CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, March 31, 2008

MAFIA: PRESO LO PICCOLO, EREDE DI PROVENZANO PALERMO -


MAFIA: PRESO LO PICCOLO, EREDE DI PROVENZANO PALERMO - 

5 novembre 2007 

I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini. Irruzione della polizia in una villa di Carini, nel Palermitano, durante un vertice dei capimafia. Catturati anche i latitanti Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Per gli inquirenti, Salvatore Lo Piccolo, 65 anni, era il nuovo capo di Cosa Nostra, leadership condivisa con Matteo Messina Denaro. Recuperati alcuni 'pizzini' del boss, che e' stato tradito da uno dei fedelissimi.

L'ASCESA 'SILENZIOSA' DI TOTUCCIO - Per gli investigatori e' il nuovo capo di Cosa Nostra. Ma la carriera di Salvatore Lo Piccolo, 65 anni, si e' conclusa in carcere come quella del suo predecessore Bernardo Provenzano. Il padrino, arrestato oggi dalla polizia, era latitante dal 1983; il figlio Sandro, 32 anni, catturato nello stesso blitz, era invece ricercato da sette anni dopo una condanna all'ergastolo. Per i non addetti ai lavori il nome non dice nulla, ma il voluto anonimato del buon ''Totuccio'' Lo Piccolo nasconde il cuore e la furbizia del vero capo. Il borsino di Cosa nostra lo colloca in cima alla scala, sullo stesso gradino di Matteo Messina Denaro, il boss trapanese in lotta con Lo Piccolo per la leadership dell'organizzazione. ''Totuccio'' ha navigato a vista flirtando con successo coi corleonesi di Toto' Riina, senza mai esporsi del tutto. Gia' condannato all'ergastolo, ha eliminato parecchia gente e ha fatto ricchi traffici con la cocaina e con gli appalti pubblici.

E' in contatto con i ''cugini'' d'America, con i quali ha avviato affari oltreoceano, ed ha messo le mani sul fiorente mercato del pizzo alle imprese del mandamento mafioso di San Lorenzo, che costituisce una delle articolazioni piu' vaste dell'organizzazione mafiosa. Il territorio dei Lo Piccolo comprende non solo la parte nord-occidentale della zona metropolitana di Palermo, ma anche le famiglie dei comuni di Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini, Sferracavallo e Partanna-Mondello. Dopo la cattura del capomafia trapanese Vincenzo Virga, Lo Piccolo ha esteso la sua influenza anche ad alcune zone della provincia di Trapani. Sandro e Salvatore Lo Piccolo restano pero' i ''padroni'' dello Zen, una vasta zona a residenza popolare alla periferia della citta', inesauribile serbatoio di manodopera e formidabile nascondiglio per ogni genere di necessita'. ''Totuccio'' ha iniziato la sua scalata al vertice dell'organizzazione dopo essersi messo sotto l'ala protettrice di Bernardo Provenzano, con il quale aveva costanti rapporti personali ed epistolari attraverso i famigerati ''pizzini''.

Col tempo e con una regia accorta di alleanze ha consegnato al vecchio padrino corleonese mezza citta'. Gli ha offerto un braccio armato di cui era sprovvisto. Ne ha ricevuto in cambio un via libera incondizionato alla sua ascesa ''silenziosa''. La storia del clan Lo Piccolo e' relativamente recente: punta al controllo degli appalti, a partire dalla realizzazione degli svincoli autostradali, estorsioni e guardianie. Ma anche attraverso l'esazione sistematica di una quota sociale per le utenze elettriche: 15 euro per non avere problemi e tenere le lampadine accese nei cubi di cemento con i muri in cartongesso dello Zen2. Con l'incoronazione che li ha fatti padrini, i Lo Piccolo hanno avviato una vera e propria campagna di reclutamento, annettendosi anche un pezzo della vecchia mafia di San Lorenzo e Tommaso Natale: due mandamenti che sono da sempre un termometro sensibile di cio' che accade all'interno dell'organizzazione. La tregua e' rotta di rado. E l'atmosfera che i boss impongono e' quella di una calma piatta che tiene lontani guai e curiosita'. Cosi' come ha insegnato loro Bernardo Provenzano. Mezza imprenditoria che ha messo radici da quelle parti e' stata coinvolta in indagini antimafia: per collusioni e intimidazioni. Cosi' anche l'elenco dei fiancheggiatori dei Lo Piccolo, degli amici, degli indifferenti e' lunghissimo. Con una costante ricorrente. Nei racconti dei pentiti, padre e figlio sono sempre da qualche parte dello Zen: visibili a tutti meno che ai segugi dell'antimafia. Visibili e mobilissimi.

L'ultimo collaboratore di giustizia, Francesco Campanella, esponente politico di Villabate, cittadina alle porte di Palermo, racconta che in un bar Totucccio Lo Piccolo avrebbe incontrato Bernardo Provenzano. In un altro interrogatorio, sempre Campanella, conferma quel che gia' era noto: l'asse di ferro che lo lega a Matteo Messina Denaro, il principe del Trapanese. Un patto cementato ancora una volta durante un incontro ravvicinato. Una stretta di mano tra i due boss destinati, ciascuno a suo modo, a un futuro da re nell'era dei postcorleonesi. Ma anche il nuovo capo di Cosa Nostra e' finito in cella, mentre il cerchio attorno a Messina Denaro si stringe ogni giorno di piu'.


GLI AFFARI SULL'ASSE SICILIA-USA - Il nuovo capo di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, arrestato oggi dalla polizia insieme al figlio Sandro, avrebbe scalato i vertici di Cosa Nostra e rafforzato la sua leadership mafiosa grazie anche agli stretti rapporti con i ''cugini'' americani. Il boss ha infatti intessuto negli ultimi anni stretti rapporti d'affari con le famiglie d'oltre oceano, sopratutto nel traffico di droga, attraverso una fitta ragnatela di alleanze e di legami familiari. In particolare Lo Piccolo avrebbe ''sponsorizzato'' il ritorno in Sicilia degli Inzerillo, la famiglia mafiosa di Passo di Rigano costretta a un lungo esilio negli Stati Uniti dopo essere stata decimata all'inizio degli anni '80 dai ''corleonesi''.

Gli ''scappati'', come venivano chiamati gli ultimi superstiti di quella sanguinosa guerra di mafia avrebbero ottenuto l'autorizzazione a rientrare, grazie ai buoni uffici dell'amico ''Totuccio'', da Bernardo Provenzano in persona. Una decisione che avrebbe suscitato numerosi malumori in seno alle cosche palermitane, come testimoniano le intercettazioni nel magazzino utilizzato dal boss Nino Rotolo come sede di summit mafiosi mentre era agli arresti domiciliari. Ma Salvatore Lo Piccolo avrebbe avuto contatti anche con un altro pezzo della vecchia mafia, Vito Badalamenti, figlio di Don Tano, l'anziano boss di Cinisi morto nel carcere americano di Fairton dopo essere stato condannato negli Usa per traffico di stupefacenti e in Italia per l'uccisione di Peppino Impastato. Badalamenti jr., ricercato da una decina di anni, avrebbe trovato rifugio all'estero, probabilmente in Brasile, da dove continuerebbe a gestire affari con la mafia americana e con quella siciliana. Insomma un ritorno in grande stile degli eredi dei boss coinvolti nella cosidetta Pizza Connection, la prima grande inchiesta sul traffico di droga tra la Sicilia e gli Usa di cui si occupo' anche Giovanni Falcone. Proprio in quel periodo, nel 1983, comincia la latitanza di Salvatore Lo Piccolo.

