CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, November 22, 2010



 


Dopo la grande manifestazione di sabato a Isola delle Femmine dove noi  cittadini con determinazione e convinzione  abbiamo  urlato il nostro NO all’installazione dell’antenna killer sul proprio territorio, il Giornale di Sicilia odierno (22 novembre 2010) si chiede quali interessi occulti noi CITTADINI manifestanti di Isola delle Femmine nascondiamo  dietro il nostro NO all’antenna killer del Presidente dell’ENAC Vito Riggio.



Noi cittadini di Isola delle Femmine gli  INTERESSI li abbiamo  e non sono affatto OCCULTI .



Gli INTERESSI  che non sono OCCULTI    accomunano TUTTI  noi  cittadini di Isola delle Femmine  e sono:



DIFESA DELLA SALUTE



DIFESA SALVAGUARDIA E PRESERVAZIONE  DELLE PROPRIE BELLEZZE NATURALI 


DIFESA NEL PROPRIO DIRITTO ALLA GESTIONE DEL PROPRIO TERRITORIO





Sarebbe proprio il caso che il Giornale di Sicilia informi  i Cittadini di Isola delle  Femmine sugli  INTERESSI OCCULTI del “carrozzone” rappresentato dai dirigenti dell’ENAV luogo di  stipendificio, clientele  affari  e corruttele. infatti:

…da uomo legato al Sismi per LORENZO COLA non è difficile entrare nel giro dei grandi appalti pubblici senza gara prima con un consorzio e poi con una sua società dove formalmente però non figura mai ma arriva anche ad accaparrarsi i LAVORI dentro gli AEROPORTI.
In pratica funziona così: serve un RADAR?
L’ENAV lo compra da una controllata di FINMECCANICA, dopo però bisogna installarlo, tutti d’accordo: se ne occupa LORENZO COLA, che ricordiamo nel frattempo, di FINMECCANICA è diventato l’uomo di fiducia: Negli ultimi 6 mesi l’ENAV ha affidato lavori per 700 MILIONI di euro:
Qualche settimana fa la procura di Roma ha aperto un’indagine secondo un ex dipendente ENAV i bilanci non sarebbero proprio a posto.
ENAV è la società a cui lo stato italiano demanda la gestione del traffico aereo civile.
E’ interamente controllata dal Ministero dell’Economia e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture.
Scopriamo che a fine 2004 la Trs acquisisce un contratto da Alenia Marconi Systems e che a tutt’oggi è partner di SELEX  sistemi integrati (la SELEX è la stessa azienda appaltante per la installazione del RADAR di Isola) la società di Finmeccanica guidata dalla moglie di Guarguaglini, MARNI GROSSI.
Buona parte degli appalti relativi alla sicurezza negli aeroporti e in cielo vengono affidati dall’ENAV ad una controllata di Finmeccanica, e che a sua volta su-appalta ad altre aziende a trattativa privata.
Questa controllata oggi si chiama SELEX ed è amministrata dalla moglie del capo MARINA GROSSI.
Dall’estrema  sinistra all’estrema destra gli amici degli amici dei politici stanno in ENAV.
Si dice che per entrare all’ENAV bisogna essere raccomandati comunque da qualcuno.
Tra il 2004 e il 2010 l’ENAV ha fatto investimenti per 1,7 miliardi di euro. L’80 per cento di tutti i lavori sono stati affidati senza gara.
ENAV realizzerà a PUNTA RAISI una nuova torre di controllo, nell’ambito di un più vasto progetto di ammodernamento sia infrastrutturale che tecnologico.
La particolare aerografia di PUNTA RAISI sul mare, vicino alla montagna, in condizioni metereologi che particolari genera delle movimentazioni di massa peculiari.
Ci sono tecnologie, ma il RADAR per il WINDSHEAR, il brusco cambiamento del vento sulle piste di Palermo, non sarà realizzato tanto presto.
Nell’aeroporto di PUNTA RAISI i lavori sono partiti da una settimana e SELEX è stata in parte già pagata.
MISTERI DELLA CONTABILITA’
Altro enigma è l’acquisto di un’azienda che si occupa della manutenzione delle torri di controllo e dei radar e che oggi si chiama TECHNO SKY.

I favori e gli appalti La rete degli amici dall’Enac alla Rai

Friday, November 19, 2010

Da ex camionista a tycoon l'irresistibile ascesa di Proto

Da ex camionista a tycoon l'irresistibile ascesa di Proto


CON la moglie e i figli ha costruito un impero economico basato soprattutto sul business dei rifiuti. Un business di decine di milioni di euro, con epicentro nella discarica di Motta Sant'Anastasia, nel Catanese. Qui, dove fino all'anno scorso aveva sede la società della moglie, Nunzia Pappalardo, la seconda contribuente siciliana, oggi scaricano la spazzatura i camion del consorzio del figlio Domenico. Ma i rapporti di lavoro con la famiglia non gli hanno mai creato problemi. I guai, per Salvatore Proto, imprenditore di Misterbianco classe '39, sono arrivati quando ha allargato gli affari alla base Nato di Sigonella. Guai giudiziari, a causa dei quali Proto, ex camionista di una cava di sabbia, fu accostato perfino al capo dei capi della mafia catanese, Nitto Santapaola.

Era il dicembre del '97 e Proto, che con la sua Oikos gestiva già la discarica di Motta, si ritrovò in manette nell'ambito di un'operazione della Dia su presunte combine tra funzionari Nato e prestanome di boss, riconducibili proprio a Santapaola, nella gestione degli appalti della base di Sigonella. Secondo l'accusa, Proto, che nella sua discarica accoglieva anche i rifiuti provenienti da Sigonella, sarebbe stato uno di questi prestanome. Un'accusa dalla quale è stato scagionato in primo grado al termine di un processo durato quasi dieci anni. E così oggi Proto può guardare con più serenità alla sua discarica da 28 milioni di fatturato annuo e alla ragnatela di società che da qui (attraverso i figli Domenico, Orazio, Rosa e Giuseppa, tutti presenti con quote nella Oikos, e la moglie Nunzia) parte per abbracciare aziende di trasporti e di servizi informatici, società di consulenze e immobiliari. Un impero costruito sull'impianto di Motta, che a breve potrebbe diventare la seconda discarica più grande di Sicilia. Dario Prestigiacomo

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/21/da-ex-camionista-tycoon-irresistibile-ascesa-di.html


Commissione per la verifica degli atti relativi alle discarich


 I rifiuti di Sigonella fanno gola all’ecomafia


Disinteresse analogo sull’impatto delle triangolazioni di carburante superscontato è stato mostrato da amministratori e politici locali anche per ciò che riguarda la gestione e lo smaltimento dei rifiuti prodotti in enormi quantità dal complesso militare di Sigonella, spesso finiti in discariche illegali. Di norma la base utilizza la discarica consortile di contrada Armicci di Lentini, un’area ormai trasformatasi in una vera e propria bomba ecologica e dove sono smaltiti anche i rifiuti prodotti nei municipi di Lentini, Augusta, Carlentini e Francofonte[29]. Gli investigatori della D.I.A. hanno tuttavia rilevato che la base di Sigonella compare tra gli enti e le istituzioni pubbliche che per anni hanno scaricato rifiuti nella discarica gestita da tale Salvatore Proto, ritenuto un prestanome del clan Santapaola-Ercolano, il quale avrebbe preso parte a numerose gare d’appalto all’interno della base militare siciliana “solo al fine di presentare “offerte di comodo” in favore di società riconducibili a Cosa Nostra”[30].

 “Salvatore Proto annovera precedenti per armi”, si legge in un rapporto della Direzione Antimafia di Catania del 1997, “mentre il figlio Domenico ha precedenti per associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, armi, rapina ed altro. L’altro figlio Orazio è stato denunciato nell’agosto 1992 per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, assieme a Salvatore Pappalardo, alias “Turi Eccellenza”. “Salvatore Proto”, aggiungeva la D.I.A., “ha iniziato la propria attività facendo il camionista ed occupandosi di una cava di sabbia nel comune di Motta Sant’Anastasia, poi trasformata in discarica per rifiuti solidi urbani (...) Il tutto è coinciso con l’elezione a Sindaco di Misterbianco di Nunzio Giardinaro, cognato di Salvatore Proto, fatto questo di cui quest’ultimo ha beneficiato”.

 Secondo il collaboratore di giustizia Filippo Malvagna, grazie alla famiglia Proto fu organizzato un perverso meccanismo spartitorio del business dei rifiuti nel comprensorio etneo e Sigonella. Nella base militare, infatti, ha operato in regime di semi monopolio una ditta gestita direttamente da Salvatore Amato, un congiunto del boss Santapaola che, sempre secondo il Malvagna, avrebbe fatto da collettore delle tangenti versate a Cosa Nostra dalla famiglia Proto per la gestione della discarica di Motta Sant’Anastasia.

