CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Tuesday, April 26, 2011

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere c

Caricato da isolapulita

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere chi va in missione, la Presidenza dell’Ars oppone un rifiuto, violerebbe la privacy
L’onorevole Pino Apprendi, ex DS oggi PD, di mestiere vigile del fuoco, ha assunto una iniziativa inconsueta: ha chiesto al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana informazioni sui colleghi parlamentari che hanno usufruito del trattamento di missione nei loro viaggi. 
L’ufficio di gabinetto del Presidente dell’Assemblea regionale, secondo quanto riferisce Repubblica, ha risposto picche. Motivo: non è permesso mettere in piazza notizie di tal fatta. 
Non rispetterebbe la privacy degli interessati. 
Apprendi non ha preteso di sapere dove si siano recati i suoi colleghi per i fatti loro nel 2008, quanti viaggi di piacere abbiano scelto di fare, né di quali mezzi si siano serviti a tale scopo, né se abbiano viaggiato da soli o in compagnia. Apprendi era mosso unicamente dall’intenzione di conoscere le buone cause che hanno richiesto il trattamento speciale che concede il rimborso delle spese fatte con una diaria giornaliera, una indennità di missione piuttosto congrua e il diritto di assentarsi dalle sedute dell’Assemblea, per le quali è prevista la perdita di una indennità in caso di assenza. 
In definitiva non era affatto interessato a sapere dove fosse andato il parlamentare per il weekend con i familiari o gli amici, ma i suoi movimenti ufficiali e formali, attinenti ad un incarico politico. 
Al fine di accertarne l’utilità, infatti, la missione viene autorizzata dal Presidente dell’Assemblea regionale e istruita dall’ufficio di gabinetto. Secondo Repubblica, l’ufficio di gabinetto avrebbe negato al deputato il diritto di sapere dove vanno i suoi colleghi con i soldi dell’Assemblea. 
Avrebbe voluto verificare quanti suoi colleghi utilizzano bene il denaro dell’Assemblea ed esprimere magari un punto di vista in ordine all’opportunità di svolgere le missioni.  
Il diniego non ammette dubbi, non so può raccontare ai quattro venti quello che i deputati fanno anche quando sono in missione e sono ben pagati per questa ragione. 
Apprendi, come ogni deputato, svolge un’attività di controllo oltre che di iniziativa legislativa. I parlamentari, infatti, dividono il loro lavoro – come in ogni assemblea legislativa – fra attività ispettiva e attività di proposizione legislativa. 
Se vuole avere notizia di qualcosa dal governo usa gli strumenti dell’attività ispettiva, interrogazioni e interpellanza.  
Quando l’attività di controllo del deputato prende di mira il “suo” Parlamento le cose si complicano, perché il Parlamento si è provvisto di una cintura “sanitaria". La regola è di fare sapere meno possibile, meglio niente. 
Quando è stato costretto – è avvenuto di recente – a darsi un regolamento dell’accesso agli atti, ne ha approfittato per redigerne uno sull’inaccessibilità piuttosto che sull’accesso. In più da qualche tempo a questa parte invece che sviluppare una tendenza alla informazione ha streto ancora di più la griglia con misure che nel medioevo avrebbero fatto gridare allo scandalo. I paletti del riserbo hanno aggiunto al tradizionale silenzio anche un atteggiamento di particolare severità sulle richieste d’informazione. 
Sicché accade che un deputato regionale possa pretendere risposte dal governo e ottenerle e incontrare ostacoli quando le richieste all’Assemblea. 
Apprendi ha annunciato una interrogazione dopo il diniego alle informazioni richieste, la qualcosa è singolare. Le interrogazioni sono dirette al Presidente della Regione, non al Presidente dell’Ars. Perché è lui il responsabile di tutto ciò che riguarda la Regione ed è lui che “passa” i quattrini al Parlamento per farlo funzionare. 
E allora? 
Il Parlamento regionale gode della cosiddetta autodichia, una totale autonomia amministrativa. Può spendere come e quando vuole e nessuno deve metterci naso. E questo nell’interesse della categoria, non dell’istituzione. 
Generalmente le iniziative singole, come quella di Apprendi, hanno breve durata, sono condannate ad un flop prevedibile. 
Perché? 
Chi volete che stia dalla parte di Apprendi, ammesso che Apprendi stia dalla sua parte fino alla fine? 
Ogni tanto capita che qualche deputato esterni la sua irritazione per il modo in cui viene speso il denaro pubblico, ma non bisogna entusiasmarsi, è fuoco di paglia, non succede assolutamente nulla. 
Vogliamo scommettere che anche in questa circostanza la consuetudine sia rispettata?


Sconti per i parlamentari dell'Ars
Tassi agevolati sulla prima casa  ed aiuti per i funerali

Tassi agevolati al 2% per l'acquisto della prima casa e sussidi in caso di morte per funerali e sepoltura: a beneficiarne non sono categorie protette o disagiati ma i parlamentari dell'Assemblea regionale siciliana che già possono contare su una serie di benefit e agevolazioni, oltre a una indennità mensile composta da varie voci intorno ai diecimila euro.

Gli "aiuti" per l'acquisto della casa sono previsti da una convenzione che, come riporta oggi 'La Repubblica', l'Ars ha firmato con il Banco di Sicilia negli anni '80 e che è stata ritoccata nelle scorse settimane: l'importo è stato incrementato da 150 a 300 mila euro, cifra che può essere concessa anche per l'acquisto di locali per la segreteria politica.

Nell'ultimo rendiconto approvato dal collegio dei questori all'Ars, relativo alle spese per il 2007, si legge che le uscite per il "contributo interessi su mutui edilizi erogati dal Banco di Sicilia" sono state pari a 52.830 euro. Per i funerali di deputati o ex deputati il contributo dell'Ars, invece, è di cinque mila euro, con una spesa nel 2007 di 36.151 euro.


