CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Sunday, March 11, 2007

1982 10 AGOSTO GIORGIO BOCCA LA REPUBBLICA COME COMBATTO CONTRO LA MAFIA Dalla Chiesa, l'ultima intervista a Giorgio Bocca Quel lontano 1982, oggi così vicino: la memoria del prefetto Dalla Chiesa

1982 10 AGOSTO GIORGIO BOCCA LA REPUBBLICA COME COMBATTO CONTRO LA MAFIA Dalla Chiesa, l'ultima intervista a Giorgio Bocca 




In occasione del trentesimo anniversario della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa pubblichiamo la sua ultima intervista concessa a Giorgio Bocca e apparsa su la Repubblica il 10 agosto 1982, meno di un mese prima della morte.



"Come combatto contro la mafia"
di GIORGIO BOCCA


PALERMO - La Mafia non fa vacanza, macina ogni giorno i suoi delitti; tre morti ammazzati giovedì 5 fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, altri tre venerdì, un morto e un sequestrato sabato, ancora un omicidio domenica notte, sempre lì, alle porte di Palermo, mondo arcaico e feroce che ignora la Sicilia degli svaghi, del turismo internazionale, del "wind surf" nel mare azzurro di Mondello. Ma è soprattutto il modo che offende, il "segno" che esso dà al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e allo Stato: i killer girano su potenti motociclette, sparano nel centro degli abitati, uccidono come gli pare, a distanza di dieci minuti da un delitto all'altro.

Dalla Chiesa è nero: "Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l'arroganza mafiosa deve cessare".

Che arroganza generale?
"A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo".

Questo Dalla Chiesa in doppio petto blu prefettizio vive con un certo disagio la sua trasformazione: dai bunker catafratti di Via Moscova, in Milano, guardati da carabinieri in armi, a questa villa Wittaker, un po' lasciata andare, un po'  leziosa, fra alberi profumati, poliziotti assonnati, un vecchio segretario che arriva con le tazzine del caffè e sorride come a dire: ne ho visti io di prefetti che dovevano sconfiggere la Mafia.

Generale, vorrei farle una domanda pesante. Lei è qui per amore o per forza? Questa quasi impossibile scommessa contro la Mafia è sua o di qualcuno altro che vorrebbe bruciarla? Lei cosa è veramente, un proconsole o un prefetto nei guai?
"Beh, sono di certo nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell'interesse dello Stato".

Credevo che il governo si fosse impegnato, se ricordo bene il Consiglio dei Ministri del 2 aprile scorso ha deciso che lei deve "coordinare sia sul piano nazionale che su quello locale" la lotta alla Mafia.
"Non mi risulta che questi impegni siano stati ancora codificati".

Vediamo un po' generale, lei forse vuol dirmi che stando alla legge il potere di un prefetto è identico a quello di un altro prefetto ed è la stessa cosa di quello di un questore. Ma è implicito che lei sia il sovrintendente, il coordinatore.
"Preferirei l'esplicito".

Se non ottiene l'investitura formale che farà? Rinuncerà alla missione?
"Vedremo a settembre. Sono venuto qui per dirigere la lotta alla Mafia, non per discutere di competenze e di precedenze. Ma non mi faccia dire di più".

No, parliamone, queste faccende all'italiana vanno chiarite. Lei cosa chiede? Una sorta di dittatura antimafia? I poteri speciali del prefetto Mori?
"Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Mio padre al tempo di Mori comandava i carabinieri di Agrigento. Mori poteva servirsi di lui ad Agrigento e di altri a Trapani a Enna o anche Messina, dove occorresse. Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d'Italia non farebbe che perdere tempo".

Lei cosa chiede? L'autonomia e l'ubiquità di cui ha potuto disporre nella lotta al terrorismo?
"Ho idee chiare, ma capirà che non è il caso di parlarne in pubblico. Le dico solo che le ho già, e da tempo, convenientemente illustrate nella sede competente. Spero che si concretizzino al più presto. Altrimenti non si potranno attendere sviluppi positivi".

Ritorna con la Mafia il modulo antiterrorista? Nuclei fidati, coordinati in tutte le città calde?
Il generale fa un gesto con la mano, come a dire, non insista, disciplina giovinetto: questo singolare personaggio scaltro e ingenuo, maestro di diplomazie italiane ma con squarci di candori risorgimentali. Difficile da capire. 

Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il '66 e il '73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de "Il giorno della civetta". Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
"Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l'istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: " Brave persone". Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi".

