CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, November 27, 2008

Megastore e mafia chiesti sessant' anni


I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60 anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate controllato dalla mafia. 

La pena più alta - 15 anni - è stata sollecitata per Giovanni La Mantia, accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l' ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l' architetto che progettò l' ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 

I pm hanno invece chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset Development che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione aggravata dall' avere agevolato la mafia. 

Sette anni la pena chiesta per l' architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l' ex socio della Asset, Giuseppe Daghino e per l' ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.

Patto mafia-politica per il megastore

Da mandalà a La Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il politico "pentito" che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l' ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell' Udeur ma anche uomo "riservato" della famiglia mafiosa di Villabate, risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l' operazione concordata tra Mandalà e La Loggia «avrebbe previsto l' assegnazione dell' incarico ad un loro progettista di fiducia, l' ingegner Guzzardo, e l' incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio - precisa poi Campanella - La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza». 

Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà, in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della multinazionale romana Asset); l' ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti; l' ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino.

Nella vicenda dell' ipermercato di Villabate, che poi non fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l' iter di approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

Il tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a Gaspare Giudice. a.z.





Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori





Il giudice per l' udienza preliminare di Palermo Marco Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere avuto un ruolo nell' affare del centro commerciale di Villabate. 

Della vicenda, secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola Mandalà. 

Nell' affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate. Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l' ex sindaco del paese Lorenzo Carandino, l' ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, Matteo D' Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino, titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il centro. 

In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione del tribunale di Palermo.




Villabate, ecco il contratto con la mafia



Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il capomafia di Villabate. 

«La definizione degli accordi è avvenuta con il signor Nicola Mandalà - è scritto nel documento - che nel periodo finale ha sostituito il signor Campanella». 

Era nel computer dell' architetto Rocco Aluzzo il file, assieme ad altri che adesso sono all' esame di un perito informatico. 

Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

Al punto tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora: «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

Punto cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il 30 per cento dei locali o dei rami d' azienda della galleria di negozi che si andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di Provenzano, fosse parte dell' accordo. La data del documento è quella del 26 febbraio 2001. 

Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di Matteo. E al processo Miceli, la Procura ha chiamato a deporre l' avvocato Giovan Battista Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi, lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore, Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: "Se uno vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5 miliardi, da quest' altra manco sono venuti». 

Successivamente, Bruno incontrò Campanella: «Definì Cuffaro un traditore - ricorda l' avvocato Bruno - mi disse che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro di Brancaccio, c' erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse che Cuffaro l' aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato meglio allentare i rapporti».



http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html




Archiviata la causa per diffamazione, "è la verità"
Cuffaro perde contro "La Mafia è bianca"


Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta - secondo i giudici - è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd - richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 - Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.
http://isolapulita.forumfree.net/
Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine




http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

Calcestruzzi e Italcementi eseguiti altri sequestri Dossier suicidio Mafia, l'ultima lettera del professore suicida "La mia ultima lettera" “Informazione” a piccole dosi Un uomo in meno, tante domande in più



Giovedì 27 novembre 2008

Calcestruzzi e Italcementi eseguiti altri sequestri


Due lotti dell’autostrada Valdastico in provincia di Vicenza, sono stati sequestrati dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della cittadina nissena. Il provvedimento rientra nell’indagine sulle presunte attività illecite in seno alla Calcestruzzi Spa e alla Italcementi Spa di Bergamo. Le sedi di Italcementi di Porto Empedocle (Agrigento), Isola delle Femmine (Palermo) e Calusco d’Adda (Bergamo) sono state perquisite così come la sede di Area Sicilia di Palermo e lo stabilimento deposito di Catania al fine di acquisire atti utili a verificare se vi è stata una corretta registrazione dei dati concernenti la fornitura di cemento alla Calcestruzzi. Italcementi sarebbe iscritta sul registro degli indagati in base alla legge 146/2006, che prevede la responsabilità amministrativa penale delle imprese.Da parte sua, in una nota diffusa in serata, Italcementi fa sapere che «oggi è stato notificato ed è stata data esecuzione al provvedimento di perquisizione e sequestro probatorio emesso dalla Procura di Caltanissetta nell’ambito dell’indagine già in corso per acquisire, presso alcuni impianti siciliani ed una cementeria in Lombardia, i documenti di trasporto relativi alle forniture di cemento effettuate da Italcementi a Calcestruzzi. Secondo quanto specificato dagli stessi inquirenti, il provvedimento è diretto a compiere accertamenti in ordine alla corretta registrazione dei dati concernenti le forniture di materia prima a Calcestruzzi. A tale proposito, la società esprime la propria serenità in ordine agli accertamenti in corso da parte della Procura ed alla correttezza della documentazione suddetta. Quanto al sequestro con facoltà d’uso dei lotti 9 e 14 dell’Autostrada Valdastico avvenuto oggi in provincia di Vicenza, di cui si è appreso dalle agenzie di stampa, emerge che è stato disposto sulla base di rilievi documentali e non sulla base di perizie sulla stabilità statica dell’opera. L’opera in questione, tra l’altro, non è tra quelle che formano oggetto dell’incidente probatorio avviato su richiesta della società ed ancora in corso da parte di un collegio peritale. Incidente probatorio che ad oggi non ha affatto dato conferma dell’ipotizzata compromissione della stabilità statica delle opere siciliane indagate e sequestrate nel 2007, ma che, anzi, ha sinora fornito risultanze che consentono a questa difesa di guardare con fiducia ai suoi esiti».(27/11/2008)
a.ceresoli
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/calcestruzzi-e-italcementi-eseguiti-altri-sequestri_28514_11/


1984 ISOLA DELLE FEMMINE. Arrestati: il sindaco e la sua giunta il costruttore Giovanni Bruno e l'ex sindaco. 11/10/1984.


