CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, April 23, 2009

CORTE DEI CONTI DEBITI FUORI BILANCIO MARIGLIANO DELIA ISOLA DELLE FEMMINE MONREALE FORINO


Debiti fuori bilancio: serve l’ok del Consiglio anche se l’obbligazione e nata in tribunale
Corte dei conti - Sezione regionale di controllo per la Campania
Parere del 23 aprile 2009 n. 22

OGGETTO: Riconoscimento debiti fuori bilancio.
Premesso in fatto:
con la su indicata nota il menzionato Sindaco pone alla Sezione due quesiti:
1) con il primo chiede se, avendo disponibilita finanziaria sui pertinenti capitoli di competenza del bilancio, e possibile procedere alla liquidazione di un debito fuori bilancio scaturente da una sentenza esecutiva (ex art. 194 del d.lgs n. 267/2000 lett. a) prima che la legittimità dello stesso sia riconosciuta dal Consiglio comunale;
2) con il secondo quesito chiede se l’ulteriore somma necessaria per la liquidazione delle competenze professionali dei legali incaricati dall’Ente, il cui importo previsto e regolarmente impegnato all’atto di conferimento dell’incarico risulta insufficiente al termine del giudizio, e da considerarsi debito fuori bilancio ai sensi dell’art. 194 del d.lgs n. 267/2000 lett.

e). Considerato in diritto:
In via preliminare va verificato da parte della Sezione l'ammissibilità della richiesta di parere sia sotto il profilo soggettivo, ossia della legittimazione del soggetto proponente, sia sotto il profilo oggettivo avuto riguardo al l'attinenza del parere richiesto alle materie di contabilità pubblica e non riferibile ad una fattispecie in ordine alla quale potrebbero verificarsi interferenze o commistioni con altre funzioni giurisdizionali o amministrative spettanti ad altri organi.
Sotto il profilo soggettivo, ricorda la Sezione che l’art. 7, comma 8, della legge n. 131/2003 prevede che gli enti locali possano chiedere pareri in materia di contabilità pubblica alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti ≪di norma, tramite il Consiglio delle Autonomie Locali≫.
Riguardo a tale punto, ritiene la Sezione non esservi motivo per discostarsi dall’orientamento sin qui seguito secondo cui, nelle more della istituzione di detto Organismo nella regione Campania, nulla impedisce agli enti locali di avanzare direttamente le istanze tramite i propri organi muniti di rappresentanza legale esterna.
Pertanto, nella fattispecie, la richiesta, in quanto formulata dal Sindaco, organo munito della rappresentanza legale esterna del Comune ai sensi dell’art. 50 del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, e da ritenere ammissibile sotto il profilo soggettivo.
Sotto il profilo oggettivo, avuto riguardo alla attinenza della richiesta di parere di cui trattasi allo specifico ambito attribuito alla funzione consultiva delle Sezioni regionali di controllo, non sussiste alcun dubbio che essa rientri
nella materia della contabilita pubblica e sia, dunque, da ritenere ammissibile ai sensi della norma sopra richiamata, atteso che riguarda l’interpretazione di norme che presiedono alla corretta gestione patrimoniale degli enti pubblici e che tutelano gli equilibri economico-finanziari degli stessi
enti.
Passando al merito della richiesta, la prima questione prospettata e se, per il pagamento di un debito fuori bilancio scaturente da una sentenza esecutiva, sia necessaria la previa deliberazione del Consiglio comunale.
Rileva il Collegio che la disposizione di riferimento e rappresentata dall’art. 194 del d.lgs 267/2000 ≪T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali≫ il quale prevede la necessita della deliberazione consiliare per il riconoscimento della legittimita dei debiti fuori bilancio da parte degli enti locali.
Per un’interpretazione sistematica di tale disposizione, essa va collegata alle norme che regolano l’effettuazione delle spese dell’ente locale ed a quelle volte alla salvaguardia degli equilibri di bilancio ed in particolare agli artt. 191 e 193 del citato decreto legislativo.
L’art. 191 disciplina le modalità attraverso le quali le spese degli enti locali devono essere assunte, prevedendo dei meccanismi di natura tecnico-contabile per evitare il formarsi di debiti fuori bilancio e per garantire l’equilibrio tra le entrate e le spese. Sinteticamente: le spese possono essere effettuate solo se vi e stata l’assunzione dell’impegno contabile e l’attestazione della copertura finanziaria.
Ed e il caso di rammentare che dell’effettuazione di tali adempimenti viene prevista la comunicazione al creditore a garanzia dello stesso ed al fine della trasparenza dei rapporti.
Si tratta di disposizioni volte a garantire il rispetto dell’obbligo di idonea copertura finanziaria nella deliberazione dei provvedimenti degli enti locali ed a contenere il fenomeno dei debiti fuori bilancio.
Nel quadro normativo sinteticamente delineato, la disposizione di cui all’art. 194, primo comma, costituisce una eccezione ai principi espressi nell’art. 191 in ordine alla necessità del preventivo impegno formale e della copertura finanziaria. La disposizione all’esame (art. 194, 1 c.), ai fini del riconoscimento della legittimita dei debiti fuori bilancio, prescrive - come anticipato - la deliberazione consiliare richiamando l’art. 193, secondo comma. La deliberazione si inquadra nell’ambito della ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi da farsi con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale e comunque almeno una volta entro il 30 settembre di ciascun anno. In tale sede il Consiglio accerta la permanenza degli equilibri di bilancio ed in caso negativo adotta i provvedimenti di riequilibrio; fra gli altri, dispone il finanziamento dei debiti fuori bilancio.
Tutto cio posto, il Collegio osserva che indubbiamente la voce ≪sentenze esecutive≫ di cui alla lettera

