CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Tuesday, April 26, 2011

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere c

Caricato da isolapulita

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere chi va in missione, la Presidenza dell’Ars oppone un rifiuto, violerebbe la privacy
L’onorevole Pino Apprendi, ex DS oggi PD, di mestiere vigile del fuoco, ha assunto una iniziativa inconsueta: ha chiesto al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana informazioni sui colleghi parlamentari che hanno usufruito del trattamento di missione nei loro viaggi. 
L’ufficio di gabinetto del Presidente dell’Assemblea regionale, secondo quanto riferisce Repubblica, ha risposto picche. Motivo: non è permesso mettere in piazza notizie di tal fatta. 
Non rispetterebbe la privacy degli interessati. 
Apprendi non ha preteso di sapere dove si siano recati i suoi colleghi per i fatti loro nel 2008, quanti viaggi di piacere abbiano scelto di fare, né di quali mezzi si siano serviti a tale scopo, né se abbiano viaggiato da soli o in compagnia. Apprendi era mosso unicamente dall’intenzione di conoscere le buone cause che hanno richiesto il trattamento speciale che concede il rimborso delle spese fatte con una diaria giornaliera, una indennità di missione piuttosto congrua e il diritto di assentarsi dalle sedute dell’Assemblea, per le quali è prevista la perdita di una indennità in caso di assenza. 
In definitiva non era affatto interessato a sapere dove fosse andato il parlamentare per il weekend con i familiari o gli amici, ma i suoi movimenti ufficiali e formali, attinenti ad un incarico politico. 
Al fine di accertarne l’utilità, infatti, la missione viene autorizzata dal Presidente dell’Assemblea regionale e istruita dall’ufficio di gabinetto. Secondo Repubblica, l’ufficio di gabinetto avrebbe negato al deputato il diritto di sapere dove vanno i suoi colleghi con i soldi dell’Assemblea. 
Avrebbe voluto verificare quanti suoi colleghi utilizzano bene il denaro dell’Assemblea ed esprimere magari un punto di vista in ordine all’opportunità di svolgere le missioni.  
Il diniego non ammette dubbi, non so può raccontare ai quattro venti quello che i deputati fanno anche quando sono in missione e sono ben pagati per questa ragione. 
Apprendi, come ogni deputato, svolge un’attività di controllo oltre che di iniziativa legislativa. I parlamentari, infatti, dividono il loro lavoro – come in ogni assemblea legislativa – fra attività ispettiva e attività di proposizione legislativa. 
Se vuole avere notizia di qualcosa dal governo usa gli strumenti dell’attività ispettiva, interrogazioni e interpellanza.  
Quando l’attività di controllo del deputato prende di mira il “suo” Parlamento le cose si complicano, perché il Parlamento si è provvisto di una cintura “sanitaria". La regola è di fare sapere meno possibile, meglio niente. 
Quando è stato costretto – è avvenuto di recente – a darsi un regolamento dell’accesso agli atti, ne ha approfittato per redigerne uno sull’inaccessibilità piuttosto che sull’accesso. In più da qualche tempo a questa parte invece che sviluppare una tendenza alla informazione ha streto ancora di più la griglia con misure che nel medioevo avrebbero fatto gridare allo scandalo. I paletti del riserbo hanno aggiunto al tradizionale silenzio anche un atteggiamento di particolare severità sulle richieste d’informazione. 
Sicché accade che un deputato regionale possa pretendere risposte dal governo e ottenerle e incontrare ostacoli quando le richieste all’Assemblea. 
Apprendi ha annunciato una interrogazione dopo il diniego alle informazioni richieste, la qualcosa è singolare. Le interrogazioni sono dirette al Presidente della Regione, non al Presidente dell’Ars. Perché è lui il responsabile di tutto ciò che riguarda la Regione ed è lui che “passa” i quattrini al Parlamento per farlo funzionare. 
E allora? 
Il Parlamento regionale gode della cosiddetta autodichia, una totale autonomia amministrativa. Può spendere come e quando vuole e nessuno deve metterci naso. E questo nell’interesse della categoria, non dell’istituzione. 
Generalmente le iniziative singole, come quella di Apprendi, hanno breve durata, sono condannate ad un flop prevedibile. 
Perché? 
Chi volete che stia dalla parte di Apprendi, ammesso che Apprendi stia dalla sua parte fino alla fine? 
Ogni tanto capita che qualche deputato esterni la sua irritazione per il modo in cui viene speso il denaro pubblico, ma non bisogna entusiasmarsi, è fuoco di paglia, non succede assolutamente nulla. 
Vogliamo scommettere che anche in questa circostanza la consuetudine sia rispettata?


Sconti per i parlamentari dell'Ars
Tassi agevolati sulla prima casa  ed aiuti per i funerali

Tassi agevolati al 2% per l'acquisto della prima casa e sussidi in caso di morte per funerali e sepoltura: a beneficiarne non sono categorie protette o disagiati ma i parlamentari dell'Assemblea regionale siciliana che già possono contare su una serie di benefit e agevolazioni, oltre a una indennità mensile composta da varie voci intorno ai diecimila euro.

Gli "aiuti" per l'acquisto della casa sono previsti da una convenzione che, come riporta oggi 'La Repubblica', l'Ars ha firmato con il Banco di Sicilia negli anni '80 e che è stata ritoccata nelle scorse settimane: l'importo è stato incrementato da 150 a 300 mila euro, cifra che può essere concessa anche per l'acquisto di locali per la segreteria politica.

Nell'ultimo rendiconto approvato dal collegio dei questori all'Ars, relativo alle spese per il 2007, si legge che le uscite per il "contributo interessi su mutui edilizi erogati dal Banco di Sicilia" sono state pari a 52.830 euro. Per i funerali di deputati o ex deputati il contributo dell'Ars, invece, è di cinque mila euro, con una spesa nel 2007 di 36.151 euro.


Intervista al deputato regionale che non rispetta la regola del silenzio. “Anche il Presidente dell’Ars deve giustificare le sue missioni…"

 Non è facile trovare uno che dice quello che pensa. Nella vita di ogni giorno, intendo. Anche fra mura amiche capita di imbattersi in chi mastica invece che parlare, si mangia le parole che non vuole dire, finge di affidare all’intelligenza altrui – una specie di riconoscimento, insomma – ciò che non dice. Invece ha evitato di dire quello che va detto chiaro e tondo. Se incontri uno che fa politica e per giunta il deputato regionale che parla, ti giri dall’altra parte, ti guardi attorno e ti chiedi se qualcuno ti sta facendo uno scherzo. Senti l’impulso di domandargli i documenti d’identità. Non è possibile, ti dici. Che cosa sta succedendo?
E invece non sta succedendo proprio niente. C’è che Pino Apprendi, di professione vigile del fuoco, è abituato a prendere per costume e per mestiere le castagne dal fuoco con le proprie mani. E pare che questa sia una malattia contratta alla nascita.
Una piacevole scoperta, dunque, propiziata dall’insolita iniziativa dello stesso Apprendi, di chiedere nomi e cognomi, motivazioni delle missione effettuate dai deputati regionali e del rifiuto opposto dal Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, alla richiesta.
Onorevole, abbiamo capito bene? Lei vuole sapere chi va in missione e perché?
Sì, è così.
Come le è venuto in mente di interessarsi dei fatti degli altri? Lo sa che non sta rispettando le regole della casta?
Sì, lo so.
Il fatto, dunque. Che cosa ha provocato la sua sorprendente richiesta?
Un episodio accaduto a Messina in ottobre dello scorso anno. La commissione Attività produttive. Presieduta da Salvino Caputo, ha organizzato presso l’Unioncamere di Messina, un’audizione. Essendo vice presidente della Commissione, Caputo ha richiesto la mia presenza. Come di prammatica o dovuto chiedere l’autorizzazione alla missione. L’autorizzazione non è arrivata. Ovviamente sono andato lo stesso a Messina, ci mancherebbe…
E com’è finita?
Tornato a Palermo ho preteso di conoscere i motivi del diniego.
È stato accontentato?
No, non sono stato accontentato. Anzi, i funzionari della terza Commissione della quale faccio parte, mi hanno riferito che la richiesta era stata rigettata.
Ha chiesto le ragioni del diniego?
Certo, le ho chieste, ma senza risultato. Sicché ho messo nero su bianco. Anche stavolta niente, mi è stato spiegato che quando l’autorizzazione è negata, il Presidente non è tenuto a dare alcuna motivazione. Se non c’è l’indennità di missione, non c’è comunicazione… Ma a scrivermi non è il Presidente, bensì un funzionario. Ma come, io scrivo al Presidente e ricevo la risposta dal funzionario, mi sono detto. Qualcosa non funziona…
E lei, allora che cosa ha fatto?
La risposta non mi ha affatto convinto. Al di là dell’indennità, c’è la necessità di una copertura assicurativa. Non ero andato a Messina con la fidanzata, c’ero andato a fare il mio lavoro. Se mi fosse successo qualcosa, non sarei stato tutelato.
A questo punto lei ha scritto una lettera al Presidente per chiederle informazioni sulle missioni…
Giusto, voglio capire come funziona questo meccanismo. Sento tante voci su questo argomento, alcune non mi piacciono affatto. Pare che si esageri...Per questo motivo, pretendo una documentazione.
Ma non l’ha avuta.
Vero, non l’ho avuta. E allora ho incontrato il Presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, il quale mi ha detto che c’è una questione di privacy.
L’ha convinta?
Nemmeno per niente. Ho detto al Presidente: caro Francesco, mi viene da ridere. Se un deputato spende i suoi soldi può andare dove vuole e non ha il dovere di fare sapere niente a nessuno, ma se ci va con i soldi dell’Assemblea e prende pure l’indennità, la privacy non c’entra per niente. Anzi il deputato in missione ha il dovere di fare sapere senza aspettare che qualcuno chieda informazioni. Le cose stanno esattamente agli antipodi. Quindici giorni fa ho reiterato la richiesta, voglio sapere nomi e cognomi di chi va in missione…
Si inimicherà alcuni suoi colleghi.
Non m’importa niente, ho la testa dura. Voglio sapere dove vanno, con chi ci vanno, quanto spendono, perché sono andati in missione. Tutti, nessuno escluso, devono dare conto. A cominciare dal Presidente Cascio. Anche lui, se va in missione, deve giustificare al Parlamento perché c’è andato. Voglio leggere le relazioni di ogni missione, risultati. Bisogna finirla con questo andazzo… Non è solo una questione di principio, quando usiamo soldi pubblici abbiamo il dovere di informare come li spendiamo. E’ una questione morale. Si parla tanto di sprechi, di risparmi. È arrivato il tempo di fare sul serio.
La sua iniziativa finirà nel nulla. Lei è solo.
No, non sono solo.
Il pessimismo è d’obbligo.
Non è una battaglia facile, ma spero di smentirla.

 http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/39551/intervista-deputato-regionale-rispetta-regole-silenzio-anche-presidente-dellars-deve-giustificare-missioni.htm

AMBIENTE, apprendi, cuffaro, gela, LO PICCOLO, lombardo, M.P.A., MAFIA, NO PET-COKE, pet-coke, regione siciliana, sanità, sgarbi, speciale, Trasparenza, u.d.c
http//www.isolapulita.it

