CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, July 23, 2007

RIFIUTI Causa C‑382/05 «Inadempimento di uno Stato — Appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50/CEE — Convenzioni relative al trattamento di rifiuti urbani — Qualificazione — Appalto pubblico — Concessione di servizi — Misure di pubblicità»




Un inceneritore bloccato, un cementificio in attesa dell'ok definitivo per l'uso di un certo combustibile, un piano regolatore per la tutela dell'ambiente copiato, in molte sue parti, da quello della Regione Veneto, rancori e denunce: succedeva in Sicilia nel 2007 


  Da Reality del 09/12/2007



RIFIUTI Causa C‑382/05 «Inadempimento di uno Stato — Appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50/CEE — Convenzioni relative al trattamento di rifiuti urbani — Qualificazione — Appalto pubblico — Concessione di servizi — Misure di pubblicità»


Causa C‑382/05
Commissione delle Comunità europee
contro
Repubblica italiana
«Inadempimento di uno Stato — Appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50/CEE — Convenzioni relative al trattamento di rifiuti urbani — Qualificazione — Appalto pubblico — Concessione di servizi — Misure di pubblicità»
Massime della sentenza
Ravvicinamento delle legislazioni — Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi — Direttiva 92/50 — Ambito di applicazione

Viene meno agli obblighi che ad esso incombono in forza della direttiva 92/50, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, come modificata dalla direttiva 2001/78, in particolare in forza dei suoi artt. 11, 15 e 17, uno Stato membro a seguito del fatto che un’amministrazione aggiudicatrice ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni di una regione del detto Stato membro e ha concluso tali convenzioni senza applicare le procedure previste dalla detta direttiva e, segnatamente, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara d’appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Infatti, le citate convenzioni che prevedono in particolare il versamento all’operatore, da parte dell’amministrazione aggiudicatrice, di una tariffa il cui importo è fissato in euro per tonnellata di rifiuti conferita a quest’ultimo dai comuni interessati non istituiscono una modalità di remunerazione che rientra nel diritto di gestire i servizi di cui trattasi e implica l’assunzione, da parte dell’operatore, del rischio legato a tale gestione. Tali convenzioni devono pertanto essere considerate come appalti pubblici di servizi soggetti alla direttiva 92/50 e non come concessioni di servizi da essa esclusi, dato che la loro aggiudicazione può intervenire soltanto in osservanza delle disposizioni della predetta direttiva.
(v. punti 32, 34, 37, 45-46, dispositivo)


SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
18 luglio 2007 (*)
«Inadempimento di uno Stato – Appalti pubblici di servizi – Direttiva 92/50/CEE – Convenzioni relative al trattamento di rifiuti urbani – Qualificazione – Appalto pubblico – Concessione di servizi – Misure di pubblicità»
Nella causa C‑382/05,
avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 20 ottobre 2005,
Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. A. Aresu e X. Lewis, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Seconda Sezione),
composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. P. Kūris, K. Schiemann (relatore), L. Bay Larsen e dalla sig.ra C. Toader, giudici,
avvocato generale: sig. J. Mazák
cancelliere: sig. J. Swedenborg, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale dell’8 marzo 2007,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di decidere la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi (GU L 209, pag. 1), come modificata dalla direttiva della Commissione 13 settembre  2001, 2001/78/CE (GU L 285, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 92/50»), e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva, in particolare dei suoi artt. 11, 15 e 17.
 Contesto normativo
 comunitaria
2        L’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50 stabilisce:
«a)      “appalti pubblici di servizi”, i contratti a titolo oneroso stipulati in forma scritta tra un prestatore di servizi ed un’amministrazione aggiudicatrice (…)»
3        L’art. 8 di tale direttiva dispone:
«Gli appalti aventi per oggetto servizi elencati nell’allegato I A vengono aggiudicati conformemente alle disposizioni dei titoli da III a VI».
4        L’art. 15, n. 2, della direttiva 92/50, il quale figura nel titolo V di quest’ultima, recita:
«Le amministrazioni che intendono aggiudicare un appalto pubblico di servizi mediante procedura aperta, ristretta o, nei casi stabiliti nell’art. 11, negoziata, rendono nota tale intenzione con un bando di gara».
5        Ai sensi dell’art. 17 della direttiva 92/50:
«1.      I bandi o avvisi vanno redatti conformemente ai modelli contenuti negli allegati III e IV e devono fornire le informazioni richieste in tali modelli.
(…)
4.      I bandi di gara di cui all’art. 15, nn. 2 e 3, sono pubblicati per esteso nella Gazzetta ufficiale      delle Comunità europee e nella banca di dati TED, nelle rispettive lingue originali. Un riassunto degli elementi importanti di ciascun bando viene pubblicato nelle altre lingue ufficiali delle Comunità; il testo nella lingua originale è l’unico facente fede.
(…)».
6        L’allegato I A della direttiva 92/50, intitolato «Servizi a norma dell’art. 8», comprende segnatamente la categoria 16, denominata «Eliminazione di scarichi di fogna e di rifiuti; disinfestazione e servizi analoghi», alla quale corrisponde il numero di riferimento CPC 94.
7        L’allegato III di detta direttiva contiene in particolare i modelli di «avviso indicativo» e di «bando di gara d’appalto».
 Normativa nazionale
8        L’art. 4 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 maggio 1999, n. 2983 (GURI n. 132 dell’8 giugno 1999), come modificata dall’ordinanza 22 marzo 2002, n. 3190 (in prosieguo: l’«ordinanza n. 2983/99»), dispone:
«Il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, sentito il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, stipula convenzioni per la durata massima di venti anni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana (…). A tal fine il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, individua gli operatori industriali in base a procedure di evidenza pubblica, in deroga alle procedure di gara comunitarie (…)».
9        Le parole «in deroga alle procedure di gara comunitarie» di cui alla predetta disposizione sono state soppresse per effetto dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 gennaio 2004, n. 3334 (GURI n. 26 del 2 febbraio 2004).
 Fatti di causa e procedimento precontenzioso
10      Con ordinanza 5 agosto 2002, n. 670, il Presidente della Regione Siciliana, agendo nella sua qualità di Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia (in prosieguo: il «Commissario delegato») e in base all’art. 4 dell’ordinanza n. 2983/99, ha approvato un documento intitolato «Avviso pubblico per la stipula di convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nella Regione Siciliana» (in prosieguo: l’«avviso controverso»). L’avviso controverso comprende tre allegati. L’allegato A enuncia le «[l]inee guida per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata prodotta nei Comuni della Regione Siciliana». L’allegato B s’intitola «Piano finanziario riassuntivo» e l’allegato C contiene una convenzione tipo da stipulare con gli operatori prescelti (in prosieguo: la «convenzione tipo»).
11      Il 7 agosto 2002, un avviso relativo alle convenzioni summenzionate, predisposto sulla base del modello di avviso denominato «Avviso indicativo» contenuto nell’allegato III della direttiva 92/50, è stato inviato all’Ufficio delle pubblicazioni. Tale avviso è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(GU S 158, versione elettronica) in data 16 agosto 2002.
12      L’avviso controverso è stato invece pubblicato il 9 agosto sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.
13      Avendo ricevuto un reclamo riguardante tale procedura, il 15 novembre 2002 la Commissione ha trasmesso alle autorità italiane una lettera di richiesta di informazioni, alla quale queste ultime hanno risposto con lettera del 2 maggio 2003.
14      Il 17 giugno 2003, il Commissario delegato ha stipulato quattro convenzioni, ricalcate sostanzialmente sulla convenzione tipo, rispettivamente con la Tifeo Energia Ambiente S.c.p.a., la Palermo Energia Ambiente S.c.p.a., la Sicil Power SpA e la Platani Energia Ambiente S.c.p.a. (in prosieguo: le «convenzioni controverse»).
15      Il 17 ottobre 2003, la Commissione, ai sensi dell’art. 226 CE, ha inviato alla Repubblica italiana una lettera di diffida imputando a tale Stato membro una violazione della direttiva 92/50, in particolare degli artt. 11, 15 e 17 di quest’ultima. Non soddisfatta della risposta del 1°aprile 2004 a tale diffida, in data 9 luglio 2004 la Commissione ha trasmesso alla Repubblica italiana un parere motivato invitando quest’ultima a porre fine all’inadempimento contestatole entro il termine di due mesi.
16      Nella loro risposta al predetto parere motivato, intervenuta il 24 settembre 2004, le autorità italiane hanno contestato l’inadempimento sopra citato.
17      Non giudicando soddisfacente siffatta risposta, la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.
 Sul ricorso
 Argomenti delle parti
