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Friday, March 19, 2010

Mafia: 18 arresti e il cerchio si stringe attorno al latitante Matteo Messina Denaro

Mafia: 18 arresti e il cerchio si stringe attorno al latitante Matteo Messina Denaro


di Rino Giacalone - 15 marzo 2010

Qual’è il volto della mafia trapanese? È il viso di imprenditori, professionisti, di insospettabili commercianti, uomini che hanno scelto di servire il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro non nascondendo la devozione riservata nei suoi riguardi, «è il capo di tutto» lo appellano.


C’è affianco a questi volti quelli della vecchia mafia che non abbandona mai il campo, come quella di «don» Nino Marotta, classe 1927, castelvetranese: fu «consigliori» del patriarca della mafia belicina, «don» Ciccio Messina Denaro, adesso lo è del figlio, Matteo, 48 anni il prossimo aprile, latitante dal 1993. Marotta era tra quelli che convocava i «summit» quando c’era qualcosa da decidere, dentro una officina di Castelvetrano, il segnale erano le sue parole che annunciavano a chi doveva esserci «che il pezzo di ricambio era arrivato». Una cerchia di 18 persone finita in manette stanotte a Trapani nell’operazione “Golem II”, 18 persone fermate per ordine della Procura antimafia di Palermo, provvedimento eseguito dai Poliziotti delle Mobili di Trapani, Palermo e dello Sco. Una mafia tutt’altro che remissiva, in ritirata, pronta a compiere balzi in avanti e per questo la Dda di Palermo (procuratore aggiunto Teresa Principato, pm Paolo Guido e Marzia Sabella) non ha voluto attendere i tempi per la emissione da parte del gip di una ordinanza di custodia cautelare ed ha deciso di agire con i fermi. Ad agire la scorsa notte il «pool» che ha condotto le indagini, gli agenti delle squadre mobili di Trapani e Palermo e dello Sco (servizio centrale operativo di Roma). La notte scorsa sono andati a bussare alle porte di personaggi insospettabili, alle abitazioni dei familiari del latitante, nella casa della madre Lorenza dove vive anche la compagna del boss, Francesca Alagna, che a Matteo ha dato una figlia oggi quindicenne e che porta lo stesso nome della nonna. Una casa dove in ogni stanza ci sono due foto poste sui mobili, quella di Francesco, morto in latitanza nel 1998, di crepacuore per l’arresto del figlio Salvatore, oggi tornato in manette, e quella di Matteo, il segno preciso è dire che «loro ci sono». Caparbietà trasferita anche all’esterno come testimoniano le intercettazioni che hanno permesso di ascoltare i complici di Matteo Messina Denaro discutere di tante cose.

Il vertice. La mafia trapanese è nelle mani dei più stretti parenti del super boss, il fratello Salvatore Messina Denaro, il cognato Vincenzo Panicola, Giovanni e Matteo Filardo, suoi cugini. Loro guidavano il «cerchio» di persone più vicine al latitante, Salvatore Messina Denaro era indicato da tutti come «la testa dell’acqua», arrestato l’altro suo cognato, il bagherese Filippo Guattadauro, toccò a Salvatore diventare il referente per i contatti da e per il fratello latitante. Quella della scorsa notte è l’operazione che è il seguito di quella dell’estate scorsa, «Golem» quando furono arrestati i «pizzinari» che gestivano il circuito esterno, quelli di ora sono soggetti vicinissimi al latitante, che hanno avuto (lo tradiscono nelle loro discussioni finite intercettate) occasione di incontrarlo, come racconta di avere fatto l’imprenditore di Castelvetrano Giovanni Risalvato, lo stesso che è pronto a mettersi a disposizione per fare da manovale, andare a bruciare la casa per esempio del consigliere comunale del Pd di Castelvetrano Pasquale Calamia, «punito» in questa maniera per avere auspicato durante una seduta consiliare (presente il prefetto Trotta) l’arresto del latitante così da cancellare la nomea di Castelvetrano città di Messina Denaro.

Gli arrestati. A finire in manette sono stati: Salvatore Messina Denaro, 57 anni, Maurizio e Raffaele Arimondi, 44 e 50 anni, Calogero Cangemi, 61 anni, Tonino Catania, 43, Lorenzo Catalanotto, 30 anni, Andrea Craparotta (detto Giovanni), 46, Giovanni e Matteo Filardo, 47 e 42 anni, Leonardo Ippolito, 55, Marco Manzo, 45, Antonino Marotta, 83, Nicolò Nicolosi, 39, Vincenzo Panicola, 40, Giovanni Risalvato, 56, Filippo Sammartano, 52, Salvatore Sciacca, 30, Giovanni Stallone, 52. Tra i 18, sei sono imprenditori, Raffaele Arimondi, Calogero Cangemi, Giovanni e Matteo Filardo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola; due commercianti Maurizio Arimondi e Giovanni Stallone. 

Nel corso dell'operazione, sono state eseguite oltre 40 perquisizioni, nelle province di Trapani, Palermo, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca, Siena e Caltanissetta, nei confronti di altrettanti soggetti, ed è stato eseguito il sequestro preventivo penale di un'impresa commerciale per la distribuzione all'ingrosso di caffè e prodotti dolciari (la società Ari gestita da Salvatore Messina Denaro), di un centro revisioni e officina autorizzata Alfa Romeo e di un esercizio pubblico.

