"cercano le chiarità le cose oscure" 




 


Friday, April 11, 2008

2002 20 NOVEMBRE ZANGHI VINCENZO SEGRETARIO AUTISTA DI CIACIMINO E PRESIDENTE ENTE ACQUEDOTTP PALERMO è morto Vito Ciancimino la Dc ai tempi dei Corleonesi

2002 20 NOVEMBRE ZANGHI VINCENZO SEGRETARIP AUTISTA DI CIACIMINO E PRESIDENTE ENTE ACQUEDOTTO PALERMO è morto Vito Ciancimino la Dc ai tempi dei Corleonesi 

è morto Vito Ciancimino la Dc ai tempi dei Corleonesi



PALERMO - L' urlo di don Vito si sentì anche giù in giardino. In preda all' ira gridò come un animale ferito: «Quel gran cornuto~». Aveva appena finito di sfogliare i quotidiani all' inizio del suo primo giorno di sorvegliato speciale, era alloggiato al terzo piano di un alberghetto sul mare di Patti proprio davanti alle Eolie, camera numero 353. L' anno era il 1984, il mese ottobre. Il figlio del barbiere di Corleone che era diventato padrone di Palermo, aveva capito che la sua storia era finita per sempre lì. Da quel momento il mondo si era capovolto anche per lui. Ha fatto l' imputato a tempo pieno fino all' altra notte, fino a quando se n' è andato - "per cause naturali", rassicurano le prime agenzie di stampa - nella sua casa romana a due passi da Trinità dei Monti dove era ancora agli arresti domiciliari. Aveva 78 anni. Nella tomba si porta tanti segreti. Qualche giorno fa aveva confidato ai suoi cinque figli: «Voglio tornare a morire a Palermo». L' urlo di Vito Ciancimino appena inviato al confino svegliò quella mattina il cugino tuttofare Vincenzo Zanghì - era il suo autista, il suo segretario e anche il "suo" presidente dell' acquedotto municipale - che tremante si precipitò alla 353 per ammansirlo. Ma don Vito era furente, aprì la finestra, fulminò con lo sguardo ad uno ad uno noi giornalisti che eravamo là sotto, fece un ghigno e disse: «Non lo saprete mai da me chi è quel gran cornuto nel mio partito che mi ha venduto, d' ora in poi non parlerò più né con la stampa locale né con quella nazionale né con quella internazionale». Il giorno dopo partì per Rotello sul Sannio, provincia di Campobasso. Ogni sera aveva l' obbligo di farsi vedere nella casermetta dei carabinieri e firmare il librone dei vigilati "socialmente pericolosi". Fino a poco tempo prima raccattava 300 milioni di vecchie lire al mese e ne denunciava al fisco 700 mila l' anno. Fino a poco tempo prima era a capo di un partito cosca trasversale che ricattava e succhiava soldi. Da trent' anni Vito Ciancimino «era nelle mani dei Corleonesi», Tommaso Buscetta lo raccontò al giudice Falcone e il giudice Falcone trovò le prove per incastrarlo. «Se parlo io cadranno pezzi d' Italia», andava ripetendo lui di tanto in tanto. Ma non parlò mai. Mandava messaggi però, trattava malamente con reparti speciali dell' Arma, si adoperò in qualche modo per la cattura di Totò Riina. Fu sempre lui - così almeno rivelò il pentito Brusca - a ricevere quel famoso "papello", le richieste che i boss di Cosa Nostra avanzavano a qualcuno per farla finita con le stragi e firmare la pace con lo Stato. Da ragazzino faceva il garzone nel "salone da barba" di suo padre Giovannino, che aveva la bottega proprio sulla piazza di Corleone tra il caffè Alaimo e l' ospedale dei Bianchi. Poi «calò» su Palermo, proprio come fecero quegli altri corleonesi che la conquistarono prima con le lupare e poi con le bombe. Cominciò con la politica insieme a quei due, Salvo Lima e Giovanni Gioia, che poi divennero i "giovani leoni" della Dc siciliana. Cominciò subito anche con gli appalti. Il primo - "trasporto di vagoni ferroviari a domicilio attraverso carrelli" - lo prese grazie alla segnalazione dell' allora sottosegretario Bernardo Mattarella che garantì per lui. Il vecchio Bernardo attestò perfino - lettera alla Questura e alle Ferrovie del 12 giugno 1950 - che Vito Ciancimino "è laureato in ingegneria" e - lettera del 12 ottobre 1950 - che "è in condizione finanziarie per acquistare due trattori~». Non era laureato e non aveva un lira, ma un socio in odore di mafia che ci metteva i soldi. Ancora povero ma già in carriera politica. Nel '53 è eletto nel comitato provinciale della Dc, nel '54 è commissario comunale, nel '56 è assessore alle Borgate e Aziende, nel '58 è assessore ai Lavori Pubblici con Salvo Lima sindaco. E' in quella stagione che il cemento sfigura Palermo, la città volta le spalle al mare, il tritolo devasta le ville liberty per far posto ai palazzi dei costruttori mafiosi. E' il grande "sacco". Nei cinque anni di don Vito ai Lavori Pubblici su 4 mila licenze edilizie rilasciate ben 2500 erano intestate a tre pensionati (Salvatore Milazzo, Michele Caggeggi e Lorenzo Ferrante) sconosciuti. Comincia ad arricchire, organizza una sua corrente, diventa capogruppo della Dc al Comune. Di questo corleonese sbarcato a Palermo se ne accorse il generale Dalla Chiesa che lo citò in un dossier, se ne accorsero quelli del Pci e soprattutto i giornalisti dell' ' Ora che gli dedicarono un titolo a nove colonne: "Quest' uomo è pericoloso". Sindaco di Palermo lo è stato per pochi giorni, burattinaio per almeno tre decenni. "Via Sciuti è d' accordo?", chiedevano tutti quelli che in Comune facevano affari riferendosi all' indirizzo del suo attico. In molti avevano rapporti con Cosa Nostra, con tutta Cosa Nostra: Vito Ciancimino solo con i Corleonesi. Quando a metà degli Anni Settanta arrivarono i primi scandali lui querelò tutti, anche il capo della polizia Vicari. La Democrazia cristiana iniziò piano piano a prendere timidamente le distanze, ma Salvo Lima dopo un periodo di gelo tornò a patti con don Vito. Fu solo al congresso della Dc del 1983 ad Agrigento - quando De Mita impose il "rinnovamento" - che lo mollarono tutti. Neanche Lima volle più i suoi voti dopo le prime stragi di mafia. Fu l' inizio della fine di don Vito nella politica. Ma non fu così negli affari. Piazzò tutti i suoi uomini - che erano dc ma anche socialdemocratici e repubblicani - ovunque. All' Urbanistica ci mise un assessore cieco, architetti e ingegneri gli presentavano progetti miliardari in braille. All' Ucciardone finì qualche mese dopo lo sbarco di Buscetta in Italia. E poi al confino. E poi ancora in carcere per appalti. E di nuovo al confino. Primo uomo politico condannato per mafia. Tredici anni. Ma lui si è preso alla fine la sua rivincita. Gli hanno sequestrato qualche milione di euro, solo briciole del suo patrimonio. Dal 1993 don Vito risulta "nullatenente".
ATTILIO BOLZONI