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere c

Caricato da isolapulita

Ecco l’ultima sul Parlamento. Il deputato Apprendi vuole sapere chi va in missione, la Presidenza dell’Ars oppone un rifiuto, violerebbe la privacy
L’onorevole Pino Apprendi, ex DS oggi PD, di mestiere vigile del fuoco, ha assunto una iniziativa inconsueta: ha chiesto al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana informazioni sui colleghi parlamentari che hanno usufruito del trattamento di missione nei loro viaggi. 
L’ufficio di gabinetto del Presidente dell’Assemblea regionale, secondo quanto riferisce Repubblica, ha risposto picche. Motivo: non è permesso mettere in piazza notizie di tal fatta. 
Non rispetterebbe la privacy degli interessati. 
Apprendi non ha preteso di sapere dove si siano recati i suoi colleghi per i fatti loro nel 2008, quanti viaggi di piacere abbiano scelto di fare, né di quali mezzi si siano serviti a tale scopo, né se abbiano viaggiato da soli o in compagnia. Apprendi era mosso unicamente dall’intenzione di conoscere le buone cause che hanno richiesto il trattamento speciale che concede il rimborso delle spese fatte con una diaria giornaliera, una indennità di missione piuttosto congrua e il diritto di assentarsi dalle sedute dell’Assemblea, per le quali è prevista la perdita di una indennità in caso di assenza. 
In definitiva non era affatto interessato a sapere dove fosse andato il parlamentare per il weekend con i familiari o gli amici, ma i suoi movimenti ufficiali e formali, attinenti ad un incarico politico. 
Al fine di accertarne l’utilità, infatti, la missione viene autorizzata dal Presidente dell’Assemblea regionale e istruita dall’ufficio di gabinetto. Secondo Repubblica, l’ufficio di gabinetto avrebbe negato al deputato il diritto di sapere dove vanno i suoi colleghi con i soldi dell’Assemblea. 
Avrebbe voluto verificare quanti suoi colleghi utilizzano bene il denaro dell’Assemblea ed esprimere magari un punto di vista in ordine all’opportunità di svolgere le missioni.  
Il diniego non ammette dubbi, non so può raccontare ai quattro venti quello che i deputati fanno anche quando sono in missione e sono ben pagati per questa ragione. 
Apprendi, come ogni deputato, svolge un’attività di controllo oltre che di iniziativa legislativa. I parlamentari, infatti, dividono il loro lavoro – come in ogni assemblea legislativa – fra attività ispettiva e attività di proposizione legislativa. 
Se vuole avere notizia di qualcosa dal governo usa gli strumenti dell’attività ispettiva, interrogazioni e interpellanza.  
Quando l’attività di controllo del deputato prende di mira il “suo” Parlamento le cose si complicano, perché il Parlamento si è provvisto di una cintura “sanitaria". La regola è di fare sapere meno possibile, meglio niente. 
Quando è stato costretto – è avvenuto di recente – a darsi un regolamento dell’accesso agli atti, ne ha approfittato per redigerne uno sull’inaccessibilità piuttosto che sull’accesso. In più da qualche tempo a questa parte invece che sviluppare una tendenza alla informazione ha streto ancora di più la griglia con misure che nel medioevo avrebbero fatto gridare allo scandalo. I paletti del riserbo hanno aggiunto al tradizionale silenzio anche un atteggiamento di particolare severità sulle richieste d’informazione. 
Sicché accade che un deputato regionale possa pretendere risposte dal governo e ottenerle e incontrare ostacoli quando le richieste all’Assemblea. 
Apprendi ha annunciato una interrogazione dopo il diniego alle informazioni richieste, la qualcosa è singolare. Le interrogazioni sono dirette al Presidente della Regione, non al Presidente dell’Ars. Perché è lui il responsabile di tutto ciò che riguarda la Regione ed è lui che “passa” i quattrini al Parlamento per farlo funzionare. 
E allora? 
Il Parlamento regionale gode della cosiddetta autodichia, una totale autonomia amministrativa. Può spendere come e quando vuole e nessuno deve metterci naso. E questo nell’interesse della categoria, non dell’istituzione. 
Generalmente le iniziative singole, come quella di Apprendi, hanno breve durata, sono condannate ad un flop prevedibile. 
Perché? 
Chi volete che stia dalla parte di Apprendi, ammesso che Apprendi stia dalla sua parte fino alla fine? 
Ogni tanto capita che qualche deputato esterni la sua irritazione per il modo in cui viene speso il denaro pubblico, ma non bisogna entusiasmarsi, è fuoco di paglia, non succede assolutamente nulla. 
Vogliamo scommettere che anche in questa circostanza la consuetudine sia rispettata?


Sconti per i parlamentari dell'Ars
Tassi agevolati sulla prima casa  ed aiuti per i funerali

Tassi agevolati al 2% per l'acquisto della prima casa e sussidi in caso di morte per funerali e sepoltura: a beneficiarne non sono categorie protette o disagiati ma i parlamentari dell'Assemblea regionale siciliana che già possono contare su una serie di benefit e agevolazioni, oltre a una indennità mensile composta da varie voci intorno ai diecimila euro.

Gli "aiuti" per l'acquisto della casa sono previsti da una convenzione che, come riporta oggi 'La Repubblica', l'Ars ha firmato con il Banco di Sicilia negli anni '80 e che è stata ritoccata nelle scorse settimane: l'importo è stato incrementato da 150 a 300 mila euro, cifra che può essere concessa anche per l'acquisto di locali per la segreteria politica.

Nell'ultimo rendiconto approvato dal collegio dei questori all'Ars, relativo alle spese per il 2007, si legge che le uscite per il "contributo interessi su mutui edilizi erogati dal Banco di Sicilia" sono state pari a 52.830 euro. Per i funerali di deputati o ex deputati il contributo dell'Ars, invece, è di cinque mila euro, con una spesa nel 2007 di 36.151 euro.


Intervista al deputato regionale che non rispetta la regola del silenzio. “Anche il Presidente dell’Ars deve giustificare le sue missioni…"

 Non è facile trovare uno che dice quello che pensa. Nella vita di ogni giorno, intendo. Anche fra mura amiche capita di imbattersi in chi mastica invece che parlare, si mangia le parole che non vuole dire, finge di affidare all’intelligenza altrui – una specie di riconoscimento, insomma – ciò che non dice. Invece ha evitato di dire quello che va detto chiaro e tondo. Se incontri uno che fa politica e per giunta il deputato regionale che parla, ti giri dall’altra parte, ti guardi attorno e ti chiedi se qualcuno ti sta facendo uno scherzo. Senti l’impulso di domandargli i documenti d’identità. Non è possibile, ti dici. Che cosa sta succedendo?
E invece non sta succedendo proprio niente. C’è che Pino Apprendi, di professione vigile del fuoco, è abituato a prendere per costume e per mestiere le castagne dal fuoco con le proprie mani. E pare che questa sia una malattia contratta alla nascita.
Una piacevole scoperta, dunque, propiziata dall’insolita iniziativa dello stesso Apprendi, di chiedere nomi e cognomi, motivazioni delle missione effettuate dai deputati regionali e del rifiuto opposto dal Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, alla richiesta.
Onorevole, abbiamo capito bene? Lei vuole sapere chi va in missione e perché?
Sì, è così.
Come le è venuto in mente di interessarsi dei fatti degli altri? Lo sa che non sta rispettando le regole della casta?
Sì, lo so.
Il fatto, dunque. Che cosa ha provocato la sua sorprendente richiesta?
Un episodio accaduto a Messina in ottobre dello scorso anno. La commissione Attività produttive. Presieduta da Salvino Caputo, ha organizzato presso l’Unioncamere di Messina, un’audizione. Essendo vice presidente della Commissione, Caputo ha richiesto la mia presenza. Come di prammatica o dovuto chiedere l’autorizzazione alla missione. L’autorizzazione non è arrivata. Ovviamente sono andato lo stesso a Messina, ci mancherebbe…
E com’è finita?
Tornato a Palermo ho preteso di conoscere i motivi del diniego.
È stato accontentato?
No, non sono stato accontentato. Anzi, i funzionari della terza Commissione della quale faccio parte, mi hanno riferito che la richiesta era stata rigettata.
Ha chiesto le ragioni del diniego?
Certo, le ho chieste, ma senza risultato. Sicché ho messo nero su bianco. Anche stavolta niente, mi è stato spiegato che quando l’autorizzazione è negata, il Presidente non è tenuto a dare alcuna motivazione. Se non c’è l’indennità di missione, non c’è comunicazione… Ma a scrivermi non è il Presidente, bensì un funzionario. Ma come, io scrivo al Presidente e ricevo la risposta dal funzionario, mi sono detto. Qualcosa non funziona…
E lei, allora che cosa ha fatto?
La risposta non mi ha affatto convinto. Al di là dell’indennità, c’è la necessità di una copertura assicurativa. Non ero andato a Messina con la fidanzata, c’ero andato a fare il mio lavoro. Se mi fosse successo qualcosa, non sarei stato tutelato.
A questo punto lei ha scritto una lettera al Presidente per chiederle informazioni sulle missioni…
Giusto, voglio capire come funziona questo meccanismo. Sento tante voci su questo argomento, alcune non mi piacciono affatto. Pare che si esageri...Per questo motivo, pretendo una documentazione.
Ma non l’ha avuta.
Vero, non l’ho avuta. E allora ho incontrato il Presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, il quale mi ha detto che c’è una questione di privacy.
L’ha convinta?
Nemmeno per niente. Ho detto al Presidente: caro Francesco, mi viene da ridere. Se un deputato spende i suoi soldi può andare dove vuole e non ha il dovere di fare sapere niente a nessuno, ma se ci va con i soldi dell’Assemblea e prende pure l’indennità, la privacy non c’entra per niente. Anzi il deputato in missione ha il dovere di fare sapere senza aspettare che qualcuno chieda informazioni. Le cose stanno esattamente agli antipodi. Quindici giorni fa ho reiterato la richiesta, voglio sapere nomi e cognomi di chi va in missione…
Si inimicherà alcuni suoi colleghi.
Non m’importa niente, ho la testa dura. Voglio sapere dove vanno, con chi ci vanno, quanto spendono, perché sono andati in missione. Tutti, nessuno escluso, devono dare conto. A cominciare dal Presidente Cascio. Anche lui, se va in missione, deve giustificare al Parlamento perché c’è andato. Voglio leggere le relazioni di ogni missione, risultati. Bisogna finirla con questo andazzo… Non è solo una questione di principio, quando usiamo soldi pubblici abbiamo il dovere di informare come li spendiamo. E’ una questione morale. Si parla tanto di sprechi, di risparmi. È arrivato il tempo di fare sul serio.
La sua iniziativa finirà nel nulla. Lei è solo.
No, non sono solo.
Il pessimismo è d’obbligo.
Non è una battaglia facile, ma spero di smentirla.

 http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/39551/intervista-deputato-regionale-rispetta-regole-silenzio-anche-presidente-dellars-deve-giustificare-missioni.htm

AMBIENTE, apprendi, cuffaro, gela, LO PICCOLO, lombardo, M.P.A., MAFIA, NO PET-COKE, pet-coke, regione siciliana, sanità, sgarbi, speciale, Trasparenza, u.d.c
http//www.isolapulita.it

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine


INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
Caricato da isolapulita

LA CGIL DIFFIDA IL PROFESSORE PORTOBELLO
Caricato da isolapulita

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PERSONALE E SERVIZI
Caricato da isolapulita