Il reticolo che custodisce il capo mafia latitante poco alla volta sta venendo alla luce, si scoprono i capi saldi, i punti di riferimento, i complici, vicini e lontani, gli arresti di oggi sono il prosieguo dell ’indagine «Golem» del giugno scorso quando gli arrestati furono 13, la «prima filiera esterna« di sostegno a Matteo Messina Denaro, con alcuni, come Francesco Luppino e Natale Bonafede, che garantivano i contatti con gli allora vertici regionali di «Cosa Nostra», tra cui, Salvatore Lo Piccolo. Gli arresti costituiscono un nuovo step tattico nella strategia investigativa volta alla individuazione progressiva dei successivi livelli gerarchici di responsabilità che costituiscono la filiera funzionale dei sostenitori del latitante castelvetranese». Una cerchi di sodali che si occupavano di estorsioni, danneggiamenti, di trovare un rifugio al latitante, della occulta gestione delle «casseforti» del boss. Punti di riferimento Salvatore Messina Denaro e Vincenzo Panicola, ma anche  soggetti come Giovanni Risalvato e Leonardo Ippolito, veri e propri trait-d'union tra le due fasi gestionali della compagine mafiosa. L’officina Alfa Romeo di Ippolito era adibita a luogo sicuro dove di norma avvenivano gli incontri, sempre presenti Filippo Guttadauro, fino al suo arresto, Nino Marotta, Giovanni Risalvato, Giovanni Filardo, Lorenzo Catalanotto, Girolamo Casciotta, ora deceduto, e Tonino Catania, quest’ultimo specialista negli incendi.

L’attività mafiosa. La spartizione di lavori  tra imprenditori organici o contigui a «Cosa Nostra» castelvetranese, regolamentarne o incentivarne le attività lavorative quali l'affidamento di lavori in sub appalto, condizionare nell’area di Castelvetrano il sistema produttivo del conglomerato cementizio, del movimento terra e di altri settori produttivi connessi, per la fornitura del calcestruzzo alle imprese che operavano nella zona di Castelvetrano. Oppure occuparsi direttamente dei nascondigli del latitante, un passaggio finito intercettato quando ad occuparsene su incarico di Filippo Guttadauro dovevano essere proprio Tonino Catania, Giovanni Risalvato e l’imprenditore caseario di Partanna Calogero Cangemi, che aveva frequentazioni importanti anche con mafiosi agrigentini, come Gino Guzzo, arrestato di recente. Doveva essere una casa con grandi comodità per ospitare Messina Denaro. L’officina di Ippolito non era l’unico luogo degli incontri. Salvatore Messina Denaro spesso preferiva parlare con i suoi «amici» all’esterno, in piazza, in riva al mare, a Tre Fontane, in un appezzamento di terreno nei pressi di una folta vegetazione di alberi di ulivi, oppure a Campobello nei pressi di una statua votiva di San Padre Pio. Il gruppo finito in manette la notte scorsa nell’operazione «Golem seconda fase» è quello che si occupava della trasmissione della corrispondenza da e per il soggetto latitante, nonché del reperimento periodico di somme di denaro per il suo sostegno logistico. Le intercettazioni hanno consentito di accertare il confezionamento di involucri  di piccolissime dimensioni, arrotolate accuratamente nel nastro adesivo, in cui venivano racchiuse banconote da 500 euro da inviate a Matteo Messina Denaro, ancora appellato, come avveniva 12 anni addietro, quando l’operazione «Progetto Belice» tradiva che Matteo era appellato come «u siccu». Oggi Matteo è anche indicato come «il primo assoluto», proprio per segnare il suo comando incontrastato della mafia in Sicilia Occidentale. In una intercettazione ambientale del 15 novembre 2008, fatta a Palermo, Giuseppe Scaduto, relazionando i suoi interlocutori sull'incontro avvenuto il giorno prima con il gruppo dei dissidenti (a cui pure aveva partecipato l'allora latitante Giovanni Nicchi), riferiva che la fazione legata a Gaetano Lo Presti aveva tirato fuori un pizzino di Matteo Messina Denaro, che  pur dichiarandosi a disposizione di tutti, non era intenzionato a «riconoscere» nessuno come nuovo capo della commissione provinciale.

Matteo Messina Denaro, dunque, pur non potendo formalmente rivestire cariche verticistiche nella consorteria palermitana a lui estranea, si poneva e si pone come l'unica figura carismatica a tutt'oggi capace di imprimere le linee strategiche dell'intera Cosa nostra e il cui orientamento finisce per assumere carattere imperativo.

I pizzini, istruzioni per l’uso. È stato possibile ricostruire  la tempistica della corrispondenza inviata dal latitante e delineare anche il ruolo dei soggetti coinvolti e arrestati. L'apparato delle comunicazioni è strutturato, a differenza di quanto accadeva nella catena epistolare del boss corleonese Provenzano, nell'osservanza di due ferree regole, divieto di lasciare traccia materiale sia dei biglietti che dei movimenti posti in essere per la consegna/prelievo degli stessi , nonché ridurre al minimo il numero dei tramiti e le occasioni in cui la posta viene veicolata. 

E spunta ancora il Sisde di Mori. Parte dell’indagine è anche dedicata ai contatti – ancora pizzini - tra Messina Denaro e l’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino che tra il 2003 ed il 2006 su incarido di alti funzionari dell'ex «SISDE» teneva contatti con il boss. Una parte dell’indagine scottante, per la quale la Procura ha scritto alla presidenza del Consiglio a proposito di alcune intercettazioni che hanno riguardato uomini dell’allora capo del Sisde prefetto Mori, l’intervento dei servizi segreti è stato tenuto anche all’oscuro della Procura antimafia di Palermo, e questo fino al 2006 quando i pizzini trovati nel covo di Provenzano tradivano contatti che Matteo Messina Denaro aveva con un certo “Vac”, lo indicava al boss di Corleone come un suo paesano, che sarebbe dovuto intervenire su alcuni appalti, come la costruzione di un’area di servizio sull’autostrada dalle parti di Alcamo. Solo in quel momento il Sisde avrebbe deciso di rilevare che Vac, cioè Vaccarino, era un loro informatore. L’analisi degli specialisti della Polizia ha permesso di scoprire che il latitante Matteo Messina Denaro è solito mandare i suoi pizzini in tre precisi momenti dell’anno, tra gennaio e febbraio, tra maggio e giugno e tra settembre ed ottobre. Il “viaggio” di questi pizzini non è di breve durate, di solito occorrono almeno tra le due e le quattro settimane.

