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Thursday, May 31, 2007

È morto Giovanni Salatiello, ex patron della Keller. Fu deputato del Pci 1992 1 OTTOBRE INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05724 presentata da LONGO FRANCO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA


È morto Giovanni Salatiello, ex patron della Keller. Fu deputato del Pci



A modo suo era un imprenditore illuminato. Uno capace di lavorare sodo, di strappare ai suoi operai perfino il voto in parlamento e di farlo da "compagno". 

Una vita a creare un gioiello metalmeccanico da 500 dipendenti e commesse in mezza Europa, pochi anni per uscirne con addosso il peso di un accusa di bancarotta per un buco di alcuni miliardi. 

Giovanni Salatiello, l'industriale metà sardo metà siciliano, nato a Cagliari, ma emigrato a Palermo, l'uomo che aveva legato il suo nome a quello della Keller, è morto in una clinica privata a 86 anni; una crisi cardiaca gli è stata fatale. I funerali si svolti ieri mattina nella chiesa di Santa Maria di Gesù. 

Due anni fa l'ultima intervista. Mentre muoveva i primi passi l'inchiesta sulla rete parallela antisequestri messa in piedi dal giudice di Cagliari Luigi Lombardini, suicidatosi durante un interrogatorio dei pubblici ministeri palermitani, Salatiello confidò a Repubblica che c'era anche lui tra i finanziatori occulti del magistrato. 

Candidamente ammise di aver pagato alcune centinaia di milioni senza tentennamenti per assicurarsi contro il rischio rapimenti nei suoi continui viaggi nello stabilimento sardo. Deciso, risoluto, elegante, diffidente quanto basta, orgoglioso della sua storia e dotato di una sottile ironia che applicava alle cose della vita, quanto alla politica, viveva con angoscia il crollo dell'azienda, il coinvolgimento dei familiari nell'inchiesta, l'accusa di avere maneggiato tra cassa integrazione e contributi lasciando a terra gli operai. 

Dopo una lunga crisi e l'amministrazione straordinaria la Keller liquidata è ora in mano ai tedeschi della K&M. In parlamento Giovanni Salatiello era stato dall'83 all'87. Eletto da indipendente nelle liste del Pci. 

In molti mugugnarono. L'operazione che piacque alla destra del partito era pietanza indigesta per i palati dei duri e puri. Nello stesso anno dell'ascesa a Montecitorio Salatiello, presidente e amministratore delegato della Keller dal 1977 completava il trasferimento dell'azienda in un'area di 240 mila metri quadri comprati dal consorzio dell'area di sviluppo industriale di Villa Cidro. Col vento in poppa, nell'era delle Fs dei boiardi di Stato il fatturato aveva sfonda anche il tetto dei 50 miliardi di fatturato. Il 18 maggio del '94 il tracollo si era già consumato. 

Nei primi anni 90 le Ferrovie gli avevano revocato commesse per dieci miliardi e Giovanni Salatiello era uscito dalla sua azienda per sempre, portandosi dietro un album di fotografie dello stabilimento e dei suoi amati carri ferroviari. (e.b.)



https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/05/07/morto-giovanni-salatiello-ex-patron-della.html


1992  1 OTTOBRE INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05724 presentata da LONGO FRANCO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA


Al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che: 

1) dei programmi di investimento che le ferrovie dello Stato dovevano avviare, risultano tuttora impegnati solo 1.500 miliardi circa, sugli oltre 5.000 previsti; 

2) in tale parte gia' avviata dei programmi di investimento, ammontante appunto a 1.500 miliardi, rientrano: la commessa alla FIAT di 15 "pendolini" per un importo oscillante tra i 700 e gli 800 miliardi (senza gara di appalto); le commesse al gruppo Keller di Salatiello (di cui fanno parte aziende anche di proprieta' del cavalier Rendo di Catania) per 1.200 carri ferroviari e 100 carrozze di tipo Z.1; le commesse per 30 treni nel quadro del programma "alta velocita'" al consorzio TREVI (FIAT, Breda, Firema); 

