacati. Lo slogan: finite la guerra, tassate i ricchi
 CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Con una inattesa dimostrazione di forza gli indignati di «Occupy Wall Street» invadono le strade di Downtown Manhattan riempiendo a migliaia Foley Square al grido di «End the War, Tax the Rich», fine alla guerra e tasse ai ricchi.

Tutto inizia a Zuccotti Park alle 15, le 21 in Italia. Tutto inizia quando l’accampamento dei drappelli protestatari su Liberty Street accoglie una marea umana multicolore. il popolo delle associazioni studentesche e delle Unions, i sindacati degli operai di New York. Fino a questo momento gli indignati di «Occupy Wall Street» sono stati soli nella sfida all’«avarizia dei ceo» iniziata il 17 settembre, negli scontri con la polizia sabato sera sul Ponte di Brooklyn e nelle notti trascorse nei sacchi a pelo, giocando a scacchi o suonando i tamburi. Ma con l’arrivo di insegnanti ispanici, operai filippini, studenti universitari, magliette blu degli idraulici del Bronx, insegne rosse delle «famiglie lavoratrici» e un’infinità di altre sigle del proletariato urbano cambiano i numeri e anche l’impatto della rivolta che si propone di «trasformare Wall Street in Piazza Tahrir» come riassume Jouno, 20 anni, studentessa di Portland, Oregon. L’appuntamento fra gli studenti e i sindacati avviene con puntualità sotto gli occhi di dozzine di agenti, schierati con auto, mezzi e anche le torrette bianche che consentono di osservare tutto dall’alto. L’abbraccio fra le diverse anime della protesta si svolge all’incrocio fra Liberty Street e Broadway attorno ad un piccolo cartello bianco con scritto «Jobs» (posti di lavoro), che diventa la testa del corteo. Gli ordini della polizia sono rigidi: chi invade le corsie stradali rischia l’arresto. E così a centinaia risalgono Broadway verso Nord invadendo i marciapiedi. Al passaggio di cartelli «Eat the Rich» (Mangia i ricchi), gruppi di improvvisati suonatori jazz e cori «Siamo il 99 per cento, unisciti a noi» succede di tutto. I turisti messicani si sporgono dagli autobus facendo con le dita il segno di vittoria, dal negozio di AT&T all’angolo con Vesey Street i commessi afroamericani escono applaudendo, davanti al Sun Building un passante caraibico alza al cielo il pugno nero dell’orgoglio afro, alcuni broker bianchi contestano la protesta e vengono subissati dai fischi. Lo schieramento di polizia è massiccio ma il servizio d’ordine dei manifestanti non ha sbavature, ripete in continuazione «restate sui marciapiedi» facendo ricorso anche ai megafoni.

L’obiettivo è arrivare a Foley Square, la piazza davanti al tribunale di Manhattan intitolata al combattivo fabbro che a fine Ottocento contribuì a creare il partito democratico cittadino. Sono da poco passate le 17, le 23 in Italia, quando la testa del corteo entra nei giardini. Ad accoglierla c’è un’orchestra di tamburi e trombe e un’altra massa di manifestanti, ancora dei sindacati come anche di MoveOn.org, l’associazione ultraliberal che nel 2008 tanto contribuì all’elezione di Barack Obama e che continua ad essere finanziata da George Soros, lo spericolato speculatore che si è schierato a favore di «Occupy Wall Street».

Foley Square si trasforma rapidamente in un tappeto umano che contiene oltre 10 mila anime, forse di più. Sventolano i drappi rossi dei socialisti, le bandiere americane rovesciate dei pacifisti, i colori dei cubani che auspicano «il risveglio popolare» e, sui gradini del tribunale, campeggia un grande striscione con scritto a caratteri cubitali «Revolt». Ad averlo confezionato sono due ragazze, Kerry di Miami e Lora di New York. «Rivolta non significa prendere le armi ma auspicare un grande cambiamento - dice Kerry, tenendolo bene in alto - proprio come avviene nel linguaggio musicale». Per Lora «qui stiamo facendo la storia e abbiamo voluto dare un nostro contributo». Pochi gradini più sotto un ragazzo con una maschera dorata assicura nel suo cartello che «la lotta di classe sta arrivando» e in effetti nella piazza ricolma sono temi e colori della sinistra radicale a prevalere. Dei militanti del Tea Party visti pochi giorni prima a Zuccotti Park non c’è traccia e i sostenitori del repubblicano Ron Paul riescono a farsi largo a fatica solo gridando «End the Fed», poniamo fine alla Banca Centrale. Gli avversari di Obama tuttavia non mancano: dai ragazzi di Queens con le magliette anti-Barack agli irridenti adesivi sulla «speranza mai avveratasi» con tanto di effigie presidenziale. La piazza degli indignati non si riconosce in leader e partiti esistenti, sfida tutti, accomunata dalla convinzione che si possa mettere fine alla crisi finanziaria «terminando la guerra e tassando i ricchi» al fine di rovesciare un mondo dove «i cittadini falliscono e le banche vengono salvate», come gridano i cori ritmati. Quando su Manhattan arriva il tramonto, gli indignati sfollano ordinatamente, tornando a Zuccotti Park dove da oggi si sentono più forti e meno isolati. Anche perché i sit-in di protesta si moltiplicano da Los Angeles a Boston.
Fonte della notizia La Stampa



Wall St. protesta attira molti nuovi a questo genere di cose  
    
Dan Aymar-Blair - età 36, vestito indossa, residente a Crown Heights, Brooklyn - mai aspettato di trovare se stesso in una protesta. Non Sean Aiken, un 35-anno-vecchia D. J. da Greenpoint, Brooklyn, il cui interesse per la politica era per lo più coinvolti mormorazioni con i suoi amici. L'ultima volta Pietro Linard, 71 cameriere, un pensionato che vive sulla Upper East Side, è andato a una manifestazione di protesta, ha un tenore di vita in Grecia, dove ha sfilato per la pace - nel 1961.