1. Lo Bianco, Antonino Arresto - 1984 
2. Di Maggio, Vincenzo - Arresto - 1984 
3. Bruno, Giovanni - Arresto - 1984.



4 ritagli di giornale (L'Ora, Repubblica, Giornale di Sicilia, Corriere della Sera) riguardanti l'arresto dell'ex sindaco e del sindaco e assessori di Isola delle femmine. L'accusa: speculazione edilizia e assunzioni di favore. In manette anche un costruttore. Una delle due giunte arrestate dopo una settimana in cui i suoi componenti sono rimasti all'Ucciardone, è stata scarcerata, mentre l'altra resta all'Ucciardone.

1988 1. Isola delle Femmine - Fatti di cronaca - 1988.

DI MAGGIO VINCENZO. Sindaco di Isola delle Femmine, incriminato per interesse privato e falso. 30-3-88.

1 ritaglio di giornale (Giornale di Sicilia) riguardante l'accusa di interesse privato e falso nei confronti del sindaco Di Maggio e della giunta di Isola delle Femmine, incriminati in quanto al centro di una vicenda di mazzette riguardanti l'organizzazione dell'estate isolana.

Bellomonte, Salvatore - Arresto - 1981 1 fotografia formato tessera di
Salvatore Bellomonte, nato l'8-2-1958.

BELLOMONTE SALVATORE. (20 anni, arrestato dai carabinieri in un casolare di Isola delle Femmine). PA 27/2/'81.

1986 1. Cardella, FrancescoArresto - 1986 2. Battaglia, Salvatore - Arresto - 1986 3. Ferrante, Mario - Arresto - 1986 4. Cinisi - Fatti di 2 fotografie segnaletiche di Mario Ferrante e Salvatore Battaglia, gli autori della rapina al Banco di Sicilia, 1 fotografia riguardante le armi della rapina e le banconote ritrovate dagli inquirenti; 1 ritaglio di giornale (Giornale di Sicilia) riguardante la rapina al Banco di Sicilia e l'arresto a Isola delle Femmine di tre persone facenti parte di una banda di rapinatori.
CINISI. Rapina al Banco di Sicilia. 12.6.86. 


1980 1. Crivello, Salvatore - Uccisione - 1980.
2 fotografie: del Crivello, tratta dal documento d'identità, e dell'omicidio.
CRIVELLO SALVATORE. Venditore ambulante di Capaci ucciso con 4 colpi di pistola a Isola delle Femmine. 18/11/1980.


Fontana, Angelo - Arresto - 1992 FONTANA ANGELO. Ha sequestrato, drogato e forse violentato, insieme a Angelo Fontana, due ragazzini, Maria di 14 anni, e il fratello Vincenzo di 12 anni. Palermo 3-5-92.

1 fotografia di ritratto di Angelo Fontana; 1 ritaglio di giornale (L'Ora in fotocopia) riguardante il brutale sequestro da parte di due balordi nei confronti di due ragazzini di Isola delle Femmine. I due ragazzini sono stati sequestrati, drogati e forse violentati dai due balordi che hanno offerto loro un passaggio in macchina, e da li son partite le prime carezze, la sosta ad un chioschetto dove i due hanno offerto una coca cola ai ragazzini mettendo dentro la bevanda sicuramente droga, e cosi si sono diretti verso una villa di Isola delle Femmine dove si pensa i ragazzini siano stati anche violentati.

Palermo: due fratellini sequestrati da maniaci

Vincenzo e Maria 12 e 14 anni sono stati storditi con una coca cola all' eroina e sono rimasti tutta la notte in balia di Fontana Angelo 29 anni e Lo Coco Leonardo 38 anni poi arrestati

PALERMO . Sequestrati, drogati e costretti ad assecondare le perversioni sessuali di due pregiudicati. E la disavventura vissuta da due ragazzini di Isola delle Femmine, fratello e sorella. Vincenzo, 12 anni, e Maria, 14, erano alla fermata del bus. Prima che arrivasse il mezzo pubblico, s' e' fermata una Volvo con a bordo Angelo Fontana, 29 anni e Leonardo Lo Coco, 38 anni. Con cortesia hanno offerto un passaggio che i fratellini hanno accettato. Quindi i due uomini hanno dato a Vincenzo e Maria della Coca Cola con dentro eroina. Entrati in trance, i ragazzini sono rimasti per tutta la notte in balia dei maniaci arrestati per sequestro di persona e atti di libidine violenta.

1974 1. La Fata, Pietro -Uccisione - 1974 2. Isola delle Femmine - Fatti di cronaca - 1974.
1 fotografia di ritratto del La Fata, 1 fotografia riguardante il luogo dove è ubicato il supermercato.
LA FATA PIETRO. Proprietario del supermercato di Isola delle Femmine ucciso sabato sera da tre rapinatori. 11- 2-1974.

La Fata Pietro,mafioso,viene ucciso da ignoti nel corso di una rapina in danno di un supermercato di sua proprietà (non sono emerse causali connesse alla appartenenza alla mafia);
10 febbraio 1974 rapina e omicidio Isola delle Femmine ore 20 Rapina con sparatoria in un supermercato alimentare di isola dell.-- Femmine (20 chilometri da Palermo). Il gestore del magazzino cade colpito a morte nel tentativo di difendere l'incasso della giornata. E» Pietro La Fata, 61 anni, originario di Partinico.
Prima di dedicarsi alla tranquilla attività commerciale aveva costruito bauli per gli emigranti diretti negli Stati Uniti e nei quali - sospettavano gli inquirenti - vi sarebbe stata droga.



1986 1. Minnone, Sergio - Suicidio - 1986 2. Laurence, Marika - Suicidio - 1986 2. Isola delle Femmine - Fatti di cronaca
3 ritagli di giornale (Giornale di Sicilia, L'Ora) sul duplice suicidio di Sergio Minnone e della moglie Marika Laurence, trovati impiccati nella loro abitazione di Isola delle Femmine. All'origine del tragico gesto probabilmente le difficoltà finanziarie della coppia; 1 fotografia della villa in cui si sono suicidati i coniugi Minnone; 2 fotografie tratte dai rispettivi documenti d'identità.
MINNONE SERGIO e LAURENCE MARIKA. Marito e moglie, turisti a Isola delle Femmine, trovati impiccati. 22/8/'86.

1985 1. Monteleone, Antonio - Uccisione - 1985 2. Isola delle Femmine - Fatti di cronaca - 1985.