Intervista al deputato regionale che non rispetta la regola del silenzio. “Anche il Presidente dell’Ars deve giustificare le sue missioni…"

 Non è facile trovare uno che dice quello che pensa. Nella vita di ogni giorno, intendo. Anche fra mura amiche capita di imbattersi in chi mastica invece che parlare, si mangia le parole che non vuole dire, finge di affidare all’intelligenza altrui – una specie di riconoscimento, insomma – ciò che non dice. Invece ha evitato di dire quello che va detto chiaro e tondo. Se incontri uno che fa politica e per giunta il deputato regionale che parla, ti giri dall’altra parte, ti guardi attorno e ti chiedi se qualcuno ti sta facendo uno scherzo. Senti l’impulso di domandargli i documenti d’identità. Non è possibile, ti dici. Che cosa sta succedendo?
E invece non sta succedendo proprio niente. C’è che Pino Apprendi, di professione vigile del fuoco, è abituato a prendere per costume e per mestiere le castagne dal fuoco con le proprie mani. E pare che questa sia una malattia contratta alla nascita.
Una piacevole scoperta, dunque, propiziata dall’insolita iniziativa dello stesso Apprendi, di chiedere nomi e cognomi, motivazioni delle missione effettuate dai deputati regionali e del rifiuto opposto dal Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, alla richiesta.
Onorevole, abbiamo capito bene? Lei vuole sapere chi va in missione e perché?
Sì, è così.
Come le è venuto in mente di interessarsi dei fatti degli altri? Lo sa che non sta rispettando le regole della casta?
Sì, lo so.
Il fatto, dunque. Che cosa ha provocato la sua sorprendente richiesta?
Un episodio accaduto a Messina in ottobre dello scorso anno. La commissione Attività produttive. Presieduta da Salvino Caputo, ha organizzato presso l’Unioncamere di Messina, un’audizione. Essendo vice presidente della Commissione, Caputo ha richiesto la mia presenza. Come di prammatica o dovuto chiedere l’autorizzazione alla missione. L’autorizzazione non è arrivata. Ovviamente sono andato lo stesso a Messina, ci mancherebbe…
E com’è finita?
Tornato a Palermo ho preteso di conoscere i motivi del diniego.
È stato accontentato?
No, non sono stato accontentato. Anzi, i funzionari della terza Commissione della quale faccio parte, mi hanno riferito che la richiesta era stata rigettata.
Ha chiesto le ragioni del diniego?
Certo, le ho chieste, ma senza risultato. Sicché ho messo nero su bianco. Anche stavolta niente, mi è stato spiegato che quando l’autorizzazione è negata, il Presidente non è tenuto a dare alcuna motivazione. Se non c’è l’indennità di missione, non c’è comunicazione… Ma a scrivermi non è il Presidente, bensì un funzionario. Ma come, io scrivo al Presidente e ricevo la risposta dal funzionario, mi sono detto. Qualcosa non funziona…
E lei, allora che cosa ha fatto?
La risposta non mi ha affatto convinto. Al di là dell’indennità, c’è la necessità di una copertura assicurativa. Non ero andato a Messina con la fidanzata, c’ero andato a fare il mio lavoro. Se mi fosse successo qualcosa, non sarei stato tutelato.
A questo punto lei ha scritto una lettera al Presidente per chiederle informazioni sulle missioni…
Giusto, voglio capire come funziona questo meccanismo. Sento tante voci su questo argomento, alcune non mi piacciono affatto. Pare che si esageri...Per questo motivo, pretendo una documentazione.
Ma non l’ha avuta.
Vero, non l’ho avuta. E allora ho incontrato il Presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, il quale mi ha detto che c’è una questione di privacy.
L’ha convinta?
Nemmeno per niente. Ho detto al Presidente: caro Francesco, mi viene da ridere. Se un deputato spende i suoi soldi può andare dove vuole e non ha il dovere di fare sapere niente a nessuno, ma se ci va con i soldi dell’Assemblea e prende pure l’indennità, la privacy non c’entra per niente. Anzi il deputato in missione ha il dovere di fare sapere senza aspettare che qualcuno chieda informazioni. Le cose stanno esattamente agli antipodi. Quindici giorni fa ho reiterato la richiesta, voglio sapere nomi e cognomi di chi va in missione…
Si inimicherà alcuni suoi colleghi.
Non m’importa niente, ho la testa dura. Voglio sapere dove vanno, con chi ci vanno, quanto spendono, perché sono andati in missione. Tutti, nessuno escluso, devono dare conto. A cominciare dal Presidente Cascio. Anche lui, se va in missione, deve giustificare al Parlamento perché c’è andato. Voglio leggere le relazioni di ogni missione, risultati. Bisogna finirla con questo andazzo… Non è solo una questione di principio, quando usiamo soldi pubblici abbiamo il dovere di informare come li spendiamo. E’ una questione morale. Si parla tanto di sprechi, di risparmi. È arrivato il tempo di fare sul serio.
La sua iniziativa finirà nel nulla. Lei è solo.
No, non sono solo.
Il pessimismo è d’obbligo.
Non è una battaglia facile, ma spero di smentirla.

 http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/39551/intervista-deputato-regionale-rispetta-regole-silenzio-anche-presidente-dellars-deve-giustificare-missioni.htm

AMBIENTE, apprendi, cuffaro, gela, LO PICCOLO, lombardo, M.P.A., MAFIA, NO PET-COKE, pet-coke, regione siciliana, sanità, sgarbi, speciale, Trasparenza, u.d.c
http//www.isolapulita.it