 



Pietro Gavaghen, nato a Brooklyn-ferro
lavoratore che vive nel New Jersey,
è andato a Zuccotti Park il martedì mattina
a sostenere i manifestanti.

Richard Florentino a Zuccotti Park
martedì
a sostenere i manifestanti.
Il sito è stato disegno più Newyorkesi.

 "Dobbiamo fare insieme; quello che è peggio di quello che succede adesso?" ha detto Mr. Linard. "Il denaro vola troppo in alto, molto veloce, e per il basso popolo, non c'è niente."

Il occupare raccolta Wall Street, ora a metà strada attraverso la sua terza settimana, in un parco, è stata ordita dal Lower Manhattan una rivista canadese Adbusters, popolata da giovani, ed è una città d'arte. Ma è anche diventata un magnete per i punteggi dei Newyorkesi che hanno dichiarato di aver partecipato ad una protesta molto raramente, se mai prima.
Il Sig. Aiken, D. J. , ha aderito perché egli era frustrato per quello che ha descritto come una mancanza di responsabilità da parte della grandi banche, e perché ha voluto aggiungere alla protesta della larghezza.
Il Sig. Aymar-Blair , che lavora per la città del Dipartimento di Educazione, ha affermato: "a mio parere, corporate sovraesposizione è la fonte dei nostri problemi. Non sono sicuro che la nostra democrazia è andare a lavorare se i nostri voti sono soffocati dal denaro."
Alcuni Newyorkesi ha detto che non avevano conosciuto circa la protesta fino a una manciata di pepe e i partecipanti sono stati irrorati con un alto ufficiale di polizia una settimana e mezzo fa. IL video clip dell'episodio ampiamente diffuso su Internet.
Altri hanno detto che ho appreso dopo circa 700 partecipanti sono stati arrestati sabato a Brooklyn Bridge. Alcuni hanno indicato che essi inizialmente rimasti lontani perché temevano arresto, o erano incerti circa la protesta, gli obiettivi, o mai ritenuti i manifestanti. Per alcuni è accaduto per la raccolta e il loro modo di lavorare, prima della curiosità e quindi il senso di parentela, si trovò dimora, e il ritorno.
"Io amo la natura popolare, la democrazia diretta," ha detto Gregorio Schwedock, 23, un primo-tempo dimostrante che lavora come ingegnere software a Wall Street vicino Zuccotti Park, il movimento della base.
Mr. Schwedock imparato circa la protesta dopo il suo boss ha avvertito che egli potrebbe avere problemi di lavoro. Mr. Schwedock leggere occupare Wall Street's Web site, è stato ispirato, e che ogni giorno è stato dato. "Il consenso, la rete - queste sono tutte le questioni che ho cura di," ha detto.
Pietro Gavaghen, 50 ANNI, nato a Brooklyn-punzonatrice universale che vive nel New Jersey, il primo è andato in piazza con il suo 12-anno-vecchia figlia settimana scorsa per il suo progetto scuola su eventi attuali. Ma Mr. Gavaghen, brizzolato e spilungone e lavorando su 2 World Trade Center, si è trovato tornando.
Egli ha detto suo padre aveva salvato $250.000 per pagare il collegio per Mr. Gavaghen tre bambini, ma egli ha detto che il denaro è stato perso quando Lehman Brothers è crollata. Mr. Gavaghen ha affermato che il governo di salvataggio banche ancora irritato lui.
"NON sono mai stato vittima di qualcosa, ma ora mi sento come una vittima," Mr. Gavaghen disse dolcemente. "Mi sento legato a queste persone."
Molti Newyorkesi ha dichiarato di non essere stata a una protesta dopo la Guerra del Vietnam, tra i quali Roger Schwarz, 61, un avvocato criminale che ha trascorso parte del lunedì pomeriggio chiacchierando con alcuni giovani contestatori.
Il sig. Schwarz, che portava una borsa Brooks Brothers, ha detto di essere stato deluso con le conversazioni, e che egli e i suoi contemporanei erano più articolato negli anni '60 e '70.
Ancora, molte persone credono che il movimento di New York e altrove si rapprende un po e crescere. Richard Florentino, 62 ANNI, un ingegnere in pensione da Staten Island, ha suggerito che i manifestanti potrebbero un giorno unire con il Partito democratico. Altri dicevano: "Wall Street potrebbe occupare una sinistra-pendente equivalente del Tea Party.
"Offre un barlume di speranza," ha detto Mr. Schwarz. "UNA scintilla che può accendere."