Contatti dal carcere. Ma c’è di più, emerge ancora il ruolo di un altro potente uomo del Belice, l’imprenditore Giuseppe Grigoli, il «re» dei centri commerciali Despar, arrestato due anni addietro e oggi sotto processo a Marsala, coimputato con Messina Denaro: sia prima che dopo il suo arresto, e quindi, nonostante la detenzione, è riuscito a mantenere contatti attraverso i familiari con la consorteria mafiosa, in particolare con Salvatore Messina Denaro, lui che davanti ai giudici aveva detto che «mai aveva avuto contatti con i boss». Familiari di Grigoli, come la moglie, Maria Fasulo, sono tra i destinatari dei 40 avvisi di garanzia emessi dalla Procura antimafia di Palermo, indagati per favoreggiamento.

Panettoni e colombe pasquali per le estorsioni. Nell’indagine c’è poi il capitolo sui attentati, incendi, danneggiamenti, nei confronti di commercianti, imprenditori, soggetti politici, nonché alle gestione occulta di imprese, società  e beni, attraverso specifici casi di trasferimento fraudolento di valori, intestazioni fittizie a fidati prestanome. Una delle aziende è la «Ari Group srl», società per l'importazione, l'esportazione ed il commercio all'ingrosso ed al dettaglio di caffè, interamente intestate a Maurizio Arimondi e al figlio Antonino, ma nella mani di Salvatore Messina Denaro. Filippo Sammartano di Campobello di Mazara gestiva la «Mac. One» col cognato Giovanni Stallone. Sembra che l’azienda veniva usata per estorcere denaro ad imprenditori, costretti a comprare sostanziose forniture di panettoni e colombe pasquali a secondo dei periodi dell’anno.

Il fuoco per le intimidazioni. A proposito di attentati incendiari a scopo intimidatorio o estorsivi, emergono i seguenti: l'attentato incendiario a scopo intimidatorio perpetrato, nei confronti dell'imprenditore Francesco Perrone, amministratore dell'impresa «Perrone Costruzioni srl», commissionato da Leonardo Ippolito a Tonino Catania e Girolamo Casciotta, che a loro volta coinvolgevano anche Salvatore Lombardo, ucciso nel maggio dell’anno scorso a Partanna; il tentativo di incendio, a scopo estorsivo,  nei confronti dei proprietari del bar denominato  «Caffè Roma» di Castelvetrano, per indurre i titolari nel recedere dall'acquisto dell'immobile, dove aveva sede l’esercizio commerciale; l’'attentato incendiario a scopo intimidatorio delle strutture di proprietà dell'impresa impegnata nella realizzazione di un serbatoio da 3.600 mq e delle condotte di alimentazione dal punto di presa Acquedotto Bresciana, lavori appaltati dal comune di Castelvetrano.

All’opera sono stati visti grazie alle intercettazioni video, Giovanni Risalvato, Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, il pregiudicato mafioso campobellese Marco Manzo, oltre che di Nicolò Nicolosi negli incendi tra l' ottobre 2008 ed il marzo 2009, l’incendio in diversi momenti delle tre auto intestate al pregiudicato Severino Lazzara, dell’auto di Nicola Clemenza, presidente del consorzio per la tutela e la valorizzazione dei prodotti agricoli del territorio della valle del Belice, il quale aveva rivendicato i diritti degli agricoltori oleari costretti dal mercato a vendere il prodotto a prezzi stracciati; l'incendio nel novembre 2008 della villetta sita in Castelvetrano, località Triscina, in uso a Pasquale Calamia, consigliere comunale di Castelvetrano del Pd, il quale nel corso di un consiglio comunale, nel mese di giugno del 2008, aveva formulato pubblicamente al Prefetto di Trapani l'auspicio che la latitanza del Matteo Messina Denaro, che era una offesa per la città di Castelvetrano, potesse terminare in tempi brevi. 

Agli atti di indagine c’è l’estorsione all’imprenditore di Ganci Luigi Spallina ordinata da Salvatore Messina Denaro. Spallnina era aggiudicatario dell'appalto per il polo tecnologico integrato in contrada Airone di Castelvetrano, appalto di Belice Ambiente Ato Trapani 2, per un importo di euro 2.936.597. Messina Denaro chiese il 3 per cento, 100 mila euro.

Le regole. La regola che funzionava era quella che a pagare il pizzo dovevano essere le imprese non del territorio, gli «stranieri», per le imprese locali valeva un’altra regola quella di acquisire le commesse, cemento, ferro, inerti, sub appalti, presso le società della mafia, ma per ottenere ciò i boss non dovevano faticare per favorire le società loro vicine o da loro stesse controllate, le commesse arrivavano in modo automatico, in virtù di quel sistema che ha permesso alla mafia di diventare impresa. E al solito non c’è imprenditore che si lamenta. Anzi è pronto a diventare uomo nelle mani del boss pronto a imparare a memoria la ortodossia mafiosa, quella che Messina Denaro aveva spiegato nei pizzini inviati a Vaccarino dove palava di persecuzione giudiziaria e di una guerra che deve ancora continuare. Intanto oggi a perdere è stato lui, non ha più a disposizione i complici più fidati. 
...i lavori al porto per le regate della Louis Vuitton del settembre 2005 ma abbraccia un ampio scenario.