4 fotografie formato tessera di: Cirino Giardina, Natale Di Stefano, Orazio Guida, 2 fotografie riguardanti le armi della rapina; 9 ritagli di giornale (L'Ora, Giornale di Sicilia) riguardanti gli arresti
di quattro persone accusate dell'omicidio del carabiniere Monteleone nello svolgimento di una rapina avvenuta all'ufficio postale di Isola delle Femmine. Dei quattro arrestati pero al termine del processo
solo due verranno condannati, mentre gli altri due verranno assolti per insufficienza di prove. Testo omesso nell'intestazione: "30/6/87 condannati: Cirino Giardina a 28 anni Orazio Guida a 27 anni

MONTELEONE ANTONIO. Carabiniere ucciso a Isola delle femmine da banditi nel corso di una tentata rapina all'ufficio postale. Quattro arresti 3/12/85 - arrestato un

Lo Porto è arrivato a questo punto perché lo hanno fatto arrivare lì. Loro si interessavano a fargli avere dei voti e portarlo su>>. Angelo Siino l’ha indicato assieme a Filiberto Scalone come il destinatario di una tangente che non venne mai consegnata. Dovevano essere dati a Scalone e Guido Lo Porto i soldi di una percentuale del finanziamento stabilito per la costruzione di un’opera pubblica a Isola delle Femmine (Palermo).

http://www.antimafiaduemila.com/200805013828/articoli-arretrati/inchiestasugli-
uomini-politici-italiani-che-hanno-avuto-contatti-con-cosa-nostra.html

BRUNO FRANCESCO ARCHIVIO STORICO DEL GIORNALE  L'ORA DI PALERMO


inventario 625667/118 data in 1983 data ul. 1983  
soggetto 1. Bruno, Francesco - Arresto - 1983. note 1 fotografia.
intestazione BRUNO FRANCESCO. Arrestato per spaccio di stupefacenti. PA 19/4/83.
cassetto 168 busta 118 doc 1

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inventario 625667/119 data in 1990 data ul. 1990
soggetto 1. Bruno, Francesco -Arresto - 1990. note 10 fotografie: 3 dell'arresto di Francesco Bruno, 1 segnaletica, 1 dietro le sbarre del maxiprocesso, 1 foto ANSA; 1 foto dell'arresto dell'uomo che ospitava il Bruno durante la latitanza, 1 foto segnaletica, 2 dei contanti rinvenuti nell'abitazione, 1 dell'abitazione. 6 ritagli di giornale (Giornale di Sicilia, L'Ora).
intestazione BRUNO FRANCESCO. Imputato al maxiprocesso catturato dopo nove anni di latitanza. 22/10/1990.
cassetto 168 busta 119 doc 17

Pagina 191 di 1496

inventario 625673/404 data in 1982  data ul. 1982
soggetto 1. Enea, Vincenzo - Uccisione - 1982.
note 7 fotografie riguardanti l'uccisione di Enea, il corpo esanime di Enea, la folla di curiosi che stanzia intorno al corpo esanime di Enea.
intestazione ENEA VINCENZO. Costruttore fallito ucciso ad Isola delle Femmine. 8/6/82.
cassetto 174 busta 404 doc 7

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inventario 625672/9 data in 1982 data ul. 1982
soggetto 1. D'Agostino, Benedetto - Uccisione - 1982.
note 3 fotografie del luogo del delitto, del  cadavere di D'Agostino e della Fiat 500  carbonizzata utilizzata dai killer per  uccidere l'uomo.
intestazione D'AGOSTINO BENEDETTO. Partanna Mondello, ucciso da killer nel suo  residence. 13/5/82.
cassetto 173 busta 9 doc 3

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inventario 625677/163 data in 1982 data ul. 1982
soggetto 1. Impastato, Giacomo - Uccisione - 1982.
note 1 fotografia formato tessera  dell'Impastato, 2 fotografie riguardanti il  corpo esanime dell'ucciso
intestazione IMPASTATO GIACOMO. Ucciso a  Isola delle Femmine. 16/1/82
cassetto 178  busta 163 doc 3

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inventario 625666/22 data in 1985 data ul. 1985
soggetto 1. Badalamenti, Vito -  Arresto - 1983.
note 2 fotografie, 3 ritagli di giornale sulla  concessione da parte della Spagna  dell'estradizione negli Stati Uniti del  boss Vito Badalamenti
intestazione BADALAMENTI VITO. Commerciante,  figlio di Tano Badalamenti. Novembre
'83 Cinisi.
cassetto 167  busta 22 doc 5

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inventario 625666/21 data in 1983 data ul. 1983
soggetto 1. Badalamenti, Silvio - Uccisione - 1983.
note 6 ritagli di giornale sull'omicidio  Badalamenti, proclamatosi sempre  estraneo ad ogni coinvolgimento  mafioso
intestazione BADALAMENTI SILVIO. Nipote di don Tano. Ucciso a Marsala. 2/6/83
cassetto 167 busta 21 doc 6

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inventario 625677/91 data in 1984 data ul. 1984
soggetto 1. Lo Bianco, Antonino Arresto - 1984 2. Di Maggio, Vincenzo - Arresto - 1984 3. Bruno, Giovanni - Arresto - 1984.
note 4 ritagli di giornale (L'Ora, Repubblica, Giornale di Sicilia, Corriere della Sera) riguardanti l'arresto dell'ex sindaco e del sindaco e assessori di Isola delle femmine. L'accusa: speculazione edilizia e assunzioni di favore. In manette anche un costruttore. Una delle due giunte arrestate dopo una settimana in cui i suoi componenti sono rimasti all'Ucciardone, è stata scarcerata, metre l'altra resta all'Ucciardone.
intestazione ISOLA DELLE FEMMINE. Arrestati: il sindaco e la sua giunta il costruttore Giovanni Bruno e l'ex sindaco 11/10/1984.
cassetto 178 busta 91 doc 4