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere c

Caricato da isolapulita

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere chi va in missione, la Presidenza dell’Ars oppone un rifiuto, violerebbe la privacy
L’onorevole Pino Apprendi, ex DS oggi PD, di mestiere vigile del fuoco, ha assunto una iniziativa inconsueta: ha chiesto al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana informazioni sui colleghi parlamentari che hanno usufruito del trattamento di missione nei loro viaggi. 
L’ufficio di gabinetto del Presidente dell’Assemblea regionale, secondo quanto riferisce Repubblica, ha risposto picche. Motivo: non è permesso mettere in piazza notizie di tal fatta. 
Non rispetterebbe la privacy degli interessati. 
Apprendi non ha preteso di sapere dove si siano recati i suoi colleghi per i fatti loro nel 2008, quanti viaggi di piacere abbiano scelto di fare, né di quali mezzi si siano serviti a tale scopo, né se abbiano viaggiato da soli o in compagnia. Apprendi era mosso unicamente dall’intenzione di conoscere le buone cause che hanno richiesto il trattamento speciale che concede il rimborso delle spese fatte con una diaria giornaliera, una indennità di missione piuttosto congrua e il diritto di assentarsi dalle sedute dell’Assemblea, per le quali è prevista la perdita di una indennità in caso di assenza. 
In definitiva non era affatto interessato a sapere dove fosse andato il parlamentare per il weekend con i familiari o gli amici, ma i suoi movimenti ufficiali e formali, attinenti ad un incarico politico. 
Al fine di accertarne l’utilità, infatti, la missione viene autorizzata dal Presidente dell’Assemblea regionale e istruita dall’ufficio di gabinetto. Secondo Repubblica, l’ufficio di gabinetto avrebbe negato al deputato il diritto di sapere dove vanno i suoi colleghi con i soldi dell’Assemblea. 
Avrebbe voluto verificare quanti suoi colleghi utilizzano bene il denaro dell’Assemblea ed esprimere magari un punto di vista in ordine all’opportunità di svolgere le missioni.  
Il diniego non ammette dubbi, non so può raccontare ai quattro venti quello che i deputati fanno anche quando sono in missione e sono ben pagati per questa ragione. 
Apprendi, come ogni deputato, svolge un’attività di controllo oltre che di iniziativa legislativa. I parlamentari, infatti, dividono il loro lavoro – come in ogni assemblea legislativa – fra attività ispettiva e attività di proposizione legislativa. 
Se vuole avere notizia di qualcosa dal governo usa gli strumenti dell’attività ispettiva, interrogazioni e interpellanza.  
Quando l’attività di controllo del deputato prende di mira il “suo” Parlamento le cose si complicano, perché il Parlamento si è provvisto di una cintura “sanitaria". La regola è di fare sapere meno possibile, meglio niente. 
Quando è stato costretto – è avvenuto di recente – a darsi un regolamento dell’accesso agli atti, ne ha approfittato per redigerne uno sull’inaccessibilità piuttosto che sull’accesso. In più da qualche tempo a questa parte invece che sviluppare una tendenza alla informazione ha streto ancora di più la griglia con misure che nel medioevo avrebbero fatto gridare allo scandalo. I paletti del riserbo hanno aggiunto al tradizionale silenzio anche un atteggiamento di particolare severità sulle richieste d’informazione. 
Sicché accade che un deputato regionale possa pretendere risposte dal governo e ottenerle e incontrare ostacoli quando le richieste all’Assemblea. 
Apprendi ha annunciato una interrogazione dopo il diniego alle informazioni richieste, la qualcosa è singolare. Le interrogazioni sono dirette al Presidente della Regione, non al Presidente dell’Ars. Perché è lui il responsabile di tutto ciò che riguarda la Regione ed è lui che “passa” i quattrini al Parlamento per farlo funzionare. 
E allora? 
Il Parlamento regionale gode della cosiddetta autodichia, una totale autonomia amministrativa. Può spendere come e quando vuole e nessuno deve metterci naso. E questo nell’interesse della categoria, non dell’istituzione. 
Generalmente le iniziative singole, come quella di Apprendi, hanno breve durata, sono condannate ad un flop prevedibile. 
Perché? 
Chi volete che stia dalla parte di Apprendi, ammesso che Apprendi stia dalla sua parte fino alla fine? 
Ogni tanto capita che qualche deputato esterni la sua irritazione per il modo in cui viene speso il denaro pubblico, ma non bisogna entusiasmarsi, è fuoco di paglia, non succede assolutamente nulla. 
Vogliamo scommettere che anche in questa circostanza la consuetudine sia rispettata?


Sconti per i parlamentari dell'Ars
Tassi agevolati sulla prima casa  ed aiuti per i funerali

Tassi agevolati al 2% per l'acquisto della prima casa e sussidi in caso di morte per funerali e sepoltura: a beneficiarne non sono categorie protette o disagiati ma i parlamentari dell'Assemblea regionale siciliana che già possono contare su una serie di benefit e agevolazioni, oltre a una indennità mensile composta da varie voci intorno ai diecimila euro.

Gli "aiuti" per l'acquisto della casa sono previsti da una convenzione che, come riporta oggi 'La Repubblica', l'Ars ha firmato con il Banco di Sicilia negli anni '80 e che è stata ritoccata nelle scorse settimane: l'importo è stato incrementato da 150 a 300 mila euro, cifra che può essere concessa anche per l'acquisto di locali per la segreteria politica.

Nell'ultimo rendiconto approvato dal collegio dei questori all'Ars, relativo alle spese per il 2007, si legge che le uscite per il "contributo interessi su mutui edilizi erogati dal Banco di Sicilia" sono state pari a 52.830 euro. Per i funerali di deputati o ex deputati il contributo dell'Ars, invece, è di cinque mila euro, con una spesa nel 2007 di 36.151 euro.


Intervista al deputato regionale che non rispetta la regola del silenzio. “Anche il Presidente dell’Ars deve giustificare le sue missioni…"

 Non è facile trovare uno che dice quello che pensa. Nella vita di ogni giorno, intendo. Anche fra mura amiche capita di imbattersi in chi mastica invece che parlare, si mangia le parole che non vuole dire, finge di affidare all’intelligenza altrui – una specie di riconoscimento, insomma – ciò che non dice. Invece ha evitato di dire quello che va detto chiaro e tondo. Se incontri uno che fa politica e per giunta il deputato regionale che parla, ti giri dall’altra parte, ti guardi attorno e ti chiedi se qualcuno ti sta facendo uno scherzo. Senti l’impulso di domandargli i documenti d’identità. Non è possibile, ti dici. Che cosa sta succedendo?
E invece non sta succedendo proprio niente. C’è che Pino Apprendi, di professione vigile del fuoco, è abituato a prendere per costume e per mestiere le castagne dal fuoco con le proprie mani. E pare che questa sia una malattia contratta alla nascita.
Una piacevole scoperta, dunque, propiziata dall’insolita iniziativa dello stesso Apprendi, di chiedere nomi e cognomi, motivazioni delle missione effettuate dai deputati regionali e del rifiuto opposto dal Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, alla richiesta.
Onorevole, abbiamo capito bene? Lei vuole sapere chi va in missione e perché?
Sì, è così.
Come le è venuto in mente di interessarsi dei fatti degli altri? Lo sa che non sta rispettando le regole della casta?
Sì, lo so.
Il fatto, dunque. Che cosa ha provocato la sua sorprendente richiesta?
Un episodio accaduto a Messina in ottobre dello scorso anno. La commissione Attività produttive. Presieduta da Salvino Caputo, ha organizzato presso l’Unioncamere di Messina, un’audizione. Essendo vice presidente della Commissione, Caputo ha richiesto la mia presenza. Come di prammatica o dovuto chiedere l’autorizzazione alla missione. L’autorizzazione non è arrivata. Ovviamente sono andato lo stesso a Messina, ci mancherebbe…
E com’è finita?
Tornato a Palermo ho preteso di conoscere i motivi del diniego.
È stato accontentato?
No, non sono stato accontentato. Anzi, i funzionari della terza Commissione della quale faccio parte, mi hanno riferito che la richiesta era stata rigettata.
Ha chiesto le ragioni del diniego?
Certo, le ho chieste, ma senza risultato. Sicché ho messo nero su bianco. Anche stavolta niente, mi è stato spiegato che quando l’autorizzazione è negata, il Presidente non è tenuto a dare alcuna motivazione. Se non c’è l’indennità di missione, non c’è comunicazione… Ma a scrivermi non è il Presidente, bensì un funzionario. Ma come, io scrivo al Presidente e ricevo la risposta dal funzionario, mi sono detto. Qualcosa non funziona…
E lei, allora che cosa ha fatto?
La risposta non mi ha affatto convinto. Al di là dell’indennità, c’è la necessità di una copertura assicurativa. Non ero andato a Messina con la fidanzata, c’ero andato a fare il mio lavoro. Se mi fosse successo qualcosa, non sarei stato tutelato.
A questo punto lei ha scritto una lettera al Presidente per chiederle informazioni sulle missioni…
Giusto, voglio capire come funziona questo meccanismo. Sento tante voci su questo argomento, alcune non mi piacciono affatto. Pare che si esageri...Per questo motivo, pretendo una documentazione.
Ma non l’ha avuta.
Vero, non l’ho avuta. E allora ho incontrato il Presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, il quale mi ha detto che c’è una questione di privacy.
L’ha convinta?
Nemmeno per niente. Ho detto al Presidente: caro Francesco, mi viene da ridere. Se un deputato spende i suoi soldi può andare dove vuole e non ha il dovere di fare sapere niente a nessuno, ma se ci va con i soldi dell’Assemblea e prende pure l’indennità, la privacy non c’entra per niente. Anzi il deputato in missione ha il dovere di fare sapere senza aspettare che qualcuno chieda informazioni. Le cose stanno esattamente agli antipodi. Quindici giorni fa ho reiterato la richiesta, voglio sapere nomi e cognomi di chi va in missione…
Si inimicherà alcuni suoi colleghi.
Non m’importa niente, ho la testa dura. Voglio sapere dove vanno, con chi ci vanno, quanto spendono, perché sono andati in missione. Tutti, nessuno escluso, devono dare conto. A cominciare dal Presidente Cascio. Anche lui, se va in missione, deve giustificare al Parlamento perché c’è andato. Voglio leggere le relazioni di ogni missione, risultati. Bisogna finirla con questo andazzo… Non è solo una questione di principio, quando usiamo soldi pubblici abbiamo il dovere di informare come li spendiamo. E’ una questione morale. Si parla tanto di sprechi, di risparmi. È arrivato il tempo di fare sul serio.
La sua iniziativa finirà nel nulla. Lei è solo.
No, non sono solo.
Il pessimismo è d’obbligo.
Non è una battaglia facile, ma spero di smentirla.