Dalle dichiarazioni del pentito di mafia Francesco Geraci ad arrivare ai giorni nostri. Il gioielliere, fedele amico del boss Matteo Messina Denaro, è quello che ha raccontato la vicenda del passaggio di denaro tra i mafiosi e la famiglia D'Alì a proposito della vendita di un terreno, i mafiosi comprarono e sotto banco riottennero il denaro versato, andandolo a ritirare presso la Banca Sicula dei D'Alì dalle mani degli stessi, ma poi a queste dichiarazioni su altri fatti si sono aggiunte le confessioni di altri collaboratori di giustizia, come Vincenzo Sinacori, Francesco Milazzo o le dichiarazioni dell'imprenditore Nino Birrittella che dopo l'arresto nel 2005, quando si scoprì l'esistenza a Trapani di una cupola fatta da imprenditori, decise di rendere ampie confessioni. Birrittella è quello che più di altri ha parlato della Coppa America, dei lavori preparatori per allestire la città e il porto alle esigenze delle importanti regate veliche internazionali, quello che ha spiegato che le imprese dei boss sapevano dei capitolati di appalto ancora prima che venissero pubblicati. Per il senatore D'Alì si prospetta l'accusa per concorso esterno in associazione mafiosa, che era il reato per il quale la Procura antimafia di Palermo aveva chiesto l'archiviazione. Ipotesi che adesso sembra rientrare dopo che il gup Antonella Consiglio ha fissato per l'8 aprile l'udienza che in pratica porterà la Procura antimafia a dovere formulare il capo di imputazione. Al sen. D'Alì è stato notificato un avviso di garanzia (la proroga delle indagini preliminari) e l'invito a comparire dinanzi al gup Consiglio. Il parlamentare ha nominato suoi difensori gli avvocati Stefano Pellegrino e Gino Bosco. Dentro il faldone delle indagini anche le dichiarazioni dell'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano, sul cui trasferimento improvviso da Trapani nell'estate del 2003 la Dda aveva aperto anche un diverso fascicolo d'indagine, acquisendo un verbale nel quale Sodano racconta che per avere sostenuto la Calcestruzzi Ericina, evitando il fallimento, si tratta dell'azienda confiscata alla mafia, si sentì dire da D'Alì che lui era satto un favoreggiatore di quella impresa, mentre Cosa Nostra trapanese nello stesso momento puntava a fare fallire quell'impresa o addirittura a comparla rilevandola dal demanio, avendo come sponda il lavoro di un funxionario che avrebbe dovuto sotto stirmarla, funzionario, Francesco Nasca che di recente è stato condannato a sette anni e che durante il processo, vantandosene, andò a raccontare che nel periodo in cui gestiva i beni confiscati si era preoccupato di scrivere nuove norme per far cambiare la legge sui beni confiscati, consegnandone il testo al senatore D'Alì, tutto questo mentre il carico di lavoro che gli competeva registrava grandi ritardi come vennero a dire a dibattimento i suoi diretti superiori. ancora nel fascicolo di accusa contro il senatore D'Alì, che all'epoca di quell'incontro con Sodano era sottosegretario all'Interno, anche le recentissime intercettazioni di una inchiesta che riguardò un imprenditore arrestato e condannato per mafia, il valdericino Tommaso Coppola, detentore di un impero imprenditoriale, che nonostante in carcere riusciva a gestire le sue imprese, a pilotare alcune fittizie intestazioni, a colloquiare con politici attravrso il nipote che lo andava a trovare nelle giornate di colloquio. Tra i politici nominati proprio il senatore D'Alì e l'attuale sindaco di Valderice Camillo Iovino, quest'ultimo già rinviato a giudizio per favoreggiamento.


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Tuesday, March 09, 2010

LA COLPA DEI SINDACI NEL FALLIMENTO DEGLI ATO


LA COLPA DEI SINDACI NEL FALLIMENTO DEGLI ATO
Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

APRRENDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi

La vicenda degli ATO è una vicenda triste e non capisco come mai alcuni colleghi si ostinino a difendere la gran parte dei sindaci che sono, non solo complici, ma artefici del disastro degli ATO.

I sindaci che sono stati nei Consorzi sono stati essi stessi attori dei disastri degli ATO; hanno determinato le assunzioni facili; hanno gonfiato gli organici; non hanno messo in riscossione la TARSU. Perché non lo hanno fatto? Solo per clientela: non chiedere le tasse dovute ai cittadini diventa clientela per la prossima elezione.

Adesso, chi pagherà questo danno? Lo faranno i cittadini che sono stati presi in giro da questi stessi sindaci. Adesso i costi sono diventati altissimi, si sono triplicati, e pagheranno i lavoratori di quelle cooperative o i lavoratori assunti dalle agenzie interinali in periodi elettorali, con la promessa di un posto di lavoro. Lavoratori che adesso non potranno essere assunti. E voglio vedere questi sindaci ed amministratori che si sono sbracciati, durante le campagne elettorali, per provvedere alle

assunzioni di questo personale.

Abbiamo una grande scommessa e, se si chiede qualche giorno di riflessione, credo sia necessario concederlo perché - come ha detto qualche collega - occorre approfondire il disegno di legge e, piuttosto che partorire una legge che può creare qualche difficoltà, perdere qualche giornata in più può aiutarci certamente a renderlo un atto che può essere accolto dalla popolazione anche con grande entusiasmo. Infatti i cittadini vogliono che si tolga l’immondizia dalle strade, davanti alle case, davanti alle scuole, davanti ai negozi. E allora questa grande scommessa, assessore, ci vedrà sì protagonisti perché sappiamo che stiamo toccando interessi, grandi interessi - quello delle discariche gestite in una certa maniera, quello dei noli a caldo, quello delle assunzioni facili - e, quindi, sarà un tragitto pieno di ostacoli. A noi la capacità di dare una risposta seria perché sarà veramente un risultato importante se saremo capaci di rendere partecipi i siciliani in questo sforzo che il nostro Parlamento saprà fare...........

