CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Wednesday, August 24, 2011

Valtur, vacanze con il boss La proprietà del tour operator è da tempo sotto indagine. Ora emergono i legami con il super ricercato Matteo Messina Denaro. E Provenzano che diceva: «Quelli li abbiamo nelle mani» di Lirio Abbate

Valtur, vacanze con il boss La proprietà del tour operator è da tempo sotto indagine. 

Ora emergono i legami con il super ricercato Matteo Messina Denaro. E Provenzano che diceva: «Quelli li abbiamo nelle mani»

 di Lirio Abbate

Alla fine degli anni Novanta Bernardo Provenzano è latitante nelle campagne del palermitano, l'estate è appena iniziata e i mafiosi pensano alle vacanze. Sì, anche i boss devono portare al mare o ai monti mogli e figli, scegliendo luoghi sicuri. Soprattutto nel periodo in cui i latitanti, inseguiti dagli investigatori, erano una schiera numerosa. Ad esempio, il vecchio padrino corleonese se ne sta rintanato in una villetta in compagnia di Nino Giuffré, capomafia di Caccamo. I due, al riparo dall'afa, parlano dell'organizzazione di Cosa nostra e di come gli uomini chiave si siano spostati per le ferie. Giuffrè inizia a elencare i nomi dei "colonnelli" e i posti che hanno scelto per svagarsi. Poi si sofferma su un latitante e rivela a Provenzano che si trova in un villaggio Valtur a Finale di Pollina, al confine fra la provincia di Palermo e Messina.

Con il ricercato c'è pure un altro mafioso. Il luogo che hanno scelto è di rara bellezza: uno struttura alberghiera a picco sul mare con una vista unica. Ma Giuffrè è un mafioso all'antica e non ama quei club con animazione, discoteca e piscina: per questo si lascia andare ad apprezzamenti poco lusinghieri sulla scelta che i due mafiosi hanno fatto. Finché a sorpresa Provenzano, come "l'Espresso" è in grado di rivelare, prende la difesa dei villaggi vacanze: "Che problema c'è?", chiede il padrino. E aggiunge: "Se ci vuoi andare non ti devi fare problemi perché 'stu discorso della Valtur lo abbiamo noi nelle mani". Giuffrè è stupito: non sapeva che Cosa nostra avesse legami anche con uno dei principali operatori turistici italiani. "Vi ringrazio", risponde il mafioso al suo boss, "ma vede, 'stu discorso di gruppo, di affollamento, manco a parlarne, io voglio stare per i fatti miei...".
L'ex mafioso di Caccamo oggi giura di non averci mai messo piede in un villaggio Valtur, ma racconta come il presidente del gruppo alberghiero, il cavaliere Carmelo Patti, originario di Castelvetrano, fosse "nelle mani di Ciccio Messina Denaro", il vecchio boss trapanese deceduto, padre di Matteo, il latitante numero uno di Cosa nostra. E proprio all'uomo più ricercato alcuni collaboratori di giustizia collegano la Valtur: gli investigatori considerano Mister villaggio turistico il "polmone finanziario" del boss che nel 1993, insieme ai fratelli Graviano, ha messo le bombe a Roma, Milano e Firenze.

I magistrati di Palermo due anni fa hanno messo sotto inchiesta il patron della Valtur accusandolo di aiutare il superlatitante. L'indagine è ancora aperta e potrebbe avere nuovi sviluppi. In passato il cavalier Patti ha avuto problemi con la giustizia. I pm di Marsala volevano arrestarlo, ma il gip rigettò la richiesta, per una maxi evasione fiscale collegata ad una delle sue aziende impiantate nel trapanese. Ed è stato assolto anche nel processo per associazione per delinquere. Con lui sul banco degli imputati sedeva il cognato di Matteo Messina Denaro, il commercialista Michele Alagna, anche lui assolto in appello. Si direbbe che il cavaliere abbia una predilezione per la famiglia del capomafia trapanese. Rapporto ricambiato, tanto che gli inquirenti sostengono che il boss è intervenuto personalmente per "facilitare" un affare che la Valtur ha concluso alcuni anni fa nel trapanese. E se dunque Provenzano ha riferito a Giuffrè di avere "in pugno" l'azienda dei villaggi vacanze, gli investigatori sono certi che vi sarebbe un link diretto tra il latitante "e la famiglia di Carmelo Patti". "Tra i due", scrivono i pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo nel capo d'accusa al patron della Valtur, "esistono a prescindere dagli esiti processuali, noti, pregressi rapporti, mediati anche da Michele Alagna, fratello di Franca, madre dell'unica figlia certa del latitante".

Le fortune economiche di Messina Denaro sono da sempre un rompicapo per gli investigatori che danno la caccia al suo tesoro. Negli ultimi anni sono stati sequestrati due gruppi di imprese dei trasporti e del settore alimentare, con bilanci a nove zeri: beni che sarebbero frutto degli investimenti del ricercato numero uno.
Già nel 2002 gli specialisti dell'antimafia che si occupano della lotta al riciclaggio avevano segnalato i capitali della Valtur nel settore "ad alto rischio di infiltrazioni mafiose". Dai documenti riservati che "l'Espresso" ha potuto visionare emerge "una sperequazione economica fra i beni riconducibili a Carmelo Patti e il suo reddito". Per gli investigatori il grande volume d'affari gestito dal cavaliere e il patrimonio accumulato "non sono giustificati".
Fino al 1997 la Valtur era l'eccezione alla regola dello Stato sprecone. L'impresa turistica fondata dalla Cassa del Mezzogiorno era in utile e tutti la volevano acquistare, dagli Agnelli al Club Med. A comprare, invece, fu la Fin Cab, una finanziaria di Carmelo Patti. Quattro anni dopo lo Stato, attraverso Sviluppo Italia, svende la sua partecipazione residua in Valtur che era del 30 per cento. Eppure, nel 1997, quando i Patti sono entrati nella compagnia rilevando la quota del San Paolo di Torino per 304 miliardi di lire, la società era in utile.

Il padre e padrone del gruppo, Carmelo Patti, sembrava la persona giusta per far decollare la società. Originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, emigrato a Robbio (Pavia) negli anni Sessanta, agli inizi operaio alla Philco, il cavaliere Patti è stato uno dei principali fornitori di componentistica elettronica della Fiat e oggi guida un impero costituito da circa 40 società che fatturano centinaia di milioni di euro. La gestione di questo gruppo si confonde spesso tra famiglia e impresa. Dalle grandi scelte, come quella di piazzare la figlia Maria Concetta alla guida dell'azienda, e gli altri due rampolli Giovanni e Paola nel consiglio di amministrazione, fino alle piccole operazioni, come far acquistare ai villaggi l'olio extravergine d'oliva di famiglia a un prezzo doppio rispetto a quello dei vecchi fornitori o di inserire fra i sindaci del gruppo il cognato di Messina Denaro.