In proposito va rilevato che tra le carte sequestrate dall’autorità giudiziaria al funzionario di Sigonella Giuseppe Russo, accusato e poi assolto di aver ricoperto un ruolo centrale nella gestione pilotata degli appalti a Sigonella nei primi anni ’90, fu rinvenuto un memorandum avente per oggetto “la raccolta dei rifiuti a Sigonella”, redatto dal Comandante della base Arrends Steven Skipper il 19 aprile 1993 ed indirizzato appunto allo stesso Giuseppe Russo. Nel memorandum era presente una nota che metteva in discussione il corretto operato del funzionario stesso e che lasciava intendere l’esistenza di presunti “accordi illeciti” tra il Russo, l’allora Sindaco di Motta Sant’Anastasia ed il titolare della S.I.A.S., Salvatore Proto. “Ho firmato la lettera in cui si chiede al Sindaco di Motta il permesso di scaricare nella sua città”, si leggeva in particolare nel documento. Infine una serie di inquietanti interrogativi: “Chi è il proprietario della discarica? E a quali costi? Non abbiamo già pagato l’uomo d'affari del complesso abitativo “205” per portarci via la nostra immondizia? Oppure la vostra divisione dell’housing ha un contratto separato con la S.I.A.S. per farla portare via? Il Sindaco è proprietario della discarica oppure un uomo d’affari?”.
Il memorandum incuriosì inevitabilmente i magistrati che decisero di mettere sotto torchio uno dei soci della S.I.A.S., Giovanni Privitera, che si era aggiudicato con una propria ditta individuale una gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti di Sigonella. “Di fatto però, l’appalto venne gestito con la società che mi aveva fatto costituire Salvatore Proto, ossia con la S.I.A.S.”, ha spiegato agli inquirenti etnei Giovanni Privitera[31]. “Subito dopo sono stato buttato fuori e l’appalto è rimasto a loro (...) Non mi sono ribellato anche perché c’era qualcosa che non mi convinceva nella gestione dei lavori e soldi non ne vedevo mai. I due mi imposero di lasciare la società, dopo che avevo detto chiaramente all’amministratore Venerando Tosto che era un ladro, in quanto ero venuto a conoscenza che aveva incassato un assegno di 6.400.000 lire emesso a mio nome da una ditta di Francavilla per la quale avevamo effettuato dei lavori. Il Tosto sino a qualche tempo addietro era impiegato presso il Comune di Sant’Agata Li Battiati; adesso è in pensione e sono venuto a conoscenza che assieme a Salvatore Proto hanno vinto l'appalto per la raccolta dei rifiuti del Comune di Sant’Agata Li Battiati....”.

 Dalle visure camerali è stato possibile appurare che sino all’aprile del 1993 amministratrice unica della SI.A.S. (Siciliana Appalti Servizi) S.r.l., con sede in Sant’Agata Li Battiati, era Nunzia Pappalardo, moglie di Salvatore Proto[32]. La società, di cui è risultato far parte il catanese Domenico Tosto, amministratore unico dal 15 aprile 1993 al 15 aprile 1995, aveva come oggetto sociale “l’appalto dei servizi di raccolta dei rifiuti solidi per conto di enti locali pubblici e privati, la raccolta differenziata, il lavaggio di cassonetti”. Gli accertamenti effettuati presso l’Ufficio contributi lavoratori dipendenti hanno permesso di accertare che i figli di Salvatore Proto, Domenico ed Orazio, avevano lavorato alle dipendenze della S.I.A.S., il primo dal 1987, il secondo dal 1989. A riprova della “unicità criminale” della gestione di appalti e servizi a Sigonella fu possibile inoltre riscontrare gli stretti legami d’affare tra la SI.A.S. della famiglia Proto e la cooperativa Bosco Etneo di Alfio Bosco, cognato dell’imprenditore Carmelo La Mastra. La Bosco Etneo, dopo essersi aggiudicata a Sigonella il contratto denominato “Drying Beds Maintenace”, nel dicembre 1993 aveva affidato alla SI.A.S., con il consenso americano, il trasporto di rifiuti speciali derivanti dai depuratori di NAS 1 e 2.
 È alla Giano Ambiente S.r.l. che la Marina USA affida invece lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri prodotti nelle infrastrutture sanitarie della base di Sigonella. Alla stessa società è stata anche affidata la bonifica delle aree della Stazione aeronavale interessate dai lavori della C.M.C. di Ravenna previsti dal piano Mega II di fine anni ’90. La Giano Ambiente fa parte del Gruppo Giano S.p.A., holding immobiliare di partecipazioni industriali con sede a Messina e ufficio di rappresentanza nella centrale via Brera a Milano[33]. Fondata nel 1983, la Giano Ambiente opera nel settore bonifica, trasporto, smaltimento e trattamento rifiuti in Italia, Germania, Francia ed Austria e vanta un fatturato annuo di circa 4 milioni di Euro. Essa è una delle aziende di fiducia della Marina Militare italiana: la Direzione Commissariato in Sicilia le affida la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti delle basi navali di Augusta, Messina e Catania; l’impresa esegue inoltre lo smaltimento dei rifiuti industriali e tossici prodotti negli impianti di Priolo e Gela di proprietà delle principali aziende petrolchimiche[34].


Amministratore della Giano Ambiente e principale azionista del Gruppo Giano è il noto manager siciliano Gaetano Mobilia, già direttore dei Cantieri Navali Rodriquez S.p.A.[35], azienda leader nella produzione di navi ed aliscafi per uso civile e militare, recentemente acquisita da una new company[36] costituita dalla Immsi (holding immobiliare di proprietà di Roberto Colannino), da Banca Intesa e dalla Ge Capital, società del colosso multinazionale General Electric, “contractor” delle forze armate USA per lavori di “ricostruzione” in Iraq per due milioni di dollari. Lo scorso aprile Gaetano Mobilia è stato rinviato a giudizio con l’accusa turbativa d'asta, falso e abuso d'ufficio insieme all'ex presidente dell'Autorità portuale di Messina, il prof. Giuseppe Vermiglio, e all’ex segretario dell'ente, il diessino Franco Barresi, nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione (luglio 2001) alla Compagnia del Mare del Gruppo Giano S.p.A. della Cittadella fieristica di Messina, un’area costiera di oltre 60.000 metri quadrati. Già nel febbraio del 2002 il Tribunale aveva interdetto il Mobilia per due mesi dall'esercizio dell'attività d'impresa e dalla possibilità di ricoprire incarichi direttivi all'interno delle società del suo gruppo. Il nome di Gaetano Mobilia è poi comparso nel rapporto 1998 di Greenpeace sulle Ecomafie: il manager sarebbe risultato legato alla ODM (Ocean Disposital Management) di Giorgio Comerio, azienda con sede nelle Isole Vergini più volte sotto inchiesta per traffici di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi destinati ad alcuni paesi africani. Il manager messinese ha anche fatto parte del consiglio di amministrazione della Servizi Ambientali di Filippo Duvia, società coinvolta a fine anni ’90 nello scandalo dei rifiuti occultati nella discarica di Pitelli a La Spezia[37]. La Giano Ambiente è stata infine la principale subappaltatrice dei lavori di realizzazione della metropolitana di superficie di Messina. Alla guida dei lavori la Francesco Ventura S.r.l. di Paola (Cosenza): negli scarni appunti sequestrati a Salvatore Riina durante il suo non ancora chiarito arresto del 15 gennaio 1992, compare il nome della società calabrese accanto alla scritta “lavori a Licata (ferrovie)”[38]. Gli inquirenti non hanno saputo accertare le ragioni di questo interesse del boss corleonese.

http://www.uonna.it/sigonella-militarizzazione-mafia-conflitti.htm


29/03/08


La "gaffe" del Sindaco

Il 12 marzo scorso il telegiornale locale di TRA ha diffuso questa notizia:
A seguito di una denuncia risalente al 2005, è partita un indagine per far luce sulla gestione delle gare d'appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani nel comune di Aci Sant'Antonio, da parte della Procura della Repubblica di Catania che ha incaricato la Guardia di Finanza di sentire i consiglieri comunali di Aci Sant'Antonio che ne denunciarono l'irregolarità.

I firmatari della denuncia furono i consiglieri Privitera, Sapuppo, Orazio Pulvirenti, Carmelo Barbagallo e Lunetto che hanno voluto mettere in evidenza come il sindaco Pulvirenti dal 1998 al 2005, quando la gestione era affidata al comune, abbia proceduto con continue ordinanze di proroga in favore della ditta Nunzia Pappalardo.
Facendo così ha violato le norme della concorrenza perchè una volta scaduto il contratto si sarebbe dovuto procedere a una nuova gara d'appalto, cosa che effettivamente non avveniva.
Inoltre, secondo i consiglieri, il fatto di procedere con proroghe determinava spese non indifferenti e non è escluso che altre ditte avrebbero potuto offrire il servizio a un costo minore.
Al momento quindi sono iniziati gli interrogatori che porteranno gli inquirenti a fare luce sulla vicenda.
Il sindaco Alfredo Pulvirenti, sentendo la notizia, avrà avuto probabilmente, bisogno di calmanti, che comunque non gli hanno impedito di sentir male quello che i giornalisti dicevano.
Infatti due giorni dopo alla redazione televisiva arriva una nota del sindaco che dice:
"Allo scopo di fornire una corretta informazione si comunica che in difformità a quanto da codesta spettabile emittente televisiva ha dichiarato nei tg locali nei giorni trascorsi, nessun intervento della guardia di finanza è stato effettuato presso gli uffici comunali."
Peccato però che Tra News ha riferito dell'inizio dell'indagine senza mai parlare di interventi effettuati dalle fiamme gialle negli uffici comunali. Il sindaco ha evidentemente preso un granchio, gli si sono presentati davanti agli occhi le divise grigie in un raid all'interno del Municipio senza elementi che ne suffragassero la veridicità.
Sarà stato sicuramente molto nervoso. Ma perchè questo nervosismo? Forse perchè sapeva che gli inquirenti conoscono la ditta Nunzia Pappalardo?
All'amministrazione della ditta con sede a Motta S.Anastasia, che ha come oggetto la gestione di discariche per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani, il trasporto di merci su strada, gli sbancamenti in genere, è riconducibile l'omonima moglie di Salvatore Proto.
In un rapporto della Direzione Antimafia di Catania del 1997 si legge che Salvatore Proto annovera precedenti per armi, mentre il figlio Domenico ha precedenti per associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, armi, rapina ed altro. L’altro figlio Orazio è stato denunciato nell’agosto 1992 per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.
“Salvatore Proto”, aggiungeva la D.I.A., “ha iniziato la propria attività facendo il camionista ed occupandosi di una cava di sabbia nel comune di Motta Sant’Anastasia, poi trasformata in discarica per rifiuti solidi urbani (...) Il tutto è coinciso con l’elezione a Sindaco di Misterbianco di Nunzio Giardinaro, cognato di Salvatore Proto, fatto questo di cui quest’ultimo ha beneficiato”.
Gli investigatori della D.I.A. hanno inoltre rilevato che la base di Sigonella compare tra gli enti e le istituzioni pubbliche che per anni hanno scaricato rifiuti nella discarica gestita da tale Salvatore Proto, ritenuto un prestanome del clan Santapaola-Ercolano, il quale avrebbe preso parte a numerose gare d’appalto all’interno della base militare siciliana solo al fine di presentare “offerte di comodo” in favore di società riconducibili a Cosa Nostra.
Alla titolarità o alla gestione diretta di Salvatore Proto sono riconducibili le ditte S.I.A.S. S.r.l., Pappalardo Nunzia S.n.c. e S.a.s. di Pappalardo Nunzia & C., e le imprese individuali Pappalardo Nunzia e Privitera Giovanni.
Dalle visure camerali è stato possibile appurare che sino all’aprile del 1993 amministratrice unica della SI.A.S. (Siciliana Appalti Servizi) S.r.l., con sede in Sant’Agata Li Battiati, era Nunzia Pappalardo, appunto, moglie di Salvatore Proto.
E della Pappalardo Nunzia & C. s.n.c. con sedi a Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, sono risultati farne parte i suoi tre figli Domenico, Rosa e Orazio Proto.
I PM nell’atto di accusa dell'inchiesta del dicembre ’97 sulle infiltrazioni mafiose negli appalti della base di Sigonella, indicano la famiglia come “soggetti gravitanti nell’area del clan Santapaola”.
Adesso si capisce il nervosismo del sindaco e la sua gaffe. Certo che gestire un Comune in Sicilia non è semplice quando hai a che fare con una ditta con questo curriculum. Ma perchè favorirla? Un'amministrazione comunale ha il dovere morale e istituzionale di mantenere legale il suo operato.
E con questa gestione dei rifiuti si capisce anche perchè nella classifica stilata da Aciambiente S.p.A. relativa alla raccolta differenziata nei 10 comuni del comprensorio dell' A.T.O. CT2 il comune di Aci S.Antonio risulta penultimo con una percentuale di differenziazione effettuata di solo 1,26% rispetto al totale della raccolta.
Questa è la classifica:
Aci Bonaccorsi 10,30%
Viagrande 9,82%
Zafferana 5,97%
Valverde 4,70%
S. Venerina 4,41%
Acicatena 3,26%
Trecastagni 2,61%
Acireale 2,27%
Aci S.Antonio 1,26%
Acicastello 0,95%
La normativa imporrebbe di raggiungere il 20% entro il 2008 e il 30% entro il 2009.
Questo obiettivo è fantascienza se si continua ancora a gestire il problema dei rifiuti come fatto fino a ora.
Speriamo che le cose cambino e se i finanzieri venissero davvero a fare una controllatina in comune, i santantonesi, al contrario di Pulvirenti, si sentirebbero più tranquilli.  
W I N D S E A R

