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Wednesday, May 09, 2007

La favola lugubre di Pallavicini-Pálinkás

Torino Corso Traiano 3 luglio 1969 sciopero alla FIAT di MIRAFIORI 


La favola lugubre di Pallavicini-Pálinkás




PISA. Adriano Sofri lo ha definito una delle migliori penne d'Europa. Certamente Clemente Manenti è più noto altrove che in Italia. Ha 65 anni, un fisico minuto e ossuto e lineamenti nobili che fanno il paio con la sua schiva riservatezza. Lo tradisce solo lo sguardo. Due occhi chiari, sornioni e sorridenti che sembrano presi in prestito da un bambino buono e allegro. Il suo passato militante è lontano e non solo nel tempo. Erano i primi anni settanta quando si diceva che era il "ministro degli esteri di Lotta Continua". 


Di quell'esperienza gli è rimasta una vocazione nomade e una passione per i temi internazionali - con molte analogie con Alex Langer che ha ben conosciuto e tradotto - che a tutt'oggi perdura e che lo fa vivere, girovago europeo, prevalentemente tra la Germania e l'Italia ma senza stancarsi di guardare e frequentare il resto.



Ne scrive con ogni scusa, in italiano e in tedesco, e se lo si legge - in Italia è possibile soprattutto su "Diario" - si scopre che l'acutezza del suo pensiero, mutuata con la calma olimpica che è oggi la principale caratteristica del suo carattere, produce analisi di straordinaria profondità e lucidità.



Giovedì scorso ha presentato a Pisa la sua ultima fatica, "Ungheria 1956. Il cardinale e il suo custode" pubblicato da Sellerio, nella sobria saletta dell'Ets, con un'introduzione di un giovane storico, il puntualissimo Giuseppe Marcocci, e una prolusione appassionata di Piero Sinatti (mercoledì 31, alle ore 18, il libro sarà presentato a Livorno, alla libreria Gaia Scienza, con gli stessi relatori).

Il tema, come si sa, anche in Italia, tormentò - probabilmente prima e più di ogni altro - il rigoroso conformismo di un partito filosovietico procurando i primi forti sussulti con strappi laceranti e insanabili.



Il libro non racconta la storia, epica, di un popolo che credette possibile scegliere un proprio governo liberamente e fu schiacciato: spulcia. Spulcia soprattutto tra gli attori minori. Un lavoro da storiografo che accede a documenti e testimonianze inedite ma che lascia la Storia in sottofondo, come contesto, e si impernia su una piccola storia praticamente ignota. Quella del custode del titolo. Un buon soldato Sc'vèik senza ridere. Una storia vera che potrebbe essere uscita dalla tenera fantasia di Gogol o dall'ambiguo amore per il doppio di Pirandello.

Come in una fiaba lugubre si racconta che carceriere del primate ungherese, da otto anni prigioniero dei comunisti, è un marchese di origini italiane che aveva rinnegato il suo stato di nobile e le sue radici per poter aderire al regime come ufficiale dell'esercito. Addirittura, per risultare più credibile anche a se stesso, cambia il suo nome (Andrea Pallavicini) in un più consono Antál Pálinkás.

Il destino, però, farà sì che sia proprio lui ad eseguire l'ordine di scarcerazione del cardinale Josef Mindszenty. Il segno più forte - ma brevissimo - della rivolta in atto: la sua libertà duro quattro giorni. Il custode, già rinnegato in proprio, sarà smascherato e accusato, dal risorto regime, di essere un traditore rinnegato. Sbandierare le sue origini straniere e la sua condizione aristocratica risulterà funzionale alla pantomima comunista che lo additerà come esempio di ‘nemico del popolo'. Pallavicini/Pálinkás pagherà con la vita quel che la sorte gli aveva destinato.

Clemente Manenti ci racconta così, attraverso bagliori di umanità e di crudeltà, la banalità del male. (da. gua.)


CLEMENTE MANENTI, "Ungheria 1956. Il cardinale e il suo custode" Sellerio, pp. 268, euro 10 

http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2007/01/28/LT3PO_LT304.html


Volantino a commento degli scontri di Corso Traiano (To) del 3 luglio 69 scritto dall'Assemblea operai-studenti di Torino il 4 luglio

Era sciopero ieri a Torino. Uno sciopero simbolico nelle intenzioni dei sindacati: un comizio qua, una raccolta di firme là, e basta. Ma per gli operai era una giornata di lotta vera, un'occasione per portare la lotta anche fuori dalla fabbrica, per unire l'esperienza dei cinquanta giorni di lotta a Mirafiori a quella degli altri operai, della popolazione dei quartieri, degli studenti.
E' di questa lotta, della sua capacità di continuare e di rafforzarsi, che Agnelli e il suo governo hanno paura.