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inventario 625679/131 data in 1978 data ul. 1978
soggetto 1. Longo, Gaetano - Uccisione - 1978.
note 24 fotografie: del funerale (foto di Franco Zecchin), del figlio che ha assistito all'omicidio, dell'abitazione davanti alla quale è avvenuto l'agguato, della vettura in cui si trovava il Longo,
della moglie che si reca in ospedale, dell'ingresso della banca presso cui era direttore, dell'identikit dell'assassino.
intestazione LONGO GAETANO. Ex sindaco di  Capaci e direttore della Banca del popolo PA ucciso in un agguato sotto gli occhi del figlio. 17/1/1978.
cassetto 180 busta 131 doc 24

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inventario 625675/54 data in 1981 data ul. 1981
soggetto 1. Gallina, Stefano -  Uccisione - 1981 2.  Criminalità organizzata -  Carini - 1981.
note 1 fotografia di ritratto di Gallina ed 1  fotografia del cadavere. Sul retro nota  manoscritta: "Stefano Gallina, 59 anni,  allevatore di bestiame ucciso a Carini".
intestazione GALLINA STEFANO. Crivellato di  colpi, allevatore di bestiame. 2/10/'81.
cassetto 176 busta 54 doc 2

Pagina 834  di 1496

inventario 625676/352 data in 1976 data ul. 1976
soggetto  Guglielmo, Felice -  uccisione - 1976 2.  Criminalità organizzata -  Partanna Mondello - 1976.
note 2 fotografie di diverso formato del  Guglielmo, 5 fotografie riguardanti il  corpo esanime del Guglielmo, il luogo  dove è avvenuta l'uccisione, i funerali  dello stesso
intestazione GUGLIELMO FELICE. Mafioso  assassinato. (Palermo) Partanna  Mondello. 9/1/76
cassetto 177  busta 352 doc 7

Pagina 915  di 1496

inventario 625679/20 data in 0 data ul. 0
soggetto 1. Lo Cicero.
note 2 fotografie di grande formato con in primo piano, nell'una un giovane uomo, nell'altra un uomo più maturo, probabilmente si tratta della stessa persona
intestazione LO CICERO. Tommaso Natale.
cassetto180 busta 20  doc 2

Pagina 1086   di 1496

http://www.bibliotecacentraleregionesiciliana.it/archiviolora.pdf

http://www.teleoccidente.it/home/players/TOnews.htm





2002 – Comune di Isola delle Femmine (PA) – Progetto per la costruzione del nuovo Mercato Ittico di Isola delle Femmine” –  €1.000.000,00

2002 – GESAP S.p.A. – Studio di Fattibilità per l’Area Manutenzione Aereomobili nell’Aeroporto Falcone-Borsellino, Palermo – €7.500.000,00

2002 – COSAVID s.c.a r.l., concessionario “Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.” – Collaudo static delle Opere Civili della tratta ferroviaria tra Palermo e la Stazione Aereoporto Falcone-Borsellino


Marina del Porto Grande S.p.A.


1984 ISOLA DELLE FEMMINE. Arrestati: il sindaco e la sua giunta il costruttore Giovanni Bruno e l'ex sindaco. 11/10/1984.




Dossier suicidio
di Riccardo Bocca


Magistrati. Politici. Affaristi. In un rapporto dei carabinieri gli intrecci tra potere e mafia nel messinese. Come quelli denunciati dal professore che si è tolto la vita un mese fa


(23 ottobre 2008)

La lettera è datata primo ottobre 2008, ma i carabinieri l'hanno trovata il giorno dopo. In mattinata, il docente universitario di Chimica industriale si era buttato da un viadotto dell'autostrada Messina-Palermo. Trentacinque metri nel vuoto, accompagnati da parole che spalancano scenari angoscianti: "La magistratura barcellonese e messinese", scrive Adolfo Parmaliana, "vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi (...) perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati".


E' sconvolto, il professore, dopo il rinvio a giudizio per l'accusa di diffamazione presentata da Domenico Munafò, ex vicesindaco e attuale presidente del consiglio comunale di Terme Vigliatore, paesino di 7 mila anime in provincia di Messina (il cui Comune è stato sciolto per mafia nel dicembre 2005, grazie anche alle denunce di Parmaliana). "Chiedete all'avvocato Mariella Cicero, le ragioni del mio gesto", scrive prima di uccidersi, "chiedetelo al senatore Beppe Lumia, all'avvocato Fabio Repici e al maggiore Cristaldi". Nomi per lui cruciali. Soprattutto quest'ultimo, sconosciuto ai più ma essenziale nella lotta alla criminalità messinese. Proprio Domenico Cristaldi, carabiniere di Barcellona Pozzo di Gotto, ha infatti concluso nel luglio 2005 con la sua squadra un'allarmante informativa. Titolo: 'Tsunami'. Il quadro patologico di come magistratura e politici, affaristi e mafiosi hanno distrutto legalità e territorio.


"Per anni il comune di Terme Vigliatore è stato amministrato da un gruppo di persone che (...) si associano stabilmente al fine di procurare a se stessi, parenti, soci (...) ingiusti vantaggi patrimoniali in danno alla Pubblica amministrazione", premette Cristaldi (allora capitano). Sindaco, in quella fase, è Gennaro Nicolò, ma l'uomo forte secondo i carabinieri è un altro: Bartolo Cipriano, classe 1960, dirigente provinciale della Margherita, capogruppo di maggioranza in consiglio comunale e personaggio in "tentacolare posizione di snodo tra poteri economici 'famelici', poteri politici 'malati' e poteri istituzionali 'deviati'". Agli atti, mentre scrive il capitano Cristaldi, ci sono 33 procedimenti penali a carico di Cipriano. E frequentazioni con soggetti pericolosi: da Francesco Carmelo Salamone, "pregiudicato per associazione a delinquere, droga e altro", a Francesco Giorgianni, "pregiudicato, imputato nel noto procedimento penale Mare Nostrum". Relazioni che lo rendono forte agli occhi di molti, ma diventano ingombranti quando a Terme Vigliatore si insedia (11 aprile 2005) la Commissione prefettizia, che deciderà se sciogliere il Comune per mafia. Il telefono di Cipriano viene puntualmente intercettato, ma serve a poco. I carabinieri ascoltano episodi marginali: la richiesta di una raccomandazione, la telefonata di un tale che "chiede di mediare, al Comune, per accelerare il pagamento di due fatture". Sciocchezze, in confronto al "numero eccezionale di irregolarità scoperte e segnalate" dagli inquirenti.