Thursday, November 18, 2010

I favori e gli appalti

La rete degli amici dall’Enac alla Rai

Al figlio di Balducci una fiction in tv con la Falchi Intercettata una telefonata con Paolo Berlusconi

 
FIORENZA SARZANINI
Aveva tentacoli ovunque la «combriccola ». Dalla Rai all’autorità di vigilanza sugli appalti, passando per i ministeri, funzionari e imprenditori potevano contare su una rete di persone alle quali chiedere favori e appoggi. Molto attivo nel sostenere le aziende napoletane che vogliono prendere i lavori si rivela l’onorevole Luigi Cesaro, attuale presidente della Provincia di Napoli. Ma per far valere le proprie ragioni costruttori e professionisti non esitano a rivolgersi a Paolo Berlusconi, il fratello del presidente del Consiglio.
«Lavorano per il Vaticano» Quando si tratta di difendere i propri interessi, i funzionari non mostrano remore. Il 30 luglio 2008 Fabio De Santis, delegato alla gestione Grandi Eventi, «sollecita il collega Raniero Fabrizi di attivarsi per bloccare una norma, in fase di approvazione, che restringe la possibilità per i pubblici dipendenti di avere emolumenti per collaudi e arbitrati su opere pubbliche. Gli spiega di aver già interessato l’architetto Giovanni Facchini affinché riporti le loro lagnanze a Paolo Berlusconi e aggiunge che ha intenzione di attivare anche due parlamentari con cui è in rapporti, il senatore Guido Viceconte e l’onorevole Mario Pepe». Facchini è uno dei professionisti che lavorano a La Maddalena in vista del G8. Il primo agosto «l’architetto Marco Casamonti riporta al collega Stefano Boeri i contenuti di un colloquio con il funzionario Mauro Della Giovampaola. E riferisce: “Mi ha detto guarda Marco tu sei venuto qui portato dall’impresa… noi abbiamo questo albergo fatto da questi Facchini che sono dei cani… però non li possiamo mandare via perché son quelli di Berlusconi. Uno lavora per Berlusconi, uno per il Vaticano. L’unico problema è che se noi diamo retta a questi noi qui non finiamo e siccome poi il culo ce lo rimette Bertolaso e Balducci abbiamo chiesto a Giafi di intervenire… quindi voi fate i progetti ma state sotto tono».
Il 3 settembre è Paolo Berlusconi a contattare Angelo Balducci.
Paolo Berlusconi: «Paolo Berlusconi, ciao…».
Balducci: «Ehi! ciao Paolo, come stai?».
Paolo Berlusconi: «Ti sento occupato, vuoi che ti richiamo più tardi?».
Balducci: «No, ma che scherzi? ci mancherebbe… ».
Paolo Berlusconi: «Senti, io sono a Roma… domani riusciamo a vederci cinque minuti?».
Balducci: «Guarda… io domani mattina vado a Napoli e c’è il presidente… però torno nel pomeriggio… anzi, tra l’altro torno insieme a lui… tu ti fermi anche domani, oppure…».
Paolo Berlusconi: «Io parto la sera ho l’aereo alle otto…».
Balducci: «Ah, guarda Paolo, facciamo così… io, se non ti dispiace, domani quando so esattamente l’ora del rientro, quindi… io lo saprò intorno a mezzogiorno… ti chiamo… e poi ti raggiungo da qualche parte…».
Paolo Berlusconi: «Ok? grazie!».
Gli appalti dell’Enac
La lettura delle intercettazioni conferma l’aiuto di Denis Verdini al suo amico Riccardo Fusi. Il 16 settembre 2009 lo chiama «e gli passa al telefono Vito Riggio, l’attuale presidente dell’Enac».
Riggio: «Vediamoci… io dunque… se per caso siete a tiro magari nel pomeriggio che la mattina c’ho un po’ di casino».
Fusi: «Va bene, a che ora?».
Riggio: «Diciamo dopo le 5… ci possiamo vedere anche in centro, 5 e mezza al Caffè Farnese».
Fusi: «D’accordo».
Annotano gli investigatori: «Dopo circa 20 minuti l’onorevole Verdini richiama Fusi per dirgli che con Riggio ha parlato molto chiaro, facendo riferimento alle sue sollecitazioni per far ottenere al Fusi qualche appalto».
Fusi: «C’è possibilità?».
Verdini: «Non di quelle lì perché… insomma… quelle due cose sono state fatte… però c’è tante altre… non quelle cose…».
Fusi: «Va bene…».
Verdini: «Però mi ha detto che si mette a disposizione… ti spiega… per grandi progetti per il futuro… per cui…».
Fusi: «Domani alle 17.30…».
Verdini: «Perfetto, ciao».

Nell’anticamera di Palazzo Chigi
Il 12 maggio 2009 lo stesso Fusi è a Roma. Parla al telefono con diversi interlocutori e si capisce che si sta occupando della costituzione di un consorzio di imprese a L’Aquila. Annotano gli investigatori: «Alle 17.17 chiama una sua amica, Eva Viti e, attivando una cella di via del Corso, le riferisce di essere a Palazzo Chigi in attesa di essere ricevuto dal sottosegretario Gianni Letta: "Ora sono a Roma... perché sono qui a Palazzo Chigi... sono da Letta qui... capito?... e quindi... sono in sala d’attesa... e niente... non so che ora farò qui quando esco». Alle 18.49 lo chiama il geometra Liborio Fracassi «per riportargli la viva soddisfazione degli amici aquilani facendo evidentemente riferimento all’esito dell’incontro a Palazzo Chigi che si è appena concluso: «Ho sentito gli altri amici, sono tutti contenti, soddisfatti».


La fiction con la Falchi A metà settembre 2008 l’imprenditore Diego Anemone contatta Giancarlo Leone, alto funzionario della Rai, il quale «è in amicizia anche con Angelo Balducci». I tre devono vedersi a una cena e «l’argomento che Balducci intende affrontare con Leone riguarda l’inserimento del figlio Lorenzo nel cast della produzione Rai di cui ha già parlato Anemone. Infatti quest’ultimo lascia intendere che è al corrente che il regista ha effettuato dei provini sta per effettuare le sue scelte». Ci sono diversi incontri, anche perché Anemone si sta occupando della ristrutturazione della casa di Leone. E a novembre si ha la conferma che il giovane è stato preso, ma Anemone chiama Leone «e gli rappresenta il pericolo che Lorenzo Balducci, per il fatto che si è tagliato troppo i capelli, venga escluso dal cast della produzione della fiction Rai ove peraltro è stato inserito a seguito dell’appoggio fornito dallo stesso Leone».
Anemone: «Quel ragazzo lì no... c’ha avuto un problemino che c’ha una situazione in corso e s’è rasato... e domani c’è un ulteriore ... diciamo incontro ».
Leone: «... no, no ma la decisione è presa».
Anemone: «Eh ... non c’ha più capelli e non fa niente più... lui era disperato s’è messo a piangere ».
Dopo pochi minuti Giancarlo Leone riferisce a Anemone che «seppur con qualche difficoltà, è riuscito a far rientrare il problema... allora effettivamente la situazione è pesante... per fortuna ho un rapporto personale di grande stima reciproca Pare che sia successo questo .. che lui ha raccontato ... due filmetti per la Falchi... per la produzione della Falchi... cose che loro erano al corrente ... e gli hanno detto... mi raccomando non alterare la tua condizione perché noi cominciamo a metà novembre ... dice che si è presentato con capelli corti a taglio militare».
Fiorenza Sarzanini
16 febbraio 2010

17 novembre 2010 ore 19,30
PALERMO (ITALPRESS) –

“Aspettiamo solo le decisioni dell’Enav. Intanto il sito della ex caserma Nato di Isola delle Femmine rimane in concessione all’ente in modo che, quando la sperimentazione dara’ i risultati auspicati, il congegno sara’ certificato dall’Enac e quindi diventera’ obbligatorio.