https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/11/20/morto-vito-ciancimino-la-dc-ai.html

AMA, AMAP, BOLOGNA STEFANO, Bruno Francesco, CAM, Ciancimino, CORLEONE, DI PISA ALBERTO, MANNINO GIUSEPPE,MAFIA, MASSONERIA, ORLANDO LEOLUCA, PROVENZANO, SAMANTA, SIALMA, SICILEAS, ZANGHI' VICENZO, 

1964 21 GENNAIO RAPPORTO BEVIVINO PREFETTO PALERMO ISPEZIONE AL COMUNE DI PALERMO LICENZE EDILIZIE ABUSIVISMO CIANCIMINO LIMA VASSALLO GIOIA



      Dalla relazione della commissione ispettiva I nominata con decreto del presidente della Regione siciliana n. 25719 del 15 novembre 1963, integrata con decreto n. 0212 del 21 gennaio 1964, per una « Ispezione straordinaria presso il comune di Palermo » (Relazione Bevivino). (Relazione Bevivino - pagina 21)




 Situazione amministrativa delle pratiche relative alle costruzioni sprovviste di licenza o comunque abusive. Nel corso della costruzione di un edificio, gli uffici tecnici comunali sono tenuti ad effettuare ispezioni allo scopo di verificare l'esatta rispondenza dei lavori al progetto approvato. Normalmente i rilievi che si contestano riguardano o la difformità dei lavori dal progetto approvato o la mancanza di licenza di costruzione. A richiesta della commissione, era stato rimesso in un primo tempo un elenco dei verbali contravvenzionali per infrazioni edilizie relative agli anni dal 1959 (novembre) al 1963, dal quale risultava che per tutti i verbali elencati, in numero di 213, non era stato ancora adottato alcun provvedimento definitivo da parte dell'amministrazione. Ciò anche per atti che risalivano a molti anni addietro. 

