CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, October 30, 2006



Il Comitato Cittadino Isola Pulita :
Lettera aperta al Signor Sindaco Portobello
C’E’ CHI DICE NO!

Signor Sindaco Portobello, Lei nel marzo del c.a. ha diffidato la Italcementi, consci del fatto che il provvedimento da Lei adottato nei confronti della Italcementi era un atto Dovuto, ci preme in ogni caso comunicarLe il nostro grande apprezzamento, per la Sua decisione, a dimostrazione di un’assunzione di RESPONSABILITA’.
Probabilmente possiamo affermare, che per la prima volta ad Isola delle Femmine una pubblica istituzione intima e sollecita un’Azienda privata al rispetto delle leggi in materia ambientale, della salute dei cittadini, al rispetto del territorio in cui, un’azienda, agisce e produce.
Ci rendiamo conto delle resistenze che ha dovuto superare nell’adottare il provvedimento, perché come tutti possono immaginare, ma non dire, (si vocifera) che tra la politica (con la p minuscola) e la Italcementi si è creato una sorta di “vicendevole e benevolo condizionamento”. Vedasi l’impegno della Italcementi nel soddisfare alcune esigenze della nostra Comunità, nel favorire assunzioni di nostri concittadini e varie opere di beneficenze, un esempio illuminante è stata la concessione autorizzata qualche anno addietro, dal Comune di Isola per la realizzazione del deposito di stoccaggio di petcoke. Sembra esservi dubbi sulla sua legittimità oltretutto in un sito in cui si svolgeva attività estrattiva. A tal proposito c’è da chiedersi ed eventualmente verificare la scadenza della concessione.
Per tornare alla Sua diffida, noi pensiamo che diversamente da quanto affermato dalla Italcementi, il petcoke non è una cosa “innocua”.
Esperti chimici hanno dimostrato il petcoke: ricchi di metalli pesanti e zolfo.
L’ARPA sembra aver riscontrato delle violazioni per l’uso del combustibile Petcoke, al punto di doverne dare dovuta informativa all’autorità giudiziaria.
L’uso di questa “feccia del petrolio”, che va sempre più aumentando, determina un incremento vertiginoso dei profitti. Tutto ciò naturalmente può avvenire se è consentito, senza che chi ne ha la responsabilità si curi di tener conto dell’ubicazione dello stabilimento che è posto in un’area altamente abitata, pensiamo! All’ingresso del Paese. (alto rischio oltre che ambientale anche sanitario).
Oggi finalmente: l’ARPA ammette che le proteste dei cittadini di Isola avevano fondamento.
I Cittadini di Isola delle Femmine dicevano la verità! D’altronde anche l’ Italcementi comincia a dire qualcosa in più, anche se con lo scopo di tirare acqua al suo mulino senza dire fino in fondo come stanno effettivamente le cose! (per esempio quando si vuole scambiare il petcoke con il carbone o polverino di carbone).
L’ARPA afferma che: “…la Italcementi non è in grado di fornire la documentazione tecnica allegata ai decreti autorizzativi sopraelencati, né di indicare quali fossero i combustibili autorizzati, né la data d’inizio d’impiego del petcoke; si evidenzia altresì che la natura del combustibile utilizzato…… le modalità di gestione del petcoke non sono citate nei decreti autorizzativi e non sono descritte nelle relazioni annuali prodotte dalla Ditta sul contenimento delle emissioni diffuse; inoltre la ditta effettua attività di recupero rifiuti costituiti da refrattari nella linea di produzione clinker e di gessi chimici da desolforazione nella produzione di cemento nel molino cotto 3.
Di quest’attività di recupero non è data evidenza nelle relazioni analitiche relative ai punti d’emissione.”. Ai sensi delle direttive Europee gli “Stati membri (cioè l’Italia) devono adottare le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che POTREBBERO recare pregiudizio all’ambiente e in particolare:
- senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;
- senza causare inconvenienti da rumori od odori;
- senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse”.
In percentuale, proviamo a chiederci, quanto incidono sull’inquinamento dell’aria le continue e frequenti emissioni derivanti dall’attività lavorativa della Italcementi?
INQUINARE l’aria, è un reato molto grave, che coinvolge il Sindaco, e dirigenti della pubblica amministrazione.
Le considerazioni che in genere sono fatte a fronte di tali affermazioni sono:
“siete in grado di provare ciò?” I ricercatori parlano in termini di anni per avere una casistica certa e meritevole di costituzione in giudizio. Per esempio a distanza di anni, in un’area ove si produce cemento, si è accertato che sul 20% della popolazione erano concentrati il 60% dei tumori polmonari presenti nella zona e ciò ha provocato denunce penali.
Quando si parla di emissioni, per la salute dei lavoratori della Italcementi dei loro figli e dell’intera Cittadinanza è importante sapere quantitativamente le sostanze immesse nell'aria. Un Sistema di rilevazione e controllo autogestito con la partecipazione delle Associazioni dei Cittadini, potrebbe fornirci delle indicazioni precise sulla qualità dell’aria che respiriamo.
- Ci chiediamo se il Sindaco i Rappresentanti dei lavoratori e i cittadini siano bene informati su quanto con sempre più frequenza avviene in termini di emissioni.
Chiediamo a Lei Signor Sindaco, che ha avuto l’opportunità di approfondire la questione.
Se ha chiesto spiegazioni, rispetto delle normative ed impegni precisi alla Italcementi?
Noi Abbiamo fondati motivi per ritenere che nulla di tutto questo sia accaduto e dobbiamo prendere atto che chi "giura" sulle garanzie del processo produttivo, chi parla di "controlli efficienti" sui combustibili utilizzati, chi si sbraccia per sostenere di "avere a cuore" e di fare il possibile per tutelare la salute dei suoi concittadini, in pratica cerchi di mascherare una tragica realtà che risulta più comoda nascondere o minimizzare.
Sottovalutare o fingere di ignorare, i rischi a cui quotidianamente i cittadini di Isola sono soggetti, e perdere altro tempo, contando sullo sfinimento, l’emarginazione, la derisione,
l’ isolamento di chi è impegnato nella difesa della salute e della qualità della vita, E’ UN REATO!
Vi è in Noi la convinzione che OGGI: la tecnologia ha in serbo tutti gli strumenti necessari affinchè il ciclo produttivo della Italcementi, possa svolgersi nel rispetto della salute dei lavoratori dei nostri cittadini e di quelli di tutti i comuni limitrofi. Il problema è solamente di natura economica.
Nel ribadire ancora una volta la nostra posizione della salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, rivolgiamo un forte appello ai cittadini e ai lavoratori affinché si riprenda una seria riflessione su quanto avvenuto e quanto sta avvenendo in questi impianti. La tutela della salute non può essere delegata e l'unica garanzia passa attraverso l'assunzione di un impegno diretto, responsabilità e azione di noi cittadini direttamente interessati.
Signor Sindaco Portobello, a Lei che è delegato a tutelare la salute pubblica, Le chiediamo di essere più presente quando si affrontano di queste problematiche che vedono coinvolta l’intera comunità che Lei pensa di Amministrare. Ora! Ai cittadini di Isola delle Femmine è data una grande opportunità: attraverso una grande opera di BONIFICA dell’area che l’ARPA ha certificato essere contaminata creare le condizioni di un recupero ambientale e paesaggistico ai fini di una fruibilità da parte dei cittadini di un sito che la Comunità Europea ha dichiarato essere area di protezione ambientale e che in Italia è stato recepito dal Decreto Presidenziale 357 dell’8.9.97.
Comitato Cittadino Isola Pulita