18      La Commissione sostiene che le convenzioni controverse costituiscono appalti pubblici di servizi ai sensi dell’art. 1 della direttiva 92/50 e che non sono state concluse nel rispetto dei requisiti di pubblicità derivanti da tale direttiva. Essa rileva, in particolare, che l’avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunitàeuropee non è stato pubblicato mediante il modello di bando di gara d’appalto prescritto dall’allegato III di suddetta direttiva per l’aggiudicazione di appalti pubblici, bensì facendo uso del modello cosiddetto «indicativo» di cui al medesimo allegato. I prestatori di servizi non nazionali sarebbero stati inoltre discriminati rispetto agli operatori nazionali che hanno beneficiato di un bando di gara d’appalto dettagliato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.
19      Secondo la Commissione, le convenzioni controverse non possono essere qualificate come concessioni di servizi escluse, come sostenuto dalla Repubblica italiana, dall’ambito di applicazione della direttiva 92/50. Infatti, la remunerazione degli operatori non consisterebbe nel loro diritto di sfruttare la propria prestazione riscuotendo proventi presso l’utente e assumendosi nel contempo tutti i rischi legati a detta attività.
20      Da un lato, la remunerazione dell’operatore consisterebbe, nella fattispecie, in una tariffa versatagli direttamente dal Commissario delegato, tariffa il cui importo viene fissato, dalle convenzioni controverse, in euro per tonnellata di rifiuti trasferita all’operatore dai comuni. Per quanto riguarda i redditi che l’operatore sarebbe, peraltro, in grado di trarre dalla vendita di energia elettrica prodotta in occasione della termovalorizzazione dei rifiuti, essi non costituirebbero un elemento del corrispettivo di detto operatore.
21      D’altro lato, l’operatore non sopporterebbe il rischio inerente a tale attività, poiché, in particolare, le convenzioni controverse gli garantiscono il conferimento di un quantitativo annuo minimo di rifiuti, mentre prevedono l’adeguamento annuo dell’importo della tariffa al fine di tener conto dell’evoluzione dei costi da lui sostenuti. Inoltre, tali convenzioni contemplerebbero un adeguamento di suddetta tariffa nell’ipotesi in cui la quantità annua effettiva di rifiuti conferita risulti minore del 95% ovvero maggiore del 115% rispetto alla quantità minima garantita, e ciò al fine di garantire l’equilibrio economico e finanziario dell’operatore.
22      Il governo italiano sostiene, all’opposto, così come emerge in particolare dalla giurisprudenza nazionale, che le convenzioni controverse configurano concessioni di servizi escluse dal campo di applicazione della direttiva 92/50.
23      In primo luogo, tali convenzioni avrebbero ad oggetto la delega di un servizio di interesse generale la cui continuità dev’essere garantita dall’operatore.
24      In secondo luogo, i servizi in questione sarebbero erogati direttamente agli utenti, ossia alla collettività degli abitanti dei comuni che producono i rifiuti, abitanti sui quali graverebbe alla fine il costo della tariffa versata all’operatore, dovendo essi pagare ai comuni una tariffa che copre tanto la raccolta quanto il trattamento dei rifiuti, e i quali remunerebbero dunque tali servizi. Il Commissario delegato svolgerebbe, a tal riguardo, unicamente un ruolo di intermediario.
25      In terzo luogo, l’obbligo di smaltire i rifiuti con produzione di energia, e pertanto la vendita di quest’ultima, rientrerebbe appunto nell’oggetto delle convenzioni controverse. Sarebbe d’altronde tipico che la remunerazione di una concessione provenga non solamente dal prezzo pagato dall’utente, ma anche da altre attività connesse al servizio erogato.
26      In quarto luogo, e tenuto conto dell’importanza finanziaria degli investimenti effettuati dall’operatore, che sarebbero vicini ad un miliardo di euro, nonché alla lunga durata delle convenzioni controverse, vale a dire 20 anni, i proventi da realizzare da parte dell’operatore presenterebbero carattere aleatorio tanto più che una parte di essi deriverebbe dalla vendita dell’energia prodotta.
27      In quinto luogo, la responsabilità dell’organizzazione e della gestione dei servizi in tal modo delegati graverebbe esclusivamente sull’operatore, visto che l’amministrazione si limita ad un mero ruolo di vigilanza.
28      Per quanto riguarda le concessioni di servizi, la trasparenza richiesta potrebbe essere garantita con ogni mezzo appropriato, fra cui la pubblicazione, come nella specie, di un avviso in quotidiani nazionali specializzati.
 Giudizio della Corte
29      Come risulta da una giurisprudenza costante, le concessioni di servizi sono escluse dall’ambito di applicazione della direttiva 92/50 (v., in particolare, sentenze 21 luglio 2005, causa C‑231/03, Coname, Racc. pag. I‑7287, punto 9, nonché 13 ottobre 2005, causa C‑458/03, Parking Brixen, Racc. pag. I‑8585, punto 42).
30      Poiché il governo italiano ha insistito diverse volte sul fatto che, secondo la giurisprudenza nazionale, convenzioni come quelle controverse devono essere qualificate come concessioni di servizi, è opportuno rammentare, in via preliminare, che la definizione di appalto pubblico di servizi rientra nella sfera del diritto comunitario, per cui la qualificazione delle convenzioni controverse nell’ordinamento italiano non è pertinente al fine di accertare se queste ultime rientrino nell’ambito d’applicazione della direttiva 92/50 (v., in tal senso, sentenze 20 ottobre 2005, causa C‑264/03, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑8831, punto 36, e 18 gennaio 2007, causa C‑220/05, Auroux e a., Racc. pag. I‑385, punto 40).
31      Di conseguenza, la questione se le convenzioni controverse debbano o meno essere qualificate come concessioni di servizi va valutata esclusivamente alla luce del diritto comunitario.
32      A tal proposito occorre rilevare, da un lato, che dette convenzioni prevedono il versamento, da parte del Commissario delegato, all’operatore di una tariffa il cui importo è fissato in euro per tonnellata di rifiuti conferita a quest’ultimo dai comuni interessati.
33      Orbene, come statuito in precedenza dalla Corte, dalla definizione di cui all’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50 discende che un appalto pubblico di servizi ai sensi di tale direttiva comporta un corrispettivo che è pagato direttamente dall’amministrazione aggiudicatrice al prestatore di servizi (citata sentenza Parking Brixen, punto 39). Ne consegue che una tariffa del tipo di quella prevista dalle convenzioni controverse può caratterizzare un contratto a titolo oneroso ai sensi dell’art. 1, lett. a), e quindi un appalto pubblico (v., per quanto riguarda il pagamento di un importo fisso per ogni bidone o cassonetto da parte di un comune ad una società incaricata in via esclusiva della raccolta e del trattamento di rifiuti, sentenza 10 novembre 2005, causa C‑29/04, Commissione/Austria, Racc. pag. I‑9705, punti 8 e 32).
34      D’altra parte, dalla giurisprudenza della Corte emerge che si è in presenza di una concessione di servizi allorquando le modalità di remunerazione pattuite consistono nel diritto del prestatore di sfruttare la propria prestazione ed implicano che quest’ultimo assuma il rischio legato alla gestione dei servizi in questione (v. sentenza 7 dicembre 2000, causa C‑324/98, Telaustria e Telefonadress, Racc. pag. I‑10745, punto 58, e ordinanza 30 maggio 2002, causa C‑358/00, Buchhändler‑Vereinigung, Racc. pag. I‑4685, punti 27-28, nonché sentenza Parking Brixen, citata, punto 40).
