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Monday, May 31, 2010

BELLOLAMPO IN DAGATO CAMMARATA IL SINDACO DI PALERMO

Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo

Contestate al primo cittadino ipotesi di reato che vanno dal disastro doloso all'inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all'abbandono dei rifiuti speciali

Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di BellolampoIl sindaco di Palermo, Diego Cammarata, è indagato dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta sulla discarica di Bellolampo gestita dall'Amia, l'ex azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. Al sindaco vengono contestate ipotesi di reato che vanno dal disastro doloso all'inquinamento delle acque e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all'abbandono dei rifiuti speciali. Secondo l'accusa, infatti, Cammarata avrebbe impartito gli ordini su come gestire l'ex municipalizzata e anche la discarica.

L'avviso di garanzia, firmato dal Pm Geri Ferrara, è stato notificato questa mattina al sindaco. In questo momento è in corso un'ispezione dei tecnici inviati dalla Procura nella discarica di Bellolampo.

Oltre Cammarata, per presunte irregolarità nella gestione della discarica sono indagate altre 12 persone: in pratica tutti i vertici dell'Amia dal 2007. Tra questi Gaetano Lo Cicero, fino a pochi mesi fa commissario liquidatore dell'ex municipalizzata, e i dirigenti Aldo Serraino e Giovanni Gucciardo, che si sono alternati nella gestione del sito di Bellolampo.

Al centro dell'inchiesta la formazione dell'enorme lago di percolato, il liquido rilasciato dai rifiuti, altamente inquinante, che si è formato nella discarica. Nelle scorse settimane dagli accertamenti disposti dai pubblici ministeri Ferrara e Maria Teresa Maligno, titolari del fascicolo, era emersa la presenza di solfiti, nitrati e metalli nelle acque di alcuni pozzi della zona. Da qui l'ipotesi che il percolato si sia infiltrato nel sottosuolo e nella falda acquifera. Il percolato, inoltre, sarebbe tracimato a valle, finendo per inquinare il torrente Celona che alimenta il canale Passo di Rigano, le cui acque finiscono nel mare dell'Acquasanta. I pubblici ministri indagano pure sullo smaltimento delle ecoballe provenienti dalla raccolta differenziata che, invece di essere dirottate nei centri speciali, sarebbero finite in discarica insieme ai rifiuti ingombranti e ai tronchi delle palme uccise dal punteruolo rosso.

I commissari straordinari dell'Amia, Sebastiano Sorbello e Paolo Lupi, intanto, facendo un primo bilancio a un mese dall'ordinanza della Protezione civile emanata per la funzionalità e la messa in sicurezza della discarica, annunciano che "dal 24 al 30 maggio il prelievo di percolato nella discarica di Bellolampo è passato da duemila a tremila tonnellate e, grazie all'affidamento del servizio a più ditte di smaltimento, la raccolta salirà fino a quasi quattro mila tonnellate a settimana".

L'Amia afferma di essere "impegnata in una massiccia azione di prelievo del liquido stagnante in superficie, con la prioritaria finalità di prosciugare il 'lagò che costituisce il più immediato pericolo per l'ambiente. Ciò consentirà anche di abbassare il livello dell'accumulo di liquido nella quarta vasca, di procedere alla chiusura della falla apertasi nei mesi scorsi in una parete e di completare le opere di messa in sicurezza dell'area di sversamento".

E' stata inoltre ripristinata, sostengono in una nota, l'attività di pretrattamento dei rifiuti, con il potenziamento dell'impianto da 400 a 600 tonnellate al giorno di capacità, con la sistemazione dei due impianti esistenti, con il noleggio di un terzo tritovagliatore che sarà consegnato a giorni e con l'acquisto, grazie ad un finanziamento della Protezione civile per circa 500 mila euro, di un nuovo impianto. L'insieme di questi interventi ha "adeguato la capacità di pretrattamento alla quantità di rifiuti, circa 1.500 tonnellate, conferita quotidianamente in discarica, e ha anche consentito - affermano i commissari straordinari - di smaltire i cumuli di rifiuti da trattare, la cui giacenza nel piazzale aveva reso necessaria l'ordinanza del premier Silvio Berlusconi".