http://www.isolapulita.it/

Saturday, October 28, 2006

1998 MAFIA OMICIDIO D'AGOSTINO VINCENZO LA DIA ARRESTA GIUSEPPE SENSALE Nuovi Partner in Ernst & Young Financial-Business Advisors


1998 MAFIA OMICIDIO D'AGOSTINO VINCENZO LA DIA ARRESTA GIUSEPPE SENSALE
MAFIA: OMICIDIO D'AGOSTINO, DIA ARRESTA GIUSEPPE SENSALE



Palermo, 12 dic. 1998  -(Adnkronos)- Il centro operativo di Palermo della Direzione Investigativa Antimafia ha arrestato il cinquantanovenne Giuseppe Sensale, originario di Capaci (Pa). L'arresto e' avvenuto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 5 dicembre scorso per l'omicidio e la distruzione del cadavere dell'imprenditore Vincenzo D'Agostino, scomparso a Palermo il 3 dicembre del 1991. Secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, D'Agostino sarebbe stato ucciso a Capaci nel deposito di carburante di Sensale. Il cadavere sarebbe stato poi sciolto nell'acido all'interno di una baracca.
Il provvedimento di custodia cautelare e' stato notificato in carcere ad altre cinque persone, attualmente detenute: Salvatore Biondino, Salvatore Biondo, Antonino Troia, Giovanni Battaglia e Simone Scalici, considerati elementi di spicco di alcune famiglie mafiose del palermitano.
Gia' indagato per associazione a delinquere di tipo mafioso ed arrestato nel 1993, Giuseppe Sensale era stato scarcerato il 9 luglio scorso in seguito ad una sentenza di assoluzione della Corte d'appello di Palermo.
(Sin/Gs/Adnkronos)


«La crisi consiste precisamente nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo non può ancora nascere» (Antonio Gramsci)

Mafia, sequestro di beni a Capaci  “Quel costruttore è un prestanome”
I  beni di un imprenditore edile in  odor di mafia sono finiti sotto sequestro. Il  provvedimento dei giudici della sezione misure di prevenzione colpisce il patrimonio di Giuseppe Sensale, 60 anni di Capaci, noto alle forze dell'ordine per storie legate a Cosa nostra e sul quale adesso hanno indagato i finanzieri del  Gico. Il provvedimento della magistratura, sollecitato dalla Procura, colpisce le società «Angela » e «  Nafedil», quattro fabbricati e un magazzino che si trovano in via  Florio a Capaci. Roba del valore complessivo di un miliardo e 600 milioni  in base alle stime delle fiamme gialle, che Sensale avrebbe accumulato illecitamente.

Gli investigatori avrebbero accertato una sproporzione tra gli acquisti dell'imprenditore e i redditi dichiarati, arrivando alla conclusione, anche sulla base delle indicazioni di alcuni collaboratori dì giustizia, che l'uomo sarebbe un prestanome della «f ami glia» di  Partanna Mondello. A detta dei finanzieri, il  costruttore sarebbe legato «al clan dei  Carollo e avrebbe fatto da prestanome alle famiglie  Cusumano e  Riccobono».