Sollecitato di chiarimenti su tale circostanza, il direttore dell'ufficio tecnico ha chiesto di poter disporre un riesame dei fascicoli ed ha quindi ripresentato alla commissione lo stesso prospetto ma aggiornato (allegato 13), dal quale risulterebbe che le pratiche contravvenzionali tuttora in corso di espletamento sono 110, di cui soltanto 10 interessano edifici ubicati nel centro urbano e costituenti le infrazioni più onerose (allegato 14). 

Come si può rilevare, molti progetti figurano « regolarizzati » a distanza di molti mesi dall'accertamento dell'infrazione. È ancora da notare che le comunicazioni alla sezione urbanistica del provveditorato alle opere pubbliche con la richiesta del parere di competenza ai sensi dell'articolo 32 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, hanno avuto corso soltanto in questi giorni. 

A tale proposito il responsabile del servizio (dirigente della sezione III/S) al quale la commissione ha fatto rilevare il notevole ritardo con cui si sta procedendo a questo adempimento, ha giustificato l'evidente inerzia con la carenza di personale, ammettendo inoltre esplicitamente che si sta dando corso alla mancata procedura amministrativa dopo gli accertamenti di questa commissione. Anche il capo dell'ufficio tecnico ebbe ad avvertire tale deficienza. Talché nel luglio dello scorso anno, ritenne necessario diramare un ordine di servizio (allegato 15), con il quale si davano disposizioni ai dipendenti uffici per la esecuzione delle procedure previste dalla legge. Peraltro, come si è visto, con assai scarso risultato.

(Relazione Bevivino - pagina 31) Convenzione tra il comune e i signori Terrosi e Consorti per l'approvazione di un piano di zona di iniziativa privata riguardante l'appezzamento dì terreno in località Cirato delle Ròse. 

L'ingegner Colaianni e l'ingegner Ferretti, del gruppo consiliare comunista, hanno presentato alla commissione ispettiva un " promemoria (allegato 19) nel quale, al punto 1), viene segnalato che il piano regolatore generale 1959 definisce « zona convenzionata » un'area di proprietà Terrasi e Consorti, che non risulterebbe, agli esponenti, ancora convenzionata con atto pubblico. La commissione ispettiva ha potuto accertare, sull'argomento, quanto segue. Con delibera n. 133 del 12 ottobre 1955, il commissario del comune di Palermo approvò un compromesso tra il comune ed i signori Terrasi e Consorti, stipulato tra l'allora sindaco Scaduto ed i predetti. La giunta provinciale amministrativa, nella seduta del 9 dicembre dello stesso anno, rinviò la delibera commissariale in considerazione della eccessiva ed ingiustificata onerosità del compromesso nei confronti dell'amministrazione comunale. Il comune, in data 29 febbraio 1956, controdedusse e la giunta provinciale amministrativa accogliendo le osservazioni, approvò la delibera nella seduta del 23 marzo 1956 (n. 24975 Div. 4'). 

Tuttavia, nell'agosto del 1957, l'ufficio comunale dei lavori pubblici propose la revoca di tale delibera, ritenendola superata dal piano regolatore generale del 1956; la giunta municipale, in accoglimento di tale proposta, con sua delibera n. 4983 del 14 novembre 1957, revocò la delibera commissariale n. 133. La commissione provinciale di controllo non riscontrò in tale provvedimento vizi di legittimità. Il provvedimento di revoca adottato, come sopra detto, dalla giunta municipale fu ratificato dal consiglio comunale con delibera n. 486 del 23 novembre 1959. Il provvedimento di revoca era ispirato alla necessità di salvaguardare il piano regolatore generale. Ma nel 1962, e precisamente il 30 aprile, il consiglio comunale, con delibera n. 290, decise inopinatamente di approvare la convenzione Terrasi. 

La commissione provinciale di controllo, peraltro, in data 25 luglio 1962 pronunciò l'annullamento della delibera ed il segretario generale del comune, con sua lettera del 22 aprile 1963 diretta all'assessore ai lavori pubblici comunicò che lo schema di convenzione Terrasi, dopo l'annullamento da parte della commissione provinciale di controllo doveva essere riproposto ex novo. Ciò non pertanto, il piano regolatore generale del 1959, come risulta dall'elaborato al 1:2000, foglio 19, riporta una zona convenzionata sui terreni di Terrasi e Consorti (allegato 20). Non risulta, a tutt'oggi, stipulata, con atto pubblico, alcuna regolare convenzione. Infatti la nuova convenzione non è stata ancora approvata dal consiglio comunale. 

(Relazione Bevivino - pagina 35) La Lomia Vittorio - Tagliavia Romano - Hugonj Vincenzo - Costruzione di un edificio per civile abitazione in via Notarbartolo angolo via Libertà. 