a) nell'elencazione dell’art. 194 presenta delle peculiarità in ordine alla possibilità di apprezzamento discrezionale del Consiglio, trattandosi di debiti conseguenti a provvedimenti giurisdizionali esecutivi.
Sul punto si ritiene, tuttavia, non inutile evidenziare che mentre nel l'analoga disposizione contenuta nell’art. 37 del d.lgs 25 febbraio 1995, n. 77 (ordinamento finanziario e contabile degli enti locali) lettera

a), si faceva riferimento a ≪sentenze passate in giudicato o sentenze immediatamente esecutive≫, l’art. 194, invece, si riferisce solo a ≪sentenze
esecutive≫ (a seguito della modifica apportata all’art. 282 del c.p.c., dall’art. 33 della legge 26/11/1996, n. 353, per cui le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive tra le parti); in disparte ogni valutazione sulla utilità del mantenimento della distinzione e di una diversa disciplina tra le due fattispecie.
Non ignora il Collegio che il mancato pagamento entro il termine di 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo (periodo di salvaguardia per le Pubbliche Amministrazioni previsto dall’art. 14, primo comma, del d.l. 31 dicembre 1996, n. 669 convertito in legge 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall’art. 147 della legge 23 dicembre 2000 n. 388) espone l’ente locale alle azioni esecutive con conseguente aggravio di spese.
D’altra parte solo per le Amministrazioni dello Stato lo stesso art. 14 prevede che ≪il dirigente della spesa, in assenza di disponibilità finanziaria nel pertinente capitolo, dispone il pagamento mediante emissione di uno speciale ordine di pagamento rivolto all’istituto tesoriere, da regolare in conto sospeso≫.
≪Al fine di evitare il verificarsi di conseguenze dannose per l’Ente per il mancato pagamento nei termini decorrenti dalla notifica del titolo esecutivo, la convocazione del Consiglio per l’adozione delle misure di riequilibrio deve essere disposta immediatamente e in ogni caso in tempo utile per effettuare il pagamento nei termini di legge ed evitare la maturazione di oneri ulteriori a carico del bilancio dell’Ente≫ (Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali; principio contabile n. 2 p. 13).
La Sezione, in sede di considerazioni conclusive, ritiene che vada rimarcato che nella fattispecie ≪il significato del provvedimento del Consiglio non e quello di riconoscere una legittimità del debito che già esiste, ma di ricondurre al sistema di bilancio un fenomeno di rilevanza finanziaria che e maturato all’esterno di esso≫ (Osservatorio cit.; principio contabile n. 2 p. 11). Di conseguenza, in mancanza di una disposizione che preveda una disciplina specifica e diversa per le ≪sentenze esecutive≫, non e consentito discostarsi dalle prescrizioni letterali dell’art. 194.
Sul punto non appare inutile richiamare quanto disposto con l’art. 22, comma 1, della legge regionale 30 gennaio 2008, n. 1 il quale, aggiungendo il comma 5 all’art. 47 della legge regionale 30 aprile 2002, n. 7 (Ordinamento contabile della regione Campania), così stabilisce: ≪al riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio di cui al comma a), il Consiglio regionale provvede entro sessanta giorni dalla ricezione della relativa proposta. Decorso inutilmente tale termine, la legittimità di detto debito si intende riconosciuta≫.
Quindi, la regione Campania ha fatto ricorso a tale iniziativa  legislativa onde evitare che le prevedibili difficoltà di convocazione ad hoc del Consiglio regionale possano determinare ulteriori danni a carico dell’Ente. Infine in ordine alla dichiarata ≪disponibilità finanziaria sui pertinenti capitoli di competenza del bilancio≫, osserva il Collegio che anche nel caso della preesistenza di una copertura finanziaria, e quindi di un preventivo accantonamento in previsione di una probabile soccombenza giudiziale, non viene meno la necessità dell’attivazione della procedura consiliare di riconoscimento. Naturalmente una precedente allocazione in bilancio di risorse finanziarie per fronteggiare un prevedibile debito determina un impatto diverso nel bilancio rispetto ad una mancata previsione di accantonamento (cfr. Sezione di controllo Friuli Venezia Giulia, parere n. 6/1/c 2005).