Come Wall Street si occupano Zuccotti Park in una protesta Camp

Zuccotti Park, Lower Manhattan, è stata occupata da sett. 17 Dai manifestanti in un gruppo chiamato occupare Wall Street. I manifestanti hanno trasformato il parco in un centro per le operazioni, nonché un luogo per alcuni dei partecipanti a vivere. Il gruppo dice che non è importante che i leader e le decisioni sono prese per consenso in "assemblea generale" incontri. Qui è come hanno organizzato parco negli ultimi giorni. Correlati all'articolo "


Dormire anche durante il giorno, persone dormono ovunque c'è spazio per un sacco a pelo. Gli arresti di massa a partire dal 1 Ottobre al Brooklyn Bridge, circa 500 persone sono nel parco durante il giorno e circa 250 a notte, a seconda del gruppo.
Forniture Donato capi d'abbigliamento, biancheria, dentifrici, deodoranti e altre forniture sono distribuiti qui.
Circa 25 medici medici volontari, tra cui medici, bagnini e sono a rotazione per fornire assistenza 24 ore su 24.
Servizi igienico-sanitari volontari posizione dove la gente può contribuire a pulire il parco.
Alimentare Lo spazio è diviso in due settori: uno per il cibo, uno per le bevande. Il donati cibo ha incluso frutta, verdura, pizza, biscotti, torte, barrette energetiche, con opzioni per vegetariani.
Media volontari con computer portatili edit video, scrivere articoli e aggiornare siti Web con informazioni sulla protesta. Altri segni e creare dispense per promozione e assunzione.
Area Meeting e riunioni spontanee si verificano in tutto il parco, "assemblea generale" si sono tenute riunioni qui.



L'INTERVISTA

"Milioni in piazza contro il potere

vogliamo una tassa sui ricchi"

Parla Kalle Lasn, il fondatore del giornale che ha lanciato Occupy Wall Street: "Il Presidente non ha fegato". "Non capisco come non vi siate liberati di Berlusconi"

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

 
Gli Indignados sul ponte di Brooklyn più di 700... di isolapulita

NEW YORK - "Il mio sogno? Milioni di persone in tutto il mondo in piazza per il G20 di novembre. Milioni di persone a chiedere con una voce sola da Liberty Plaza a Cannes un passo concreto: la Robin Tax. Come potranno non ascoltarci?".

Kalle Lasn, lei è il fondatore di Adbusters, il piccolo grande giornale non profit che ha lanciato "Occupy Wall Street". Si aspettava una reazione così?
"Gli americani non trovano lavoro, la disoccupazione colpisce il 40 per cento tra i 19 e i 25 anni e il Tea Party continua a urlare contro ogni intervento statale. Non era il momento di puntare a una riscossa della sinistra? A ispirarci è stato quello che vedevamo succedere in Egitto, nella Primavera araba. E quando finalmente è successo anche qui... Allelujia!".



Adbusters è una rivista canadese e il nuovo numero titola "American autumn": l'America aveva bisogno di un aiutino dall'esterno?
"Forse sì. Va detto che la sinistra americana ha attraversato un periodo durissimo negli otto anni di George W. Bush. E poi l'avvento dei Tea Party. Qui s'è visto che Barack Obama non aveva abbastanza fegato".

Molta gente ora in piazza dice di aver votato per lui. Ma che probabilmente non lo farà più. Il presidente non dovrebbe tornare a rivolgersi al suo popolo che protesta?"Sarebbe meraviglioso. È un anno e mezzo che stiamo aspettando che si risollevi e faccia ciò   che aveva promesso. Credo sia colpa della sua personalità. Lui era un outsider: e una volta eletto è rimasto un outsider. Sempre a voler piacere a tutti".

C'è alternativa?"Tra lui e Rick Perry alla fine anche la gente in Liberty Plaza voterà per lui. Il problema resta un altro: la sinistra non ha ancora un leader capace di far sognare".

Da Michael Moore a Noam Chomsky passando per Naomi Klein: gli intellettuali che appoggiano Occupy Wall Street sono gli stessi che nel 2001 applaudirono i no global. "Michael Moore è andato giù in Liberty Plaza con la gente che urlava e strillava: grande. Poi da lì però è andato a farsi intervistare alla Cnn per vendere il nuovo libro".

Cosa vuol dire?"Che tutta questa gente ha fatto tanto bene alla sinistra: ma oggi la sinistra ha bisogno di sangue fresco. Eppoi Moore e Chomsky e tutti gli altri: sarebbe toccato a loro far partire la rivolta. E invece sono troppo occupati a scrivere o dare interviste: pronti poi a saltare sul carro. Ma ripeto: non sono loro quelli che servirebbero alla sinistra per ritrovare quel tipo di passione che comunica il Tea Party".

Vede un nuovo leader in piazza?"Al momento no. Ma quando vedo parlare in tv questi ragazzi che dormono laggiù in Zuccotti Park, penso - mio Dio - questa è gente fantastica, davvero ha capito cosa sta succedendo, che se non facciamo nulla in 15 anni andranno a rotoli".

