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Sunday, May 25, 2008

1992 5 GIUGNO LA MAFIA IN FONDO ALLA VIA DEI RUBLI

LA MAFIA IN FONDO ALLA VIA DEI RUBLI


5 GIUGNO 1992



MOSCA - L' intenzione è di ripercorrere passo dopo passo il cammino dei rubli che l' ex Partito comunista sovietico, tra il ' 70 e il ' 91, avrebbe riversato in Italia sul Pci, su giornali, imprese, società, associazioni varie e, secondo un' ipotesi di lavoro tutta da verificare, anche su organizzazioni terroristiche e criminali. Per risalire alle origini di questa sorta di filone d' oro, da mercoledì scorso è a Mosca una delegazione composta da due funzionari di polizia e da quattro magistrati romani, titolari di delicate inchieste giudiziarie che si sviluppano in un complesso intreccio di finanziamenti illeciti e reati tributari, falsità in bilancio e trame di servizi segreti, attentati falliti per un soffio e attività terroristiche. A mettere in contatto gli inquirenti italiani con il procuratore generale moscovita Valentin Stepankov era stato Giovanni Falcone, nella sua qualità di direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia, pochi giorni prima di essere assassinato dalla mafia. Non in base ad un trattato specifico, che non esiste, ma come atto di pura cortesia internazionale, Stepankov ha accettato di mettere a disposizione le carte segrete custodite negli archivi sequestrati dal governo russo dopo il fallito golpe dell' agosto scorso. E così, il procuratore della Repubblica di Roma Ugo Giudiceandrea, i sostituti della Procura della capitale Luigi De Ficchy, Franco Ionta e Francesco Nitto Palma, il colonnello dei carabinieri Antonio Ragusa e il colonnello della polizia tributaria Nicolò Pollari hanno avuto l' autorizzazione di consultare i documenti e portarne in Italia una parte, utile per le indagini in corso. Il 20 di questo mese ricambieranno la cortesia, ricevendo a Roma il procuratore generale Stepankov. Le indagini hanno permesso di ricostruire i complessi meccanismi in base ai quali i rubli arrivavano a società italiane che, gestite per conto del Pci, avevano rapporti commerciali con l' Urss, e venivano accumulati come capitali in nero utilizzati dal partito. Un' ipotesi che configurerebbe reati che superano la violazione della legge sul finanziamento dei partiti per arrivare fino agli illeciti tributari e ai falsi in bilancio. Anche perché i fondi sarebbero stati accreditati in Italia, ma su banche estere. In un intreccio tanto complesso non poteva mancare l' ombra della mafia. A Mosca ne sono convinti. I rubli che lasciavano l' Urss arrivavano anche alle cosche siciliane. Ecco perché, dicono, se ne interessava anche Falcone. Insomma, consultando i documenti, gli inquirenti italiani sono inciampati in un filone che porta dritto dritto a Cosa Nostra. Per il quotidiano "Izvestia", il traffico di rubli avrebbe per anni nascosto una lunga serie di operazioni mirate al riciclaggio di denaro sporco. Tra i documenti consegnati da Stepankov figurerebbe anche un elenco delle ditte che in Italia avrebbero costituito il terminale del denaro stanziato dalle autorità sovietiche. Il ruolino di marcia fissato dai magistrati italiani non prevede interrogatori di testimoni. Non potrà essere sentito neppure Aleksandr Evlakhov, il giornalista sovietico che per primo rivelò particolari inquietanti sui finanziamenti sovietici ai "partiti fratelli del mondo occidentale". L' incontro decisivo, durante il quale Stepankov ha consegnato una voluminosa documentazione, c' è stato ieri pomeriggio. Oggi, rientrano a Roma Ionta e Palma, domattina anche Giudiceandrea e De Ficchy. I quattro magistrati e i due funzionari, all' arrivo all' aeroporto di Mosca mercoledì pomeriggio, sono stati praticamente sequestrati dalla polizia sovietica, accompagnati in una località segreta e messi in condizione di non incontrare la stampa. In procura non si oltrepassa il cancello d' ingresso, impossibile comunicare con magistrati o poliziotti. Sicché, quel poco che si è appreso della loro missione, lo si deve a quanto di ufficioso lascia trapelare, tra mille difficoltà, il portavoce di Stepankov, che è autorizzato solo a sottolineare i rapporti di collaborazione reciproca che si sono instaurati tra i magistrati italiani e moscoviti. I giornali puntano con insistenza sulla pista mafiosa, mettendola addirittura in relazione con l' assassinio di Falcone. La "Izvestia" sostiene che Falcone doveva venire a Mosca in questi giorni per verificare la fondatezza dell' ipotesi di "un possibile collegamento tra boss del Pcus e mafia internazionale". Infatti, aggiunge il giornale, "si può presumere che non sia un caso che sia stata scelta proprio l' Italia per il trasferimento di capitali del Pcus all' estero, poiché le esistenti strutture mafiose legate storicamente con clan criminali stranieri, e le forti posizioni dei comunisti locali, promettevano grandi profitti ai sovietici che investivano questi soldi". Secondo altre ricostruzioni giornalistiche, poi, la mafia internazionale, dalle cosche siciliane ai cartelli della droga, avrebbe usato l' ex Urss come una grande lavanderia per riciclare dollari sporchi. Le enormi quantità di rubli acquistati al mercato nero dovevano servire a finanziare la spoliazione di quello che è il paese più ricco di risorse al mondo. Insomma, un vero e proprio complotto per saccheggiare la Russia, un colossale traffico di valuta che ha attraversato lo scorso anno Europa e America. E' la prima volta che le autorità moscovite permettono a magistrati stranieri di svolgere indagini sul loro territorio. La visita della nostra delegazione cade nel mezzo di un colossale scontro politico in cui i finanziamenti del Pcus ai partiti fratelli giocano come elementi determinanti nella strategia tesa ad indicare in Gorbaciov l' uomo che non ignorava affatto l' uso illegale dei denari dello Stato e l' imboscamento dei fondi del Pcus (milioni di dollari all' estero e sei miliardi di rubli investiti in imprese commerciali in Russia). Intanto il senatore Marcello Stefanini, tesoriere del Pds, ha smentito ogni passaggio di fondi dal Pcus al Pci/Pds dall' 89 in poi.
dal nostro inviato FRANCO COPPOLA

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/05/la-mafia-in-fondo-alla-via-dei.html











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