Il perché è semplice: Cipriano sa di essere intercettato, scrive il capitano Cristaldi. E si sarebbe alleato, per sviare gli inquirenti, con Santi Pino: luogotenente della Guardia di Finanza, allora in servizio alla polizia giudiziaria di Barcellona Pozzo di Gotto. Pino, ad esempio, invita Cipriano ad alzare il volume della radio mentre parlano in macchina (chiedendosi, scrive Cristaldi, "dove possa essere stata installata - verosimilmente - la microspia"). E sempre Pino, spiega l'informativa 'Tsunami', "intrattiene intensi rapporti di frequentazione, nonché contatti telefonici" con il sostituto procuratore Olindo Canali, operativo a Barcellona Pozzo di Gotto. Proprio dove il professor Parmaliana presentava le denunce.

La cosa è sgradevole, per un rappresentante delle istituzioni. Pino, infatti, "opera in condizioni di virtuoso equilibrismo tra gli ambienti giudiziari e quelli politici, imprenditoriali e mafiosi", scrive Cristaldi. Gli investigatori indicano una "mole impressionante di contatti con persone 'controindicate'". Come il medico Salvatore Rugolo, figlio dell'ex "capo indiscusso della mafia barcellonese", cognato del boss Giuseppe Gullotti (al 41 bis perché mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano) e sospettato di "avere preso le redini della 'famiglia'" . O come Michele Rotella, titolare di una società che "lavora materiale inerte", con "precedenti e pregiudizi penali" dal falso alla truffa, dalla corruzione alle minacce, dalla violenza privata alla detenzione di materiale esplosivo. Quanto al pm Canali (definito dai carabinieri "personaggio quantomai controverso"), frequenta almeno in un'occasione Rugolo, pranzandoci (assieme a un carabiniere) il 21 gennaio 2005, "in un ristorante di Merì (Messina

Mafia, l'ultima lettera del professore suicida

di Riccardo Bocca


L'estrema denuncia di Adolfo Parmaliana, feroce accusatore della connivenza tra cosche mafiose e amministrazione, che si è tolto la vita dopo l'ennesima sconfitta. In esclusiva, la lettera scritta prima di morire
(15 ottobre 2008)

 

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LA LETTERA ORIGINALE | LA TRASCRIZIONE



La mattina del due ottobre scorso, il professor Adolfo Parmaliana è salito sulla sua Bmw 320 e ha raggiunto un viadotto dell'autostrada Messina-Palermo. Poi è sceso dall'auto e si è gettato nel vuoto, schiantandosi dopo essere precipitato per 35 metri. Un suicidio che ha fatto molto clamore, non solo in Sicilia ma nell'Italia intera: sia per il profilo di chi lo ha messo in atto, sia per le ragioni che lo hanno causato. Parmaliana, infatti, era uno stimato docente di Chimica industriale.

Ma anche un feroce accusatore di quell'intreccio affaristico-mafioso che spadroneggiava a Terme Vigliatore, paesino di sette mila abitanti senza caserma dei Carabinieri.


Anche grazie alle sue denunce, il consiglio comunale è stato sciolto nel dicembre 2005. Ma il lieto fine, per Parmaliana, non è mai arrivato.

Al contrario, il suo coraggio ha riscosso l'indifferenza, il disprezzo di chi vive di disonestà. E sul fronte della magistratura, le cose non sono andate meglio. Le indagini partite dalle sue indicazioni si sono arenate, una dopo l'altra. Finché si è giunti al paradosso: una denuncia per diffamazione recapitata allo stesso Parmaliana. A quel punto, il professore si è sentito braccato. E come gesto estremo, di fronte a un potere troppo forte, si è tolto la vita.


Lasciando dietro di sé, però, due tracce importanti.



La prima è un dossier, attualmente al vaglio della procura di Reggio Calabria (competente sui magistrati messinesi). La seconda è
una lettera di quattro pagine, trovata sul tavolo del suo studio. Un documento di straordinaria forza e drammaticità rivolto alla pubblica opinione, ai suoi familiari, agli amici più cari. Parole scritte a penna sotto al titolo La mia ultima lettera, che 'L'espresso' pubblica qui in esclusiva.


"La mia ultima lettera"
La trascrizione dell'ultima lettera del professor Parmaliana prima del suicidio
(15 ottobre 2008)

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.


Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all'Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all'Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.


Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.


Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d'animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.


Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.


Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.


Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l'università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.


Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.


Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.


Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l'ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.





“Informazione” a piccole dosi

14 ottobre 2008
…letali. A Messina i giornali non si preoccupano di dare le notizie, ma di“dosarle”. Le ammissioni di un giornalista della Gazzetta del Sud.
La sensazionalità dell’evento sta tutta nella “confessione” del giornalista che addirittura si richiama a principi etici e correttezza giornalistica.
Giornalisti (?) così entrati nella parte che il ruolo di opion makers al servizio dei potenti sembra loro la cosa più normale al mondo. Il ruolo di fedeli narratori dei fatti? Non esiste. Non pensano di dover riportare i fatti, ma piuttosto si preoccupano di non mettere in cattiva luce Tizio o Caio (se potenti).
Così non va data la notizia (botta e risposta tra Anm e Repici) ma parte di essa: l’attacco dell’Anm a Repici. Solo l’indomani quest’ultimo potrà smentire e dire la sua (previa censura su certi nomi ovviamente). 


Caro Direttore,

non è di solito mio costume replicare ai comunicati internettiani che mi riguardano, anche senza la citazione del mio nome ma con chiari riferimenti alla mia persona, che si spandono poi a macchia d’olio copiaincollando da un sito, o blog, all’altro.

In questa occasione, però, nonostante faccia (o tenti di fare) ormai da parecchi anni il cronista di giudiziaria (ecco il riferimento preciso che ingloba la valenza riconoscitiva) per la “Gazzetta del Sud”, per carità con scarsi risultati, è necessario ristabilire la verità su alcune affermazioni del legale in questione che riguardano la mia persona.