Ma come si vince senza leader?"Intanto la protesta ha fatto ripartire un discorso a sinistra. Tra loro emergerà qualcuno capace di guidarci? Lo spero. Ma vedo anche farsi strada una formula nuova. Forse il futuro ci riserva un modello diverso: la guida a sciame...".

Perché non scende in piazza lei?"Forse lo farò. Per ora preferisco restare il guerriero dietro le quinte: quello che ha lanciato l'idea e adesso gioisce di tutto questo".

Non solo manca un leader. C'è chi sostiene che il movimento manchi anche di obiettivi concreti."Questo è un errore. Vedo anch'io che alcune risposte sono vaghe. Vogliamo questo, vogliamo quello, vogliamo essere ascoltati. Giusto avere una serie di richieste. Però serve che qualcuno salti su e dica: vogliamo una Robin Tax, vogliamo una legge sulle transazioni finanziarie, una riforma del sistema bancario, una riforma del finanziamento elettorale".

La Tobin Tax, una versione più condivisa della Robin Tax, è la proposta che Nicholas Kristof ha fatto sul New York Times e Repubblica ha rilanciato.
"Il mio sogno è che per il 3 e il 4 novembre - quando a Cannes si riunirà il G20 - milioni di persone protesteranno in tutto il mondo. Sollevando la stessa richiesta: Robin Tax".

Conosce l'Italia? Milioni di persone sono scese in piazza chiedendo conto a Silvio Berlusconi della sua politica e dei suoi scandali: è ancora lì.
"Sono stato diverse volte, conosco la tradizione di sinistra e non riesco a capire come non vi siate ancora liberati da Berlusconi. Proposte? Concentriamoci sulla protesta globale, facciamoci sentire al G20. E poi torniamo a Berlusconi". 
 
(04 ottobre 2011)La Repubblica

LA PROTESTA

Rabbia coast to coast

Da New York l'onda degli indignati arriva fino a Los Angeles.
di Alessandra Cardinale

da New York
New York, attivisti del movimento Occupy America.


I più importanti media statunitensi li hanno snobbati. Intanto gli indignados a stelle e strisce crescono a vista d’occhio. Su internet e sui social network, prima di tutto. Basta il tempo di organizzare un evento o un sit-in, una marcia oppure una General assembly che decine di giovani ma anche gente di mezza età, pensionati, e famiglie si ritrovano nei centri nevralgici delle più importanti città americane.
UN CENTINAIO DI OCCUPAZIONI. Ormai sono 100 quelle occupate. Da Chicago, la città di Barack Obama, a San Francisco, da Denver in Colorado a Philadelphia, gli americani stanchi e arrabbiati con la politica corrotta di Wall Street e soprattutto con l’aumento delle tasse si sono uniti alla battaglia di New York, dove sabato primo ottobre 700 persone sono state arrestate durante una manifestazione pacifica sul
ponte di Brooklyn (guarda la photogallery dell'onda degli indignati statunitensi).

«Persone non profitti»: gli slogan delle piazze

Come in Tunisia e in Egitto, Twitter e Facebook si sono confermati strumenti fondamentali per l’organizzazione delle proteste di piazza; i giornali e le televisioni locali hanno fatto il resto, pubblicizzando gli appuntamenti. Così la protesta si è allargata giorno dopo giorno «nonostante il black-out della stampa nazionale», ha scritto il sito Occupy Together  che in pochi giorni è diventato il punto di riferimento per tutti gli indignados che non risiedono a New York.
IL CAMPEGGIO DAVANTI ALLA FED. Una vera e propria febbre da rivoluzione che gradualmente sta salendo sull’onda della Primavera araba e delle proteste alla Puerta del Sol madrilena. A Boston, gli indignati campeggiano da otto giorni di fronte al palazzo della Federal Reserve, la Banca centrale americana, e sono stati visitati dal regista Michael Moore e dal professore di filosofia dell’università di Princeton Cornel West.
A Chicago, l’appuntamento settimanale è al Millenium Park, a pochi metri dove tre anni fa Obama fu incoronato davanti alla folla presidente degli Stati Uniti D’America; mentre a San Francisco e Los Angeles, gli animi della gente si riscaldano al grido di «People not profits» (persone non profitti) e «Abajo los bancos»  (abbasso le banche).

The Occupied Wall Street Journal, la voce degli indignati

 A New York gli indignados di Zuccotti Park (o Liberty Plaza Park) hanno messo in piedi un’organizzazione impeccabile: due volte al giorno si tiene un’assemblea generale, sono state create una commissione di economia e un ufficio di relazione con i movimenti nelle altre città americane. I manifestanti della Grande Mela hanno anche allestito un’infermeria, due centri internet e fondato un giornale di quattro pagine,



       The Occupied Wall Street Journal.A LEZIONE DAL NOBEL. Anche la composizione del movimento sta gradualmente cambiando: giovani, disoccupati e non, e neo laureati hanno cominciato a prendere il posto dei primissimi indignados più vicini alle istanze anarchiche. Inoltre, gli ospiti invitati alle riunioni e ai seminarri sono di altissimo livello: i prossimi a tenere una breve lezione di economia saranno il Premio Nobel Joe Stiglitz e l’economista Jeff Madrick, autore del recente best seller Age of Greed.