Caricato da isolapulita


COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
DETERMINAZIONE DEL SINDACO 25 DEL 2.5.2002
OGGETTO: CONFERIMENTO INCARICO DI RESPONSABILE DEL 3° SETTORE TECNICO E CONFERIMENTO DELLA POSIZIONE ORGANIZZATIVA

IL SINDACO
Vistoli Regolamento degli Uffici e dei servizi comunali come rielaborato con determinazione della G.C. 29 del 14.2.02
Considerato che, con il medesimo regolamento la struttura organizzativa del Comune è articolata in 4 settori
Visti gli art 20, 22, 23 e 26 del medesimo regolamento che disciplinano le modalità e i criteri per il conferimento dell’incarico di responsabile di Settore
Visti gli art 8 9 10 del CCNL sottoscritto il 31 marzo 1999, relativi al conferimento degli incarichi per le posizioni organizzative ed alla retribuzione di posizione e retribuzione di merito
Ritenuto che a seguito della cessazione dal servizio dell’Ing Francesca Usticano già incaricata con propria determina 8/2000 della direzione del settore Tecnico occorre assicurare la responsabilità della conduzione dell’Ufficio mediante l’attribuzione delle funzioni dirigenziali
DETERMINA
Conferire per i motivi espressi in narrativa, ai sensi degli art 20 e 26 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei Servizi comunali approvato con deliberazione della G.C. 29 del 14.2.2002 l’incarico di responsabile del 3° Settore Tecnico all’Arch Monica Giambruno
Dare Atto che in caso di assenza o di impedimento di detto funzionario l’incarico di che trattasi verrà assolto pro tempore dall’Arch Paola Naida
Conferire agli stessi funzionari la posizione organizzativa del 3° settore e la retribuzione di posizione nonché la retribuzione di risultato come previsto dall’art 10 del CCNL del 31 marzo 1999 negli importi stabiliti dal Contratto Collettivo Decentrato Integrativo sottoscritto il 7 dicembre 1999 limitatamente ai periodi di effettivo servizio prestato in tale qualifica
Pareri di attestazione ai sensi degli art 49 comma 1 e 151 comma 4 delò D.Lgs 18 agosto 2000 267
Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore proposta di determinazione Il Direttore Generale Dr Scafidi Manlio
Il Sindaco Stefano Bologna


ARCH GIAMBRUNO NOMINA MAGGIO 2002
Caricato da isolapulita

http://isolapulita.blogspot.com/2007/06/la-casta-di-isola-delle-femmine.html#links


ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, capaci . PORTOBELLO, d'arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., USTICANO ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, CAPACI,, PORTOBELLO, D'Arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., SENSALE,PUCCIO GIOVANNI CARLO, Usticano, VAININI,

Nomina Arch Giambruno Ufficio Tecnico Isola delle Femmine

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INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
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LA CGIL DIFFIDA IL PROFESSORE PORTOBELLO
Caricato da isolapulita

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COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
DETERMINAZIONE DEL SINDACO 25 DEL 2.5.2002
OGGETTO: CONFERIMENTO INCARICO DI RESPONSABILE DEL 3° SETTORE TECNICO E CONFERIMENTO DELLA POSIZIONE ORGANIZZATIVA

IL SINDACO
Vistoli Regolamento degli Uffici e dei servizi comunali come rielaborato con determinazione della G.C. 29 del 14.2.02
Considerato che, con il medesimo regolamento la struttura organizzativa del Comune è articolata in 4 settori
Visti gli art 20, 22, 23 e 26 del medesimo regolamento che disciplinano le modalità e i criteri per il conferimento dell’incarico di responsabile di Settore
Visti gli art 8 9 10 del CCNL sottoscritto il 31 marzo 1999, relativi al conferimento degli incarichi per le posizioni organizzative ed alla retribuzione di posizione e retribuzione di merito
Ritenuto che a seguito della cessazione dal servizio dell’Ing Francesca Usticano già incaricata con propria determina 8/2000 della direzione del settore Tecnico occorre assicurare la responsabilità della conduzione dell’Ufficio mediante l’attribuzione delle funzioni dirigenziali
DETERMINA
Conferire per i motivi espressi in narrativa, ai sensi degli art 20 e 26 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei Servizi comunali approvato con deliberazione della G.C. 29 del 14.2.2002 l’incarico di responsabile del 3° Settore Tecnico all’Arch Monica Giambruno
Dare Atto che in caso di assenza o di impedimento di detto funzionario l’incarico di che trattasi verrà assolto pro tempore dall’Arch Paola Naida
Conferire agli stessi funzionari la posizione organizzativa del 3° settore e la retribuzione di posizione nonché la retribuzione di risultato come previsto dall’art 10 del CCNL del 31 marzo 1999 negli importi stabiliti dal Contratto Collettivo Decentrato Integrativo sottoscritto il 7 dicembre 1999 limitatamente ai periodi di effettivo servizio prestato in tale qualifica
Pareri di attestazione ai sensi degli art 49 comma 1 e 151 comma 4 delò D.Lgs 18 agosto 2000 267
Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore proposta di determinazione Il Direttore Generale Dr Scafidi Manlio
Il Sindaco Stefano Bologna


ARCH GIAMBRUNO NOMINA MAGGIO 2002
Caricato da isolapulita

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ABUSIVISMO, ALBERT, Aliquò, BOLOGNA, capaci . PORTOBELLO, d'arpa, GIAMBRUNO, P.R.G., USTICANO

S. FLAVIA, PISTOLE NEL MUNICIPIO...

PALERMO - Cinque i consigli comunali sciolti in Sicilia per le infiltrazioni e le pressioni mafiose. Tre le amministrazioni in provincia di Palermo: Santa Flavia (giunta Dc-Psi-Psdi), Trabia (Dc-Psi), Cerda (Dc-Psi), centri di circa 5 mila abitanti, a pochi chilometri dal capoluogo. Sciolti d' autorità anche i consigli comunali di Adrano, in provincia di Catania e di Piraino, in provincia di Messina. "Esemplare" è la storia di Santa Flavia, dove gli scontri politici si combattevano a colpi di pistola. In Comune siedevano anche uomini rinviati a giudizio per interesse privato o accusati di concussione. Inoltre, la procura aveva inviato un avviso di garanzia nell' ambito del procedimento per il tentato omicidio del sindaco Affatigato, democristiano (avvenuto il 29 ottobre ' 89), a Nicola Lo Coco, un ex sindaco poi consigliere comunale, passato dalle fila della Democrazia cristiana a quelle delle Acli. Avviso di garanzia anche per il figlio Giuseppe e il nipote Pietro: sarebbero coinvolti in qualche modo in una spedizione punitiva. Qualcuno intendeva mettere "fuori gioco" l' esponente democristiano pestandolo a sangue, forse perfino uccidendolo, prima che partecipasse ad una riunione del comitato provinciale della Dc. Un appuntamento importante perchè in ballo c' era proprio la composizione delle liste nelle elezioni comunali. Una guerra in casa Dc. Ma sono tante le storie che vengono fuori dal municipio di Santa Flavia. Come l' arresto dell' assessore all' Urbanistica, il repubblicano Gandolfo David, accusato di concussione. Secondo l' ipotesi di reato avrebbe preteso 35 milioni per rilasciare la licenza di abitabilità a diciannove appartamenti. E ancora un altro assessore, quello ai Lavori pubblici, Giuseppe Alioto, democristiano, aveva ricevuto un avviso di garanzia per interesse privato. Tra ex assessori e consiglieri, circa quattordici persone sono state rinviate a giudizio per interesse privato: l' accusa è quella di aver cambiato la destinazione di alcuni terreni agricoli di loro proprietà. Insomma, se anziché il decreto Scotti di scioglimento si fossero concluse contemporaneamente tutte le inchieste aperte sul Comune di Santa Flavia, l' aula consiliare si sarebbe svuotata di colpo.
u r
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/10/01/flavia-pistole-nel-municipio.html

Tuesday, April 19, 2011

2011 21 APRILE "Mauro intuì quelle complicità dopo un incontro con Borsellino"


"Mauro intuì quelle complicità  dopo un incontro con Borsellino"


L'assassinio di Rostagno, parla la compagna Chicca Roveri. "Prima di morire indicò nella loggia massonica Scontrino il luogo d'incontro fra mafiosi e insospettabili. Nella Trapani di quegli anni alcuni magistrati erano fedeli allo Stato, mentre altri aiutavano Cosa nostra"



TRAPANI - Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, non ha avuto modo di apprezzare il rigore del giornalismo italiano. È questo il suo esordio: "Non riuscirò mai a capire la leggerezza con cui fate il vostro lavoro. Non capirò il silenzio che circonda il processo per la morte di Mauro". "Non ci vuole molto per comprendere che l'ostinazione a negare la mano mafiosa nell'assassinio di Mauro vuole nascondere responsabilità che sono ancora oggi vive. Quell'abbozzo di racconto giornalistico che si fa di questo processo è strabico. Da un lato, non "vede" la mafia e non ne parla; dall'altro, con testardaggine vuole tornare indietro a moventi che già sono stati liquidati dal lavoro dei pubblici ministeri di Palermo e nonostante i mille depistaggi. Oggi gli appunti ritrovati di Mauro chiariscono di che cosa si stava occupando e chi doveva preoccuparsi per le sue inchieste e mi rende finalmente chiaro che cosa è accaduto e perché mi è accaduto". 

Ricordiamo che lei è stata arrestata come complice degli assassini di Mauro nel 1996 e del tutto scagionata dalla procura di Palermo. Ma andiamo per ordine. Cominciamo dagli appunti di Mauro. Che cosa c'è scritto e perché sono così importanti?
"Dico prima del perché sono importanti. Gli appunti svelano quali erano le complicità tra Stato e Mafia che Mauro aveva intuito e intendeva raccontare nelle sue trasmissioni. È rilevante raccontare come e quando Mauro raccoglie quella scheda. Mauro era convinto che Trapani fosse alla vigilia di una "primavera civile". Credeva che magistrati e forze dell'ordine si stavano dando da fare e si attendeva che anche la città si sarebbe presto scossa. Poi, qualche mese prima di essere ucciso, Mauro incontrò - era il luglio del 1988 - Paolo Borsellino e il giudice raffreddò molto il suo entusiasmo. Borsellino gli disse che era in corso una "normalizzazione", al contrario, e le inchieste stavano rallentando. Fece anche i nomi dei responsabili di quell'insabbiamento. Gli fece il nome di un giudice dell'ufficio istruzione, di un dirigente della polizia giudiziaria. È un fatto che Mauro, dopo quell'incontro, annota dei nomi e alcuni nessi con l'omicidio del sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto e il potere della famiglia dei Minore".

Quali sono i nomi in quell'appunto?
"L'appunto ha un titolo. "Trapani. Primi anni 80. Questura. Palazzo di Giustizia". Ne semplifico il significato. Il primo nome che si legge è quello dell'allora procuratore Antonio Coci e una freccia che conduce a un altro nome Antonio Costa, sostituto procuratore, e ancora una freccia verso il nome di Ciaccio Montalto, accanto a questo nome c'è scritto "sulle bobine e trascrizioni/la goccia che trabocca per i Minore". Oggi, con il senno di poi, posso capire che cosa c'è in quel sintetico schizzo. Il sostituto Antonio Costa viene intercettato a colloquio con un imprenditore vicino ai mafiosi Minore mentre tratta il prezzo della sua corruzione. Quelle intercettazioni decine e decine di bobine furono dimenticate in Questura e mai il procuratore Coci ne chiese la consegna mentre Ciaccio Montalto, che le aveva autorizzate, fu assassinato".

