CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, November 26, 2007

RIFIUTI CUFFARO LOMBARDO ARMAO TERMOVALORIZZATORI LA CORTE EUROPEA BOCCIA LA GARA TERMOVALORIZZATORI

Corte di giustizia europea, Sez. II, 18/7/2007 n. C-382/05





Sulla qualificazione delle convenzioni per l'utilizzo dei rifiuti urbani stipulate dal Commissario Delegato per l'emergenza rifiuti nella Regione Siciliana come appalti pubblici di servizi soggetti alla direttiva 92/50.


Devono essere considerate come appalti pubblici di servizi soggetti alla direttiva 92/50 e non come concessioni da essa escluse, le convenzioni per l'utilizzo dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, stipulate dal Commissario Delegato per l'emergenza rifiuti nella Regione Siciliana e pertanto, la loro aggiudicazione può intervenire soltanto in osservanza delle disposizioni della predetta direttiva, in particolare dei suoi artt. 11, 15 e 17, pubblicando un apposito bando di gara sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. 


SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)

18 luglio 2007 (*)

«Inadempimento di uno Stato – Appalti pubblici di servizi – Direttiva 92/50/CEE – Convenzioni relative al trattamento di rifiuti urbani – Qualificazione – Appalto pubblico – Concessione di servizi – Misure di pubblicità»

Nella causa C-382/05,

avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 20 ottobre 2005,

Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. A. Aresu e X. Lewis, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,

contro

Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,

LA CORTE (Seconda Sezione),

composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. P. Kuris, K. Schiemann (relatore), L. Bay Larsen e dalla sig.ra C. Toader, giudici,
avvocato generale: sig. J. Mazák
cancelliere: sig. J. Swedenborg, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale dell’8 marzo 2007
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di decidere la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente

Sentenza
1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1), come modificata dalla direttiva della Commissione 13 settembre  2001, 2001/78/CE (GU L 285, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 92/50»), e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva e, in particolare, dei suoi artt. 11, 15 e 17.

 Contesto normativo

 Normativa comunitaria
2        L’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50 stabilisce:

«a)      “appalti pubblici di servizi”, i contratti a titolo oneroso stipulati in forma scritta tra un prestatore di servizi ed un’amministrazione aggiudicatrice (…)»

3        L’art. 8 di tale direttiva dispone:

«Gli appalti aventi per oggetto servizi elencati nell’allegato I A vengono aggiudicati conformemente alle disposizioni dei titoli da III a VI».

4        L’art. 15, n. 2, della direttiva 92/50, il quale figura nel titolo V di quest’ultima, recita:

«Le amministrazioni che intendono aggiudicare un appalto pubblico di servizi mediante procedura aperta, ristretta o, nei casi stabiliti nell’art. 11, negoziata, rendono nota tale intenzione con un bando di gara».

5        Ai sensi dell’art. 17 della direttiva 92/50:

«1.      I bandi o avvisi vanno redatti conformemente ai modelli contenuti negli allegati III e IV e devono fornire le informazioni richieste in tali modelli.

(…)

4.      I bandi di gara di cui all’art. 15, nn. 2 e 3, sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale      delle Comunità europee e nella banca di dati TED, nelle rispettive lingue originali. Un riassunto degli elementi importanti di ciascun bando viene pubblicato nelle altre lingue ufficiali delle Comunità; il testo nella lingua originale è l’unico facente fede.

(…)».

6        L’allegato I A della direttiva 92/50, intitolato «Servizi a norma dell’art. 8», comprende segnatamente la categoria 16, denominata «Eliminazione di scarichi di fogna e di rifiuti; disinfestazione e servizi analoghi», alla quale corrisponde il numero di riferimento CPC 94.

7        L’allegato III di detta direttiva contiene in particolare i modelli di «avviso indicativo» e di «bando di gara d’appalto».

 Normativa nazionale

8        L’art. 4 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 maggio 1999, n. 2983 (GURI n. 132 dell’8 giugno 1999), come modificata dall’ordinanza 22 marzo 2002, n. 3190 (in prosieguo: l’«ordinanza n. 2983/99»), dispone:

«Il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, sentito il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, stipula convenzioni per la durata massima di venti anni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana (…). A tal fine il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, individua gli operatori industriali in base a procedure di evidenza pubblica, in deroga alle procedure di gara comunitarie (…)».

9        Le parole «in deroga alle procedure di gara comunitarie» di cui alla predetta disposizione sono state soppresse per effetto dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 gennaio 2004, n. 3334 (GURI n. 26 del 2 febbraio 2004).