Oggi la Valtur è un colosso alberghiero che gestisce in Italia quasi 10 mila posti letto mentre in Sicilia e Puglia sono in costruzione strutture che ne accoglieranno altri 5 mila. Con il contributo di Stato e Regione nel trapanese sarà inaugurato, su un'area di 31 ettari, un nuovo complesso. Non solo. Valtur ha firmato un contratto di programma con il ministero per lo Sviluppo economico che prevede anche la nascita di altre due strutture sempre in Sicilia. L'investimento complessivo è di oltre 100 milioni di euro, di cui 22 a carico dello Stato e circa 9 per la Regione. Nel 2009 i ricavi sono stati in crescita ed hanno raggiunto la somma di 215 milioni di euro. Conoscendo l'interesse dei boss per i grandi investimenti, Messina Denaro non starà a guardare. 


 



Rivolgiamo un’ accalorata quanto conveniente raccomandazione a tutti i Cittadini residenti di Isola delle Femmine, ai pochi e malcapitati turisti di Isola delle Femmine e ai pochissimi rompipalle che non sono capaci starsene a casa invece di andare in giro a fotografare ciò che non va fotografato.

Eventualmente sentiste comunque la necessità impellente di scattare qualche foto al porto di Isola delle Femmine, pensateci Bene e se proprio volete prima chiedete il permesso al “picciotto” del “quartiere”, che senz’altro vi dirà “ non ci conviene fare fotografie, piuttosto ci conviene spendere i piccioli paccattari cartoline li vinninu, sintissi a mia ca ci conviene. Risparmiare picciuli sul costo delle cartoline non ci conviene anche perché dà supra i picciuli a vossia non ci servono chiù u capisti ah ?.......” .

Il Consiglio: in questa situazione se non si vuole subire violenza fisica è molto importante avere la capacità di non reagire,  lo stile il comportamento il linguaggio con la sua cadenza alquanto minaccioso del picciotto, fa parte della Kultura tipicamente mafiosa.

A pochi metri trovate un negozio di souvenier dove vendono le cartoline.

Vuol dire che la prossima volta scegliete un’altra meta turistica e gli altri seguano il consiglio del picciotto di farsi i cazzi propri!

N.B. Un doveroso ringraziamento, per il senso civico dimostrato, mi sento rivolgere al Signor Gianni intervenuto a sedare il “picciotto” ed evitare che passasse dalle allusive minacce verbali alla violenza fisica.


Grazie Gianni.


Pino Ciampolillo

BRUNO,MAFIA,Non Sentire,informazione,ISOLA DELLE FEMMINE,Non Fotografare,Non pensare,Fatti i cazzi Tuoi,Non Parlare,Non scrivere,Non Vedere,Qui comando IO,Pappagallo

Saturday, August 20, 2011

“Sul mare luccica” a Cefalù e a Isola delle Femmine

“Sul mare luccica” a Cefalù e a Isola delle Femmine

Inizia oggi e proseguirà fino al 2 settembre a Cefalù e a Isola delle Femmine Sul mare luccica, manifestazione di cinema, teatro e musica. Il direttore artistico è Angelo Butera.
Isola delle Femmine: oggi alle 19:30 inaugurerà la mostra Sicilian crossing to Americasulla storia dell’emigrazione siciliana negli Usa e alle 22:00 verrà proiettato Nuovomondodi Emanuele Crialese: domani si svolgerà la prima edizione del Premio giornalistico città di Isola delle Femmine con la partecipazione dell’Orchestra Jumpin’Up:; giovedì 11 agosto si terrà il concerto Parlami d’amore Mariù di Maria Corso a Gilda Mignonette; venerdì 12 agosto Gino Carista porterà in scena Peppuccio Amato precario; dal 16 al 19 agosto si svolgerà il ciclo di proiezioni Anima e core in omaggio a Massimo Troisi; sabato 20 agosto tributo a Gershwin con il concerto di Flora Faja e la partecipazione straordinaria di Francesco Cafiso e gli arrangiamenti di Giovanni Mazzarino; domenica 21 agosto The Genius Blues band; lunedì 22 agosto Almamegretta; mercoledì 24 Il gruppetto; giovedì 25 agosto Eugenio Bennato con la taranta; venerdì 26 è di scena Sicily stars orchestra (jazz); sabato 27 agosto alle 20:30 dibattito Coppole a Brooklyn, la mafia siciliana negli Stati Unitimoderato da Alberto Samonà, con i giornalisti Vittorio Corradino, Peppino Lo Bianco e Giancarlo Mirone e a seguire concerto di Giovanni Genovese; domenica 28 Francesco Buzzurro.

MAFIA, MASSONERIA...PURCHE' NULLA CAMBI DON AGOSTINO CHE SPOSÒ IL CAPO DI COSA NOSTRA

E' tornato d'attualità il problema della presenza della massoneria  a Trapani. Lo si deve, anzitutto, all'uscita – a dire il vero piuttosto audace – di un giovane giornalista-editore-tuttofare e tutto essere che, partecipando ad una riunione dei cespuglietti della sinistra, hatuonato contro la presenza di massoni nelle liste delle ormai prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Trapani. La polemica attorno a quel diktat è durata appena un paio di giorni. Anche quelli che avversano la massoneria infatti non ci stavano a generalizzare, anche perché, si sosteneva a torto o a ragione nei ristretti circoli della politica locale, si trattava di un proiettile con un ben definito obiettivo da colpire: Pietro Savona, candidato sindaco della Margherita. Costui, con grande eleganza rispondeva di non essere massone e che comunque non aveva nulla contro la massoneria, “quella pulita, da non confondere con quella deviata”. E' rimasto insoluto l'interrogativo su chi ha armato la mano del giornalista-editore-tuttofare e tuttoessere.

Massoneria capitolo chiuso? Manco per nulla. Mons. Miccichè, Vescovo di Trapani, che dal secondo anno (peccato non dal primo, o meglio da subito, si era in periodo elettorale ndr) della sua presenza in città, ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con la massoneria, ha subito ripreso il tema con il fervore di sempre, aggiungendovi la scomunica e la negazione della Comunione per chi si professa  massone. Rimane da capire come faranno i preti officianti a negare la Comunione ai massoni che, se si esclude un ristrettissimo numero di adepti che non negano l'appartenenza e che, anzi, con orgoglio portano il distintivo di squadra e compasso, preferiscono nascondersi. Il limite della Massoneria è proprio questo: essere qualcosa di nascosto. Proprio per questo metodo vi hanno anche aderito persone che da quella appartenenza cercano solo di guadagnare favori.