35      Orbene, a tal proposito è giocoforza constatare che le modalità di remunerazione previste dalle convenzioni controverse non rientrano nel diritto di gestire i servizi di cui trattasi, né implicano l’assunzione, da parte dell’operatore, del rischio legato a tale gestione.
36      Infatti, non solo detto operatore risulta, in sostanza, remunerato dal Commissario delegato mediante una tariffa fissa conferitagli per tonnellata di rifiuti, come ricordato al punto 32 della presente sentenza, ma risulta assodato che, in forza delle convenzioni controverse, il Commissario delegato s’impegna, da una parte, a far sì che tutti i comuni interessati conferiscano all’operatore l’integralità della loro frazione residua di rifiuti e, dall’altra, a far sì che un quantitativo annuo minimo di rifiuti sia conferito a quest’ultimo. Tali convenzioni prevedono inoltre l’adeguamento dell’importo della tariffa nell’ipotesi in cui la quantità annua effettiva di rifiuti conferiti sia minore del 95% o maggiore del 115% rispetto alla suddetta quantità minima garantita, ciò al fine di garantire l’equilibrio finanziario ed economico dell’operatore. Esse prevedono altresì che l’importo della tariffa sia annualmente rivalutato in relazione all’andamento dei costi relativi al personale, ai materiali di consumo e alle manutenzioni, nonché in relazione ad un indicatore finanziario. Queste stesse convenzioni prevedono, inoltre, che la tariffa sia rinegoziata qualora, per conformarsi ad un mutamento del quadro normativo, l’operatore debba affrontare investimenti eccedenti un certo livello.
37      Sulla scorta di quanto precede, le convenzioni controverse devono essere considerate come appalti pubblici di servizi soggetti alla direttiva 92/50 e non come concessioni di servizi da essa esclusi.
38      Peraltro, nessuno degli argomenti addotti dal governo italiano per contestare tale qualificazione risulta convincente.
39      Anzitutto, per quanto riguarda la circostanza che gli operatori sono in grado, oltre alla riscossione della tariffa pattuita, di beneficiare di proventi finanziari derivanti dalla rivendita dell’energia elettrica prodotta a seguito della termovalorizzazione dei rifiuti, giova ricordare che l’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50, il quale definisce la nozione di appalto pubblico, parla di un «contratto a titolo oneroso» e che l’onerosità di un contratto si riferisce alla controprestazione offerta al prestatore a motivo della prestazione di servizi prevista dall’amministrazione aggiudicatrice (v., in tal senso, citata sentenza Auroux e a., punto 45).
40      Nella fattispecie, è evidente che la controprestazione ottenuta dall’operatore a fronte della prestazione di servizi prevista dal Commissario delegato, ossia il trattamento dei rifiuti conferiti con recupero di energia, consiste essenzialmente nel pagamento, da parte del Commissario delegato, dell’importo della tariffa.
41      Anche supponendo che il prodotto della vendita di energia elettrica possa essere parimenti interpretato come corrispettivo dei servizi previsti dal Commissario delegato, in particolare in ragione del fatto che nelle convenzioni controverse quest’ultimo si impegna ad agevolare tale vendita presso terzi, la sola circostanza che l’operatore, oltre alla remunerazione percepita a titolo oneroso dal detto Commissario delegato, sia così in grado di ricavare accessoriamente determinati proventi da terzi come corrispettivo della sua prestazione di servizi non può essere sufficiente a privare le convenzioni controverse della loro qualifica di appalti pubblici (v., per analogia, sentenza Auroux e a., citata, punto 45).
42      Neppure la lunga durata delle convenzioni controverse e il fatto che la loro esecuzione sia accompagnata da rilevanti investimenti iniziali a carico dell’operatore costituiscono poi circostanze determinanti ai fini della qualificazione di siffatte convenzioni, giacché tali caratteristiche possono riscontarsi tanto negli appalti pubblici quanto nelle concessioni di servizi.
43      Lo stesso vale per il fatto che il trattamento di rifiuti rientra nell’interesse generale. A tal proposito occorre d’altronde ricordare che, come emerge dall’allegato I A della direttiva 92/50, tra i «[s]ervizi a norma dell’art. 8», ai quali si può applicare la direttiva, figura la categoria dei servizi di «[e]liminazione di scarichi di fogna e di rifiuti; disinfestazione e servizi analoghi», rispetto alla quale la Corte ha in precedenza stabilito che essa ricomprende i servizi di raccolta e di trattamento dei rifiuti (v., in tal senso, citata sentenza Commissione/Austria, punto 32).
44      Infine, neppure la circostanza che le prestazioni erogate dall’operatore siano eventualmente tali da richiedere, da parte di quest’ultimo, una notevole autonomia esecutiva risulta determinante per la qualificazione del contratto come appalto pubblico ovvero come concessione di servizi.
45      Poiché le convenzioni controverse danno luogo ad appalti pubblici di servizi ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 92/50, la loro aggiudicazione poteva intervenire soltanto in osservanza delle disposizioni della predetta direttiva, in particolare dei suoi artt. 11, 15 e 17. Orbene, in forza di queste ultime l’amministrazione aggiudicatrice interessata era tenuta a pubblicare un avviso di bando di gara d’appalto conforme al modello previsto dall’allegato III della suddetta direttiva, cosa che essa non ha fatto.
46      Ne consegue che il ricorso della Commissione dev’essere accolto e che occorre dichiarare che, dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva 92/50 e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara d’appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva e, in particolare, dei suoi artt. 11, 15 e 17.
 Sulle spese
47      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica italiana, che è rimasta soccombente, quest’ultima dev’essere condannata alle spese.
Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
1)      Dato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la protezione civile – Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia ha indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione Siciliana e ha concluso le dette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, come modificata dalla direttiva della Commissione 13 settembre 2001, 2001/78/CE, e, in particolare, senza la pubblicazione dell’apposito bando di gara d’appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della predetta direttiva, in particolare dei suoi artt. 11, 15 e 17.
2)      La Repubblica italiana è condannata alle spese.
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:62005CJ0382