 Fatti di causa e procedimento precontenzioso

10      Con ordinanza 5 agosto 2002, n. 670, il Presidente della Regione Siciliana, agendo nella sua qualità di Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia (in prosieguo : il «Commissario delegato») e in base all’art. 4 dell’ordinanza n. 2983/99, ha approvato un documento intitolato «Avviso pubblico per la stipula di convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nella Regione Siciliana» (in prosieguo: l’«avviso controverso»). L’avviso controverso comprende tre allegati. L’allegato A enuncia le «[l]inee guida per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata prodotta nei Comuni della Regione Siciliana». L’allegato B s’intitola «Piano finanziario riassuntivo» e l’allegato C contiene una convenzione tipo da stipulare con gli operatori prescelti (in prosieguo: la «convenzione tipo»).

11      Il 7 agosto 2002, un avviso relativo alle convenzioni summenzionate, predisposto sulla base del modello di avviso denominato «Avviso indicativo» contenuto nell’allegato III della direttiva 92/50, è stato inviato all’Ufficio delle pubblicazioni. Tale avviso è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (GU S 158, versione elettronica) in data 16 agosto 2002.

12      L’avviso controverso è stato invece pubblicato il 9 agosto sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.

13      Avendo ricevuto un reclamo riguardante tale procedura, il 15 novembre 2002 la Commissione ha trasmesso alle autorità italiane una lettera di richiesta di informazioni, alla quale queste ultime hanno risposto con lettera del 2 maggio 2003.

14      Il 17 giugno 2003, il Commissario delegato ha stipulato quattro convenzioni, ricalcate sostanzialmente sulla convenzione tipo, rispettivamente con la Tifeo Energia Ambiente S.c.p.a., la Palermo Energia Ambiente S.c.p.a., la Sicil Power SpA e la Platani Energia Ambiente S.c.p.a. (in prosieguo: le «convenzioni controverse»).

15      Il 17 ottobre 2003, la Commissione, ai sensi dell’art. 226 CE, ha inviato alla Repubblica italiana una lettera di diffida imputando a tale Stato membro una violazione della direttiva 92/50, in particolare degli artt. 11, 15 e 17 di quest’ultima. Non soddisfatta della risposta del 1°aprile 2004 a tale diffida, in data 9 luglio 2004 la Commissione ha trasmesso alla Repubblica italiana un parere motivato invitando quest’ultima a porre fine all’inadempimento contestatole entro il termine di due mesi.

16      Nella loro risposta al predetto parere motivato, intervenuta il 24 settembre 2004, le autorità italiane hanno contestato l’inadempimento sopra citato.

17      Non giudicando soddisfacente siffatta risposta, la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.

 Sul ricorso

 Argomenti delle parti

18      La Commissione sostiene che le convenzioni controverse costituiscono appalti pubblici di servizi ai sensi dell’art. 1 della direttiva 92/50 e che non sono state concluse nel rispetto dei requisiti di pubblicità derivanti da tale direttiva. Essa rileva, in particolare, che l’avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee non è stato pubblicato mediante il modello di bando di gara d’appalto prescritto dall’allegato III di suddetta direttiva per l’aggiudicazione di appalti pubblici, bensì facendo uso del modello cosiddetto «indicativo» di cui al medesimo allegato. I prestatori di servizi non nazionali sarebbero stati inoltre discriminati rispetto agli operatori nazionali che hanno beneficiato di un bando di gara d’appalto dettagliato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.

19      Secondo la Commissione, le convenzioni controverse non possono essere qualificate come concessioni di servizi escluse, come sostenuto dalla Repubblica italiana, dall’ambito di applicazione della direttiva 92/50. Infatti, la remunerazione degli operatori non consisterebbe nel loro diritto di sfruttare la propria prestazione riscuotendo proventi presso l’utente e assumendosi nel contempo tutti i rischi legati a detta attività.

20      Da un lato, la remunerazione dell’operatore consisterebbe, nella fattispecie, in una tariffa versatagli direttamente dal Commissario delegato, tariffa il cui importo viene fissato, dalle convenzioni controverse, in euro per tonnellata di rifiuti trasferita all’operatore dai comuni. Per quanto riguarda i redditi che l’operatore sarebbe, peraltro, in grado di trarre dalla vendita di energia elettrica prodotta in occasione della termovalorizzazione dei rifiuti, essi non costituirebbero un elemento del corrispettivo di detto operatore.

21      D’altro lato, l’operatore non sopporterebbe il rischio inerente a tale attività, poiché, in particolare, le convenzioni controverse gli garantiscono il conferimento di un quantitativo annuo minimo di rifiuti, mentre prevedono l’adeguamento annuo dell’importo della tariffa al fine di tener conto dell’evoluzione dei costi da lui sostenuti. Inoltre, tali convenzioni contemplerebbero un adeguamento di suddetta tariffa nell’ipotesi in cui la quantità annua effettiva di rifiuti conferita risulti minore del 95% ovvero maggiore del 115% rispetto alla quantità minima garantita, e ciò al fine di garantire l’equilibrio economico e finanziario dell’operatore.