I guai giudiziari per Giuseppe Sensale, che è detenuto, erano cominciati nel '93, quando era stato arrestato per associazione mafiosa. Un'accusa per la quale l'uomo era rimasto cinque anni in carcere ottenendo, poi, dopo un lungo iter giudiziario,  l'assoluzione. Uscito diprigione, l'imprenditore era finito di nuovo in manette nel dicembre del 98, nell'ambito di un blitz della Dia sul l'omicidio  dell'imprenditore Vincenzo D'Agostino, che il 3 dicembre del '91 venne strangolato e sciolto nel l'acido. Un'esecuzione che, secondo l'accusa, avvenne in un magazzino dì Capaci gestito proprio da  Gìuseppe Sensale. A parlare della vicenda furono i collaboranti Francesco Onorato e  Giovan  Battista Ferrante, secondo i quali sarebbe stato Sensale ad attirare l'imprenditore nella trappola preparata dai boss di Cosa nostra.

Già in passato altri beni dell'imprenditore di Capaci erano  fíniti  sotto sequestro, tra i quali una cava in territorio di  Cinisi. Ma Sensale, assistito dall'avvocato Maurizio Bellavista, si è sempre opposto contro i provvedimenti. Sostenendo di aver costruito il suo patrimonio grazie al lavoro e che, vista la sentenza di assoluzione dall'accusa di appartenere a Cosa nostra, non ci sono i presupposti di legge per colpire il patrimonio. « Il mio assistito è stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa  - afferma l'avvocato Bellavista  - ma nonostante questa pronuncia è stato anche avviato il  procedimento di confisca dei beni. Un provvedimento contro il quale abbiamo presentato ricorso».

Virgilio Fagone
EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE ANTIUSURA ONLUS


UN SUCCOSO BUSINESS
SALVO LIMA PREMEVA SU SIINO PERCHÉ QUESTI APRISSE LA PORTA DEL CIRCUITO SICILIANO DEGLI APPALTI PUBBLICI AGLI IMPRENDITORI VICINI ALLA SINISTRA