Passando al secondo quesito posto dal Sindaco di Marigliano, osserva il Collegio che, pur in presenza di difficoltà nella individuazione della somma esatta relativa alla parcella del professionista, l’Ente e tenuto al rispetto dei canoni di buona amministrazione (fra gli altri a quello del prudente apprezzamento), delle regole giuscontabili in materia di spesa e dei principi che caratterizzano la corretta gestione dei pubblici bilanci. Certamente un impegno che, a una valutazione ex ante si appalesi chiaramente non congruo o addirittura irrisorio rispetto alla prevedibile spesa viene meno al detto principio del ≪prudente apprezzamento≫ e quindi ai canoni di buona gestione finanziaria.
In concreto l’applicazione di tale principio può ritenersi avvenuta allorché, prima della determinazione dell’impegno di spesa, venga acquisita dal legale, al quale è stata affidata la rappresentanza in giudizio del Comune, un preventivo relativo agli onorari, alle competenze - con puntuale riferimento alle tariffe professionali applicate - nonché alle spese che presuntivamente deriveranno dall’espletamento dell’incarico stesso ai fini di predisporre un'adeguata copertura finanziaria.
Viceversa, nel caso in cui non venga seguita tale regola di condotta, si verifica una fattispecie tipica di debito fuori bilancio. L’assunto trova conferma nell’esame concreto dei dati riguardanti la fattispecie; infatti nelle determinazioni di impegno, poste in essere dal Responsabile del servizio, in esecuzione di delibere giuntali di conferimento degli incarichi ai professionisti, viene impegnata una somma di euro 1.500 a carico del bilancio dell’esercizio corrente, somma che si appalesa non congrua rispetto al valore delle controversie. Invero, in uno dei casi segnalati dall’Amministrazione il valore raggiunge la somma di 5.000.000,00 di euro e quindi, com’era prevedibile, la parcella presentata dal professionista (euro 70.606) si discosta enormemente dalla somma inizialmente impegnata dall’Ente.
In sostanza, si determina la violazione delle prescrizioni di cui all’art. 191 del d.lgs. 267/2000 che disciplinano le modalità attraverso le quali le spese degli enti locali devono essere assunte prevedendo dei procedimenti di natura tecnico-contabile per evitare il formarsi dei debiti fuori bilancio e per garantire l’equilibrio tra entrate e spese.
Nella fattispecie si da luogo a spese al di fuori dell’impegno costituito ed in assenza di una specifica previsione nel bilancio dell’esercizio in cui si manifestano.
In conclusione, per la differenza tra la somma destinata al pagamento degli acconti e quella scaturente dalla liquidazione della parcella definitiva, si dovrà procedere al loro riconoscimento ai sensi dell’art. 194 del T.U.E.L. n. 267/2000 e secondo le procedure ivi previste (cfr. in termini l’indirizzo delle Sezioni Riunite per la regione Sicilia in sede consultiva, da ultimo deliberazione n. 2/2007).
P.Q.M.
nelle suesposte considerazioni è il parere della Sezione in ordine alla citata richiesta avanzata dal Sindaco del comune di Marigliano
ORDINA
che copia della presente deliberazione venga trasmessa, per il tramite del Dirigente del Servizio di supporto, al Sindaco del richiamato Comune.



Debiti fuori bilancio: serve l’ok del Consiglio anche se l’obbligazione e nata in tribunale
Corte dei conti - Sezione regionale di controllo per la Campania
Parere del 23 aprile 2009 n. 22

OGGETTO: Riconoscimento debiti fuori bilancio.
Premesso in fatto:
con la su indicata nota il menzionato Sindaco pone alla Sezione due quesiti:
1) con il primo chiede se, avendo disponibilita finanziaria sui pertinenti capitoli di competenza del bilancio, e possibile procedere alla liquidazione di un debito fuori bilancio scaturente da una sentenza esecutiva (ex art. 194 del d.lgs n. 267/2000 lett. a) prima che la legittimità dello stesso sia riconosciuta dal Consiglio comunale;
2) con il secondo quesito chiede se l’ulteriore somma necessaria per la liquidazione delle competenze professionali dei legali incaricati dall’Ente, il cui importo previsto e regolarmente impegnato all’atto di conferimento dell’incarico risulta insufficiente al termine del giudizio, e da considerarsi debito fuori bilancio ai sensi dell’art. 194 del d.lgs n. 267/2000 lett.