RUSSO Pietro Carmelo, assessore per l’energia e i servizi per la pubblica utilità.

Signor Presidente, mi pare che siano emersi spunti interessanti, peraltro, del tutto posti all’attenzione e cioè, in particolare, quello del maggiore coinvolgimento dei comuni e quello della salvaguardia finanziaria che, credetemi, è un incubo, che io ho, delle amministrazioni locali. Il problema però è che l’incubo del disastro finanziario dei comuni si sta trasferendo sulla Regione siciliana.
L’Aula è, ovviamente, sovrana! Io desidero semplicemente dirvi che alla presenza, fra gli altri, dell’onorevole Adamo, dell’onorevole Mineo, dell’onorevole Greco, alle ore 15.30 di questo pomeriggio, nella Sala Rossa, davanti a me c’erano dodici sindaci che urlavano come ossessi perché nell’ATO Palermo 1 vi è ancora una volta una situazione di grave pericolo per l’igiene e la sanità pubblica. Ancora una volta ho autorizzato la Regione siciliana ad “attingere alla cassa!”
Tutti voi sapete quello che significa. Significa, mandato allo scoperto. Ripeto, l’Assemblea è sovrana, ma io non potrò più autorizzare, in nessun modo, interventi di sostegno dei comuni rispetto alle esigenze di emergenza ambientale. Dall’assessorato all’economia mi comunicano che
la cassa non è più in condizione di reggere ulteriori accessi finanziari.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 10 marzo 2010, alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:

I - Comunicazioni

II - Discussione dei disegni di legge:

1) - “Ordinamento della professione di maestro di sci” (n. 491/A) (Seguito)

Relatore: on. Fagone

2) - “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati” (nn. 525-528/A) (Seguito)

Relatore: on. Mancuso

3) - “Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno finanziario 2010 e bilancio

pluriennale per il triennio 2010/2012” (nn. 470-470 bis)

4) - “Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010” (nn. 471-471 bis)

Ordine del Giorno


Resoconto provvisorio


Video dalle ore 16:35


Allarme “munnizza”

Allarme “munnizza”

Lo smaltimento dei rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle “R” come:
Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero.
Solo dopo aver attuato tutti i punti precedenti, si potrà eventualmente valutare correttamente la migliore tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente (pensare al trattamento con recupero energetico dell’'esigua frazione residua). Solo con questa politica, oltre a ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche. L' incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell' ambiente e della salute. E’ inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l'immissione sistematica e continua nell’atmosfera per ogni inceneritore (di milioni di metri cubi al giorno) di fumi inquinanti contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2.5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi.
Senza contare del contributo all’effetto serra. La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio.L'Ambiente, è prioritario pensare agli effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di tumori (già segnalata), ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche. Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione”, alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata (come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato).
Comitato Cittadino Isola Pulita aderente al Coordinamento Comitati Cittadini Siciliani
lunedì 8 marzo 2010

La “munnizza” invade la provincia di Palermo. Secondo Cgil, Cisl e Uil, infatti, oltre al territorio ricadente nei 27 comuni del Consorzio Coinres, i rifiuti riempiono anche le strade della zona costiera, da Isola delle Femmine a Trappeto, nei 12 comuni dell’Ato Pa 1. Le organizzazioni della categoria igiene ambientale parlano di “forte tensione determinatasi nel territorio dell’Ambito territoriale Palermo 1″, nonostante i lavoratori “non siano in sciopero o in stato di agitazione, ma a totale disposizione della societa’”. La stessa società, dicono i sindacati, ha manifestato l’impossibilità di gestire il servizio nei 12 comuni di competenza per la mancanza di liquidità necessaria per il pagamento dei salari, per il funzionamento dei mezzi e per la messa in sicurezza delle strutture adibite ad autoparco. “Tutto ciò – aggiungono le sigle sindacati – ha generato il panico tra le maestranze, il tutto aggravato dall’arrivo in alcuni comuni di ditte private esterne incaricate dagli stessi comuni a gestite l’emergenza igienico sanitaria. Ci chiediamo, come mai gli stessi comuni soci trovino le risorse per pagare ditte esterne e non per provvedere ai pagamenti arretrati”. Sarebbe più logico che i sindaci dei comuni soci, “trovassero il coraggio e la determinazione di riconoscere di non essere in grado di gestire la società. Se non si ha questo coraggio provino a dare le dimissioni da amministratori, lasciando alla Regione il compito di commissariare non solo i comuni inadempienti, cioè quelli che hanno determinato questa crisi, ma la stessa guida della societa’ d’ambito”.