"Indignados" sul ponte di Brooklyn
Più di 700 arresti a New York




Le proteste del gruppo Occupy Wall Street contro la disuguaglianza sociale e l'avidità delle corporation . Accuse incrociate tra dimostranti e polizia. La febbre da piazza Tahrir sta contagiando altre anche città. Manifestazioni a Washington e Albuquerque. Tremila persone a Boston davanti alla Bank of America: in manette 24 persone.


Più di 700 dimostranti del gruppo Occupy Wall Street sono stati fermati a New York, dopo aver bloccato il ponte di Brooklyn per varie ore durante la marcia contro l'avidità delle aziende e la diseguaglianza sociale. Gli "indignados" americani sono accampati vicino alla sede della Borsa da almeno due settimane. La maggior parte dei fermati ha ricevuto una citazione per condotta contraria all'ordine pubblico ed è stata rilasciata, ha spiegato la polizia. "Questa non era una protesta contro la polizia di New York. Non siamo anarchici, non siamo hoolingas. Ho 48 anni - ha spiegato un dimostrante alla Bbc - l'1% della popolazione controlla il 50% della ricchezza degli Stati Uniti". Le proteste di sabato hanno costretto le autorità a tenere chiuso per diverse ore il ponte più famoso di New York, dove molti manifestanti cercavano di ostacolare la circolazione, mentre altri erano rimasti sul passaggio pedonale.


LA PROTESTA DILAGA Le forze dell'ordine hanno fatto sapere di aver ordinato ai dimostranti sul ponte di restare sui marciapiede, ma loro si sono riversati nella carreggiata. Alcuni hanno detto invece di esservi stati spinti dagli stessi agenti o di non aver sentito alcun ordine da parte della polizia. Ieri manifestanti si sono riuniti anche ad Albuquerque, Boston e Los Angeles per esprimere solidarietà agli "indignados" americani. Di recente alcune star, tra cui Michael Moore e Susan Sarandon, hanno incoraggiato il gruppo. Contemporaneamente a Boston sono state arrestate 24 persone, mentre una vasta folla (circa 3mila persone, secondo gli organizzatori) si era assiepata dinanzi agli uffici di Bank of America, la più grande banca degli Stati Uniti. A San Francisco centinaia di persone si sono riuniti davanti a una succursale di Chase Bank, a Market Street e la polizia ha arrestato 6 manifestanti. E adesso le proteste minacciano di estendersi anche a Washington. "Chiediamo l'arresto di Ben Bernanke (il presidente della Federal Reserve, ndr) per tutto il denaro dei cittadini usato per salvare le banche", ha detto un anonimo attivista.

WALL STREET E PIAZZA TAHRIR I manifestanti protestano contro l'avidità delle corporation, affermando di difendere il 99% dei cittadini americani contro l'1% dei più ricchi. La protesta è cominciata il 17 settembre, quando "Occupy Wall Street" ha chiamato 20mila persone a "inondare Manhattan" e rimanerci per "alcuni mesi". Dopo una stretta della polizia, diverse centinaia di persone sono ora accampate al Zuccotti Park, un'area di proprietà di Brookfield Office Properties non lontano da Wall Street, diventata la "Piazza Tahrir" dei manifestanti newyorkesi.

02/10/2011


















 New York, centinaia di arresti tra i dimostranti anti-Wall Street

I manifestanti protestano da due settimane contro le logiche dell'alta finanza e le politiche adottate dall'amministrazione Obama per fronteggiare la crisi. L'intervento della polizia quando hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn



 NEW YORK - Circa 700 persone aderenti alla campagna contro Wall Street sono stati arrestati a New York. Le forze dell'ordine sono intervenute quando i dimostranti hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn e hanno cercato di dar vita a un corteo non autorizzato. "Vergogna, vergogna" hanno urlato i manifestanti all'indirizzo degli agenti. Testimoni hanno raccontato di averne visti moltissimi ammanettati, seduti a terra mentre tre pullman arrivavano per portarli via. Un portavoce della polizia ha dichiarato che erano stati ripetutamente avvertiti che se avessero invaso le corsie destinate ai veicoli sarebbero stati arrestati.

La protesta del movimento Occupy Wall Street (Occupare Wall Street) va avanti da due settimane e si sta estendendo ad altre città, a cominciare da Washington e Boston. Nella capitale del Massachusetts oggi sono state fermate 24 persone che partecipavano a un sit-in non autorizzato davanti alla sede di Bank of America, che di recente ha annunciato un piano di tagli per 30.000 impiegati con risparmi stimati in cinque miliardi di dollari fino al 2014.

A New York circa 2.000 dimostranti - disoccupati, reduci di guerra, studenti, insegnanti - hanno installato il loro quartier generale a Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street, non lontano dai grattacieli di Wall Street. E hanno intenzione di rimanerci per mesi. Da lì, verso le 15.30 ora locale, si sono mossi in direzione del ponte di Brooklyn, distante circa quattro chilometri. Una marcia con cui hanno voluto, tra l'altro, sostenere  il movimento SlutWalk contro gli abusi sessuali sulle donne.