e). Considerato in diritto:
In via preliminare va verificato da parte della Sezione l'ammissibilità della richiesta di parere sia sotto il profilo soggettivo, ossia della legittimazione del soggetto proponente, sia sotto il profilo oggettivo avuto riguardo al l'attinenza del parere richiesto alle materie di contabilità pubblica e non riferibile ad una fattispecie in ordine alla quale potrebbero verificarsi interferenze o commistioni con altre funzioni giurisdizionali o amministrative spettanti ad altri organi.
Sotto il profilo soggettivo, ricorda la Sezione che l’art. 7, comma 8, della legge n. 131/2003 prevede che gli enti locali possano chiedere pareri in materia di contabilità pubblica alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti ≪di norma, tramite il Consiglio delle Autonomie Locali≫.
Riguardo a tale punto, ritiene la Sezione non esservi motivo per discostarsi dall’orientamento sin qui seguito secondo cui, nelle more della istituzione di detto Organismo nella regione Campania, nulla impedisce agli enti locali di avanzare direttamente le istanze tramite i propri organi muniti di rappresentanza legale esterna.
Pertanto, nella fattispecie, la richiesta, in quanto formulata dal Sindaco, organo munito della rappresentanza legale esterna del Comune ai sensi dell’art. 50 del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, e da ritenere ammissibile sotto il profilo soggettivo.
Sotto il profilo oggettivo, avuto riguardo alla attinenza della richiesta di parere di cui trattasi allo specifico ambito attribuito alla funzione consultiva delle Sezioni regionali di controllo, non sussiste alcun dubbio che essa rientri
nella materia della contabilita pubblica e sia, dunque, da ritenere ammissibile ai sensi della norma sopra richiamata, atteso che riguarda l’interpretazione di norme che presiedono alla corretta gestione patrimoniale degli enti pubblici e che tutelano gli equilibri economico-finanziari degli stessi
enti.
Passando al merito della richiesta, la prima questione prospettata e se, per il pagamento di un debito fuori bilancio scaturente da una sentenza esecutiva, sia necessaria la previa deliberazione del Consiglio comunale.
Rileva il Collegio che la disposizione di riferimento e rappresentata dall’art. 194 del d.lgs 267/2000 ≪T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali≫ il quale prevede la necessita della deliberazione consiliare per il riconoscimento della legittimita dei debiti fuori bilancio da parte degli enti locali.
Per un’interpretazione sistematica di tale disposizione, essa va collegata alle norme che regolano l’effettuazione delle spese dell’ente locale ed a quelle volte alla salvaguardia degli equilibri di bilancio ed in particolare agli artt. 191 e 193 del citato decreto legislativo.
L’art. 191 disciplina le modalità attraverso le quali le spese degli enti locali devono essere assunte, prevedendo dei meccanismi di natura tecnico-contabile per evitare il formarsi di debiti fuori bilancio e per garantire l’equilibrio tra le entrate e le spese. Sinteticamente: le spese possono essere effettuate solo se vi e stata l’assunzione dell’impegno contabile e l’attestazione della copertura finanziaria.
Ed e il caso di rammentare che dell’effettuazione di tali adempimenti viene prevista la comunicazione al creditore a garanzia dello stesso ed al fine della trasparenza dei rapporti.
Si tratta di disposizioni volte a garantire il rispetto dell’obbligo di idonea copertura finanziaria nella deliberazione dei provvedimenti degli enti locali ed a contenere il fenomeno dei debiti fuori bilancio.
Nel quadro normativo sinteticamente delineato, la disposizione di cui all’art. 194, primo comma, costituisce una eccezione ai principi espressi nell’art. 191 in ordine alla necessità del preventivo impegno formale e della copertura finanziaria. La disposizione all’esame (art. 194, 1 c.), ai fini del riconoscimento della legittimita dei debiti fuori bilancio, prescrive - come anticipato - la deliberazione consiliare richiamando l’art. 193, secondo comma. La deliberazione si inquadra nell’ambito della ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi da farsi con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale e comunque almeno una volta entro il 30 settembre di ciascun anno. In tale sede il Consiglio accerta la permanenza degli equilibri di bilancio ed in caso negativo adotta i provvedimenti di riequilibrio; fra gli altri, dispone il finanziamento dei debiti fuori bilancio.
Tutto cio posto, il Collegio osserva che indubbiamente la voce ≪sentenze esecutive≫ di cui alla lettera

a) nell'elencazione dell’art. 194 presenta delle peculiarità in ordine alla possibilità di apprezzamento discrezionale del Consiglio, trattandosi di debiti conseguenti a provvedimenti giurisdizionali esecutivi.
Sul punto si ritiene, tuttavia, non inutile evidenziare che mentre nel l'analoga disposizione contenuta nell’art. 37 del d.lgs 25 febbraio 1995, n. 77 (ordinamento finanziario e contabile degli enti locali) lettera