La pratica ha inizio il 25 luglio 1960, quando i nominati in oggetto presentarono all'ufficio tecnico comunale un piano di lottizzazione, relativo alle particelle catastali, 63, 65, 66, 68, 73 e 74. La sezione per il piano regolatore dell'ufficio tecnico rilevò che il progetto ricadeva parte in zona di edilizia a densità fondiaria di 21 metri cubi/metri quadrati, classe F6 e parte in zona edilizia a densità 16 metri cubi/metri quadrati, classe FA secondo il piano regolatore generale approvato dal presidente della Regione (allegato 21). Tale piano di lottizzazione venne approvato dalla commissione edilizia nella seduta del 25 luglio 1960 (lo stesso giorno della presentazione del progetto) a condizione «che per una profondità di metri 40 dall'allineamento di via Notarbartolo, l'altezza dell'edificio prevista nel lotto A non superi i metri 28 e che il distacco dal confine Moncada sia portato a metri 14». Tale condizione rispecchiava il dettato dell'articolo 19, lettera A), del regolamento edilizio integrativo.


Successivamente, in data 12 ottobre 1960, la commissione edilizia diede parere favorevole a che il distacco, già previsto in metri 14, dal confine Moncada, venisse ridotto a metri 10. Il 29 dicembre 1960, i proprietari presentavano una variante al piano di lottizzazione, con la quale il progetto si adeguava alle condizioni dettate dalla commissione edilizia nella seduta del 25 luglio. Prevedeva, inoltre, l'aggiunta di un corpo alto metri 24 sul fronte di via Notarbartolo. La commissione edilizia, su conforme parere degli uffici tecnici, concesse il nulla osta di sua competenza nella seduta del 9 gennaio 1961. Questa, la fase relativa all'approvazione del piano di lottizzazione. Il 16 gennaio 1961 venne presentato dai proprietari un progetto per la costruzione di un fabbricato di civile abitazione, uffici e negozi (allegato 22). 

Nella stessa giornata la commissione edilizia diede parere favorevole al progetto per la parte strutturale, a condizione che venisse presentato un dettagliato studio dei progetti, e venne rilasciata regolare licenza di costruzizone il 23 febbraio, con n. 202. Tuttavia ancor prima di venire in possesso della licenza e precisamente il 18 gennaio 1961, il signor La Lomia presentò una variante al progetto edilizio approvato, consistente in un diversa distribuzione interna e nella determinazione ad appartamenti del piano tipo ed a magazzini del piano terra per l'ultimo tronco dell'edificio di metri 38 prospettante via Notarbartolo angolo via Libertà. Inoltre era prevista la progettazione di un piano attico, non indicato nel precedente progetto. La variante presentava anche un dettagliato studio dei prospetti, come richiesto dalla commissione edilizia. La commissione edilizia, il 6 febbraio 1962 esaminava il progetto e lo rinviava per un migliore esame. Il 10 luglio dello stesso anno, in seguito a tale decisione, i proprietari presentavano un altro progetto di variante (allegato 23).


La commissione edilizia lo prendeva in esame il 17 luglio e così si esprimeva: « sentito il relatore, il quale illustra le particolari condizioni in cui si trova l'area, sia in rapporto alle prescrizioni dell'articolo 19 del regolamento integrativo sia in rapporto alle previsioni del piano regolatore generale quale è risultato dal decreto presidenziale di approvazione dello stesso, così come si legge nella relazione d'ufficio dell'I 1 luglio 1962, esprime parere — in linea d'interpretazione delle prescrizioni di piano regolatore generale — che in quella cantonata posta all'angolo sud-est tra via Libertà e via Notarbartolo debba sorgere un edificio che risolva il problema del raccordo con il complesso edilizio fronteggiante sulla cantonata .apposta a nord-est, e tenga conto di tutti i problemi estetici relativi alla visione dei prospetti su via Notarbartolo, su via Libertà e sul verde privato. Pertanto, poiché il progetto di variante non corrisponde a tali requisiti, la commissione edilizia non ritiene di approvarlo ». Tre giorni dopo, e precisamente il 20 luglio, il La Lomia ripresentava altro progetto di variante dei progetti e delle piante del piano terra e del piano quinto. 