Alle tre di pomeriggio migliaia di operai e studenti si uniscono davanti A Mirafiori per partire in corteo. Poliziotti e carabinieri - schierati a migliaia fin dalle cinque di mattina - vengono scatenati contro di loro, senza preavviso e senza motivo. Manganelli, calci di fucile, bombe lacrimogene, arresti: non manca niente. Gli operai reagiscono. Il corteo si forma di nuovo e parte. In Corso Traiano nuove cariche della polizia, ancora più violente. Si pesta alla cieca, dagli scioperanti agli abitanti del posto, ai ragazzini. Ma la violenza bestiale dei padroni non fa paura: la risposta è la violenza sacrosanta degli sfruttati. Ai fucili, ai manganelli, ai lacrimogeni e ai caroselli si risponde con le barricate, con il fuoco e con le pietre. Sono gli operai, i giovani e i ragazzi del quartiere, le donne e gli studenti. Sanno che è ora di mandare al diavolo i padroni e chi li difende, e sanno di averne la forza. Poliziotti e carabinieri, questi eroi capaci di picchiare a sangue un ragazzino solo - com'è successo ieri - scappano. Lividi dalla paura.

Arrestano vigliaccamente gente isolata, come al solito. Ne porteranno in questura più di 150, nella stragrande maggioranza giovani operai.

In Corso Traiano e nelle strade vicine la lotta dura per sei ore. E intanto scoppia in altri punti della città con la stessa forza: in Piazza Bengasi, a Nichelino, in Corso Moncalieri.

E' la prova dell'unità e della solidarietà operaia: ed è la prova della maturità che la lotta ha raggiunto a Torino, rovesciandosi dalla fabbrica su tutta la città.

Uno a uno gli strumenti con cui i padroni ci controllano vanno a farsi fottere. In fabbrica è finito il tempo di ricatti di guardioni e capi, e degli imbrogli dei sindacati. Fuori è finito il tempo della paura della polizia, o delle menzogne dei giornali e della radio (oggi abbiamo visto tutte le menzogne dei giornali, dalla "Stampa" a "L'Unità"). La nostra lotta si rafforza, si organizza, si estende, a Torino come in tutta Italia. E' questo che mette in crisi il governo dei padroni, e li costringe a fare i duri. Ma dietro quel ghigno duro c'è una smorfia di paura, come sulle facce dei poliziotti di ieri. Noi ieri abbiamo imparato una cosa importante: che la forza è dalla nostra parte e che possiamo vincere. Non da un giorno all'altro certo, ma con una lotta lunga e continua. La giornata di ieri ha segnato in questa lotta una tappa fondamentale. Ora andiamo avanti:

1- Intensificando la lotta all'interno della fabbrica, iniziandola dove ancora non si è aperta. Contro le truppe dei sindacati e padroni, per le nostre richieste:

* rilascio degli arrestati, ritiro dei licenziamenti;
* aumenti salariali forti e uguali per tutti e abolizione delle categorie;
* siamo e vogliamo essere uguali;
* lotta contro i ritmi bestiali e gli straordinari.

2- Collegandoci con i compagni delle altre fabbriche e con la popolazione dei quartieri proletari, quella stessa che già ieri ha saputo unirsi per rispondere all'aggressione poliziesca.

LA LOTTA CONTINUA

In fabbrica ci siamo noi e non i poliziotti, e magari li mandassero dentro a provare cosa vuol dire lavorare alle linee. Ci siamo noi, con le nostre armi, dallo sciopero, all'assemblea, al corteo.

RENDIAMO PIU' DURA E GENERALE, SUBITO, LA LOTTA IN FABBRICA IN TUTTE LE FORME POSSIBILI.

RIUNIAMOCI TUTTI, PIU' NUMEROSI CHE MAI, NELLA GRANDE ASSEMBLEA OPERAI E STUDENTI DEL SABATO POMERIGGIO, ALLE 16.00 A PALAZZO NUOVO DELL'UNIVERSITA' (VIA SANT'OTTAVIO 8, ULTIMA TRAVERSA A SINISTRA DI VIA PO, PRIMA DI PIAZZA VITTORIO). L'ASSEMBLEA SETTIMANALE E' LO STRUMENTO PIU' IMPORTANTE DELLA NUOVA ORGANIZZAZIONE PROLETARIA CRESCIUTA NELLE GRANDI LOTTE DI QUESTI MESI, GLI OPERAI DELLE DIVERSE FABBRICHE, GLI STUDENTI, GLI ABITANTI DEI QUARTIERI POPOLARI, SOPRATTUTTO I GIOVANI, DEVONO PARTECIPARE TUTTI.
cicl. in proprio 4 luglio 1969, operai e studenti
http://www.nelvento.net


http://www.chicago86.org/archivio-storico/lotte-operaie-anni-60-70/rivolta-di-corso-traiano/76-la-lotta-continua.html

1968,CORSO TRAIANO, DEAGLIO ENRICO, DIARIO, FIAT, LERNER, LOTTA CONTINUA, MANENTI CLEMENTE,  Padova, PALAZZO NUOVO,,PISA, POTERE OPERAIO EMILIO VESCE, SELLERIO, SOFRI ADRIANO, TONI NEGRI,TORINO, UNGHERIA, VALDARNO,


















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