L'estensore di queste note non ama la massoneria in genere, è nemico – non avversario – di certa massoneria deviata e crede di avere acquisito, nel passato, qualche merito in tal senso. Premessa obbligata per aggiungere che non mi piacciono le generalizzazioni; quelle, per intenderci, del giornalista-editore-tuttofare e tuttoessere, ma neanche quella molto più particolareggiata e sofisticata del Vescovo. Bisogna saper distinguere e colpire nella giusta direzione, altrimenti si rischia di avere un effetto boomerang ed i massoni deviati rischiano di uscirne ancora una volta più forti.

E' già successo in questa città. E' accaduto quando nell'aprile del 1985, un onesto funzionario di polizia, il dott. Saverio Montalbano, dirigente la squadra Mobile, indagando sul concorso per comandante dei vigili urbani si imbatteva nello pseudo Centro Studi Scontrino, all'interno del quale operavano ben sei logge massoniche (Iside, Iside2, Osiride, Ciullo D'Alcamo, Miriam Cafiero) e, soprattutto, una loggia massonica coperta, cioè segreta, la loggia “C”. Dietro la facciata del Centro Studi e delle logge massoniche si nascondeva una pericolosa accolita di mafiosi, politici ed alti funzionari pubblici. Un coacervo di interessi nascosti dalla comune osservanza massonica che giungeva a Licio Gelli, quello della P2, ma anche al palermitano Giuseppe Mandalari, a Padre Agostino Coppola, il prete mafioso che sposò segretamente Salvatore Riina, e si potrebbe continuare. Non solo la stampa regionale e nazionale, anche quella internazionale si occupò di quel gravissimo scandalo. C'era però anche chi localmente (soprattutto politici con l'appoggio di qualche giornale) cercava di ridimensionare il tutto, riconducendolo ad un semplice episodio di malcostume.

Visti i risultati, questa tesi ha prevalso. Infatti, ci fu un lungo iter giudiziario iniziato con una richiesta di arresto per una trentina di aderenti che venne respinta dall'allora giudice istruttore; infine ci fu un processo con pochissimi imputati conclusosi con un paio di lievi condanne.

E i funzionari pubblici coinvolti? Chi ha voglia di “conoscerli”, quelli che nel frattempo non sono andati in pensione, li troverà ancora al vertice di istituzioni pubbliche. Hanno anche fatto carriera. Il dott. Montalbano, invece, poco tempo dopo quella scoperta venne trasferito a Palermo, impossibilitato ad approfondire l'inchiesta; qualche tempo dopo ha lasciato, forse deluso, la polizia. Se la passò non proprio bene anche qualche rappresentante della carta stampata locale che non aveva avuto peli sulla penna a scrivere la realtà. Ecco, quella è la massoneria da combattere, distinguendo, per evitare delle solidarietà che potrebbero rafforzarla. Ma perché non si generalizzi, è anche opportuno che la massoneria, quella vera, esca da certo anonimato, ed anche la sua attività venga svolta alla luce del sole, possibilmente spogliata da certi riti cosiddetti esoterici.

Massoneria deviata e mafia. Le due M in questa città hanno avuto, probabilmente svolgono  ancora, un ruolo centrale di direzione.

In questa città è ancora proibito parlare e scrivere di mafia. Basta vedere le polemiche che ancora in questi giorni animano i salotti bene della città. Ancora per la famosa puntata di “Anno zero”, la trasmissione di Michele Santoro. Ancora a “lamentare” l'onore della città che gli inviati di Santoro avrebbero calpestato. Ancora la ridicola accusa ai cosiddetti “professionisti dell'antimafia”. Tutto già visto e sentito. C'è però una novità: da rappresentanti delle istituzioni arrivano minacce: “dovrebbero essere espulsi dalla città coloro che hanno collaborato ad offendere il buon nome di Trapani”. Cioè coloro, qualche politico, un paio di giornalisti,  che continuano ad avere il coraggio di parlare apertamente della presenza mafiosa in città e di combatterla. A tanto non eravamo ancora arrivati, neanche negli anni più bui. Affermazioni a mio avviso più gravi di quella storica di Erasmo Garuccio sulla non presenza della mafia in città. Ancora più gravi se, come si è letto sui giornali, a pronunziarle sono stati (non ci sono smentite ndr) uomini delle istituzioni che hanno - avrebbero ? -  il compito di combattere la mafia, ignorando tutti gli orpelli circa il buon nome, l'onore e sciocchezze simili.

Nei giorni scorsi riordinando vecchie carte e documenti ho riletto le relazioni della commissione antimafia e della “commissione per i problemi posti all'ammini-strazione della giustizia dalla criminalità organizzata” del  Consiglio Superiore della Magistratura. Documenti datati, ma straordina-riamente attuali. Ne segnalo alcuni passaggi. Si parla di Trapani del controllo del territorio da parte della mafia. Scrive la commissione del CSM: “si tratta di una criminalità talmente invasiva da avere condizionato e frenato lo sviluppo economico e sociale incidendo perfino sul momento elettorale; di una criminalità che per perseguire i suoi scopi non ha esitato a stipulare alleanze con la massoneria deviata; di una criminalità che ha fatto della intimidazione e della corruzione il normale sistema per aggiudicarsi il controllo sugli appalti e che si è infiltrata nella Pubblica Amministrazione”.

Scrive nella sua relazione la commissione antimafia. “In ordine al funzionamento della pubblica amministrazione ed alle responsabilità dell'ente locale sono state acquisite le opinioni del Sindaco e dei capigruppo del consiglio comunale di Trapani. Secondo alcuni di questi sarebbe strumentale accreditare una immagine di Trapani come Città collusa con la criminalità organizzata”.

Incredibile, il tempo sembra non passare mai. La conclusione la lasciamo ancora alla Commissione parlamentare antimafia di molti anni fa. “……..Dall'incontro con gli amministratori della città non è emersa una valutazione adeguata al progressivo aggravamento delle condizioni della pubblica amministrazione e della civile convivenza…sembra prevalere una tendenza al ridimensionamento che non può non incidere negativamente sul fondamentale ruolo che l'ente locale deve avere nella complessiva azione di contrasto ad un crimine organizzato che proprio a Trapani si mostra quanto mai pericoloso”.