Il boss di Tommaso Natale in pochi anni estende la sua influenza in gran parte della zona occidentale della citta', ben al di la' del suo mandamento, riducendo drasticamente il potere di Antonino Cina' su quello di San Lorenzo e riuscendo a stabilire una solida alleanza con Giuseppe Savoca, ''reggente'' del quartiere Brancaccio. Accanto a lui il figlio Sandro, che ben presto segue le orme criminali del padre condividendone la latitanza. Oltre a Sandro, Lo Piccolo ha altri due figli che sono liberi, uno dei quali ha scontato una condanna per associazione mafiosa; l'altro - incensurato - ha sposato la figlia di emigranti di Torretta (Palermo) che hanno vissuto a lungo a New York. E proprio nella Grande mela pochi anni fa la moglie di Salvatore Lo Piccolo ha trascorso alcune settimane di vacanza incontrando amici e parenti ''acquisiti'' emigrati negli Stati Uniti. E proprio sull'asse Sicilia-Usa si sarebbe sviluppata negli ultimi anni l'inarrestabile ascesa di Totuccio l'amico degli ''americani''.


ORA NUOVO STRATEGA E' MESSINA DENARO - E adesso cosa succedera' all'interno di Cosa nostra? Quali sono gli scenari che si delineano negli organigrammi mafiosi con l'uscita di scena di Salvatore Lo Piccolo, detto il ''barone''? Sono queste le domande che circolano negli ambienti investigativi e giudiziari, dopo la cattura del boss palermitano, indicato dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso come il naturale ''erede'' al trono di Salvatore Provenzano. Una reggenza condivisa insieme con l'altro superlatitante trapanese, Matteo Messina Denaro, sul quale ora sono puntati gli occhi di tutti. Questa sorta di diarchia avrebbe assicurato, anche in seguito all'arresto del capo di Cosa Nostra, la strategia della 'sommersione'.

L'abbandono cioe' della stagione stragista, voluta da Riina, che aveva scatenato una durissima repressione da parte dello Stato, e il recupero di un ruolo di cerniera con la politica e l'economia legale, propugnato invece da Provenzano. Ma il vuoto di potere lasciato dal ''barone'' rischia adesso di scatenare nuove guerre tra cosche, come ammette anche il Procuratore di Palermo Francesco Messineo, che parla di ''fibrillazioni'' tra i capi emergenti. ''Da oggi con l'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, le famiglie mafiose di Palermo sono senza un capo'' conferma il pm Nico Gozzo, uno dei magistrati che hanno coordinato il blitz. E osserva: ''Si apre adesso una fase pericolosissima, considerato anche che a Palermo si muovono alcuni degli 'scappati'''. Il riferimento e' ai cosiddetti ''perdenti'' della guerra di mafia degli anni Ottanta, rientrati in Sicilia dagli Usa proprio grazie alla ''mediazione'' di Salvatore Lo Piccolo, che era riuscito a convincere Provenzano. Una decisione fortemente osteggiata da un altro boss palermitano, Nino Rotolo, che aveva affidato al suo killer di fiducia, Gianni Nicchi, 26 anni, l'incarico di uccidere il ''barone''.

L'arresto di Rotolo aveva bloccato il progetto, lasciando campo libero ai Lo Piccolo, ma adesso le famiglie rivali potrebbero nuovamente rientrare in gioco. Un ruolo determinante l'avra' di sicuro Matteo Messina Denaro, 45 anni, latitante dal 1993, l'ultimo ''erede'' di Provenzano ancora in circolazione. Un boss di ''terza generazione'', che ha trent'anni meno del padrino corleonese e vent'anni meno di Salvatore Lo Piccolo. Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, e' il rampollo di don Ciccio, capo delle famiglie trapanesi, morto nel 1998 mentre, anche lui, era latitante. In gioventu' Matteo girava in Porsche, col Rolex al polso e belle donne al seguito. Piu' che un boss, un esempio da seguire per le nuove generazioni di mafiosi, affascinati da questo giovane rampante dal fisico asciutto e dallo sguardo magnetico, gia' condannato definitivamente all'ergastolo per le bombe del '93 a Roma, Firenze e Milano. L' ultima sua immagine, immortalata da una istantanea, mostra un giovanotto ingabbiato in occhiali trendy, giacca di buon taglio, capelli corti: una foto che rimanda piu' ad un manager che ad un feroce criminale e, meno che mai, alla ruvidezza contadina dei capibastone corleonesi. Eppure i pentiti lo descrivono come un assassino spietato, pronto a strangolare con le sue mani la donna di un boss rivale, Antonella Bonomo, incinta di tre mesi, dopo avere ucciso il suo compagno. Insomma un esponente dell'ala militarista, legato all'esperienza di Giovanni Brusca e di Leoluca Bagarella, che potrebbe cambiare nuovamente la strategia di Cosa Nostra, tornando a sfidare frontalmente lo Stato.


GLI SPARI A GIARDINELLO FANNO NOTIZIA - Tra le strette vie di Giardinello, comune del palermitano con 1880 abitanti, compreso tra Partinico, Borgetto e Montelepre, non si fa che parlare di quegli spari che questa mattina hanno movimentato la tranquilla vita del paese. Il rumore dei colpi in aria della polizia, prima dell'arresto dei Lo Piccolo, ha risuonato nella vallata della contrada di Portadinello raggiungendo le abitazioni del piccolo comune dominato dalla vetta del Montanello. Era dai tempi del bandito Salvatore Giuliano, nato nel vicinissimo comune di Montelepre, che Giardinello non saliva agli onori della cronaca.

Proprio tra i due comuni, infatti, Giuliano aveva stabilito il suo quartier generale e compiuto i suoi primi delitti. ''L'arresto ci ha colti di sorpresa - ha detto il vicesindaco di Giardinello, Andrea Caruso - Quando ho visto gli elicotteri che sorvolavano la zona non ho pensato proprio che potesse trattarsi di una cosa del genere. Il nostro e' un paesino tranquillo, abitato da coltivatori, e non vorremmo che quest'episodio potesse associare il nome di Giardinello a quello della mafia''. Al municipio molti conoscevano Filippo Piffero, proprietario della villetta dove sono stati arrestati i quattro latitanti, ma nessuno ha mai sospettato dei suoi possibili contatti con i mafiosi. ''Piffero e' di Montelepre e spesso veniva qui in paese, dove ha la villa - ha raccontato Caruso - Era in pensione e si dava da fare coltivando vigneti e uliveti, oltre a un piccolo allevamento di mucche. Sembrava una persona per bene. Per noi il suo arresto e' stata una sorpresa''.