Lo stesso giorno 20 luglio, la commissione edilizia, mentre confermava il parere espresso il 17 luglio sulla necessità che nell'angolo sorgesse un edificio che assicurasse il raccordo armonico con l'altra cantonata, riteneva che: a) per consentire la costruzione 'dell'edificio sarebbe stato necessario derogare alle norme dei distacchi e consentire che in questo caso la distanza tra il confine di verde privato e il fronte dell'edificio fosse quello di metri 1,50 stabilito dal codice civile; . b) che tale riduzione, nel mentre avrebbe consentito che sulla via Libertà potesse prospettare un corpo di fabbrica di larghezza appena sufficiente ai fini estetici, non avrebbe arrecato inconveniente di ordine igienico nel distacco, essendo quest'ultimo confinante con una zona di verde privato; ed esprimeva pertanto parere favorevole a che il consiglio comunale, a norma dell'articolo 19, lettera h), del regolamento edilizio integrativo, approvasse il progetto, che avrebbe assicurato il raccordo armonico con il complesso edilizio posto nell'altra cantonata. 

Il consiglio comunale, con atto deliberativo n. 340 del 20 luglio (lo stesso giorno — quindi — in cui fu presentato il progetto ed ebbe luogo la seduta della commissione edilizia) a seguito anche del parere favorevole espresso dall'ufficio legale, approvò, ad unanimità di voti con l'intervento di 51 consiglieri sui 60 assegnati al comune di Palermo, il progetto per la costruzione dell'edificio. È da mettere in evidenza che l'ordine del giorno per la seduta del consiglio comunale del 20 luglio 1962 porta la data del 14 luglio stesso anno ed al n. 48 è registrato l'affare « approvazione, a norma dell'articolo 19 del regolamento edilizio integrativo, del progetto per la ricostruzione dell'edificio posto ad angolo sud-est fra via Notarbartolo e via Libertà ». Il progetto in esame, come si è visto sopra, fu presentato il 20 luglio. La commissione provinciale di controllo, con provvedimento emesso nella seduta del 10 agosto 1962, e trasmesso al comune con il foglio n. 12578/15421 dell'I 1 agosto stesso anno, annullò tale delibera consiliare. L'amministrazione comunale, senza nulla innovare al contenuto dell'atto deliberativo annullato, con due deliberazioni della giunta municipale n. 2789 del 18 settembre 1962 e n. 2988 del 19 ottobre stesso, anno riprodusse l'argomento dell'approvazione del progetto La Lomia conformemente alla deliberazione consiliare del 20 luglio. Con lettera datata 20 novembre 1962 n. 7767, il presidente della commissione provinciale di controllo, a seguito di carteggio intercorso, comunicava al sindaco di Palermo « che la deliberazione in oggetto (ricostruzione dell'edificio di civile abitazione di proprietà La Lomia e Consorti sito in via Notarbartolo angolo via Libertà) è stata riconosciuta legittimamente adottata nella seduta di questa commissione di controllo del 9 novembre 1962 ». Corre l'obbligo a questa commissione di rilevare che fino al 25 gennaio 1964 (data della presente indagine), le due delibere di giunta municipale sopra citate, adottate con i poteri del consiglio, non sono state ratificate. 

Risulta che la deliberazione n. 2988 è già iscritta all'ordine del giorno del consiglio comunale, che sarà diramato nei primi giorni del corrente mese di febbraio (allegato 24). (Relazione Bevivino - pagina 62) Vassallo Francesco - Edificio in via Quarto dei Mille 9. 

L'impresa Francesco Vassallo, il giorno 18 aprile 1961, presentò un progetto per la costruzione di un edificio in via Quarto dei Mille, comprendente uno scantinato, un piano terra, sei piani elevati ed un piano attico. L'edificio ricadeva in zona a densità fondiaria di 14 metri cubi/metri quadrati della classe F3, secondo il piano regolatore generale del 1959. La costruzione doveva sorgere in zona già edificata. La sezione III/B dell'ufficio, tecnico espresse il parere che il progetto doveva essere esaminato secondo le norme del regolamento edilizio ordinario; secondo tali norme il progetto risultava regolare. In data 16 maggio 1961, la commissione edilizia espresse parere favorevole, e venne rilasciata la licenza di costruzione n. 856 per un piano scantinato, un piano terra, sei piani elevati ed un piano attico. La ditta Vassallo ripresentò, per altro, un nuovo progetto il 4 febbraio 1963, con una variante consistente nella aggiunta di un superattico ed in modifiche planimetriche al piano terreno e al primo piano.