Aldo Virzì  


http://www.processionemisteritp.it/extra/dicembre06/mafia%20massoneria.htm

TOTO' RIINA SI RISPOSA

PALERMO - Il capo di Cosa nostra si sposa. Totò Riina ha deciso di regolarizzare il suo matrimonio. Si celebrerà probabilmente nelle prossime settimane, quando saranno superate tutte le procedure burocratiche. Il boss dei boss vuole perfezionare con il rito civile il matrimonio con Antonietta Bagarella che sposò, in gran segreto, nell' aprile del ' 74. Un matrimonio religioso che fu celebrato dall' allora giovane prete Agostino Coppola (uomo d' onore e nipote di Frank Tredita) che alcuni anni fa ha abbandonato l' abito talare. Un matrimonio che, per non rivelare chi erano i concelebranti e i testimoni, non venne registrato allo stato civile del Comune di Corleone. Ma Riina e Antonietta Bagarella non saranno assieme il giorno delle nozze davanti all' ufficiale di stato civile. Il boss si sposerà per procura. Non potrà sposarsi nel carcere dov' è detenuto per motivi di sicurezza, perché non gli è consentito di incontrarsi con altre persone, cioè chi dovrebbe sposarli e i testimoni. Allora per regolarizzare, dopo vent' anni, la situazione, è stata scelta l' unica strada percorribile, quella della procura. Il boss ha già indicato, attraverso il suo notaio, Adriana Purpura, chi sarà a rappresentarlo al matrimonio civile. Sarà la sorella maggiore Arcangela Riina. E' però rigorosamente segreta la data delle nozze per evitare che fotografi e giornalisti possano disturbare la cerimonia. Riina ha deciso di sposarsi col rito civile cinque mesi fa e da allora i suoi legali hanno inviato la richiesta a quindici tribunali di varie città per ottenere le autorizzazioni. Tutte le Procure hanno espresso parere favorevole e l' ultimo ok è stato concesso proprio venti giorni fa. Da quando il boss è finito in carcere, il 15 gennaio del ' 93, dopo oltre vent' anni di latitanza, ha cercato di sistemare ogni cosa e nei mesi scorsi aveva anche chiesto di ottenere la residenza a Corleone. Ma il sindaco progressista del paese, Giuseppe Cipriani, ha respinto la richiesta del boss e Riina lo ha denunciato. Quello che però premeva di più al capo di Cosa nostra era sposare col rito civile la sua Antonietta, con la quale convolò a nozze in una villa di Cinisi, protetta e sorvegliata da una decina di uomini d' onore. Riina era già latitante e Antonietta Bagarella, sorella di Leoluca, decise di coronare il suo sogno d' amore, scegliendo di vivere in clandestinità con il suo uomo. Si dice che oltre a padre Agostino Coppola a cocelebrare il matrimonio siano stati altri due preti della diocesi di Monreale. Fu un matrimonio senza gli sfarzi che la maestrina aveva sognato e si accontentarono di una cerimonia semplice e con pochi invitati. Furono infatti stampati soltanto una ventina di cartoncini di partecipazione, per gli amici più intimi e fidati e per pochissimi parenti. Soltanto alcuni anni dopo le nozze, gli inquirenti scoprirono che Riina e Antonietta Bagarella si erano sposati. Lo scoprirono quando fecero irruzione in un appartamento della borgata di San Lorenzo dove il boss aveva trascorso gran parte della sua latitanza. Su un tavolo venne trovata la partecipazione di nozze ed alcune fotografie. E da allora, fino al giorno del suo arresto, Riina ha condotto, sotto falso nome, una vita "normale", con villette e appartamenti a Palermo e "rifugi" in tutte le province siciliane. Dal matrimonio nacquero quattro figli: la prima, Maria Concetta, che oggi ha 19 anni, Giovanni di 18, Giuseppe di 16 e Lucia, nata 14 anni fa. Tutti e quattro i parti avvennero nella clinica privata "Noto" nella centralissima via Dante di Palermo ed i figli furono regolarmente registrati allo stato civile di Corleone. Ed a Corleone Antonietta Bagarella e i suoi quattro figli sono ritornati soltanto due giorni dopo l' arresto di Totò Riina. Arrivarono in paese in gran segreto. Ad accompagnarli fu uno dei killer della strage di Capaci, Santino Di Matteo, che adesso collabora con la giustizia e ha raccontato i dettagli del "trasferimento" da Palermo a Corleone. Arrivarono di notte, con due automobili e con qualche valigia per tornare a vivere nella casa della madre di Antonietta Bagarella, in vicolo Scorsone, nella parte alta del paese. Da allora Ninetta fa una vita molto riservata, poche uscite e poca "confidenza" con i paesani. Soltanto pochi intimi ed i parenti. Diverso l' atteggiamento del primo figlio maschio di Totò Riina, Giovanni, che proprio nelle ultime settimane è stato protagonista di un "giallo". Venne infatti denunciato, assieme al fratello e a quattro amici, per aver divelto la targa toponomastica della piazza principale del paese, intestata al giudice Giovanni Falcone. Il rampollo del boss però "rassicurò" il padre durante una delle udienze nell' aula-bunker sostenendo che lui era "innocente". Ed anche Antonietta Bagarella disse al marito che Giovanni con quella storia non c' entrava nulla. E a quanto pare Giovanni Riina aveva ragione, perché, alcuni giorni fa, sei ragazzi, probabilmente preoccupati dal fatto di avere in qualche modo "danneggiato" il figlio del boss, sono andati in commissariato confessando di essere gli autori del trafugamento della targa.
di FRANCESCO VIVIANO
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/12/14/toto-riina-si-risposa.html
 

DON AGOSTINO CHE SPOSÒ IL CAPO DI COSA NOSTRA

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 30 gennaio 2010

di Isaia Sales
(Scrittore)


Don Agostino Coppola è il prete che il 16 aprile 1974 nei giardini di Cinisi sposa Totò Riina (allora latitante) con Ninetta Bagarella. Insieme con lui altri due preti, don Mario e don Rosario. È parroco di Carini e viene ammesso nelle fila (combinato) di Cosa Nostra a Ramacca nel 1969. Ne parla il collaboratore di giustizia Antonino Calderone: “Mentre eravamo a cena arrivò un prete. Ci fu presentato come un uomo d’onore della famiglia di Partinico. Agostino Coppola si chiamava. Quello che riscosse i soldi del sequestro Cassina. Con mio fratello abbiamo scherzato durante il viaggio di ritorno su questo prete che faceva parte della mafia. ‘Gesù Gesù, anche un parrino in Cosa Nostra’”.

