CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, June 05, 2008




Italcementi. Incubo cassa integrazione
.:: MUCKRAKERS ::. giornale on line .:: CARRARA ::. - CHIUDE LA ITALCEMENTI DI CARRARA










Vittime del Pet-coke
Dopo il sequestro delle sedicimila tonnellate di Pet-coke da parte dei Carabinieri del NOE di Lecce all'interno dello Stabilimento ILVA, a Taranto ci si chiede quanto sia pericolosa questa sostanza.
Stefano De Pace
Fonte: LEFT - avvenimenti - settimanale dell'altritalia
http://www.avvenimentionline.it
Il pet-coke, secondo la definizione industriale, è un prodotto che si ottiene dal processo di condensazione di residui petroliferi pesanti e oleosi fino ad ottenere un residuo di consistenza diversa, spugnosa o compatta.

In sostanza il pet-coke è l'ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio".

Per la sua composizione - comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio - va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri che verrebbero inalate con gravi rischi per la salute. Il trattamento infatti (carico, scarico e deposito) del Pet-coke deve seguire le regole dettate dal decreto del Ministero della Sanità (28-4-1997) concernente il trasporto di sostanze pericolose.

L'Osha, ente statunitense per la sicurezza sul lavoro, ha fissato un limite di esposizione che non va mai superato in quanto è alta la probabilità che causi danni permanenti o la morte. Per questi motivi per esempio l'utilizzo del pet-coke è stato vietato in Giordania. L'Eni brucia il Pet-coke nella raffineria di Gela. L'uso del Pet-coke ha suscitato interrogativi sulla possibile correlazione con le malformazioni e i tumori numerosissimi nella popolazione locale. Nello stabilimento ENI di Gela i magistrati ravvisarono l'ipotesi di un "reiterato comportamento criminoso".

In Italia fino a qualche anno fa era vietato utilizzare il pet-coke come combustibile alternativo, ma ci ha pensato Berlusconi con il decreto legge 22 del 2002, poi convertito dalla legge 82 del 6 maggio 2002, a trasformare il pet-coke, molto nocivo secondo alcuni studi epidemiologici, in vero e proprio combustibile. Il decreto approvato corresse la classificazione del discusso materiale, fino ad allora considerato dalla legge Ronchi (passata sotto il primo Governo Prodi) come uno scarto tossico, confermò la tesi dell' Eni e annullò i rilievi dei periti della procura

Il Wwf intervenne dicendo che il decreto sul pet-coke diventato legge era basato su presupposti inventati ed in contrasto con la normativa europea sul riutilizzo dei sottoprodotti di lavorazione delle raffinerie e sull'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. L'elusione della normativa sui rifiuti consente su tutto il territorio nazionale l'utilizzo di uno scarto di lavorazione ad alto tenore di zolfo, di idrocarburi policiclici aromatici e di metalli pesanti (nichel e vanadio), in qualsiasi bruciatore, anche nei cementifici, senza che vengano adottate le migliori tecnologie disponibili.

In pratica la "straordinaria necessità ed urgenza" che ha indotto a suo tempo il Governo all'emanazione del provvedimento legislativo riguardava il sequestro preventivo della raffineria ENI di Gela disposto dal Tribunale a causa della violazione delle normative vigenti a tutela dell'ambiente e della salute.

Tornando a Gela, il coke da petrolio, quale residuo di produzione della raffineria, dopo il trattamento e lo stoccaggio, veniva inviato alla centrale termica per la produzione di energia, successivamente venduta all'Enel e ad altre società.

Eppure la magistratura di Gela aveva qualificato il coke come un rifiuto e quindi assoggettabile alla normativa sui rifiuti, di conseguenza la centrale termica collegata alla raffineria doveva rispettare i vincoli previsti per il funzionamento e le emissioni degli inceneritori e non la normativa disposta per le centrali elettriche alimentate con combustibili tradizionali.

Dopo nuove elezioni del 2001 a Palazzo Chigi arriva Silvio Berlusconi. La Sicilia è in subbuglio per il pet-coke e di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni La Loggia, insieme con il Ministro dell'Ambiente Matteoli, Berlusconi emana un decreto legge contenente "Disposizioni urgenti per l'individuazione della disciplina relativa all'utilizzazione del coke da petrolio negli impianti di combustione" per rasserenare gli animi... Così il pet-coke non risulta rifiuto tossico ma combustibile: miracolo! Lo sanno in tanti che è tossico, ma il governo gli ha cambiato i connotati, classificandolo come combustibile, utilizzabile quindi per alimentare il petrolchimico. I gelesi adesso "respirano" perché il pet-coke non è fuorilegge. Respirano veleno, come fanno da quarant'anni. Il decreto passa in parlamento mentre la città di Gela scioperava contro il sequestro della raffineria: la raffineria di Gela impiega circa tremila operai, l'economia di mezza città. L'ennesimo duro colpo ai sigilli della magistratura.

Il decreto del Governo Berlusconi definiva, considerato l'elevato livello tecnologico, la combustione di pet-coke nella centrale di Gela "ambientalmente" sicura in considerazione dell'importanza strategica di tale prodotto per l'occupazione e l'economia nazionale (dl 7 marzo 2002, n.22)

Nessuno, o quasi, mette in discussione l'Eni, che oggi è ancora più forte di prima. In merito all'aumento dei tumori a Gela, il Presidente della Raffineria Giorgio Lenzi, in occasione dell'incontro semestrale sull'attività del petrolchimico, ha fatto il punto sul piano di miglioramento ambientale dichiarando: «Se ci sono responsabilità accertate scientificamente, l'Eni è pronta a fare la sua parte»

Intanto, Silvio e l'ENI hanno perlomeno "legalizzato" l'inquinamento con il silenzio-assenso della sinistra e con la destra che in Sicilia non ha rivali.

Le problematica di Gela si è ovviamente riproposta in altri posti d'Italia come Gaeta, dove se porti di Napoli e di Salerno hanno da anni vietato l'arrivo di queste carboniere, Gaeta si e' trasformata in un vero e proprio centro di smistamento verso i depositi presenti nella provincia di Sessa destinati ad alimentare i cementifici delle province limitrofe. Anche qui c'è stato un blitz della Procura nel porto dove si scarica pet-coke e la faccenda continua ad animare le popolazioni locali.

Eppure nel 1991 la Capitaneria di Porto nel 1991 impose persino con due precise ordinanze l'uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l'uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino.

Le "emergenze pet-coke" non riguardano purtroppo soltanto Gela. In Sicilia, nell'isola delle Femmine, la Cementeria della Italacementi, la principale società italiana nel settore dei materiali da costruzione, utilizza questo combustibile nei cicli produttivi. Eppure l'utilizzo del pet-coke può essere consentito non con un semplice confronto sull'eventuale rispetto dei limiti di legge, ma con una valutazione completa, che tenga conto della localizzazione, delle tecnologie applicate, delle vocazioni del luogo, dello sviluppo dello stesso.