Preoccupato anche il vicino di casa di Piffero, che questa mattina ha trovato decine di auto della polizia nello stretto viale che costeggia casa sua. ''Conosco la famiglia Piffero da cinquant'anni - ha detto - Ma non so chi siano i Lo Piccolo, ne' che i Piffero avessero contatti con loro''. Anche al bar del chiosco, alle porte del paese, l'arresto dei boss e' l'argomento del giorno. Fra il cornetto e il caffe', molte persone fanno capannello scambiandosi opinioni sull'avvenimento. ''Quando ho visto gli elicotteri - racconta un uomo - ho pensato che avessero trovato qualche piantagione di marijuana. Poi ho saputo quello che era successo e sono rimasto sconvolto''. Le donne del paese, scese a far la spesa, si fermano tra i banchi della salumeria per commentare l'arresto. ''E' incredibile - dice Francesca Caruso, 60 anni - Non potevo immaginare che ci fossero dei mafiosi vicino al nostro paese, magari anche tra di noi. Qui c'e' tanta gente tranquilla. Questa notizia mi ha messo un po' paura''


GIORNALISTI: UNCI SICILIA, BENE ASSOLUZIONE SOMMA

GIORNALISTI: UNCI SICILIA, BENE ASSOLUZIONE SOMMA


Palermo, 24 gen. - (Adnkronos) - Il Gruppo siciliano dell'Unci esprime "soddisfazione per la felice conclusione" della vicenda giudiziaria che ha visto protagonista, per circa 10 anni, il giornalista Enrico Somma. Il giudice monocratico Antonio Tricoli ha stabilito che "il fatto non costituisce reato".
Il giornalista era stato querelato per diffamazione dalla titolare dell distilleria 'Bertolino' di Partinico, a proposito di un articolo apparso nel 1999 sul quotidiano 'La Sicilia'. Nel 2004 il gup aveva prosciolto Somma perchè 'il fatto non sussiste', ma la querelle giudiziaria è proseguita perchè la Procura generale aveva impugnato la sentenza.
"La sentenza -ha dichiarato Leone Zingales, presidente dell'Unci Sicilia- restituisce serenità ad un giornalista, Enrico Somma, che, nella vicenda, ha soltanto esercitato il diritto-dovere di cronaca".
(Loc/Pn/Adnkronos)






ROSSELLA ACCARDO NEL GIORNO DEL COMPLEANNO DI SUO FIGLIO STEFANO MAIORANA LANMCIA UN URLO VOGLIO RIABBRACCIARE MIO FIGLIO...........http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/04/lurla-della-mamma-di-stefano-voglio.html#links

LA PROCURA FA ESEQUIRE IL SEQUESTRO DELLA DISTILLERIA BERTOLINO PER INQUINAMENTO E PERCHE' SPROVVISTA DI AUTORIZZAZIONI PREVISTE DI LEGGIhttp://iltimone.blogspot.com/2008/04/sequestrata-la-distilleria-bertolino_04.html

APPELLO A DI MONSIGNORE MICCICHE' ALLA LEGALITA' ALLA TRASPARENZA ALLA PARTECIPAZIONE ALL'IMPEGNO........
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/04/appello-monsignore-micciche-alla.html#links

PAPA WOJTILA A TRE ANNI DALLA TUA SCOMPARSA...........
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/04/wojtyla-tre-anni-dalla-tua-scomparsa.html

VISTO CHE E' IL PRIMO D'APRILE QUALCUNO POTREBBE PENSARE AL FAMOSO "pesce d'aprile" invece: IL PIANO SPIAGGE DI ISOLA DELLE FEMMINE?..............
http://rinascita-di-isola.blogspot.com/2008/04/il-piano-spiagge-di-isola-delle-femmine.html
IL SINDACO CHE AMMUCCIA


E' GIUNTO IL MOMENTO GENTILISSIMO SIGNOR SINDACO DI PRENDERSI LE RESPONSABILITA' DELLA CARICA CHE SI RICOPRE. LA FINISCA DI AMMUCCIARSI












IL SINDACO LA CONFERENZA I SERVIZI E AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

D.L. 59/2005 ART 5 COMMI 10-11-12

http://gazzette.comune.jesi.an.it/2005/93/10.htm
10. L'autorita' competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, della salute e delle attivita' produttive.
11. Nell'ambito della conferenza dei servizi di cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del SINDACO di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.In presenza di
circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente decreto, il SINDACO, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede
all'autorita' competente di verificare la necessita' di riesaminare
l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 9, comma 4.
12. Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorita' competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformita' dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformita' ai requisiti di cui al presente decreto.
L'autorizzazione per impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto e' rilasciata con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio; in caso di impianti sottoposti a procedura di valutazione di impatto ambientale, il termine di cui sopra e' sospeso fino alla conclusione di tale procedura. L'autorizzazione integrata ambientale non puo' essere
comunque rilasciata prima della conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale.


-Si riporta il testo dell'art Gli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 cosi' recitano:«Art. 216. Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi.
La prima classe comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumita' del vicinato.
Questo elenco, compilato dal consiglio superiore di sanita', e' approvato dal Ministro per l'interno, sentito il Ministro per le corporazioni, e serve di norma per l'esecuzione delle presenti disposizioni.
Le stesse norme stabilite per la formazione dell'elenco sono seguite per iscrivervi ogni altra fabbrica o manifattura che posteriormente sia riconosciuta insalubre.
Una industria o manifattura la quale sia inscritta nella prima classe, puo' essere permessa nell'abitato, quante volte l'industriale che l'esercita provi che, per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato.
Chiunque intende attivare una fabbrica o manifattura compresa nel sopra indicato elenco, deve quindici giomi prima darne avviso per iscritto al podesta', il quale, quando lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, puo' vietarne l'attivazione o subordinarla a determinate cautele.
Il contravventore e' punito con la sanzione amministrativa da L. 40.000 a L. 400.000.».
«Art. 217. Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il PODESTA' prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno e il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza.
Nel caso di inadempimento il PODESTA' puo' provvedere di ufficio nei modi e termini stabiliti nel testo unico della legge comunale e provinciale.».

Art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357
Valutazione di incidenza

(Articolo così sostituito dal D.P.R. n. 120/2003)
1. Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione.

2. I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti, predispongono, secondo i contenuti di cui all'allegato G, uno studio per individuare e valutare gli effetti che il piano puo' avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Gli atti di pianificazione territoriale da sottoporre alla valutazione di incidenza sono presentati, nel caso di piani di rilevanza nazionale, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e, nel caso di piani di rilevanza regionale, interregionale, provinciale e comunale, alle regioni e alle province autonome competenti.

3. I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.

4. Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, e successive modificazioni ed integrazioni, che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione, come definiti dal presente regolamento, la valutazione di incidenza e' ricompressa nell'ambito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilita' del progetto con le finalita' conservative previste dal presente regolamento, facendo riferimento agli indirizzi di cui all'allegato G.

5. Ai fini della valutazione di incidenza dei piani e degli interventi di cui ai commi da 1 a 4, le regioni e le province autonome, per quanto di propria competenza, definiscono le modalita' di presentazione dei relativi studi, individuano le autorita' competenti alla verifica degli stessi, da effettuarsi secondo gli indirizzi di cui all'allegato G, i tempi per l'effettuazione della medesima verifica, nonche' le modalita' di partecipazione alle procedure nel caso di piani interregionali.