La svolta con la partecipazione del PCI alla spartizione degli appalti in forma continua, a Milano come a Palermo, risale alla metà degli anni ‘80. La DC siciliana, nelle persone di Lima e Ciancimino, affidarono all’ex pilota di rally Angelo Siino il compito di orchestrare i cartelli delle imprese a cui assegnare gli appalti pubblici.  Siino era un borghese che di mafiosi ne conosceva tanti, fratello massone della loggia Orion di Palermo, imparentato con il boss Balduccio Di Maggio, amico dei Brusca di San Giovanni Jato. Il meccanismo in Sicilia prevedeva che, per ogni appalto assegnato, l’azienda versasse una imposta del 4,5 per cento così suddivisa: 2 per cento ciascuno a boss e politici e uno 0,5 destinato a lubrificare gli impiegati e funzionari della macchina burocratica. Una oliatina agli ingranaggi questa, perché imbarazzanti pratiche uscissero indenni ad ogni controllo.  L’organizzazione gestita da Siino e Lima divennne sempre più capillare, per assumere sul finire degli anni ‘80, il controllo dell’intera isola. Per avere una idea degli esiti di tale meccanismo, basti pensare che nel decennio ‘88-’98, 60 ditte rispondenti a 11 imprenditori, si accaparrarono il 40% degli appalti Anas, pari a una fetta di circa 350 miliardi di vecchie lire, su di una torta di 880. Il restante 60% del giro di affari era spartito da ben 500 imprese. Un imprenditore che protestava o sgarrava poteva se fortunato, subire intimidazioni o rimanere escluso dal susseguente giro di giostra, ma in taluni casi si arrivava alla sua eliminazione, come accadde nel 1991 al costruttore Vincenzo D’Agostino, invitato da amici in un casolare di campagna a trascorrere un weekend, strangolato e sciolto nell’acido.  Salvo Lima premeva su Siino perché questi aprisse la porta del circuito siciliano agli imprenditori vicini alla sinistra ed i primi a varcarla furono i fratelli Stefano ed Ignazio Potestio, costruttori legati da tempo a doppio filo con il Pci. L’ingresso anche delle cooperative rosse era imminente e Siino trattò, di li a poco, con Pietro Martino, rappresentante Conscoop in Sicilia. Fu il primo passo di una estensione del fenomeno in molti angoli dell’isola.  Nel mirino la costruzione di strade, super strade, tangenziali, ospedali, scuole, strutture sportive.
Queste nuove collaborazioni servirono per accrescere il giro di miliardi che sarebbe affluito verso
l’isola ma, soprattutto, per costruire una vera e propria copertura a sinistra, coinvolgendo nelle operazioni illecite forze politico economiche di riferimento alla maggiore opposizione antimafia. Una svolta di questa natura era destinata a suscitare acuti mal di pancia su entrambi i fronti.
     Molti dirigenti comunisti erano contrari ad avvicinarsi così pericolosamente a tali compromettenti soggetti ma, purtroppo, questi assennati consigli furono destinati a cadere nel vuoto. Dall’altra parte, a molti mafiosi l’umore si anneriva al pensiero di      accettare gli odiati rossi quali soci in affari: il Pci era il fresco artefice della poltrona saltata a Vito Ciancimino.
Tra questi, il rozzo e sanguinario Totò Riina sarebbe stato uno dei più ostici, e difatti nella sua Corleone la direttiva rimase praticamente inascoltata. Senza aver nulla da invidiare in fatto di crudeltà, molto diverso sarebbe stato l’atteggiamento di Bernardo Provenzano. Egli si rivelò un sottile politico, un abile stratega, un fine ragioniere. “Zio Binu” comprendeva quanto i soci comunisti sarebbero stati preziosi nel mascherare, con la loro presenza, le irregolarità sistematiche dell’impianto. Nella regione di Villabate-Bagheria, dove egli si sarebbe trasferito sul finire degli ‘80, Tommaso Orobello presidente della coop “La Sicilia”, divenne uno degli imprenditori intimi di Provenzano. Il Comune di Villabate (che vide vicesindaco Antonino Fontana), sarebbe stato a lungo retto da una amministrazione di sinistra.  Nella vicina Bagheria dove tutto era mafioso, le cooperative andavano a braccetto con imprese “chiacchierate”. Nella terra che coprì la lunga latitanza del boss, le coop rosse erano nei vertici delle strategie di assegnazione degli appalti.
Angelo Siino venne arrestato nel 1991 e scelse poi di convertirsi al pentitismo. Nel giro di un breve
tempo, seppur con sfumature e competenze più variegate, egli venne sostituito da Pino Lipari, colui
   che sarebbe divenuto una sorta di manager tuttofare e prestanome di Bernardo Provenzano. Dalla ricostruzione di Siino giunsero i dettagli di un sistema complesso e  minuzioso, e soprattutto nomi e circostanze che coinvolgevano imprenditori e ammini stratori locali con riferimenti nazionali, della maggioranza e anche dell’opposizione.
Il duo Simone Castello e Antonino Fontana proseguì la sua carriera sul fronte mafioso politico imprenditoriale con il fulcro operativo nella zona di Bagheria-Villabate, la stessa di Provenzano, condendo le loro attività di svariate truffe.
A Bagheria, il Consiglio comunale era stato sciolto ben 13 volte, le ultime nel 1993 e 1999. Poco prima dell’ultima intrusione degli ispettori della procura nelle sedi comunali, nel 1998, Simone Castello finì in manette e, nell’arco di qualche tempo, in successione, subirono la stessa sorte i fratelli Potestio, i due manager delle cooperative rosse Pietro Martino e Tommaso Orobello, il direttore della coop Cspa di Partinico, Raffaele Casarubia e nel 2003 lo stesso Antonino Fontana. Inutile sottolineare come la situazione fosse “politicamente imbarazzante” per una sinistra siciliana colta in diversi suoi esponenti con le mani nel sacco, anche se rare furono le ammissioni di colpa e le richieste di pulizia interna incondizionata.  Più spesso, dalla sede centrale di Roma, arrivavano le esternazioni scandalizzate di chi si scagliava verso la magistratura. Una reazione di lesa maestà non troppo lontana da quelle che conosciamo come rituali da parte di altre forze politiche, come quelle che al tempo rispondevano alla Casa delle Libertà.
Fontana non venne espulso dai DS ma ufficialmente si autosospese. Secondo la Procura egli aveva aiutato i Potestio (suoi lontani parenti) nel Comune di sinistra di Ficarazzi ma, soprattutto, come sostiene il pentito Salvatore Barbagallo, aveva protetto le famiglie mafiose di Bagheria e Villabate e quindi il boss Provenzano. Fontana, per la Cosa Nostra territoriale, prosegue Barbagallo, era un cavallo fidato su cui puntare, esponente di un partito, il Pds, in fase crescente e quindi in grado di assicurare le giuste coperture.
(38. – “Epilogo - Mafia: uno Stato nello Stato” 2012-2013)
Salvatore Musumeci

CAPACI NON ESISTE LA PAROLA MAFIA
il piano regolatore dei commissari ha accontentato i costruttori. 3 liste in gara per il consiglio comunale sciolto per mafia dopo la morte di Falcone

VOTO NEL PAESE DELLA STRAGE . Il piano regolatore dei commissari ha accontentato i costruttori. La macelleria di un candidato di sinistra chiusa per mancanza di clienti


A Capaci non esiste la parola mafia Nei programmi non si parla esplicitamente di lotta alle cosche Passato e futuro del piccolo centro legati alle lottizzazioni: uno stillicidio di attentati, bombe e incendi tra ' 91 e ' 92 Tre liste in gara per il consiglio comunale sciolto d' autorita' subito dopo la morte di Falcone