Di recente LA7 in un rotocalco ha proposto le immagini del cumulo a cielo aperto di pet-coke in località Raffo Rosso nell'Isola delle Femmine; lo stesso deposito confina con una vasta area considerata dalla Comunità Europea ad alta protezione ambientale. Il comitato cittadino "Isola Pulita" in un comunicato stampa si è chiesto come faranno i dirigenti dell'Assessorato Territorio Ambiente che dovranno elaborare il loro parere all'interno dell'istruttoria A.I.A. della Italcementi, sono gli stessi dirigenti impegnati ad elaborare piani per la qualità dell'aria, che secondo informazioni di stampa e televisioni sembrano copiati totalmente da piani elaborati in precedenza dall'Assessorato Regione Veneto. Misteri della Politica.

Definiva Gela "una delle città più martoriate di un martoriato Mezzogiorno d'Italia" l'attuale Presidente della Regione Puglia, in una interrogazione parlamentare dai i banchi di rifondazione comunista. I fatti di Gela erano allora paragonabili, secondo Vendola, a quelli di Porto Marghera o in forme differenti a quelli di Brindisi, Manfredonia, Taranto e tante parti d'Italia, soprattutto del Mezzogiorno.

L'allora deputato Vendola prese posizione contro quel difficile conflitto tra le ragioni del lavoro e quelle dell'ambiente e della salute dei cittadini, con l'aggravante che a Gela 3.000 posti di lavoro rappresentavano tanta parte dell'economia di quella città.

Oggi il Presidente della Regione Puglia probabilmente rileggendo quella sua missiva sentirebbe il peso degli anni e della lotta. Di quella strana e anomala differenza fra attività di opposizione e di governo che sta al centro della vita democratica del nostro paese.

Nichi Vendola illustrava i successi della bonifica del distretto più industrializzato d'Europa, quello della Ruhr, dove si è stati in grado - senza perdere un posto di lavoro - di realizzare una bonifica straordinaria, anche in termini di riconversione industriale. Un sogno che Vendola rincorre ancora oggi con le bonifiche sui territori di Brindisi e Taranto devastati da decenni di industrialismo selvaggio.

Il Governo Berlusconi, secondo Vendola, all'epoca si rifugiò in un atto di copertura dell'ENI, emanando decreto di classificazione del pet-coke che smise improvvisamente di essere rifiuto per diventare combustibile. Un decreto che serviva semplicemente a formalizzare il prolungamento dell'agonia dello stabilimento di Gela.

"Una matassa veramente ingarbugliatissima di interessi e di beni che sono in gioco e che non dovrebbero essere posti in alternativa", in questo modo Vendola definiva la contraddittorietà dei plausi del mondo sindacale presente sul territorio che accoglieva con favore il provvedimento del Governo Berlusconi che stringeva la mano all'ENI che pur avendo disatteso gli interventi di risanamento che era tenuta a realizzare vinse una battaglia importantissima.

Nessuna richiesta di garanzia dei posto di lavoro per tutti i dipendenti diretti, per tutti i lavoratori dell'indotto e per tutti i dipendenti che sono da tempo a rischio di licenziamento; nessuna garanzia della retribuzione di fronte a una gravissima situazione che quei lavoratori che pagheranno anche con uno stillicidio di malattie tumorali; nessun impegno ad investire massicciamente in termini di bonifica ambientale e di lavoro ecocompatibile.

A Taranto invece a lanciare l'allarme è stato proprio il Sindaco Ezio Stefàno chiedendo all'Arpa Puglia di effettuare monitoraggi nei rioni Tamburi e Paolo VI.

Parallelamente la magistratura ha fatto scattare un'inchiesta, grazie ai carabinieri del Noe e all'Agenzia dogane. Le contestazioni della magistratura partono da un'indagine fiscale: circa seimila tonnellate di pet-coke, stoccate nell'Italcave sequestrate per presunte irregolarità.

La richiesta di del Sindaco deriva dalla notizia secondo la quale "per circa un decennio e solo fino a pochi giorni fa; numerosi autocarri sono stati adibiti giornalmente alla movimentazione del pet-coke dal porto al luogo di stoccaggio (l'Italcave, in territorio di Statte) e di qui alle varie cementerie dislocate nel Sud dell'Italia, prima fra tutte la Cementir di Taranto".

Eppure nel verbale di accordo sindacale fra la Cementir e i sindacati del 20 Marzo 2002, si parla di "salvaguardia degli impianti", le Parti concordano che le situazioni di conflittualità non devono compromettere la funzionalità e la vita tecnica degli stessi, dietro strani algoritmi si parla di incentivi e premi di produzione per gli operai ma nessuna parola riguardante il pet-coke, nemmeno un commento relativo all'impatto della sostanza sulla salute dei lavoratori.

In Puglia oltre alla Cementir ci sono altre 2 cementerie situate a Barletta e Galatina. Nella vicina Matera c'è una cementeria della Italcementi. Taranto quindi risulterebbe un porto hub per la movimentazione di una sostanza altamente cancerogena come il pet-coke.

Le dichiarazioni del Sindaco di Taranto e la notizia del sequestro tornano a generare preoccupazione fra le popolazioni. L'indagine giudiziaria è cominciata dalla scoperta di una partita di pet-coke proveniente dallo stabilimento gelese, transitata in Puglia e destinata alla commercializzazione estera. Per gli inquirenti, quel tipo di Pet-coke non sarebbe legale, superando la soglia del 6% di zolfo.

I Carabinieri del NOE di Lecce hanno sequestrato, presso uno stabilimento siderurgico di Taranto, circa 16.000 tonnellate di pet-coke. Si tratta di materiale importato dagli Stati Uniti e destinato alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Contestualmente, i militari hanno denunciato il legale rappresentante dello stabilimento per aver effettuato deposito di pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del rifiuto destinandolo ad un impiego diverso da quello previsto.

Ad oggi non è dato sapere in che termini si è discusso del pet-coke Ilva e se per caso qualcuno si è espresso contro il suo uso nella cokeria all'interno di un costituendo gruppo ristretto con funzioni istruttorie, nel quale si discute a porte chiuse. Tutto ciò non fa ben sperare la città di Taranto, la pubblicizzazione dei componenti di questo gruppo e del loro operato garantirebbe invece maggiore trasparenza ai cittadini di Taranto e all'intera Regione Puglia.

Adesso - in fase di rinnovo delle autorizzazioni ambientali (AIA) - istituzioni e organi tecnici dovrebbero fissare limiti precisi (ed "europei") per tutti gli inquinanti, pet-coke compreso: lo faranno?

Note:
Vedi anche: http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/gela/gela/gela.html


Accesso informazioni ambientali, nuove regole interne Ue
Milano, 04 giugno 2008


Dettate dalla Commissione europea le nuove regole che Istituzioni ed Organi comunitari devono osservare per garantire l'accesso del pubblico alle informazioni ambientali in ossequio alla Convenzione di Aarhus.

Le nuove regole, recate dalla decisione 2008/401/Ce, sono state adottate sulla base del regolamento Ce n. 1367/2006, il provvedimento che ha tradotto sul piano comunitario la convenzione internazionale firmata nel giugno 1998 nella città danese di Aarhus da oltre 20 Paesi - tra cui l'Ue - con l'obiettivo di favorire la partecipazione dei cittadini alla tutela dell'ecosistema attraverso l'accesso ad informazioni, attività decisionali e giustizia ambientale.