6. Fino alla individuazione dei tempi per l'effettuazione della verifica di cui al comma 5, le autorita' di cui ai commi 2 e 5 effettuano la verifica stessa entro sessanta giorni dal ricevimento dello studio di cui ai commi 2, 3 e 4 e possono chiedere una sola volta integrazioni dello stesso ovvero possono indicare prescrizioni alle quali il proponente deve attenersi. Nel caso in cui le predette autorita' chiedano integrazioni dello studio, il termine per la valutazione di incidenza decorre nuovamente dalla data in cui le integrazioni pervengono alle autorita' medesime.

7. La valutazione di incidenza di piani o di interventi che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ricadenti, interamente o parzialmente, in un'area naturale protetta nazionale, come definita dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e' effettuata sentito l'ente di gestione dell'area stessa.

8. L'autorita' competente al rilascio dell'approvazione definitiva del piano o dell'intervento acquisisce preventivamente la valutazione di incidenza, eventualmente individuando modalita' di consultazione del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi.

9. Qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative possibili, il piano o l'intervento debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale ed economica, le amministrazioni competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire la coerenza globale della rete "Natura 2000" e ne danno comunicazione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per le finalita' di cui all'articolo 13.

10. Qualora nei siti ricadano tipi di habitat naturali e specie prioritari, il piano o l'intervento di cui sia stata valutata l'incidenza negativa sul sito di importanza comunitaria, puo' essere realizzato soltanto con riferimento ad esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica o ad esigenze di primaria importanza per l'ambiente, ovvero, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.

ARTICOLO 1Legge regionale del 8-5-2007 n. 13 Legge regionale del 8-5-2007 n. 13

.....e che, pertanto, "trasferire le competenze ai comuni senza alcun rilievo nell'impianto, ..., così come si è fatto in tutto il territorio nazionale è un atto che favorisce la certezza del diritto: i cittadini debbono conoscere il parere se positivo o meno, non possono stare tre anni e anche più in attesa..."



Disposizioni in favore dell’esercizio di attività economiche in siti SIC e ZPS
1. Le determinazioni sulle valutazioni di incidenza, previste dall’articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, sono attribuite ai comuni nel cui territorio insistono i siti SIC e ZPS. Le valutazioni di incidenza che interessino siti SIC e ZPS ricadenti all’interno dei parchi naturali sono di competenza dell’Ente parco.




ART 281 COMMA 2 DEL D.L. 152/2006
2. I gestori degli impianti e delle attività in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che non ricadevano nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, si adeguano alle disposizioni del presente titolo entro tre anni da tale data e, nel caso in cui siano soggetti all'autorizzazione alle emissioni, presentano la relativa domanda, ai sensi dell'articolo 269 ovvero ai sensi dell'articolo 272, commi 2 e 3, almeno diciotto mesi prima del termine di adeguamento. In caso di mancata presentazione della domanda entro il termine previsto, l'impianto o l'attività si considerano in esercizio senza autorizzazione alle emissioni. Se la domanda e' presentata nel termine previsto, l'esercizio può essere proseguito fino alla pronuncia dell'autorità competente; in caso di mancata pronuncia entro i termini previsti dall'articolo 269, comma 3, l'esercizio può essere proseguito fino alla scadenza del termine previsto per la pronuncia del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio a cui sia stato richiesto di provvedere ai sensi dello stesso articolo. Per gli impianti l'autorizzazione stabilisce i valori limite e le prescrizioni:

a) ai sensi dell'articolo 271, commi 6 e 9, se l'impianto e' stato realizzato prima del 1988 in conformità alla normativa all'epoca vigente;

b) ai sensi dell'articolo 271, commi 8 e 9, se l'impianto deve essere realizzato ai sensi dell'articolo 269, commi 10 o 12, o e' stato realizzato tra il 1988 e l'entrata in vigore della parte quinta del presente decreto in conformità alla normativa all'epoca vigente.

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl5.htm#267


ITALCEMENTI A.I.A. SINDACO ISOLA REGIONE CITTADINI UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro del paese. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”
La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

L'autorizzazione integrata ambientale è, secondo la definizione di cui all'articolo 2 lettera l) del Dlgs 18 febbraio 2005 n. 59 (recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto"; detto provvedimento si inquadra tra le "misure intese ad evitare, oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni (delle attività industriali inquinanti normativamente individuate) nell'aria, nell'acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti e per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso" (cfr. articolo1 comma 1 del citato Dlgs n. 59/2005)


La procedura autorizzativi IPPC - PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) è stata adottata dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 settembre 1996 con la direttiva 96/61/CE con la finalità di:
• passare da un sistema autorizzativo in campo ambientale suddiviso per matrici (acqua, aria, terreno) ad una visione integrata e sistemica dell’inquinamento.
• privilegiare la prevenzione e la minimizzazione dell’inquinamento alla fonte, al fine di garantire una gestione accorta e più sostenibile delle risorse naturali;
• basare i Livelli di Emissione aziendali sulle potenzialità offerte dalle migliori tecniche ambientali disponibili (Best Available Techniques - BAT), in modo da incentivare l’innovazione e l’aggiornamento verso l’adozione di tecnologie verdi;
• garantire al pubblico il diritto di informazione sul funzionamento degli impianti e dei possibili effetti sull’ambiente e di trasmettere osservazioni;
• omogeneizzare le autorizzazioni ambientali degli impianti aventi un grande potenziale di inquinamento, al fine di evitare operazioni di dumping ambientale all’interno dell’Europa in vista del suo allargamento ad Est.
Il rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (autorizzazione che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo) è infatti fondato sul rispetto delle migliori tecniche utilizzabili ("Mtd", migliori tecniche disponibili o "Bat", " Best available techniques") per mantenere al minimo l'impatto sull'ecosistema.

L'applicazione delle migliori tecnologie, così come previsto per legge, va fatto a monte, cioè è necessario che tale scelta sia fatta a monte nella progettazione del sistema integrato. Non si tratta di una scelta a priori di carattere ideologico, ma di una scelta che deriva da una valutazione e da una comparazione di dati sperimentali oggettivi di bilancio energetico, quantità di emissioni (gas serra ed inquinanti in senso stretto, ecc.), compatibilità con il territorio e gli abitanti locali e limitrofi, costi impiantistici e di esercizio, convenienza o meno dell'investimento in presenza o mancanza delle sovvenzioni pubbliche, vantaggi occupazionali, ecc.; e, a valle di tutto questo, da un'analisi, anch'essa oggettiva, dei rischi per la salute umana ad opera dei composti e degli elementi a lunga persistenza ambientale e che possono entrare nella catena alimentare.


Così a monte e a priori è stato deciso di rinunciare a possibili impianti alternativi che avrebbero potuto comportare un minore impatto ambientale, rinunciando “per ordinanza” a una visione integrata che avrebbe comportato meno inquinamento possibile come intende la PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) della comunità europea.

In tal senso le migliori tecnologie possibili esaminati nella procedura dell'autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla ditta Italcementi S.p.a. saranno le BAT del migliore impianto che per la sua natura non è la migliore tecnologia possibile per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, essendo esso stesso un impianto insalubre di prima classe (Art.216 T.U. Leggi Sanitarie/ G.U. n 220 del 20/09/1994 s.o.n.129).