22      Il governo italiano sostiene, all’opposto, così come emerge in particolare dalla giurisprudenza nazionale, che le convenzioni controverse configurano concessioni di servizi escluse dal campo di applicazione della direttiva 92/50.

23      In primo luogo, tali convenzioni avrebbero ad oggetto la delega di un servizio di interesse generale la cui continuità dev’essere garantita dall’operatore.

24      In secondo luogo, i servizi in questione sarebbero erogati direttamente agli utenti, ossia alla collettività degli abitanti dei comuni che producono i rifiuti, abitanti sui quali graverebbe alla fine il costo della tariffa versata all’operatore, dovendo essi pagare ai comuni una tariffa che copre tanto la raccolta quanto il trattamento dei rifiuti, e i quali remunerebbero dunque tali servizi. Il Commissario delegato svolgerebbe, a tal riguardo, unicamente un ruolo di intermediario.

25      In terzo luogo, l’obbligo di smaltire i rifiuti con produzione di energia e, pertanto, la vendita di quest’ultima, rientrerebbe appunto nell’oggetto delle convenzioni controverse. Sarebbe d’altronde tipico che la remunerazione di una concessione provenga non solamente dal prezzo pagato dall’utente, ma anche da altre attività connesse al servizio erogato.

26      In quarto luogo, e tenuto conto dell’importanza finanziaria degli investimenti effettuati dall’operatore, che sarebbero vicini ad un miliardo di euro, nonché alla lunga durata delle convenzioni controverse, vale a dire 20 anni, i proventi da realizzare da parte dell’operatore presenterebbero carattere aleatorio tanto più che una parte di essi deriverebbe dalla vendita dell’energia prodotta.

27      In quinto luogo, la responsabilità dell’organizzazione e della gestione dei servizi in tal modo delegati graverebbe esclusivamente sull’operatore, visto che l’amministrazione si limita ad un mero ruolo di vigilanza.

28      Per quanto riguarda le concessioni di servizi, la trasparenza richiesta potrebbe essere garantita con ogni mezzo appropriato, fra cui la pubblicazione, come nella specie, di un avviso in quotidiani nazionali specializzati.

 Giudizio della Corte

29      Come risulta da una giurisprudenza costante, le concessioni di servizi sono escluse dall’ambito di applicazione della direttiva 92/50 (v., in particolare, sentenze 21 luglio 2005, causa C-231/03, Coname, Racc. pag. I-7287, punto 9, nonché 13 ottobre 2005, causa C-458/03, Parking Brixen, Racc. pag. I-8585, punto 42).

30      Poiché il governo italiano ha insistito diverse volte sul fatto che, secondo la giurisprudenza nazionale, convenzioni come quelle controverse devono essere qualificate come concessioni di servizi, è opportuno rammentare, in via preliminare, che la definizione di appalto pubblico di servizi rientra nella sfera del diritto comunitario, per cui la qualificazione delle convenzioni controverse nell’ordinamento italiano non è pertinente al fine di accertare se queste ultime rientrino nell’ambito d’applicazione della direttiva 92/50 (v., in tal senso, sentenze 20 ottobre 2005, causa C-264/03, Commissione/Francia, Racc. pag. I-8831, punto 36, e 18 gennaio 2007, causa C-220/05, Auroux e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 40).

31      Di conseguenza, la questione se le convenzioni controverse debbano o meno essere qualificate come concessioni di servizi va valutata esclusivamente alla luce del diritto comunitario.

32      A tal proposito occorre rilevare, da un lato, che dette convenzioni prevedono il versamento, da parte del Commissario delegato all’operatore, di una tariffa il cui importo è fissato in euro per tonnellata di rifiuti conferita a quest’ultimo dai comuni interessati.

33      Orbene, come statuito in precedenza dalla Corte, dalla definizione di cui all’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50 discende che un appalto pubblico di servizi ai sensi di tale direttiva comporta un corrispettivo che è pagato direttamente dall’amministrazione aggiudicatrice al prestatore di servizi (citata sentenza Parking Brixen, punto 39). Ne consegue che una tariffa del tipo di quella prevista dalle convenzioni controverse può caratterizzare un contratto a titolo oneroso ai sensi dell’art. 1, lett. a), e quindi un appalto pubblico (v., per quanto riguarda il pagamento di un importo fisso per ogni bidone o cassonetto da parte di un comune ad una società incaricata in via esclusiva della raccolta e del trattamento di rifiuti, sentenza 10 novembre 2005, causa C-29/04, Commissione/Austria, Racc. pag. I-9705, punti 8 e 32).

