"cercano le chiarità le cose oscure" 




 


Tuesday, July 11, 2006

1972 MORGAN ELAINE L'origine della donna 2003 VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA «In breve, la femmina si trovava in una situazione impossibile»

1972 MORGANO ELAIN L'ORIGINE DELLA DONNA  2003 VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA 





Una brillante e persuasiva revisione critica delle teorie correnti sull'evoluzione umana e della loro impostazione maschio-centrica.


"Il misterioso capitolo dell'evoluzione che riguarda il Pliocene, e la spaventosa siccità che lo accompagnò per milioni di anni, passa secondo la Morgan per il mare: fu l'adattamento alla vita acguatica che impose alla donna la sua particolare conformazione sessuale, la posizione eretta, la capacità di articolare il linguaggio e infine la perdita del pelo."
(Journal of the Royal Anthropological Institute)
Elaine Morgan, autrice di questo libro, non è né una femminista né un'accademica, ma una delle maggiori scrittrici di scienza. Madre di tre bambini, all'età di cinquantadue anni, nel 1972, scrisse L'origine della donna, che divenne subito un best seller mondiale, tradotto in venticinque paesi ma ignorato dalla comunità scientifica.
Dissacratorio sin dal titolo (echeggia con sorridente humour polemico il libro di Darwin), questo libro costituisce una vera e propria sfida alle interpretazioni dell'evoluzione, tutte in chiave maschio-centrica, e al ruolo predominante che in quelle ipotesi ha appunto il maschio.
È stata accusata di femminismo preconcetto dalla cultura scientifica, ma nessuno è riuscito a confutare seriamente le sue teorie. L'atteggiamento ostruzionistico è durato fino al 2003, quando finalmente sul quotidiano "The Guardian" venne pubblicato un lungo articolo dal titolo "Vieni dentro. L'acqua è bella"
Finalmente, Elaine Morgan, sostenitrice della teoria della scimmia acquatica e autrice del best seller L'origine della donna, viene presa seriamente dalla comunità scientifica.
Le intuizioni della Morgan – stimolate da un articolo apparso sul "New Scientist" nel 1960 scritto dal biologo marino Alister Hardy – smantellano, e in alcuni casi ridicolizzano, la visione che ha come protagonista l'uomo cacciatore e riportano al centro dell'evoluzione della specie la donna, il bambino e la nostra breve, ma significativa, vita nell'acqua.
"Il merito maggiore del libro della Morgan sta nella vivacità di una revisione critica che mette in discussione miti, tradizioni, schemi di comodo e verità scientifiche basate su pregiudizi culturali duri a morire"
The New York Times
"Lo giuro sui miei soldi, è più scientifica della Genesi, più all'avanguardia di Darwin, più divertente di Ardrey, e scrive meglio di Desmond Morris"
John Rowan Wilson, The Sunday Telegraph

L’evoluzione della donna

 Alcuni anni fa girellando per la libreria Marzocco a Firenze, mi sono imbattuto per caso in un libro scitto da Elaine Morgan, dal titolo L’Origine della Donna. L’ipotesi molto affascinante e portata avanti con argomentazioni estremamente convincenti, è che la nostra specie nel corso della sua evoluzione sia vissuta per un certo periodo a stretto contatto con l’acqua e che sia proprio questo parziale adattamento acquatico che ci ha regalato alcune delle nostre particolari caratteristiche.
Assenza della pelliccia

Abbondante grasso sottocutaneo

Lacrimazione oculare salina
Naso a sifone
Labbra carnose
Mammelle turgide e sporgenti

Tutte queste caratteristiche possono essere ritrovate in mammiferi marini o che comunque vivano a stretto contatto con l’acqua. Questo suggerisce che nostri antenati pre umani abbiano trascorso un periodo più o meno lungo sulle rive di un mare o di un lago, forse un ambiente simile a quello in cui vivevano le popolazioni polinesiane prima dell’arrivo degli europei. Questi nostri antenati passavano in acqua molto del loro tempo e potrebbero in questo modo aver acquisito le caratteristiche così uniche della nostra specie.
Personalmente ritengo questo libro estremamante illuminante ed è anche piacevolissimo da leggere. Temo che purtroppo sia al momento difficile da trovare. Qui di seguito vi riporto un estratto dal primo capitolo.