Principi generali dell'autorizzazione integrata ambientale (Art. 3) stabilisce che:
”1. L'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:

a) devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;
b) non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
c) deve essere evitata la produzione di rifiuti, a norma del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni; “

A tal fine chiediamo pertanto alle autorità competenti, in autotutela e per evitare ulteriore danno all’erario, di non accogliere la domanda per l'ottenimento dell'autorizzazione integrata ambientale (IPPC).

Caricato da isolapulita


http://iltimone.blogspot.com/2008/03/il-sindaco-si-ammuccia.html
http://rinascita-di-isola.blogspot.com/2008/03/il-ruolo-del-sindaco-nella-procedura-di.html

NORME DI DEONTOLOGIA PROFESSIONALE ORDINE DEGLI ARCHITETTI
DELIBERA 20 DICEMBRE 2006
Premessa
Il paesaggio, il territorio e l’architettura sono espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni Paese.
L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a un mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L’opera di architettura, ed in genere le trasformazioni fisiche del territori, tendono a sopravvivere al loro ideatore, al loro costruttore, al loro proprietario e ai loro originari utenti. Per questi motivi sono di interesse generale e costituiscono un patrimonio della Comunità.
La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera progettuale e costituisce fondamento etico della professione.
La società ha dunque interesse a garantire un contesto nel quale l'Architettura possa essere espressa al meglio, favorendo la formazione della coscienza civile dei suoi valori e la partecipazione dei cittadini alle decisioni concernenti i loro interessi; gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori iscritti alle diverse sezioni dell’albo hanno il dovere, nel rispetto dell'interesse presente e futuro della società, di attenersi al fondamento etico proprio della loro disciplina.
Gli “atti progettuali” rispondono all'esigenza dei singoli cittadini e delle comunità di definire e migliorare il loro ambiente individuale, familiare e collettivo, di tutelare e valorizzare il patrimonio di risorse naturali, culturali ed economiche del territorio, adottando, nella realizzazione della singola opera e di ogni trasformazione fisica del territorio, le soluzioni tecniche e formali più adeguate ad assicurarne il massimo di qualità e durata, e il benessere fisico ed emozionale dei suoi utenti Le norme di etica professionale che seguono sono l'emanazione di questo assunto fondamentale che appartiene alla formazione intellettuale di ogni professionista iscritto all’albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, d’ora in avanti chiamato per brevità “iscritto”. Esse completano, nell'ambito delle leggi vigenti, le Norme per l'esercizio e l'ordinamento della Professione.
http://www.architettipalermo.it/deontologia.php?parent=Deontologia%20e%20norme%20di%20categoria

Friday, March 28, 2008





SLITTA L'APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE 2008







http://www.regione.sicilia.it/famiglia/Content/RassegnaStampa/Sajeva/marzo/20-3/Bilanci%20locali%20dopo%20le%20elezioni.pdf



REPUBBLICA ITALIANA REGIONE SICILIANA

Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali

Dipartimento Regionale

Via Trinacria, 34-36 90144 - Palermo

e-mail: controlloeell@regione.sicilia.it

Servizio 8 - Vigilanza e Controllo sugli Organi e sui servizi locali

Codice Fiscale: 80012000826

Partita IVA: 02711070827

Prot. n°. 9 4 0 del 1 0 / 0 3 / 2 0 0 8

Resp.le del procedimento: Sergio Azzarello (tel. 091.7074418)



CIRCOLARE n. 0 5

OGGETTO: Adozione del bilancio di previsione per l.esercizio finanziario 2008, della relazione

previsionale e programmatica, del bilancio pluriennale per il triennio 2008/2010,

nonché degli atti propedeutici e/o connessi prescritti dalle vigenti disposizioni

in materia.

Ai Sigg.ri Presidenti ed a tutti i Consiglieri

delle Province Regionali della Sicilia

Ai Sigg.ri Sindaci e a tutti i Consiglieri

dei Comuni della Sicilia

Ai Sigg.ri Presidenti ed a tutti i Consiglieri

Delle Unioni dei Comuni della Sicilia

Ai Sigg.ri Segretari provinciali e comunali

LORO SEDI

e, p.c. Al Signor Presidente

dell.A.N.C.I. Sicilia

Villa Niscemi

PALERMO

Al Signor Presidente

dell.U.R.P.S.

Viale Lazio, 23

PALERMO

Al Sig.Presidente

dell.A.S.A.E.L.

via Notarbartolo, 2/g

PALERMO



In sintonia con i principi ispiratori del Governo regionale, tendenti ad una più efficace azione

amministrativa per garantire adeguati livelli di funzionalità dei servizi resi alle collettività locali, nonché

al fine di garantire il rispetto del patto di stabilità interno, come configurato dalla legge finanziaria n.

244 del 24 dicembre 2007, si invitano le SS.LL., ciascuna per le rispettive competenze, ad intraprendere

ogni utile iniziativa affinchè si pervenga all.approvazione del bilancio di previsione per l.esercizio

finanziario 2008 entro il relativo termine di scadenza, fissato per il corrente esercizio al 31 marzo p.v.

(decreto 20 dicembre 2007 del Ministro dell.Interno, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 302 del 31 dicembre

2007).

A tal proposito, si richiamano le disposizioni dettate dagli artt. 151 e 174 del D.lgs. n. 267 del 18

agosto 2000 e dall.art. 109/bis dell.O.R.EE.LL. approvato con l.r. 15 marzo 1963, n. 16, che qui di

seguito s.intendono interamente trascritte, significando che la mancata approvazione del bilancio di

previsione nei termini di legge comporterà, per i comuni e le province inadempienti, l.azione sostitutiva

di questo Assessorato, con la nomina di un commissario ad acta ed il conseguente avvio delle procedure

relative all.applicazione delle sanzioni.

Preme evidenziare che, nel computo del termine di scadenza del 31 marzo 2008, le Giunte

Municipali e Provinciali devono tenere conto che lo stesso include tutti i periodi assegnati dai rispettivi

regolamenti di contabilità degli enti, ivi compresi i tempi per l.emissione del parere da parte del collegio

dei revisori dei Conti e quelli entro i quali i consiglieri possono presentare emendamenti allo schema di

bilancio.

Gli enti in indirizzo sono, pertanto, invitati a comunicare, nei tempi più brevi, tramite fax al n°

091/7074603 o posta elettronica all.indirizzo e-mail: controlloeell@regione.sicilia.it, gli estremi delle

deliberazioni consiliare di adozione dei bilanci di previsione per l.esercizio finanziario 2008, mentre, per

l.economia dell.azione amministrativa, si chiarisce che non sussiste alcun obbligo di trasmettere a

questo Servizio sia la suddetta delibera sia il relativo certificato di bilancio .

Si sottolinea l.importanza della tempestiva comunicazione a questo Servizio delle informazioni

suddette, nella considerazione che, in assenza di notizie, alla scadenza del sopracitato termine, l.ente

sarà ritenuto inadempiente e, quindi, verrà attivata la relativa azione sostitutiva.