 http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/39551/intervista-deputato-regionale-rispetta-regole-silenzio-anche-presidente-dellars-deve-giustificare-missioni.htm

AMBIENTE, apprendi, cuffaro, gela, LO PICCOLO, lombardo, M.P.A., MAFIA, NO PET-COKE, pet-coke, regione siciliana, sanità, sgarbi, speciale, Trasparenza, u.d.c
http//www.isolapulita.it

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine


INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
Caricato da isolapulita

LA CGIL DIFFIDA IL PROFESSORE PORTOBELLO
Caricato da isolapulita

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PERSONALE E SERVIZI
Caricato da isolapulita



Caricato da isolapulita


COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
DETERMINAZIONE DEL SINDACO 25 DEL 2.5.2002
OGGETTO: CONFERIMENTO INCARICO DI RESPONSABILE DEL 3° SETTORE TECNICO E CONFERIMENTO DELLA POSIZIONE ORGANIZZATIVA

IL SINDACO
Vistoli Regolamento degli Uffici e dei servizi comunali come rielaborato con determinazione della G.C. 29 del 14.2.02
Considerato che, con il medesimo regolamento la struttura organizzativa del Comune è articolata in 4 settori
Visti gli art 20, 22, 23 e 26 del medesimo regolamento che disciplinano le modalità e i criteri per il conferimento dell’incarico di responsabile di Settore
Visti gli art 8 9 10 del CCNL sottoscritto il 31 marzo 1999, relativi al conferimento degli incarichi per le posizioni organizzative ed alla retribuzione di posizione e retribuzione di merito
Ritenuto che a seguito della cessazione dal servizio dell’Ing Francesca Usticano già incaricata con propria determina 8/2000 della direzione del settore Tecnico occorre assicurare la responsabilità della conduzione dell’Ufficio mediante l’attribuzione delle funzioni dirigenziali
DETERMINA
Conferire per i motivi espressi in narrativa, ai sensi degli art 20 e 26 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei Servizi comunali approvato con deliberazione della G.C. 29 del 14.2.2002 l’incarico di responsabile del 3° Settore Tecnico all’Arch Monica Giambruno
Dare Atto che in caso di assenza o di impedimento di detto funzionario l’incarico di che trattasi verrà assolto pro tempore dall’Arch Paola Naida
Conferire agli stessi funzionari la posizione organizzativa del 3° settore e la retribuzione di posizione nonché la retribuzione di risultato come previsto dall’art 10 del CCNL del 31 marzo 1999 negli importi stabiliti dal Contratto Collettivo Decentrato Integrativo sottoscritto il 7 dicembre 1999 limitatamente ai periodi di effettivo servizio prestato in tale qualifica
Pareri di attestazione ai sensi degli art 49 comma 1 e 151 comma 4 delò D.Lgs 18 agosto 2000 267
Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore proposta di determinazione Il Direttore Generale Dr Scafidi Manlio
Il Sindaco Stefano Bologna


ARCH GIAMBRUNO NOMINA MAGGIO 2002
Caricato da isolapulita

http://isolapulita.blogspot.com/2007/06/la-casta-di-isola-delle-femmine.html#links


ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, capaci . PORTOBELLO, d'arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., USTICANO ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, CAPACI,, PORTOBELLO, D'Arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., SENSALE,PUCCIO GIOVANNI CARLO, Usticano, VAININI,

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine


INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
Caricato da isolapulita

LA CGIL DIFFIDA IL PROFESSORE PORTOBELLO
Caricato da isolapulita

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PERSONALE E SERVIZI
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COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
DETERMINAZIONE DEL SINDACO 25 DEL 2.5.2002
OGGETTO: CONFERIMENTO INCARICO DI RESPONSABILE DEL 3° SETTORE TECNICO E CONFERIMENTO DELLA POSIZIONE ORGANIZZATIVA