E oggi?
"Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. E' finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?"

Scusi la curiosità, generale. Ma quel Ferlito mafioso, ucciso nell'agguato sull'autostrada, si quando ammazzarono anche i carabinieri di scorta, non era il cugino dell'assessore ai lavori pubblici di Catania?
"Si ".

E come andiamo generale, con i piani regolatori delle grandi città? E' vero che sono sempre nel cassetto dell'assessore al territorio e all'ambiente?
"Così mi viene denunziato dai sindaci costretti da anni a tollerare l'abusivismo".


IL CASO MATTARELLA

Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?
"E' accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l'impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del "palazzo". Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato".

Mi spieghi meglio.
"Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell'amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l'esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco".

Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
"Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato".

Generale, mi sbaglio o lei ha una idea piuttosto estesa dei mandanti morali e dei complici indiretti? No, non si arrabbi, mi dica piuttosto perché fu ucciso il comunista Pio La Torre.
"Per tutta la sua vita. Ma, decisiva, per la sua ultima proposta di legge, di mettere accanto alla "associazione a delinquere" la associazione mafiosa".

Non sono la stessa cosa? Come si può perseguire una associazione mafiosa se non si hanno le prove che sia anche a delinquere?
"E' materia da definire. Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l'associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali".

Come si vede lei generale Dalla Chiesa di fronte al padrino del "Giorno della civetta"?
"Stiamo studiandoci, muovendo le prime pedine. La Mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco".


"ERA MEGLIO L'ANTITERRORISMO"

Mi faccia un esempio.
"Certi inviti. Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: perché non andiamo a prendere il caffè dai tali. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l'eroina corre a fiumi ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade".

Che mondo complicato. Forse era meglio l'antiterrorismo.
"In un certo senso si, allora avevo dietro di me l'opinione pubblica, l'attenzione dell'Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni la Mafia uccide i malavitosi, l'Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia".

Perché sbaglia, generale?
"La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere".

E deposita nelle banche coperte dal segreto bancario, no, generale?
"Il segreto bancario. La questione vera non è lì. Se ne parla da due anni e ormai i mafiosi hanno preso le loro precauzioni. E poi che segreto di Pulcinella è? Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o a Bagheria o volta per volta, ma in modo globale".

Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni?
Mi guarda incuriosito.

Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l'hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l'ala socialista dell'Evis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare di inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".

Si va a pranzo in un ristorante della Marina con la signora Dalla Chiesa, oggetto misterioso della Palermo del potere. Milanese, giovane, bella. Mah! In apparenza non ci sono guardie, precauzioni. Il generale assicura che non c'erano neppure negli anni dell'antiterrorismo. Dice che è stata la fortuna a salvarlo le tre o quattro volte che cercarono di trasferirlo a un mondo migliore.

"Doveva uccidermi Piancone la sera che andai al convegno dei Lyons. Ma ci andai in borghese e mi vide troppo tardi. Peci, quando lo arrestai, aveva in tasca l'elenco completo di quelli che avevano firmato il necrologio per la mia prima moglie. Di tutti sapevano indirizzo, abitudini, orari. Nel caso mi fossi rifugiato da uno di loro, per precauzione. Ma io precauzioni non ne prendo. Non le ho prese neppure nei giorni in cui su "Rosso" appariva la mia faccia al centro del bersaglio da tirassegno, con il punteggio dieci, il massimo. Se non è istigazione ad uccidere questa?" Generale, sinceramente, ma a lei i garantisti piacciono? Dagli altri tavoli ci osservano in tralice. Quando usciamo qualcuno accenna un inchino e mormora: "Eccellenza". 



Quel lontano 1982, oggi così vicino: la memoria del prefetto Dalla Chiesa


INTERROGAZIONI PARLAMENTARI SU INDUSTRIE INSALUBRI


LA PAGINA INTERROGAZIONI PARLAMENTARI SU INDUSTRIE INSALUBRISI TROVA SU

http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/delocalizzare-tutti-i-siti-industriali.html

DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI



LA PAGINA DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SI TROVA A PAG.

http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/delocalizzare-tutti-i-siti-industriali.html