(Vincenzo Dragani)

http://www.reteambiente.it/ra/normativa/news/0899_decce401_08_news.htm#up





Regolamento 1367/2006/Ce (Accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia in materia ambientale - Applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari)

04 giugno 2008



Decisione Commissione Ce n. 40172008/Ce, Euratom (Regolamento 1367/2006/Ce - Modifica regolamento interno istituzioni Ue)





Commissione delle Comunità europee
Decisione 30 aprile 2008 n. 401/2008/Ce, Euratom

(Guue 30 maggio 2008 n. L 140)



Decisione della Commissione del 30 aprile 2008 che modifica il suo regolamento interno per quanto riguarda le modalità di applicazione del regolamento (Ce) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (2008/401/Ce, Euratom)

La Commissione delle Comunità europee,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 218, paragrafo 2,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 131,
visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 28, paragrafo 1, e l'articolo 41, paragrafo 1,
considerando quanto segue:
(1) Il regolamento (Ce) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, istituisce disposizioni per l'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi ambientali nonché sul riesame interno e l'accesso alla giustizia in materia ambientale.
(2) A norma dell'articolo 13 del regolamento (Ce) n. 1367/2006, se necessario, le istituzioni e gli organi comunitari adeguano i propri regolamenti interni alle disposizioni del regolamento in questione.
(3) A norma dell'articolo 7 del regolamento (Ce) n. 1367/2006, nel caso in cui riceva una richiesta di accesso ad informazioni ambientali che non sono in suo possesso, l'istituzione o l'organo comunitario interpellato deve indicare al richiedente, almeno entro 15 giorni lavorativi, l'istituzione o l'organo comunitario o l'autorità pubblica che detiene le informazioni richieste. Non esiste una disposizione analoga nel regolamento (Ce) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione né nelle modalità di applicazione di questo regolamento alla Commissione istituite nel suo regolamento interno modificato con decisione 2001/937/Ce, Ceca, Euratom della Commissione. Sarebbe pertanto opportuno integrare una disposizione specifica a tale regolamento interno per quanto riguarda l'accesso alle informazioni ambientali che non sono detenute dalla Commissione.
(4) Per quanto riguarda la partecipazione del pubblico, a norma dell'articolo 9 del regolamento (Ce) n. 1367/2006 le istituzioni e gli organi comunitari prevedono tempestivamente opportunità concrete per il pubblico di partecipare all'elaborazione, alla modifica o alla revisione di programmi o piani in materia ambientale quando tutte le possibilità sono ancora aperte. Le modalità della partecipazione del pubblico sono indicate ai paragrafi 3, 4 e 5 del suddetto articolo. Per quanto riguarda la Commissione, la comunicazione "Principi generali e requisiti minimi per la consultazione delle parti interessate ad opera della Commissione" definisce disposizioni generali in merito. Tali disposizioni devono essere applicate da tutti i servizi della Commissione ai fini della preparazione, modifica e riesame dei piani e dei programmi in materia di ambiente.
(5) Il titolo IV del regolamento (Ce) n. 1367/2006 stabilisce disposizioni sul riesame interno degli atti amministrativi e in caso di omissioni amministrative, la cui attuazione richiede l'adozione di modalità d'applicazione da parte della Commissione.
(6) Per dare effetto all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (Ce) n. 1367/2006, una guida pratica deve informare il pubblico dei diritti che il suddetto regolamento gli conferisce.
(7) Il regolamento interno deve essere modificato di conseguenza.
(8) A norma dell'articolo 13 del regolamento (Ce) n. 1367/2006, la presente decisione si applica a decorrere dal 28 giugno 2007,

Decide:

Articolo 1
Il testo che figura in allegato alla presente decisione è aggiunto al regolamento interno.

Articolo 2
Data di applicazione
La presente decisione si applica a decorrere dal 28 giugno 2007.

Fatto a Bruxelles, il 30 aprile 2008.



Allegato
Modalità di applicazione del regolamento (Ce) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale

Articolo 1
Accesso alle informazioni ambientali
Il periodo di 15 giorni lavorativi di cui all'articolo 7 del regolamento (Ce) n. 1367/2006 decorre dalla data di registrazione della domanda da parte del servizio responsabile della Commissione.

Articolo 2
Partecipazione del pubblico
Ai fini dell'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento (Ce) n. 1367/2006, la Commissione garantisce la partecipazione del pubblico secondo quanto stabilito nella comunicazione "Principi generali e requisiti minimi per la consultazione delle parti interessate ad opera della Commissione" (*).

Articolo 3
Richiesta di riesame interno
Le richieste di riesame interno di un atto amministrativo o riguardanti un'omissione di natura amministrativa sono inviate per posta, via fax o per posta elettronica al servizio responsabile dell'applicazione della disposizione in base alla quale è stato adottato l'atto amministrativo o rispetto alla quale si presume vi sia stata un'omissione amministrativa.
I dati necessari per l'invio sono resi noti al pubblico con tutti i mezzi opportuni.
Se la richiesta è inviata ad un servizio diverso da quello incaricato del riesame, il primo trasmette la richiesta al servizio responsabile.
Qualora il servizio responsabile del riesame non sia la Direzione generale "Ambiente", tale servizio informa quest'ultima della richiesta pervenuta.

Articolo 4
Decisioni riguardanti l'ammissibilità delle richieste di riesame interno
1. Non appena la richiesta di riesame interno viene registrata, all'organizzazione non governativa che l'ha presentata viene inviata una ricevuta, eventualmente in forma elettronica.
2. Il servizio della Commissione interessato determina se l'organizzazione non governativa è legittimata a presentare una richiesta di riesame interno a norma della decisione 2008/50/Ce della Commissione (**).
3. Ai sensi dell'articolo 14 del regolamento interno la facoltà di decidere dell'ammissibilità di una richiesta di riesame interno è delegata al direttore generale o al capo del servizio responsabile.
Le decisioni riguardanti l'ammissibilità della richiesta riguardano tutte le decisioni relative alla legittimazione, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, dell'organizzazione non governativa autrice della richiesta, alla presentazione della richiesta entro i termini come indicato all'articolo 10, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (Ce) n. 1367/2006 e all'indicazione e alla motivazione della richiesta, a norma dell'articolo 1, paragrafi 2 e 3, della decisione 2008/50/Ce.
4. Se il direttore generale o il capo del servizio di cui al paragrafo 3 ritiene che la richiesta di riesame interno non sia ammissibile, in tutto o in parte, l'organizzazione non governativa che l'ha presentata è informata per iscritto, eventualmente per via elettronica, delle motivazioni alla base della decisione.