Con questa variante, inoltre, venivano ridotti i cortili in corrispondenza del piano terreno e del primo piano e ciò allo scopo di poter ampliare l'edifìcio. La commissione edilizia, in data 12 febbraio 1963, espresse parere favorevole alla variante. La commissione ispettiva ha ritenuto di disporre un sopralluogo (allegato 33), dal quale è risultato che la costruzione eseguita è difforme dal progetto approvato. E precisamente: a) il piano superattico non è arretrato nel retro prospetto, come era previsto nel progetto di variante; b) sono stati eseguiti nel retroprospetto piccoli corpi aggiunti lungo i corpi di fabbrica fino al confine e per l'altezza del solo primo piano (allegato 34). I rapporti per l'abitabilità (allegato 35) ed il certificato di fine lavori (allegato 36) compilati dall'ufficio tecnico rispettivamente il 3 ottobre 1962 ed il 1° dicembre 1962 dichiarano' invece che la costruzione è conforme al progetto approvato. Su quest'ultima circostanza, il capo dell'ufficio tecnico — a richiesta della commissione ispettiva — ha fornito alcuni chiarimenti (allegato 37), secondo i quali i corpi abusivi risultano tecnicamente costruiti dopo il rilascio del certificato, che non è « coperto » da licenza e per cui non è stato rilasciato il rapporto di abitabilità. 

(Relazione Bevivino - pagina 64) Moncada Girolamo - Costruzione in via Lazio - Edificio F. La costruzione rientra in zona edilizia a densità fondiaria 12,5 metri cubi/metri quadrati - classe £8, secondo il piano regolatore generale del 1959 (variante n. 3). 

L'edificio fa parte della lottizzazione Lipari e Taormina (allegato 39); i corpi bassi ed il piano attico del costruendo edificio non erano previsti nella lottizzazione. II progetto venne presentato il 12 giugno 1961 (periodo di vacanza delle norme di salvaguardia). La commissione edilizia, esaminatolo il 20 giugno 1961, espresse parere favorevole, con l'esclusione dei corpi bassi e del piano attico. Venne, quindi, rilasciata la licenza di costruzione 1457 del 30 ottobre 1961, per scantinato, piano terra e sette piani elevati. Il 4 agosto 1961, e cioè prima del rilascio della licenza, venne presentata una variante al progetto originario; consisteva nella aggiunta di uno stenditoio coperto e di corpi bassi. La commissione edilizia espresse parere favorevole alla variante il 6 settembre 1961. La commissione ispettiva ha ritenuto opportuno disporre una ispezione in data 18 gennaio corrente anno dalla quale è risultato che: a) è stato costruito il piano attico; b) il corpo basso di cui al grafico di progetto è stato modificato ed ampliato, come dalle linee rosse segnate nello stesso grafico di piano terreno (allegato 39). Detti lavori di modifica ed ampliamento sono tuttora in corso di esecuzione; le nuove strutture murarie sono state presumibilmente aggiunte dopo la ultimazione dell'edificio principale. 

La commissione ispettiva ha chiesto chiarimenti su tale circostanza al dirigente dell'ufficio tecnico, il quale ha presentato una dichiarazione del competente servizio (allegato 40) dalla quale emerge che, ove la ditta avesse presentato spontaneamente nel 1960 progetto di variante per la costruzione del detto piano attico, questa avrebbe potuto approvarsi. Si ricorda che la commissione edilizia nella seduta del 20 giugno 1961 aveva escluso la costruzione del piano attico. 

(Relazione Bevivino - pagina 66) Natoli Anna in Cataliotti - Costruzione in corso Calatafimi angolo via Marinuzzi Il progetto di costruzione venne presentato il 2 febbraio 1960. 

Secondo quanto osservato dalla sezione V dell'ufficio tecnico, l'edificio ricadeva in zona di espansione a densità 3,5 metri cubi/ metri quadrati - classe i?10, secondo il piano regolatore generale del 1599 (allegato 41). La sezione II1/B, per quanto di sua competenza, osservò che l'edificio aveva una cubatura di 16734 metri cubi, mentre la cubatura calcolata secondo le norme dello stesso piano regolatore generale era di 5000 metri cubi. 

Esaminato con il regolamento edilizio, il progetto sarebbe risultato conforme; mentre, come si è detto, per il piano regolatore generale la cubatura risultava molto superiore a quella consentita. La commissione edilizia diede parere favorevole il 22 febbraio stesso anno senza porre alcuna condizione, per un piano terra, sette piani ed un piano attico. Si osserva che la commissione edilizia non ritenne di doversi adeguare ai rilievi della sezione III/B dell'ufficio tecnico e non ritenne di applicare le norme del piano regolatore generale che, nel periodo in esame, erano salvaguardate. Inoltre, in data 24 ottobre 1960, venne presentato, questa volta a nome di Vassallo Francesco, un progetto di variante per la costruzione di un ottavo piano sul corso Calatafimi. La sezione 1II/B e lo stesso dirigente dell'ufficio tecnico confermarono che tanto il progetto quanto la variante non rispettavano, per cubatura ed altezza, le norme del piano regolatore generale. La commissione edilizia, tuttavia, non tenendo conto, ancora una volta, del parere degli uffici tecnici, espresse il voto favorevole alla variante. In sostanza, la commissione edilizia e, successivamente, gli amministratori, non hanno ritenuto, per il progetto in esame e per gli altri casi analoghi, di avvalersi delle norme di salvaguardia, perché — a loro avviso — le soluzioni dei progetti in esame non "sconvolgevano" il piano regolatore generale. Al contrario, secondo questa commissione ispettiva, una notevole diversa den sità fondiaria in un dato lotto, turba gravemente l'equilibrio urbanistico della zona. 