La sua installazione a quel punto verra’ ordinata, dall’ente che presiedo, in base alla legge vigente e a pena di commissione di reato di attentato alla sicurezza nei trasporti”. Il presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile Vito Riggio non ha esitazioni sul sito in cui dovra’ essere installata l’antenna contro il wind shear.

Da mesi infuriano le polemiche tra l’Enac e l’Enav da una parte e il Comune palermitano di Isola delle Femmine dall’altra, nel cui territorio il radar per lo scalo Falcone Borsellino di Palermo dovrebbe essere installato.

“Ho letto una quantita’ di inesattezze alle quali non ho voluto dare risposta, ma e’ stato passato il segno e adesso voglio dare il mio punto di vista”,

dice all’ITALPRESS Riggio.

“In primo luogo – afferma – la scelta del sito dove collocare l’antenna l’ha fatta l’Enav, societa’ che per legge gestisce la navigazione aerea in Italia e responsabile della sicurezza della navigazione”, per tale motivo “qualunque suggerimento riguardo a possibili spostamenti non ha alcun senso logico ne’ giuridico se non e’ accolto dall’Ente nazionale per l’assistenza di volo, il quale ha dimostrato grandissima buona volonta’ visitando diversi luoghi alternativi proposti e trovandoli tutti inadeguati o impossibili per il tipo di lavoro che si deve fare”.

 “E’ quindi ridicolo continuare a proporre siti alternativi in modo pretestuoso o peggio fare riferimento a una mia personale ostinazione – continua il presidente dell’Enac -. Io non sono ostinato, ho il dovere di difendere le prerogative legislative della societa’ che gestisco.

Se accettassimo che incompetenti in materia possano mettere in discussione le decisioni dell’Enac metteremmo a rischio la sicurezza dei cittadini, valore che e’ attribuito all’ente che ho il privilegio di presiedere”. “Per cortesia istituzionale – sottolinea ancora Riggio – ho mandato il parere dell’Istituto Superiore di Sanita’ sulla installazione dell’antenna radar al sindaco di Isola, al presidente della Provincia, e al presidente della Regione, ma da questi politici non mi aspetto alcun parere perche’ non e’ compito loro interferire con la sicurezza del volo.

Il presidente dell’Enac viene eletto con il parere delle Camere e del Presidente della Repubblica io parlo con le Regione per cortesia istituzionale, ma non parlo coi sindaci, e non sara’ ne’ un sindaco ne’ un deputato a distogliermi dal garantire la sicurezza del volo in Italia”. E conclude: “Non c’e’ nessun pericolo per la salute, come ha ribadito il ministero della Salute, unico organo competente in materia, i cui pareri valgono per tutto il Paese senza riserve municipalistiche, che stanno facendo ripiombare l’Italia nello storico anarchismo che impedisce ogni crescita e ogni avanzamento civile”.
Da Isola delle Femmine rigettano “le accuse rivolte alla popolazione ed alle istituzioni locali di essere responsabili della mancanza di sicurezza dello scalo di Palermo”.

Gaspare Portobello, primo cittadino del comune palermitano in cui dovrebbe essere installata l’antenna contro il wind shear a servizio dell’aeroporto Falcone Borsellino, ribadisce la posizione dell’Amministrazione. “Le nostre azioni sono state mosse prima di tutto nell’interesse della salute dei cittadini, in assenza di dimostrazioni scientifiche che escludano effetti nocivi delle onde elettromagnetiche che investirebbero la popolazione per 24 ore al giorno – continua Portobello -. In base al principio di precauzione, non si sarebbe nemmeno dovuto pensare di installare un’antenna simile in prossimita’ di un centro abitato”.

“Abbiamo proposto all’Enac altri siti che non coinvolgessero il centro abitato – conclude Portobello -, li abbiamo informati di nuove tecnologie che in altre parti del mondo hanno permesso di installare la strumentazione dentro il perimetro aeroportuale, ma l’ente non ha mostrato alcuna disponibilita’ a discutere soluzioni alternative”.
(ITALPRESS).

http://www.italpress.com/sicilia/9788/aeroporti-wind-shear-enac-stop-polemiche-ordineremo-installazione-

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Tuesday, November 16, 2010

Burocrazia lenta, il Cga: "La Regione risarcisca 20 milioni" 08 Novembre 2010 Energia, 400 ricorsi contro la Regione

Burocrazia lenta, il Cga: "La Regione risarcisca 20 milioni"


Il giudice amministrativo: "Per colpa di quei ritardi un'impresa romana ha rinunciato ai fondi dell'Unione Europea". Nel 2006 era stata richiesta l'autorizzazione per un impianto di biomasse
PALERMO. Un ritardo burocratico costerà caro alla Regione: dovrà pagare quasi venti milioni di euro a un’impresa romana che ha ottenuto soltanto dopo tre anni e mezzo il nullaosta per realizzare nella zona di Modica un impianto di energia alimentato da biomasse. Il duro colpo per le casse (e l'immagine) dell'amministrazione regionale è inferto da un'innovativa sentenza del Cga depositata il 4 novembre e che dovrà essere eseguita entro 60 giorni.


Un provvedimento, quello del Consiglio di giustizia amministrativa (presidente Riccardo Virgilio), giunto dopo il ricorso della Regione avverso una precedente sentenza del Tar, che seppur con meno perentorietà aveva dato ragione sempre alla stessa ditta: la New Energy srl, difesa dagli avvocati Francesco Surdi, Paolo Angius e Roberto Surdi. 
Tutto inizia nel 2005, quando l'azienda chiede allo Sportello unico per le attività produttive di Modica e all'Assessorato regionale all'Industria l'autorizzazione unica alla realizzazione dell'impianto. Si arriva al 27 ottobre 2006, quando la conferenza di servizi approva il progetto «previa acquisizione dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera di competenza dell'Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente». Ebbene, scrive il Cga, «da questo punto in poi il procedimento entrò in una vera e propria impasse durata oltre tre anni e mezzo e risoltasi solamente nell'aprile 2010». Solo allora, infatti, è giunta l'autorizzazione ma troppo tardi: la New Energy srl aveva già perso per colpa della burocrazia regionale un contributo comunitario di quasi 13 milioni. Per questo già alcuni mesi prima si era rivolta al Tar, che nel settembre 2009 gli diede ragione accordando un «danno da ritardo» di circa sette milioni di euro. 



La Regione fece ricorso al Cga, ma ora si ritrova a dover fare i conti con una sentenza non più appellabile e persino più pesante: il Consiglio di giustizia amministrativa, infatti, alla somma già prevista dal Tar ha aggiunto (in seguito ad appello incidentale dei legali della ditta) anche «il risarcimento dovuto alla perdita del contributo pubblico», distinguendo due possibilità a secondo se la ditta voglia oppure no realizzare lo stesso l'impianto. «È intenzione della New Energy dare corso al progetto», fa sapere il legale Francesco Surdi. Ebbene, secondo il Cga in questo caso l'assessorato al Territorio ed ambiente «dovrà mettere a disposizione della New Energy, a valere sulle proprie disponibilità di bilancio, 12.929.504 di euro».


Insomma, un risarcimento di quasi 13 milioni, che aggiunto ai primi 7 già previsti dal Tar come danno da ritardo porta il totale a venti milioni. Nella sentenza il Cga scrive che la ditta ha perso il finanziamento Ue «proprio a causa dei ritardi e delle violazioni di legge» dell'amministrazione regionale, sottolinea che un procedimento unico deve concludersi entro 180 giorni e bolla come «totalmente infondato» l'appello presentato dalla Regione contro la sentenza del Tar. Il commento dell'avvocato Francesco Surdi: «La pronuncia del Cga afferma un principio molto importante per il sistema imprenditoriale. Accorda, infatti, il diritto al risarcimento del danno derivato dal ritardo nella conclusione del procedimento volto al rilascio di un'autorizzazione indispensabile. Per la prima volta è riconosciuto il ristoro del danno patito per l'inosservanza del termine massimo di durata del procedimento, a prescindere dal fatto che lo stesso non si sia ancora concluso e finanche se l'esito sia negativo». 
http://gds.it/2010/11/08/burocrazia-lenta-il-cga-la-regione-risarcisca-20-milioni--134476_212665/