http://www.regione.sicilia.it/deliberegiunta/file/giunta/allegati/105079Deliberazione_n__283_del_17_10_2011.pdf



ISOLA DELLE FEMMINE IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO





Isola delle Femmine approvato il Piano Regolatore del Porto

ISOLA DELLE FEMMINE IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO

Mercoledì 18 luglio 2007 approvato all’unanimità ora tocca al PRG
DOPO 14 ANNI IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO A ISOLA DELLE FEMMINE INTANTO I PESCATORI IN RIVOLTA PER L'INSTALLAZIONE DEL DISTRIBUTORE DI CARBURANTE AL PORTO
http://video.google.it/videoplay?docid=-3060649469500214649

ISOLA DELLE FEMMINE IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO



14 ANNI CI SON VOLUTI PER APPROVARE IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO DI ISOLA DELLE FEMMINE

ED INTANTO I PESCATORI AD ISOLA DELLE FEMMINE SONO IN RIVOLTA PER L'INSTALLAZIONE DEL DISTRIBUTORE DI CARBURANTI NEL PORTO.

LA SCORSA SETTIMANA IL CONSIGLIO COMUNALE HA VOTATO ALL'UNANIMITA' IL PIANO DI ADOZIONE DEL PIANO REGOLATORE DEL PORTO.

LE DICHIARAZIONI ESPRESSE DAL SINDACO PORTOBELLO COME QUELLE ESPRESSE DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RISO NAPOLEONE, SONO STATE IMPRONTATE ALLA GIOIA E AL SENSO DI RESPONSABILITA' DEL CONSIGLIO COMUNALE

"Una tappa fondamentale per il nostro Paese.....decisione importante sia per area portuale sia per l'area al di sotto dei 150 metri......" Gaspare Portobello

"Voglio ringraziare in primis il Sindaco Gaspare Portobello che ha lavorato tanto affinchè il Piano Regolatore del Porto arrivasse in Consiglio" Riso Napoleone

"Come sostengo sempre io, da tanto tempo, quando si parla di interessi in comune, non ci sono gruppi di appartenenza che tengano" Riso Napoleone

Ascoltando l'intervista forse hanno detto qualcosa di più, ma senz'altro meno importante delle frasi da noi riportate.

Ci rendiamo conto che non c'è da essere allegri di fronte a questa incapacità di fare un minimo di analisi del perchè solo adesso e dopo ben oltre 14 (quattordici) anni si è giunti ad approvare il Piano Regolatore del Porto.



Signor Sindaco e Signor Presidente del Consiglio forse non vi siete resi conto che il raggruppamento politico che vi aveva portato alla "vittoria" delle ultime elezioni amministrative, si è "sfasciato": l'accordo non ha retto.
Tutto ciò ha determinato un diverso assetto politico all'interno del Consiglio Comunale. La stessa compattezza all'interno del gruppo "Isola per Tutti" è periodicamente messa in discussione con velate minacce di abbandoni o dimissioni.
(vedasi: la cantierizzazione del raddoppio ferroviario, Saracen, vicenda Italcementi, Il Consulente Minagra, la svendita dell'area ex NATO alla Provincia, le continue dichiarazioni del Sindaco sull'antenna Radar Wind-shear........)