34      D’altra parte, dalla giurisprudenza della Corte emerge che si è in presenza di una concessione di servizi allorquando le modalità di remunerazione pattuite consistono nel diritto del prestatore di sfruttare la propria prestazione ed implicano che quest’ultimo assuma il rischio legato alla gestione dei servizi in questione (v. sentenza 7 dicembre 2000, causa C-324/98, Telaustria e Telefonadress, Racc. pag. I-10745, punto 58, e ordinanza 30 maggio 2002, causa C-358/00, Buchhändler-Vereinigung, Racc. pag. I-4685, punti 27-28, nonché sentenza Parking Brixen, citata, punto 40).

35      Orbene, a tal proposito è giocoforza constatare che le modalità di remunerazione previste dalle convenzioni controverse non rientrano nel diritto di gestire i servizi di cui trattasi, né implicano l’assunzione, da parte dell’operatore, del rischio legato a tale gestione.

36      Infatti, non solo detto operatore risulta, in sostanza, remunerato dal Commissario delegato mediante una tariffa fissa conferitagli per tonnellata di rifiuti, come ricordato al punto 32 della presente sentenza, ma risulta assodato che, in forza delle convenzioni controverse, il Commissario delegato s’impegna, da una parte, a far sì che tutti i comuni interessati conferiscano all’operatore l’integralità della loro frazione residua di rifiuti e, dall’altra, a far sì che un quantitativo annuo minimo di rifiuti sia conferito a quest’ultimo. Tali convenzioni prevedono inoltre l’adeguamento dell’importo della tariffa nell’ipotesi in cui la quantità annua effettiva di rifiuti conferiti sia minore del 95% o maggiore del 115% rispetto alla suddetta quantità minima garantita, ciò al fine di garantire l’equilibrio finanziario ed economico dell’operatore. Esse prevedono altresì che l’importo della tariffa sia annualmente rivalutato in relazione all’andamento dei costi relativi al personale, ai materiali di consumo e alle manutenzioni, nonché in relazione ad un indicatore finanziario. Queste stesse convenzioni prevedono, inoltre, che la tariffa sia rinegoziata qualora, per conformarsi ad un mutamento del quadro normativo, l’operatore debba affrontare investimenti eccedenti un certo livello.

37      Sulla scorta di quanto precede, le convenzioni controverse devono essere considerate come appalti pubblici di servizi soggetti alla direttiva 92/50 e non come concessioni di servizi da essa esclusi.

38      Peraltro, nessuno degli argomenti addotti dal governo italiano per contestare tale qualificazione risulta convincente.

39      Anzitutto, per quanto riguarda la circostanza che gli operatori sono in grado, oltre alla riscossione della tariffa pattuita, di beneficiare di proventi finanziari derivanti dalla rivendita dell’energia elettrica prodotta a seguito della termovalorizzazione dei rifiuti, giova ricordare che l’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50, il quale definisce la nozione di appalto pubblico, parla di un «contratto a titolo oneroso» e che l’onerosità di un contratto si riferisce alla controprestazione offerta al prestatore a motivo della prestazione di servizi prevista dall’amministrazione aggiudicatrice (v., in tal senso, citata sentenza Auroux e a., punto 45).

40      Nella fattispecie, è evidente che la controprestazione ottenuta dall’operatore a fronte della prestazione di servizi prevista dal Commissario delegato, ossia il trattamento dei rifiuti conferiti con recupero di energia, consiste essenzialmente nel pagamento, da parte del Commissario delegato, dell’importo della tariffa.

41      Anche supponendo che il prodotto della vendita di energia elettrica possa essere parimenti interpretato come corrispettivo dei servizi previsti dal Commissario delegato, in particolare, in ragione del fatto che nelle convenzioni controverse quest’ultimo si impegna ad agevolare tale vendita presso terzi, la sola circostanza che l’operatore, oltre alla remunerazione percepita a titolo oneroso dal detto Commissario delegato, sia così in grado di ricavare accessoriamente determinati proventi da terzi come corrispettivo della sua prestazione di servizi non può essere sufficiente a privare le convenzioni controverse della loro qualifica di appalti pubblici (v., per analogia, sentenza Auroux e a., citata, punto 45).

42      Neppure la lunga durata delle convenzioni controverse e il fatto che la loro esecuzione sia accompagnata da rilevanti investimenti iniziali a carico dell’operatore costituiscono poi circostanze determinanti ai fini della qualificazione di siffatte convenzioni, giacché tali caratteristiche possono riscontarsi tanto negli appalti pubblici quanto nelle concessioni di servizi.

43      Lo stesso vale per il fatto che il trattamento di rifiuti rientra nell’interesse generale. A tal proposito occorre d’altronde ricordare che, come emerge dall’allegato I A della direttiva 92/50, tra i «[s]ervizi a norma dell’art. 8», ai quali si può applicare la direttiva, figura la categoria dei servizi di «[e]liminazione di scarichi di fogna e di rifiuti; disinfestazione e servizi analoghi», rispetto alla quale la Corte ha in precedenza stabilito che essa ricomprende i servizi di raccolta e di trattamento dei rifiuti (v., in tal senso, citata sentenza Commissione/Austria, punto 32).