08/03/2010 -
Rifiuti, non si ferma la protesta degli operai Ato Palermo 1. Presidi all’ingresso dell’autoparco di PARTINICO
I lavoratori dell’Ato rifiuti Palermo 1, in sciopero da due giorni perché non ricevono lo stipendio, hanno presidiato per tutta la notte l’autoparco di Partinico (Pa) per assicurasi che nessun mezzo per la raccolta rifiuti entrasse in servizio. Stamattina ci sono stati dei momenti di tensione con la polizia, che in assetto antisommmossa, ha scortato gli operai e i mezzi di ditte private incaricati da alcuni Comuni del comprensorio di rimuovere i rifiuti dai centri abitati al posto dei lavoratori “Dato che con i due giorni di mobilitazione - dice Gianpaolo Illiano, in sciopero. Lo scontro è stato però evitato grazie al lavoro di mediazione tra i rappresentanti sindacali dei lavoratori e i dirigenti della polizia. sindacalista Rdb e dipende Ato Palermo 1 - siamo sicuri di avere fato conoscere la nostra situazione anche al governo nazionale. Da questo momento, quindi, non impediremo più alle ditte private di raccogliere i rifiuti. Continuiamo però il nostro sciopero”. Domani sono diversi gli appuntamenti previsti per affrontare la crisi rifiuti nei dodici Comuni dell’Ato Palermo 1: alle 16 i sindaci dei Comini soci della società d’ambito si riuniranno nella sede di Cinisi per fare il punto della situazionee e alle 18 è atteso all’autoparco di Capaci il presidente della commissione Attività produttive dell’Ars, Salvino Caputo. Mentre i lavoratori costituiranno un sit-in, dalle 9 alle 11, davanti al municipio di Capaci, uno dei Comuni che ha incaricato ditte private della rimozione dei rifiuti e chiederanno un incontro nel pomeriggio con l’assessore regionale all’Energia, Pier Camillo Russo
Rifiuti, protestano 200 operai dell'Ato 1

L'incontro è stato convocato dai vertici aziendali per cercare la soluzione alla sitiuazione di crisi economica della società che sta provocando l'interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti. Gli operai da sabato si astengono dal servizio perché non ricevono gli stipendi

Palermo. Circa duecento lavoratori dell'Ato Palermo 1, la società d'ambito che si occupa della raccolta dei rifiuti nel territorio di dodici comuni, stanno manifestando davanti alla sede di Cinisi dell'azienda, dove si sta svolgendo la riunione dei sindaci. L'incontro è stato organizzato per cercare la soluzione alla sitiuazione di crisi economica della società che sta provocando l'interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti. Gli operai da sabato si astengono dal servizio perché non ricevono gli stipendi e perché ritengono che i mezzi e il vestiario per lo svolgimento del servizio non rispettino i requisiti minimi di sicurezza. Nel pomeriggio ci sono stati momenti di tensione tra i lavoratori che accusano i sindaci di non versare nelle casse dell'Ato le somme dovute.

Emergenza rifiuti in città e in provincia

i netturbini dell'Ato 1 bloccano la statale

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Ancora emergenza rifiuti a Palermo e in provincia. Nelle strade del centro e in periferia sono numerosi i cassonetti che non sono stati svuotati e intorno ai quali si sono create delle piccole discariche.

I lavoratori dell'Ato rifiuti Palermo 1, in sciopero da ieri perché non ricevono lo stipendio, stamattina hanno bloccato per circa venti minuti la circolazione stradale a Cinisi sulla statale 113, impedendo il transito ai mezzi di ditte private incaricate dai comuni del comprensorio di rimuovere i rifiuti al posto dei dipendenti in sciopero. Alcuni di questi grossi mezzi sono stati bloccati proprio sulla statale.

"I sindaci hanno fatto una vigliaccata - dice Gianpaolo Illiano, sindacalista Rdb e dipendente dell'Ato rifiuti - incaricando privati sprovvisti di autorizzazioni e requisiti di legge per raccogliere l'immondizia al nostro posto. Non capiamo perché invece di pagare i privati non utilizzano queste somme per accreditarci gli stipendi e investire sulla manutenzione dei mezzi e nel vestiario per permetterci di svolgere il servizio di nettezza urbana in sicurezza".

l sindaco di Terrasini, Girolamo Consiglio, chiede l'intervento del prefetto di Palermo, Giancarlo Trevisone, per risolvere l'emergenza rifiuti nei dodici comuni del comprensorio dell'Ato Palermo 1. "Chiedo al prefetto di Palermo di intervenire - dice il sindaco - considerati i gravi rischi per l'ordine e la sicurezza pubblica. Invitiamo inoltre le autorità competenti a ricorrere alle misure di emergenza, previste dalla legge 123 del 2008, adottate per fronteggiare la crisi della Regione Campania".

Intanto, continua a far discutere il filmato shock che mostra il pessimo stato della discarica di Bellolampo con autocompattatori che scaricano su una collina di rifiuti ammucchiati senza pretrattamento, l'enorme lago di percolato, le strade di terra e fango che rendono arduo lo spostamento dei mezzi, perfino mucche al pascolo che mangiano erba verosimilmente inquinata perché a pochi passi dall´immondizia. Il video mostra anche cassonetti nuovi di zecca e accantonati. A girarlo sono state le associazioni cittadine "Rifiuti zero Palermo" e "Muovi Palermo" che hanno accompagnato una delegazione di studenti francesi a vedere la discarica che ha già fatto finire diversi dirigenti dell´Amia sotto inchiesta per «disastro ambientale».
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Sulla raccolta porta a porta, iniziata in una zona circoscritta della città, infine, l'Amia si dice soddisfatta. Il direttore generale, Pasquale Fradella, sostiene che «non vi sono particolari problemi sul servizio», che «la maggior parte dei cittadini ci risulta anzi essere entusiasta dell´iniziativa» e definisce «eccellenti» i risultati che parlano di una raccolta differenziata del 60-70 per cento nella zona dell´esperimento. «Piccoli disservizi o necessità di adattamento del sistema appena partito o lamentele di singoli utenti -conclude Fradella - non possono e non devono inficiare un sistema adottato in tutta Italia con successo e che anche a Palermo sta dando i risultati attesi».

(06 marzo 2010)









Comitato Cittadino Isola Pulita

COMUNICATO STAMPA

Cia putemu fari !!