Che cosa significano per lei queste note?
"Significano che Mauro aveva capito quel che molti sapevano e tutti avrebbero potuto capire: uomini dello Stato proteggevano gli interessi delle famiglie mafiose. Mauro fece di più. Indicò nella loggia massonica "Scontrino" il luogo dove si incontravano mafiosi e cittadini al di sopra di ogni sospetto. Dopo quella trasmissione, Mauro fu convocato dai carabinieri e interrogato dal brigadiere Cannas che incredibilmente nella sua testimonianza al processo non ne ha più il ricordo. Eppure, a verbale, Mauro gli racconta di aver saputo di due incontri di Licio Gelli con il mafioso Mariano Agate. Ma di interrogatori dimenticati e ambigui consigli di magistrati è piena questa storia".

Consigli ambigui?
"Ma sì. Il brigadiere Cannas convoca Mauro per sapere che cosa sa e da chi lo ha saputo. Io stessa, dopo l'assassinio di Mauro, sono stata convocata dal procuratore Coci. Mi raccomandò la segretezza di quell'incontro. "Altrimenti - disse - io e lei corriamo dei rischi". Quando ci vedemmo, mi chiese: "Lei non sapeva che Mauro era in pericolo?". "No", risposi. E il procuratore, di rimando: "A me, invece, erano giunte delle voci...". Come Cannas con Mauro, Coci mi convoca per sapere che cosa io sapessi, che cosa Mauro mi avesse detto. Insomma, tutta Trapani pensava che si trattasse di un omicidio di mafia, ma per otto anni non si è mai indagato in quella direzione e i carabinieri hanno fatto peggio perché fin dall'inizio i carabinieri seguirono la "pista politica" e soltanto quella, al contrario della pista che indicava la polizia che non aveva dubbi sul movente mafioso del delitto. I carabinieri hanno omesso di ricordare il vero. Mi spiego, di riferire elementi di indagine fondamentali che potevano e sono ancora decisivi per l'accertamento della verità. Non voglio nemmeno dimenticare i rapporti denigratori nei confronti di Mauro. Addirittura c'è stato un carabiniere - Mauro era appena morto - che disse: "Gli abbiamo trovato un borsa con dentro eroina, dollari e un laccio emostatico". Un altro carabiniere arrivò a scrivere in un rapporto del maggio del 1989 che Mauro "s'era venduto" al boss della Dc trapanese. Un altro capitano dell'Arma attribuì al giudice istruttore di Milano la convinzione che "l'omicidio Rostagno è nato nel contesto di Lotta Continua": una menzogna smentita dallo stesso giudice".

Ora che il processo è in corso e del delitto sono imputati due mafiosi, si è fatta un'idea delle ragioni di questi depistaggi e quindi anche del suo ingiusto coinvolgimento?
"Mi sono fatta un'idea che ad ogni udienza si rafforza: Mauro è stato ucciso per logiche che non appartengono soltanto al passato, ma sono vive ancora oggi. Se quel che viene ritenuto il capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, è di Trapani e probabilmente si nasconde qui intorno vuol dire che in questa città il potere di Cosa Nostra è ancora robusto e diffuso e, come sempre, protetto anche da chi dovrebbe aggredirlo. Solo così mi posso spiegare il silenzio intorno al processo, la tenacia con cui si rifiuta di considerare la morte di Mauro un delitto di mafia o quelle distorsioni che allontanano l'attenzione dalla mafia per continuare a screditare la mia vita o Lotta Continua o la comunità di recupero dei tossicodipendenti che Mauro aveva fondato. È comodo parlare di me o degli amici di Mauro per non parlare della mafia e della complicità che la tutelano a Trapani"

https://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/21/news/rostagno-15198805/



OPERAZIONE PETROV SCAVUZZO PIETRO In seguito all'arresto nel maggio 1991 di Pietro Scavuzzo, appartenente al clan mafioso di Vita, questi decise nel luglio 1993 di diventare collaboratore di giustizia. Grazie alle sue dichiarazioni il reparto operativo dei Carabinieri guidato dal capitano Elio Dell'Anna nella notte del 24 marzo 1994 con questa operazione arrestò 54 presunti appartenenti ai clan della provincia (altri cinque furono arrestati nei giorni successivi) [2].
Erano stati 74 i mandati di custodia cautelare emessi dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo coordinati dal procuratore aggiunto Luigi Croce, tra cui quelli per Mariano AsaroGiuseppe Ferro, Vincenzo Sinacori, Salvatore Miceli,[3], Andrea Mangiaracina, Natale Bonafede, Vincenzo Virga, Rosario Cascio [4], Niccolo' Nicosia [5]Francesco Messina Denaro (già latitante), Francesco Pace, Salvatore Tamburello, Diego Burzotta, Luca Burzotta, ex consigliere comunale di Mazara del Vallo del partito socialista, l'ex sindaco Pri di Mazara Ignazio Giacalone e il consigliere provinciale Pri Vincenzo Calafato.
Ma si resero latitanti 15 boss, fra cui l'allora sconosciuto capo del mandamento Vincenzo Virga e Calogero Musso, fatto che fece ritenere ai magistrati che ci fossero talpe all'interno degli uffici investigativi [6] Nel corso dell'operazione furono sequestrate anche numerose attività imprenditoriali.
2 aprile 1985 determinò l'eccidio di Pizzolungo, in cui morirono una giovane madre e due suoi figli nel momento in cui il destinatario della micidiale carica esplosiva, il giudice Carlo PALERMO, stava transitando sul luogo. OMICIDIO MAURO ROSTAGNO 26 SETTEMBRE 1988 VALDERICE 






































































































Il linguaggio della MAFIA

"...SI Lui può fotografare perchè siamo a Isola delle Femmine, solo uscisse fuori dal paese per esempio Capaci o Carini lo troverebbero a pezzi in mezzo alla munnezza..."

E bravo il nostro vedovello! Con questo hai fatto 13!

Il Tuo messaggio è chiaro!

Ora Tu Puoi far parte della famigghia!


Mentre Noi amanti della legalità e riconoscenti a chi ci ha mostrato la strada per l'affermazione del diritto alla parola:

Siamo tutti qui a fare quello che abbiamo imparato da te. Tenere la testa alta. Perché tutti sappiano che non basta una vile pistola ad uccidere chi ha insegnato agli altri a vivere. E noi siamo tutti qui, tutti, perché tu ci hai spiegato cos’è il coraggio, cos’è il rifiuto di qualsiasi prevaricazione, cos’è la bellezza, l’amore, la vita. E tu sei la vita che non può morire mai. Quella che fa paura ai vigliacchi. Quella che rimane dentro e diventa lezione, tesoro, insegnamento. Per tutti. Eccoci, Maestro.

Grazie a te ora lo sappiamo, come si fa a vivere.


Al.Ta. s.r.l.,CECCHINO, Cucchiara, Ecospurgo,Vedovello,LEONCINO,Nipote,PALmuto, Pappagallo,Parco Urbano,PENNUTO ROSSO,Rubbino,Schwarzeneger,T.E.S.,Mafioso,Zio, Minacce

PISTORIO GIOVANNI SENATORE M.P.A. E CASTELLUCCI LUIGI DIPARTIMENTO SANITA' F.S.R. CONDANNATI PER UN COPIA E INCOLLA PUBBLICITA' AVIARIA Sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia sent. n. 158 del 09/06/2011

Sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia


sent. n. 158 del 09/06/2011




 emblema repubblica italiana
RE­PUB­BLI­CA ITA­LIA­NA
IN NOME DEL PO­PO­LO ITA­LIA­NO
LA CORTE DEI CONTI
SE­ZIO­NE GIU­RI­SDI­ZIO­NA­LE D'AP­PEL­LO PER LA SI­CI­LIA