Don Agostino è legatissimo a Luciano Liggio ed è nipote di un capo di Cosa Nostra americana, Frank Coppola detto Tre dita. Amministra i beni della diocesi di Monreale (la più chiacchierata della Sicilia) e fa da mediatore nei sequestri di persona fatti dai Corleonesi (quello di Luciano Cassina, di Luigi Rossi di Montelera e dell’industriale Emilio Baroni). Nel 1974 viene arrestato, e nella sua abitazione gli inquirenti trovano cinque milioni provenienti dal riscatto di un sequestro di persona. Nel 1976 don Agostino viene processato, insieme con Luciano Liggio, per il sequestro di Luigi Rossi di Montelera e condannato a quattordici anni di galera.
Nel marzo del 1977 riceve una seconda condanna, questa volta per estorsione (derubricata poi in appello in lesioni personali aggravate) ai danni di un allevatore. Nel luglio dello stesso anno compare come imputato nel processo per il sequestro di Luciano Cassina, figlio di un noto appaltatore di lavori pubblici di Palermo, ma viene assolto per insufficienza di prove, grazie anche all’intervento del vescovo di Monreale. Monsignor Corrado Mingo invia, infatti, una lettera alla Corte pochi giorni prima del processo in cui dichiara di aver richiesto lui stesso l’intervento del prete in qualità di mediatore. Dunque, il vescovo sapeva dei legami di don Agostino Coppola con ambienti criminali. Il colonnello Russo, ucciso poi a Ficuzza nel 1977, era convinto che don Agostino avesse nascosto Luciano Liggio latitante a Piano Zucco, zona in gran parte controllata dal prete di Carini e dai suoi fratelli Giacomo e Domenico. Quando Liggio si trasferisce in Calabria per un contrasto con gli altri capi della mafia contrari ai sequestri di persona che il corleonese e la sua banda praticavano in Sicilia, don Agostino Coppola lo raggiunge immediatamente.
Per mimetizzare i veri motivi della sua missione, il prete si fa accompagnare da una ragazza che interrogata disse di essersi innamorata del sacerdote ma di non essere riuscita a conquistare il suo amore. Tra il 1971 e il 1973, periodo di permanenza di Liggio latitante nel palermitano, padre Agostino Coppola acquistò beni per 49 miliardi di lire. Un po’ troppi per chi ha fatto voto di povertà. All’inizio degli anni Ottanta viene sospeso finalmente dal Vaticano e si sposa con una donna della famiglia Caruana di Siculiana, famosa famiglia di trafficanti di droga tra la Sicilia, il Canada e il Venezuela. Morì mentre era agli arresti domiciliari. Sempre a proposito della famiglia Coppola, va ricordato che lo zio, Frank Tre dita, quando fu rispedito in Italia dall’America perché indesiderato , fu ricevuto alla stazione con la banda dal parroco di Partinico don Leonardo La Rocca.
FRA’ GIACINTO
Frate Giacinto, al secolo Stefano Castronovo, nato nel 1919 a Favara, provincia di Agrigento, fu ucciso il 6 settembre 1980 con cinque colpi al capo da due persone nella sua cella al primo piano del monastero di Santa Maria del Gesù a Palermo. Già nel 1964 la polizia si era interessata a lui. Il commissariato di Corleone aveva perquisito il convento e la cella in cui viveva Fra’ Giacinto alla ricerca del latitante Luciano Liggio. Una “soffiata” aveva indicato in Fra’ Giacinto il suo protettore. A Santa Maria del Gesù si era sistemato splendidamente: viveva in un appartamento di sette stanze. Nella perquisizione, dopo il suo assassinio, fu trovata una rivoltella calibro 38 in un cassetto della scrivania e quattro milioni di lire in contanti, inoltre profumi e liquori e abiti civili di ottima fattura. Don Giacinto era amico dei mafiosi. Oltre a Luciano Liggio, annoverava tra le sue frequentazioni anche la famiglia Bontate, di cui era diventato il confessore. Le indagini sull’uccisione le svolse il vicequestore Antonino Cassarà, assassinato qualche anno dopo. Cassarà restò fortemente impressionato dall’omertà dei suoi confratelli. Le poche cose che venne a sapere riguardavano la sua non partecipazione alla vita religiosa del convento; riceveva solo gente che gli chiedeva favori e faceva raccomandazioni, i doni che gli portavano non li condivideva con gli altri frati. Nessuno dei suoi superiori aveva avuto da ridire su questi suoi comportamenti fuori dalle regole e dalle tradizioni dell’ordine francescano. Nessuno dei suoi confratelli aveva segnalato l’anomalia del suo modo di vivere. Nel 1961 Fra’ Giacinto aveva acquistato una pistola, una Walther 7,65. Il frate era chiacchierato da lungo tempo, e nessuno a Palermo si meravigliò della sua fine. Pare che praticasse perfino il prestito di denaro a usura, ma “furono le sue amicizie strettamente mafiose a farne decidere l’omicidio”. Quando l’anno dopo la sua uccisione fu sterminato l’intero clan dei Bontate, si capì meglio la ragione della sua eliminazione: si era trattato di un messaggio mandato alla famiglia di cui era il padre spirituale.
Voci insistenti dicevano che nel cimitero del convento fossero sepolti alcuni “scomparsi” di quegli ultimi anni e che, nelle tombe vuote, si fossero nascosti alcuni mafiosi latitanti. Anche Gianni Baget Bozzo in un articolo ventilava l’ipotesi che Fra’ Giacinto non rappresentasse un’eccezione all’interno dell’ordine e della Chiesa siciliana.
Nella omelia al suo funerale il provinciale dell’ordine francescano, padre Timoteo, richiamò la massima evangelica “Chi è senza peccati scagli la prima pietra”. Dire una frase del genere davanti a un assassinato, “vuol dire ammetterne le colpe o assolverle”.