44      Infine, neppure la circostanza che le prestazioni erogate dall’operatore siano eventualmente tali da richiedere, da parte di quest’ultimo, una notevole autonomia esecutiva risulta determinante per la qualificazione del contratto come appalto pubblico ovvero come concessione di servizi.

45      Poiché le convenzioni controverse danno luogo ad appalti pubblici di servizi ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50, la loro aggiudicazione poteva intervenire soltanto in osservanza delle disposizioni della predetta direttiva, in particolare dei suoi artt. 11, 15 e 17. Orbene, in forza di queste ultime l’amministrazione aggiudicatrice interessata era tenuta a pubblicare un avviso di bando di gara d’appalto conforme al modello previsto dall’allegato III della suddetta direttiva, cosa che essa non ha fatto.

46      Ne consegue che il ricorso della Commissione dev’essere accolto e che occorre dichiarare che, dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva 92/50 e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara d’appalto nella Gazzetta ufficiale della Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva e, in particolare, dei suoi artt. 11, 15 e 17.

 Sulle spese

47      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica italiana, che è rimasta soccombente, quest’ultima dev’essere condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:

1)      Dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, come modificata dalla direttiva della Commissione 13 settembre 2001, 2001/78/CE, e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara d’appalto nella Gazzetta ufficiale della Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva e, in particolare, dei suoi artt. 11, 15 e 17.
2)      La Repubblica italiana è condannata alle spese.

Firme

http://www.dirittodeiservizipubblici.it/sentenze/sentenza.asp?sezione=dettsentenza&id=2091









                                CRONOLOGIA DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI
CATANZARO COSTRUZIONI - PRETRATTAMENTO – FAVARA (AG)

14/11/05:  la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: la C.P.T.A. di Agrigento non ha ancora espresso parere.


PLATANI  ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – CASTELTERMINI (CL) /CAMPOFRANCO (AG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: né la C.P.T.A. di Agrigento né il Comune di Campofranco hanno espresso   
                parere.


PLATANI  ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – CASTELTERMINI (CL) /CAMPOFRANCO (AG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

06/02/06: la CPTA di Caltanissetta trasmette parere

12/04/06: il Servizio 3 rigetta la richiesta di autorizzazione



SICIL POWER – PRETRATTAMENTO – CATANIA

22/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

13/04/06: il Servizio 3 emana il decreto di autorizzazione.


SICIL POWER – PRETRATTAMENTO – MAZZARRÀ S.ANDREA

23/02/06: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

06/03/06: la CPTA trasmette la documentazione completa

12/4/06:  non risulta che la Ditta abbia fatto la V.I.A.


SICIL POWER – INCENERITORE – PATERNÒ

22/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: manca parere del Comune nonostante richieste del 7/12/04, 18/7/05 e 28/3/06. La CPTA non ha ancora verificato la congruità con il D. Lgs. 133/05, richiesta il 28/7/05 e il 28/3/06.

TIFEO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – MODICA (RG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: il Comune di Modica non ha fornito i chiarimenti richiesti con note del 22.02.05, 18.07.05 e 28.03.06.


TIFEO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – AUGUSTA (SR)

22/10/05: la CPTA trasmette parere ed incartamento

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

13/04/06: è emanato il decreto di autorizzazione;. .


TIFEO ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – AUGUSTA (SR)

07/11/05 e 28/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

22/10/05: la CPTA trasmette il parere

30/11/05: il Comune trasmette il parere

12/04/06: il Servizio 3 rigetta la richiesta di autorizzazione



PALERMO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – PALERMO

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

03.08.05: il Comune esprime il parere

12/04/06: nessun parere pervenuto dalla CPTA.


PALERMO ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – PALERMO

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

03.08.05: il Comune esprime il parere

12/04/06: manca la verifica della CPTA sulla congruità con il D. Lgs. 133/05, chiesta con note del 28.07.05 e del 28.03.06.

(*)N.B. 19/09/05 – 28/02/06:  per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3, che non è, quindi, operativo


Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   65316                  del   11/09/2007 

Oggetto :  Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti – Audizione del 25/07/2007


Al Presidente della Regione
Palazzo d’Orleans
Palermo

  

         Si è appreso con vivo stupore, dal sito web di radio radicale, delle dichiarazioni rese dalla S.V. nell’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti del 25/07/2007,  relative a presunti comportamenti omissivi e ad asserite impugnative di atti e denunce operate dallo scrivente, il tutto riguardante la materia delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento dei rifiuti.

            Invero, sia il tono che il contenuto delle affermazioni fanno immediatamente propendere allo scrivente per un probabile difetto delle informazioni che sono state fornite alla S.V.