Energia, 400 ricorsi contro la Regione       




Palermo - Dopo una sentenza definitiva ed un procedimento ancora nella fase cautelare che vedono soccombente la Regione siciliana poiché i suoi uffici, centrali e periferici, non hanno rilasciato entro 180 giorni le dovute autorizzazioni, o diniego realmente motivato, per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili - biomasse e fotovoltaico nelle due fattispecie - si cerca di correre ai ripari. Anche perché secondo dati provenienti dall'assessorato all'Energia, sarebbero circa 400 i ricorsi pendenti davanti al Tar e al Cga da parte di cittadini e imprenditori che non ha avuto le risposte che la pubblica amministrazione è obbligata a dare entro i fatidici 180 giorni. Il comparto dell'Energia, ovviamente, è quello su cui ci concentrano i maggiori interessi, stimolati anche dall'incentivo che dà lo Stato a chi realizza impianti per la produzione di energia elettrica sfruttando il vento, il sole o le biomasse, nell'ambito della strategia per la riduzione di immissione di anidride carbonica nell'atmosfera. Ma i 400 ricorsi presentati al dipartimento dell'Energia riguardano svariati problemi, a cominciare dalla retroattività del divieto di realizzare impianti di energia eolica introdotto con il Piano regionale per l'energia (Pears). Il Tar ha accolto i ricorsi di quanti si sono opposti alla retroattività, mentre il Cga ha sospeso l'efficacia del giudizio di primo grado, scrivendo fra le righe del provvedimento cautelare che probabilmente la retroattività potrebbe essere legittima, rovesciando il giudizio del Tar. Una situazione di grande confusione amplificata dalle due ultime decisioni del Cga: nel primo caso, con sentenza definitiva, la Regione è stata condannata a risarcire 20 milioni di euro alle New Energy di Modica che a causa delle lentezze della burocrazia avrebbe perso la possibilità di ottenere un contributo europeo di pari importo per la costruzione di un impianto di produzione di energia da biomasse; nel secondo caso, ancora in fase di sospensiva, alla Enerplus 2010 l'autorizzazione sarebbe stata data fuori tempo massimo a causa della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo che aveva definito di interesse archeologico l'area, nei pressi di Roccamena, sui cui avrebbe dovuto sorgere un impianto fotovoltaico; area che per il Tar è fuori dall'area archeologica ed anche per il Cga. La società costruttrice ha annunciato che chiederà danni per 21 milioni di euro.
Ma il fatto che saranno chiesti i danni non significa che saranno ottenuti. Ovviamente, il ragionamento vale caso per caso. Per esempio, sulla New Energy di Modica sta per essere effettuata un'approfondita indagine interna. Sembra che vi siano persone in qualche modo riconducibili alla società che siano coinvolte in una recente operazione antimafia. Per quanto riguarda, invece Enerplus, il procedimento è ancora allo stato cautelare. Solo dopo che Tar e Cga si saranno pronunciati definitivamente.
Quanti sono in realtà i ricorsi presentati contro la Regione per mancanza del rispetto dei 180 giorni previsti dalla legge per ottenere un'autorizzazione? Si sa che per il settore energetico sono circa 400. Si suppone, però, che considerate le competenze della Regione che siano molti di più. Non a caso, il dirigente generale dell'Ufficio legislativo e legale, Romeo Palma, ha deciso di istituire un registro dei ricorsi pendenti per avere un'idea complessiva del contenzioso. Perché, come è noto, nelle controversie legali la Regione è difesa dall'Avvocatura dello Stato.
Redazione
http://www.ragusanews.com/articolo/18346/energia-400-ricorsi-contro-la-regione





GRAZIE RIGGIO


GRAZIE RIGGIO
Caricato da isolapulita. - Video notizie dal mondo.

Il Presidente dell'ENAV dr. Vito Riggio ai margini dell'incontro risolutivo con il Prefetto: "... contro le proteste dei cittadini di Isola che si oppongono alla installazione dell'antenna radar andiamo in Calabria ad installare l'antenna...."

  I CITTADINI   NON POLITICANTI DI ISOLA DELLE FEMMINE

 in cassa integrazione i babaluci isolani ?



Wind shear, mediazione fallita a Isola sarà muro contro muro


A far calare un velo sulle speranze di un accordo è il prefetto Giuseppe Caruso, che ieri mattina ha convocato i soggetti coinvolti alla ricerca di un punto d'incontro sulla collocazione dell'impianto di rilevamento del "vento killer" che colpisce l'aeroporto di Punta Raisi.

Caruso ha respinto la proposta della costituzione di una nuova commissione tecnica e ha rilevato «la non sussistenza di ulteriori spazi di mediazione» tra i cittadini di Isola che temono rischi per la salute e, sul fronte opposto, Enac ed Enav che ribadiscono la necessità dell'antenna e assicurano l'assenza di danni da radiazioni. «Per noi la priorità è chiudere rapidamente la vicenda.

Non voglio trasformare un'iniziativa di sicurezza pubblica in un'attività assembleare: o si installa il radar o ce ne andremo altrove», attacca il presidente dell'Enac, il palermitano Vito Riggio. «Ci sono già stati sopralluoghi a Reggio Calabria. Se non si potrà fare a Palermo, andremo là, anche se la sperimentazione sarebbe meno efficace perché il fenomeno è meno frequente».

Non è la prima volta che Riggio minaccia lo spostamento, ma adesso sembra arrivato il momento di decidere. Dopo il via libera dell'Istituto superiore di sanità, i tecnici dell'Enav potrebbero andare nei prossimi giorni nell'area dell'ex caserma Nato per installare l'antenna.

Ma il sindaco di Isola, Gaspare Portobello, si dice pronto allo scontro: «Senza il parere favorevole dell'Arpa, non permetterò l'installazione del radar. L'autorizzazione del Comune è necessaria, perché non si tratta di un impianto militare ma di sicurezza civile».

Al suo fianco un comitato di cittadini: «Contro il radar abbiamo già raccolto migliaia di firme», assicura Pino Ciampolillo, di Isola pulita. «Se dicono che le onde elettromagnetiche passano al di sopra delle case, perché l'Istituto superiore di sanità ha chiesto di ridurle del 50 per cento?», si chiede Erasmo Palazzotto, di Sinistra e libertà. I comitati civici si dicono pronti a un'azione di «sorveglianza del sito per intervenire tempestivamente e pacificamente», mentre Lilliput ha già annunciato per sabato prossimo una manifestazione per chiedere «la riconversionea fini sociali della base militare e l'istituzione di un liceo del mare».

Se il sindaco impedisse l'installazione con un'ordinanza comunale, Enac ed Enav potrebbero ricorrere al Tar o decidere di abbandonare il sito di Isola. «Da quattro anni siamo vittime di una farsa che rischia di farci perdere una grande opportunità», attacca Carmelo Scelta, direttore generale della Gesap, la società che gestisce l'aeroporto.

A Punta Raisi temono che il radar venga installato altrove: «Se l'antenna non si facesse a Palermo - avverte Scelta - ci sarebbe un danno economico enorme, perché si tratta di una struttura che completa un impianto di sicurezza già realizzato a Punta Raisi. Dopo il fallimento della mediazione, non ci sono più ragioni per essere titubanti: o l'Enav avvia i lavori per l'installazione dell'antenna o chiederemo i danni».

In campo potrebbe entrare anche la Regione: questa settimana è in programma un incontro tra il governatore Raffaele Lombardo, i tecnici dell'Arpa e i componenti della commissione regionale ad hoc guidata da Pino Apprendi, deputato del Pd.

 - CRISTOFORO SPINELLA


          GIUSI SPICA CRISTOFORO SPINELLA Isola dichiara guerra all'antenna


NULLA DI FATTO AL VERTICE IN PREFETTURA SU INSTALLAZIONE ANTENNA WIND SHEAR AD ISOLA DELLE FEMMINE
Non ha sortito gli effetti sperati da comune e popolazione di Isola delle Femmine, il vertice che si è svolto questa mattina nella sede della Prefettura a Palermo per scongiurare l’installazione dell’antenna wind shear nell’ex base Nato. Il prefetto Giuseppe Caruso ha dunque potuto solo costatare le posizioni contrastanti di Enav ed Enac che cozzano totalmente con quelle del sindaco Gaspare Portobello e degli isolani tutti. I primi infatti insistono per l’installazione del radar, mentre i secondi non hanno intenzione di cedere ad una decisione che potrebbe mettere a rischio la salute degli abitanti di Isola delle Femmine, residenti che durante il vertice hanno fatto sentire la loro voce davanti Villa Whithaker.  


http://www.siciliano.it/notizia.cfm?id=217481




COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD
COMUNICATO STAMPA del 14 Novembre 2010
RADIO VATICANA - Ieri il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, dott.ssa Zaira Secchi, a seguito delle conclusioni della perizia epidemiologica condotta dal proprio consulente tecnico d'ufficio, dott. Andrea Micheli, dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha dichiarato concluso l'incidente probatorio che era stato richiesto nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Roma nell'ambito del procedimento penale indiziario in corso nei confronti dei responsabili della Radio Vaticana ed ha rimesso gli atti al sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Stefano Pesci, che istituirà il processo penale formale. Dopo dieci anni dall'inizio della vicenda penale, i risultati sconvolgenti della perizia epidemiologica (Studio Marconi), durata oltre quattro anni, dimostrano "un'associazione coerente, importante e significativa" di rischio di morte per leucemia o di rischio di ammalarsi di leucemia, linfoma e mieloma per lunga esposizione residenziale alla Radio Vaticana fino a 12 chilometri di distanza da questa.
Il perito del Tribunale ha affermato: "l'eccesso di rischio è clamorosamente alto. …L'effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso… I risultati ottenuti sono assolutamente impressionanti. … Non siamo stati in grado di trovare un fattore di causa diverso dalla Radio Vaticana. … Non si può non pensare che lì sia successo qualcosa di importante per la vita di quelle persone, che non è spiegabile con altra causa che non siano le emissioni della Radio Vaticana. … I risultati hanno a che fare con la dislocazione in cui queste persone hanno abitato nella loro vita e questi bambini hanno abitato nel loro periodo di vita. … Livelli così elevati di rischio si riscontrano, nella letteratura scientifica, soltanto negli studi epidemiologici relativi alle zone che hanno subito gli effetti dell'esplosione di una bomba atomica."
Lo studio di mortalità ha analizzato i decessi per tutte le età avvenuti negli anni dal 1997 al 2003 per quelle patologie ed ha esaminato i 20 anni di storia abitativa antecedenti la data della morte, determinando, fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana, un fattore di rischio di morte per leucemia 4,9 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km. di distanza ed un fattore di rischio pari a 1,7 volte se si considerano tutte le patologie tumorali del sistema emolinfopoietico (leucemie, linfomi, mielomi). Tale rischio sale rispettivamente a 6,6 volte e a 2,2 volte fra 6 e 12 km. Questo si traduce in circa 3 casi stimati di morte per esposizione residenziale alla Radio Vaticana per ciascuno dei 7 anni di studio.
Lo studio di incidenza ha analizzato i casi di leucemie, linfomi e mielomi nei bambini da 0 a 14 anni avvenuti negli anni dal 1989 al 2005 ed ha esaminato l'intera storia abitativa individuale antecedente la data in cui si è manifestata la patologia, determinando, fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana, un fattore di rischio di ammalarsi di quelle patologie da 4,1 a 4,7 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km. di distanza. Il rischio sale fino a 6,9 volte se si considerano solo i bambini di età maggiore di un anno. Questo si traduce in circa 1 caso stimato di leucemia o linfoma per esposizione residenziale a Radio Vaticana per ciascuno dei 17 anni di studio.
Il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord chiede alle autorità nazionali e locali:
1. l'immediata sospensione delle trasmissioni della Radio Vaticana e la sua delocalizzazione in un luogo in cui non possa accrescere il rischio di morte e di malattie per gli esseri umani, oppure l'abbandono totale di questa obsoleta tecnologia in favore della diffusione satellitare dei propri programmi radiofonici;
2. l'immediato blocco del rilascio di concessioni edilizie nel territorio oggetto di indagine;
3. l'istituzione nello stesso territorio di un controllo sanitario pubblico specifico di diagnosi delle patologie in esame, attraverso cui indirizzare urgentemente gli ammalati nei centri clinici specializzati per la cura;
4. l'istituzione di un registro dei tumori nel territorio oggetto dell'indagine epidemiologica.
Il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord rileva la situazione paradossale in cui si è venuto a trovare in questa triste vicenda il prof. Umberto Veronesi che, da una parte è tenace fautore della prevenzione delle malattie oncologiche ("occorre mangiare meno carne"), dall'altra è passato da Ministro della Salute, durante il cui mandato istituì il Gruppo di Studio Ministeriale che, con il Rapporto ISTISAN 25/2001 dell'Istituto Superiore di Sanità, contrastò duramente i risultati dei primi due studi epidemiologici condotti nel territorio limitrofo agli impianti della Radio Vaticana dall'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio e dall'Università di Firenze, a consulente tecnico del collegio di difesa dei responsabili dell'emittente della Santa Sede.
COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD

L’antenna di Isola non si installerà mai, fallisce la mediazione del prefetto

di Markez


Vittoria dei cittadini che anche oggi hanno protestato

15 novembre 2010 -  I cittadini di Isola delle Femmine hanno ottenuto una prima vittoria. L’accelerazione voluta dall’Enac non ha sortito l’effetto sperato. Il prefetto Giuseppe Caruso non è riuscito nel miracolo.

Mettere d’accordo Arpa, Comune, Enac e Enav è stato impossibile. Alla fine l’ha spuntata il sindaco di Isola Gaspare Portobello che era stato dipinto come un “irresponsabile”.
Il primo cittadino si è messo di traverso per evitare l’installazione di un’antenna per il rilevamento del “wind shear”. Un’antenna alta 35 metri con un parabola di dieci metri di diametro. Un sistema radar per aumentare i sistemi di sicurezza nell’aeroporto Falcone Borsellino ed evitare che gli aerei in fase di atterraggio, in caso di determinate condizioni meteo (soprattutto con forte vento), potessero uscire fuori pista, com’è successo all’Airbus della Wind Jet il 24 settembre scorso.

Gaspare Portobello, sindaco di Isola delle Femmine, è stato aggredito da tante istituzioni, rappresentato quasi come il responsabile della tragedia sfiorata. Poi dalle carte della commissione regionale e dall’Arpa si scopre che le cose non stanno come sono state rappresentate.

Il primo ad accorgersene nell’incontro in prefettura è stato lo stesso prefetto di Palermo Giuseppe Caruso. “Se avete un pronunciamento positivo del Tar – rivolto ai rappresentanti di Enav – perché non avete iniziato l’installazione?”
Alla domanda i tecnici dell’Enav non hanno risposto. “Forse perché – dice il sindaco Portobello– le cose stanno in modo diverso. La zona scelta era fino ad alcuni anni fa una base militare Nato e l’Enav aveva ottenuto un comodato d’uso di 500 metri quadrati. E’ questo il vero motivo per cui devono installare lì le apparecchiature”.

D’altro canto la commissione dell’Ars, voluta dal presidente della Regione Raffaele Lombardo per fare chiarezza, nelle conclusioni scrive che la localizzazione non è ottimale. “Gran parte importante dell’aeroporto risulterebbe non coperta”.
Una affermazione che stride con quanto dicono da Enav che l’antenna va montata in quel punto nel territorio di Isola delle Femmine perché è il posto migliore. Solo lì e non in un altro posto dei 20 chilometri che separano il paese marinaro dall’aeroporto.

La ciliegina in questa vicenda arriva dalla seconda relazione. Quella dell’Arpa chiamata a dare risposte alle ansie dei cittadini che dovrebbero convivere con un impianto a onde elettromagnetiche. La legge consente delle irradiazioni di 6 volt metro. “I valori di campo generati – scrivono i tecnici dell’Arpa – considerando la potenza massima superano, se pur per intervalli brevi i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa di riferimento, raggiungono anche valori di 40 volt metro”. Tanto che oggi il direttore Sergio Marino a margine dell’incontro in prefettura ha ribadito che sarebbe meglio trovare un altro sito.

Quello che non si dice, forse per rispetto istituzionale, che già il territorio di Isola delle Femmine ha già dato dal punto di vista ambientale. E con l’inquinamento in mare e con l’inquinamento atmosferico che avrebbe creato la cementeria. Adesso con l’antenna sarebbe troppo.

Il consiglio dato fuori dal tavolo all’Enav è di cercare una nuovo sito. Ma per farlo servirà una procedura di espropriazione. Una lunga procedura che allungherebbe i tempi. Per questo Enac e Enav pressano e insistono. Ma il loro incalzare si scontra con la ferma volontà dei cittadini di Isola delle Femmine che hanno più volte ribadito che si incatenerebbero ai cancelli per non fare montare l’antenna.

L’Enav davanti a questi rilievi si rammarica per il tempo perso e si “riserva di valutare approfonditamente le considerazioni rilasciate, dopo tanti anni dall’avvio del progetto, dalla stessa Commissione e dall’Arpa, anche in considerazione dell’immediata disponibilità a procedere all’installazione del sistema radar, già in possesso della Società”.



http://palermo.blogsicilia.it/lantenna-di-isola-non-si-installera-mai-fallisce-la-mediazione-del-prefetto/16413/


Isola dichiara guerra all' antenna 'Ci stenderemo davanti al sito'



«NON vogliamo fare da cavia per nessun esperimento. Siamo pronti a stenderci davanti alla ex caserma Nato per impedire l' installazione dell' antenna per il wind shear». È bufera a Isola delle Femmine dopo che il presidente dell' Enac Vito Riggio ha annunciato l' attivazione entro pochi giorni del sistema di rilevamento del "vento killer". A protestare sono i comitati cittadini ma anche l' amministrazione comunale, che con il sindaco Gaspare Portobello si dice pronta ad azioni clamorose per impedire la collocazione dell' antenna nell' area dell' ex caserma Nato: «Manderò i carabinieri per fermare i lavori perché non c' è nessuna autorizzazione definitiva». Ad alzare il livello di allarme a Isola è stato il via libera dell' Istituto superiore di sanità all' installazione dell' antenna. Lunedì è previsto un nuovo incontro in prefettura per discutere della situazione, ma nel frattempo i comitati locali hanno avviato una mobilitazione: «L' arroganza di Riggioè insopportabile. Quando si entra a casa di qualcuno, di solito si bussa alla porta e si chiede permesso. Non vogliamo diventare delle cavie e siamo pronti a opporci in tutti i modi», attacca Pino Ciampolillo di Isola Pulita. Ma sulla querelle intanto prende posizione anche l' associazione dei piloti per la sicurezza del volo: «L' antenna è fondamentale per aumentare la sicurezza degli aeroporti italiani - dice il presidente Filippo Capuano - e se Punta Raisi non si sblocca, la sperimentazione non parte anche negli altri scali. L' allarme sull' impatto del radar sulla salute è del tutto strumentale. A farne le spese sono i piloti, che in caso di vento killer sono costretti a dirottare i voli, e i passeggeri, costretti a subire disagi. I tempi di reazione per effettuare manovre anti-windshear vanno dai 3 ai 5 secondi. Per noi piloti è fondamentale avere uno strumento che consenta di prevedere il fenomeno». Ma a Isola la tensione resta alta. Sabato scorso in una manifestazione il sindaco ha informato i cittadini sugli ultimi sviluppi. «L' Istituto superiore di sanità si limita a rilevare che non esiste una normativa sull' emanazione di onde elettromagnetiche e a dare una diversa interpretazione del principio di precauzione, ma non smentisce il parere dell' Arpa sul fatto che l' antenna possa essere dannosa», insiste Portobello. Secondo lui, un parere espresso «senza effettuare alcun sopralluogo sul territorio» non è sufficiente a fugare i timori sui rischi per la salute: «Il territorio di Isola è a disposizione per una soluzione condivisa: basta che le radiazioni dell' antenna non attraversino il centro abitato». Sullo sfondo delle proteste di Isola spunta anche uno scontro istituzionale. A sollevarlo è Pino Apprendi, presidente della commissione regionale di indagine che aveva chiesto di individuare altre sedi per l' installazione dell' antenna: «Mi chiedo se il parere dell' Istituto superiore della sanità cancelli il parere tecnico scientifico rilasciato dall' Arpa, che rappresenta in Sicilia l' ente a tutela dell' ambiente e della salute dei cittadini: se così fosse dovremmo inserire l' Arpa nell' elenco degli enti inutili». Sergio Marino, direttore generale dell' Arpa, è perplesso: «Non abbiamo ancora ricevuto il parere, ma se dovesse emergere davvero che davvero le onde elettromagnetiche non fanno male, vorrà dire che non faremo più controlli e smantelleremo le nostre centraline». -  