Nel caso in esame, il volume è stato più che triplicato (16.734 metri cubi), oltre l'ottavo piano della variante, in confronto ai 5000 metri cubi previsti e concessi dal piano regolatore generale. Mentre, sia nel certificato di fine lavori (allegato 42) sia nel rapporto di abitabilità (allegato 43) viene affermato che la costruzione è conforme ai progetti approvati, da un sopralluogo disposto da questa commissione ispettiva (allegato 44) è risultato che l'impresa: a) ha unificato gli ingressi; b) ha costruito dei corpi bassi; e) ha aumentato lo spessore dei corpi di fabbrica; d) ha ridotto la terrazza del piano attico; tutto ciò senza che, dal fascicolo, risulti alcuna approvazione da parte degli organi comunali. Il capo dell'ufficio tecnico, a richiesta della commissione ispettiva, ha fornito in merito alcuni chiarimenti (allegato 45), dai quali risulterebbe che i corpi abusivi sarebbero stati costruiti in epoca posteriore agli accertamenti degli uffici. 

(Relazione Bevivino - pagina 69) Moncada Girolamo e Messina Eugenio - Costruzione di due fabbricati in via Nino Bixio. 

Il progetto venne presentato il 14 ottobre 1959. La costruzione, secondo il parere espresso dalla sezione V dell'ufficio tecnico, rientrava in zona di espansione a densità edilizia urbana fino a 2,5 metri cubi/metri quadrati, secondo il piano regolatore del 1956. La sezione III/B, osservato che l'edificio rientrava nella lottizzazione D'Arpa e fratelli, approvata dalla commissione edilizia nella seduta del 1° dicembre 1958, rilevava che il progetto non si uniformava a detto piano di lottizzazione per la maggiore lunghezza prevista negli edifici: tre metri per l'edificio B e due metri per l'edificio C, con conseguente aumento di 1.000 metri cubi di volume. Non si uniformava inoltre allo stesso piano di lottizzazione per il minore distacco dagli edifici stessi in corrispondenza del collegamento a terrazza (metri 4,70 anziché metri 6). Il progetto prevedeva, inoltre, un piano rientrante che non risultava arretrato in maniera regolamentare. Entrambi i piani attici risultavano arretrati, su tre fronti, di metri 2 anziché di metri 3,40; in corrispondenza del quarto fronte erano a filo del fabbricato. La commissione edilizia, il 9 novembre 1959, espresse parere favorevole alla unica condizione che venise eliminato il piano attico. 

' Successivamente, in data 23 marzo 1960, il signor Moncada presentò un progetto di variante. La sezione llllB, esaminato il progetto di variante, osservò che la planimetria non corrispondeva alle previsioni del progetto e che era prevista una maggiore altezza' di quella indicata nel piano di lottizzazione D'Arpa e fratelli (metri 25,40 anziché metri 21). La commissione edilizia, il 31 gennaio 1961, espresse parere favorevole, a condizione che il piano attico venisse arretrato su tutti i fronti in misura regolamentare e che fossero rispettati i distacchi e gli arretramenti previsti nel piano di lottizzazione. Venne ancora presentata altra variante, in data 1" luglio 1961, consistente nella costruzione di un piano attico nei due edifici e di ulteriori ambienti sopra il piano attico (già escluso come si è detto sopra, dalla commissione edilizia). La sezione III/B osservò che la variante non era regolamentare, perché non solo non venivano arretrate le fabbriche, come aveva prescritto la commissione edilizia, ma anche perché venivano ulteriormente ridotti gli arretramenti e l'interpiano (ridotto a metri 2,90).

La commissione edilizia espresse, peraltro, parere favorevole alla variante il 4 luglio 1961, senza porre alcuna condizione. La licenza di costruzione (n. 1006) venne concessa il 25 luglio 1961. 

(Relazione Bevivino - pagina 72) Vassallo Francesco - Edificio A, B, C e D in via Lazio. Il progetto di costruzione degli edifici sopra indicati fu presentato all'ufficio tecnico il 27 gennaio 1961. 