Articolo 5
Decisioni riguardanti il merito delle richieste di riesame interno
1. Qualsiasi decisione in base alla quale si determini che l'atto amministrativo di cui si chiede il riesame interno, o l'omissione amministrativa presunta, violi il diritto ambientale è adottata dalla Commissione.
2. Ai sensi dell'articolo 13 del regolamento interno, il membro della Commissione responsabile di applicare le disposizioni in base alle quali è stato adottato l'atto amministrativo interessato o rispetto alle quali si presume l'omissione amministrativa ha la facoltà di decidere che l'atto amministrativo di cui si chiede il riesame interno, o l'omissione amministrativa presunta, non viola il diritto ambientale.
È vietato subdelegare le facoltà conferite a norma del primo comma.
3. L'organizzazione non governativa che ha presentato la richiesta è informata dell'esito del riesame per iscritto, eventualmente per via elettronica, e delle relative motivazioni.

Articolo 6
Mezzi di impugnazione
Tutte le risposte finalizzate ad informare l'organizzazione non governativa che la richiesta non è ammissibile, in tutto o in parte, o che l'atto amministrativo di cui si chiede il riesame interno, o l'omissione amministrativa presunta, non viola il diritto ambientale contengono informazioni sui mezzi di impugnazione di cui dispone l'organizzazione non governativa, in particolare l'istruzione di un procedimento giudiziario nei confronti della Commissione o la presentazione di una denuncia al Mediatore o entrambe, secondo quanto stabilito rispettivamente dagli articoli 230 e 195 del trattato Ce.

Articolo 7
Informazione al pubblico
Una guida pratica fornisce le opportune informazioni al pubblico sui diritti di cui gode a norma del regolamento (Ce) n. 1367/2006.


http://www.reteambiente.it/ra/normativa/istituzioni/2719_DecCe401_08_vige.htm




Parlamento europeo e Consiglio Ue
Regolamento 6 settembre 2006, n. 1367/2006/Ce

(Guue 25 settembre 2006 n. L 264)



Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale



Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),
previa consultazione del Comitato delle regioni,
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato,
visto il progetto comune approvato il 22 giugno 2006 dal comitato di conciliazione (2),
considerando quanto segue:
(1) La normativa comunitaria in materia ambientale è destinata a contribuire fra l'altro alla salvaguardia, alla tutela e al miglioramento della qualità dell'ambiente e alla protezione
della salute umana, promuovendo cosi uno sviluppo sostenibile.
(2) Il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (3) sottolinea l'importanza di fornire adeguate informazioni sull'ambiente e di offrire al pubblico effettive possibilità di partecipare al processo decisionale in materia ambientale, in modo da accrescere la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale e contribuire a rafforzare la consapevolezza e il sostegno del pubblico nei confronti delle decisioni adottate. Al pari dei programmi precedenti (4), il sesto programma promuove un'attuazione e un'applicazione più efficaci della normativa comunitaria nel campo della tutela dell'ambiente, in particolare attraverso il controllo del rispetto delle norme comunitarie e l'adozione di misure per contrastare le violazioni della normativa ambientale comunitaria.
(3) Il 25 giugno 1998 la Comunità ha firmato la convenzione della commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (Unece) sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (in seguito denominata "convenzione di Aarhus"). La Comunità ha approvato la convenzione di Aarhus il 17 febbraio 2005 (5). È opportuno adeguare le norme di diritto comunitario alle disposizioni della convenzione.
(4) La Comunità ha già adottato una esauriente normativa in costante evoluzione che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi della convenzione di Aarhus. Occorrerebbe adottare le misure necessarie per applicare le disposizioni della convenzione alle istituzioni e agli organi comunitari.
(5) È opportuno disciplinare i tre pilastri della convenzione di Aarhus, vale a dire accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico ai processi decisionali e accesso alla giustizia in materia ambientale, in un unico atto normativo e stabilire disposizioni comuni per quanto riguarda gli obiettivi e le definizioni. Ciò contribuisce a razionalizzare la normativa e ad accrescere la trasparenza delle misure di attuazione adottate a livello delle istituzioni e degli organi comunitari.
(6) Il principio generale è che i diritti garantiti dai tre pilastri della convenzione di Aarhus sono senza discriminazioni sulla cittadinanza, sulla nazionalità o sulla residenza.
(7) La convenzione di Aarhus detta una definizione molto ampia di "autorità pubblica". L'idea di fondo è che ogniqualvolta viene esercitato il potere pubblico, gli individui e le loro organizzazioni dovrebbero godere di determinati diritti. È pertanto necessario che le istituzioni e gli organi comunitari soggetti alle disposizioni del presente regolamento siano definiti in modo altrettanto ampio e funzionale. In base alla convenzione di Aarhus, si possono escludere dall'ambito di applicazione della convenzione le istituzioni e gli organi comunitari che agiscono nell'esercizio del potere giudiziario o legislativo. Tuttavia, per motivi di coerenza con il regolamento (Ce) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (6), le disposizioni relative all'accesso a informazioni ambientali dovrebbero applicarsi alle istituzioni ed agli organi comunitari che agiscono nell'esercizio del potere legislativo.
(8) La definizione di "informazioni ambientali" nel presente regolamento comprende le informazioni sullo stato dell'ambiente disponibili in qualsiasi forma. La definizione, che è stata armonizzata con quella adottata nella direttiva 2003/4/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/Cee del Consiglio (7), ha lo stesso contenuto della definizione prevista dalla convenzione di Aarhus. La definizione di "documenti " di cui al regolamento (Ce) n. 1049/2001 comprende le informazioni ambientali quali definite nel presente regolamento.
(9) È opportuno che il presente regolamento fornisca una definizione di "piani e programmi" tenendo conto delle disposizioni della convenzione di Aarhus, mantenendo un parallelismo con l'impostazione seguita in relazione agli obblighi imposti agli Stati membri dalla normativa comunitaria vigente. Occorrerebbe definire i "piani e programmi in materia ambientale" in relazione al loro contributo al conseguimento degli obiettivi e delle priorità della politica ambientale comunitaria o alla loro capacita di incidere significativamente sulla realizzazione di tali obiettivi e priorità. Il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente stabilisce gli obiettivi della politica ambientale comunitaria e le azioni previste per conseguire tali obiettivi nell'arco di dieci anni a partire dal 22 luglio 2002. Un nuovo programma di azione in materia ambientale dovrebbe essere adottato alla fine di tale periodo.
(10) Trattandosi di una disciplina in costante evoluzione, la definizione di diritto ambientale dovrebbe riferirsi agli obiettivi della politica comunitaria sull'ambiente, quali figurano nel trattato.
(11) È opportuno che gli atti amministrativi di portata individuale possano essere soggetti a ricorso interno qualora abbiano effetti esterni e giuridicamente vincolanti. Allo stesso modo, dovrebbero poter essere soggette a ricorso le omissioni, nel caso in cui il diritto ambientale preveda un obbligo di adottare un atto amministrativo. Dato che gli atti adottati dalle istituzioni o dagli organi comunitari nell'esercizio del potere giudiziario o legislativo possono essere esclusi, si dovrebbero egualmente escludere le procedure di inchiesta nelle quali le istituzioni o gli organi comunitari agiscano in qualità di organi di controllo amministrativo ai sensi delle disposizioni del trattato.
(12) La convenzione di Aarhus impone l'accesso del pubblico alle informazioni ambientali sia su richiesta di quest'ultimo, sia nel quadro di una politica di diffusione attiva delle informazioni ad opera delle autorità soggette alle sue disposizioni. Il regolamento (Ce) n. 1049/2001 si applica al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione, nonché alle agenzie e agli organi simili istituiti da atti normativi comunitari. Il regolamento stabilisce una serie di norme che sono in larga misura conformi alle disposizioni della convenzione di Aarhus. È necessario estendere l'applicazione del regolamento (Ce) n. 1049/2001 a tutte le altre istituzioni e agli altri organi comunitari.
(13) Nelle materie in cui le disposizioni della convenzione di Aarhus non sono riprese, in tutto o in parte, nel regolamento (Ce) n. 1049/2001, è necessario adottare le pertinenti disposizioni, con particolare riferimento alla raccolta e alla diffusione delle informazioni ambientali.
(14) Affinché il diritto di accesso del pubblico alle informazioni ambientali sia effettivo e indispensabile che le informazioni fornite siano di buona qualità. È quindi opportuno introdurre regole che impongano alle istituzioni e agli organi comunitari di assicurare tale qualità.
(15) Le eccezioni previste dal regolamento (Ce) n. 1049/2001 dovrebbero trovare applicazione, fatte salve eventuali disposizioni più specifiche del presente regolamento in materia di richieste di informazioni ambientali. Le motivazioni di rifiuto per quanto riguarda l'accesso alle informazioni ambientali dovrebbero essere interpretate in modo restrittivo, tenendo conto dell'interesse pubblico che la rivelazione di dette informazioni persegue e valutando se le informazioni richieste riguardano le emissioni nell'ambiente. I termini "interessi commerciali" abbracciano accordi in materia di riservatezza conclusi da istituzioni o organismi che agiscono a titolo di istituto bancario.
(16) Ai sensi della decisione n. 2119/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 1998, che istituisce una rete di sorveglianza epidemiologica e di controllo delle malattie trasmissibili nella Comunità (8), è già stata istituita a livello comunitario una rete destinata a promuovere la cooperazione e il coordinamento tra gli Stati membri, con l'assistenza della Commissione, al fine di migliorare la prevenzione e il controllo di una serie di malattie trasmissibili. La decisione n. 1786/2002/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio (9), adotta un programma comunitario di azione nel campo della salute pubblica che integra le politiche nazionali in materia. Il miglioramento delle informazioni e delle conoscenze per promuovere la salute pubblica e rafforzare la capacita di rispondere rapidamente e in modo coordinato alle minacce per la salute fa parte integrante di questo programma ed è un obiettivo totalmente conforme alle disposizioni della convenzione di Aarhus. Pertanto, il presente regolamento dovrebbe applicarsi fatte salve le decisioni n. 2119/98/Ce e n. 1786/2002/Ce.
(17) La convenzione di Aarhus impone alle parti di adottare le disposizioni atte a consentire al pubblico di partecipare all'elaborazione dei piani e dei programmi in materia ambientale. Tali disposizioni devono prevedere termini ragionevoli per informare il pubblico del processo decisionale in materia ambientale in questione. Per essere effettiva, la partecipazione del pubblico deve avvenire in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili. In sede di adozione delle disposizioni relative alla partecipazione del pubblico, le istituzioni e gli organi comunitari dovrebbero individuare il pubblico ammesso a partecipare. La convenzione di Aarhus impone inoltre alle parti di adoperarsi, nella misura opportuna, per consentire al pubblico di partecipare all'elaborazione delle politiche in materia ambientale.
(18) L'articolo 9, paragrafo 3, della convenzione di Aarhus prevede l'accesso a procedure di ricorso di natura giurisdizionale e non avverso gli atti e le omissioni dei privati e delle pubbliche autorità che violano le norme di diritto ambientale. Le disposizioni sull'accesso alla giustizia dovrebbero essere compatibili con il trattato. In questo contesto, è opportuno che il presente regolamento si applichi esclusivamente agli atti e alle omissioni delle pubbliche autorità.
(19) Per assicurare mezzi di impugnazione adeguati e efficaci, compresi quelli esperibili dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee ai sensi delle pertinenti disposizioni del trattato, è opportuno che l'istituzione o l'organo comunitario che ha emanato l'atto oggetto di impugnazione o, in caso di presunta omissione, che avrebbe dovuto emanarlo, abbia la possibilità di riconsiderare la propria decisione o, nel caso di un comportamento omissivo, di adottare il provvedimento richiesto.
(20) Le organizzazioni non governative attive nel campo della tutela dell'ambiente che soddisfino determinati criteri, in particolare finalizzati ad assicurare che siano organizzazioni indipendenti e affidabili che abbiano dimostrato che il loro obiettivo primario e promuovere la protezione dell'ambiente, dovrebbero essere legittimate a richiedere una revisione interna a livello comunitario di atti adottati nel quadro della legislazione ambientale o di omissioni da parte di un'istituzione o organo comunitario di deliberare in materia di legislazione ambientale nella prospettiva di un riesame da parte dell'istituzione o organo in questione.
(21) Nel caso in cui una richiesta di riesame interno non sia stata accolta, le organizzazioni non governative interessate dovrebbero avere la possibilità di proporre ricorsi in materia ambientale dinanzi alla Corte di giustizia ai sensi delle pertinenti disposizioni del trattato.
(22) Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti dall'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, come rispecchiati nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 37,