La vicenda è quella relativa al caso, o “scontro”, o “diatriba”, o come lo si voglia definire, tra il legale e l’Anm di Messina, e s’incentra sul comunicato diffuso ovunque dal legale per riferire tra l’altro del suo interloquire telefonico nel pomeriggio di sabato scorso con il sottoscritto. Ebbene, è profondamente falso e destituito da ogni fondamento, sfido chiunque a dimostrare il contrario, che io abbia “supplicato” alcuno, o abbia manifestato “imbarazzo” di qualsiasi tipo nel corso delle telefonate intercorse con il legale, e non so francamente da dove egli abbia “pescato”, probabilmente nella sua galoppante fantasia scrivente, i contorni di questo presunto “inginocchiamento telefonico”. Le suppliche le riservo a ben altri soggetti, sul banco di una chiesa.

Altro passaggio: non è affatto vero, e sfido chiunque a dimostrare il contrario, che il 10 ottobre io abbia dichiarato di “preferire di pubblicare solo la notizia dell’assemblea dei magistrati”, ma ho invece affermato che una “replica preventiva” ad un articolo ancora non pubblicato, non mi sembrava una prassi corretta sul piano deontologico, mentre era a mio modesto avviso più corretto ospitare la replica l’indomani, l’11, quando l’articolo era stato pubblicato. Io non “preferisco” nulla, ci sono delle regole, per quanto mi riguarda, nel giornalismo, che vanno rispettate.

Possedendo esclusivamente capi di abbigliamento comprati a saldo nel mio armadio, e non altro, da sempre nel mio lavoro l’unico parametro che mi ha guidato è stato quello della correttezza verso il lettore, il mio padrone, con la necessità insopprimibile di scrivere tutto quello di cui sono venuto a conoscenza, seguendo, come il legale in questione ben conosce, molti dei processi di mafia degli ultimi anni udienza dopo udienza, testimonianza dopo testimonianza, sentenza dopo sentenza.

Per esempio i processi Campagna e Alfano che, sfido chiunque a dimostrare il contrario, ho la pretesa di aver raccontato con rigore e correttezza. Quindi è per questi motivi che non consento e non consentirò mai di adombrare alcunché, comprese “suppliche” e “imbarazzi”, sull’unica cosa cui tengo nel mio “sporco” mestiere: la correttezza.
Tanto dovevo per chi ha la sfortuna di conoscermi, e per chi, altra categoria di sfortunati, ha la ventura di leggere quello che scrivo”.



Nuccio Anselmo
“La mattina del 9 ottobre – solo sette giorni dopo il suicidio di Adolfo Parmaliana e le denunce sulla malagiustizia barcellonese e messinese da lui lasciate – la giunta distrettuale messinese dell’Associazione nazionale magistrati tappezzava i muri del palazzo di giustizia di Messina con un documento da basso impero (trasmesso, oltre che al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Messina ed al Csm, anche ad un solo organo di stampa, il quotidiano Gazzetta del Sud, evidentemente eletto dalle toghe quale proprio “foglio” ufficiale) nel quale l’Anm lamentava che nella puntata di domenica scorsa della trasmissione “Blunotte” di Rai3 erano state mosse accuse generalizzate e infondate all’indirizzo dell’intera magistratura messinese.
Nel documento venivo attaccato personalmente con nome e cognome (unica persona destinataria di così garbato trattamento) e, oltre all’attribuzione a me di affermazioni fatte da altri, venivo invitato a denunciare all’Autorità giudiziaria, pena lo screditamento della mia figura, fatti che in verità avevo denunciato tantissimo tempo fa. Avuta notizia di quel documento, provvedevo a diramare una risposta, che correttamente veniva pubblicata sia dai giornali web messinesi normanno.it e tempostretto.it sia, il giorno successivo (10 ottobre), dalla Gazzetta del Sud.
L’equilibrio informativo evidentemente non è stato digerito da qualcuno. Fatto è che nella mattina dello stesso 10 ottobre si teneva una riunione di magistrati indetta dalla locale Anm, alla quale in verità presenziava solo una parte delle toghe messinesi. All’esito dell’incontro, veniva diramata dai vertici della magistratura associata una nota con la quale veniva comunicato che era stato dato mandato al presidente dell’Anm di sporgere querela nei miei confronti e che si era deciso di richiedere alla trasmissione “Blunotte” adeguato spazio per replicare alle accuse, ritenute infondate, relative alle deviazioni della giustizia a Messina.

Avuta contezza della nuova sortita dell’Anm, predisponevo un nuovo scritto di risposta, che inviavo nel tardo pomeriggio del 10 ottobre ai giornali web normanno.it e tempostretto.it (che avevano già pubblicato in rete le deliberazioni dell’Anm e che tempestivamente pubblicavano la mia nota) ed al cronista della Gazzetta del Sud, il quale ultimo, però, mi avvisava che probabilmente il suo giornale avrebbe preferito pubblicare solo la notizia dell’assemblea dei magistrati e che, nel caso, io il giorno dopo avrei avuto spazio per replicare.

Effettivamente, sabato 11 ottobre la Gazzetta del Sud dava conto delle iniziative dell’Anm (titolando anche sul preannuncio di querela contro di me) e ometteva ogni riferimento alla mia nota di replica. Conseguentemente, nel pomeriggio di quello stesso giorno inviavo a mezzo fax al direttore della Gazzetta del Sud una formale richiesta di replica, allegando una mia dichiarazione. Poco dopo, venivo contattato dal cronista che aveva firmato il pezzo uscito in mattinata: mi pregava di telefonare al suo direttore, che aveva da obiettare su un passo della mia dichiarazione, riguardante il Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata.