NEL SENO DEL CONSIGLIO COMUNALE, MA SOPRATTUTO NELLA CITTADINANZA SI STA DETERMINANDO UNA NUOVA SITUAZIONE POLITICA.

TROPPE SONO STATE LE PROVE DELLA VOSTRA INCAPACITA' AD AMMINISTRARE.

(molto indicativo può essere il segnale che ci viene dal nostro artigianale sondaggio, OK! tante sono le variabili di cui tener conto, ma una cosa è certa il numero elevatissimo di voti negativi all'azione di governo della Giunta PORTOBELLO)


Quando il Presidente del Consiglio parla che di fronte agli interessi comuni non vi sono gruppi di appartenenza che tengono è vero!

Bisognerebbe capire da chi sono formati questi gruppi di appartenenza : per esempio possono essere di famiglia oppure di amici oppure da chi mi garantisce nel mio potere.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CI ANNUNCIA CHE DOMANI VI SARA' IL CONSIGLIO COMUNALE CON UNA SEDUTA FIUME SULLA ESPOSIZIONE E VOTAZIONE DEGLI EMENDAMENTI PRESENTATI DAI GRUPPI CONSILIARI.

NELL'AUGURARE Buon LAVORO ALL'INTERO CONSIGLIO COMUNALE NON POSSIAMO NON FAR PRESENTE, I NOSTRI DUBBI E LE NOSTRE SPERANZE.

Come tutti sappiamo il Piano Regolatore Generale detta le regole di come deve essere organizzato il Territorio.

LA NOSTRA DOMANDA E' SEMPLICE E PROBABILMENTE BANALE (alcuni dicono che nella banalità si nasconde l'importanza di ciò che si vuole esprimere).

Quali garanzie hanno i cittadini sulle nuove regole che verranno introdotte? Saranno rispettate?

Quali garanzie avremo noi cittadini dell'area che domani, Voi Consiglieri Comunali, destinerete a pubblico parcheggio, non venga costruita una bella casa o villa o concessionaria d'auto?

RIDETE!

E' STUPIDA COME DOMANDA?

NO!

E' SUCCESSO!

CHI VI HA PRECEDUTI NELL'INCARICO DI CONSIGLIERE APPROVANDO L'ATTUALE PIANO REGOLATORE E RELATIVI PIANI PARTICOLAREGGIATI AVEVA INDIVIDUATO QUALL'AREA A PARCHEGGIO E NON A CIVILE ABITAZIONE O CONCESSIONARIA D'AUTO.

I CONSIGLIERI CHE VI HANNO PRECEDUTO NELLE SCORSE LEGISLATUTE HANNO APPROVATO UN P.R.G. OVE NON ERA PREVISTO LA COSTRUZIONE DI UN TERZO PIANO.

Chi garantisce NOI cittadini che non venga costruito abusivamente un terzo piano, Visto, che anche, l'evidente avvenuto sopralluogo e verbalizzazione da parte della POLIZIA MUNICIPALE non ha scalfito la volontà di perseguire l'atto di abusivismo.

NATURALMENTE sono SOLTANTO ESEMPI, INTANTO SULL'ARGOMENTO STIAMO LAVORANDO AD UN CORPOSO DOSSIER SU COME E' STATO GESTITO IL TERRITORIO NEGLI ULTIMI ANNI.

Caricato da isolapulita



Il Comitato Cittadino Isola Pulita

http://isolapulita.splinder.com/



Isola delle Femmine
PROTOCOLLO n°8636 del 24.7.07
Al Sig. Arch D’arpa Responsabile dell’U.T.C del Comune di Isola delle Femmine
Per il tramite del Segretario Comunale Comune di Isola delle Femmine
E p.c. Al Sig Sindaco del Comune di Isola delle Femmine fax 0918677098
E p.c. Assessorato Reg.le Autonomie Locali Dirigente Generale Via Trinacria 34 Palermo
Al Sig. Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare INSIEME
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare ISOLA DEMOCRATICA
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare ISOLA PER TUTTI


Oggetto: Richiesta atti riferentesi al Piano Assetto Idrogeologico Comune Isola delle Femmine
Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo nella qualità di Presidente del Comitato “Isola Pulita” per la difesa dell’ambiente, residente a Isola delle Femmine in via Sciascia 13, personalmente interessato alla tutela e al rispetto della norme relative all’ambiente, chiede di poter esercitare l’accesso agli atti ed estrarne copia ai sensi della Legge 10/’91 e relativo regolamento di esecuzione del Piano Assetto Idrogeologico riguardante il Nostro Comune di Isola delle Femmine.
Copia di cui si fa richiesta:
- elenco dei dissesti;
- carta dell'uso del suolo ;
- carta litologica;
- carta dei dissesti;
- carta della pericolosità e del rischio geomorfologico;
- carte della pericolosità idraulica ;
- carte del rischio idraulico.
La richiesta in ottemperanza di dispositivi di Leggi (241/90*), 2119/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 1998, L.R. 10/91 e dello Statuto Comunale in vigore nel Nostro Comune.
Resto in attesa di cenno di riscontro, nelle forme con le modalità e nei tempi previsti dai dispositivi di legge.