3) l'azienda Keller di Salatiello avrebbe ottenuto la commessa di 1.200 carri merci nel corso di una gara d'appalto a cui avrebbe partecipato offrendo prezzi inferiori di circa il 20 per cento ai prezzi medi delle altre industrie (80 milioni a carro invece di 100, con un risparmio per le ferrovie dello Stato di 24 miliardi); ma, allo stesso gruppo, senza gare d'appalto, le ferrovie dello Stato avrebbero poi sollecitamente assegnato la commessa di 100 carrozze Z.1 al prezzo di 1.260 milioni l'una, per un importo complessivo di 126 miliardi, mentre la stessa produzione (carrozze 2.1) si sarebbe potuto ottenere in altri stabilimenti a 960 milioni a vagone, con un risparmio di 30 miliardi; dunque, l'apparente "risparmio" garantito alle ferrovie dello Stato dai prezzi dei carri ferroviari, sarebbe non solo annullato, ma capovolto in costi maggiori dall'assegnazione senza gara della commessa delle carrozze, commessa cha apparirebbe configurare una vera e propria turbativa d'asta poiche' la Keller avrebbe potuto fare prezzi stralciati sui carri ferroviari solo con l'aspettativa garantita del guadagno sulle carrozze Z.1; mentre vi sono aziende che per vie oscure otterrebbero commesse, vi sono aziende in gravi difficolta' (la commessa assegnata al consorzio TREVI e' bloccata da inspiegabili ritardi decisionali delle ferrovie dello Stato); aziende come il gruppo Firema °Stanga (PD), Cittadella (PD), Casararta (BO), Ercole Marelli (MI), Fiore, ecc.! che in questi anni hanno proceduto a notevoli ammodernamenti e al raggiungimento di capacita' competitive sulla qualita' e il prezzo dei prodotti, risultano ingiustamente penalizzate da questo modo di non rendere esecutive alcune commesse, e di assegnarne altre al di fuori di criteri di economicita' e di trasparenza -: quali iniziative intenda sviluppare per: 

1) accertare le cause di tale comportamento delle ferrovie dello Stato, del tutto incongruo e tale da sollecitare legittimi sospetti di "mediazioni" politiche e di collusione con interessi di imprenditori privati, uno dei quali - il cavalier Rendo - in odor di mafia; 

2) sollecitare le ferrovie dello Stato a sbloccare le commesse al gruppo TREVI; 3) sollecitare le ferrovie dello Stato a procedere rapidamente a varare tutte le commesse previste sul proprio programma di investimento per il materiale rotabile, e impegnare le ferrovie dello Stato stesse ad assegnare tutte le commesse non rientranti in accordi di programma (Alta velocita', ecc., in cui le imprese sono coinvolte in uno sforzo di progettazione che richiede anche la garanzia delle commesse) con il massimo della trasparenza e con il metodo della gara d'appalto. (4-05724)
http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_05724_11


E' morto l'imprenditore Salatiello, disse «pagai la polizia antisequestri» 7 MAGGIO 2000