           Infatti, se i comportamenti omissivi lamentati avessero avuto un minimo di fondamento e di sussistenza, allora si dovrebbe convenire per fatti e situazioni di notevole gravità.

            Ma - appare persino superfluo ricordarlo - in casi del genere, cioè di acclarata inerzia dei compiti e delle responsabilità dirigenziali, sovviene la legge n. 10/2000, laddove all’art. 7, comma g, ed all’art. 8, comma d, prevede espressamente l’attivazione dei poteri sostitutivi, a secondo delle situazioni, da parte del Dirigente Generale o del Dirigente di Area o Servizio.

            L’abnormità della durata della presunta omissione, indicata in 412 o più giorni, contrasta con l’eventuale applicazione delle norme di cui sopra, anzi, il fatto stesso che non sia stato adottato proprio alcun intervento sostitutivo, né sullo scrivente, responsabile del provvedimento, né sul dott. Alessandro Pellerito, responsabile del procedimento, non potrebbe che fare concludere per la totale assenza di comportamenti ed atti omissivi.

            Ad entrambi, peraltro, non è mai pervenuto alcun “richiamo” sui fatti specifici, come invece affermato dalla S.V., nè si è mai avuta percezione o notizia di qualcosa di simile.

            Ed infatti, la correttezza dello scrivente e del dott. Pellerito appare conclamata in tutto e per tutto dalla sequenza cronologica degli avvenimenti e degli atti amministrativi che sono stati trasmessi di volta in volta alla Struttura Commissariale e che ad essa sono, quindi, ben noti. Di essi la S.V. troverà prova e conferma nei due prospetti “Cronologia degli atti amministrativi” e “Sintesi cronologica sui 4 inceneritori autorizzati con Decreto interministeriale”, allegati alla presente, che riassumono sinteticamente, ma esaurientemente, i passaggi cardine dell’iter procedurale seguito.

            Dall’esame dei prospetti emerge con estrema chiarezza:
a)     Alle date delle richieste delle Ditte dell’intervento sostitutivo del Ministero dell’Ambiente, pressoché tutte le pratiche erano incomplete in alcune o più parti, in particolare nessuna di quelle riguardanti gli impianti di incenerimento era completata ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005, come peraltro sottolineato dalla Direzione DSA dello stesso Ministero con la nota n. 0033030 del 21/12/2005; il Servizio 3, quindi, non era nelle condizioni di emettere alcun provvedimento, sia positivo che negativo;
b)     Per effetto della ristrutturazione del Dipartimento Territorio e Ambiente il Servizio 3 è rimasto privo di dirigenti incaricati dal 19/09/2005 al 28/02/2006; lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati tenuti senza contratto per oltre 5 mesi con la conseguente decurtazione dell’indennità dirigenziale; non appena reinseriti nelle proprie funzioni si è proceduto immediatamente con le pratiche nel frattempo definitesi.

Tanto basta per concludere che nessun dirigente del Servizio 3 “si è tenuto pratiche nel cassetto”, né, tanto meno, ha omesso di rilasciare autorizzazioni per procedimenti che fossero completati e definiti in tutti i passaggi amministrativi.                    

            Per quanto riguarda il resto delle dichiarazioni della S.V. è appena il caso di rilevare che lo scrivente non solo non ha impugnato alcun atto relativo alla vicenda, ma è totalmente all’oscuro dell’asserita impugnativa che gli si attribuisce.

           Altrettanto incomprensibile ed oscuro è il riferimento ad una presunta denuncia che lo scrivente avrebbe sporto nei confronti della S.V. in relazione ad una riunione, completamente ignota, che si sarebbe svolta all’Assessorato Territorio e Ambiente tra la S.V. ed i Direttori.

           Trattasi di azioni, fatti e circostanze assolutamente estranee e sconosciute per lo scrivente, di cui appaiono incomprensibili motivi ed origini.

           Per quanto sopra rappresentato si chiede alla S.V. di voler fornire alla Commissione parlamentare le precisazioni che il caso comporta.  

           Infine, si coglie l’occasione per rappresentare alla S.V. la farraginosità dell’iter amministrativo riguardante il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, che tanti problemi ha creato in passato ed anche nel caso in questione. Ebbene, nonostante le semplificazioni procedurali introdotte dal D.Lgs. n. 152/06 ed applicate nel corso del 2006 dagli Uffici diretti dallo scrivente e dal dott. Pellerito, si è assistito dal mese di gennaio di quest’anno ad opera del Dipartimento Territorio e Ambiente ad una inopinata involuzione delle procedure con relativo ripristino dei pareri delle CPTA.

           Sulla materia, che comporta un aggravio di spesa di oltre 300.000 euro/anno per il bilancio regionale (spese di sopravvivenza di organismi obsoleti quali le CPTA) e di circa 3.000.000 di euro/anno (spese di sopravvivenza degli uffici di segreteria, il cui personale potrebbe essere impiegato fruttuosamente in altri settori dell’Amministrazione), lo scrivente trasmetterà, separatamente, apposito rapporto alla SV.          