Faceva parte di un piano di lottizzazione a nome Lipari e Citarda, approvato dalla commissione edilizia il 13 giugno 1960. Comprendeva uno scantinato, un piano terra, un ammezzato, sei piani elevati ed un attico. Rientrava, secondo la relazione della competente sezione V, in zona edilizia a densità fondiaria di 9 metri cubi/metri quadrati della classe E7, secondo il piano regolatore generale del 1959. Secondo le osservazioni della sezione 1II/B, la superficie coperta con corpi bassi superava quella ammessa dalle norme di attuazione di metri quadrati 1,50, su metri quadrati 680. La commissione edilizia, nella seduta del 30 stesso mese (tre giorni dopo la presentazione del progetto) si espresse favorevolmente senza porre alcuna condizione. Il 3 giugno 1962, l'impresa presentò una variante relativa a tutti e quattro gli edifici, consistente nella creazione di uno scantinato, di un seminterrato e di un piano rialzato facente parte dei corpi accessori. Con tale variante, si superava di circa metri quadrati 200 la superficie, e di centimetri 80 l'altezza ammissibile. La commissione edilizia il giorno 5 successivo (due giorni dopo la presentazione della variante) diede parere favorevole senza porre alcuna condizione. Si osserva che l'impresa, con i corpi bassi di metri 4,80 di altezza, anziché di metri 4, ha potuto realizzare due elevazioni (piani) al posto di una. In data 17 novembre 1962 l'impresa presentò un'altra variante per gli edifici B e C, consistente di una diversa distribuzione interna; la commissione edilizia espresse parere favorevole il 20 stesso mese. Si rileva che l'amministrazione comunale ha concesso la licenza al progetto originario e alle successive varianti nelle more della stipulazione della convenzione. 

Questa procedura, è stata seguita dalla amministrazione nella maggior parte dei casi esaminati dalla commissione ispettiva. Per quanto riguarda il progetto delle costruzioni in esame, si osserva che esso prevedeva un fronte di metri 115. Tale fronte era regolamentare nel momento della presentazione del progetto (gennaio 1961). Ma, nelle more del rilascio della licenza, era stato approvato dal presidente della Regione il nuovo piano regolatore generale, nel quale veniva tra l'altro determinato in non più di 100 metri (articolo 72 delle norme di attuazione) il fronte degli edifici del tipo di quello in esame. Da ciò, la perplessità, che si evince dalla lettura degli atti del fascicolo, delle sezioni tecniche competenti, circa il rilascio della licenza con la detta norma della lunghezza infinita e con quella successiva, che limitava a 100 metri la lunghezza infinita (115 metri). In questo modo, è stato possibile all'impresa edificare con una volumetria superiore a quella stabilita dal decreto presidenziale. 

(Relazione Bevivino - pagina 75) Vassallo Francesco - Edifìcio in corso Calatafimi angolo via Torrazzi. 

L'impresa presentò il progetto il 27 aprile 1959. La costruzione rientrava in zona  di espansione a densità edilizia urbana sino a 2,5 metri cubi/metri quadrati del tipo R6 e venne esaminato dai servizi competenti secondo le norme del regolamento edilizio ordinario, al quale il progetto si uniformava. La commissione edilizia concesse parere favorevole il 18 maggio 1959 e venne rilasciata la licenza n. 1208 per un pianterreno e sette piani elevati. Fu presentato successivamente, il 27 ottobre 1960, un progetto di variante consistente in modifiche alla distribuzione dei piani; nella copertura di una" parte del cortile; nella creazione della portineria al di sopra di tale ambiente e nell'ampliamento del settimo piano che si arretrava di metri 2,60 con l'altezza di metri 3. La sezione 11I/B riteneva, nel suo rapporto, insufficiente questo arretramento. 

La commissione edilizia il 3 novembre 1960, espresse parere favorevole, senza porre alcuna condizione ed applicando le norme del piano regolatore generale. Sta di fatto che, dal sopralluogo disposto da questa commissione ispettiva (allegato 46) e contrariamente a quanto dichiarato nel rapporto di abitabilità (allegato 47), l'edificio risulta costruito in difformità al progetto e alle varianti approvate. Infatti, sono stati aggiunti dei corpi al primo piano, come risulta dai disegni allegati (allegato 48). Il capo dell'ufficio tecnico, a richiesta della commissione ispettiva, ha fornito in merito alcuni chiarimenti (allegato 49) secondo i quali sarebbero state effettivamente compiute alcune irregolarità all'atto della costruzione del fabbricato.
                                                                                                                                          


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