La presente, inviata in unico esemplare, dovrà essere notificata ai soggetti destinatari in indirizzo a

cura degli uffici dell.Ente.

f i r m a t o

L.ASSESSORE

(dott. Paolo Colianni)



http://www.regione.sicilia.it/famiglia/Content/Norme/2008/circolare%20n.%2005%20%20bilancio%202008.pdf





















C.d.C. Sez. Riunite - Pareri 4 marzo 2008, n. 2

Comune e provincia - Finanza - Bilancio - Controllo - Disciplina nazionale - Introduzione del revisore unico nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti e superiore a 5.000 ex comma 732, L. n. 296/2006 - Regione Sicilia - Applicabilità - Va esclusa - Ragioni

CONSIDERATO che con il suindicato atto il Sindaco del Comune di Belmonte Mezzagno (PA) ha chiesto parere circa l'applicabilità agli enti locali siciliani del comma 732 della legge finanziaria nazionale n. 296 del 2006, nella parte in cui ha ridotto ad uno il numero dei revisori dei conti nei comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti;

RITENUTA l'ammissibilità della formulata richiesta di parere, sia sotto il profilo soggettivo (la richiesta è stata avanzata dal Sindaco) sia sotto il profilo oggettivo (si verte in materia di contabilità pubblica);

RITENUTO che:

a) l'art. 14 della legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 2 (Statuto Sic.) attribuisce alla Regione siciliana competenza legislativa esclusiva in materia di enti locali, e pertanto la disciplina dei relativi organi di revisione compete soltanto alla Regione;

b) la Regione siciliana ha legiferato in materia e con l'art. 1 della legge regionale 11 dicembre 1991 n. 48 (Provvedimenti in tema di autonomie locali) ha poi recepito - con modificazioni ed integrazioni - la legge nazionale 8 giugno 1990 n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali) e, in particolare (v. lett. i), l'art. 55 di questa, secondo cui l'ordinamento finanziario e contabile degli enti locali è riservato alla legge dello Stato;

c) tuttavia la medesima legge regionale n. 48 del 1991 ha modificato il comma 1 dell'art. 57 L. n. 142 del 1990 (secondo cui "i consigli comunali e provinciali eleggono, con voto limitato a due componenti, un collegio di revisori composto da tre membri), disponendo che "le parole due componenti sono sostituite con le parole un componente";

d) non può pertanto ritenersi, sul punto, che la Regione abbia fatto un mero rinvio dinamico alla legge statale, contenendo la L.r. n. 48/91 un preciso riferimento ai tre componenti dei collegi dei revisori già previsti dal suindicato art. 57 L. 142/90, confermando quindi la composizione numerica degli stessi e ferma restando la disciplina dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti;

RITENUTO che la composizione dei collegi dei revisori degli enti locali siciliani non sembra rivestire autonoma e specifica rilevanza ai fini del rispetto del "patto di stabilità interno" richiamato nell'anzidetta richiesta di parere, né appare direttamente conferente in materia di "coordinamento della finanza pubblica";

CONSIDERATO che ai sensi del comma 1363 della stessa legge finanziaria n. 296 del 2006 "Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e delle relative norme d'attuazione".

RITENUTO conclusivamente che, per la prevalenza, in subiecta materia, della normativa regionale su quella statale, presso il comune di Belmonte Mezzagno (di oltre 10.000 abitanti) l'organo di controllo debba restare formato da tre revisori (numero peraltro non irragionevole, tenuto anche conto del fatto che le funzioni dei revisori non sono limitate al mero accertamento dei dati

contabili);

Ciò premesso e ritenuto,

P. Q. M.

la Corte dei Conti - Sezioni Riunite per la Regione siciliana in sede consultiva, richiamato quanto sopra, esprime il proprio parere nel senso che nella fattispecie debba trovare applicazione la normativa regionale e non quella statale.





http://www.regione.sicilia.it/famiglia/Content/Norme/2008/circolare%20n.%2005%20%20bilancio%202008.pdf













Comitato Cittadino Isola Pulita

http://www.isolapulita.it






















Deliberazione n. 174/2008/Contr.



REPUBBLICA ITALIANA


LA CORTE DEI CONTI


SEZIONE DEL CONTROLLO PER LA REGIONE SICILIANA



nell’adunanza del 20 novembre 2008, composta dai seguenti magistrati:


Dott. Maurizio Meloni - Presidente


Dott. Antonio Dagnino - Consigliere, relatore


Dott. Francesco Targia - Referendario


- Visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;


- Visto la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;


- Visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;


- Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni;


- Visto l’art. 1, commi 166, 167 e 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);


- Visto, in particolare, l’art 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;


- Vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie di questa Corte con la quale sono state approvate le “Linee guida per l’attuazione dell’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) per gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali”;


- Vista la deliberazione di questa Sezione avente ad oggetto “Linee guida per l’attuazione dell’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) per gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali aventi sede in Sicilia”;


- Vista la nota, con la quale questa Corte ha inoltrato al Sindaco ed al Presidente del Collegio dei revisori la predetta deliberazione di questa Sezione di controllo, nonché i relativi questionari ai fini della loro ritrasmissione da parte del Collegio dei revisori entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio di previsione;


- Esaminata la relazione trasmessa a questa Sezione regionale dall’Organo di revisione contabile del Comune di Isola delle Femmine;


- Vista l'ordinanza presidenziale n. 210/2008/CONTR. con la quale la Sezione del controllo è stata convocata il 20 novembre 2008 per gli adempimenti di cui al menzionato comma 168 della legge 23 dicembre 2005, n. 266;


- Udito il relatore Cons. Antonio Dagnino;


- Udito il Segretario comunale, Dott. Manlio Scafidi;


- Vista la memoria dell’Amministrazione in data 18 novembre 2008;


- Considerato che l’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo, a carico degli Organi di revisione degli enti locali, di trasmettere alla Corte dei Conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulata sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla stessa Corte;


- Ritenuta la natura collaborativa di tale forma di controllo intestata dalla legge alla Corte, la quale, all’esito del procedimento di verifica effettuato sulla base delle relazioni inviate dall’Organo di revisione provvede - ove riscontri la sussistenza di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interna - all’adozione di una specifica pronuncia indirizzata all’organo deliberativo dell’Ente;


- Ritenuto che il riscontro che de quo è finalizzato alla verifica del rispetto di vincoli di natura squisitamente finanziaria e tende prevalentemente a fare emergere quelle sole disfunzioni o storture che siano in grado di incidere negativamente sugli equilibri di bilancio, non consentendo all’ente di concorrere alla realizzazione degli obiettivi generali di finanza pubblica, e che la gravità delle irregolarità cui la legge fa riferimento va qui rapportata non tanto a scostamenti della gestione rispetto alle norme contabili vigenti e/o ad inefficienze e disfunzioni della gestione dell’ente, quanto piuttosto alla verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio, con particolare attenzione, dunque, alla verifica del rispetto degli obiettivi annuali del patto di stabilità interno, all’osservanza del vincolo all’indebitamento ex art. 119 Cost., all’osservanza delle limitazioni previste in materia di spese per il personale ed in generale a comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria dell’ente che siano in grado di refluire negativamente sulla capacità, attuale o futura, della conservazione degli equilibri di bilancio.