Il movimento contesta le politiche seguite per fronteggiare la crisi economica. Il collante è la protesta contro le logiche di Wall Street, ma anche la delusione nei confronti del presidente Barack Obama che a loro avviso, come ogni presidente, è "schiavo" di quelle logiche. L'ispirazione viene dagli
"indignados" spagnoli 1, dalle manifestazioni greche 2, dalle rivolte in Egitto e in Tunisia, dalle tende montate dai manifestanti a Tel Aviv 3. "Questa protesta è l'unico modo per rappresentare noi stessi", spiega Norman Koener, un insegnate di Filadelfia venuto a New York per sostenere il movimento anti Wall Street. "Il Congresso non legifera per noi, e Obama è andato contro tutti i suoi propositi iniziali. Non penso che riuscirà ad essere rieletto ma del resto anche i Repubblicani sono un fallimento. A che serve votare per due partiti corrotti? L'unica soluzione è la democrazia che si vede in questa piazza", conclude amaro il professore.

Quello di Zuccotti Park non è un vero e proprio accampamento perché le tende sono proibite. I manifestanti dormono avvolti in teli di plastica. Ma hanno allestito una cucina e una biblioteca e hanno sparso in giro poster in cui sono enunciati chiaramente i loro slogan. Negli ultimi giorni sono andati tra loro il regista Michael Moore e l'attrice Susan Sarandon. Appoggio alla protesta arriva anche dai cittadini di New York: non sono pochi i passanti che offrono donazioni e alcuni
ristoranti hanno donato del cibo.

La rete di comunicazione
grazie alla quale il movimento si sta allargando ad altre città si avvale dei mezzi ormai imprescindibili in questi casi, YouTube, Facebook, Twitter. Da Zuccotti Park vengono trasmessi aggiornamenti in tempo reale in streaming e si fa circolare un quotidiano, The Occupied Wall Street Journal. Il 6 ottobre il movimento si sposterà a Washington, simbolo della politica e delle lobby, in occasione del decimo anniversario della guerra in Afghanistan.
(02 ottobre 2011)

Molti manifestanti hanno affermato che la polizia ha teso loro una trappola
Cresce la protesta contro Wall Street
A New York arrestati 700 indignados
È salito a più di 700 il numero di manifestanti arrestati dalla polizia a New York per aver bloccato il Ponte di Brooklyn. Gli arrestati fanno parte del movimento degli "indignados" americani, che da giorni manifestano davanti a Wall Street per protestare contro i finanzieri e i politici, ritenuti responsabili della crisi economica. La settimana scorsa il primo tentativo di marcia di protesta verso la Quinta strada era finito con la carica da parte della polizia e con decine di arresti
 NEW YORK CITY -Si allarga la protesta degli 'indignados' in Usa contro le banche e Wall Street. A New York la polizia ieri ha arrestato oltre 700 manifestanti che avevano tentato di bloccare il ponte di Brooklyn. Il movimento 'Occupy Wall Street', i cui rappresentanti da due settimane sono accampati anche a Manhattan, protesta contro il salvataggio governativo delle banche e l'influenza della finanza sulla politica Usa, ma anche contro l'alto tasso di disoccupazione e i pignoramenti delle case. E le dimostrazioni segnalano il fermento crescente di tutti i gruppi che sono essenziali per la rielezione del presidente Barack Obama: i giovani, le minoranze, i sindacati, le donne. Le proteste sono pacifiche ma a questo non ha impedito alla polizia di arrestare centinaia di persone per turbativa dell'ordine pubblico.
Gli attivisti hanno iniziato le loro proteste, il 17 settembre, occupando Zuccotti Park, nel cuore del distretto finanziario di Manhattan, a due passi da quello che un tempo era il World Trade Center; e da allora hanno mantenuto presidi anche dinanzi alla sede della borsa di New York. "Siamo la maggioranza, siamo il 99 per cento e non staremo più zitti", ha fatto sapere 'Occupy Wall Street', che si descrive come un movimento di resistenza pacifica ispirato alla primavera araba. Le proteste di sabato hanno costretto le autorità a tenere chiuso per diverse ore il ponte più famoso di New York, dove molti manifestanti cercavano di ostacolare la circolazione, mentre altri erano rimasti sul passaggio pedonale.
Contemporaneamente a Boston sono state arrestate 24 persone, mentre una vasta folla (circa 3mila persone, secondo gli organizzatori) si era assiepata dinanzi agli uffici di Bank of America, la più grande banca degli Stati Uniti. A San Francisco centinaia di persone si sono riuniti davanti a una succursale di Chase Bank, a Market Street e la polizia ha arrestato 6 manifestanti. E adesso le proteste minacciano di estendersi anche a Washington. "Chiediamo l'arresto di Ben Bernanke (il presidente della Federal Reserve) per tutto il denaro dei cittadini usato per salvare le banche", ha detto un animo attivista.
Ultima Modifica: 02 ottobre 2011, 14:00
Ascoltiamo quell'urlo in piazza
 