DAL NOSTRO INVIATO CAPACI (Palermo) . "Troppi giardini, troppe scuole, troppe strade, mi dicono. Che deve diventare, una citta' da fantascienza Capaci con questo piano regolatore? Parlo per le lamentele sentite in piazza, io le carte manco le ho viste". Capelli stirati e baffetti neri come la giacca, Giuseppe Tarallo, con il suo sguardo alla Mimi' Metallurgico, e' il candidato piu' comprensivo per le "vittime" del piano regolatore approvato dai commissari ad acta dopo lo scioglimento per mafia del Comune dove si vota oggi. Lui, tallonato dai "ragazzini" della Sinistra e dai "costruttori" della terza lista, va a caccia di quel 60 per cento di voti un tempo custodito nella cassaforte democristiana di Capaci, il paese a meta' strada fra Palermo e Punta Raisi, famoso in tutto il mondo perche' qui la storia si ferma e ricomincia il 23 maggio ' 92. Eppure non e' facile trovare la parola mafia nei programmi. In quello di Tarallo che ha ribattezzato "Amicizia" il suo partito si annuncia solo che "la lotta ai condizionamenti della criminalita' organizzata sara' prioritaria", pero' dopo l' acrobatico capitolo sulla "tutela del territorio": "A tal fine non sembra utile il permanere di un vincolo paesaggistico che rischia di ingessare il territorio". La comprensione per le "vittime" che si vedono negare la costruzione della villetta, del magazzino, del rustico, trapela anche nella lista "Insieme per Capaci" ma uno dei promotori, Giusto Baiamonte, corrispondente del Giornale di Sicilia, rifiuta sdegnato l' insinuazione di essere longa manus dei costruttori. Nel programma che lancia in pista come sindaco un geometra dell' ufficio tecnico della vicina Isola delle Femmine, Cosmo Rappa, hanno pero' dimenticato la parola mafia, promettendo piuttosto "eventuali necessarie modifiche al piano regolatore...". E per fortuna aleggia l' "eventualita' ", perche' in realta' quelle carte per dieci anni non si potranno affatto modificare, ne' interessa piu' di tanto i grandi costruttori della zona, paghi dell' inserimento nello strumento urbanistico di sei megalottizzazioni. Ed e' questo che evoca una manovra da Gattopardo perche' in queste lottizzazioni si giocano passato e futuro di Capaci, prima e dopo la strage. Lo stillicidio di attentati, bombe e incendi che fa scattare l' inchiesta della prefettura sei mesi prima dell' apocalisse si consuma, infatti, fra il ' 91 e il ' 92 proprio per convincere i consiglieri indecisi ad approvare le sei grandi speculazioni. Poi, il 23 maggio, si blocca tutto. Scotti e Martelli si ricordano dell' inchiesta e lo scioglimento sfratta tutti dal municipio. Si grida alla pulizia. Qualche articolo sui giornali, cortei, concerti, comizi antimafia e poi il venticello dell' oblio cancella Capaci dalle cronache lasciando ai tecnici, ufficialmente super partes, il compito di mettere a punto un piano regolatore in cui le sei lottizzazioni rientrano come se nulla fosse accaduto. Ecco il cavallo di battaglia della terza lista, quella dei "ragazzini" come Antonio Vassallo, figlio di un macellaio che ha dovuto chiudere la bottega sul corso perche' il "passa parola" ha azzerato i clienti di un negozio dove si trovavano costate e volantini della Rete. Adesso il bancone e' vuoto e nel retrobottega si fanno le riunioni con Pietro Puccio, tessera Pds, il candidato della lista "Per Capaci" in cui si ritrovano anche Rifondazione, Acli e soprattutto i volontari del "Gruppo giovanile 88", quelli del presepe antimafia, delle targhe in memoria di Falcone, di concerti e cortei scrutati con glaciale distacco da ominicchi muti, capaci di far parlare un bambino al posto loro dopo la strage: "Finalmente ci siamo tolti questo di davanti...". L' ombra del 23 maggio per molti pesa come un' ingiustizia. "Che c' entra Capaci?". Capaci c' entra perche' Nino Troia, spalla di Riina, il suo negozio di mobili ce l' ha in piazza. E Giovanni Battaglia, altro "soldato" in campo per la strage, lavorava nella cava di Giuseppe Sensale, l' uomo che ha protetto la latitanza di Toto' ' u Curtu, ora indicato come il grande amico di Giuseppe Tarallo, pronto a respingere l' infamia: "Io sono amico di tutti, conosco Sensale come persona perbene ma non mi corico ne' mangio con lui e se ha sbagliato paghi". Di "sciacallaggi sull' onda mafiosa" parla anche Baiamonte che ha lasciato i "ragazzini" del Gruppo giovanile "perche' il Pds l' ha colorato di rosso". Ma Vassallo replica con un sorriso ironico e resta l' unico a parlare di "decementificazione", ad evocare lo spettro delle ruspe, come Pietro Puccio che fra un comizio e l' altro entra nel bar piu' grande, ordina un caffe' e, alle spalle, ode la cantilena di un boss in liberta' : "Gia' pagato".
Cavallaro Felice
Pagina 12
(30 gennaio 1994) - Corriere della Sera