Hanno adottato il presente regolamento:

Titolo I
Disposizioni generali

Articolo 1
Obiettivo
1. L'obiettivo del presente regolamento è quello di contribuire all'adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione Unece sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, di seguito denominata "convenzione di Aarhus", stabilendo le regole per applicare le disposizioni della convenzione alle istituzioni e agli organi comunitari, e a tal fine:
a) garantisce al pubblico il diritto di accesso alle informazioni ambientali ricevute o elaborate dalle istituzioni o dagli organi comunitari e da essi detenute, e definisce le condizioni generali e le modalità pratiche per l'esercizio di tale diritto;
b) assicura la progressiva disponibilità e diffusione al pubblico delle informazioni ambientali per garantirne la più ampia possibile disponibilità e diffusione sistematica al pubblico, promuovendo in particolare, a tal fine, l'uso di tecnologie di telecomunicazione informatica e/o elettronica, se disponibili;
c) prevede la partecipazione del pubblico riguardo all'elaborazione di piani e programmi in materia ambientale;
d) prevede l'accesso alla giustizia in materia ambientale a livello comunitario alle condizioni stabilite dal presente regolamento.
2. Nell'applicare le disposizioni del presente regolamento, le istituzioni e gli organi comunitari si adoperano per fornire assistenza e orientamento al pubblico con riguardo all'accesso alle informazioni, alla partecipazione ai processi decisionali e all'accesso alla giustizia in materia ambientale.