Una ragazza bionda urla, disperata, mentre due poliziotti la buttano sul ruvido asfalto newyorchese ed un terzo prepara le manette.
Il momento – catturato da un fotografo del Daily News questa settimana – non è una delle solite scene di piccola criminalità che punteggiano la vita quotidiana di New York.
Il «reato» della giovane era quello di aver protestato contro Wall Street – la stradina di Manhattan che per lei e centinaia di altri manifestanti contiene tutti i mali del capitalismo moderno.
L’urlo muto della foto, che ricorda il famoso dipinto di Munch, sta riecheggiando in altre piazze del mondo.
Dagli indignados madrileni che hanno occupato Puerta del Sol alle barricate sanguinose dei disoccupati greci, fino alla violenza cieca e truffaldina dei saccheggiatori di Londra, la crisi economica sta alienando e marginalizzando una parte della popolazione mondiale.
Le proteste europee sono forse meno epocali della «primavera araba» che ha ribaltato i regimi di Tunisia, Egitto e Libia e meno aggressivi dei metodi Gandiani di Anna Hazare – il guru anti-corruzione indiano.
Ma qualcosa in comune tra le varie proteste c’è ed è la sfiducia nella capacità dell’establishment politico ed economico di risolvere i gravi problemi attuali – dal prezzo del pane in Egitto al posto di lavoro in Spagna.
Quando sono andato a Zuccotti Park, il parco a pochi metri dal sito del World Trade Center che è diventato il quartier generale dei dimostranti newyorchesi, non ho trovato una rivoluzione in fieri.
Certo, i ragazzi con cui ho parlato, studenti, attori senza lavoro, camerieri a tempo perso, mi hanno schernito per la mia «uniforme» – venendo dall’ufficio, non ho avuto tempo di togliermi giacca e cravatta – e attaccato le banche e «gli speculatori».
Ma i loro sogni, desideri e preoccupazioni erano molto «capitalisti». Quando gli ho detto che ero un giornalista finanziario, le domande più frequenti sono state: «Ma secondo te, l’economia americana migliorerà? Ed il mercato delle case quando riprende?».
Che, tradotte dal linguaggio delle proteste, vogliono dire: «Ma secondo te, un lavoro lo troverò quando finisco l’università? E ce la farò a guadagnare abbastanza per comprarmi casa?» - due interrogativi che nel «Capitale» di Marx proprio non si trovano.
L’assenza d’impeti rivoluzionari radicali, però, non vuol dire che l’élite politica e finanziaria, sia in America che in Europa, si possa permettere di ignorare il dissenso di porzioni della società civile.
Il problema per i governanti sulle due sponde dell’Atlantico, è che la congiuntura è talmente cupa che le misure da prendere non faranno altro che esacerbare le sperequazioni sociali ed economiche.
Partiamo dall’America. Dopo decenni di vita spericolata – al di sopra dei propri mezzi pagata dalla cocaina del credito pubblico e privato – l’ultima superpotenza sta barcollando sotto il peso dei suoi debiti.
I repubblicani e democratici su questo almeno sono d’accordo: la posizione fiscale attuale è insostenibile. La baruffa è ovviamente sul come risolverla.
I repubblicani – ansiosi di riprendersi la Presidenza nel 2012 e tirati a destra da un Tea Party sempre più fondamentalista – parlano di tagli radicali al Welfare state: la sanità e le pensioni che costano migliaia di miliardi di dollari l’anno. I democratici vogliono tagliare meno e tassare di più, soprattutto i ricchi. Non a caso l’ultima salva del presidente Obama è stata un’imposta sui ricconi ispirata dal fatto che il miliardario Warren Buffett ha detto che lui paga meno tasse della sua segretaria.
Le ricette variano ma il risultato sarà lo stesso. Come mi ha detto un alto funzionario della Federal Reserve questa settimana: «Staremo peggio prima di stare meglio».
Le proposte repubblicane per ridurre il deficit sarebbero senz’altro più efficaci di azioni demagogiche quali la «tassa Buffett», ma hanno il difetto enorme di mettere ancora più pressione sulle classi povere.
In una nazione come gli Stati Uniti, dove l’un per cento della popolazione controlla più di un quinto della ricchezza del Paese e il 15 per cento della gente vive sotto la soglia di povertà, politiche che aumentano la diseguaglianza potrebbero avere gravi conseguenze sociali.
Quando ho chiesto ad un alto funzionario dell’Fbi come mai, secondo lui, la durissima recessione del 2007-2009 non avesse portato a conflitti sociali, la risposta mi ha sorpreso. «Due parole» ha detto: «Barack Obama». A suo avviso, l’elezione storica di un presidente di colore ha placato le minoranze etniche ed le altre classi sociali che hanno sofferto di più durante la contrazione economica.
È una tesi difficile dimostrare – ed impossibile da articolare in un’America che non ha ancora sconfitto il razzismo – ma che vale la pena tenere in mente in questo periodo così turbolento.
In Europa, la situazione è diversa ma non meno grave. Il consenso di economisti e mercati è che il vecchio continente ha bisogno di una dose da cavallo di austerità per uscire dalla crisi. La lista dei rimedi è ben nota: tagli alla spesa pubblica e alle pensioni; allungamento della settimana lavorativa; lotta all’evasione fiscale e così via.
Tutto ottimo in teoria. Molto meno in pratica. I programmi di austerità hanno due, colossali, svantaggi: sono indigesti a politici ed elettori; e soffocano l’economia nel breve termine.
Magari è pure giusto tagliare le pensioni-baby dei dipendenti statali e costringere i dentisti greci a pagare le tasse. Il problema è che nessuno si fa togliere quello che ha avuto per anni senza lottare. (vedi: «barricate greche»). E, visto che, come si dice in America, «i tacchini non sono in favore del pranzo di Natale» è praticamente impossibile per un governo lanciare misure così impopolari a meno che non sia costretto (vedi: «George Papandreou»).
Ma anche se ci fosse la volontà politica, il risultato immediato di misure di austerità è un calo della crescita economica. Il motivo è semplice: se tutti stringono la cinghia allo stesso tempo, non rimane più nessuno a comprare beni e servizi. Un’economia anemica, a sua volta, aumenta il malcontento e le disparità finanziarie.
Se i governi vogliono evitare che la crisi economica inneschi conflagrazioni sociali, dovranno prestare più attenzione alle urla che provengono dalle piazze e dalle strade.
Francesco Guerrera è il caporedattore finanziario del Wall Street Journal a New York.
francesco.guerrera@wsj.com 

