Tratto da “L’origine della donna” di Elaine Morgan

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Il mito creato dall’uomo.

Stando al libro della Genesi, Dio creò per primo l’uomo. La donna fu non soltanto un ripensamento, ma un’amenità. Per quasi duemila anni si ritenne che questo sacro testo giustificasse la sua subordinazione e ne spiegasse l’inferiorità; poiché, anche in quanto copia, ella non era una copia molto ben riuscita. Esistevano differenze. La donna non costituiva una delle più belle opere di Dio. …

… Ci si sarebbe potuti aspettare che quando Darwin si fece avanti e scrisse una versione completamente diversa dell’origine dell’uomo questa tesi venisse sradicata, poiché Darwin non riteneva che la donna fosse un ripensamento: egli pensava che l’origine di lei fosse come minimo contemporanea a quella dell’uomo. Ciò avrebbe dovuto portare a una sorta di sfondamento nei rapporti tra sessi. Invece non fu così.

Quasi subito gli uomini si dedicarono al compito per essi congeniale e affascinante di elaborare tutta una serie completamente nuova di ragioni in seguito alle quali la donna era manifestamente un essere inferiore e irreversibilmente subordinato. Da allora hanno continuato a dedicarvisi allegramente. Anziché alla teologia, ricorrono alla biologia e all’etologia e allo studio dei primati, ma vi ricorrono per pervenire alle stesse conclusioni. ….
… La leggenda del retaggio della giungla e dell’evoluzione dell’uomo in quanto carnivoro cacciatore ha affondato nella mente del maschio radici salde quanto quelle della genesi….
… Si ritiene che quasi ogni nostra caratteristica sia derivata da ciò. Se la nostra andatura è eretta, ciò è dovuto al fatto che il Potente Cacciatore dovette erigersi allo scopo di scrutare l’orizzonte per cercare la preda. Se viviamo nelle caverne, fu perché i cacciatori avevano bisogno di una base cui fare ritorno. Se imparammo a parlare, fu perché i cacciatori dovevano progettare il safari successivo e vantarsi dell’ultimo. Desmond Morris, cogitando sulla forma del seno femminile dedusse all’istante che le mammelle si erano evolute in quanto il compagno della donna era diventato un potente cacciatore, e difese questa tesi assurda con la più grande ingegnosità. C’è un qualcosa nella figura di Tarzan che li ha ipnotizzati tutti.
Il primo mistero è: che cosa accadde durante il pliocene? … … Cho cosa accadde agli australopitechi?

Secondo interrogativo: Perché camminavano eretti? Dovette esservi una ragione davvero potente in seguito alla quale fummo costretti per un lungo periodo di tempo a camminare sugli arti posteriori sebbene quell’andatura fosse più lenta. Dobbiamo scoprire tale ragione. …
…Altro interrogativo: Perché la scimmia nuda divenne nuda?

Desmond Morris sostiene che, a differenza di carnivori più specializzati, come i leoni e gli sciacalli, la scimmia ex vegetariana non era fisicamente attrezzata “per lanciarsi fulmineamente verso la preda”. Avrebbe sofferto “un caldo eccessivo durante la caccia, e la perdita del pelo sarebbe stata di grande importanza nei momenti supremi della caccia stessa”.

Ecco un esempio di perfetto modo di pensare androcentrico. Esistevano due sessi anche allora ed io non credo che sia mai stato così semplice privare una femmina della pelliccia, soltanto per evitare al buon maschio di coprirsi di sudore durante i suoi momenti supremi. …
… Questo problema sarebbe potuto essere risolto dal dimorfismo: la perdita del pelo più accentuata in un sesso che in un altro. E fu così, naturalmente, ma sfortunatamente per i tarzaniani, fu la femmina che restava in casa a diventare più nuda, e fu il surriscaldato cacciatore a conservare i peli sul petto.

Domanda successiva: Perché la nostra vita sessuale è diventata così complessa e sconcertante?