E scade oggi l'autorizzazione, concessa in deroga con ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri lo scorso 30 aprile, che consentiva lo smaltimento dei rifiuti urbani a Bellolampo. L'ordinanza stabiliva che il sindaco Cammarata doveva provvedere tramite l'Amia a smaltire il percolato presente nella discarica, utilizzando le risorse economiche anticipate dalla Regione siciliana. La questione rifiuti è al centro di due incontri tra Comune, Amia, Prefettura e Regione per decidere le azioni da intraprendere per lo smaltimento nella discarica di Bellolampo.

(31 maggio 2010)



Quei termovalorizzatori mai costruiti 'puzzano' di mafia

La "denuncia" di Lombardo e "l'affare più grande che in Sicilia si sia concepito"



La Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Palermo che ha aperto un'inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose nell'affare dei termovalorizzatori in Sicilia, ha eseguito ieri alcune perquisizioni nelle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa, delle società consortili e delle agenzie pubbliche interessate alla costruzione degli inceneritori. Le perquisizioni sono state effettuate a Milano, Roma, Palermo, Cagliari, Caltanissetta, Enna e Agrigento. Gli inquirenti avrebbero già riscontrato alcune anomalie nell'ambito degli ingenti flussi finanziari attorno all'operazione dei termovalorizzatori e adesso stanno indagando per verificare non solo l'esistenza di infiltrazioni della mafia ma anche di eventuali episodi di corruzione e altre irregolarità.La Procura di Palermo sta indagando sul bando di gara per la realizzazione di quattro termovalorizzatori - uno a Bellolampo (Palermo), uno a Casteltermini (Agrigento), Paternò (Catania) e Augusta (Siracusa) - mentre nei giorni scorsi il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo aveva denunciato più volte, attraverso la stampa, che dietro ai termovalorizzatori c'erano anche ingenti interessi delle cosche mafiose e per questo aveva consegnato una memoria alla Procura. "Quello dei termovalorizzatori è l'affare del secolo, il più grande che in Sicilia si sia concepito [...] La mafia si è infilata in un sistema che le avrebbe consentito [...] un affare che avrebbe fruttato, chi dice cinque, chi dice sette miliardi di euro, e una rendita annua di centinaia di milioni di euro per i prossimi 20-30 anni", aveva denunciato Lombardo parlando all'Ars un mese fa della sua vicenda giudiziaria (LEGGI).
Tra le aziende perquisite la Falck, che capeggiava tre dei quattro raggruppamenti di impresa assegnatari dell'appalto, la Daneco Gestione Impianti e l'ente appaltante: l'Arra, l'Agenzia Regionale Rifiuti ed Acque. Perquisita anche la Altacoen, ditta ennese, ammessa alla gara anche se priva di certificato antimafia, della quale il Governatore aveva parlato particolarmente, un'impresa indicata come vicina al boss Nitto Santapaola che avrebbe dovuto realizzare il termovalorizzatore di Paternò.

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Palermo in un comunicato ha aggiunto che la vicenda dei termovalorizzatori, che ha avuto inizio con le gare d'appalto indette nel 2002 dall'allora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti - l'allora presidente della regione Sicilia, Salvatore Cuffaro -, è "già nota alle cronache a motivo dell'annullamento, decretato dall'Alta Corte di Giustizia Europea, poi intervenuto in esito alla mancata attuazione delle procedure europee per il bando di gara". Dopo le dimissioni dell'ex governatore Cuffaro, il nuovo governo di Raffaele Lombardo ha deciso di sospendere il piano dei rifiuti e di annullare le gare per i termovalorizzatori.
Le due imprese che vinsero la gara d'appalto sono Actelios del gruppo Falck, che avrebbe dovuto realizzare tre impianti, e Waste, incaricata per il quarto. Non è ancora stato possibile avere un commento di Waste mentre Actelios ha dichiarato di aver consegnato alla Guardia di Finanza la documentazione richiesta: "Actelios SpA [...] comunica, in merito a un'indagine contro ignoti, di aver consegnato alla Guardia di Finanza tutta la documentazione inerente la partecipazione alla procedura ad evidenza pubblica del 9 agosto 2002, richiesta nell'ambito delle attività di acquisizione dei documenti presenti all'interno delle proprie sedi".

