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Saturday, August 01, 2009

Leonardo Agueci - Presidente Ist. Reg. della Vite e del Vino

Leonardo Agueci - Presidente Ist. Reg. della Vite e del Vino

30 LUGLIO 2009



A colloquio con Leonardo Agueci, presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, uno dei protagonisti della viticoltura siciliana.

L'Istituto Regionale della Vite e del Vino, istituito con la legge 18 luglio 1950, n. 64, è un Ente dotato di personalità giuridica sotto la vigilanza dell'assessorato dell'Agricoltura e Foreste e dell'assessorato dell'Industria e del Commercio della Regione Sicilia. L'Istituto si propone l'incremento del patrimonio vitivinicolo con riguardo alla produzione, all'industria ed al commercio dei relativi prodotti, puntando sullo sviluppo della ricerca scientifica applicata alla vitivinicoltura e all’enologia.

Sulle problematiche della viticoltura siciliana, abbiamo sentito l’autorevole parere del presidente, Leonardo Agueci. E’ un momento di grandi trasformazioni nel mondo del vino: riforma Ocm, Doc Sicilia. Il futuro per la viticoltura siciliana? «E’ un futuro che dobbiamo saper disegnare bene con l’aiuto di tutti, poiché viviamo in un momento di crisi, a cui si aggiunge una sorta di crisi strutturale del vigneto Sicilia. I passi da fare, determinanti nel disegnare una strategia nel prossimo decennio, devono essere dettati, intanto, dal considerare la Sicilia in un mercato globale, un vero e proprio continente. L’Isola può presentare prodotti molto diversi fra di loro, che devono avere un unico denominatore che è la identificazione in un contesto internazionale; prodotti che sappiano distinguersi, andare incontro al gusto dei consumatori mantenendo la propria identità. Per quanto riguarda l’aspetto della viticoltura, l’invito soprattutto alle forze politiche, è quello di riposizionarci sul primo anello della catena, quello più debole. C’è l’agricoltore che vive in campagna, il viticultore di base, che oggi soffre molto questa crisi e in alcune aree del territorio Sicilia, rischia di abbandonare tutto per mancanza di reddito».

Il vino deve piacere a chi lo consuma, non a chi lo fa, nel rispetto dell’identità. Sono due cose che possono essere perseguite contemporaneamente? «Credo di sì. Molto spesso i nostri enologi, sono innamorati di un prodotto perché lo trovano piacevole al loro gusto e magari ribadiscono un concetto tradizionale, un miglioramento del vino siciliano. Dai vini fortemente strutturati e alcolici, dobbiamo passare ai vini eleganti. Ecco la Sicilia è una terra che può costruire da vini forti, strutturati e importanti, vini eleganti. Questa è la strada che io vedo per la Sicilia». 

Il ruolo dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino in questo contesto? «Quello sempre di accompagnare le aziende, nel senso che l’Istituto è una sorta di braccio operativo, vive le sensibilità delle aziende, non per nulla noi siamo della vite e del vino, per quegli aspetti legati anche agli anelli deboli. Noi ci siamo occupati per tanti anni del problema della distillazione, ora dobbiamo accompagnare questo processo verso forme nuove. Certamente oggi le strade sono dettate anche dalla capacità di comunicare, dal turismo del vino, dal valore aggiunto della nostra cultura e dei nostri monumenti, ma tutto questo deve essere raccontato in maniera tale che il vino possa rappresentare in un contesto in cui la Sicilia vive fra luci ed ombre, un bel biglietto da visita per l’immagine della Sicilia». 


Fonte: Piero Rotolo 
Olio Vino Peperoncino 
Rivista on line di informazione enogastronomica

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