a), si faceva riferimento a ≪sentenze passate in giudicato o sentenze immediatamente esecutive≫, l’art. 194, invece, si riferisce solo a ≪sentenze
esecutive≫ (a seguito della modifica apportata all’art. 282 del c.p.c., dall’art. 33 della legge 26/11/1996, n. 353, per cui le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive tra le parti); in disparte ogni valutazione sulla utilità del mantenimento della distinzione e di una diversa disciplina tra le due fattispecie.
Non ignora il Collegio che il mancato pagamento entro il termine di 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo (periodo di salvaguardia per le Pubbliche Amministrazioni previsto dall’art. 14, primo comma, del d.l. 31 dicembre 1996, n. 669 convertito in legge 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall’art. 147 della legge 23 dicembre 2000 n. 388) espone l’ente locale alle azioni esecutive con conseguente aggravio di spese.
D’altra parte solo per le Amministrazioni dello Stato lo stesso art. 14 prevede che ≪il dirigente della spesa, in assenza di disponibilità finanziaria nel pertinente capitolo, dispone il pagamento mediante emissione di uno speciale ordine di pagamento rivolto all’istituto tesoriere, da regolare in conto sospeso≫.
≪Al fine di evitare il verificarsi di conseguenze dannose per l’Ente per il mancato pagamento nei termini decorrenti dalla notifica del titolo esecutivo, la convocazione del Consiglio per l’adozione delle misure di riequilibrio deve essere disposta immediatamente e in ogni caso in tempo utile per effettuare il pagamento nei termini di legge ed evitare la maturazione di oneri ulteriori a carico del bilancio dell’Ente≫ (Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali; principio contabile n. 2 p. 13).
La Sezione, in sede di considerazioni conclusive, ritiene che vada rimarcato che nella fattispecie ≪il significato del provvedimento del Consiglio non e quello di riconoscere una legittimità del debito che già esiste, ma di ricondurre al sistema di bilancio un fenomeno di rilevanza finanziaria che e maturato all’esterno di esso≫ (Osservatorio cit.; principio contabile n. 2 p. 11). Di conseguenza, in mancanza di una disposizione che preveda una disciplina specifica e diversa per le ≪sentenze esecutive≫, non e consentito discostarsi dalle prescrizioni letterali dell’art. 194.
Sul punto non appare inutile richiamare quanto disposto con l’art. 22, comma 1, della legge regionale 30 gennaio 2008, n. 1 il quale, aggiungendo il comma 5 all’art. 47 della legge regionale 30 aprile 2002, n. 7 (Ordinamento contabile della regione Campania), così stabilisce: ≪al riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio di cui al comma a), il Consiglio regionale provvede entro sessanta giorni dalla ricezione della relativa proposta. Decorso inutilmente tale termine, la legittimità di detto debito si intende riconosciuta≫.
Quindi, la regione Campania ha fatto ricorso a tale iniziativa  legislativa onde evitare che le prevedibili difficoltà di convocazione ad hoc del Consiglio regionale possano determinare ulteriori danni a carico dell’Ente. Infine in ordine alla dichiarata ≪disponibilità finanziaria sui pertinenti capitoli di competenza del bilancio≫, osserva il Collegio che anche nel caso della preesistenza di una copertura finanziaria, e quindi di un preventivo accantonamento in previsione di una probabile soccombenza giudiziale, non viene meno la necessità dell’attivazione della procedura consiliare di riconoscimento. Naturalmente una precedente allocazione in bilancio di risorse finanziarie per fronteggiare un prevedibile debito determina un impatto diverso nel bilancio rispetto ad una mancata previsione di accantonamento (cfr. Sezione di controllo Friuli Venezia Giulia, parere n. 6/1/c 2005).
Passando al secondo quesito posto dal Sindaco di Marigliano, osserva il Collegio che, pur in presenza di difficoltà nella individuazione della somma esatta relativa alla parcella del professionista, l’Ente e tenuto al rispetto dei canoni di buona amministrazione (fra gli altri a quello del prudente apprezzamento), delle regole giuscontabili in materia di spesa e dei principi che caratterizzano la corretta gestione dei pubblici bilanci. Certamente un impegno che, a una valutazione ex ante si appalesi chiaramente non congruo o addirittura irrisorio rispetto alla prevedibile spesa viene meno al detto principio del ≪prudente apprezzamento≫ e quindi ai canoni di buona gestione finanziaria.
In concreto l’applicazione di tale principio può ritenersi avvenuta allorché, prima della determinazione dell’impegno di spesa, venga acquisita dal legale, al quale è stata affidata la rappresentanza in giudizio del Comune, un preventivo relativo agli onorari, alle competenze - con puntuale riferimento alle tariffe professionali applicate - nonché alle spese che presuntivamente deriveranno dall’espletamento dell’incarico stesso ai fini di predisporre un'adeguata copertura finanziaria.
Viceversa, nel caso in cui non venga seguita tale regola di condotta, si verifica una fattispecie tipica di debito fuori bilancio. L’assunto trova conferma nell’esame concreto dei dati riguardanti la fattispecie; infatti nelle determinazioni di impegno, poste in essere dal Responsabile del servizio, in esecuzione di delibere giuntali di conferimento degli incarichi ai professionisti, viene impegnata una somma di euro 1.500 a carico del bilancio dell’esercizio corrente, somma che si appalesa non congrua rispetto al valore delle controversie. Invero, in uno dei casi segnalati dall’Amministrazione il valore raggiunge la somma di 5.000.000,00 di euro e quindi, com’era prevedibile, la parcella presentata dal professionista (euro 70.606) si discosta enormemente dalla somma inizialmente impegnata dall’Ente.
In sostanza, si determina la violazione delle prescrizioni di cui all’art. 191 del d.lgs. 267/2000 che disciplinano le modalità attraverso le quali le spese degli enti locali devono essere assunte prevedendo dei procedimenti di natura tecnico-contabile per evitare il formarsi dei debiti fuori bilancio e per garantire l’equilibrio tra entrate e spese.
Nella fattispecie si da luogo a spese al di fuori dell’impegno costituito ed in assenza di una specifica previsione nel bilancio dell’esercizio in cui si manifestano.
In conclusione, per la differenza tra la somma destinata al pagamento degli acconti e quella scaturente dalla liquidazione della parcella definitiva, si dovrà procedere al loro riconoscimento ai sensi dell’art. 194 del T.U.E.L. n. 267/2000 e secondo le procedure ivi previste (cfr. in termini l’indirizzo delle Sezioni Riunite per la regione Sicilia in sede consultiva, da ultimo deliberazione n. 2/2007).
P.Q.M.
nelle suesposte considerazioni è il parere della Sezione in ordine alla citata richiesta avanzata dal Sindaco del comune di Marigliano
ORDINA
che copia della presente deliberazione venga trasmessa, per il tramite del Dirigente del Servizio di supporto, al Sindaco del richiamato Comune.