IL SINDACO
Vistoli Regolamento degli Uffici e dei servizi comunali come rielaborato con determinazione della G.C. 29 del 14.2.02
Considerato che, con il medesimo regolamento la struttura organizzativa del Comune è articolata in 4 settori
Visti gli art 20, 22, 23 e 26 del medesimo regolamento che disciplinano le modalità e i criteri per il conferimento dell’incarico di responsabile di Settore
Visti gli art 8 9 10 del CCNL sottoscritto il 31 marzo 1999, relativi al conferimento degli incarichi per le posizioni organizzative ed alla retribuzione di posizione e retribuzione di merito
Ritenuto che a seguito della cessazione dal servizio dell’Ing Francesca Usticano già incaricata con propria determina 8/2000 della direzione del settore Tecnico occorre assicurare la responsabilità della conduzione dell’Ufficio mediante l’attribuzione delle funzioni dirigenziali
DETERMINA
Conferire per i motivi espressi in narrativa, ai sensi degli art 20 e 26 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei Servizi comunali approvato con deliberazione della G.C. 29 del 14.2.2002 l’incarico di responsabile del 3° Settore Tecnico all’Arch Monica Giambruno
Dare Atto che in caso di assenza o di impedimento di detto funzionario l’incarico di che trattasi verrà assolto pro tempore dall’Arch Paola Naida
Conferire agli stessi funzionari la posizione organizzativa del 3° settore e la retribuzione di posizione nonché la retribuzione di risultato come previsto dall’art 10 del CCNL del 31 marzo 1999 negli importi stabiliti dal Contratto Collettivo Decentrato Integrativo sottoscritto il 7 dicembre 1999 limitatamente ai periodi di effettivo servizio prestato in tale qualifica
Pareri di attestazione ai sensi degli art 49 comma 1 e 151 comma 4 delò D.Lgs 18 agosto 2000 267
Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore proposta di determinazione Il Direttore Generale Dr Scafidi Manlio
Il Sindaco Stefano Bologna


ARCH GIAMBRUNO NOMINA MAGGIO 2002
Caricato da isolapulita

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ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, capaci . PORTOBELLO, d'arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., USTICANO

RICOTTA GIOVANNI ISOPLAN VIALE DELLE INDUSTRIE ISOLA DELLE FEMMINE SENTENZA AL TAR N 709 2006 RICORSO 5664 2003 27 MARZO 2006 SENTENZA

REPUBBLICA ITALIANA
       
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sede di Palermo, Sezione Seconda, ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
N. 709/06 Reg. Sent.
N. 5664  Reg. Gen.
ANNO 2003  
sul ricorso n. 5664/2003 proposto dal sig. RICOTTA Giovanni, elettivamente dom.to in Palermo, Via Libertà n. 193, presso lo studio dell'avv.to Giuliana Vitello, che lo rappresenta e difende per mandato a margine del ricorso;
contro
l’ Assessorato reg.le ai Beni Culturali, Ambientali e P.I. – Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Palermo, in persona dell’ Assessore pro-tempore, non costituito in giudizio;
per l'annullamento
del provvedimento n. 5012/N del 9.07.2003 della Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Palermo di diniego di N.O. per la realizzazione di un insediamento produttivo in zona di verde agricolo in comune di Isola delle Femmine.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Designato relatore alla pubblica udienza del 16.02.2006 il Consigliere Avv.to Salvatore Veneziano;
Udito l'avv.to G. Vitello per il ricorrente;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
Con ricorso direttamente notificato all’amministrazione il 23.09.2003, e depositato il successivo 21.10., il ricorrente impugna il provvedimento in epigrafe per vizi di violazione di legge, eccesso di potere ed incompetenza.
Nessuno si è costituito per l’amm.ne intimata.
Alla pubblica udienza del 16.02.2006 il procuratore del ricorrente ha insistito nelle proprie conclusioni e chiesto porsi il ricorso in decisione.
Osserva, però, il Collegio che il ricorso è inammissibile per mancata notifica del ricorso presso il competente ufficio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo.
Ed invero, il ricorso è stato notificato direttamente all'Amministrazione emanante l'atto impugnato, e non presso l'Ufficio competente dell'Avvocatura dello Stato come prescritto dagli artt. 11 R.D. 30/10/1933 n. 1611 e 10 Legge 3/4/1979 n. 103, applicabili alle amministrazioni regionali ai sensi dell'art. 1, commi 1 e 2, D. L.vo 2 marzo 1948, n. 142, secondo il quale “le funzioni dell'Avvocatura dello Stato nei riguardi delle amministrazioni statali sono estese all'Amministrazione regionale siciliana” e “nei confronti dell'Amministrazione regionale siciliana si applicano le disposizioni del testo unico e del regolamento, approvati rispettivamente con RR.DD. 30 ottobre 1933, n. 1611 e n. 1612 e successive modificazioni, nonchè gli artt. 25 e 144 del codice di procedura civile”.
Con il citato art. 1, che si configura quale norma di attuazione dello Statuto regionale (come ritenuto dalla Corte costituzionale con la sentenza 27 luglio 1989, n. 455), sono, dunque, state estese all'Amministrazione regionale siciliana le funzioni dell'Avvocatura dello Stato nei confronti delle amministrazioni statali.
Conseguentemente il presente ricorso deve essere dichiarato inammissibile per nullità della notifica (T.A.R. SICILIA - PALERMO, SEZ. I n. 1020 del 10 giugno 2004).
Non vi è luogo a provvedere in ordine alle spese, in assenza di costituzione dell'Amministrazione intimata.
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione seconda, dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe.--------------
Nulla per le spese del giudizio.-----------------------------------------
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.-------------------------------------------------------
Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 16 febbraio 2006, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:--------------
Calogero Adamo                        -  Presidente
Salvatore Veneziano                  -  Consigliere Estensore
Gianmario Palliggiano              - Referendario

Depositato in Segreteria il 27/03/2006


                                                                                  Il Direttore

Maria Rosa Leanza



ABUSIVISMO EDILIZIO,VERDE AGRICOLO,PRG,RICOTTA GIOVANNI,ISOPLAN,PORTOBELLO GASPARE,BOLOGNA STEFANO,INSEDIAMENTO PODUTTIVO IN ZONA AGRICOLA 




Chi è Raffaele Lombardo e dove vuole arrivare? Una conversazione privata con il Presidente della Regione siciliana. Ecco che cosa ci ha detto


ieri, 20 dicembre 2008


E’ arrivato una settimana fa un signore da Rimini, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: "com’è questo Presidente della Regione, Raffaele Lombardo?”.
“Un’altra cosa….”, ho chiarito.
“E che significa un’altra cosa?”
“E’ agli antipodi di Totò Cuffaro. Come persona, non come uomo politico”
“Sono distinzioni improbabili”, ha commentato.
“Cuffaro è quello dei cannoli?”, ha chiesto il signore di Rimini.
Ed io ho storto le labbra. “I cannoli? Voi non capite”, ho sbottato con disappunto.
“Che cosa dovremmo capire? Uno viene condannato a cinque anni e festeggia. Da noi questo non sarebbe accaduto”.
“E’ sicuro? Si faccia un esame…”
“Di coscienza?”
“Macché, un inventario dei fatti”, ho suggerito. “Umberto Bossi festeggia la Padania con l’ampolla. Quando vedo questa paggliacciata, quasi mi dico: meglio i cannoli”.
”Rimini non è la Padania”, precisa l’ospite. “Nemmeno a noi piace l’ampolla...Lei è reticente, sa?”, aggiunge inaspettatamente.
“No, non è vero, è che non ho capito”, ho confessato. “Il punto non è la diversità. Si può essere diversi e peggiori, non è detto che la diversità porti necessariamente buone cose. Tutto ciò che so, e non basta per fare un bilancio, è che Raffaele Lombardo vuole rimettere in sesto la barca, per fare questo deve cambiare un sacco di cose, e cambiare significa mettersi contro la gente che conta”.