Per il Comitato Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente Palermo
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine




Isola delle Femmine
PROTOCOLLO n°8635 del 24.7.07

Al Sig. Arch D’arpa Responsabile dell’U.T.C del Comune di Isola delle Femmine
Per il tramite del Segretario Comunale Comune di Isola delle Femmine
E p.c. Al Sig Sindaco del Comune di Isola delle Femmine fax 0918677098
E p.c. Assessorato Reg.le Autonomie Locali Dirigente Generale Via Trinacria 34 Palermo
Al Sig. Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare INSIEME
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare ISOLA DEMOCRATICA
Al Sig. Capo del Gruppo Consiliare ISOLA PER TUTTI


Oggetto: Responsabile Unico del Procedimento: recinzione stadio comunale e degli spogliatoi
Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo nella qualità di Presidente del Comitato “Isola Pulita” per la difesa dell’ambiente, residente a Isola delle Femmine in via Sciascia 13, personalmente interessato alla tutela e al rispetto della norme relative all’ambiente, chiede di conoscere per iscritto il nominativo del Responsabile Unico del Procedimento relativo ai “lavori di recinzione dello stadio comunale e degli annessi locali spogliatoi nel Comune di isola delle Femmine” Dagli atti pubblici di nostra conoscenza risulta che il progetto è stato redatto dall’Arch D’arpa Sandro Consulente del Sindaco e l’incarico di DIRETTORE dei LAVORI è stato affidato dall’Arch D’Arpa Sandro all’Arch D’Arpa Sandro.
La richiesta in ottemperanza di dispositivi di Leggi (241/90*), 2119/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 1998, L.R. 10/91 e dello Statuto Comunale in vigore nel Nostro Comune.
Resto in attesa di cenno di riscontro, nelle forme con le modalità e nei tempi previsti dai dispositivi di legge.

Per il Comitato Cittadino Isola Pulita Sezione Legambiente Palermo
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine

NOTIZIA DELL'ULTIMA ORA
Cronache
23 lug
Palermo: indagati sindaco e assessori per inquinamento
PALERMO - Diffusione di emissioni pericolose nell'atmosfera e omissione di atti d'ufficio. Queste le ipotesi di reato per il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, e gli assessori Giovanni Avanti e Lorenzo Ceraulo, indagati dalla Procura di Palermo. Secondo gli inquirenti non avrebbero adottato misure dirette a limitare l'inquinamento atmosferico in citta'. Giovedi' gli interrogatori.


NDRANGHETA: SEQUESTRATI STABILIMENTI ITALCEMENTI IN CALABRIA
(AGI) - Palmi (Reggio Calabria), 23 lug. - Nel 1980 il Ttribunale di Vibo Valentia aveva gia’ condannato Giuseppe Mazzagatti ed il fratello Carmelo per estorsione ai danni degli autotrasportatori che caricavano il cemento la sede dell’Italcementi di Vibo Valentia per rifornire diversi imprenditori della zona. Avvalendosi della notevole forza intimidatrice, creatasi a seguito dei suoi rapporti diretti con il boss di Gioia Tauro Girolamo Piromalli, Mazzagatti, con il concorso del fratello Carmelo, altero’ in suo favore i turni di carico di cemento, con evidente suo profitto e con relativo danno per gli altri trasportatori. Mazzagatti, in particolare, impose agli autotrasportatori affiliati alla Italcementi di astenersi dall’effettuare carichi di cemento destinati ai cantieri della ditta Salcos, appaltatrice dei lavori della strada di grande comunicazione Rosarno - Gioiosa Jonica, costringendo quest’ultima a rivolgersi direttamente a lui per la fornitura del suddetto materiale. “Di fronte al gruppo criminale dei Mazzagatti - affermano gli inquirenti - la Italcementi mette da parte ogni regola di buona gestione economica, sopporta maggiori costi, si assume rischi indebiti e finisce consapevolmente con l’agevolare l’espansione economica del gruppo mafioso nel campo della commercializzazione del cemento”. Italcementi Group e’ il quinto produttore di cemento a livello mondiale, il principale operatore nel bacino del Mediterraneo. La capogruppo Italcementi Spa e’ controllata da Italmobiliare: entrambe le societa’ sono quotate alla Borsa di Milano. Italcementi Group annovera tra le proprie fila oltre 22.850 dipendenti, un fatturato annuo, per il 2006, di 5.854 milioni di Euro, un dispositivo industriale di 62 cementerie, 15 centri di macinazione, 3 terminali, 152 cave di inerti e 588 centrali di calcestruzzo. Nel mese di Novembre 2006 i Carabinieri ed i Finanzieri di Palmi avevano gia’ sequestrato piu’ di 5 milioni di euro, depositati in alcune banche di Oppido Mamertina e riconducibili alla cosca Mazzagatti. Uno dei massimi esponenti della cosca, Domenico Polimeri, 64 anni, condannato per associazione mafiosa ed omicidio, e’ latitante dal ‘98. Sono al vaglio del Tribunale di Reggio Calabria una decina di applicazioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di appartenenti al gruppo criminale. (AGI)

'Ndrangheta. Sequestrati beni per 120 milioni di euro

Reggio Calabria. 120 milioni di euro. A tanto ammonta il patrimonio immobiliare e mobiliare sequestrato questa mattina dai Carabinieri e i Finanzieri di Palmi.