La risposta che si da, non ho quasi bisogno di dirlo è la seguente: tutto cominciò quando l’uomo divenne un cacciatore. Egli doveva percorrere lunghi tragitti per inseguire la preda e cominciò a preoccuparsi di quello che avrebbe potuto combinare la sua piccola donna…. Divenne necessario, così si racconta, stabilire un sistema di “legame di coppie”,… “il metodo più semplice e più diretto per riuscirvi consisteva nel rendere più complcate e più ricche di compensi le attività condivise dalla coppia. In altri termini nel rendere il sesso più sexy”.

A tale scopo, alle nude scimmie spuntarono i lobi delle orecchie, narici carnose e labbra che sporgevano in fuori, tutto ciò, si sostiene, affinché gli individui si stimolassero vicendevolmente fino alla frenesia. I capezzoli della signora scimmia divennero intensamente erogeni, essa inventò e brevettò l’orgasmo femminile e imparò a reagire sessualmene in ogni momento…. Inoltre le scimmie decisero di passare al sesso faccia a faccia, in luogo del maschio che montava la femmina da tergo, come in precedenza, perché questo nuovo metodo portava ad un “sesso personalizzato”. … Ciò mise alquanto in imbarazzo la signora Scimmia Nuda. Fino a quel momento, la cosa elegante da esibire negli approcci sessuali era consistita in “un paio di natiche carnose, emisferiche”. Ora, di colpo, le natiche non la facevano approdare a niente. Si avvicinava al compagno facendo a più non posso segnali di identità soltanto frontali con i suoi bei nuovi lobi delle orecchie e con le narici, ma, per una ragione o per l’altra, il maschio non voleva semplicemente saperne. Sentiva la mancanza degli emisferi carnosi, capite. La situazione era critica, insiste il dottor Morris. “Se la femmina della nostra specie voleva spostare con successo l’interessamento del maschio verso la parte anteriore, l’evoluzione avrebbe dovuto fare qualcosa per rendere più stimolante la regione frontale”. Indovinate che cosa? Di primo acchito la femmina puntò su un secondo paio di emisferi carnosi nella regione toracica e noi fummo salvati una volta di più per un pelo.
Queste sono tutte ipotesi appassionanti, ma non possono di certo essere prese sul serio. I branchi di lupi riescono a collaborare senza tutto questo armamantario erotico. ….
E soprattutto, da quando in qua una intensificata sessualità ha garantito un’accresciuta fedeltà? Se il maschio della scimmia nuda poteva vedere tutto questo aggiunto potenziale sessuale nella propria compagna, come avrebbe potuto non accorgersi che la stessa cosa accadeva a tutte le altre femmine intorno a lui? Quale effetto si ritiene che ciò avrebbe potuto avere su di esso, specie più avanti nella vita, quando si fosse accorto che i quattro emisferi della sua signora scimmia diventavano un po’ meno carnosi di un tempo? …

Non abbiamo ancora incominciato con gli interrogativi non posti. Prima di concludere il presente capitolo, accennerò soltanto a due di essi fra tanti.

Primo: se l’orgasmo femminile si determinò nella nostra specie per la prima volta allo scopo di fornire alla femmina “una ricompensa di comportamento” dell’accresciuta attività sessuale, perché in nome di Darwin, la faccenda è stata così abbarrocciata che si sono avute intere tribù e intere generazioni di donne quasi inconspevoli della sua esistenza? …

Secondo: perché nella nostra specie il sesso è divenuto così strettamente legato all’aggressività?…
In quale modo il sesso e l’aggressività, i due inconciliabili del regno animale, divengono soltanto nella nostra specie così strettamente connessi che i termini reativi all’attività sessuale li si ringhia come insulti e imprecazioni? In quali termini evolutivi dobbiamo spiegare il marchese De Sade e gli echi sotterranei che il suo nome evoca in tante menti umane?

Non, ritengo, nei termini di Tarzan. E’ tempo di affrontare nuovamente l’intero problema dall’inizio: questa volta dal lato femminile e seguendo una strada completamente nuova.

“L’origine della donna” di Elaine Morgan Cap.2

L’articolo sul libro di Elaine Morgan, pubblicato il 4 dicembre scorso, è risultato essere il più letto del blog (subito dopo gli articoli sul caso di Eluana Englaro) e ho scoperto che sono molte le persone che sul web cercano informazioni sulla Morgan e sul suo ormai introvabile libro.