E' MORTO IL PRETE CHE SPOSO' TOTO' RIINA

PALERMO - Un' ora prima dei funerali, era già affollata la chiesa "degli Agonizzanti" di Partinico, a 30 chilometri da Palermo. Pochi hanno disertato l' ultimo saluto all' ex "prete-boss", Agostino Coppola, 58 anni, morto dopo una lunga malattia ai polmoni. Per l' ex sacerdote che ebbe l' "onore" di sposare in gran segreto il capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina e Antonietta Bagarella, decine di ghirlande di "amici" e parenti, e una omelia funebre celebrata da padre Sergio Albano. "Don" Agostino porta con sé nella tomba tante storie di mafia antica che lo hanno visto protagonista negli anni Sessanta e Settanta. "Era il prete di Cosa nostra", hanno sempre affermato gli investigatori. Fedelissimo di Liggio, Agostino Coppola svolse il ruolo di mediatore con le famiglie dei rapiti quando Cosa nostra decise di dedicarsi ai sequestri di persona, soprattutto in Lombardia. La prima volta che finì sul banco degli imputati, per il sequestro Cassina, la notizia fece il giro del mondo. Fu assolto solo grazie all' intervento dell' allora vescovo di Monreale, Corrado Mingo. Qualche anno dopo fu condannato a tredici anni per aver "mediato" la liberazione del conte Luigi Rossi di Montelera. Quando uscì di galera, arrivò la sospensione a divinis della Chiesa.
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BULGARELLA 2013 DECRETO 4103 2013 PERQUISIZIONE RUGGIRELLO PIPPO GIANNI PALENZONA UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA POMA SERENI MERCURI PROCURA FIRENZE







BULGARELLA 2010 REPORT UNICREDIT PALENZONA RUGGIRELLO PIPPO GIANNI POMA SERENI COSI FAN TUTTI UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA MASSONERIA MAFIA DECRETO 4103 2013 PROC FIRENZA AUTOPARCO


 







Friday, August 05, 2011

 

Clamorosa notizia il Sindaco di Isola delle Femmine intervenendo alla manifestazione in occasione del 4° anniversario della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana dal cantiere della Calliope di Isola delle Femmine afferma :

“…io l’ho già detto a Rossella (Accardo) sono disposto in qualsiasi momento ad andare davanti ad un magistrato ed affermare che sulla Calliope si è fatto un COLPO DI MANO contro il Consiglio Comunale che aveva votato contro la costruzione, un COLPO DI MANO contro gli acquirenti degli appartamenti della Calliope che hanno acquistato non al prezzo di edilizia convenzionata………..”.

A questo punto il Signor Sindaco deve chiarire alla Cittadinanza   chi sono stati gli autori del COLPO DI MANO?

Chi ha beneficiato dei risultati del COLPO DI MANO?

Non si sente Egli stesso Reponsabile del COLPO DI MANO? (visto che all’epoca ricopriva la carica di Vicesindaco?)

Vista la  Sua convinzione   che il piano di costruzione della Calliope   risultava essere un COLPO DI MANO perché nella Sua funzione di Sindaco ha rilasciato la licenza edilizia n 14.

Lei ricorderà certamente, Signor Sindaco tutte le licenze edilizie sono state concesse sotto la Sua gestione! Quindi dobbiamo supporre che inconsapevolmente Lei ha dato una mano affinchè il COLPO DI MANO avesse un esito positivo?

ORA che il PROFESSORE si è  convinto che il Piano Costruttivo della Calliope è stato un COLPO DI MANO perché non smentisce le voci pubblicate su carta stampata e mezzi televisivi a proposito di  appartamenti “donati” a figli di ex amministratori per  facilitare l’iter burocratico amministrativo?

(In attesa  che il PROFESSORE risponde alle nostre domande  stiamo  preparando un dossier sull’affair della Calliope, sulla sparizione di Antonio e Stefano Maiorana e l’ambiente e personaggi in cui è maturato questo efferato “sequestro di persona”)

POPRIETARIO DEL TERRENO VERDE AGRICOLO SIG. BANDIERA SALVATORE

-DESTINAZIONE D’USO INIZIALE VERDE AGRICOLO superficie estesa mq. 13.627 volume pari a 28.414,14 densità territoriale mc/mq 2,08.

-RAPPRESENTANTI LEGALE RAPPRESENTANTE CALLIOPE spa. SIG.RA LO CICERO MARIA ANTONIETTA LEGALE RAPP.TE SA.BA.spa. BANDIERA ROSANNA

-PROGETTO per la realizzazione di 50 alloggi di edilizia convenzionata-agevolata legge 457/78

18.4.2003 Il programma di Costruzione redatti dall’Ing Lascari Gioacchino prevede la realizzazione di 52 alloggi;

27.5.03 Commissione Edilizia del Comune di Isola esprime parere negativo sul progetto;

17.7.03 Commissione Edilizia Comunale di Isola esprime parere favorevole per 50 alloggi vista la perizia giurata del progettista ING Lascari Gioacchino

24.9.2003 DELIBERAZIONE DEL COMMISSARIO AD ACTA (DR. MARIO MEGNA) CHE APPROVA LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DELL’U.T.C. ARCH GIANBRUNO

20.4.05 UFFICIO TECNICO ISOLA EMETTE ORDINANZA N 23

19.5.05 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE EMETTE ORDINANZA N 26

1.6.05 IL COMUNE DI ISOLA CONCEDE LICENZA EDILIZIA n 14

27.8.07 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE SU RICHIESTA CARABINIERI EMETTE ORDINANZA N 29 SOSPENSIONE LAVORI A CARICO DI LO CICERO MARIA ANTONIETTA E BANDIERA ROSANNA RAPPRESENTANTI DELLA CALLIOPE S.R.L. VIALE REGIONE SICILIANA 2629 PALERMO

6.6.07 ordine del giorno della Commissione Edilizia di Isola delle Femmine al punto 15 pratica n 12/7 IMMOBILIARE LA CALLIOPE s.r.l. istanza del 3/4/07 prot 3981 "PROGETTO DI VARIANTE AI SENSI DELL'ART 15 L 47/85 RELATIVO A 9 CORPI DI FABBRICA DENOMINATI A,B,C,D,E,F,G,H,I PER COMPLESSIVI 50 ALLOGGI PER CIVILE ABITAZIONE IMPRESA CALLIOPE.

18.4.2003 Il programma di Costruzione redatti dall’Ing Lascari Gioacchino prevede la realizzazione di 52 alloggi;

27.5.03 Commissione Edilizia del Comune di Isola esprime parere negativo sul progetto;

Il 30 maggio ‘03 l’arch. Monica Giambruno trasmette al dott. Megna, copia dell’estratto del verbale n. 30 del CEC dove si evinceva il “PARERE NEGATIVO” all’approvazione del programma costruttivo

17.7.03 la Commissione Edilizia Comunale di Isola esprime parere favorevole per 50 alloggi vista la perizia giurata del progettista ING Lascari Gioacchino

24.9.2003 DELIBERAZIONE DEL COMMISSARIO AD ACTA (DR. MARIO MEGNA) CHE APPROVA LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DELL’U.T.C. ARCH GIANBRUNO

19 marzo ‘04 durante una seduta consiliare con punto all’ordine del giorno una Interrogazione formulata dal Consigliere DIONISI geom Vincenzo del gruppo Nuova Torre con domande relative alle delibere del Commissario n.48/03 e di Consiglio n. 56/03, Isola per Tutti, di cui faceva parte nella funzione di Vicesindaco il PROFESSORE abbandonano  l’aula, non curante del COLPO DI MANO che si stava perpetrando nei Confronti del C.C., degli acquirenti degli appartamenti, della Legalità della Trasparenza.

