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Thursday, November 27, 2008

Megastore e mafia chiesti sessant' anni


I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60 anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate controllato dalla mafia. 

La pena più alta - 15 anni - è stata sollecitata per Giovanni La Mantia, accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l' ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l' architetto che progettò l' ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 

I pm hanno invece chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset Development che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione aggravata dall' avere agevolato la mafia. 

Sette anni la pena chiesta per l' architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l' ex socio della Asset, Giuseppe Daghino e per l' ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.

Patto mafia-politica per il megastore

Da mandalà a La Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il politico "pentito" che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l' ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell' Udeur ma anche uomo "riservato" della famiglia mafiosa di Villabate, risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l' operazione concordata tra Mandalà e La Loggia «avrebbe previsto l' assegnazione dell' incarico ad un loro progettista di fiducia, l' ingegner Guzzardo, e l' incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio - precisa poi Campanella - La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza». 

Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà, in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della multinazionale romana Asset); l' ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti; l' ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino.

Nella vicenda dell' ipermercato di Villabate, che poi non fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l' iter di approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

Il tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a Gaspare Giudice. a.z.





Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori





Il giudice per l' udienza preliminare di Palermo Marco Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere avuto un ruolo nell' affare del centro commerciale di Villabate. 

Della vicenda, secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola Mandalà. 

Nell' affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate. Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l' ex sindaco del paese Lorenzo Carandino, l' ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, Matteo D' Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino, titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il centro. 

In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione del tribunale di Palermo.




Villabate, ecco il contratto con la mafia



Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il capomafia di Villabate. 

«La definizione degli accordi è avvenuta con il signor Nicola Mandalà - è scritto nel documento - che nel periodo finale ha sostituito il signor Campanella». 

Era nel computer dell' architetto Rocco Aluzzo il file, assieme ad altri che adesso sono all' esame di un perito informatico. 

Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

Al punto tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora: «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

Punto cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il 30 per cento dei locali o dei rami d' azienda della galleria di negozi che si andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di Provenzano, fosse parte dell' accordo. La data del documento è quella del 26 febbraio 2001. 

Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di Matteo. E al processo Miceli, la Procura ha chiamato a deporre l' avvocato Giovan Battista Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi, lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore, Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: "Se uno vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5 miliardi, da quest' altra manco sono venuti». 

Successivamente, Bruno incontrò Campanella: «Definì Cuffaro un traditore - ricorda l' avvocato Bruno - mi disse che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro di Brancaccio, c' erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse che Cuffaro l' aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato meglio allentare i rapporti».



http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html




Archiviata la causa per diffamazione, "è la verità"
Cuffaro perde contro "La Mafia è bianca"


Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta - secondo i giudici - è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd - richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 - Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.
http://isolapulita.forumfree.net/
Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine




http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

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