com­po­sta dai se­guen­ti ma­gi­stra­ti
dott.Sal­va­to­re CILIA   Pre­si­den­te
dott.​ssaLu­cia­na SA­VA­GNO­NE   Con­si­glie­re esten­so­re
dott.Sal­va­to­re Gio­van­ni CUL­TRE­RA   Con­si­glie­re
dott.Pino ZIN­GA­LE   Con­si­glie­re
dott.​ssaGiu­sep­pa CER­NI­GLIA­RO   Con­si­glie­re
ha pro­nun­cia­to la se­guen­te
SEN­TEN­ZA
sui ri­cor­si in ap­pel­lo, iscrit­ti ai nu­me­ri 3640/A.​Resp. e 3724/A.​Resp. del re­gi­stro di se­gre­te­ria, pro­po­sti ri­spet­ti­va­men­te da:
- Ca­stel­luc­ci Luigi, elet­ti­va­men­te do­mi­ci­lia­to a Pa­ler­mo, pres­so lo stu­dio del prof. avv. Sal­va­to­re Pen­sa­be­ne Lion­ti, che lo rap­pre­sen­ta e di­fen­de;
- Pi­sto­rio Gio­van­ni, elet­ti­va­men­te do­mi­ci­lia­to a Pa­ler­mo, pres­so lo stu­dio le­ga­le Man­ga­la­vi­ti, rap­pre­sen­ta­to e di­fe­so dal­l’avv. prof. An­to­nio Fran­ce­sco Vi­ta­le;
con­tro
il Pro­cu­ra­to­re re­gio­na­le della Corte dei conti
av­ver­so
la sen­ten­za n. 1800/2010 del 7 lu­glio 2010, pub­bli­ca­ta il 3 ago­sto 2010, della Se­zio­ne Giu­ri­sdi­zio­na­le della Corte dei conti per la Re­gio­ne si­ci­lia­na.
Uditi alla pub­bli­ca udien­za del 20 apri­le 2011 il re­la­to­re, con­si­glie­re dott.​ssa Lu­cia­na Sa­va­gno­ne, il P.M. dott. Gio­van­ni Cop­po­la, l’avv. Sal­va­to­re Pen­sa­be­ne Lion­ti e l’avv. An­to­nio Fran­ce­sco Vi­ta­le.
Esa­mi­na­ti gli atti ed i do­cu­men­ti della causa.
FATTO
Con atto di ci­ta­zio­ne de­po­si­ta­to il 9 lu­glio 2009, il Pro­cu­ra­to­re re­gio­na­le con­ve­ni­va in giu­di­zio Pi­sto­rio Gio­van­ni e Ca­stel­luc­ci Luigi, chie­den­do­ne la con­dan­na, in fa­vo­re del­l’As­ses­so­ra­to re­gio­na­le alla Sa­ni­tà, della somma di € 49.200,00 cia­scu­no, pari a com­ples­si­vi € 98.400,00, oltre ri­va­lu­ta­zio­ne, in­te­res­si e spese del giu­di­zio.
Ri­fe­ri­va il Pro­cu­ra­to­re che l’A­gen­zia pub­bli­ci­ta­ria Do­rian Gray, con nota del 16.02.2006, aveva sot­to­po­sto di sua ini­zia­ti­va al­l’As­ses­so­re Re­gio­na­le alla Sa­ni­tà un pro­get­to di mas­si­ma re­la­ti­vo ad una cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne in ri­fe­ri­men­to al­l’e­mer­gen­za del­l’in­fluen­za avia­ria. Il pro­get­to, com­po­sto in tutto da cin­que pa­gi­ne dat­ti­lo­scrit­te co­sti­tui­te da una “pre­mes­sa”, da una “ana­li­si dei dati scien­ti­fi­ci”, da una “co­mu­ni­ca­zio­ne di con­di­zio­ni di emer­gen­za” e dalle “fi­na­li­tà del­l’in­ter­ven­to”, era ri­sul­ta­to non ori­gi­na­le, ma frut­to di un’o­pe­ra­zio­ne di c.d. “copia e in­col­la” di pa­gi­ne web. Fa­cen­do se­gui­to al sud­det­to pro­get­to di mas­si­ma, il ti­to­la­re del­l’A­gen­zia aveva tra­smes­so, sem­pre al­l’as­ses­so­re alla Sa­ni­tà, un “piano di det­ta­glio del­l’in­ter­ven­to”, in lar­ghis­si­ma parte del tutto iden­ti­co al “Pro­get­to di mas­si­ma”, nel quale, in ag­giun­ta, vi era l’in­di­ca­zio­ne del tutto ge­ne­ri­ca dei sog­get­ti cui ri­vol­ge­re la cam­pa­gna in­for­ma­ti­va (media, mondo pro­fes­sio­na­le ed opi­nio­ne pub­bli­ca) e, sem­pre in via ge­ne­ri­ca, i mezzi da uti­liz­za­re. Tale piano di det­ta­glio era stato ap­pro­va­to con D.D.G. n. 74881 del­l’01.03.2006, sot­to­scrit­to dal dott. Ca­stel­luc­ci, Di­ri­gen­te Ge­ne­ra­le del Di­par­ti­men­to F.S.R. del­l’As­ses­so­ra­to Sa­ni­tà, con cui si im­pe­gna­va la re­la­ti­va spesa, pari ad € 98.400,00, del 50% della quale, con nota del 20.03.2006, ve­ni­va di­spo­sta l’au­to­riz­za­zio­ne al pa­ga­men­to.
In data 13.03.2006 era stato, in­fi­ne, tra­smes­so il “piano ese­cu­ti­vo del­l’in­ter­ven­to”, com­po­sto da sei pa­gi­ne, an­ch’es­so frut­to di una pro­ce­du­ra di “copia e in­col­la” di pa­gi­ne web.
Con nota prot. n. 187/06/PCM/GM del 12.06.2006, il ti­to­la­re della So­cie­tà aveva inol­tra­to al­l’As­ses­so­ra­to la re­la­zio­ne con­clu­si­va del­l’in­ter­ven­to di cui, anche que­sta volta, un ampio stral­cio ri­sul­ta­va estra­po­la­to in­te­ra­men­te da una pa­gi­na web, ed aveva chie­sto il pa­ga­men­to a saldo della re­stan­te parte del com­pen­so pari ad € 49.200,00, che gli ve­ni­va li­qui­da­to con man­da­to n. 33 del 21.08.2006.
Alla luce di tali fatti, il Pro­cu­ra­to­re ri­te­ne­va la spesa so­ste­nu­ta per fi­nan­zia­re il pro­get­to del tutto in­giu­sti­fi­ca­ta, non con­for­me ai prin­ci­pi di lo­gi­ca ed im­par­zia­li­tà non­ché di ef­fi­cien­za ed eco­no­mi­ci­tà del­l’a­zio­ne am­mi­ni­stra­ti­va e co­sti­tuen­te, quin­di, danno era­ria­le. Di essa ri­te­ne­va re­spon­sa­bi­li l’As­ses­so­re alla sa­ni­tà e il Di­ret­to­re re­gio­na­le per avere en­tram­bi ope­ra­to scel­te ina­de­gua­te ed inop­por­tu­ne.
Il primo, in­fat­ti, anche am­met­ten­do che la cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne e co­mu­ni­ca­zio­ne sul­l’in­fluen­za avia­ria rien­tras­se nella com­pe­ten­za del­l’As­ses­so­ra­to re­gio­na­le, avreb­be do­vu­to svol­ge­re quan­to meno una ri­cer­ca di mer­ca­to per sce­glie­re l’a­gen­zia più ido­nea, at­tra­ver­so la com­pa­ra­zio­ne di di­ver­se pro­po­ste. Ugual­men­te il Di­ret­to­re re­gio­na­le, prima di ap­pro­va­re la pro­po­sta e li­qui­da­re i com­pen­si al­l’a­gen­zia, avreb­be do­vu­to eser­ci­ta­re un con­trol­lo sullo svol­gi­men­to del­l’in­ca­ri­co. Ri­te­nen­do, per­tan­to, equi­va­len­te l’in­ci­den­za cau­sa­le delle con­dot­te sulla pro­du­zio­ne del danno, il Pro­cu­ra­to­re chie­de­va che la re­spon­sa­bi­li­tà ve­nis­se ri­par­ti­ta in parti ugua­li fra i due con­ve­nu­ti.
Con sen­ten­za n. 1800/2010, la Se­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le, in ac­co­gli­men­to della do­man­da della Pro­cu­ra Re­gio­na­le, con­dan­na­va Pi­sto­rio Gio­van­ni e Ca­stel­luc­ci Luigi a pa­ga­re, a fa­vo­re del­l’As­ses­so­ra­to Re­gio­na­le alla Sa­ni­tà, la somma di € 49.200,00 cia­scu­no, oltre la ri­va­lu­ta­zio­ne mo­ne­ta­ria e gli in­te­res­si le­ga­li, po­nen­do, al­tre­sì, a ca­ri­co degli stes­si le spese di giu­di­zio.
So­ste­ne­va il giu­di­ce di primo grado che il com­por­ta­men­to di en­tram­bi i con­ve­nu­ti era stato ca­rat­te­riz­za­to da un’e­stre­ma su­per­fi­cia­li­tà nella ge­stio­ne di fondi pub­bli­ci. L’as­ses­so­re, an­zi­tut­to, prima di ac­cet­ta­re la pro­po­sta della Do­rian Gray, avreb­be do­vu­to esa­mi­nar­la ap­pro­fon­di­ta­men­te, at­tra­ver­so l’au­si­lio dei suoi uf­fi­ci tec­ni­ci al­ta­men­te spe­cia­liz­za­ti, quali l’I­spet­to­ra­to Sa­ni­ta­rio, l’I­spet­to­ra­to Ve­te­ri­na­rio, l’Os­ser­va­to­rio Epi­de­mio­lo­gi­co Re­gio­na­le, te­nu­ti in­ve­ce del tutto fuori dalla vi­cen­da in que­stio­ne. L’i­strut­to­ria, in­ve­ce, sia am­mi­ni­stra­ti­va che tec­ni­ca, era ri­sul­ta­ta del tutto ca­ren­te, no­no­stan­te che la pro­po­sta fosse stata inol­tra­ta da un pri­va­to di­ret­ta­men­te al­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne, al di fuori di qual­sia­si gara pub­bli­ca, senza con­fron­to con altre ditte e senza un bando che ne in­di­cas­se i re­qui­si­ti mi­ni­mi. La scel­ta, poi, di ope­ra­re al di fuori di una gara, tra­mi­te la pro­ce­du­ra di cui al­l’art. 7, comma 2, lett. d), del de­cre­to le­gi­sla­ti­vo n. 157/1995, ri­chia­ma­to nel de­cre­to di ap­pro­va­zio­ne, ap­pa­ri­va in­giu­sti­fi­ca­ta dal mo­men­to che la dif­fu­sio­ne del­l’in­fluen­za avia­ria, con le con­se­guen­ti no­ti­zie di stam­pa “al­lar­mi­sti­che”, ri­sa­li­va a pa­rec­chi mesi prima del mese di feb­bra­io 2006.
Nep­pu­re il dott. Ca­stel­luc­ci aveva ri­te­nu­to di di­spor­re al­cu­na ve­ri­fi­ca su quan­to pro­po­sto dalla Do­rian Gray, in­ve­sten­do della vi­cen­da gli uf­fi­ci am­mi­ni­stra­ti­vi e tec­ni­ci al fine di ve­ri­fi­ca­re, scru­po­lo­sa­men­te, la bontà di un pro­get­to pro­po­sto di­ret­ta­men­te da un pri­va­to al di fuori di una gara pub­bli­ca, senza alcun pa­ra­me­tro di ri­fe­ri­men­to per va­lu­tar­ne la piena ri­spon­den­za alle esi­gen­ze del­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne, aval­lan­do in­ve­ce la scel­ta di pro­ce­de­re senza gara.
Af­fer­ma­va, an­co­ra, il Col­le­gio che il com­pen­so cor­ri­spo­sto alla so­cie­tà ap­pa­ri­va as­so­lu­ta­men­te in­giu­sti­fi­ca­to, in quan­to pat­tui­to per lo svol­gi­men­to di una com­ples­sa at­ti­vi­tà che, in ef­fet­ti, non era stata for­ni­ta sia per­ché frut­to di sem­pli­ce ope­ra­zio­ne di “copia e in­col­la” di pa­gi­ne web, sia per­ché i ta­vo­li di con­cer­ta­zio­ne, i son­dag­gi ecc… non erano stati rea­liz­za­ti.