20.4.05 UFFICIO TECNICO ISOLA EMETTE ORDINANZA N 23

19.5.05 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE EMETTE ORDINANZA N 26

1.6.05 IL COMUNE DI ISOLA CONCEDE LICENZA EDILIZIA n 14

27.8.07 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE SU RICHIESTA CARABINIERI EMETTE ORDINANZA N 29 SOSPENSIONE LAVORI A CARICO DI LO CICERO MARIA ANTONIETTA E BANDIERA ROSANNA RAPPRESENTANTI DELLA CALLIOPE S.R.L. VIALE REGIONE SICILIANA 2629 PALERMO

Della Calliope erano soci al 50% la compagna di Maiorana, Karina Andre Gabriela, argentina, e Dario Francesco Lopez, genero di Salvatore Bandiera, proprietario del terreno su cui l'impresa stava costruendo.

Della Edilia, invece, risultano soci i figli di Bandiera e l'imprenditore palermitano Francesco Paolo Alamia. Alamia, che è stato anche assessore comunale a Palermo, era tra i soci della immobiliare Inim insieme a Filippo Alberto Rapisarda, e, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto rapporti d'affari con l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia.

    
 
 

Isola delle Femmine, commemorato il quarto anniversario della scomparsa dei Maiorana

Organizzato un presidio nel residence "Calliope", poi la piantumazione di un alberello di ulivo e una messa serale

Un presidio nel residence “Calliope” di via del Levriere, ad Isola delle Femmine, la simbolica piantumazione di un alberello d'ulivo e una messa serale all'aperto, per ricordare il 4° anniversario della scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio, inghiottiti, si presume, dalla “lupara bianca”, il 3 agosto del 2007. La madre di Stefano, Rossella Accardo, chiede giustizia per una vicenda avvolta nel giallo che ha distrutto la sua famiglia, visto che il 6 gennaio del 2009, per la disperazione, si tolse la vita, gettandosi dal balcone di casa dei suoi nonni in via Generale Arimondi, a Palermo, anche il figlio minore Marco. Un evento nel quale, secondo lei, le colpe sono non solo della mafia, ma anche delle istituzioni politiche. Fra i presenti alla cerimonia di ieri sera anche il sindaco di Monreale Filippo Di Matteo e quello di Isola delle Femmine Gaspare Portobello.
I particolari e le interviste nel TG 7
( 4 agosto 2011 )

Caso Maiorana, Rossella Accardo chiede la riapertura dell'indagine

La donna vuole arrivare fino in fondo per trovare esecutori e mandanti dell'agguato

Ha chiesto la riapertura dell'indagine perchè vuole andare fino in fondo, la signora Rossella Accardo, per trovare esecutori e mandanti del misterioso presunto caso di “lupara bianca” che ha riguardato il suo ex marito Antonio Maiorana e suo figlio Stefano. I giudici Francesco Del Bene e Gaetano Paci hanno deciso di chiudere l'inchiesta dopo il suicidio di Marco Maiorana del 6 gennaio del 2009, ma lei e il suo avvocato, Giacomo Frazzitta, sperano che da settembre la giustizia possa riprendere il suo cammino e svegliarsi da un letargo che alla signora Rossella sta facendo più male di una coltellata al cuore. Lo fa con il supporto delle forze dell'ordine, tenendo gelosamente con sé i verbali stilati dai Carabinieri del Comando provinciale di Palermo, secondo i quali si trattò di un agguato di stampo mafioso. I militari, inoltre, come si legge in una nota, esprimono forti dubbi anche sull'improvviso black-out, avvenuto la mattina del 3 agosto del 2007, dell'impianto di videosorveglianza nel tratto autostradale che va da Isola delle Femmine all'aeroporto “Falcone-Borsellino” di Punta Raisi, dove fu poi rinvenuta la Smart di Stefano Maiorana. Secondo la signora Accardo gli inquirenti non hanno fatto tutto il possibile per scoprire la verità.
I particolari e l'intervista nel TG 7
( 4 agosto 2011 )

Isola delle femmine ricorda i Maiorana

Rossella Accardo, madre di Stefano Maiorana, scomparso quattro anni fa insieme al padre, dal loro cantiere di lavoro, ieri, in occasione del quarto anniversario della scomparsa, ha chiesto la riapertura delle indagini, chiuse, a suo giudizio troppo frettolosamente. Lo ha fatto con un presidio presso il cantiere che oggi è diventato un residence, al quale ha partecipato anche il sindaco di Isola delle Femmine e quello di Monreale in rappresentanza del consorzio sviluppo e legalità.