DEBITI FUORI BILANCIO

I debiti fuori bilancio costituiscono posizioni debitorie maturate al di fuori del sistema del bilancio in quanto riferiscono ad uscite per le quali manca un’originaria previsione di spesa ovvero a spese effettuate in violazione delle procedure stabilite dalle norme di contabilità. La corretta programmazione e gestione finanziaria dell’Ente locale impone, infatti, che tutte le spese siano anticipatamente previste nel documento di bilancio approvato dal Consiglio Comunale e che le decisioni di spesa siano assunte nel rispetto delle norme giuscontabili che ne disciplinano la procedura (artt. 151 e 191 TUEL). Tutto ciò costituisce la diretta conseguenza della funzione autorizzatoria cui assolve il bilancio di previsione degli EELL i quali possono effettuare le sole spese autorizzate dal Consiglio Comunale che, attraverso l’approvazione del bilancio annuale e pluriennale, esercita le sue prerogative di organo di indirizzo dell’attività politico-amministrativa dell’Ente.
Ai sensi della citata disposizione sono riconoscibili i debiti relativi a sentenze esecutive (lettera a); a copertura di disavanzi di consorzi, aziende speciali ed istituzioni (lettera b); ricapitalizzazione di società di capitali (lettera c); procedure espropriative o di occupazione di urgenza per opere di pubblica utilità (lettera d); acquisizione di beni e servizi in violazione degli obblighi dei primi tre commi dell’art. 191 del D. Lgs. 267/00, nei limiti dell’utilità e dell’arricchimento dell’Ente (lettera e).
La giurisprudenza contabile maggioritaria, cui questo Collegio aderisce, esclude, peraltro, che sia ammissibile il pagamento del debito fuori bilancio prima della delibera consiliare di riconoscimento (Corte dei conti, sez. contr. Lombardia, 1/2007, 401/2012; sez. contr. Emilia Romagna, 20/07, 301/2011; sez. contr. Campania, 22/09, 15/2013). In mancanza di una disposizione che preveda una disciplina specifica e diversa per le “sentenze esecutive”, il Collegio reputa che non sia consentito discostarsi dalla stretta interpretazione dell’art. 194 TUEL ai sensi del quale il “riconoscimento” del debito avviene, prima del pagamento, con atto di Consiglio comunale
In base a quanto esposto non è possibile aderire all’interpretazione proposta dall’ente interpellante ammettendo un riconoscimento  solo “formale” del debito da parte del Consiglio comunale con rinvio del pagamento dello stesso a successiva approvazione del bilancio e ciò al solo fine di impedire il maturare di interessi, rivalutazione monetaria e ulteriori spese legali.
  il riconoscimento di un debito fuori bilancio derivante da sentenza esecutiva necessita di regolare copertura finanziaria negli stanziamenti di bilancio, presupposto ineliminabile  dell’attivazione del procedimento di spesa nel sistema di bilancio (cfr. Principio contabile n. 2 per gli enti locali- Gestione nel sistema del bilancio, n. 65-73).
esercizio provvisorio si intende, in primo luogo, l’ipotesi in cui, iniziato il nuovo periodo amministrativo di riferimento, il bilancio precedentemente o successivamente deliberato dal Consiglio, non sia stato approvato dall’Organo di controllo ex art. 163 comma 1 del Tuel, che, a seguito del venir meno dei Co.Re.Co per effetto della legge costituzionale 3/2001, è eventualità superata. Per esercizio provvisorio si intende, altresì, l’ipotesi qui in esame ex art. 163 comma 3 del Tuel, in cui la scadenza del termine per la deliberazione del bilancio di previsione sia stata prorogata da norme statali in un periodo successivo all’inizio dell’esercizio finanziario di riferimento, che costituisce, peraltro, una evenienza ricorrente, stante il frequente differimento del termine per l’approvazione del bilancio di previsione da parte del legislatore statale. In tale ultima situazione l’ente locale si trova automaticamente in esercizio provvisorio, durante il quale è possibile impegnare, per ciascun intervento, spese nei limiti di un dodicesimo mensile delle previsioni del bilancio del precedente esercizio, fatta eccezione per le spese tassativamente regolate dalla legge e per quelle non frazionabili in dodicesimi (comma 1).