CAGLIARI. L'unico imprenditore che confermò pubblicamente l'esistenza della `polizza antisequestri' inventata da Luigi Lombardini e che raccontò ai magistrati inquirenti di aver pagato la `protezione' dai banditi, è morto ieri in una casa di cura di Palermo. Giovanni Salatiello aveva ottantasei anni ed era nato a Cagliari, dove si era affermato come manager storico alla Keller di Villacidro. Sparito dalla scena industriale sarda quando la sua fabbrica di materiale rotabile finì con un doloroso fallimento, Salatiello ricomparve molti anni dopo sulla cronaca nazionale con una clamorosa intervista a `Repubblica', uscita il cinque dicembre del 1998: in quei giorni le notizie sulla `rete parallela' messa in piedi dal magistrato suicida si susseguivano senza sosta. Si parlava di imprenditori che negli anni avevano preferito finanziare la rete di informatori coordinata da Lombardini pur di non rischiare un sequestro. Indizi, ammissioni anonime ma nessuna testimonianza diretta, tranne la consapevolezza espressa dall'ex procuratore capo di Cagliari Franco Melis in una precedente intervista all'Unione Sarda. Salatiello fu capace di rompere il silenzio: la `rete' _ secondo lui _ esisteva. E Lombardini prendeva e distribuiva mazzette per tenere a bada le bande, proteggere clienti facoltosi, prevenire sequestri. Lui, lo scomparso procuratore capo della pretura cagliaritana, era una specie di sindacalista del sequestro. Controllava, mediava, avvisava le vittime potenziali dei rapimenti e intanto indagava. Senza che una sola informazione arrivasse _ dopo la sua `retrocessione' alla procurina _ ai colleghi della procura distrettuale. I soli, legge alla mano, a potersi occupare di sequestri e banditi. «Chi non pagava _ disse l'imprenditore _ lo faceva a suo rischio e pericolo. Quindi pagare era quasi un obbligo imposto dalle circostanze. E una delle circostanze era proprio l'esistenza della rete parallela». Salatiello fu esplicito. Raccontò come non appena impiantata in Sardegna la Keller, un amico manager gli chiese se si fosse messo a posto con il rischio sequestri: «Io chiesi che cosa dovessi fare e il mio amico mi disse che dovevo incontrare Lombardini e dichiarare la mia disponibilità a dargli il denaro di cui avrebbe avuto bisogno». L'incontro col magistrato _ secondo il racconto di Salatiello _ avvenne nella sede dell'Associazione degli industriali: «Lombardini era un uomo rude, dai modi decisi e di pochissime parole _ ha raccontato il manager al cronista Enrico Bellavia _ Mi disse che, se ero disponibile, mi avrebbe chiamato lui. Se accetta, mi disse, è così. Se non le sta bene faccia come crede, a suo rischio e pericolo». Salatiello accettò, sapendo bene _ così spiegò _ che grazie a queste precauzioni molti sequestri «o non c'erano stati o si erano risolti bene». Il contatto avvenne nel 1983. Salatiello confermò anche altre cose: «Da altri imprenditori _ disse a `Repubblica' _ sapevo che Lombardini aveva contatti dentro e fuori le carceri, aveva una rete di informatori che lo teneva al corrente dei progetti di sequestro e che il denaro serviva a mediare con i rapitori o con i potenziali sequestratori, veniva utilizzato per l'assistenza alle famiglie dei carcerati. Ma talvolta i favori riguardavano il trasferimento di detenuti da un carcere all'altro». Clamorosa l'affermazione che riguardava il radicamento dell'azienda-Lombardini: «Ritengo _ disse il manager _ che almeno il cinquanta per cento di quelli che operavano in Sardegna (gli imprenditori, ndr) avessero aderito all'organizzazione». Come dire che il fatturato dell'Anonima dissequestri era di miliardi. Fu sempre Salatiello infatti a chiarire di aver consegnato a Lombardini, anche attraverso un collaboratore, «alcune centinaia di milioni». Secondo l'ex dirigente della Keller «tutti sapevano che le forze dell'ordine, i magistrati e anche il ministero e l'amministrazione degli istituti di pena fossero al corrente dell'attività di Lombardini e chiudessero un occhio». E c'era anche la Massoneria che _ secondo le impressioni dell'imprenditore _ lo appoggiava o quantomeno tollerava. Salatiello si disse certo che Lombardini «non si era mai messo in tasca una lira». La morte di Salatiello priva il pool di Palermo di un testimone prezioso, il più prezioso nell'inchiesta _ ancora in corso _ sulla rete parallela. Restano i verbali dei suoi interrogatori. Ingegnere e cavaliere del lavoro, Salatiello fu eletto nel 1983 nella lista Pci in Sicilia. Era figlio del latinista sardo Giosuè Salatiello.

Mauro Lissia
http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2000/05/07/SL102.html

http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/unestate-del-2007-al-mare.html È morto Giovanni Salatiello, ex patron della Keller. Fu deputato del Pci 1992 1 OTTOBRE INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05724 presentata da LONGO FRANCO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA Carini, COSTANZO, FINOCCHIARO, FOLENA, GRAZI, KELLER, LIMA, MAFIA, MANNINO NINO, MAURO DE MAURO, OCCHETTO, ORLANDO LEOLUCA, PCI, PIO LA TORRE, PRIVITERA FRANCESCO, RENDO, SALATIELLO GIOVANNI, SCAGLIONE,

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