Poiché ritengo il lavoro della Morgan veramente “illuminante” ed è praticamente sconosciuto alla scienza “ufficiale” ho deciso di pubblicare a puntate estratti dai vari capitoli del libro in modo che possa essere conosciuta e discussa l’ipotesi dell’adattamento acquatico della nostra specie.

Come nel caso del primo capitolo quello qui riportato non è il testo completo, ma solo un piccolo estratto. I puntini segnalano testo mancante, il corsivo sono delle mie aggiunte.
….Tanto tempo fa, dunque, indietro nel tempo fino al mite miocene, esisteva una scimmia pelosa, generalizzata, vegetariana, preominide. In essa non si era ancora sviluppato il cervello efficientissimo che distingue oggi la donna da tutte le altre specie. ….
…. Come i gorilla attuali, essa si procurava il cibo sugli alberi e dormiva tra i rami, ma trascorreva parte del proprio tempo al suolo. Tuttavia era più piccola e più leggera di un gorilla; e non era fiduciosamente persuasa come il gorilla che la sua specie potesse sconfiggere qualsiasi altra creature in quella parte delle foreste.
Dopo un paio di milioni di anni di questa pacifica esistenza le prime ondate di calura torrida del pliocene cominciarono a inaridire il continente africano. Tutto intorno alla foresta gli alberi cominciarono a disseccarsi nella siccità e furono sostituiti da boscaglia e prateria. … … Si rese subito conto che là non si sarebbe trovata a suo agio. Disponeva di quattro mani più adatte ad afferrare che a camminare e al suolo non era molto veloce …. Nella foresta aveva variato spesso la propria dieta a base di frutta cibandosi di piccoli insetti e di bruchi, e per molto tempo questo fu il solo cibo che le riuscisse di trovare e che le sembrasse remotamente edibile. Non pensò mai di scavare in cerca di radici, non era molto intelligente. …. Divenne orrendamente magra e malconcia. …
I suoi fratelli maschi erano probabilmente più forti e meglio equipaggiati … il proconsole ci si dice aveva “grossi canini fatti per battersi”. Ardrey li paragona ai “magnifici pugnali sfoggiati dalle scimmie antropomorfe e dai babbuini”. Ma non è esattamente vero che tutti i babbuini sfoggiano magnifici pugnali. Soltanto i babbuini maschi li hanno. …. Può darsi benissimo che sia stato così anche per le scimmie del pliocene, pertanto, mentre il fratello della nostra femmina, se raggiunto da qualche animale delle dimensioni, diciamo, di un gattopardo americano, poteva infliggere alcune lacerazioni assai dolorose, essa poteva fare poco più che rosicchiargli ostinatamente l’orecchio mentre il felino la squartava da cima a fondo. ….
In breve la femmina si trovava in una situazione impossibile. Il solo cibo esistente in abbondanza era l’erba, che il suo stomaco non era in grado di digerire. Tutto in quell’ambiente (tranne gli insetti) era o più grosso, o più feroce, o più veloce di lei. Molti degli animali erano più grossi, più feroci e più veloci. ….
Tenuto conto delle circostanze, essa poteva diventare una cosa sola, e lo divenne subito. Finì col diventare il pranzo del leopardo. ….

L’obiezione del lettore in genere è più sentita. Se questo primate disceso dagli alberi si estinse, che ne fu del lieto fine? E noi?
Farò adesso una completa confessione e ammetterò che quella scimmia femmina non fu effettivamente la nostra nonna, ma una pro-prozia dal lato materno, così sfortunata da vivere al centro di un continente. Centinaia e centinaia di chilometri più lontano, nei pressi della costa, viveva una sua cugina della stessa specie…
… Essa constatò con gioia che ogni creatura sulle spiagge o nell’acqua era o più piccola, o più lenta, o più pavida di quanto lo fosse lei.
Passò con disinvoltura, quasi senza rendersene conto, dall’abitudine di cibarsi di piccoli insetti striscianti a quella di nutrirsi con piccoli striscianti gamberetti e granchiolini. C’erano migliaia di uccelli marini che nidificavano sulle scogliere, e poiché essa possedeva mani capaci di una salda presa e non soffriva di capogiri, colmò un’altra nicchia ecologica vuota andando in cerca di uova. Oltre ai gamberetti, esistevano grosse creature dai gusci più duri, che assomigliavano ai mitili, ostriche e aragoste. Il suo compagno era solito stritolare i gusci o aprirli a forza con i denti simili a pugnali; essa invidiava ciò perché, non possedendo canini così lunghi, non sempre riusciva a sfamarsi. In un ozioso pomeriggio, dopo parecchi tentativi ed errori prese un ciottolo – ciò non richiese assolutamente una particolare fortuna perché la spiaggia era coperta da migliaia di ciottoli -, colpì con esso uno dei gusci, e il guscio si spaccò. Provò ancora e ogni volta il risultato fu lo stesso. Così la femmina cominciò a servirsi di strumenti e il maschio la osservò e la imitò. ….