CORTE DEI CONTI SEZIONE CAMPANIA   parere 213 2013 “in merito al riconoscimento di debiti fuori bilancio nel periodo di gestione dell’esercizio provvisorio”. In particolare la richiesta di parere, riguarda “la procedura da porre in essere nel periodo di gestione dell’esercizio provvisorio al fine di contemperare la necessità di riconoscimento del debito e la copertura finanziaria della spesa differenziando due possibili ipotesi
se sia possibile riconoscere solo formalmente il debito, rinviando il pagamento ad avvenuta approvazione del bilancio, perché, all’atto dell’assunzione della deliberazione del dovuto riconoscimento, non si ha il capitolo su cui imputare la spesa.
la possibilità per l’ente locale di riconoscere debiti fuori bilancio, derivanti da sentenze esecutive ex art. 194 comma 1 lett.a) del Tuel, durante l’esercizio provvisorio di bilancio, di assenza di stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato, al fine di evitare ulteriori atti esecutivi da parte dei creditori e le conseguenti maggiori spese. In particolare si vuole sapere se un debito fuori bilancio, derivante da sentenza esecutiva, possa essere riconosciuto

Viceversa durante la vacanza del nuovo bilancio- esercizio provvisorio- in mancanza di apposita previsione legislativa e non essendo frazionabile, il debito fuori bilancio non può essere riconosciuto.
la massima prudenza all’ente nella gestione delle risorse destinate alla copertura dei debiti fuori bilancio, soprattutto durante la vacanza del bilancio come nel quesito prospettato. E’ vero che il mancato tempestivo pagamento dei debiti fuori bilancio espone l’ente locale al rischio di azioni esecutive.











Legge 4 marzo 2009, n. 15 Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti. (GU n. 53 del 5-3-2009 )

Sintesi:ACCCESSO AL PUBBLICO SUI DATI RELATIVI A GESTIONE ATTIVITA’ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DELLE VALUTAZIONI SULLA EFFICIENZA DEL PERSONALE

LA TRASPARENZA RIENTRA NEI LIVELLI ESSENZIALI DA GARANTIRE DALLA PA IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

AZIONI DEI CITTADINI VERSO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
PRIVACY E VALUTAZIONE PRESTAZIONI DIPENDENTI PUBBLICI NELLE LORO FUNZIONI

ACCCESSO AL PUBBLICO SUI DATI RELATIVI A GESTIONE ATTIVITA’DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DELLE VALUTAZIONI SULLA EFFICIENZA DEL PERSONALE

Secondo l’articolo 2 della presente legge il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati ad assicurare la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione anche attraverso:
  • la disponibilità immediata mediante la rete internet di tutti i dati sui quali si basano le valutazioni, affinché possanoessere oggetto di autonoma analisi ed elaborazione;
  • il confronto periodico tra valutazioni operate dall’interno delle amministrazioni e valutazioni operate dall’esterno, adopera delle associazioni di consumatori o utenti, dei centri di ricerca edi ogni altro osservatore qualificato;l’adozione da parte delle pubbliche amministrazioni, sentite le associazioni di cittadini, consumatori e utenti rappresentatenel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di un programmaper la trasparenza, di durata triennale, da rendere pubblico ancheattraverso i siti web delle pubbliche amministrazioni, definito in conformità È altresì autorizzata la spesa massima di 4 milioni di euro a decorrere dall’anno 2010 per finanziare, con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, progetti sperimentali e innovativi volti a: sviluppare metodologie di valutazione della funzione di controllo della soddisfazione dei cittadini; migliorare la trasparenza delle procedure di valutazione mediante la realizzazione e lo sviluppo di un apposito sito internet.
LA TRASPARENZA RIENTRA NEI LIVELLI ESSENZIALI DA GARANTIRE DALLA PA IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