                                                                          Il Dirigente Chimico

                                                                        Dott. Gioacchino Genchi




Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   65316                  del   11/09/2007 

Oggetto :  Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti – Audizione del 25/07/2007


Al Presidente della Regione
Palazzo d’Orleans
Palermo

  

         Si è appreso con vivo stupore, dal sito web di radio radicale, delle dichiarazioni rese dalla S.V. nell’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti del 25/07/2007,  relative a presunti comportamenti omissivi e ad asserite impugnative di atti e denunce operate dallo scrivente, il tutto riguardante la materia delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento dei rifiuti.

            Invero, sia il tono che il contenuto delle affermazioni fanno immediatamente propendere allo scrivente per un probabile difetto delle informazioni che sono state fornite alla S.V.

           Infatti, se i comportamenti omissivi lamentati avessero avuto un minimo di fondamento e di sussistenza, allora si dovrebbe convenire per fatti e situazioni di notevole gravità.

            Ma - appare persino superfluo ricordarlo - in casi del genere, cioè di acclarata inerzia dei compiti e delle responsabilità dirigenziali, sovviene la legge n. 10/2000, laddove all’art. 7, comma g, ed all’art. 8, comma d, prevede espressamente l’attivazione dei poteri sostitutivi, a secondo delle situazioni, da parte del Dirigente Generale o del Dirigente di Area o Servizio.

            L’abnormità della durata della presunta omissione, indicata in 412 o più giorni, contrasta con l’eventuale applicazione delle norme di cui sopra, anzi, il fatto stesso che non sia stato adottato proprio alcun intervento sostitutivo, né sullo scrivente, responsabile del provvedimento, né sul dott. Alessandro Pellerito, responsabile del procedimento, non potrebbe che fare concludere per la totale assenza di comportamenti ed atti omissivi.

            Ad entrambi, peraltro, non è mai pervenuto alcun “richiamo” sui fatti specifici, come invece affermato dalla S.V., nè si è mai avuta percezione o notizia di qualcosa di simile.

            Ed infatti, la correttezza dello scrivente e del dott. Pellerito appare conclamata in tutto e per tutto dalla sequenza cronologica degli avvenimenti e degli atti amministrativi che sono stati trasmessi di volta in volta alla Struttura Commissariale e che ad essa sono, quindi, ben noti. Di essi la S.V. troverà prova e conferma nei due prospetti “Cronologia degli atti amministrativi” e “Sintesi cronologica sui 4 inceneritori autorizzati con Decreto interministeriale”, allegati alla presente, che riassumono sinteticamente, ma esaurientemente, i passaggi cardine dell’iter procedurale seguito.

            Dall’esame dei prospetti emerge con estrema chiarezza:
a)     Alle date delle richieste delle Ditte dell’intervento sostitutivo del Ministero dell’Ambiente, pressoché tutte le pratiche erano incomplete in alcune o più parti, in particolare nessuna di quelle riguardanti gli impianti di incenerimento era completata ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005, come peraltro sottolineato dalla Direzione DSA dello stesso Ministero con la nota n. 0033030 del 21/12/2005; il Servizio 3, quindi, non era nelle condizioni di emettere alcun provvedimento, sia positivo che negativo;
b)     Per effetto della ristrutturazione del Dipartimento Territorio e Ambiente il Servizio 3 è rimasto privo di dirigenti incaricati dal 19/09/2005 al 28/02/2006; lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati tenuti senza contratto per oltre 5 mesi con la conseguente decurtazione dell’indennità dirigenziale; non appena reinseriti nelle proprie funzioni si è proceduto immediatamente con le pratiche nel frattempo definitesi.

Tanto basta per concludere che nessun dirigente del Servizio 3 “si è tenuto pratiche nel cassetto”, né, tanto meno, ha omesso di rilasciare autorizzazioni per procedimenti che fossero completati e definiti in tutti i passaggi amministrativi.                    

            Per quanto riguarda il resto delle dichiarazioni della S.V. è appena il caso di rilevare che lo scrivente non solo non ha impugnato alcun atto relativo alla vicenda, ma è totalmente all’oscuro dell’asserita impugnativa che gli si attribuisce.

           Altrettanto incomprensibile ed oscuro è il riferimento ad una presunta denuncia che lo scrivente avrebbe sporto nei confronti della S.V. in relazione ad una riunione, completamente ignota, che si sarebbe svolta all’Assessorato Territorio e Ambiente tra la S.V. ed i Direttori.

           Trattasi di azioni, fatti e circostanze assolutamente estranee e sconosciute per lo scrivente, di cui appaiono incomprensibili motivi ed origini.