Saturday, March 10, 2007

ISOLA DELLE FEMMINE VARIANTE PRG PREFABBRICATI NORD,

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
UFFICIO TECNICO - III SETTORE
SANATORIE ABUSIVISMO E CONTROLLO DEL TERRITORIO
AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN SANATORIA
AI SENSI DELL’ART. 13 LEGGE 47/85 N 20
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
VISTA l’istanza del 06/11/2006 protocollo n 13321, presentata dal sig. Vittoriano Correra, nella qualità di amministratore unico della Prefabbricati Nord SRL, con sede legale in Rende di Cosenza e sede amministrativa in Isola delle Femmine, Via Dell’Agricoltura n. 8, con la quale chiede la concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per le opere abusivamente realizzate durante i lavori autorizzati con C.E. n. 14 del 24 maggio 2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 - 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”;
Visto il verbale di assemblea ordinaria del 30 aprile 2007 trasmesso con nota del 18/09/2009 prot. 14357, nel quale vengono accettate le dimissioni dell’amministratore Vittoriano Correra e viene nominato nuovo amministratore il sig. Panebianco Saverio nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q;
Accertato che l’istante ha titolo per richiedere la variante di cui all’istanza del 05/12/2001 protocollo n. 15165, in quanto risulta che il sig. Correra Vittoriano, nato a Monreale il 23/03/1951, codice fiscale CRRVTR51C23F377Q, nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, ha titolo per richiedere la concessione edilizia in quanto risulta avere titolo giusto atto di compravendita stipulato il 15/12/2004, rep. n. 43203 – raccolta n. 19927 presso il Dott. Maria Bonomo, Notaio in Palermo, con studio in via Torrearsa n. 24, registrato in Palermo il 15/12/2004 al n. 5440-IT;
ACCERTATO che le opere realizzate consistono nel:
nella realizzazione del restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della copertura prevista a 2° piano in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
Visti gli elaborati grafici del 01/12/2006-protocollo n. 14551, redatti dall’architetto Rocco Aluzzo, iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Palermo al n. 3827 e per i quali la C.E.C. nella seduta del 24/01/2007 verbale n. 2 ha espresso parere favorevole a condizione che “la ditta produca una perizia giurata … attestante l’esatta misurazione effettuata con rilievo della distanza dalla battigia …”;
VISTA la perizia giurata in data 08/03/2007 con. 1044, dall’arch. Rocco Aluzzo iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 288, giurata al Tribunale di Palermo;
VISTO il bollettino di pagamento di € 516,00 n. per oblazione ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 VCY 0127 del 03/09/2009; verificare se esiste una comunicazione di demolizione di alcune opere;
VISTO il parere favorevole espresso dal Responsabile d’Igiene Pubblica del D.S.B. di Carini protocollo n. 65/IP del 11/09/2009 introitato a protocollo di questo comune in data 15/09/2009 prot. 14226;
VISTI il parere di compatibilità paesaggistica espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo in data 05/06/2008 prot. 4216/P introitato al nostro protocollo n. 7839 del 16/06/2008;
CONSIDERATO che non sono state effettuate opere strutturali per le quali è necessario il rilascio dl prescritto parere da parte del Genio Civile di Palermo, così come dichiarato dal progettista arch. Rocco Aluzzo con nota prot. 14357 del 18/09/2009;
VISTI gli strumenti urbanistici vigenti, nonché le norme che ne regolano l’attuazione ed il vigente regolamento edilizio;
VISTE le vigenti disposizioni che disciplinano il pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione e la loro esenzione e riduzione;
VISTE la L.17/8/1942 n.1150 modificata ed integrata dalla L.6/8/1967 n.765, la L.28/1/1977 n.10, e la L. 28/2/1985 n.47 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTE le leggi 47/85, 724/94 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTO il comma 1 dell’art. 39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma 37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in sanatoria;
VISTA la Legge Regionale 4 del 16/04/2003;

R I L A S C I A

Al sig. Panebianco Saverio, nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, l’autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per avere realizzato il restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006 e per avere realizzato la distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 - 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”, il tutto come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale.
La presente autorizzazione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.
Isola delle Femmine 22 settembre 2009
Il Responsabile del III Settore
Arch. Sandro D’Arpa
Isola delle Femmine 22 ottobre 2007
*ALGA TOSSICA A Isola delle Femmine
*2010 Isola Delle Femmine Risultato ostreopsis spp cellule/litro 21.480 nel 2006 tra le 8/10.000 spp cellule/litro
*ARPA Sicilia Dati Rilevamento
*ALGA ROSSA L’Arpa dice…luglio 2006
*Isola Pulita: L’alga Tossica L’Italcementi e gli Scarichi a Mare
*ALGA ROSSA Denunce e interrogazione Isola Pulita Luglio/2006
*ALGA ROSSA S.O.S. Ambiente
*CONTRO la Ostropsis ovata
*A Proposito di alghe si dice che….
*Costituito il Comitato Cittadino Isola Pulita

 http://www.youtube.com/watch?v=bApgWIb7RBs  

Guerra di mafia fra le cosche di Palermo Arrestate 16 persone.
Azzerato il mandamento di Partinico e Borsetto 


 In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall'altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. 