Chiamavo, così, Nino Calarco (direttore della Gazzetta del Sud dal 1968) ed egli mi segnalava che la mia nota poteva essere pubblicata per intero, ivi compresi i riferimenti a molti magistrati messinesi, ad eccezione delle parole riguardanti il dr. Cassata. Rispondevo a Calarco che si trattava di un’indebita censura e che era sgradevole che se ne rendesse autore proprio lui, dato che il dr. Cassata (testimoniando il 27 ottobre 2005 innanzi al Tribunale di Catania nel processo di mafia a carico di due noti magistrati messinesi) lo aveva in passato indicato come una delle tre persone di propria fiducia cui aveva consegnato un proprio memoriale riservato. Evidentemente non era stata una millanteria di Cassata: Calarco (sul cui giornale è editorialista di punta un collega d’ufficio di Cassata) è davvero ligio al ruolo di tutore del Procuratore generale di Messina. Ribadivo, comunque, fino al termine della telefonata, che io non intendevo ritoccare il mio comunicato. Venivo richiamato dopo poco dal cronista della Gazzetta del Sud, che, in grande imbarazzo, mi supplicava di trovare una mediazione sul testo.
Per non apparire chiuso al confronto (fermo restando che si trattava delle mie dichiarazioni e che, quindi, nessuno in teoria poteva aver qualcosa da obiettare), acconsentii a che venissero eliminate dal testo alcune aggettivazioni, senza però che si toccassero i nudi fatti resocontati nella nota. Venivo, però, ricontattato da quel cronista: il suo direttore non poteva e non voleva permettersi di scrivere nulla che riguardasse il dr. Cassata. Risposi come ognuno può immaginare.
Stamattina, come volevasi dimostrare, la Gazzetta del Sud ha censurato la mia replica all’Anm. I lettori hanno così potuto immaginare che l’aggressione fattami dall’Anm era fondata, non essendo stata da me contestata sulle colonne dell’unico quotidiano cittadino.
Aggiungo solo alcuni dettagli. Sulla Gazzetta del Sud di ieri è stata data notizie che il dr. Cassata è “un altro dei magistrati citato dal prof. Parmaliana nel memoriale”, di cui evidentemente la Gazzetta del Sud e qualcun altro indebitamente conosce il contenuto. Io non conosco il testo del manoscritto lasciato da Adolfo ma mi consta che accanto a quel documento si trovassero il vergognoso decreto di citazione a giudizio per diffamazione emesso contro di lui dalla Procura di Barcellona e la fotocopia dell’articolo, di matrice redazionale, pubblicato dalla Gazzetta del Sud scavalcando il cronista che si occupa della cronaca giudiziaria barcellonese.
Il sig. Calarco è quel personaggio che ebbe l’impudicizia di affermare davanti alle telecamere che, “se la mafia è in grado di realizzare il ponte sullo stretto, allora benvenuta la mafia!”. Questo è il clima alla periferia dell’impero. Fra malagiustizia e informazione asservita, cosa resta della democrazia?”
Fabio Repici 

 

Un uomo in meno, tante domande in più



Quando muore un uomo che ha combattuto la mafia ci si fanno sempre tante domande e sorgono milioni di sospetti. E’ inevitabile. Per adesso limitiamoci a ricordare. Da domani cercheremo le risposte.
I funerali del prof. Adolfo Parmaliana saranno celebrati oggi, sabato 4 ottobre 2008, alle ore 15:00 presso la Chiesa dei “Benedittini” di Terme Vigliatore. Per raggiungere il centro tirrenico bisogna uscire allo svincolo autostradale di Barcellona Pozzo di Gotto dell’autostrada A20.
Il docente, 58 anni, era titolare della cattedra di Chimica industriale all’Università di Messina. Si è suicidato lo scorso giovedì lanciandosi da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo. I Vigili del Fuoco hanno trovato la BMW 320 dell’esponente politico dei Ds di Terme Vigliatore sul viadotto di Patti Marina. All’interno un biglietto con cui chiedeva scusa alla moglie per il gesto e un riferimento ad un carteggio lasciato in studio.
Tantissime le persone che in questi giorni hanno ricordato Parmaliana, ma resta la tristezza per un lancio nel vuoto drammatico e le motivazioni, ancora tutta da decifrare, che lo hanno portato a fare ciò. Pare che nell’ultima lettera da lui scritta, ora agli atti della procura di Patti, si parli di un complotto orchestrato dai vertici della procura di Barcellona Pozzo di Gotto che non molto tempo fa l’aveva rinviato a giudizio per diffamazione.
Il professore è stato in passato anche autore di numerose denunce contro la massoneria, la mafia, i colletti bianchei, la mala amministrazione e i legami tra essi.
Intanto l’ultima lettera scritta dal docente è ora agli atti della procura di Patti. Pare si parli di un complotto orchestrato contro di lui dalla procura di Barcellona P.G.
«La triste notizia della tragica scomparsa di Adolfo Parmaliana ci ha raggelati». Così Salvatore Chiofalo, coordinatore provinciale di Sinistra Democratica, apre la sua lettera-sfogo nella quale ricorda la figura del docente universitario tragicamente scomparso nella giornata di ieri. «A distanza di diverse ore – afferma – c’è, in noi, tanta incredulità ed un solo interrogativo: come è potuto accadere, ma cosa sarà successo?».
«L’ho sempre conosciuto – aggiunge Chiofalo – come una persona scherzosa,  appagata dai molteplici successi  professionali, politici, e soprattutto, dal grande  legame familiare. Una persona aperta e socievole. Costantemente, con tenacia e caparbietà si è sempre battuto per la legalità e contro ogni forma di ingiustizia sociale  affrontando ogni ostacolo con rinnovati sentimenti di legame alla giusta causa e alle istituzioni democratiche. Sicuramente il maggiore artefice dell’azione politico-amministrativa che portò, nel 2005, allo scioglimento dell’amministrazione comunale del suo Comune: Terme Vigliatore. Un sincero Combattente contro la mafia e il malaffare che imperversa nella nostra provincia. Non sto a ricordare le sue doti intellettuali e professionali di ordinario di chimica industriale all’università dell’ateneo messinese, della sua partecipazione a tantissimi eventi con relazione e interventi, tra gli altri, su temi scottanti e di grande attualità come quelli relativi allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, della tutela del patrimonio ambientale».
«Lo ricordo – continua – ancora giovane,  militante attivista politico, del P.C.I., dopo del P.D.S.  e dei D.S. e infine di Sinistra Democratica. Ricordo con quanta passione,  ancora giovane, si impegnava  distinguendosi  nel diffondere  fiducia, speranza  ed emozioni alla sua gente  nella veste di Assessore del Comune di Terme Vigliatore. Poi, via via sempre in prima linea. Di recente nel processo di costruzione di  “Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo” il suo contributo, di incoraggiamento e di stimolo, è stato notevole. Solo dopo gli eventi politici nazionali che portarono prima alla formazione politica di Sinistra l’Arcobaleno e successivamente alla sconfitta elettorale  del 14 Aprile di quest’anno nel corso delle nostre interlocuzioni sincere,  mi è sembrato un po’ scettico e scoraggiato manifestandomi la volontà di affievolire il suo impegno politico. Mi sono sembrate, quelle di Adolfo, umori e fasi che ogni onesto politico, durante il percorso, talvolta molto ripido, subisce».