Ri­le­va­va, in­fi­ne, il giu­di­ce che nella fat­ti­spe­cie non era stato sin­da­ca­to il me­ri­to di scel­te di­scre­zio­na­li ope­ra­te dal­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne, poi­ché né era stato con­te­sta­to ai con­ve­nu­ti la scel­ta di avere av­via­to una cam­pa­gna in­for­ma­ti­va, né che la stes­sa non rien­tras­se tra i com­pi­ti del­l’As­ses­so­ra­to, si era, in­ve­ce, con­te­sta­to di non avere ef­fet­tua­to la scel­ta nel ri­spet­to dei ca­no­ni di ef­fi­cien­za, ef­fi­ca­cia ed eco­no­mi­ci­tà del­l’a­zio­ne am­mi­ni­stra­ti­va, che co­sti­tui­sco­no i pa­ra­me­tri di le­ga­li­tà della stes­sa.
Av­ver­so que­sta sen­ten­za il dott. Luigi Ca­stel­luc­ci, rap­pre­sen­ta­to e di­fe­so dal prof. avv. Sal­va­to­re Pen­sa­be­ne Lion­ti, ha pro­po­sto ri­cor­so in ap­pel­lo, de­po­si­ta­to il 28 ot­to­bre 2010. Pre­li­mi­nar­men­te il di­fen­so­re sot­to­li­nea che la pre­sta­zio­ne alla quale la Do­rian Gray si era ob­bli­ga­ta, era li­mi­ta­ta alla pro­get­ta­zio­ne e rea­liz­za­zio­ne per conto della Re­gio­ne si­ci­lia­na di una cam­pa­gna in­for­ma­ti­va che aveva uno scopo ed un con­te­nu­to esclu­si­va­men­te pub­bli­ci­ta­rio, senza al­cu­na va­lu­ta­zio­ne tec­ni­co scien­ti­fi­ca del fe­no­me­no del­l’in­fluen­za avia­ria. Ciò posto, ha so­ste­nu­to il di­fen­so­re che in base ai tre ela­bo­ra­ti pre­sen­ta­ti dalla so­cie­tà alla re­gio­ne – pro­get­to di mas­si­ma, piano di det­ta­glio e piano ese­cu­ti­vo – il di­par­ti­men­to re­gio­na­le ha istrui­to la pra­ti­ca ed ha va­lu­ta­to come po­si­ti­va e va­li­da la me­to­do­lo­gia adot­ta­ta dalla so­cie­tà. Dello svol­gi­men­to di tale at­ti­vi­tà istrut­to­ria si è data at­te­sta­zio­ne nei de­cre­ti am­mi­ni­stra­ti­vi di ap­pro­va­zio­ne degli in­ter­ven­ti.
Circa i pre­sup­po­sti della re­spon­sa­bi­li­tà am­mi­ni­stra­ti­va, il di­fen­so­re ha con­te­sta­to in­nan­zi tutto la sus­si­sten­za del danno era­ria­le, non po­ten­do ri­te­ner­si dan­no­si gli atti ine­ren­ti la pro­get­ta­zio­ne e rea­liz­za­zio­ne della cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria che, con­te­stual­men­te, si af­fer­ma abbia rag­giun­to i ri­sul­ta­ti pre­fis­sa­ti. Quan­to, poi, alla con­te­sta­ta estra­po­la­zio­ne dalle pa­gi­ne web del con­te­nu­to del pro­get­to, l’ap­pel­lan­te ne nega la ri­le­van­za e, co­mun­que, esclu­de che sia stato ef­fet­tua­to nelle 13 pa­gi­ne del piano di det­ta­glio e nelle 12 pa­gi­ne del piano ese­cu­ti­vo. Le parti che sono frut­to del­l’o­pe­ra­zio­ne del c.d.”copia in­col­la” si spie­ga­no per il loro ca­rat­te­re de­scrit­ti­vo.
L’ap­pel­lan­te, in ogni caso, ha ne­ga­to di avere agito con colpa grave, in­te­sa se­con­do gli in­se­gna­men­ti della giu­ri­spru­den­za della Corte dei conti, so­ste­nen­do che era con­sen­ti­to nella fat­ti­spe­cie, in con­si­de­ra­zio­ne del­l’im­pel­len­te ur­gen­za de­ter­mi­na­ta dal­l’e­mer­gen­za avia­ria, l’at­tri­bu­zio­ne di­ret­ta del­l’in­ca­ri­co ad una so­cie­tà. Il di­fen­so­re ha, co­mun­que, con­te­sta­to la man­can­za nel­l’at­to di ci­ta­zio­ne di ogni ri­fe­ri­men­to alla sus­si­sten­za del­l’e­le­men­to psi­co­lo­gi­co della re­spon­sa­bi­li­tà.
Av­ver­so la me­de­si­ma sen­ten­za il sen. dott. Gio­van­ni Pi­sto­rio, rap­pre­sen­ta­to e di­fe­so dal­l’avv. prof. An­to­nio Fran­ce­sco Vi­ta­le, con ri­cor­so de­po­si­ta­to il 13 di­cem­bre 2010, ha pro­po­sto ap­pel­lo.
Con il primo mo­ti­vo ha ec­ce­pi­to la nul­li­tà di tutti gli atti istrut­to­ri e pro­ces­sua­li per vio­la­zio­ne e falsa ap­pli­ca­zio­ne del­l’art. 17, comma 30 ter, D.L. n. 78/2009, come con­ver­ti­to nella legge n. 102/2009, man­can­do una no­ti­zia spe­ci­fi­ca e con­cre­ta di danno che con­sen­tis­se al Pub­bli­co mi­ni­ste­ro con­ta­bi­le di eser­ci­ta­re l’a­zio­ne.
Con il se­con­do mo­ti­vo ha con­te­sta­to la sus­si­sten­za dei pre­sup­po­sti di legge per giu­sti­fi­ca­re la chia­ma­ta in giu­di­zio. In par­ti­co­la­re ha af­fer­ma­to di non avere adot­ta­to alcun prov­ve­di­men­to ine­ren­te al­l’af­fi­da­men­to del­l’in­ca­ri­co alla so­cie­tà Do­rian Gray, es­sen­do­si li­mi­ta­to a det­ta­re in­di­riz­zi e di­ret­ti­ve al fine di av­via­re una con­vin­cen­te cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria fi­na­liz­za­ta a ras­si­cu­ra­re la cit­ta­di­nan­za. In ogni caso ha ri­le­va­to l’in­sin­da­ca­bi­li­tà della sua at­ti­vi­tà di as­ses­so­re nel com­pi­men­to di atti de­fi­ni­ti di “alta am­mi­ni­stra­zio­ne”, ca­rat­te­riz­za­ti da scel­te del tutto di­scre­zio­na­li per le quali non si può mai par­la­re di colpa grave, come af­fer­ma­to dalla giu­ri­spru­den­za di que­sta Corte.
Il di­fen­so­re, in­fi­ne, ha esclu­so la sus­si­sten­za del danno era­ria­le, aven­do la cam­pa­gna pro­gram­ma­ta e mo­du­la­ta dalla so­cie­tà Do­rian Gray pro­dot­to ri­sul­ta­ti con­cre­ti, come ri­co­no­sciu­to anche dalla pro­cu­ra re­gio­na­le.
Nelle con­clu­sio­ni scrit­te, de­po­si­ta­te per en­tram­bi i giu­di­zi il 25 marzo 2011, il Pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le ha con­te­sta­to la fon­da­tez­za dei mo­ti­vi di ap­pel­lo di cui ha chie­sto il ri­get­to. In data 4 apri­le 2011, ha de­po­si­ta­to con­clu­sio­ni in­te­gra­ti­ve nelle quali, in ag­giun­ta alle con­te­sta­zio­ni già mosse al­l’at­to di ap­pel­lo, ha ec­ce­pi­to che l’i­stan­za di nul­li­tà pro­po­sta dal­l’ap­pel­la­to Pi­sto­rio è im­pro­po­ni­bi­le in ap­pel­lo, in vio­la­zio­ne del di­vie­to di cui al­l’art. 345 c.p.c, per­ché do­man­da nuova.
Con me­mo­ria de­po­si­ta­ta il 7 apri­le 2011, il di­fen­so­re del se­na­to­re Pi­sto­rio ha ul­te­rior­men­te in­si­sti­to nei mo­ti­vi di ap­pel­lo, ar­go­men­tan­do sulla in­sin­da­ca­bi­li­tà delle scel­ta po­li­ti­che e sul con­te­nu­to degli ela­bo­ra­ti rea­liz­za­ti dalla so­cie­tà di pub­bli­ci­tà.
Al­l’u­dien­za di­bat­ti­men­ta­le, l’avv. Pen­sa­be­ne Lion­ti ha ul­te­rior­men­te ri­ba­di­to i mo­ti­vi di ap­pel­lo, so­ste­nen­do la man­can­za del danno e della colpa grave del suo as­si­sti­to, aven­do la cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria ot­te­nu­to i ri­sul­ta­ti vo­lu­ti. L’avv. Vi­ta­le ha con­fer­ma­to quan­to con­te­nu­to negli atti scrit­ti, in­si­sten­do sulla fon­da­tez­za del­l’ec­ce­zio­ne di nul­li­tà che, es­sen­do pre­vi­sta in una norma pro­ces­sua­le, è sem­pre ri­le­va­bi­le in ogni stato e grado del giu­di­zio.
Il P.M., con ri­fe­ri­men­to alla nul­li­tà, ha af­fer­ma­to che la di­zio­ne “in ogni stato e grado”, nel caso in esame, si ri­fe­ri­sce al primo grado. Ha con­fer­ma­to la sus­si­sten­za di tutti gli ele­men­ti della re­spon­sa­bi­li­tà ed ha chie­sto il ri­get­to degli ap­pel­li.
DI­RIT­TO
1. Oc­cor­re pro­ce­de­re, an­zi­tut­to, ai sensi del com­bi­na­to di­spo­sto degli artt. 335 e 350 c.p.c., alla riu­nio­ne degli ap­pel­li pre­sen­ta­ti ri­spet­ti­va­men­te dal dott. Gio­van­ni Pi­sto­rio e dal dott. Luigi Ca­stel­luc­ci av­ver­so la sen­ten­za n. 1800/2010. Come è noto, la riu­nio­ne delle im­pu­gna­zio­ni pro­po­ste se­pa­ra­ta­men­te con­tro la stes­sa sen­ten­za deve es­se­re di­spo­sta ob­bli­ga­to­ria­men­te e d’uf­fi­cio dal giu­di­ce, ai sensi delle di­spo­si­zio­ni del co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le sopra in­di­ca­te, det­ta­te per im­por­re il "si­mul­ta­neus pro­ces­sus" onde evi­ta­re la pen­den­za di più pro­ces­si ori­gi­na­ti da di­ver­se im­pu­gna­zio­ni con­tro la me­de­si­ma de­ci­sio­ne (Cass. civ., Sez. V, 23/06/2005, n.13531; Cass. civ., Sez. V, 27/03/2003, n.4605; Cass. civ., Sez. I, 23/09/2002, n. 13817).
2. E’ an­co­ra pre­li­mi­na­re al­l’e­sa­me dei mo­ti­vi di me­ri­to dei gra­va­mi pro­po­sti, l’ac­cer­ta­men­to della fon­da­tez­za o meno del­l’ec­ce­zio­ne di nul­li­tà sol­le­va­ta dalla di­fe­sa del se­na­to­re Pi­sto­rio, di cui il Pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le ha, an­zi­tut­to, ec­ce­pi­to la inam­mis­si­bi­li­tà, ai sensi del­l’art. 345 c.p.c., per­ché do­man­da nuova in ap­pel­lo, chie­den­do­ne, co­mun­que, il ri­get­to.