I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall'indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti. 

 L'inchiesta, denominata "Carthago", è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il "far west della mafia". Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all'ascolto delle microspie installate sulle auto di tre "picciotti", arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi "delitti". Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:"Il territorio di Partinico è inquinato da un'alta densità di presenza mafiosa. Per questo l'operazione è molto importante". La "guerra di mafia", dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione "vincente". Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il "pizzo" sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti. http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig di Alessandra Ziniti Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro. Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla "famiglia" mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico. La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle "famiglie" di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra. Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig Villabate: la corruzione non paga di Silvia Cordella - 20 gennaio 2009 Nel processo per il Centro Commerciale di Villabate, il giudice ha emesso mezzo secolo di condanne. Colpiti anche i dirigenti della “Asset Development” di Roma in affari con la famiglia mafiosa dei Mandalà: 7 anni per corruzione aggravata a Marussig Sette condanne e un punto a favore della procura di Palermo è il risultato della sentenza che il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo Patrizia Spina ha emesso ieri nei confronti degli imputati del processo sul Centro Commerciale di Villabate. Mezza giornata di camera di consiglio è bastata ai giudici per riconoscere e sottoscrivere quasi in toto le pene che i pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava avevano chiesto nella loro requisitoria. Dieci anni per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli, soggetto di collegamento tra il boss Nicola Mandalà e il mandamento di Brancaccio. Otto anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione all’ex sindaco Ds Lorenzo Carandino. Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre al presidente della Asset Development di Roma Pierfrancesco Paolo Marussig la Corte ha inflitto sette anni per corruzione aggravata. Infine il contabile della società romana Giuseppe Daghino (all’epoca consulente dell’amministrazione Veltroni sulle cartolarizzazioni immobiliari) è stato condannato a quattro anni per corruzione semplice e l’ex sindaco di Catania Angelo Lo Presti a quattro anni e mezzo per riciclaggio. Quest’ultimo era accusato di aver fatto passare, attraverso il conto di una sua società con sede a Malta, 25 mila euro come prima tranche di una tangente di 150 mila euro destinata a oliare la “macchina burocratica” del comune di Villabate, in cambio dell’approvazione del piano commerciale sponsorizzato dalla mafia. Un affare che avrebbe fatto ottenere al clan il 30 per cento delle ditte incaricate nell’esecuzione dei lavori e nella gestione dei negozi dell’ipermercato, imponendo il 20 per cento dei dipendenti da assumere. Una condizione irrinunciabile che faceva parte di quel patto che, secondo il pm dell’accusa Nino Di Matteo, Marussig, in veste di presidente della Asset, aveva stretto con la famiglia mafiosa di Villabate, che prevedeva la restituzione di un duplice intervento del clan: convincere 130 proprietari terrieri a vendere i loro appezzamenti di terra per poterli così destinare a uso commerciale e trovare referenti in seno all’amministrazione pubblica per garantirne l’approvazione definitiva. Trattative queste che l’azienda ha portato avanti in Sicilia tramite l’architetto Rocco Aluzzo, soggetto incaricato per la mediazione e l’acquisizione di tutte le aree necessarie, coadiuvato dall’architetto Borsellino vicino per legami politici pregressi a Nino Mandalà, ex presidente del club Forza Italia ed ex socio dell’attuale Presidente del Senato Renato Schifani. Proprio Mandalà era il vero dominus dell’iniziativa commerciale. L’aveva sponsorizzata già nel ’97 quando a rivestire la carica di Sindaco c’era Giuseppe Navetta. La cosa però non era andata in porto per via di una modifica (Mandalà voleva un inceneritore di rifiuti) che rendeva il Piano Regolatore inaccettabile. Nel frattempo il boss veniva arrestato e il comune di Villabate sciolto per infiltrazione mafiosa. Quando il capomafia era uscito di prigione, il