E intanto ieri sera il governatore siciliano Raffaele Lombardo è stato sentito, come "persona informata sui fatti", dai pm di Palermo che indagano proprio sulle presunte infiltrazioni mafiose e irregolarità nella realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia. Lombardo ha risposto alle domande dei sostituti Nino Di Matteo e Sergio De Montis e dell'aggiunto Leonardo Agueci.
Il presidente, sentito per un paio d’ore dai magistrati, ha chiarito alcuni punti dell’esposto presentato in marzo dall’assessore all’Energia del suo governo, Pier Carmelo Russo, dove si faceva riferimento ai costi esorbitanti della gestione commissariale dei rifiuti nell'Isola (209 milioni di euro, 40 dei quali assorbiti dalla macchina burocratica) e si ricostruiva l'iter, iniziato nel 2002 con il Piano regionale sulla gestione dei rifiuti, che ha condotto al progetto di quattro mega termovalorizzatori.
Dall'interrogatorio reso ieri sera da Lombardo, sarebbero emerse, come apprende l'Adnkronos, "informazioni utili".

L'INCHIESTA - La lunga storia dei termovalorizzatori siciliani, finiti sotto inchiesta prima ancora di essere realizzati, potrebbe essere scritta nell’enorme mole di documenti sequestrati ieri dalla Guardia di Finanza. Centinaia di pagine acquisite dalle Fiamme Gialle negli archivi delle società che si aggiudicarono la gara per la costruzione - poi annullata dalla Corte di Giustizia Europea - che potrebbero rivelare un accordo spartitorio tra imprenditori interessati ad accaparrarsi i lavori, presunte infiltrazioni mafiose e funzionari pubblici compiacenti pronti a chiudere un occhio in cambio di tangenti. Un affare da 4 miliardi di euro stoppato da una sentenza che, nel 2007, bocciò la gara per difetto di publicizzazione. Ma secondo i pm della Dda di Palermo ci sarebbe ben altro che vizi di forma.
La vicenda dei termovalorizzatori emerge in diverse inchieste: quella per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro; quella sul progetto di realizzazione dell’inceneritore di Bellolampo. Spunti investigativi messi insieme dai pm dopo la presentazione in Procura di un dossier sugli impianti da parte dell’assessore regionale all’Energia Russo, più volte sentito dai magistrati e dopo la denuncia del Governatore. Il dossier del governo regionale, dunque, è l’ultimo campanello d’allarme che induce i pm a disporre un’indagine generale su tutti e quattro gli impianti. E per far luce sul business incompiuto, definito da Lombardo "l’affare del secolo", la Procura ha delegato alla Finanza la perquisizione delle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa vincitrici della gara, delle società consortili e dell’Arra, l’agenzia regionale dei rifiuti e delle acque che fu l’ente appaltante.

L’ipotesi investigativa è quella di un accordo di cartello tra le quattro Ati aggiudicatarie che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico. Un’intesa, quella ipotizzata, che risalirebbe a prima del 2002 quando, attraverso l’Arra, la Regione bandì la gara. Della vicenda si occuparono l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, in qualità di commissario straordinario dell’emergenza rifiuti, e il suo vice Felice Crosta. Ad aggiudicarsi l’appalto furono quattro raggruppamenti di imprese: la Pea di cui faceva parte la Safab, poi coinvolta in un’inchiesta di corruzione, la Platani Energia Ambiente, la Tifeo e la Sicil Power. Tre Ati erano capeggiate dal gruppo Falck e uno da Waste Italia. Diversi i punti da chiarire: dalla partecipazione alla gara di un’impresa, la Altecoen, priva di certificazione antimafia – la ditta venne estromessa, ma la gara proseguì -, alla costituzione delle Ati in presenza dello stesso notaio. E ancora i criteri scelti per l’individuazione dei siti sui quali dovevano sorgere i termovalorizzatori: Palermo, Casteltermini, Augusta e Paternò. Aree individuate, su previsione del bando, dalle stesse ditte che avevano presentato le offerte teoricamente al buio senza la minima sovrapposizione territoriale. La gara fu però annullata dalla Corte di Giustizia Europea che contestò il mancato rispetto della procedura di evidenza pubblica imposta dalla direttive europee. Le due successive bandite l’anno scorso sono andate deserte.


[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Reuters.it, AGI]

- Termovalorizzatori siciliani: tutto da rifare (Guidasicilia, 23/07/08)


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