Articolo 2
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento, si intende per:
a) "richiedente": qualsiasi persona fisica o giuridica che chiede informazioni ambientali;
b) "pubblico": una o più persone fisiche o giuridiche, nonché le associazioni, le organizzazioni o i gruppi costituiti da tali persone;
c) "istituzioni o organi comunitari": le istituzioni, gli organi, le agenzie o gli uffici pubblici istituiti dal trattato o sulla base del medesimo, salvo qualora agiscano nell'esercizio del potere giudiziario o legislativo. Tuttavia, le disposizioni del titolo II si applicano alle istituzioni o agli organi comunitari che agiscono nell'esercizio del potere legislativo.
d) "informazioni ambientali": qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualunque altra forma materiale riguardante:
i) lo stato degli elementi dell'ambiente quali l'aria e l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, il paesaggio e i siti naturali, comprese le zone umide, le zone costiere e marine, la biodiversità e le sue componenti, compresi gli organismi geneticamente modificati, nonché l'interazione fra questi elementi;
ii) fattori quali le sostanze, l'energia, il rumore, le radiazioni o i rifiuti, compresi quelli radioattivi, le emissioni, gli scarichi e altri rilasci nell'ambiente, che incidono o possono incidere sugli elementi dell'ambiente di cui al punto i);
iii) le misure (compresi i provvedimenti amministrativi) quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori di cui ai punti i) e ii), nonché le misure o le attività intese a proteggere i suddetti elementi;
iv) i rapporti sull'attuazione della normativa ambientale;
v) le analisi costi-benefici ed altre analisi e ipotesi economiche utilizzate nell'ambito delle misure e attività di cui al punto iii);
vi) lo stato di salute e la sicurezza umana, compresa la contaminazione della catena alimentare, se del caso, le condizioni di vita delle persone, i siti e gli edifici di interesse culturale, nella misura in cui siano o possano essere influenzati dallo stato degli elementi dell'ambiente di cui al punto i) o, attraverso tali elementi, da uno qualsiasi dei fattori di cui ai punti ii) e iii);
e) "piani e programmi in materia ambientale", i piani e i programmi:
i) elaborati ed eventualmente adottati da un'istituzione o da un organo comunitario;
ii) previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative; e
iii) che contribuiscono o possono incidere significativamente sulla realizzazione degli obiettivi della politica ambientale comunitaria stabiliti nel sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente o in successivi programmi d'azione generali in materia ambientale.
Si considerano piani e programmi in materia ambientale anche i programmi d'azione generali in materia ambientale.
La definizione non comprende i piani e i programmi finanziari o di bilancio, in particolare quelli che stabiliscono come debbano essere finanziati progetti o attività particolari o quelli relativi ai bilanci annuali proposti, i programmi di lavoro interni delle istituzioni o organi comunitari o i piani e programmi di emergenza destinati esclusivamente a scopi di protezione civile;
f) "diritto ambientale": la normativa comunitaria che, a prescindere dalla base giuridica, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi della politica comunitaria in materia ambientale, stabiliti nel trattato: salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente, protezione della salute umana, utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a livello regionale o mondiale;
g) "atto amministrativo": qualsiasi provvedimento di portata individuale nell'ambito del diritto ambientale adottato da un'istituzione o da un organo comunitari e avente effetti esterni e giuridicamente vincolanti;
h) "omissione amministrativa": la mancata adozione di un atto amministrativo di cui alla lettera g) da parte di un'istituzione o organo comunitario.
2. Gli atti e le omissioni di natura amministrativa non comprendono le misure adottate dalle istituzioni o dagli organi comunitari o le loro omissioni, in qualità di organi di controllo amministrativo, in applicazione delle seguenti disposizioni del trattato:
a) articoli 81, 82, 86 e 87 (regole di concorrenza);
b) articoli 226 e 228 (procedura di infrazione);
c) articolo 195 (ricorsi al mediatore);
d) articolo 280 (procedimenti dinanzi all'Olaf).

Titolo II
Accesso alle informazioni ambientali

Articolo 3
Applicazione del regolamento (Ce) n. 1049/2001
Il regolamento (Ce) n. 1049/2001 si applica a tutte le richieste di accesso alle informazioni ambientali detenute dalle istituzioni è dagli organi comunitari senza discriminazioni basate sulla cittadinanza, la nazionalità o la residenza del richiedente e, qualora si tratti di persone giuridiche, sull'ubicazione della sede legale o del centro effettivo delle loro attività.
Ai fini del presente regolamento, il termine "istituzione" di cui al regolamento (Ce) n. 1049/2001 deve intendersi come "istituzione o organo comunitario".

Articolo 4
Raccolta e diffusione delle informazioni ambientali
1. Le istituzioni e gli organi comunitari organizzano le informazioni ambientali in loro possesso e attinenti alle loro funzioni ai fini della diffusione attiva e sistematica presso il pubblico, in particolare mediante le tecnologie telematiche e/o elettroniche, a norma dell'articolo 11, paragrafi 1 e 2, e dell'articolo 12 del regolamento (Ce) n. 1049/2001. Essi assicurano la progressiva disponibilità delle informazioni ambientali in banche dati elettroniche facilmente accessibili al pubblico attraverso le reti pubbliche di telecomunicazioni. A tal fine, introducono dette informazioni in loro possesso in apposite banche dati che dotano di sistemi d'interrogazione e altri strumenti informatici destinati ad aiutare il pubblico a trovare le informazioni richieste.
Le informazioni messe a disposizione mediante tecnologie telematiche e/o elettroniche non devono necessariamente comprendere le informazioni raccolte prima dell'entrata in vigore del presente regolamento, a meno che non siano già disponibili in formato elettronico. Le istituzioni e gli organi comunitari indicano, per quanto possibile, dove si trovano le informazioni raccolte prima dell'entrata in vigore del presente regolamento che non sono disponibili in formato elettronico.
Le istituzioni e gli organi comunitari compiono ogni ragionevole sforzo per conservare le informazioni ambientali in loro possesso in forme o formati facilmente riproducibili e consultabili tramite reti di telecomunicazione informatica o altri mezzi elettronici.
2. Le informazioni ambientali da mettere a disposizione e divulgare vengono opportunamente aggiornate. In aggiunta ai documenti di cui all'articolo 12, paragrafi 2 e 3, e all'articolo 13, paragrafi 1 e 2 del regolamento (Ce) n. 1049/2001, le banche dati o i registri comprendono quanto segue:
a) testi di trattati, convenzioni o accordi internazionali e legislazione comunitaria riguardanti direttamente o indirettamente l'ambiente e di politiche, piani e programmi in materia ambientale;
b) relazioni sullo stato di attuazione degli elementi di cui alla lettera a) qualora elaborati o detenuti in forma elettronica dalle istituzioni o organi comunitari;
c) passi compiuti nelle procedure di infrazione al diritto comunitario a partire dalla fase di parere motivato ai sensi dell'articolo 226, paragrafo 1, del trattato;
d) relazioni sullo stato dell'ambiente, come previsto dal paragrafo 4;
e) dati o sintesi di dati ricavati dal monitoraggio delle attività che incidono o possono incidere sull'ambiente;
f) autorizzazioni, con impatto significativo sull'ambiente, e accordi ambientali, o indicazione del luogo in cui è possibile chiedere o consultare tali informazioni;
g) studi sull'impatto ambientale e valutazioni dei rischi relativi agli elementi ambientali, o indicazione del luogo in cui è possibile chiedere o consultare tali informazioni.
3. Ove opportuno, le istituzioni e gli organi comunitari possono adempiere agli obblighi di cui ai paragrafi 1 e 2 creando collegamenti a siti Internet nei quali è possibile reperire le informazioni.
4. La Commissione provvede affinché, ad intervalli periodici non superiori a quattro anni, sia pubblicata e diffusa una relazione sullo stato dell'ambiente, contenente informazioni sulla sua qualità e sulle pressioni a cui è sottoposto.