“Materia del contendere?”
“La sanità e non solo…”.
“Problema insondabile”, ha sussurrato l’uomo di Rimini con aria saputa.
“La sanità ha tante implicazioni. La sanità ha fatto nascere i partiti, ha mandato in galera tante persone importanti, ha creato business, ha coinvolto le mafie, spaccato la politica. Mi sono fatto alcune opinioni sulla base di quello che ho ascoltato e letto. Non ho mai parlato con il Governatore”.
L’uomo di Rimini, a questo punto, ha riso. “Con i giornalisti non ci parla?"
“Ci parla, ci parla, ma non ha tempo per tutti. Diciamo che non l’ho inseguito…”
“Il verdetto? Si sbilanci”, mi ha incalzato.
“British, cauto, attento, post-moderno ed insieme siciliano fino al midollo”.

L’uomo di Rimini, a questo punto, si è fatta una risata ed ha cambiato discorso.
Questa conversazione mi ha costretto a riflettere. Mi sono detto: possibile che non mi sia fatta un’idea sul Governatore della Sicilia?
Sì, era possibile.

Venerdì scorso, perciò, ho cercato di colmare questa lacuna, approfittando degli auguri del Presidente della Regione ai giornalisti.
L’ho ascoltato mentre parlava a microfono alla folla, l’ho ascoltato mentre era assediato da un nugolo di giornalisti dopo la cerimonia ufficiale, l’ho ascoltato mentre mi ha parlato da solo. La prima sensazione, affatto sfavorevole, è che in tutte e tre le circostanze, non sono cambiati i toni, le espressioni, l’atteggiamento, i contenuti. La seconda? Lombardo è un uomo avvertito, che non si lascia prendere dagli entusiasmi e conserva un disincanto “protettivo”. Un riserbo quasi naturale. Dovuto alla proverbiale diffidenza siciliana? Probabile. Piuttosto alla necessità di sapere con chi sta parlando. Spende le parole con il contagocce anche quando ama l’argomento. E’ come se parlasse di "rimessa”. Ciò non significa affatto che sono gli altri a scegliere gli argomenti, tutt’altro.

“Hai scrito che mi ci vuole uno psichiatra”, ha esordito.
“No, non è così. Le hanno rifetito una cosa sbagliata”.
“Bene, eppure…”.
“Le geometrie variabili?”, ho chiesto.
Sapete di che si tratta, no? I disegni di legge del governo sono stati votati dall’opposizione e il Governatore ha spiegato che i voti favorevoli sono, appunto, il risultato di geometrie variabili. L’espressione ha fatto succedere il finimondo, al punto che i dirigenti dei due principali partiti della coalizione di centrodestra, PDL e UDC, si sono riuniti a Roma per decidere il da farsi con il Presidente che “si gioca” l’alleanza in Sicilia.
“Facciamo conto che io voglia cambiare il mondo”, ha cominciato. “Devo aspettarmi che ci sia gente che non voglia farmelo cambiare il mondo, si o no?”
Ho annuito, naturalmente.
“Mi devo attrezzare, dunque”.
Ho annuito ancora.
“Per il Presidente della Regione ed un governo che vuole misurarsi con la realtà, creare consenso attorno a temi importanti ed avere un rapporto corretto con il Parlamento, le riforme devono essere condivise. Ho il dovere morale di chiedere a tutto il Parlamento il consenso più largo”.
“Se i voti dell’opposizione arrivano insieme al dissenso di parti della maggioranza, che succede?”
“Succede che quelli che vogliono cambiare il mondo non ci stanno e arrivano i voti di chi ci sta”.
“Le geometrie variabili?”, ho osservato.
A questo punto, ha abbassato la testa, come fanno i siciliani, e si è concesso un lieve sorriso come fanno gli inglesi quando sprizzano entusiasmo da tutti i pori.
“L’opposizione ha fatto la sua parte, il governo pure, il Presidente ha ottenuto ciò che voleva”, ha spiegato. “Qualcuno è rimasto fuori, ma ciò non significa che ho tradito le alleanze, che ho concordato un programma di governo con l’opposizione. Tutto è avvenuto alla luce del sole, in modo trasparente. Quasi tutte le leggi del governo sono state approvate con largissimo consenso, e si tratta di buone leggi”.
“Le geometrie varibili sarebbero queste?”, ho domandato.
“Il nostro piano di rientro del deficit della Sanità è stato apprezzato dal Presidente del Consiglio. Ho ricevuto una sua lettera, scrive che il nostro piano è strategico ed innovativo. Accanto al giudizio positivo del Presidente, ho incassato quello dell’opposizione. Nessun ribaltone. Ci suono buone ragioni per compiacersi del lavoro fatto. Il resto è niente…”.

“Che c’è nel futuro?”
“Altre legittime reazioni di chi resiste ai cambiamenti, ma in concreto c’è da affrontare il problema dell’energia e quello ambientale, dovremo organizzare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in modo efficiente e innovativo”.
Guardandomi attorno ho visto uomini con carpette pronte per la firma, signori in attesa a qualche passo.
“Se non amassi questo lavoro”, ha concluso, “come farei a sopportare l’insopportabile?”.
Giusto, come fa? E’ stato sulla graticola mesi e continua a starci come se invece dei carboni ardenti sotto i piedi avesse un tappeto di piume.
No, non sarà facile scaricarlo.