MAFIA OMICIDIO D'AGOSTINO VINCENZO LA DIA ARRESTA GIUSEPPE SENSALE


TRAPANI - Qualche ora prima che scattasse la più grossa operazione di mafia nel Trapanese, i boss parlavano tranquillamente al telefono. Erano stati intercettati dai carabinieri, ma quando i militari hanno fatto irruzione nelle loro case, molti erano già fuggiti. Sull' operazione "Petrof" che ieri notte ha portato in carcere 54 tra boss e picciotti della provincia di Trapani, c' è qualche ombra, il "sospetto" che qualche talpa abbia avvertito all' ultimo momento il numero uno di Cosa Nostra a Trapani, un insospettabile gioielliere, Vincenzo Virga, ed altri boss che hanno fatto perdere le loro tracce. Tra i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che dal luglio scorso in gran segreto hanno raccolto le dichiarazioni di un importante pentito di mafia, c' è "disappunto" per la fuga di una ventina di mafiosi, tanto da indurre il procuratore aggiunto di Palermo Luigi Croce, durante la conferenza stampa, a dire che "Cosa Nostra gode di una buona protezione anche nel Trapanese". L' operazione "Petrof", così chiamata dal nome proprio del pentito Pietro Scavuzzo, ha però consentito agli inquirenti di avere un organigramma quasi "inedito" di Cosa Nostra a Trapani e nella sua provincia. Una dettagliata mappa delle "famiglie", con nomi di incensurati ed insospettabili che per anni hanno avuto il controllo totale sulle attività illecite nel Trapanese. Scavuzzo ai giudici Consiglio, De Francisci, Ingroia, Napoli e Pistorelli, coordinati dal procuratore aggiunto Luigi Croce, ha raccontato tutto quello che sapeva sugli uomini d' onore del Trapanese. Tra questi anche l' ex sindaco del Pri ed ex presidente dell' Associazione armatori di Mazara del Vallo, Ignazio Giacalone (anche lui uccel di bosco) e l' ex assessore repubblicano, Vincenzo Calafato. Giacalone, hanno detto i pentiti (oltre Scavuzzo hanno dato un contributo anche Rosario Spatola, Bartolomeo Addolorato e Vincenzo Calcara), "era stato un capo-elettore" dell' ex ministro del Pri Aristide Gunnella, ed il clan mafioso di Mazara del Vallo "è stato in vario modo agevolato da alcuni consiglieri comunali appartenenti a diversi partiti politici, nonché da alcuni sindaci dello stesso comune". Calafato, hanno detto invece i pentiti, "è un uomo con forti agganci politici preposto da Cosa Nostra a mantenere stabili rapporti con gli ambienti politici regionali". Sia il ruolo del gioielliere Virga che quello dell' ex sindaco Giacalone e l' ex assessore Calafato, secondo il pentito che li ha conosciuti personalmente, era di primo piano. 


A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE



DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE

PUGLISI BALDASSARE TORRETTA ADDIO PIZZO 5 SUB APPALTO COLLETTORE  LICENZA EDILIZIA 1 2010  EDIL CP

BRUNO PIETRO ADDIO PIZZO 5 OPERAZIONE SAN LORENZO 1 E 2 2000 CON BILLECI VASSALLO NUNZIO SERIO

GEOMETRA ASSESSORE CONDANNA 1 2 GRADO CASSAZIONE ABUSO EDILIZIO CITATO NEL DECRETOO SCIOGLIMENTO A PAG 42 NONOSTANTE CIO’ BOLOGNA LO CANDIDA NEL NOVEMBRE 2014 B.B.P. POMIERO GIUSEPPE BRUNO PITERO BRUNO GIOVANNI BADALAMENTI IL FUNERALE A CUI PARTECIPA IL 2 DICEMBRE 202 è QUELLO DLLA MADRE DI VIVISENDI ANNA NATA IL 23 10 20 A PAG 14 DEL DECRETO APPALTO FOGNATIìURA I CARAVELLO

GRAN CAFFE’  A PAG 50 DEL DECRETO DI BRUNO GIUSEPPE NIPOTE DI BRUNO PIETRO SONO COINVOLTI STEFANO BOLOGNA COME SINDACO COME VICESINDACO  IL COMANDANTE DEI VIGILI URBANI MAGGIORE CROCE ANTONIO LA RESPONSABILE DELL’UTC GIAMBRUNO MONICA IL SINDACO PORTOBELLO LICENZE EDILIZIE ILLEGITTIME SORELLE POMIERO S.N.C.

VASSALLO ANTONIETTA MOGLIE DI BILLECI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5:BRUNO PIETRO PUGLISI BALDASSARE DI TORRETTA CINA’ PIETRO (IMPOSTO ALLA CALLIOPE DA LO PICCOLO) OMICIDIO ENEA VINCENZO CONDANNA IN PRIMO GRADO  IN APPELLO IN CASSAZIONE BRUNO PIETRO ADDIO PIZZO CONDANNA IN 1 IN 2 GRADO IN CASSAZIONE DECRETO DI INCANDIDABILITA’ DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA: BOLOGNA RAPPRESENTA INIZIO FINE DI PORTOBELLO


ADDIO PIZZO  CONDANNA IN 1 IN 2 GRADO CASSAZIONE 

ANGELA,BOLOGNA STEFANO, D'ARRIGO, EDIL FORESTALE SICULA, G.S.M. GRANULATI S.R.L, GEO SISTEMI s.r.l., IMPIANTO FOGNARIO VIA DEI SARACENI, MIRTO SAS,NAFEDIL OPERAZIONE PETROV, SENSALE, PARRA, SCAVUZZO PIETRO, 1998 MAFIA OMICIDIO D'AGOSTINO VINCENZO LA DIA ARRESTA GIUSEPPE SENSALE

Nuovi Partner in Ernst & Young Financial-Business Advisors

Sono numerosi i nuovi partner che avranno la responsabilita’, con competenze e incarichi diversi, di facilitare e sostenere lo sviluppo di Ernst & Young Financial-Business Advisors, la struttura del network Ernst & Young specializzata in risk management, consulenza finanziaria e M&A.