Secondo l’articolo 2 della presente legge delega la trasparenza costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche a norma dell’articolo 117,secondo comma, lettera m), della Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione è quello che elenca le materie di legislazione esclusiva dello stato . In particolare anche la trasparenza dovrà quindi essere garantita dallo stato in tutto il territorio nazionale ed in relazione a tutte le prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche
In altri termini la trasparenza rientrando nei suddetti livelli essenziale permette alla legge statale di porre vincoli a tal fine alla legislazione regionale in ragione dell’unità del Paese.
Occorre dire che in materia già nell’ultima versione della legge 241/1990 (disciplina procedimento amministrativo) la trasparenza e la pubblicità diventano criteri generali che indirizzano l’attività amministrativa al pari di quelli di efficienza ed economicità ( si veda nuovo comma 1 articolo 1 legge 241) .
Principi che dovranno essere rispettati anche dai soggetti privati preposti alle attività amministrative. Più precisamente, come affermato dal comma 2 articolo 22 della legge 241/1990, i principi generali in materia di accesso affermati dalla legge 241/1990 ( accesso come diritto civile ai sensi della lettera m) comma 2 articolo 117 Cost) rientrano nella competenza esclusiva dello stato e non possono essere derogati in peius da parte delle Regioni che potranno invece sviluppare e ampliare ulteriori livelli di accesso sotto il profilo della disciplina delle modalità e dell’oggetto dell’accesso .
Ai fini suddetti la trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti internet delle pubbliche amministrazioni,delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta in proposito dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del AZIONI DEI CITTADINI VERSO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Secondo l’articolo 2 della presente legge il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a consentire a ogni interessato di agire in giudizio nei confronti delle amministrazioni, nonché dei concessionari di servizi pubblici, fatte salve le competenze degli organismi con funzioni di regolazione e controllo istituiti con legge dello Stato e preposti ai relativi settori, se dalla violazione di standard qualitativi ed economici o degli obblighi contenuti nelle Carte dei servizi, dall’omesso esercizio di poteri di vigilanza, di controllo o sanzionatori, dalla violazione dei termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali derivi la lesione di interessi giuridicamente rilevanti per unapluralità di utenti o consumatori, nel rispetto dei seguenti criteri:
  • consentire la proposizione dell’azione anche ad associazioni o comitati a tuteladegli interessi dei propri associati;
  • devolvere il giudizio alla giurisdizione esclusiva e di merito del giudice amministrativo
  • prevedere come condizione di ammissibilità che il ricorso sia preceduto da una diffida all’amministrazione o al concessionario ad assumere, entro un termine fissato dai decreti legislativi, le iniziative utili alla soddisfazione degli interessati; in particolare, prevedere che, a seguito della diffida, si instauri un procedimento volto a responsabilizzare progressivamente il dirigente competente e, in relazione alla tipologia degli enti, l’organo di indirizzo, l’organo esecutivo o l’organo di vertice, a che le misure idonee siano assunte nel termine predetto;
  • prevedere che, all’esito del giudizio, il giudice ordini all’amministrazione o al concessionario di porre in essere le misure idonee a porre rimedio alle violazioni, alle omissioni o ai mancati adempimenti di cui all’alinea della presente lettera e, nei casi di perdurante inadempimento, disponga la nomina di un commissario, con esclusione del risarcimento del danno, per il quale resta ferma la disciplina vigente;
  • prevedere che la sentenza definitiva comporti l’obbligo di attivare le procedurE relative all’accertamento di eventuali responsabilità disciplinari o dirigenziali;
  • prevedere forme di idonea pubblicità del procedimento giurisdizionale e della sua conclusione.
  • prevedere strumenti e procedure idonei ad evitare che l’azione di cui all’alinTERNO della presente lettera nei confronti dei concessionari di servizi pubblici possa essere proposta o proseguita, nel caso in cui un’autorità indipendente o comunque un organismo con funzioni di vigilanza e controllo nel relativo settore abbia avviato sul medesimo oggetto il procedimento di propria competenza.
    PRIVACY E VALUTAZIONE PRESTAZIONI DIPENDENTI PUBBLICI NELLE LORO FUNZIONI
Il comma 9 dell’articolo 2 della presente legge delega modifica il dlgs 196/2003 ( Codice in materia di protezione dei dati personali ) stabilendo che le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale.



Senza trasparenza non può esserci controllo democratico sull'esercizio del potere pubblico
La trasparenza come strumento di controllo

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