Salvatore Parlagreco












S. FLAVIA, PISTOLE NEL MUNICIPIO...

PALERMO - Cinque i consigli comunali sciolti in Sicilia per le infiltrazioni e le pressioni mafiose. Tre le amministrazioni in provincia di Palermo: Santa Flavia (giunta Dc-Psi-Psdi), Trabia (Dc-Psi), Cerda (Dc-Psi), centri di circa 5 mila abitanti, a pochi chilometri dal capoluogo. Sciolti d' autorità anche i consigli comunali di Adrano, in provincia di Catania e di Piraino, in provincia di Messina. "Esemplare" è la storia di Santa Flavia, dove gli scontri politici si combattevano a colpi di pistola. In Comune siedevano anche uomini rinviati a giudizio per interesse privato o accusati di concussione. Inoltre, la procura aveva inviato un avviso di garanzia nell' ambito del procedimento per il tentato omicidio del sindaco Affatigato, democristiano (avvenuto il 29 ottobre ' 89), a Nicola Lo Coco, un ex sindaco poi consigliere comunale, passato dalle fila della Democrazia cristiana a quelle delle Acli. Avviso di garanzia anche per il figlio Giuseppe e il nipote Pietro: sarebbero coinvolti in qualche modo in una spedizione punitiva. Qualcuno intendeva mettere "fuori gioco" l' esponente democristiano pestandolo a sangue, forse perfino uccidendolo, prima che partecipasse ad una riunione del comitato provinciale della Dc. Un appuntamento importante perchè in ballo c' era proprio la composizione delle liste nelle elezioni comunali. Una guerra in casa Dc. Ma sono tante le storie che vengono fuori dal municipio di Santa Flavia. Come l' arresto dell' assessore all' Urbanistica, il repubblicano Gandolfo David, accusato di concussione. Secondo l' ipotesi di reato avrebbe preteso 35 milioni per rilasciare la licenza di abitabilità a diciannove appartamenti. E ancora un altro assessore, quello ai Lavori pubblici, Giuseppe Alioto, democristiano, aveva ricevuto un avviso di garanzia per interesse privato. Tra ex assessori e consiglieri, circa quattordici persone sono state rinviate a giudizio per interesse privato: l' accusa è quella di aver cambiato la destinazione di alcuni terreni agricoli di loro proprietà. Insomma, se anziché il decreto Scotti di scioglimento si fossero concluse contemporaneamente tutte le inchieste aperte sul Comune di Santa Flavia, l' aula consiliare si sarebbe svuotata di colpo.
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/10/01/flavia-pistole-nel-municipio.html

Tuesday, April 19, 2011

2011 21 APRILE "Mauro intuì quelle complicità dopo un incontro con Borsellino"


"Mauro intuì quelle complicità  dopo un incontro con Borsellino"


L'assassinio di Rostagno, parla la compagna Chicca Roveri. "Prima di morire indicò nella loggia massonica Scontrino il luogo d'incontro fra mafiosi e insospettabili. Nella Trapani di quegli anni alcuni magistrati erano fedeli allo Stato, mentre altri aiutavano Cosa nostra"



TRAPANI - Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, non ha avuto modo di apprezzare il rigore del giornalismo italiano. È questo il suo esordio: "Non riuscirò mai a capire la leggerezza con cui fate il vostro lavoro. Non capirò il silenzio che circonda il processo per la morte di Mauro". "Non ci vuole molto per comprendere che l'ostinazione a negare la mano mafiosa nell'assassinio di Mauro vuole nascondere responsabilità che sono ancora oggi vive. Quell'abbozzo di racconto giornalistico che si fa di questo processo è strabico. Da un lato, non "vede" la mafia e non ne parla; dall'altro, con testardaggine vuole tornare indietro a moventi che già sono stati liquidati dal lavoro dei pubblici ministeri di Palermo e nonostante i mille depistaggi. Oggi gli appunti ritrovati di Mauro chiariscono di che cosa si stava occupando e chi doveva preoccuparsi per le sue inchieste e mi rende finalmente chiaro che cosa è accaduto e perché mi è accaduto". 

Ricordiamo che lei è stata arrestata come complice degli assassini di Mauro nel 1996 e del tutto scagionata dalla procura di Palermo. Ma andiamo per ordine. Cominciamo dagli appunti di Mauro. Che cosa c'è scritto e perché sono così importanti?
"Dico prima del perché sono importanti. Gli appunti svelano quali erano le complicità tra Stato e Mafia che Mauro aveva intuito e intendeva raccontare nelle sue trasmissioni. È rilevante raccontare come e quando Mauro raccoglie quella scheda. Mauro era convinto che Trapani fosse alla vigilia di una "primavera civile". Credeva che magistrati e forze dell'ordine si stavano dando da fare e si attendeva che anche la città si sarebbe presto scossa. Poi, qualche mese prima di essere ucciso, Mauro incontrò - era il luglio del 1988 - Paolo Borsellino e il giudice raffreddò molto il suo entusiasmo. Borsellino gli disse che era in corso una "normalizzazione", al contrario, e le inchieste stavano rallentando. Fece anche i nomi dei responsabili di quell'insabbiamento. Gli fece il nome di un giudice dell'ufficio istruzione, di un dirigente della polizia giudiziaria. È un fatto che Mauro, dopo quell'incontro, annota dei nomi e alcuni nessi con l'omicidio del sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto e il potere della famiglia dei Minore".

Quali sono i nomi in quell'appunto?
"L'appunto ha un titolo. "Trapani. Primi anni 80. Questura. Palazzo di Giustizia". Ne semplifico il significato. Il primo nome che si legge è quello dell'allora procuratore Antonio Coci e una freccia che conduce a un altro nome Antonio Costa, sostituto procuratore, e ancora una freccia verso il nome di Ciaccio Montalto, accanto a questo nome c'è scritto "sulle bobine e trascrizioni/la goccia che trabocca per i Minore". Oggi, con il senno di poi, posso capire che cosa c'è in quel sintetico schizzo. Il sostituto Antonio Costa viene intercettato a colloquio con un imprenditore vicino ai mafiosi Minore mentre tratta il prezzo della sua corruzione. Quelle intercettazioni decine e decine di bobine furono dimenticate in Questura e mai il procuratore Coci ne chiese la consegna mentre Ciaccio Montalto, che le aveva autorizzate, fu assassinato".

Che cosa significano per lei queste note?
"Significano che Mauro aveva capito quel che molti sapevano e tutti avrebbero potuto capire: uomini dello Stato proteggevano gli interessi delle famiglie mafiose. Mauro fece di più. Indicò nella loggia massonica "Scontrino" il luogo dove si incontravano mafiosi e cittadini al di sopra di ogni sospetto. Dopo quella trasmissione, Mauro fu convocato dai carabinieri e interrogato dal brigadiere Cannas che incredibilmente nella sua testimonianza al processo non ne ha più il ricordo. Eppure, a verbale, Mauro gli racconta di aver saputo di due incontri di Licio Gelli con il mafioso Mariano Agate. Ma di interrogatori dimenticati e ambigui consigli di magistrati è piena questa storia".