           Per quanto sopra rappresentato si chiede alla S.V. di voler fornire alla Commissione parlamentare le precisazioni che il caso comporta.  

           Infine, si coglie l’occasione per rappresentare alla S.V. la farraginosità dell’iter amministrativo riguardante il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, che tanti problemi ha creato in passato ed anche nel caso in questione. Ebbene, nonostante le semplificazioni procedurali introdotte dal D.Lgs. n. 152/06 ed applicate nel corso del 2006 dagli Uffici diretti dallo scrivente e dal dott. Pellerito, si è assistito dal mese di gennaio di quest’anno ad opera del Dipartimento Territorio e Ambiente ad una inopinata involuzione delle procedure con relativo ripristino dei pareri delle CPTA.

           Sulla materia, che comporta un aggravio di spesa di oltre 300.000 euro/anno per il bilancio regionale (spese di sopravvivenza di organismi obsoleti quali le CPTA) e di circa 3.000.000 di euro/anno (spese di sopravvivenza degli uffici di segreteria, il cui personale potrebbe essere impiegato fruttuosamente in altri settori dell’Amministrazione), lo scrivente trasmetterà, separatamente, apposito rapporto alla SV.          

                                                                          Il Dirigente Chimico

                                                                        Dott. Gioacchino Genchi




SINTESI CRONOLOGICA SUI 4 INCENERITORI AUTORIZZATI CON DECRETO INTERMINISTERIALE

Inceneritore di PALERMO

19 luglio 2004             Palermo Energia Ambiente presenta l’istanza
12 ottobre 2004          La C.P.T.A. di Palermo esprime parere favorevole
30 novembre 2004     La Ditta, a parere già espresso, trasmette integrazioni e chiarimenti alla C.P.T.A.
28 luglio 2005             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente invita la CPTA a verificare la congruità del progetto con il D. Lgs. 133/2005. Non verrà dato seguito nonostante i solleciti.
3 agosto 2005             Il Comune di Palermo esprime parere favorevole
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta chiede l’intervento sostitutivo al Ministero
15 febbraio 2006         I Ministeri rilasciano l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).
10 maggio 2006          Il Ministero comunica all’Assessorato di aver rilasciato l’autorizzazione.

Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, in assenza della valutazione di congruità al D. Lgs. 133/05 da parte del proprio organo consultivo, non ha potuto rilasciare il provvedimento finale di competenza.

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.


Inceneritore di CASTELTERMINI (AG)/ CAMPOFRANCO (CL) (ricade sui territori di due Comuni e due Province)

16 giugno 2004           Platani Energia Ambiente presenta l’istanza
28 ottobre 2004          La C.P.T.A. di Agrigento rilascia un parere non esplicito nelle conclusioni
5 agosto 2005            Il Comune di Casteltermini esprime parere contrario
11 agosto 2005          Il Comune di Campofranco esprime parere contrario
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta chiede l’intervento sostitutivo
14 dicembre 2005      La C.P.T.A. di Caltanissetta rilascia un parere.
12 aprile 2006             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente esprime diniego al rilascio dell’autorizzazione
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.





Inceneritore di PATERN0’

3 dicembre 2004        Sicilpower completa l’istanza
3 dicembre 2004        La C.P.T.A. di Catania esprime parere favorevole
7 dicembre 2004        Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente chiede al Sindaco di esprimere parere
18 luglio 2005             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente reitera al Sindaco la richiesta di esprimere parere
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
22 dicembre 2005      La Ditta chiede l’intervento sostitutivo
28 marzo 2006           Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente chiede notizie sull’eventuale commissariamento del Comune
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).
30 maggio 2006          Il Comune esprime parere negativo
21 giugno 2006           La CPTA fissa nuovi limiti alle emissioni in atmosfera, applicando quelli del D. Lgs. 133/05

Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente solo dopo il 30 maggio avrebbe potuto rilasciare un provvedimento finale.

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.


Inceneritore di AUGUSTA

24 maggio 2005          Tifeo Energia Ambiente presenta il nuovo progetto che prevede 3 linee
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta, ad istruttoria sospesa in quanto in attesa di integrazioni, chiede l’intervento sostitutivo
15 novembre 2005     La Ditta trasmette integrazioni alla CPTA
30 novembre 2005     Il Comune esprime parere negativo
12 dicembre 2005      La Ditta trasmette ancora integrazioni alla CPTA
14 dicembre 2005      La CPTA di Siracusa esprime parere favorevole
29 dicembre 2005      La Ditta integra e modifica la richiesta di intervento sostitutivo
12 aprile 2006             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente esprime diniego al rilascio dell’autorizzazione
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbia rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.
Inoltre l’intervento sostitutivo è stato chiesto pur essendo sospesi i termini di istruttoria, in quanto erano state richieste integrazioni.

(*) Vedasi documento delle 4Coincidenze


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