Articolo 5
Qualità delle informazioni ambientali
1. Nei limiti delle loro possibilità, le istituzioni e gli organi comunitari garantiscono che tutte le informazioni da essi raccolte o raccolte per loro conto siano aggiornate, precise e comparabili.
2. Su esplicita domanda, le istituzioni e gli organi comunitari specificano al richiedente dove possono essere ottenute, se disponibili, informazioni sulle procedure di misurazione utilizzate per raccogliere le informazioni, compresi i metodi di analisi, campionamento e preparazione dei campioni. In alternativa, essi possono rinviarli alla procedura standardizzata utilizzata.

Articolo 6
Applicazione delle eccezioni relative alla richiesta di accesso alle informazioni ambientali
1. Per quanto concerne l'articolo 4, paragrafo 2, primo e terzo trattino, del regolamento (Ce) n. 1049/2001, eccezion fatta per le indagini, in particolare quelle relative ad una possibile violazione della normativa comunitaria, si ritiene che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione qualora le informazioni richieste riguardino emissioni nell'ambiente. Circa le altre eccezioni di cui all'articolo 4 del regolamento (Ce) n. 1049/2001, i motivi del rifiuto di accesso vanno interpretati in modo restrittivo, tenendo conto dell'interesse pubblico tutelato dalla divulgazione e del fatto che le informazioni richieste riguardino emissioni nell'ambiente.
2. Oltre alle eccezioni di cui all'articolo 4 del regolamento (Ce) n. 1049/2001, le istituzioni e gli organi comunitari possono rifiutare l'accesso alle informazioni ambientali, quando la loro divulgazione possa ripercuotersi negativamente sulla tutela dell'ambiente cui le informazioni si riferiscono, quali i siti di riproduzione delle specie rare.

Articolo 7
Richiesta di accesso ad informazioni ambientali che non sono in possesso di un'istituzione o di un organo comunitario
Nel caso in cui riceva una richiesta di accesso ad informazioni ambientali che non sono in suo possesso, l'istituzione o l'organo comunitario interpellato indica quanto prima al richiedente, e comunque entro 15 giorni lavorativi, l'altra istituzione o organo comunitario o autorità pubblica ai sensi della direttiva 2003/4/Ce presso cui ritiene possibile ottenere tali informazioni, o inoltra la richiesta alla pertinente istituzione o organo comunitario o pubblica autorità, informandone il richiedente.

Articolo 8
Cooperazione
In caso di minaccia imminente per la salute umana, la vita o l'ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali, le istituzioni e gli organi comunitari collaborano con le autorità pubbliche di cui alla direttiva 2003/4/Ce, su richiesta delle stesse, e le aiutano a diffondere immediatamente e senza indugio a chiunque possa esserne colpito tutte le informazioni ambientali in possesso delle istituzioni e degli organi comunitari e/o delle autorità pubbliche in questione, o detenute da terzi per conto loro che potrebbero consentirgli di adottare le misure atte a prevenire o attenuare i danni derivanti da tale minaccia.
Il primo comma si applica fatti salvi gli eventuali obblighi specifici previsti dalla normativa comunitaria, in particolare dalle decisioni n. 2119/98/Ce e n. 1786/2002/Ce.

Titolo III
Partecipazione del pubblico riguardo a piani e programmi in materia ambientale

Articolo 9
1. Mediante opportune disposizioni pratiche e/o di altro tipo, le istituzioni e gli organi comunitari prevedono tempestivamente opportunità concrete per il pubblico di partecipare all'elaborazione, alla modifica o alla revisione di programmi o piani in materia ambientale quando tutte le possibilità sono ancora aperte. In particolare, nel caso in cui la Commissione elabori una proposta per un certo programma o piano da sottoporre alla decisione di altre istituzioni o organi comunitari, essa prevede la partecipazione del pubblico in questa fase preparatoria.
2. Le istituzioni e gli organi comunitari individuano il pubblico che subisce o può subire gli effetti di un piano o di un programma, quali quelli di cui al paragrafo 1, o che ha un interesse in relazione ad essi, tenendo conto degli obiettivi del presente regolamento.
3. Le istituzioni e gli organi comunitari garantiscono che il pubblico di cui al paragrafo 2 sia informato tramite un avviso pubblico o altro mezzo appropriato, ad esempio un mezzo elettronico se disponibile, in merito:
a) al progetto di proposta, se disponibile;
b) alle informazioni o valutazioni ambientali relative al piano o al programma in preparazione, se disponibili; e
c) alle modalità pratiche di partecipazione, tra cui l'indicazione:
i) dell'entità amministrativa presso cui possono essere ottenute le informazioni pertinenti;
ii) dell'entità amministrativa a cui possono essere sottoposti commenti, pareri o quesiti; nonché
iii) di scadenze ragionevoli che diano tempo sufficiente al pubblico di essere informato, prepararsi e partecipare in modo effettivo al processo decisionale in materia ambientale.
4. È previsto un termine di almeno otto settimane entro cui far pervenire commenti. Quando si organizzano riunioni o audizioni, se ne deve dare l'avviso con almeno quattro settimane di anticipo. Tali termini possono essere ridotti in caso di urgenza o qualora il pubblico abbia già avuto la possibilità di formulare commenti sul piano o sul programma in questione.
5. Nel decidere riguardo ad un piano o ad un programma in materia ambientale, le istituzioni e gli organi comunitari tengono debitamente conto dell'esito della partecipazione del pubblico. Le istituzioni e gli organi comunitari informano il pubblico in merito al piano o al programma, incluso il suo testo, nonché in merito alle motivazioni e alle considerazioni su cui è basata la decisione, inclusa l'informazione circa la partecipazione del pubblico.

Titolo IV
Riesame interno e accesso alla giustizia

Articolo 10
Richiesta di riesame interno degli atti amministrativi
1. Qualsiasi organizzazione non governativa che soddisfa i criteri di cui all'articolo 11 può presentare una richiesta di riesame interno all'istituzione o all'organo comunitario che ha adottato un atto amministrativo ai sensi del diritto ambientale o, in caso di presunta omissione amministrativa, che avrebbe dovuto adottarlo.
Tale richiesta dev'essere formulata per iscritto entro un termine massimo di sei settimane a decorrere dalla data più recente tra quelle di adozione, notifica o pubblicazione dell'atto amministrativo o, in caso di presunta omissione, entro sei settimane dalla data in cui lo stesso avrebbe dovuto essere adottato. La richiesta deve contenere una motivazione del riesame.
2. L'istituzione o l'organo comunitario di cui al paragrafo 1 esamina tale richiesta a meno che essa sia chiaramente infondata. Non appena possibile, e comunque entro dodici settimane dal ricevimento della richiesta, l'istituzione o l'organo comunitario risponde per iscritto adducendo le sue motivazioni.
3. Qualora, nonostante la dovuta diligenza, l'istituzione o l'organo comunitario non sia in grado di agire a norma del paragrafo 2, non appena possibile, e in ogni caso entro i termini di cui al suddetto paragrafo, detta istituzione o detto organo comunitario informa l'organizzazione non governativa che ha formulato la richiesta dei motivi di impedimento e di quando intende porvi rimedio.
L'istituzione o l'organo comunitario è tenuto ad agire in ogni caso entro diciotto settimane dal ricevimento della richiesta.

