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Tuesday, April 17, 2007

Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori


Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori





Il giudice per l' udienza preliminare di Palermo Marco Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere avuto un ruolo nell' affare del centro commerciale di Villabate. 

Della vicenda, secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola Mandalà. 

Nell' affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate. Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l' ex sindaco del paese Lorenzo Carandino, l' ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, Matteo D' Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino, titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il centro. 

In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione del tribunale di Palermo.




Villabate, ecco il contratto con la mafia



Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il capomafia di Villabate. 

«La definizione degli accordi è avvenuta con il signor Nicola Mandalà - è scritto nel documento - che nel periodo finale ha sostituito il signor Campanella». 

Era nel computer dell' architetto Rocco Aluzzo il file, assieme ad altri che adesso sono all' esame di un perito informatico. 

Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

Al punto tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora: «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

Punto cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il 30 per cento dei locali o dei rami d' azienda della galleria di negozi che si andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di Provenzano, fosse parte dell' accordo. La data del documento è quella del 26 febbraio 2001. 

Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di Matteo. E al processo Miceli, la Procura ha chiamato a deporre l' avvocato Giovan Battista Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi, lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore, Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: "Se uno vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5 miliardi, da quest' altra manco sono venuti». 

Successivamente, Bruno incontrò Campanella: «Definì Cuffaro un traditore - ricorda l' avvocato Bruno - mi disse che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro di Brancaccio, c' erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse che Cuffaro l' aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato meglio allentare i rapporti».



http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html




Archiviata la causa per diffamazione, "è la verità"
Cuffaro perde contro "La Mafia è bianca"


Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta - secondo i giudici - è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd - richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 - Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.
http://isolapulita.forumfree.net/
Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine




http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

1 comment:

Pino Ciampolillo said...

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