Il giallo Maiorana 2 Un pc distrutto prima del suicidio

Dopo quattro anni, la signora Rossella non s’è arresa: «Io spero ancora di riabbracciare mio figlio, e mi auguro che anche il mio ex marito possa tornare» . Sono spariti la mattina del 3 agosto 2007, padre e figlio, Antonio e Stefano Maiorana, 47 e 22 anni, la loro Smart parcheggiata all’aeroporto di Punta Raisi e nessun’altra traccia.
La Procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto a carico di ignoti, ma il legale di Rossella Accardo già Maiorana s’è opposto. Ci sono altre indagini da svolgere, sostiene l’avvocato Giacomo Frazzitta. Compresa una perlustrazione con il georadar nel cantiere di Isola delle Femmine, dove i due uomini sono stati visti per l’ultima volta, «alla ricerca di eventuali resti degli scomparsi» .
Almeno tentiamo di trovare i corpi, suggerisce l’avvocato. Per poi provare a risalire agli eventuali assassini. «Ma io confido che almeno Stefano, il quale potrebbe aver visto qualcosa che non doveva vedere, sia tenuto sequestrato da qualche parte» , insiste Rossella Accardo.
Che in questa storia ha già pianto un cadavere: Marco Maiorana, l’altro suo figlio, suicidatosi il 6 gennaio 2009. Una fine quasi certamente collegata alla scomparsa del padre e del fratello, che rende più drammatico e intricato un «giallo» senza finale. Dopo il suicidio, la madre trovato un appunto scritto da Marco su una vecchia copia di Topolino: «Mio padre diceva che se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi fartelo amico.
Con Karina abbiamo distrutto la memoria del pc dove si conserva il materiale con cui si teneva… Sapevo che quella mattina mio fratello andava a discutere qualcosa di grave e non sono riuscito a trattenerlo» . Particolari che il ragazzo non aveva mai rivelato negli interrogatori resi. Karina Andrè, argentina di dieci anni più giovane, era la nuova fidanzata di Antonio Maiorana. Secondo inquirenti e investigatori è «persona avvezza a mentire» , che ha dato l’impressione «di volere depistare o comunque allontanare dalla ricerca della verità» ; fino al punto di ritrovarsi indagata per favoreggiamento dei responsabili della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana.
Ma anche questa seconda inchiesta non ha portato a niente. A parte la convinzione che Karina abbia celato particolari importanti e distrutto la memoria del computer del suo compagno, con la complicità del più giovane dei Maiorana. Che non può raccontare più niente. «Karina sa tutto, e aveva completamente plagiato Marcuccio— accusa la signora Rossella —. L’ha preso in giro dicendogli che i carabinieri avevano rubato gli orologi di suo padre nelle perquisizioni, mentre invece li aveva presi lei per rivenderli» .
Un dettaglio accertato dalle indagini. Come altri comportamenti misteriosi della donna, che si aggiungono alla memoria informatica cancellata. In questi quattro anni Karina ha cercato di dimenticare Antonio Maiorana e s’è costruita una nuova vita, accanto a un altro uomo. Ma prima che sparisse, era entrata negli affari di quello precedente.
Maiorana, che a suo modo può definirsi un imprenditore, si occupava della costruzione di un residence a Isola delle Femmine, metà strada tra Palermo e Punta Raisi, una cinquantina di appartamenti dal valore complessivo di oltre 7 milioni di euro. Dieci giorni prima della sua scomparsa aveva fatto intestare il cinquanta per cento della società Calliope, interessata alla costruzione del residence, proprio a Karina.
L’altra metà delle azioni erano passate a Dario Lopez, genero del proprietario del terreno, col quale il 1 ° agosto 2007 Maiorana litigò venendo alle mani. Pure lui, secondo gli inquirenti, è un testimone «spesso evanescente» . Anche nella ricostruzione della mattina del 3 agosto, quando andò a prendere un caffè con Antonio e Stefano Maiorana. Poi nessuno li ha più visti.
Alcuni approfondimenti sollecitati dall’avvocato Frazzitta ruotano intorno alle mosse e alle «omissioni» di Lopez. La sua cliente, la signora Rossella, è convinta che la verità sia nascosta in quel cantiere divenuto nel frattempo un concentrato di case abitate da inquilini ignari dei segreti del nuovo «caso Maiorana» , riedizione di quello cresciuto intorno alla scomparsa del grande fisico siciliano Ettore Majorana — correva l’anno 1938 — su cui s’indaga ancora oggi.
Questa è una storia diversa, in cui ha fatto capolino anche la mafia; per la terra dove s’è consumata e per qualche nome comparso nell’indagine: dal costruttore Francesco Paolo Alamia, già vicino al sindaco mafioso Vito Ciancimino, al capo elettricista del cantiere, considerato legato al boss di Cosa nostra Salvatore Lo Piccolo e a suo figlio Sandro; ma i pentiti hanno riferito che il capo mafia cercò di conoscere il destino dei Maiorana, senza successo.
Un presunto avvistamento in Spagna nel 2008 e due cadaveri senza nome abbandonati lungo una strada dei Pirenei non hanno portato a nulla. «— su questa vicenda pesa l’omertà di una Sicilia che preferisce digerire ciò che accade nel proprio ventre anziché buttarlo fuori» , denuncia Rossella Accardo.
Presto un giudice dovrà decidere se approfondire le indagini, come chiede la donna, o lasciare che il fascicolo vada in archivio. Completo dell’intercettazione in cui Francesco Paolo Alamia si chiedeva, a proposito della misteriosa scomparsa: «Fare sparire a due persone… uno che, mischino, non c’entra niente… Significa essere belve umane… E quindi se il male è proporzionale all’errore che ha fatto, minchia, quanto deve essere questo errore?» .
*LA CALLIOPE E GLI APPARTAMENTI *T.A.R. -LA CALLIOPE E GLI APPARTAMENTI -L'AFFAIR DELLA CALLIOPE Appartamenti ad amministratori? -Calliope Alamia Bandiera Maiorana Isola delle Femmine -Isola delle Femmine libera: la calliope la storia di una grande ... -NuovaIsoladelleFemmine: L'AFFAIR DELLA CALLIOPE -MISTERI Il 3 agosto l'imprenditore siciliano è sparito nel nulla ... -Rossella Accardo Chi l’ha visto? 11/09 Maiorana/Ciancimino -Rossella Accardo Gennaio/09 Chi l’ha visto? -Rossella Accardo dopo i 2 anni dei Maiorana -il mio weblog: la calliope una storia di verde agricolo -diregiovani - l'affair della calliope ex amministratori ... -il mio weblog: isola delle femmine la calliope emessa ordinanza di ... -chi l'ha visto 4.2.08 maiorana calliope ... -L'Errico: buona l'ultima? -storie -ciampolillopinoisoladellefemmine: LA CALLIOPE LA SPECULAZIONE ... -Gli affari di don Vito al Nord riaprono il fascicolo su Alamia -MAFIA: CIANCIMINO, I PIZZINI DI PROVENZANO E IL CASO MAIORANA -Palermo/ Ciancimino interrogato sulla scomparsa dei Maiorana ... -Palermo, Ciancimino consegna i pizzini di Provenzano alla procura ... -Sequestrato un cantiere abusivo un affare da cinquanta villette -A Chi l' ha visto? la scomparsa dei Maiorana -Isola, negli affari la chiave del giallo -Il boss e il mistero di Isola -Isola, stop al cantiere del mistero -Isola, il 'no' a una ditta dietro il giallo -Depistaggi e silenzi nel giallo di Isola -Una donna nel mistero di Isola -Giallo di Isola: un testimone ha visto il sequestro -Un business da cinque milioni dietro la scomparsa dei Maiorana -'Basta subire'. Una lettera svela il giallo di Isola -Giallo Maiorana un mese dopo riemerge la pista dell' omicidio -Dalla truffa milionaria alla fuga in cantiere la chiave del mistero La lite con i soci, il trasferimento delle quote e un dossier che non si trova Le indagini -Una taglia per le ricerche dei Maiorana -Relazione Commissione Parlamentare Antimafia 1985