Ri­le­va in pro­po­si­to il Col­le­gio che, ai sensi del­l’art. 17, comma 30 ter, del de­cre­to legge n. 78/2009, con­ver­ti­to nella legge n. 102/2009, mo­di­fi­ca­to dal de­cre­to legge n. n. 103/2009 con­ver­ti­to nellalegge n. 179/2009, le pro­cu­re della Corte dei conti pos­so­no ini­zia­re l’at­ti­vi­tà istrut­to­ria ai fini del­l’e­ser­ci­zio del­l’a­zio­ne di danno era­ria­le a fron­te di “spe­ci­fi­ca e con­cre­ta no­ti­zia di danno”. In caso di vio­la­zio­ne di tale pre­cet­to, è com­mi­na­ta la nul­li­tà di qua­lun­que atto istrut­to­rio o pro­ces­sua­le con­se­guen­te posto in es­se­re. Pre­ci­sa la norma che la pre­det­ta nul­li­tà “può es­se­re fatta va­le­re in ogni mo­men­to da chiun­que vi abbia in­te­res­se pur­ché non sia stata già pro­nun­cia­ta sen­ten­za anche non de­fi­ni­ti­va alla data di en­tra­ta in vi­go­re della legge di con­ver­sio­ne del pre­sen­te de­cre­to”.
Unico li­mi­te al­l’ap­pli­ca­bi­li­tà della ci­ta­ta nor­ma­ti­va alle con­tro­ver­sie in corso è co­sti­tui­to, quin­di, sol­tan­to dalla even­tua­le pre­sen­za di una “sen­ten­za” già emes­sa alla data di en­tra­ta in vi­go­re della norma.
Ar­go­men­tan­do a con­tra­rio deve, al­lo­ra, esclu­der­si che l’e­ma­na­zio­ne di una sen­ten­za dopo l’en­tra­ta in vi­go­re della norma possa es­se­re d’o­sta­co­lo alla pro­po­si­zio­ne del­l’ec­ce­zio­ne che, per­tan­to, può le­git­ti­ma­men­te es­se­re sol­le­va­ta in ap­pel­lo, con­tra­ria­men­te a quan­to af­fer­ma­to dal Pub­bli­co Mi­ni­ste­ro in udien­za, se­con­do cui la di­zio­ne “in ogni mo­men­to” si ri­fe­ri­sce solo al primo grado di giu­di­zio.
Pas­san­do al­l’e­sa­me del me­ri­to del­l’ec­ce­zio­ne ri­tie­ne que­sto Col­le­gio che, come af­fer­ma­to co­stan­te­men­te dalla giu­ri­spru­den­za delle Se­zio­ni cen­tra­li di ap­pel­lo, la ne­ces­si­tà “di spe­ci­fi­ca e con­cre­ta no­ti­zia di danno” af­fin­ché le Pro­cu­re Re­gio­na­li pos­sa­no “ini­zia­re l’at­ti­vi­tà istrut­to­ria ai fini del­l’e­ser­ci­zio del­l’a­zio­ne di danno era­ria­le” tra­du­ce in norma di legge l’o­rien­ta­men­to già da tempo ma­ni­fe­sta­to dalla Corte co­sti­tu­zio­na­le, nel senso che, in so­stan­za, l’am­pio po­te­re di in­da­gi­ne che le norme con­fe­ri­sco­no alle Pro­cu­re con­ta­bi­li “deve es­se­re ispi­ra­to ad un cri­te­rio di obiet­ti­vi­tà, di im­par­zia­li­tà e neu­tra­li­tà, spe­cie per­ché ha un fon­da­men­to di di­scre­zio­na­li­tà” e che “la di­scre­zio­na­li­tà ri­chie­de cau­te­le e re­mo­re mag­gio­ri se sia di­ret­ta ad un in­te­res­se giu­ri­sdi­zio­na­le... deve es­se­re de­ter­mi­na­ta da ele­men­ti spe­ci­fi­ci e con­cre­ti e non da mere sup­po­si­zio­ni” (Corte Co­sti­tu­zio­na­le, sen­ten­za n. 104/1989). Se­con­do tale in­se­gna­men­to “l’am­pio po­te­re che il Pro­cu­ra­to­re ha in que­sto campo deve es­se­re eser­ci­ta­to in pre­sen­za di fatti o di no­ti­zie che fac­cia­no pre­su­me­re com­por­ta­men­ti di pub­bli­ci fun­zio­na­ri ipo­te­ti­ca­men­te con­fi­gu­ran­ti il­le­ci­ti pro­dut­ti­vi di danno era­ria­le e deve es­se­re di­ret­to ad ac­qui­si­re atti e do­cu­men­ti pre­ci­sa­men­te in­di­vi­dua­bi­li, di modo che l’at­ti­vi­tà del Pro­cu­ra­to­re, cui tali ri­chie­ste ine­ri­sco­no, non possa es­se­re con­si­de­ra­ta come una im­pro­pria at­ti­vi­tà di con­trol­lo ge­ne­ra­liz­za­ta e per­ma­nen­te” (cfr. Corte co­sti­tu­zio­na­le n. 100/1995)
Con­se­guen­te­men­te l’at­ti­vi­tà istrut­to­ria deve con­si­de­rar­si esen­te da nul­li­tà ogni qual­vol­ta la pro­cu­ra si at­ti­vi non in base a “mere ipo­te­si o sup­po­si­zio­ni” di danno, ov­ve­ro con mo­da­li­tà che esor­bi­ti­no in “un im­pro­prio po­te­re di con­trol­lo ge­ne­ra­liz­za­to e per­ma­nen­te sul­l’at­ti­vi­tà am­mi­ni­stra­ti­va (cfr. Corte co­sti­tu­zio­na­le n. 209/1994), ma sulla base di una no­ti­zia di danno che ap­pa­ia suf­fi­cien­te­men­te de­ter­mi­na­ta e rea­li­sti­ca (“spe­ci­fi­ca e con­cre­ta”) e, cioè, una no­ti­zia di danno tale da in­ge­ne­ra­re il so­spet­to della esi­sten­za dei pre­sup­po­sti per l’e­ser­ci­zio del­l’a­zio­ne di re­spon­sa­bi­li­tà che, co­mun­que, se­con­do le norme tut­to­ra vi­gen­ti, man­tie­ne i ca­rat­te­ri della do­ve­ro­si­tà ed in­di­spo­ni­bi­li­tà.
Il Col­le­gio, in con­di­vi­sio­ne della giu­ri­spru­den­za di que­sta Corte al ri­guar­do, ri­tie­ne che la spe­ci­fi­ci­tà e la con­cre­tez­za, in­te­sa nel senso in pre­ce­den­za evi­den­zia­to, non im­pli­ca che la no­ti­zia di danno debba espres­sa­men­te evi­den­zia­re anche tutti gli ele­men­ti sog­get­ti­vi ed og­get­ti­vi di re­spon­sa­bi­li­tà, i quali, in­ve­ce, vanno espres­si nel­l’at­to di ci­ta­zio­ne a giu­di­zio che, al­tri­men­ti, sa­reb­be an­ti­ci­pa­to nella no­ti­zia di danno, dalla quale non si dif­fe­ren­zie­reb­be. Ri­ce­vu­ta la no­ti­zia di danno qua­li­fi­ca­ta, nel senso che deve es­se­re spe­ci­fi­ca e con­cre­ta, come in pre­ce­den­za evi­den­zia­to, il pro­cu­ra­to­re re­gio­na­le, nella sua au­to­no­mia, deve ac­cer­ta­re at­tra­ver­so lo svol­gi­men­to del­l’at­ti­vi­tà istrut­to­ria l’e­si­sten­za delle con­di­zio­ni e dei pre­sup­po­sti del­l’a­zio­ne, qua­li­fi­can­do il fatto dan­no­so e ri­scon­tran­do l’e­si­sten­za degli ele­men­ti sog­get­ti­vi ed og­get­ti­vi della re­spon­sa­bi­li­tà.
Nel caso in esame, l’ap­pel­lan­te la­men­ta che la no­ti­zia di danno, ap­pre­sa dal­l’or­ga­no in­qui­ren­te dalla let­tu­ra di un ar­ti­co­lo di gior­na­le pub­bli­ca­to sul quo­ti­dia­no “La Re­pub­bli­ca”, man­ca­va to­tal­men­te di qua­lun­que forma di cer­tez­za e pre­ci­sio­ne circa un even­tua­le danno era­ria­le “tanto più che il gior­na­li­sta ri­fe­ri­va di un nep­pu­re uf­fi­cia­le avvio di in­da­gi­ne pe­na­le per reati nep­pu­re spe­ci­fi­ca­ti”.
Ri­tie­ne, al con­tra­rio, il Col­le­gio che l’ar­ti­co­lo di stam­pa fosse ab­ba­stan­za det­ta­glia­to, dato che in esso si ri­fe­ri­va espres­sa­men­te che, a se­gui­to di un’in­da­gi­ne svol­ta dalla Guar­dia di Fi­nan­za, il se­na­to­re Gio­van­ni Pi­sto­rio, ex As­ses­so­re alla Sa­ni­tà, ed al­cu­ni fun­zio­na­ri re­gio­na­li erano stati iscrit­ti nel re­gi­stro degli in­da­ga­ti della Pro­cu­ra di Pa­ler­mo per avere per­pe­tra­to una truf­fa ai danni della Re­gio­ne Si­ci­lia­na av­vian­do una cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne e di pub­bli­ci­tà sulla in­fluen­za avia­ria ero­gan­do fi­nan­zia­men­ti per at­ti­vi­tà che in real­tà sa­reb­be­ro co­sta­te molto meno.
Ciò posto, ri­te­nu­to che per “spe­ci­fi­ca e con­cre­ta no­ti­zia di danno” deve in­ten­der­si la no­ti­zia di un fatto di ge­stio­ne in danno del pa­tri­mo­nio pub­bli­co, spe­ci­fi­ca nel­l’in­di­ca­zio­ne del­l’ap­pa­ra­to e della strut­tu­ra del pub­bli­co po­te­re in cui la ge­stio­ne dan­no­sa è stata ef­fet­tua­ta e con­cre­ta, cioè non me­ra­men­te ipo­te­ti­ca o pre­sun­ti­va ma aven­te re­qui­si­ti ve­ri­fi­ca­bi­li di ef­fet­ti­vi­tà, la no­ti­zia ri­ca­va­ta dal­l’ar­ti­co­lo di gior­na­le in esame, aven­do i sud­det­ti re­qui­si­ti, può es­se­re qua­li­fi­ca­ta spe­ci­fi­ca e con­cre­ta, come ri­chie­sto dalla legge.
3. Pas­san­do al­l’e­sa­me dei mo­ti­vi di me­ri­to dei gra­va­mi, con il se­con­do mo­ti­vo di ap­pel­lo il di­fen­so­re del se­na­to­re Pi­sto­rio ha con­te­sta­to la pro­nun­cia di con­dan­na ne­gan­do, an­zi­tut­to, di avere adot­ta­to prov­ve­di­men­ti ine­ren­ti al­l’af­fi­da­men­to del­l’in­ca­ri­co alla so­cie­tà Do­rian Gray, af­fer­man­do di es­ser­si li­mi­ta­to a det­ta­re in­di­riz­zi e di­ret­ti­ve al fine di av­via­re una con­vin­cen­te cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria fi­na­liz­za­ta a ras­si­cu­ra­re la cit­ta­di­nan­za. In ogni caso, ha ri­le­va­to l’in­sin­da­ca­bi­li­tà della sua at­ti­vi­tà di as­ses­so­re nel com­pi­men­to di atti de­fi­ni­ti di “alta am­mi­ni­stra­zio­ne” ca­rat­te­riz­za­ti da scel­te del tutto di­scre­zio­na­li per le quali, come af­fer­ma­to dalla giu­ri­spru­den­za di que­sta Corte, non si può mai par­la­re di colpa grave.
Ri­le­va il Col­le­gio che l’as­sun­to di­fen­si­vo del­l’ex As­ses­so­re alla sa­ni­tà di non avere con­tri­bui­to alla scel­ta della pro­po­sta con­trat­tua­le della so­cie­tà Do­rian Gray, è smen­ti­to dalla let­tu­ra degli atti di causa. Ri­co­struen­do, in­fat­ti, in punto di fatto la vi­cen­da ri­sul­ta che, con nota del 16 feb­bra­io 2006, in­via­ta di­ret­ta­men­te al­l’As­ses­so­re, il sig. Giu­sep­pe Mon­tal­to pro­po­ne­va un pro­get­to di mas­si­ma re­la­ti­vo ad una cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne in ri­fe­ri­men­to al­l’e­mer­gen­za avia­ria. La nota ve­ni­va as­sun­ta a pro­to­col­lo lo stes­so gior­no e sem­pre nella me­de­si­ma gior­na­ta il por­ta­vo­ce del­l’As­ses­so­re la sot­to­po­ne­va al­l’at­ten­zio­ne del­l’As­ses­so­re stes­so, sol­le­ci­tan­do l’e­se­cu­zio­ne del­l’in­ter­ven­to, spe­ci­fi­can­do che la pro­po­sta per­ve­ni­va dalla so­cie­tà “Do­rian Gray” (è il caso di sot­to­li­nea­re che il nome della so­cie­tà non era stato in­di­ca­to né nella nota a firma del Mon­tal­to né nel c.d. pro­get­to di mas­si­ma).