GIUSI SPICA CRISTOFORO SPINELLA  

 

 

L'ORDINANZA è già pronta. L'antenna per la rilevazione del wind-shear può essere installata ad Isola delle Femmine, così come previsto. Il parere dell'Istituto superiore della sanità, che ha escluso gli effetti nocivi per la salute dei cittadini paventati dal sindaco Portobelloe dalla Regione, ha tagliato la testa al toro e il presidente dell'Enac Vito Riggio, incassato il nullaosta, si prepara a passare ai fatti. Riggio, allora superato l'impasse? L'antenna può essere installata? «A questo punto direi proprio di sì, non vedo quale altro problema dovrebbe essere sollevato dopo che l'Istituto superiore di sanità ha escluso qualunque effetto negativo dai campi elettromagnetici prodotti dall'antenna. E peraltro gli accorgimenti che avevamo predisposto a maggiore tutela sono stati molto apprezzati». E quali sarebbero questi accorgimenti? «L'Enav ha assicurato che la potenza del fascio delle onde radio sarà ridotta del 50 per cento e verrà installata una centralina per misurarle che sarà consultabile da chiunque via Internet. Dunque chiunque potrà eventualmente segnalare qualsiasi problema. Mi pare che, a fronte della maggiore sicurezza dell'aeroporto, non ci sia più niente da discutere». Questo vuol dire che senza antenna per il wind-shear l'aeroporto non è sicuro? «No, vuol dire che fino ad ora la sicurezza dell'aeroporto di Palermo è alta in termini di procedure, così verrebbe automatizzata. In parole più semplici, in presenza di vento forte e di fenomeni di wind-shear questa apparecchiatura lo comunicherebbe in tempo reale ai computer di bordo evitando procedure di allontanamento improvviso che vengono adottate con una sorta di passaparola dai piloti che comunicano le condizioni di vento in fase di prossimità allo scalo. Palermo è in Italia l'aeroporto di gran lunga più soggetto a questo fenomeno e per questo, nel 2004, l'Enav lo ha scelto per la sperimentazione di questa attrezzatura». E dal 2004 ad oraè rimasta lettera morta. «La storia ormai la conoscono tutti. Il sindaco di Isola delle Femmine ha paventato questi problemi per la salute dei cittadini, a mio avviso immotivati non solo perché non esiste alcuno studio in merito, ma anche perché l'antenna andrebbe piazzata su una piattaforma a trenta metri d'altezza e rivolta verso il cielo e le palazzine lì attorno non superano i dieci metri. Per cui non entrerebbero nemmeno nel campo delle ipotetiche radiazioni che comunque non sono superiori a quelle dei telefonini». Ma il Comune di Isola delle Femmine aveva questo potere di veto tanto da potere impedire l'installazione dell'antenna? «No, ma trattandosi di una sperimentazione è sempre meglio adottare una decisione condivisa anche perché la Regione aveva nominato una commissione non tecnica che aveva in qualche modo appoggiato le posizioni del sindaco di Isola. Ma adesso l'ultima parola spetta all'Enac. Oggi incontrerò il ministro della salute Fazio che ringrazio per la serietà e la celerità con cui ha affrontato la questione e poi chiederò al prefetto Caruso di convocare già per domani una riunione per concordare le modalità operative». Che tempi è prevedibile aspettarsi? «Già oggi manderò la relazione dell'Istituto di sanità a tutti gli enti interessati. L'ordinanza è già pronta e visto il sito interessato per l'installazione non abbiamo bisogno della materiale concessione del Comune. Diciamo che, se non ci saranno altre sorprese, in una decina di giorni, l'antenna potrebbe essere attiva». Si aspetta ulteriori difficoltà? «Direi proprio che non ce n'è alcun motivo. Certo, se poi ad Isola delle Femmine si vogliono sdraiare per terra per impedirci di lavorare, questo sarà un problema delle forze dell'ordine». - a. z.



Il rapporto dell' Arpa sul radar anti-vento

IN MERITO all' articolo "Muro contro muro sul radar antivento. Riggio: si può installare solo a Isola" pubblicato il 27 ottobre precisiamo che Arpa, su richiesta della Commissione sull' installazione del sistema radar denominato antenna windshear della presidenza della Regione Siciliana, a maggio 2010, ha reso un unico rapporto con il quale sono stati stimati i livelli di campo elettrico in seguito all' installazione del radar prevista nel territorio di Isola delle Femmine. I RILIEVI sui rapporti redatti da Arpa erano contenuti nel comunicato stampa dell' Enac. - Ufficio stampa Arpa Palermo



'No all' antenna anti vento ad Isola' Dalla Regione nuovo stop all' Enac

QUEL terreno lo vogliono tutti. Da qualche giorno, l' area dell' ex caserma Natoa ridosso della strada che costeggia il lungomare di Isola delle Femmine sembra diventato un crocevia del progresso della Sicilia. Solo lì - giurano Enac ed Enav - si può piazzare il maxi radar capace di prevedere il wind shear di Punta Raisi. Ma da lì - protesta il sindaco di Isola - potrebbero arrivare emissioni dannose per la salute dei cittadini. E così, dopo anni di silenzio, la vicenda esplode portandosi dietro veleni e sospetti, accuse e polemiche. Come se da oggi, all' improvviso, non si potesse più aspettare. La battaglia per l' antenna di Isola si trascina dal giugno 2004, quando le autorità di sicurezza e di gestione dello scalo - Enac, Enav e Gesap - firmarono un protocollo d' intesa da 11,5 milioni di euro per l' installazione dell' antenna. La scelta cadde sull' ex caserma Nato, dismessa nel 1999 e ora di proprietà del demanio. «La scelta di quel sitoè il frutto degli studi effettuati dai tecnici dell' Enav. È lì che l' antenna triangola con tutti gli altri sensori utilizzati per la sicurezza dell' aeroporto. Da un' altra parte non si può fare», assicura Vito Riggio, presidente dell' Enac. Da lì, però, verrebbero i rischi per la salute: «Le radiazioni attraverserebbero il centro abitato. Per questo mi sono opposto: finora, nessuno mi ha assicurato che le emissioni non sono nocive», spiega Gaspare Portobello, sindaco di Isola. Che propone: «L' antenna si può mettere in spiaggia o in altre zone del territorio comunale. Non è facile capire l' insistenza su quel punto. Certo, quell' area la avrebbero in comodato d' uso, senza spendere nulla per eventuali espropri». Portobello non ci sta ad essere accusato di dire solo no: «Non è il capriccio di un sindaco. E non è la prima volta che mi occupo dei rischi per la salute. Quando ho chiesto garanzie all' Italcementi, gli operai che temevano di perdere il lavoro sono venuti ad occupare il mio studio». Così lo scontroè finito sul tavolo del governatore Raffaele Lombardo, che nel dicembre scorso ha nominato una commissione incaricata di chiarire rischi e problemi. Nove mesi dopo, arriva la relazione conclusiva: «L' ho consegnata proprio oggi (ieri, ndr) al presidente della Regione. Abbiamo fatto dieci audizioni, sentendo tutti i soggetti interessati, dal sindaco all' associazione dei piloti. E poi abbiamo acquisito il parere dell' Arpa. Un lavoro complesso che per noi è definitivo», racconta Pino Apprendi del Pd, che presiede la commissione. «Le conclusioni non lasciano spazio ad altre interpretazioni - anticipa Apprendi - Le soluzioni si potevano trovare anche prima. Chi poteva intervenire non l' ha fatto e ora dà la colpa ad altri. Ci sono altri luoghi dove si può piazzare l' antenna». Ma cos' altro si potrebbe fare in quel sito? Il primo progetto, quello di cui ancora si parla per le strade di Isola, è stato l' osservatorio biologico marino: l' idea dell' acquario risale al gennaio 2005, quando il Comune firmò una convenzione con l' allora presidente della Provincia Francesco Musotto, la Regione guidata da Totò Cuffaro ma anche con Università di Palermo, Confindustria e Arpa. Un progetto rimasto più un' intenzione che però ha fatto intuire a molti le potenzialità di quell' area. Tanto che l' anno dopo il sindaco Portobello pensò di farci un ostello della gioventù. Anche questo progetto, però, è rimasto sulla carta. Pino Ciampolillo, coordinatore del comitato cittadino Isola Pulita, lo dice chiaramente: «Non è solo una questione di salute. Per noi l' antenna è incompatibile con il progetto della città della scienza, che comprende anche l' acquario. Poteva essere una leva per lo sviluppo della città. Ora vorremmo che qualcuno ci dicesse che fine ha fatto». Ciampolillo non è convinto che sia solo una scelta tecnica: «L' aereo aveva appena toccato terra quando Riggio ha cominciato a parlare dell' effetto wind shear. Non vorrei che qualcuno sfruttasse questo incidente per rilanciare il progetto dell' antenna». L' Enac, però, non vuole più aspettare: «O dentro o fuori: è arrivato il momento di decidere. O si fa entro un mese, oppure porto questi soldi altrove. Punta Raisi è lo scalo dove il fenomeno del wind shear è più forte, ma esiste anche in altri aeroporti. Mi hanno già fatto perdere quattro anni di sperimentazione, adesso basta», attacca Riggio. Il presidente dell' Enac ne fa una questione di sicurezza: «Ho la responsabilità di 47 aeroporti, mica solo di Palermo. Se non ce lo fanno fare, dirotto questi soldi a Genova o a Reggio Calabria». Anche con la Regione l' Enac sembra pronto al muro contro muro: «Non capisco cosa c' entri una commissione politica. Parliamo di fondi Enav già stanziati e fondi europei che non possono essere persi. Ci sono pure i contratti già fatti». E i rischi per la salute? «Sono strumentali. Chiederò al ministro Fazio un parere dell' istituto superiore di Sanità, così la smetteranno di dire che non ce ne preoccupiamo».