- Considerato che nella loro relazione i revisori del Comune di Isola delle Femmine, hanno sostanzialmente rappresentato:


1) la presenza di consistenti debiti nei confronti della società di gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, anche se ancora non esattamente quantificati;


il mancato rispetto del patto di stabilità per l’anno 2007, senza che nell’esercizio successivo siano stati adottati i conseguenti provvedimenti di recupero;


2) la mancata evidenziazione dei risultati connessi all’attività di recupero dell’evasione tributaria;


3) il mancato rispetto del limite minimo del 50%, previsto dall’art.208 del D.Lgs.285/92; il notevole stanziamento di euro 1.100.000,00 relativo ai proventi da sanzioni per violazione al codice della strada, alla data del 9 ottobre 2008, risulta accertato soltanto nella misura di euro 81.267,00 (7,38%); tale situazione, anche se parzialmente confermata al 31 dicembre, potrebbe compromettere i già precari equilibri di bilancio;


l’errata allocazione dell’entrata di euro 589.000,00 al titolo V, senza che, peraltro, sia stata chiarita la natura della stessa;


5) il persistente deficit di cassa, sempre significativo, che è dovuto principalmente ai ritardi con cui l’Ente procede alla riscossione delle entrate proprie, è caratterizzato dal seguente andamento:


al 31/12/2004 euro 382.538,40;


al 31/12/2005 euro 803.197,49;


al 31/12/2006 euro 464.893,41;


al 31/12/2007 euro 1.018.417,21;


al 30/09/2008 euro 634.310,31;


- Preso atto che nell’odierna adunanza il rappresentante del Comune, ha illustrato la documentata memoria dell’Amministrazione nella quale si espone sostanzialmente che il debito A.T.O. ammonta ad € 2.291.689,51 ed è stato iscritto ed impegnato nei bilanci 2007 e 2008 dell’Ente (con saldo positivo di € 184.251,23 al 30 settembre 2008); che i provvedimenti in ordine al rientro nel patto di stabilità 2007 sono stati adottati; che i ruoli tributari sono stati tutti emessi, che il limite del 50% ex art. 208 D.Lgs. n. 285/92 è stato applicato sulla competenza; che il mancato versamento delle sanzioni per violazioni al codice della strada sono dovute all’appropriazione indebita della società affidataria del recupero; che in ordine all’allocazione di € 589.000,00 nel titolo V dell’entrata v’è stato un errore di comunicazione da parte dei Revisori; che il deficit di cassa è da imputare alla lentezza della riscossione


- Ritenuto che i rilievi di cui ai superiori punti n. 1, 2 e 5 appaiono superati sulla base di quanto documentato dall’Ente, ma che però – allo stato degli atti ed anche sulla base delle deduzioni dell’Amministrazione - permangono oggettivamente le criticità di cui ai punti 3, 4 e 6 in ordine ai quali va adottata la specifica pronunzia di legge;



P. Q. M.



accerta le criticità in ordine al bilancio preventivo 2008 del comune di Isola delle Femmine, relativamente ai suindicati punti n.ri 3, 4 e 6 dell’atto di deferimento;



O R D I N A


che, a cura della Segreteria di questa Sezione, copia della presente pronuncia sia comunicata al Presidente del Consiglio comunale ai fini dell’adozione “delle necessarie misure correttive”, come previsto dal comma 168, dell’art. 1, della legge n. 266 del 2005, oltre che al Sindaco ed al Presidente del Collegio dei revisori del Comune di Isola delle Femmine;



D I S P O N E


che, a cura dell’Ufficio III, siano acquisite le comunicazioni in ordine all’adozione delle necessarie misure correttive che, ai fini della vigilanza sulla loro adozione prevista dall’art. 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dovranno essere trasmesse a questa Sezione regionale di controllo.


Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 20 novembre 2008.



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE


(Cons. Antonio Dagnino) (Dott. Maurizio Meloni)




Depositato in Segreteria il 02 Dicembre 2008


IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA


Dott.ssa Laura Suriano





http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Sicilia/Pronunce/Pronunce--/Anno-2008/deliberazione-n.174-2008-contr.doc_cvt.htm





http://dailymotion.virgilio.it/video/x5vurj_bilancio-2008-isola-commissario-ad_news



http://isolapulita.blogspot.com/2008/03/il-comitato-cittadino-isola-pulita.html



http://isolapulita.wordpress.com/2007/05/30/il-bilancio-di-isola-delle-femmine/




http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/02/blog-post.html




Presidenza della Regione
http://www.regione.sicilia.it/tgweb/


COMUNICATI STAMPA
Telefono 091/7075300

http://www.regione.sicilia.it/presidenza/ufficiostampa/
email mailto mailto:stampa@regione.sicilia.it


Palermo, 21 giugno 2008


ENTI LOCALI. SCOMA: .COMMISSARIO AD ACTA IN 118 COMUNI SICILIANI CHE NON HANNO ANCORA APPROVATO IL BILANCIO DI PREVISIONE 2008. PALERMO .

Commissari ad acta in 118 ammministrazioni comunali che non hanno ancora approvato il bilancio di previsione per il 2008. Lo ha disposto l.assessore regionale degli Enti Locali, Francesco Scoma, che venerdì pomeriggio ha apposto la firma sui decreti. I provvedimenti verranno registrati e notificati entro i primi giorni della settimana entrante. .I commissari avranno il compito di diffidare ed eventualmente sostituirsi . afferma l.assessore degli Enti Locali - alle giunte o ai consigli per deliberare i bilanci di previsione, i cui termini per l.approvazione sono scaduti il 31 maggio. E. un provvedimento necessario ed urgente - prosegue Scoma - per evitare l.interruzione dei pagamenti di alcuni servizi essenziali, come ad esempio la raccolta dei rifiuti. Il mio intento - afferma Scoma - è quello di applicare il rigore massimo in ogni ambito di mia competenza, dalla sostegno alla famiglia, alle politiche sociali, agli Enti Locali.
Nel caso specifico - spiega - l.invio dei commissari ad acta è di fatto un provvedimento da adottare in casi straordinari che però è divenuto quasi un atto dovuto. Credo che la situazione economica dei cittadini, e delle amministrazioni comunali, non siano delle migliori. Proprio per questo non è pensabile che gli enti locali non abbiano ancora varato il bilancio di previsione, uno strumento utile per avviare l.iter dei pagamenti dei servizi. Annuncio sin d.ora - prosegue - che, proprio in virtù del rigore che mi sono imposto e che voglio imprimere, ancora di più agli uffici, valuterò l.ipotesi di inviare ispezioni a campioni nelle amministrazioni provinciali e comunali per verificare lo stato economico e finanziario..
I commissari ad acta - secondo il decreto assessoriale - dovranno predisporre, in sostituzione della Giunta lo schema di bilancio per l'esercizio finanziario 2008, oltre a bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010. Dovranno altresì convocare il Consiglio e assegnare un termine (non superiore ai 30 giorni) entro il quale dovranno essere deliberati i documenti finanziari.
Qualora il Consiglio abbia deliberato la non approvazione dello schema di bilancio, il commissario ad acta dovrò avviare una nuova sessione di bilancio, prevedendo una nuova convocazione del consiglio che entro 30 giorni dovrà deliberare il bilancio.
Il decorso infruttuoso dei termini assegnati comporterà l’azione sostitutiva del commissario ed il conseguente avvio delle procedure relative alla sospensione del Consiglio e del successivo scioglimento. Sarà il commissario in questo caso ad approvare i documenti finanziari in sostituzione del Consiglio inadempiente.
Ecco l.elenco delle amministrazioni in cui verranno inviati i commissari ad acta.
- AGRIGENTO. (17). COMUNI: Agrigento, Cammarata, Canicattì, Castrofilippo, Favara,
Lampedusa e Linosa, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Realmonte,
Ribera, San Biagio Platani, Sant.Elisabetta, Sciacca, Villafranca Sicula.
- CALTANISSETTA (10). COMUNI:. Butera, Caltanissetta, Gela, Mazzarino, Mussomeli, Niscemi,
Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sommatino, Vallelunga Pratameno.
- CATANIA (19). COMUNI: Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Acireale, Belpasso, Bronte, Calatabiano,
Fiumefreddo di Sicilia, Maniace, Mascalucia, Mirabella Imbaccari, Misterbianco, Motta S. Anastasia,
Nicolosi, Paternò, Raddusa, Sant.Agata Li Battiati, Sant.Alfio, Santa Maria di Licodia, Vizzini.
- ENNA (5). COMUNI:. Barrafranca, Centuripe, Nicosia, Regalbuto, Villarosa.