Piano Commerciale era già in fase di progettazione con i primi accordi siglati fra il figlio Nicola e i due architetti. Il fiuto per gli affari e l’esperienza nell’ambiente politico aveva portato Mandalà Senior a dedicarsi nuovamente al progetto, che nelle mani del figlio aveva perso vigore. Oltre alla partecipazione diretta degli utili sui subappalti che ne sarebbero derivati, la portata dell’investimento conteneva in sé anche una evidente prova di forza e riaffermazione sul territorio da parte di quella frangia criminale che in quegli anni “era giunta all’apice” arrivando a proteggere la latitanza di Provenzano e organizzando il suo viaggio di cura nelle cliniche marsigliesi. Un espatrio che Zio Binu aveva affrontato con una carta d’identità falsificata da Francesco Campanella, vero “braccio” amministrativo ed economico di Nino Mandalà all’interno del Comune. Proprio lui è l’uomo che più di ogni altro si era impegnato per risolvere ogni difficoltà burocratica durante il lungo iter di approvazione del nuovo Auchan: dalle modifiche sul piano regolatore, alla certificazione Anas per lo svincolo autostradale, fino alle tangenti destinate agli amministratori comunali, per giungere infine alla risoluzione dell’ultimo ostacolo: l’okay finale dell’ufficio urbanistico della Regione. Un ostacolo che si sarebbe dovuto superare con la “buona parola” del suo amico, ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, il quale però non mantenne fede, secondo lo stesso Campanella, alla sua promessa di aiuto. Ciò non per una opinione negativa sul progetto ma per la mancata prospettazione di una parcella adeguata garantitagli invece dai sostenitori dell’iniziativa antagonista che sarebbe dovuta sorgere a Roccella, sotto ispirazione del capomafia Giuseppe Guttadauro. Una storia che si riallaccia ai processi celebrati per mafia a carico del Senatore Cuffaro sulle “talpe” e a quello a carico del suo delfino politico Mimmo Miceli, entrambi condannati in primo grado, per favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, per i loro rapporti con il capomandamento di Brancaccio. Sotto l’ombrello mafioso che, per convergenti interessi, si sono uniti in affari imprenditori collusi, funzionari corrotti e criminali mafiosi è inoltre emersa una prova documentale che raramente gli inquirenti hanno la fortuna di trovare. Si tratta – ha ricordato Di Matteo - di un quadro riassuntivo degli accordi contrattuali tra la Asset e la mafia dei Mandalà, rinvenuto nel computer sequestrato all’arch. Aluzzo. «Avvertendo la potenza economica imprenditoriale e “politica” di Asset Development – ha sottolineato il pm - la famiglia mafiosa ha preteso e ottenuto la ufficializzazione della propria legittimazione con la previsione dei rapporti contrattuali, da prima in capo a Mario Cusimano (membro della cosca, oggi collaboratore di giustizia) e poi intestati a Maria Teresa Romano (prestanome della fam. mafiosa)». Questi documenti, insieme alle valide dichiarazioni di Campanella, hanno consentito di ricostruire quelle che erano le aspettative d’investimento della famiglia mafiosa di Villabate e fotografato quelle alleanze politiche e imprenditoriali che da sempre costituiscono il punto di forza della criminalità organizzata siciliana e calabrese. A questo proposito, ha rimarcato Di Matteo, ci siamo ritrovati di fronte a rapporti “simbiotici” tra Nino Mandalà e i sindaci del comune di Villabate, Giuseppe Navetta prima e Lorenzo Carandino dopo. Rapporti che nel secondo caso, solo per questioni di prudenza, sono stati filtrati dalla “faccia pulita” e apparentemente presentabile del gruppo mafioso, personificato da Francesco Campanella. Oggi maggior accusatore della sua ex famiglia di mafia ma anche di quei colletti bianchi che con i loro spregiudicati o superficiali atteggiamenti contribuiscono a togliere libertà a un popolo già abbastanza piegato dalla prepotenza mafiosa. E ora, come ha annunciato il presidente Patrizia Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. In questo senso, si sente soddisfatto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo che ha parlato di una «sentenza che conferma l’esistenza di uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, nella cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche». Per questo alla Corte e all’ufficio che ha rappresentato in questo processo la Pubblica Accusa va il ringraziamento dei cittadini onesti per il coraggio nella ricerca della verità a 360 gradi. 

















LA PAGINA   ISOLA DELLE FEMMINE VARIANTE PRG PREFABBRICATI NORD, E' SPOSTATA SU.....

http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-variante-prg.html