Milano – Sono numerosi i nuovi partner che avranno la responsabilita’, con competenze e incarichi diversi, di facilitare e sostenere lo sviluppo di Ernst & Young Financial-Business Advisors, la struttura del network Ernst & Young specializzata in risk management, consulenza finanziaria e M&A. Diverse le aree di responsabilita’ dei nuovi soci: - Alessandro Baccei, 38 anni, laureato in economia e commercio; opera nella sede di Roma nell'ambito degli Advisory Services alle imprese, in campo amministrativo e finanziario - Stefano Battista, 32 anni, laurea in economia e commercio a Verona, e’ specializzato nel settore bancario e in generale nella finanza d'impresa. - Alessandro Cenderello, 37 anni, laureato in economia e commercio, e’ iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e all’Albo dei Revisori Contabili, specializzato in EU Structural Funds Services presso la sede di Roma; - Benedetto Fanelli, 39 anni, laureato in economia e commercio, iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e all’Albo dei Revisori Contabili, responsabile dell’ufficio di Bari e esperto in Finanza Agevolata; - Alberto Girardi, 37 anni, laureato in economia e commercio, lavora a Milano ed e’ responsabile dello sviluppo di soluzioni specialistiche di Internal Audit e Risk Management e dell’area Sales & Marketing del team Business Risk Management; - Giacomo Iannelli, 39 anni, iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e all’Albo dei Revisori Contabili, segue progetti in ambito finanza d'impresa presso l’ufficio di Bologna; - Takahiro Kitte, 38 anni, laureato in sociologia all’Universita’ di Osaka, vive a Milano e coordina progetti su clienti giapponesi; - Andrea Paliani, 35 anni, laureato in economia e commercio, iscritto all’Albo dei Revisori Contabili e all’Albo dei Dottori Commercialisti, coordina progetti nell’area amministrazione e finanza - Giuseppe Quaglia, laureato in economia e commercio, 41 anni, oltre a seguire alcuni importanti clienti nel settore bancario, si occupa di coordinare le aree Risk Management e Capital Markets, in collaborazione con il network internazionale Ernst & Young; - Mario Rosato, 40 anni, laureato in economia e commercio, iscritto all’Albo Nazionale dei Revisori dei Conti e all’Ordine dei Dottori Commercialisti e’ specializzato in progetti dell'area amministrativa e finanziaria di grandi gruppi. Ernst & Young Financial-Business Advisors, fa parte del network Ernst & Young leader mondiale nei servizi professionali di revisione, finanza straordinaria, consulenza fiscale e strategica, finalizzati ad aggiungere valore alle attivita’ dei propri clienti. I suoi 103.000 dipendenti in piu’ di 140 paesi nel mondo operano ai piu’ alti livelli di integrita’, qualita’ e professionalita’ per fornire ai clienti soluzioni basate sulle proprie competenze in materia di finanza, risk management, revisione contabile, transaction, e fisco. La societa’ fornisce anche consulenza legale nei paesi dove questa e’ consentita. In Italia il network e’ presente con 20 uffici, 200 partner e 2.500 professionisti. 

Per ulteriori informazioni alla stampa: 


Daniela Sarti – BRODEUR IMAGE TIME tel. 02 205621; 335 459432 email: dsarti@imagetime.it 



Pubblicato il: 26 novembre 2003
Fonte: Daniela Bedin
Autore: Redazione FullPress


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Friday, October 27, 2006

La riconversione di CASSAGO
Verdi: Il Ministero dell’Ambiente apra un tavolo per Isola delle Femmine- 26 ottobre 2006
On. Fundarò: riqualificare l’area significa vita migliore e posti di lavoro

"Il Ministero dell’ambiente intervenga sulla grave situazione di Isola delle Femmine, aprendo al più presto un tavolo di lavoro". E’ la proposta di Salvo Troncale, presidente provinciale dei Verdi a Palermo, dopo la sentenza del Tar che ha bocciato il ricorso dell’Italcementi. "L’Arpa aveva già diffidato l’Italcementi per la vicenda-petcoke negli impianti di Isola delle Femmine, e il TAR ha confermato il provvedimento.
Ora bisogna intervenire sull’impatto ambientale del petcoke, il combustibile prodotto dallo scarto della lavorazione del petrolio. Questo richiederà comunque l’assunzione di provvedimenti condivisi tra tutte le parti interessate. I Verdi attendono fiduciosi l’operato della magistratura, e valutano positivamente le decisioni sin qui adottate. Nel contempo, si faranno promotori di un tavolo attivato dal Ministero dell’Ambiente cui prendano parte anche le associazioni ambientaliste, le rappresentanze sindacali e l’assessorato regionale all’ambiente".
"In questo progetto - prosegue Troncale - andranno considerati con particolare rilievo i diritti alla salute ed all’impiego dei dipendenti dell’azienda, e andranno valutate con attenzione anche l’impatto occupazionale che il degrado ambientale comporta sul comparto turistico e delle attività legate alla costa, come pure le opportunità offerte in campo forestale dai necessari progetti di rinaturalizzazione e ripristino ambientale delle cave".
Secondo Massimo Fundarò, deputato nazionale dei Verdi, riqulificare l’area avrà ricadute positive sia sul piano della qualità della vita che su quello occupazionale. "Nel quadro degli annunciati investimenti dell’azienda - ha detto Fundarò - vengano prese tutte quelle misure atte a ridurre l’impatto ambientale, contenere le emissioni, reperire aree idonee ai nuovi impianti, evitandone l’inserimento al centro del contesto abitativo e l’eccessiva vicinanza alla costa ed alle attività turistiche e di ricettività alberghiera. Questo sarà indispensabile sia per la salute dei cittadini che per il rilancio dell’attività turstica, e creerà nuovo lavoro per le operazioni di ripristino dell’area".