STOP AGLI STIPENDIFICI DEGLI A.T.O (raccolta rifiuti e gestione acque)

Clamoroso: la Camera abolisce gli ATO Rifiuti ed Idrici

Articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il comma 186 è inserito il seguente:«186-bis. A decorrere da un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d'ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Sono abrogati gli articoli 148 e 201 del decreto legislativo n. 152 del 2006

Per quanto riguarda la gestione delle acque, verranno eliminati i nove Ato idrici siciliani, la “Acque Potabili Siciliane” di Palermo come ……, Dunque, da oggi, saranno le regioni a decidere, con legge propria, le forme e le modalità organizzative del servizio di erogazione dell’acqua e di raccolta e smaltimento rifiuti.



Il Comitato Cittadino Isola Pulita propone a tutte le rappresentanze politiche sindacali associazioni imprenditoriali artigianali commerciali turistiche e a tutte le associazioni di volontariato la costituzione di un “Comitato Cittadino per la difesa dei BENI COMUNI” con l’obiettivo immediato di:



Proposta all’intero Consiglio Comunale affinchè si determini in merito:

- Revoca da parte del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine della delibera 48 del 2.11.01 con la quale il Comune di Isola delle Femmine rinunciando alla gestione della propria rete idrica di fatto aderiva alle ACQUE POTABILI SICILIANE.



Inoltre si sancisca l’inserimento nello Statuto Comunale la volontà dell’intera Cittadinanza:

- Acqua BENE COMUNE COLLETTIVO inalienabile, la gestione deve essere nel segno della economicità e della efficienza, del SERVIZIO.

- Raccolta Rifiuti il Comune di Isola delle Femmine promuove favorisce implementa la raccolta differenziata nella gestione dei rifiuti. Supporta tutte le iniziative atte a promuovere il RICICLO attraverso la creazione di una filiera nelle varie fasi di vita dei rifiuti, nel rispetto dell’ ambiente e della qualità della vita dei cittadini.
La nostra munnezza come occasione di sviluppo di Isola delle Femmine.



Il Comitato Cittadino Isola Pulita

Isola delle Femmine

Informazione:

La Lega Nord con un emendamento approva la soppressione degli ATO

Isola delle Femmine 7 marzo 2010
Decreto Legge 2/2010 : interventi urgenti concernenti enti locali e regioni
Riforma Gestione Integrata dei rifiuti Sicilia

Riforma gestione Rifiuti Sicilia


Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati

XV Legislatura Numero 525 del 15.02.10

Firmatari
Lombardo Raffaele (MPA). • Presidente Regione
Russo Carmelo Pietro Assessore Energia e Servizi
Relatore Commissione
• Mancuso Fabio Maria (PDL).

ITER Attuale
04 mar 2010 Esaminato in Aula Seduta n. 149 AULA
Storico
17 feb 2010 Annunziato Seduta n. 142 AULA 17 feb 2010 Assegnato per esame Commissione QUARTA 18 feb 2010 Annunzio assegnazione Seduta n. 143 AULA 18 feb 2010 Esaminato in commissione Seduta n. 92 0400 Commissione QUARTA 18 feb 2010 Esaminato in commissione Seduta n. 93 0400 Commissione QUARTA 18 feb 2010 Abbinamento con ddl 528; - VEDI ddl 525 Seduta n. 93 0400 Commissione QUARTA 18 feb 2010 Licenziato per Commissione Bilancio (epb) Seduta n. 93 0400 Commissione"""""""""""""" QUARTA 18 feb 2010 Richiesto parere Comitato qualità legislazione (epc) Seduta n. 93 0400 Commissione"""""""""""""" QUARTA 18 feb 2010 Inviato Commissione Bilancio23 feb 2010 Rinviato Commissione QUARTA Seduta n. 144 AULA (VEDI NOTA)24 feb 2010 Esaminato in commissione Seduta n. 94 0400 Commissione QUARTA 25 feb 2010 Esaminato in commissione Seduta n. 95 0400 Commissione QUARTA 25 feb 2010 Esitato per Aula (epa) Seduta n. 95 0400 Commissione QUARTA


A.T.O. PA1 A.P.S.

Nel tempo abbiamo parlato di: Raccolta Rifiuti, ambiente, Italcementi, Aria irrespirabile, Privatizzazione dei Servizi, Gestione Acque e Qualità delle nostre acque, Inquinamento delle falde acquifere Raffo Rosso, Siti di Importanza della Comunità Europea SIC, Autorizzazione Integrata Ambientale, Piano Regolatore Generale, Cementificazione della fascia costiera, Alga Rossa,Tariffe, Parentopoli, Voto di Scambio, Rappresentanza negli Ambiti territoriali, Raccolta differenziata, Amministratori ciechi, La vita in diretta, Isola Pulita, Isola ecologica, SICAR, Incendio alla SICAR, Assessori all'ambiente Portobello, Wind Shear, Inquinamento da cromo esavalente, Tumori, Malattie collegate all'ambiente, leggi, disposizioni, querele, ricorsi, denunce, esposti..............

Promemoria per il “Sindaco” Professore Gaspare Portobello

Il giorno 20 del mese di novembre dell’anno 2007, presso il Palazzo dei Carmelitani di Partinico, Lei Signor “Sindaco” professore Gaspare Portobello partecipa all’assemblea straordinaria della “Servizi Comunali Integrati R.S.U. S.p.a.”, la Sua partecipazione in quanto facente parte del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE titolare di una quota pari al 4,726 (quattro virgola settecentoventisei per cento) del CAPITALE SOCIALE. Signor “Sindaco” Lei a partire da quella data risulta essere AZIONISTA (comproprietario) dell’azienda in questione. Naturalmente in qualità di “Sindaco” legale rappresentante del “Comune di Isola delle Femmine” Piazza Duca degli Abruzzi (così come risulta a pagina 8 dell’atto che LEI ha firmato). Quindi faccia un attimo più di attenzione quando addossa la responsabilità del disservizio all'A.T.O. (per favore non si dia la zappa sui piedi)