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Il radar anti-vento bloccato da sei anni

QUANDO si avvicinano a Punta Raisi, i piloti sanno che bisogna farcii conti. Il vento pazzo che improvvisamente può cambiare intensità e direzione li costringe a stare all' erta. «È come se, mentre sei in macchina, ti crollasse la strada sotto i piedi», racconta chi ha dovuto affrontarlo. E a quel punto resta solo l' abilità del pilota per affrontare il wind shear, il "vento che taglia". Più del 40 per cento dei casi registrati in Italia si verificanoa Palermo. Per le caratteristiche orografiche del territorio in cui sorge l' aeroporto, assicurano gli esperti, e con un' incidenza che è «in crescita negli ultimi anni». La criticità di Punta Raisi diventa chiara leggendo gli ultimi dati dell' Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv): sono «214 i riporti di windshear, rispetto ai 54 di Napoli Capodichinoe ai 31 di Milano Malpensa» su un totale di 520 all' anno. Quando succede, non è facile cavarsela: se i piloti se ne accorgono in tempo, possono decidere di «effettuare una procedura di mancato avvicinamento»: in sostanza, restano in volo o atterrano in un altro scalo. Il problema è proprio la tempestività della segnalazione, visto che il fenomeno è tanto intenso quanto improvviso. Anche se non imprevedibile. Dice Bruno Nieddu, presidente dell' Enav: «Ma è impossibile ottenere risultati di contrasto del fenomeno al 100 per cento. Speriamo di arrivare ad una soglia del 90». Ed è proprio sugli strumenti di controllo che si è consumato lo scontro a Punta Raisi. Da un lato, Enac, Enav e Gesap - le autorità di sicurezza e di gestione dello scalo - che nel giugno 2004 firmarono un protocollo d' intesa da 11,5 milioni di euro per l' installazione di una maxi antenna capace di rilevare meglio il rischio di wind shear. Dall' altro, il Comune di Isola delle Femmine, dove l' antenna dovrebbe essere collocata. Il timore è quello di rischi per la salute pubblica: «Siamo preoccupati perché le radiazioni attraverserebbero il centro abitato», spiega Gaspare Portobello, sindaco di Isola. Che lamenta di essere stato «estromesso» e assicura: «Il nostro territorio è a disposizione del progresso, ma finora ci hanno detto solo che le radiazioni sono nella norma. Io voglio che mi dicano che non fanno male». Giacomo Terranova, parlamentare Pdl e ad della Gesap fino al 3 giugno scorso, ha seguito la vicenda dall' inizio: «Secondo gli esperti dell' Enav quello è l' unico posto dove si può collocare l' antenna perché il radar deve coprire una zona ben precisa». Vito Riggio, presidente dell' Enac, rincara la dose: «Può la sicurezza dipendere dagli umori di un sindaco? Prima o poi i finanziamenti saranno dirottati altrove». Sulla necessità del radar si è espressa chiaramente anche l' Ansv, che lo ha definito «un sensore di importanza cruciale per una efficace rilevazione del wind shear». Ma cosa succede esattamente quando il vento cambia direzione? Spiega ancora Terranova: «L' aereo perde la sua tenuta:è come si ci fosse un effetto di schiacciamento dall' alto che può farlo scivolare improvvisamente. E questo non solo in fase di atterraggio: anche al decollo possono esserci problemi». Come è successo il 27 settembre 1989, quando un Dc 9 dell' Ati diretto a Milano non è riuscito a decollare, finendo fuori pista. Il radar anti wind shear che prende a modello Hong Kong e l' Alaska continua a mancare. Ma Punta Raisi, giurano gli esperti, oggi è un aeroporto sicuro: «La posizione dell' aeroporto presenta dei problemi dal punto di vista orografico, ma la tecnologia li ha compensati. Basti pensare che ci sono due piste che si incrociano, permettendo le manovre con tutte le direzioni di vento». - CRISTOFORO SPINELLA




'No all' antenna per l' aeroporto' Isola delle Femmine in piazza

I residenti di Isola delle Femmine dicono "no" alla costruzione di un radar che serve per trasmettere a Punta Raisi i dati sul "wind-share", l' improvvisa variazione d' intensità dei venti. Considerato un ecomostro, il traliccio di oltre 30 metri, sprigionerebbe onde elettromagnetiche ad altissima frequenza per un raggio di quasi 2 chilometri, attraversando il paese. Ieri mattina, alle 10, il comitato cittadino "Isola Pulita" ha organizzato un sit-in contro la costruzione del radiolocalizzatore. All' iniziativa, aiutati dalle mamme, hanno partecipato anche i bambini di Isola delle Femmine che hanno disegnato i cartelloni. «Gli effetti provocati dall' emissione delle onde elettromagnetiche possono essere gravemente nocivi alla salute - dice il coordinatore dell' associazione Pino Ciampolillo - Potrebbero favorire la produzione di tumori e altre patologie irreversibili». Sul progetto di costruzione, bloccato dal 2006, si è espresso contro il Consiglio comunale poiché non sarebbe stato rispettato il vincolo di non edificabilità in un' area tutelata.

a.rot.  
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/29/no-all-antenna-per-aeroporto-isola.html



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COMMISSIONI PROVINCIALI
PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E LA LOTTA
CONTRO L'INQUINAMENTO (C.P.T.A.)
Istituzione delle C.P.T.A
Le Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente e la lotta contro l’inquinamento sono state istituite con l’art. 16 della legge regionale n. 39 del 18 giugno 1977, che ne definisce i compiti con il successivo art. 17. La normativa è stata successivamente più volte modificata ed integrata (cf. normativa) modificando i compiti sia delle commissioni che degli Uffici di Segreteria.
Le commissioni si occupano di tutela ambientale, rilasciando specifici pareri, quando previsti dalla normativa vigente e/o se richiesti da enti pubblici, ed esaminando ed analizzando i dati acquisiti in tema di rilevamento dell’inquinamento al fine di promuovere adeguate iniziative alle autorità competenti.
Per gli aspetti amministrativi ed istruttori ogni commissione si avvale del supporto amministrativo, tecnico e logistico, di un Ufficio di Segreteria, che costituisce struttura periferica del Servizio 3.

Composizione delle C.P.T.A. della Sicilia ( AG - CL - CT - EN - ME - PA - RG - SR - TP )
Nominate ai sensi dell'art. 16 della legge regionale del 18 giugno 1977, n. 39 e successive modifiche ed integrazioni e durano in carica 5 anni. Sono composte da:
un presidente;
dal direttore del reparto medico micrografico del laboratorio Provinciale di igiene e profilassi;
dal direttore del reparto chimico del laboratorio Provinciale di igiene e profilassi;
dal responsabile del servizio veterinario della A.U.S.L. competente;
da un rappresentante nominato dalla A.U.S.L. competente;
da un rappresentante della C.G.I.L.;
da un rappresentante della C.I.S.L.;
da un rappresentante della U.I.L.;
da un rappresentante della Federazione degli Industriali della Sicilia;
da un rappresentante del Consorzio A.S.I. della Provincia;
da un rappresentante dell'I.S.P.E.S.L. della Provincia;
da 3 esperti di ecologia rappresentanti la Provincia Regionale;
le funzioni di segretario e segretario supplente sono svolte dal personale designato della C.P.T.A. competente.

Aspetti generali e competenze delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente
- verificano il possesso, da parte degli insediamenti produttivi ed urbani, di impianti, installazioni o di altri dispositivi idonei a contenere entro i limiti prescritti lo smaltimento delle scorie inquinanti sia nell'atmosfera che nelle acque o nel sottosuolo, per accertare il contributo all'inquinamento;
- formulano pareri su richiesta del Comitato regionale per la tutela dell'ambiente e su richiesta degli enti locali;
- esaminano ed analizzano i dati acquisiti in tema di rilevamento dell’inquinamento e promuove adeguate iniziative;
- effettuano i sopralluoghi richiesti dal Comitato regionale per la tutela dell'ambiente e dagli enti locali;
- svolgono periodicamente indagini epidemiologiche anche per la individuazione di eventuali relazioni tra l’inquinamento e la salute degli addetti agli impianti e delle popolazioni.
Per gli aspetti amministrativi ed istruttori ogni commissione si avvale del supporto amministrativo, tecnico e logistico, di un Ufficio di Segreteria (cf. Organigramma).


Aspetti generali e competenze Segreteria
Le strutture periferiche del Servizio 3 – le unità operative da S3.4 a S3.12 – operano come Uffici di Segreteria delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente e la lotta contro l’inquinamento (C.P.T.A.), svolgendo attività di supporto tecnico e amministrativo con i seguenti compiti:
- attività istruttoria generica per gli adempimenti della commissione previsti dall’art. 17 della l.r. 39/77 e s.m.i.;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dal Servizio 3 dell’ARTA e finalizzate al rilascio di autorizzazioni ai sensi dell’art. 269 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dalla Provincia Regionale secondo quanto previsto dal D. P. Reg. n. 73/GR7/S.G. del 24 marzo 1997 e dal D. P. Reg. n. 374/GR7/S.G. del 20 novembre 1998, e finalizzate al rilascio di autorizzazioni ai sensi dell’art. 269 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dal Servizio 2 dell’ARTA e finalizzate al rilascio di autorizzazioni A.I.A. ai sensi del D. Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dall’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque ai fini del rilascio dell’autorizzazione per impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti ai sensi del dell’art. 208 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dall’Assessorato Regionale Industria ai fini del rilascio di autorizzazioni per impianti di produzione di energia elettrica ai sensi del D. Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387;
- partecipazione alle procedure (istruttoria, parere) attivate dai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni allo scarico ex art. 40 L.R. 27/1986;
- adempimenti amministrativi di cui al Decreto Interassessoriale n. 61 del 17/01/07;
- adempimenti tecnico-amministrativi di cui all’art. 4 del D.A. 176/Gab del 9 agosto 2007;
- segreteria della C.P.T.A. ed ufficio di collegamento con la Provincia ex art. 11 L.R. 40/1995;
- supporto al Responsabile del Servizio 3 per tutti gli adempimenti di competenza dell’ufficio.


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