- MESSINA (30). COMUNI. Barcellona Pozzo di Gotto, Capri Leone, Caronia, Castelmola, Cesarò,
Condro, Falcone, Furnari, Gaggi, Graniti, Itala, Librizzi, Limina, Lipari, Malvagna, Mazzarà
SantAndrea, Merì, Milazzo, Mirto, Mistretta, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Pagliara, Patti, Piraino, Rodi Milici, Sinagra, Tortorici, Ucria, Villafranca Tirrena.
- PALERMO (22). COMUNI. Alia, Bagheria, Belmonte Mezzano, Bisacquino, Bompietro, Caccamo, Camporeale, Carini, Cefalù, Collesano, Ficarazzi, Isola delle Femmine, Misilmeri, Monreale, Palermo, Piana degli Albanesi, Pollina, Santa Flavia, Terrasini, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Villabate.
- RAGUSA (2). COMUNI.. Giarratana, Vittoria.
- SIRACUSA (5). COMUNI.. Avola, Canicattini Bagni, Ferla, Pachino, Solarino.
- TRAPANI (8). COMUNI.. Alcamo, Campobello di Mazara, Erice, Gibellina, Mazara del Vallo, Pantelleria, Partanna, Trapani.
Salvatore Wladimir Pantaleone 0917075300 3204644589

E-mail: mailto ufficiostampa@regione.sicilia.it
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Bilancio 2007
http://www.regione.sicilia.it/famiglia/Content/RassegnaStampa/comunicati_stampa/21_commissari_acta_in_118_comuni_siciliani-2.pdf

http://isolapulita.blogspot.com/2007/06/lesecutivo-portobello-presenta-la.html#links


BILANCIO PREVISIONE 2009


http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/07/bilanci-arrivano-i-commissari.html








ITALCEMENTI A.I.A. SINDACO ISOLA REGIONE CITTADINI UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.

I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale

L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.

Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro del paese. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.

Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.

“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”

La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".



Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.



L'autorizzazione integrata ambientale è, secondo la definizione di cui all'articolo 2 lettera l) del Dlgs 18 febbraio 2005 n. 59 (recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto"; detto provvedimento si inquadra tra le "misure intese ad evitare, oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni (delle attività industriali inquinanti normativamente individuate) nell'aria, nell'acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti e per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso" (cfr. articolo1 comma 1 del citato Dlgs n. 59/2005)





La procedura autorizzativi IPPC - PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) è stata adottata dal Consiglio dell’Unione Europea il 24 settembre 1996 con la direttiva 96/61/CE con la finalità di:

• passare da un sistema autorizzativo in campo ambientale suddiviso per matrici (acqua, aria, terreno) ad una visione integrata e sistemica dell’inquinamento.

• privilegiare la prevenzione e la minimizzazione dell’inquinamento alla fonte, al fine di garantire una gestione accorta e più sostenibile delle risorse naturali;

• basare i Livelli di Emissione aziendali sulle potenzialità offerte dalle migliori tecniche ambientali disponibili (Best Available Techniques - BAT), in modo da incentivare l’innovazione e l’aggiornamento verso l’adozione di tecnologie verdi;

• garantire al pubblico il diritto di informazione sul funzionamento degli impianti e dei possibili effetti sull’ambiente e di trasmettere osservazioni;

• omogeneizzare le autorizzazioni ambientali degli impianti aventi un grande potenziale di inquinamento, al fine di evitare operazioni di dumping ambientale all’interno dell’Europa in vista del suo allargamento ad Est.

Il rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (autorizzazione che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo) è infatti fondato sul rispetto delle migliori tecniche utilizzabili ("Mtd", migliori tecniche disponibili o "Bat", " Best available techniques") per mantenere al minimo l'impatto sull'ecosistema.



L'applicazione delle migliori tecnologie, così come previsto per legge, va fatto a monte, cioè è necessario che tale scelta sia fatta a monte nella progettazione del sistema integrato. Non si tratta di una scelta a priori di carattere ideologico, ma di una scelta che deriva da una valutazione e da una comparazione di dati sperimentali oggettivi di bilancio energetico, quantità di emissioni (gas serra ed inquinanti in senso stretto, ecc.), compatibilità con il territorio e gli abitanti locali e limitrofi, costi impiantistici e di esercizio, convenienza o meno dell'investimento in presenza o mancanza delle sovvenzioni pubbliche, vantaggi occupazionali, ecc.; e, a valle di tutto questo, da un'analisi, anch'essa oggettiva, dei rischi per la salute umana ad opera dei composti e degli elementi a lunga persistenza ambientale e che possono entrare nella catena alimentare.





Così a monte e a priori è stato deciso di rinunciare a possibili impianti alternativi che avrebbero potuto comportare un minore impatto ambientale, rinunciando “per ordinanza” a una visione integrata che avrebbe comportato meno inquinamento possibile come intende la PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATA DELL’INQUINAMENTO (IPPC) della comunità europea.



In tal senso le migliori tecnologie possibili esaminati nella procedura dell'autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla ditta Italcementi S.p.a. saranno le BAT del migliore impianto che per la sua natura non è la migliore tecnologia possibile per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, essendo esso stesso un impianto insalubre di prima classe (Art.216 T.U. Leggi Sanitarie/ G.U. n 220 del 20/09/1994 s.o.n.129).







Principi generali dell'autorizzazione integrata ambientale (Art. 3) stabilisce che:

”1. L'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:



a) devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;

b) non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;

c) deve essere evitata la produzione di rifiuti, a norma del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni; “



A tal fine chiediamo pertanto alle autorità competenti, in autotutela e per evitare ulteriore danno all’erario, di non accogliere la domanda per l'ottenimento dell'autorizzazione integrata ambientale (IPPC).


Caricato da isolapulita






AMIANTO A ISOLA DELLE FEMMINE





































http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2008/03/italcementi-autorizzazione-integrata.html

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