L’attività della Servizi Comunali Integrati RSU SPA
Le principali attività svolte dalla Servizi Comunali Integrati RSU SPA nel campo dell’igiene ambientale sono le seguenti:
• raccolta rifiuti urbani indifferenziati;
• raccolta differenziata frazioni riciclabili;
• raccolta differenziata rifiuti urbani pericolosi;
• spazzamento stradale;
• svuotamento cestini stradali;
• lavaggio e disinfezione cassonetti;
• raccolta materiali ingombranti;
• gestione isola ecologica;
• attività complementari all’igiene urbana a pagamento ai sensi dell’art. 6 della carta dei servizi e cioè:
- abbandoni incontrollati e discariche abusive;
- derattizzazione e disinfestazione;
- pulizia caditoie;
- pulizia delle spiagge;
- scerbamento e sterramento;
- manutenzione del verde pubblico e altri servizi ambientali;
- ampliamento dei servizi esistenti e servizi occasionali (manifestazioni culturali, feste, sagre, pulizia mercatini, fiere autorizzate);
- turni domenicali;
………..

Viene in ogni caso garantito, nell’arco delle 24 ore successive, lo svuotamento dei cassonetti tralasciati.

Carta dei servizi


*Circolare n.396 A2 del 9 maggio 2006 (art. 17 della legge regionale 28 12 2004 n. 11 e comma 17 dell'art. 21 della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19.)

*Circolare n.397 del 9 maggio 2006 (rilevazione con certificazione dei dati sui costi del servizio della gestione dei rifiuti svolto negli anni 2002, 2003, 2004 e 2005 in Sicilia e relativa copertura della tassa/tariffa.)

*Circolare n.399 A2 del 10 maggio 2006 (Attivazione del fondo di rotazione di cui alla L.R. n. 19/2005.)

*Circolare n.494 A2 del 15 maggio 2006 (Servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani - nuova disciplina introdotta dal D.Lgs 152/2006.)

*Circolare n.822 del 25 maggio 2006 (Mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata di cui all'art. 205 del d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - adeguamento dei piani d'ambito al d. lgs. n. 152/2006.)

*Circolare n.823 del 25 maggio 2006 (Circolari Agenzia nn. 396 e 397 del 09.05.2006, n. 399 del 10.05.2006, n. 494 del 15.05.2006 e n. 822 del 25.05.2006 - circolare Commissario delegato per l'emergenza rifiuti n. 7984 del 3.4.2006 - comunicazioni.)

*N. 1148 A2 dell'11 gennaio 2006 (Legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19 – art. 21 comma 17 – fondo di rotazione a garanzia della spesa inerente la gestione integrata dei rifiuti e copertura della stessa)

*La Lega Nord con un emendamento approva la soppressione degli ATO

*Ambiente e Politica a Isola delle Femmine

*Almeno 200 comuni siciliani rischiano il commissariamento La Riforma degli A.T.O.
*4 dicembre VENERDI' CONSIGLI COMUNALI CONTRO ATO IDRICO
*
Ato idrici, Menfi dice no alla consegna degli impianti ...
*
Acqua, oltre 40 Consigli Comunali siciliani per la proposta di legge
*
Montelepre, iniziative: “Acqua sei un tesoro, Ti Voglio Bere!”
*Report Privatizzazione Acqua Lotta di Poteri

*Ambiente e politica ad Isola delle Femmine

*Il Vespro

*Mafia, assunzioni facili e spese folliil buco nero dei consorzi mangiasoldi
*
LA SETE IN MANO AL PROFITTO – L’ACQUA PRIVATIZZATA CONTRO LA NORMATIVA EUROPEA

*Rifiuti Sicilia, la protesta dei sindaciLa Regione stanzia 4 milioni di euro
*
Palermo assediata dai rifiutidecisa la chiusura delle scuole

*Ambiente e Politica a Isola delle Femmine

*Rifiuti Regione Comuni Raccolta differenziata Circ 16/09
*
ABUSIVISMO EDILIZIO ordinanze: "Assessore" Aiello Paolo, Candidato Rappa Rosario, Puccio Giuseppe............
*Cutino Portobello Aiello Riso Guttadauro PALazzotto Giucastro Pomiero Bruno

*Interrogazione Persecuzione Politica contro Consigliere Orazio Billeci
*
Interrogazione Episodi tensione in Comune Razzanelli
*
Denuncia Omissione Atto Ufficio Segretario Comunale di Rinascita Isolana
*
Onestà, rispetto, impegno e politica

*Rinascita Isolana Pubblici I redditi degli amministratori
*Isola delle Femmine l’isola dei ricchi e dei poveri?

*Porto Empedocle La Italcementi Potenzia l'impianto

*Obbligo per i Comuni Albo Pretorio telematico da Luglio 2010

*Palermo sequestrati alla mafia beni per oltre 2 milioni di euro
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PALERMO, DURE CONDANNE: 4 ANNI E MEZZO PER I BROGLI ALLE AMMINISTRATIVE DEL 2007
*CASSAZIONE PENALE, SENTENZA N.28553/2009. Il mobbing del Direttore Generale giustifica anche le misure cauatelari.

*Relazione Commissione Parlamentare Antimafia 1985

*Interrogazione Petcoke 2007
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Petcoke e inceneritori

*Ispezione Antimafia al Comune di Carini
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Operazione EOS
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Pino Ciampolillo su Inchiesta su Sanità e Malattie oncologiche a Trapani : “Sindaco” Portobello La bugia è una ......
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Quotidiano di Sicilia

*Casa Giovani Costi Mutui e Risparmio Energetico
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T.A.R.