Il provvedimento di sequestro, secondo quanto si è appreso, riguarda beni ritenuti riconducibili alla cosca Mazzagatti di Oppido Mamertina.

L'operazione è stata condotte anche nelle altre province calabresi e Bergamo. Uno dei sequestri riguardererbbe, secondo quanto reso noto da Carabinieri e Guardia di Finanza, anche gli stabilimenti calabresi della Italcementi Spa.



Francesco Chindemi

Reggio Calabria, 23 luglio 2007
Beni per un valore complessivo di 120 milioni di euro sono stati sequestrati stamani dai Carabinieri e dai Finanzieri delle Compagnie di Palmi, a Bergamo, Catanzaro e provincia, Vibo Valentia, Cosenza e provincia, Oppido Mamertina e nella piana di Gioia Tauro in base alla normativa antimafia.

Si tratta di fabbricati, terreni, società, autoveicoli e disponibilità bancarie e finaziarie facenti capo, secondo l'accusa, al clan mafioso Mazzagatti di Oppido Mamertina .

Il provvedimento riguarda anche gli stabilimenti calabresi della Italcementi spa di Bergamo. Ulteriori dettagli verranno illustrati nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11 nei locali della Procura della repubblica di Palmi.

Il decreto di sequestro è stato emesso dal Tribunale - sezione Misure di Prevenzione - di Reggio Calabria, su richiesta del Procuratore della Repubblica di Palmi Antonio Vincenzo Lombardo e del Sostituto Stefano Musolino.

Il sequestro riguarda 4 società operanti nel settore della commercializzazione dei cementi aventi sede legale nei comuni di Oppido Mamertina (RC) e Catanzaro; uno stabilimento per la lavorazione del cemento sito a Maida (Catanzaro); un negozio di vendita al dettaglio di calzature ubicato nel centro di Oppido mamertina (Reggio Calabria); 4 fabbricati con 10 appartamenti situati nei comuni di Oppido Mamertina, Catanzaro, Simeri Crichi (CZ) e Rende (CS); 26 terreni per una estensione di circa 220.000 metri quadrati coltivati ad uliveto secolare ed agrumeto; 21 automezzi pesanti; 8 autovetture di grossa cilindrata; Conti correnti, libretti di deposito, contratti di acquisto di titoli di stato, azioni, obbligazioni, certificati di
deposito ed assicurazioni intestati a 16 persone fisiche e 4 società.


NORME DI DEONTOLOGIA PROFESSIONALE ORDINE DEGLI ARCHITETTI
DELIBERA 20 DICEMBRE 2006
Premessa
Il paesaggio, il territorio e l’architettura sono espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni Paese.
L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a un mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L’opera di architettura, ed in genere le trasformazioni fisiche del territori, tendono a sopravvivere al loro ideatore, al loro costruttore, al loro proprietario e ai loro originari utenti. Per questi motivi sono di interesse generale e costituiscono un patrimonio della Comunità.
La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera progettuale e costituisce fondamento etico della professione.
La società ha dunque interesse a garantire un contesto nel quale l'Architettura possa essere espressa al meglio, favorendo la formazione della coscienza civile dei suoi valori e la partecipazione dei cittadini alle decisioni concernenti i loro interessi; gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori iscritti alle diverse sezioni dell’albo hanno il dovere, nel rispetto dell'interesse presente e futuro della società, di attenersi al fondamento etico proprio della loro disciplina.
Gli “atti progettuali” rispondono all'esigenza dei singoli cittadini e delle comunità di definire e migliorare il loro ambiente individuale, familiare e collettivo, di tutelare e valorizzare il patrimonio di risorse naturali, culturali ed economiche del territorio, adottando, nella realizzazione della singola opera e di ogni trasformazione fisica del territorio, le soluzioni tecniche e formali più adeguate ad assicurarne il massimo di qualità e durata, e il benessere fisico ed emozionale dei suoi utenti Le norme di etica professionale che seguono sono l'emanazione di questo assunto fondamentale che appartiene alla formazione intellettuale di ogni professionista iscritto all’albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, d’ora in avanti chiamato per brevità “iscritto”. Esse completano, nell'ambito delle leggi vigenti, le Norme per l'esercizio e l'ordinamento della Professione.
http://www.architettipalermo.it/deontologia.php?parent=Deontologia%20e%20norme%20di%20categoria

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