Articolo 11
Criteri di legittimazione a livello comunitario
1. Un'organizzazione non governativa può formulare una richiesta di riesame interno ai sensi dell'articolo 10, a condizione che:
a) sia una persona giuridica indipendente senza fini di lucro a norma del diritto nazionale o della prassi di uno Stato membro;
b) abbia come obiettivo primario dichiarato di promuovere la tutela dell'ambiente nell'ambito del diritto ambientale;
c) sia stata costituita da più di due anni e persegua attivamente l'obiettivo di cui alla lettera b);
d) l'oggetto della richiesta di riesame interno rientri nel suo obiettivo e nelle sue attività.
2. La Commissione adotta le disposizioni necessarie ad assicurare un'applicazione trasparente e coerente dei criteri di cui al paragrafo 1.

Articolo 12
Ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia
1. L'organizzazione non governativa che ha formulato la richiesta di riesame interno ai sensi dell'articolo 10 può proporre ricorso dinanzi alla Corte di giustizia a norma delle pertinenti disposizioni del trattato.
2. Qualora l'istituzione o l'organo comunitario ometta di agire a norma dell'articolo 10, paragrafo 2 o paragrafo 3, l'organizzazione non governativa ha il diritto di proporre ricorso dinanzi alla Corte di giustizia a norma delle pertinenti disposizioni del trattato.

Titolo V
Disposizioni finali

Articolo 13
Misure di applicazione
Se necessario, le istituzioni e gli organi comunitari adeguano i propri regolamenti interni alle disposizioni del presente regolamento. Detti adeguamenti hanno effetto a decorrere dal 28 giugno 2007.

Articolo 14
Entrata in vigore
Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Esso si applica a decorrere dal 28 giugno 2007.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Strasburgo, addì 6 settembre 2006.

___________
(1) Gu C 117 del 30.4.2004, pag. 52.
(2) Parere del Parlamento europeo del 31 marzo 2004 (Gu C 103 E del 29.4.2004, pag. 612), posizione comune del Consiglio del 18 luglio 2005 (Gu C 264 E del 25.10.2005, pag. 18) e posizione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale). Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 4 luglio 2006 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 18 luglio 2006.
(3) Decisione n. 1600/2002/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 luglio 2002, che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (Gu L 242 del 10.9.2002, pag. 1).
(4) Quarto programma comunitario di azione in materia ambientale (Gu C 328 del 7.12.1987, pag. 1). Quinto programma comunitario di azione in materia ambientale (Gu C 138 del 17.5.1993, pag. 1).
(5) Decisione 2005/370/Ce del Consiglio (Gu L 124 del 17.5.2005, pag. 1).
(6) Gu L 145 del 31.5.2001, pag.43.
(7) Gu L 41 del 14.2.2003, pag. 26.
(8) Gu L 268 del 3.10.1998, pag.1. Decisione modificata da ultimo dal regolamento (Ce) n. 1882/2003 (Gu L 284 del 31.10.2003, pag. 1).
(9) Gu L 271 del 9.10.2002, pag.1. Decisione modificata dalla decisione n. 786/2004/Ce (Gu L 138 del 30.4.2004, pag.7).

http://www.reteambiente.it/ra/normativa/istituzioni/0396_RegCe1367_06_vige.htm






CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE

DICHIARAZIONE A VERBALE DELLA SEDUTA DI GIORNO 5.6.2008



Con la presente dichiarazione si esprime la totale contrarietà ed estraneità alle dichiarazioni fatte dal sig. Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine, sig. Napoleone Riso, nella seduta consiliare del giorno 22 aprile 2008.
In quella data, il sig. Presidente, all’apertura della seduta consiliare, esordiva con le seguenti affermazioni “prima di iniziare il consiglio comunale voglio ringraziare il membro del gruppo consiliare Insieme per la solidarietà espressami in relazione all’articolo riportato su una rivista locale”.
A queste dichiarazioni, il consigliere Rubino chiedeva se era possibile sapere il nome del consigliere che si era espresso a tal riguardo.
Il Presidente riferiva che non avrebbe fatto il nome perché non gli sembrava il caso.
Il consiglio si svolse regolarmente, ma al momento della dichiarazione di voto, e solo quando il capogruppo Rubino aveva concluso, prima di concedere la parola al capogruppo Favaloro, il Presidente così riferiva “il consigliere del gruppo Insieme che mi ha espresso la sua solidarietà è Giuseppe Pagano”.
Il sottoscritto consigliere, stupefatto di tale affermazioni, non poteva non manifestare il proprio stupore e dissenso a delle dichiarazioni, arbitrarie e non vere, del Presidente.
Immediatamente ho chiesto la parola al Presidente, ma questo riferiva che non era possibile in quanto il regolamento comunale statuisce che al momento della dichiarazione di voto non è possibile concedere la parola ai singoli consiglieri e che il nostro gruppo aveva già concluso la propria dichiarazione a mezzo del capogruppo Rubino.
Allora, il sottoscritto consigliere ha chiesto la parola per formulare la propria dichiarazione di voto; ma il Presidente si è rifiutato di concedermi la parola sostenendo che il mio gruppo aveva effettuato la propria dichiarazione finale di voto.
Per quanto tutto sopra non posso non constatare la premeditata volontà del Presidente di screditare il sottoscritto consigliere, nonché l’intero gruppo consiliare “Insieme”, adottando quelle tecniche previste dal regolamento comunale, per fare delle affermazioni nei confronti del sottoscritto senza la possibilità di replica seduta stante.
Sono fortemente amareggiato ed offeso per le falsità delle dichiarazioni rese dal sig. Presidente.
Esprimo il mio totale sdegno nei confronti del sig. Presidente, sig. Napoleone Riso, che oggi più che mai non garantisce me e questo consesso.
Presidente, le dichiaro espressamente che le dichiarazioni da lei rese sono NON VERE e FALSE.
Al contrario con la presente esprimo la mia totale solidarietà al consigliere Rubino per le gravi minacce ed intimidazioni subite dal sig. Presidente Riso.
Ed esprimo la mia totale solidarietà alla redazione del “Il Notiziario”, e a tutti coloro che vi partecipano. Inoltre, esprimo il mio sostegno al “Il Notiziario” per le querele subite dalla attuale amministrazione-maggioranza che non hanno sortito nessun effetto in quanto infondate.
Signor Presidente del consiglio non sono riuscito a comprenderLa e mi vergogno che Lei sia il mio Presidente e dell’intera comunità di Isola delle Femmine.

In fede
IL CONSIGLIERE
Giuseppe Pagano

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