L’as­ses­so­re, senza fare alcun ap­pro­fon­di­men­to della pro­po­sta, ne di­spo­ne­va l’at­tua­zio­ne e, con un ap­pun­to ver­ga­to a mar­gi­ne della stes­sa nota, la tra­smet­te­va “per il se­gui­to di com­pe­ten­za” al Di­ri­gen­te ge­ne­ra­le del di­par­ti­men­to.
Anche la se­con­da let­te­ra del 24 feb­bra­io, in­via­ta dallo stes­so Mon­tal­to al­l’As­ses­so­re alla Sa­ni­tà, nella quale si ri­scon­tra­va la ri­ce­vu­ta della nota di as­sen­so al­l’in­ter­ven­to de­scrit­to nella nota del pre­ce­den­te gior­no 16 e si in­via­va la c.d. pro­po­sta pro­get­tua­le di mas­si­ma, ve­ni­va an­no­ta­ta di pugno dal­l’As­ses­so­re Pi­sto­rio che, “va­lu­ta­ti po­si­ti­va­men­te i con­te­nu­ti della pro­get­tua­li­tà al­le­ga­ta”, la tra­smet­te­va per il se­gui­to di com­pe­ten­za.
Da quan­to fin qui espo­sto, non può, quin­di, af­fer­mar­si che l’As­ses­so­re sia estra­neo alla scel­ta di af­fi­da­re l’in­ca­ri­co alla so­cie­tà che, anzi, fu pro­prio ef­fet­tua­ta a li­vel­lo po­li­ti­co.
Anche la se­con­da con­te­sta­zio­ne, re­la­ti­va alla in­sin­da­ca­bi­li­tà delle scel­te di­scre­zio­na­li nel com­pi­men­to di atti de­fi­ni­ti di “alta am­mi­ni­stra­zio­ne”, for­mu­la­ta in con­tra­sto al­l’ac­cu­sa mossa dal­l’or­ga­no in­qui­ren­te, ap­pa­re de­sti­tui­ta di ogni fon­da­men­to.
In­ve­ro, a pre­scin­de­re che l'in­sin­da­ca­bi­li­tà delle scel­te am­mi­ni­stra­ti­ve non esclu­de la ve­ri­fi­ca giu­di­zia­le sul cor­ret­to eser­ci­zio del po­te­re di­scre­zio­na­le, nella fat­ti­spe­cie non viene sin­da­ca­ta la scel­ta di pro­gram­ma­re ed at­tua­re una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria per tran­quil­liz­za­re e ren­de­re edot­ta la po­po­la­zio­ne circa l’e­mer­gen­za sa­ni­ta­ria in­ter­ve­nu­ta, ma è va­lu­ta­ta la con­grui­tà e pro­por­zio­na­li­tà delle scel­te ope­ra­ti­ve adot­ta­te ri­spet­to ai prin­ci­pi di ra­zio­na­li­tà, im­par­zia­li­tà e, so­prat­tut­to, buona am­mi­ni­stra­zio­ne.
4. En­tram­bi gli ap­pel­lan­ti esclu­do­no, poi, una loro re­spon­sa­bi­li­tà in con­si­de­ra­zio­ne del­l’u­ti­li­tà che l’at­ti­vi­tà svol­ta dalla l’A­gen­zia pub­bli­ci­ta­ria Do­rian Gray, avreb­be avuto nella vi­cen­da della cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne per fron­teg­gia­re l’al­lar­mi­smo de­ter­mi­na­to­si nella col­let­ti­vi­tà per il ri­schio della te­mu­ta epi­de­mia avia­ria. So­sten­go­no en­tram­bi la man­can­za di danno era­ria­le, in con­si­de­ra­zio­ne del ri­co­no­sciu­to rag­giun­gi­men­to degli obiet­ti­vi e dei ri­sul­ta­ti che la cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne vo­le­va ot­te­ne­re.
Anche tale ar­ti­co­la­to mo­ti­vo è in­fon­da­to.
Deve su­bi­to pre­ci­sar­si che il ri­co­no­sci­men­to del­l’u­ti­li­tà della cam­pa­gna di in­for­ma­zio­ne sa­ni­ta­ria è del tutto ir­ri­le­van­te ai fini del­l’e­sclu­sio­ne della re­spon­sa­bi­li­tà am­mi­ni­stra­ti­va. Non è mai stato con­te­sta­to, in­fat­ti, né al­l’As­ses­so­re né al Di­ri­gen­te re­gio­na­le che non do­ves­se es­se­re svol­ta l’at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­va: di­ver­sa­men­te, come ri­le­va­to dai di­fen­so­ri, avreb­be co­sti­tui­to danno era­ria­le l’in­te­ra spesa con­se­guen­te so­ste­nu­ta, per la quale in­ve­ce, nes­sun giu­di­zio di re­spon­sa­bi­li­tà am­mi­ni­stra­ti­va è stato in­stau­ra­to.
L’a­zio­ne eser­ci­ta­ta nei con­fron­ti degli ap­pel­lan­ti ha, in­ve­ce, ad og­get­to l’e­sbor­so di de­na­ro so­ste­nu­to per il pa­ga­men­to del pro­get­to della cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria, pro­get­to al quale ven­go­no mosse una mol­te­pli­ci­tà di con­te­sta­zio­ni met­ten­do­ne, an­zi­tut­to, in dub­bio l’o­ri­gi­na­li­tà. In pro­po­si­to ha ri­le­va­to, al­tre­sì, fon­da­ta­men­te il Pro­cu­ra­to­re che il pro­gram­ma avreb­be po­tu­to es­se­re ela­bo­ra­to dagli or­ga­ni in­ter­ni del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne re­gio­na­le, anche ser­ven­do­si dei sup­por­ti in­for­ma­ti­ci, come, in de­fi­ni­ti­va, è stato fatto dalla So­cie­tà in­ca­ri­ca­ta, e che, in­fi­ne, qua­lo­ra at­tra­ver­so l’u­ti­liz­zo delle mol­te­pli­ci pro­fes­sio­na­li­tà esi­sten­ti al­l’in­ter­no, l’As­ses­so­ra­to non fosse stato in grado di pre­di­spor­lo, si sa­reb­be po­tu­to af­fi­da­re a sog­get­ti estra­nei al­l’am­mi­ni­stra­zio­ne dopo l’e­spe­ri­men­to di una gara.
Ri­tie­ne il Col­le­gio che tutte le con­te­sta­zio­ni mosse sono per­ti­nen­ti, men­tre ri­sul­ta­no pre­te­stuo­se le giu­sti­fi­ca­zio­ni ad­dot­te dai di­fen­so­ri degli ap­pel­lan­ti.
Esa­mi­nan­do, in­fat­ti, il primo c.d. pro­get­to di mas­si­ma al­le­ga­to alla pro­po­sta in­via­ta il 16 feb­bra­io, ri­sul­ta­no in­te­ra­men­te co­pia­te da siti web (come ri­sul­ta dagli ac­cer­ta­men­ti ef­fet­tua­ti dalla D.I.G.O.S.) le sei pa­gi­ne di cui si com­po­ne l’e­la­bo­ra­to.
Con la suc­ces­si­va nota del 24 feb­bra­io, viene tra­smes­so il piano di det­ta­glio, che per quan­to ri­guar­da i con­te­nu­ti è so­stan­zial­men­te so­vrap­po­ni­bi­le al piano di mas­si­ma, e nel quale, in ag­giun­ta, ven­go­no in­di­ca­ti in modo molto ge­ne­ri­co, i sog­get­ti cui ri­vol­ge­re la cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria e si pre­ve­do­no una serie di ta­vo­li di con­cer­ta­zio­ne, mai rea­liz­za­ti.
In­fi­ne, con nota del 13 marzo, viene tra­smes­so il piano ese­cu­ti­vo del­l’in­ter­ven­to, in cui anche i son­dag­gi ed i que­stio­na­ri ri­por­ta­ti, poi­ché an­ch’es­si in­te­ra­men­te sca­ri­ca­ti da siti web, non hanno alcun rap­por­to con la real­tà della Si­ci­lia, ri­fe­ren­do­si a real­tà geo­gra­fi­che to­tal­men­te di­ver­se (si trat­te­reb­be di son­dag­gi ef­fet­tua­ti in Val­tel­li­na).
Da tutto quan­to fin qui espo­sto, ap­pa­re evi­den­te l’i­nu­ti­li­tà della spesa so­ste­nu­ta per fi­nan­zia­re il pro­get­to di cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di cui trat­ta­si, che co­sti­tui­sce, quin­di, danno era­ria­le.
5. Circa la sus­si­sten­za del­l’e­le­men­to sog­get­ti­vo di en­tram­bi gli ap­pel­lan­ti, ri­tie­ne il Col­le­gio che sia stata rag­giun­ta la prova della colpa grave di en­tram­bi.
Era age­vo­le, in­fat­ti, ac­cor­ger­si della su­per­fi­cia­li­tà della pro­po­sta pre­sen­ta­ta dalla so­cie­tà Do­rian Gray, anche ser­ven­do­si del sup­por­to degli or­ga­ni tec­ni­ci del­l’As­ses­so­ra­to, quali ad esem­pio l’I­spet­to­ra­to, ov­ve­ro l’I­sti­tu­to zoo­pro­fi­lat­ti­co. Tali sog­get­ti, in­ve­ce, non sono stati mi­ni­ma­men­te coin­vol­ti nella scel­ta con­trat­tua­le, che è stata ge­sti­ta esclu­si­va­men­te dal­l’As­ses­so­re e dal Di­ri­gen­te. Essi, inol­tre, agen­do con la mas­si­ma leg­ge­rez­za e man­can­za di at­ten­zio­ne, non solo hanno in­stau­ra­to il rap­por­to con­trat­tua­le con la so­cie­tà di pub­bli­ci­tà, an­ti­ci­pan­do il 50% della spesa, ma nep­pu­re al mo­men­to di sal­da­re il com­pen­so pat­tui­to si sono mi­ni­ma­men­te pre­oc­cu­pa­ti di ve­ri­fi­ca­re se la So­cie­tà aves­se o meno svol­to com­piu­ta­men­te l’in­ca­ri­co ad essa af­fi­da­to.
Gli ap­pel­li de­vo­no, quin­di, es­se­re re­spin­ti e con­fer­ma­ta la sen­ten­za di primo grado.
In virtù del prin­ci­pio della soc­com­ben­za le­ga­le, gli ap­pel­lan­ti de­vo­no es­se­re con­dan­na­ti al pa­ga­men­to delle spese del giu­di­zio che si li­qui­da­no in € 486,58 (quat­tro­cen­tot­tan­ta­sei/58).
P.Q.M.
la Corte dei conti - Se­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le d’ap­pel­lo per la Re­gio­ne si­ci­lia­na, de­fi­ni­ti­va­men­te pro­nun­cian­do
RI­GET­TA
gli ap­pel­li pro­po­sti av­ver­so la sen­ten­za in epi­gra­fe che con­fer­ma.
Con­dan­na gli ap­pel­lan­ti in so­li­do al pa­ga­men­to delle spese del giu­di­zio che si li­qui­da­no in com­ples­si­vi € 486,58 (quat­tro­cen­tot­tan­ta­sei/58).
Così de­ci­so in Pa­ler­mo, nella ca­me­ra di con­si­glio del 20 apri­le 2011