LE MIE NOTTI CON GLI INDIGNATI
 DI MICHAEL MOORE
repubblica.it
New York ha otto milioni di persone: e un milione vive in povertà. È una vergogna. Eppure il sistema non si ferma qui.
Non importa quanta vergogna possiamo provare: la macchina va avanti - per fare altri soldi. Per trovare nuovi modi di imbrogliare la gente che lavora. Nuovi modi per accaparrarsi le pensioni: di rubare ancora di più. Ma qualcosa sta succedendo a Liberty Plaza.
Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L´altra notte il sindacato dei ferrotranvieri - gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana - ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea - soprattutto United e Continental - hanno marciato su Wall Street.
Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com´è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi - le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c´è una ragione per cui "loro" vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo.
Martedì ci sarà una nuova manifestazione: anche gli autisti di autobus e della metropolitana marceranno su Wall Street. E ho già sentito dire che l´Uaw (il sindacato degli operai dell´automobile) sta pensando a qualcosa del genere. Pensate: il loro incubo peggiore diventa realtà. Gli hippy e gli operai dell´auto che marciano insieme! Ma vedete: la gente ha capito. E tutta questa storia sulle divisioni interne e questo e quell´altro: alla gente non gliene importa più niente. Perché stavolta si tratta dei propri figli: che rischiano di non poter più andare al college. Stavolta si rischia di restare senza un tetto. Questo è quello che è davvero in gioco.
Ma quello che mi sembra più strano e bizzarro, dei ricchi, è come abbiano deciso di strafare fino a tanto. Voglio dire: gli stava andando tutto così bene. No: per loro non era abbastanza. Per i nuovi ricchi non era abbastanza. I nuovi ricchi che hanno fatto quattrini non grazie a buona idea. Non a un´invenzione. Non con il loro sudore. Non con il loro lavoro. I nuovi ricchi che si sono arricchiti con i soldi degli altri: con cui hanno giocato come se fossero al casinò. Soldi su soldi. E adesso ci ritroviamo con una generazione di ragazzi per cui gli eroi da seguire sono quelli dei canali tv di business: quelli che si sono arricchiti facendo soldi su quelli che fanno soldi su quelli che fanno i soldi… Ma quanto bisogno avremmo di giovani che si mettessero al lavoro per salvare questo pianeta? Per trovare le cure a tutti questi mali. Per trovare un modo di portare acqua e servizi igienici ai miliardi di persone su questa Terra che non ne hanno.
Questo è ciò che ci vorrebbe. E invece le 400 persone più ricche di questo paese oggi hanno più ricchezza che 150 milioni di americani messi tutti insieme. Dicevano: oh, sarà uno di quei numeri che Michael Moore butta giù. Beh, è una statistica vera: verificata da Forbes e da PolitiFact. Le 400 persone più ricche di questo paese hanno più ricchezza che 150 milioni di persone messe insieme! Ma questa non si può chiamare democrazia. La democrazia implica una qualche sorta di eguaglianza: una qualche sorta di egalitarismo. Io non dico che ogni pezzo della torta dev´essere della stessa misura: però non siamo andati ormai oltre?
Ma ora c´è questa buona notizia. Perché fino a quando avremo qualcuno che pone delle sfide alla nostra democrazia - fino a che la Costituzione resterà intatta - vorrà dire che ciascuno di noi avrà lo stesso diritto di voto dei signori di Wall Street: una persona vota per una persona. E loro potranno pure comprare tutti i candidati che vogliono: ma la loro mano non guiderà la nostra mano quando saremo in cabina. Questo è il messaggio da gridare forte: da fare arrivare a quei milioni di persone che si sono arresi - o che sono stati convinti e fuorviati per ignoranza. Ecco: se riusciremo a far arrivare il nostro messaggio, beh, per quei 400 sarà il peggiore degli incubi. Perché l´unica cosa che sanno fare bene sono i conti. E sanno che noi siamo un fottìo più di loro. Dipende solo da noi. Basta svegliarsi al mattino e dire ok, adesso basta, fine. Ho deciso di impegnarmi. E ho deciso di coinvolgere 10 persone tra i miei vicini. Questa adesso è la nostra missione: impegnarci. Per questo vi dico: sostenete la protesta di Liberty Plaza.
Micahel Moore
2.10.2011
























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"Indignados" sul ponte di Brooklyn Più di 700 arresti

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