Consigli ambigui?
"Ma sì. Il brigadiere Cannas convoca Mauro per sapere che cosa sa e da chi lo ha saputo. Io stessa, dopo l'assassinio di Mauro, sono stata convocata dal procuratore Coci. Mi raccomandò la segretezza di quell'incontro. "Altrimenti - disse - io e lei corriamo dei rischi". Quando ci vedemmo, mi chiese: "Lei non sapeva che Mauro era in pericolo?". "No", risposi. E il procuratore, di rimando: "A me, invece, erano giunte delle voci...". Come Cannas con Mauro, Coci mi convoca per sapere che cosa io sapessi, che cosa Mauro mi avesse detto. Insomma, tutta Trapani pensava che si trattasse di un omicidio di mafia, ma per otto anni non si è mai indagato in quella direzione e i carabinieri hanno fatto peggio perché fin dall'inizio i carabinieri seguirono la "pista politica" e soltanto quella, al contrario della pista che indicava la polizia che non aveva dubbi sul movente mafioso del delitto. I carabinieri hanno omesso di ricordare il vero. Mi spiego, di riferire elementi di indagine fondamentali che potevano e sono ancora decisivi per l'accertamento della verità. Non voglio nemmeno dimenticare i rapporti denigratori nei confronti di Mauro. Addirittura c'è stato un carabiniere - Mauro era appena morto - che disse: "Gli abbiamo trovato un borsa con dentro eroina, dollari e un laccio emostatico". Un altro carabiniere arrivò a scrivere in un rapporto del maggio del 1989 che Mauro "s'era venduto" al boss della Dc trapanese. Un altro capitano dell'Arma attribuì al giudice istruttore di Milano la convinzione che "l'omicidio Rostagno è nato nel contesto di Lotta Continua": una menzogna smentita dallo stesso giudice".

Ora che il processo è in corso e del delitto sono imputati due mafiosi, si è fatta un'idea delle ragioni di questi depistaggi e quindi anche del suo ingiusto coinvolgimento?
"Mi sono fatta un'idea che ad ogni udienza si rafforza: Mauro è stato ucciso per logiche che non appartengono soltanto al passato, ma sono vive ancora oggi. Se quel che viene ritenuto il capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, è di Trapani e probabilmente si nasconde qui intorno vuol dire che in questa città il potere di Cosa Nostra è ancora robusto e diffuso e, come sempre, protetto anche da chi dovrebbe aggredirlo. Solo così mi posso spiegare il silenzio intorno al processo, la tenacia con cui si rifiuta di considerare la morte di Mauro un delitto di mafia o quelle distorsioni che allontanano l'attenzione dalla mafia per continuare a screditare la mia vita o Lotta Continua o la comunità di recupero dei tossicodipendenti che Mauro aveva fondato. È comodo parlare di me o degli amici di Mauro per non parlare della mafia e della complicità che la tutelano a Trapani"

https://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/21/news/rostagno-15198805/



OPERAZIONE PETROV SCAVUZZO PIETRO In seguito all'arresto nel maggio 1991 di Pietro Scavuzzo, appartenente al clan mafioso di Vita, questi decise nel luglio 1993 di diventare collaboratore di giustizia. Grazie alle sue dichiarazioni il reparto operativo dei Carabinieri guidato dal capitano Elio Dell'Anna nella notte del 24 marzo 1994 con questa operazione arrestò 54 presunti appartenenti ai clan della provincia (altri cinque furono arrestati nei giorni successivi) [2].
Erano stati 74 i mandati di custodia cautelare emessi dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo coordinati dal procuratore aggiunto Luigi Croce, tra cui quelli per Mariano AsaroGiuseppe Ferro, Vincenzo Sinacori, Salvatore Miceli,[3], Andrea Mangiaracina, Natale Bonafede, Vincenzo Virga, Rosario Cascio [4], Niccolo' Nicosia [5]Francesco Messina Denaro (già latitante), Francesco Pace, Salvatore Tamburello, Diego Burzotta, Luca Burzotta, ex consigliere comunale di Mazara del Vallo del partito socialista, l'ex sindaco Pri di Mazara Ignazio Giacalone e il consigliere provinciale Pri Vincenzo Calafato.
Ma si resero latitanti 15 boss, fra cui l'allora sconosciuto capo del mandamento Vincenzo Virga e Calogero Musso, fatto che fece ritenere ai magistrati che ci fossero talpe all'interno degli uffici investigativi [6] Nel corso dell'operazione furono sequestrate anche numerose attività imprenditoriali.
2 aprile 1985 determinò l'eccidio di Pizzolungo, in cui morirono una giovane madre e due suoi figli nel momento in cui il destinatario della micidiale carica esplosiva, il giudice Carlo PALERMO, stava transitando sul luogo. OMICIDIO MAURO ROSTAGNO 26 SETTEMBRE 1988 VALDERICE 






































































































Il linguaggio della MAFIA

"...SI Lui può fotografare perchè siamo a Isola delle Femmine, solo uscisse fuori dal paese per esempio Capaci o Carini lo troverebbero a pezzi in mezzo alla munnezza..."

E bravo il nostro vedovello! Con questo hai fatto 13!

Il Tuo messaggio è chiaro!

Ora Tu Puoi far parte della famigghia!


Mentre Noi amanti della legalità e riconoscenti a chi ci ha mostrato la strada per l'affermazione del diritto alla parola:

Siamo tutti qui a fare quello che abbiamo imparato da te. Tenere la testa alta. Perché tutti sappiano che non basta una vile pistola ad uccidere chi ha insegnato agli altri a vivere. E noi siamo tutti qui, tutti, perché tu ci hai spiegato cos’è il coraggio, cos’è il rifiuto di qualsiasi prevaricazione, cos’è la bellezza, l’amore, la vita. E tu sei la vita che non può morire mai. Quella che fa paura ai vigliacchi. Quella che rimane dentro e diventa lezione, tesoro, insegnamento. Per tutti. Eccoci, Maestro.

Grazie a te ora lo sappiamo, come si fa a vivere.


Al.Ta. s.r.l.,CECCHINO, Cucchiara, Ecospurgo,Vedovello,LEONCINO,Nipote,PALmuto, Pappagallo,Parco Urbano,PENNUTO ROSSO,Rubbino,Schwarzeneger,T.E.S.,Mafioso,Zio, Minacce BORSELLINO, ISIDE 2, LOTTA CONTINUA, MAFIA, MASSONERIA,MATTARELLA PIERSANTI, MESSINA MATTEO, OPERAZION PETROV, PALERMO CARLO, ROSTAGNO, SAMAN, SCAVUZZO PIETRO, VIRGA VINCENZO, MATTARELLA PIERSANTI