         
«Infatti – conclude Chiofalo - su nostro invito, partecipò e relazionò con la capacità che tutti gli riconosciamo alla manifestazione promossa da S.D. nel quadro della tre giorni “Sinistra Democratica in Festa”, Sabato 20 Ottobre u.s. presso i Giardini Oasi di Barcellona P.G.  sul tema “Ambiente e tutela del territorio” alla presenza del Senatore Giovanni Bellini, già componente  della commissione Ambiente del Governo Prodi. Lo ricorderemo per tutto ciò che ci lascia: Onesta intellettuale, personalità, politica intesa come servizio a favore del bene comune, disponibilità al sacrificio, fermezza di idee, passione e grande coraggio nel contrastare l’abuso e la mafia. Un militante generoso». (Tempostretto)

Sonia Alfano a nome dei componenti dell’Associazione Nazionale Famigliari Vittime di Mafia: Siamo sconvolti e sanguinanti per la morte del professore Adolfo Parmaliana.

Adolfo era stato il maggior artefice dello scioglimento del comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose ed era una delle pochissime persone che combatteva seriamente e con rigore la mafia messinese.

Siamo shokkati dal suo suicidio ma allo stesso tempo arrabbiati poichè la morte di Adolfo è da addebbitare a tutti noi ed alle multinazionali dell’antimafia che lo hanno lasciato solo creando intorno alla sua persona un vergognoso isolamento.
Ciascuno di noi ed ogni componente dell’antimafia istituzionale deve avere l’amara ed insopportabile consapevolezza che la sua morte è stata causata da tutti noi. Da chi lo ha criminosamente isolato perchè troppo “scomodo” a chi non gli è stato vicino quel tanto che bastava per evitare un simile gesto.

Le nostre non vogliono e non devono essere parole di circostanza buttate al vento. Vogliamo che ogni esponente dell’antimafia, sociale od istituzionale che sia, faccia un esame di coscienza e prenda consapevolezza di avere una parte di responsabilità in questa morte assurda ed ingiusta, così come la magistratura barcellonese tanto solerte nel rinviarlo a giudizio per diffamazione; una solerzia che forse non ha mai avuto nei confronti dei veri mafiosi contro i quali tanta parte della sua vita Adolfo aveva impiegato non riuscendo forse a sopportare la vergogna per quell’accusa di diffamazione. Un accusa mossagli con delle motivazioni ridicole: Per aver affisso un manifesto nel quale affermava che gli amministratori di Terme Vigliatore, comune sciolto per mafia grazie ad Adolfo, avrebbero dovuto vergognarsi e per aver denunciato una lottizzazione abusiva su un terreno di un componente di quella stessa amministrazione sciolta per mafia. Quanto detto e fatto da Adolfo noi lo facciamo nostro e lo sottoscriviamo. Continueremo a portare avanti quelle stesse denunce che hanno portato gli amministratori a muovergli quell’accusa infondata poichè i fatti denunciati da Adolfo sono assolutamente veri.

Alla famiglia non possiamo che promettere, almeno da parte nostra, tutta la vicinanza ed il calore di cui siamo capaci.

Adolfo era un nostro amico ed il rimorso per non essergli stati abbastanza vicini in dei momenti difficili per lui è un sentimento insopportabile che colpisce noi così come i componenti di quell’antimafia di convenienza che ha fatto di tutto per lasciarlo solo.

Organizzeremo una fiaccolata per Adolfo non solo allo scopo di ricordarlo ma sopratutto per chiedergli scusa per le nostre e le altrui mancanze e per promettergli che riusciremo a farci carico di proseguire la sua lotta.

(soniapresidente.it)
















La proposta di legge regionale, sui costi della politica, ha chiaramente messo in crisi TUTTI i “politicanti” locali affaccendati nella preparazione delle candidature per le prossime elezioni amministrative.
Tutti sappiamo a Isola delle Femmine, che la disponibilità a cariche da ricoprire e stipendi da percepire, condiziona la candidatura in una Qualsiasi lista elettorale.

Se per un attimo ci soffermiamo sulla proposta di legge approvata dalla giunta Lombardo scorgiamo che:
-La riduzione del numero degli assessori da 7 a 4;
-Il taglio alle indennità aggiuntive per sindaco e presidente del Consiglio;
-Il Gettone presenza così come i consiglieri comunali, per il VICE PRESIDENTE del Consiglio;
-L’addio all'aspettativa retribuita per gli eletti nei consigli;
-Lo stop ai permessi per i consiglieri-dipendenti che non potranno più andare in aspettativa con contributi a carico dell'ente.


Sicuramente creerà una situazione di SCOMPIGLIO in un ravvicinato futuro della vita politica amministrativa di Isola delle Femmine.

La politica è la vita della comunità sociale ed economica, e chi la gestisce e la usa esclusivamente per un proprio interesse personale e di potere dovrebbe essere buttato fuori da chi lo ha eletto.
Difficile pensarlo sapendo che chi lo ha eletto aspetta o il "favore personale" o.......
Bisognerebbe soltanto che ci accorgessimo quanto fondamentale in questo momento è il sacrificio di tutti perchè del finto benessere che alcuni si arrogano di dovere vivere, se ne può fare a meno.


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