Tuesday, October 24, 2006




IL T.A.R. RESPINGE IL RICORSO DELLA ITALCEMENTI DI

ISOLA DELLE FEMMINE

Il ricorso era avverso alla diffida del 25.7.06, da parte dell'Assessorato Territorio Ambiente della Regione Sicilia.

L’Assessorato diffidava l’Italcementi S.p.a. dal continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in assenza della preventiva comunicazione alle Autorità Competenti e dell’eventuale autorizzazione ai sensi dell’art 269 del citato 152/06 inoltre si diffidava l’Italcementi S.p.a. dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D.Lgs 152/06.
La diffida imponeva alla Italcementi l’obbligo del rispetto degli adempimenti discussi e concordati in una riunione tra L’Italcementi Funzionari dell’Arpa il giorno 12.06.06, nel contempo l’atto di diffida evidenziava che ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse.

La Italcementi dal canto suo non ha mai comunicato l'uso del Pet-coke come combustibile, ciò non risulta neanche dagli atti forniti dalla Italcementi, peraltro non risulta neanche dai certificati analitici sulle emissioni in atmosfera, come non risulta in in nessuna altra forma di comunicazione che il combustibile utilizzato fosse il pet-coke. Al contrario la Italcementi in modo generico parla di carbone o polverino di carbone. Pensiamo che la Italcementi ha conoscenze e mezzi per sapere che il carbone naturale ha caratteristiche chimico-fisiche e contenuto di inquinanti (qualitativamente e quantitativamente) diverse dal petco-ke. che per la sua composizione, comprende oltre ad IPA (in particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili.

Il Comitato Cittadino Isola Pulita rinnova l’invito alle autorità competenti di attivare tutte le procedure provvedimenti e controlli atti a salvaguardare la salute dei lavoratori dei nostri concittadini e di quelli dei comuni limitrofi.
Inoltre il Comitato Cittadino Isola Pulita nel riaffermare la volontà di salvaguardare l’attuale stato occupazionale, invita Le Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, maestranze della Italcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi a costituire un tavolo di concertazione, discussione, confronto e dialogo sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.

www.isolapulita.it

Sunday, October 22, 2006

PITTSBURG / Ex-sindaco di pagare grosse somme

 PITTSBURG / Ex-sindaco di pagare grosse somme



Pubblicato 4:00, venerdì 10 dicembre 2004

2004-12-10 04:00:00 PDT Sacramento - L'ex sindaco di Pittsburg, Frank Aiello, ha accettato di pagare una multa di $ 20.000 per non aver rivelato di aver accettato le sistemazioni alberghiere gratuite e i biglietti per Oakland Raiders da Albert Seeno Jr., uno dei principali sviluppatori di Pittsburg, il Giovedì la Commissione statale per le politiche politiche leali .
Aiello, che è stato ritirato dalla carica nel novembre 2002, ha portato la sua famiglia al Peppermill Hotel and Casino di Reno nel 1998 e nel 1999. Prima di ogni viaggio, Aiello ha contattato Seeno, un co-proprietario di Peppermill.
La famiglia ha soggiornato in due camere gratuitamente e ha ricevuto bevande gratuite. I due soggiorni rappresentano regali per un totale di $ 400.
Come membro del consiglio, Aiello è stato richiesto di segnalare doni oltre $ 50 ma non è riuscito a elencare entrambi i viaggi sulle sue dichiarazioni di interessi economici per entrambi gli anni.
Aiello ha anche accettato un biglietto del valore di $ 389 da Seeno alla partita 2001 AFC Championship tra Oakland Raiders e Baltimore Ravens . Aiello e suo figlio, che ha anche ricevuto un biglietto da Seeno, hanno guardato il gioco da una suite di lusso.
Come membro del consiglio, Aiello è stato proibito di accettare un regalo superiore a $ 320 durante l'anno solare 2001.
Nel maggio 2002, Aiello ha nuovamente violato il limite di $ 320 volando con Seeno sul jet privato di Seeno da Concord a Reno. La commissione ha stimato che il costo del noleggio di un aereo privato per lo stesso volo sarebbe di almeno $ 1, 500.
Come con la scatola di lusso, Aiello non ha segnalato il volo sulla sua dichiarazione di interesse economico.
I tentativi di raggiungere Aiello per un commento giovedì non hanno avuto successo.
L'esecuzione della commissione contro Aiello è nata da un'indagine condotta dall'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Contra Costa.
Nel 2003, un ex consigliere comunale di Pittsburg che prestò servizio con Aiello non si oppose a contestazioni relative a conflitti di interesse. Frank Quesada ha votato su progetti di Seeno mentre doveva lo sviluppatore $ 300.000, secondo i pubblici ministeri.
Quesada è stato condannato a 300 ore di servizio civile e tre anni di libertà vigilata.
https://www.sfgate.com/bayarea/article/PITTSBURG-Ex-mayor-to-pay-big-fine-2665382.php

ALBERT D SEENO CO., SINDACI, CASINO', CHICO, AIELLO FRANK, QUESANDA FRANK, ESTORSIONE, FBI, LEONA QUARRY, MARTINEZ, NEVADA, PEPPERMILL RENO, Pittsburg, SACRAMENTO, SEENO ALBERT, SIINO GAETANO, STATI UNITI, WNG,