…. Ogni volta che accadeva qualcosa di allarmante dalla parte dell’entroterra – o talora soltanto perché stava facendo così caldo – essa tornava ad addentrarsi nell’acqua fino alla vita, o addirittura fino al collo. Ciò significava, naturalmente, che era costretta a camminare eretta sugli arti posteriori. Si trattava di un’andatura lenta e goffa, specie all’inizio, ma era assolutamente essenziale se la scimmia voleva mantenere la testa sopra la superficie dell’acqua. …
…. La scimmia trascorreva tanto di quel tempo nell’acqua che la pelliccia finì con il diventare per essa soltanto un fastidio. …. La pelliccia bagnata a terra non serve a nessuno, e la pelliccia nell’acqua tende a rallentare il nuoto. Essa cominciò a trasformarsi in una scimmia nuda per la stessa ragione in seguito alla quale la focena si trasformò in un cetaceo nudo, l’ippopotamo in un nudo ungulato, il tricheco in un nudo pinnipede, e il lamantino in un nudo sirenide. …
Questa teoria acquatica dell’evoluzione umana venne proposta per la prima volta dal professore di biologia marina Sir Alister Hardy, in un articolo pubblicato da “The New Scientist” nel 1960. …
… Ricapitoliamo alcune altre tesi di Sir Alister. Non era stata soltanto l’assenza di peli degli uomini a indurlo a suggerire l’idea, …. Sul corpo umano i peli residui seguono esattamente le linee che verrebbero seguite dallo scorrere dell’acqua su un corpo il quale notasse. Se i peli, a scopi idrodinamici, si fossero adattati alla direzione della corrente prima di venire in ultimo eliminati, questo è per l’appunto quanto dovremmo aspettarci di osservare. … Fece rilevare che il modo migliore di mantenersi caldi in acqua consiste nel disporre di uno strato di grasso sottocutaneo, analogo al grasso della balena, … e che nell’Homo sapiens, unico esempio tra i primati, si è effettivamente sviluppato tale strato, la cui esistenza non ha mai potuto essere spiegata altrimenti.
Gli esseri umani hanno perso la loro pelliccia su tutto il corpo tranne che sulla testa. Il professor Hardy pensa che i capelli avessero potuto costituire una protezione per i raggi solari. La Morgan fa rilevare che riguardo a questo carattere esiste un dimorfismo sessuale: la calvizie è assai diffusa nei maschi, ma molto più rara nelle femmine. La presenza dei capelli nella femmina potrebbe essere correlata alle cure parentali, in effetti una pelle nuda e scivolosa avrebbe potuto mettere in difficoltà il piccolo che cercava di restare avvinghiato alla madre in acqua .
… Tuttavia, si sarebbe trattato di un vantaggio formidabile per il piccolo se i capelli della madre fossero stati lunghi abbastanza per avvolgervi le dita; se i capelli avessero galleggiato intorno a lei per un metro circa alla superficie dell’acqua, il piccolo non sarebbe stato costretto a seguire una direzione tanto precisa nuotando verso la madre quando avesse voluto riposarsi. Ciò spiegherebbe inoltre l’esempio di dimorfismo che nessuno ha mai chiarito in modo plausibile … A junior non sarebbe importato che la testa di “papà” fosse stata liscia e scivolosa, perché nell’acqua, come in precedenza sugli alberi, la madre era quella a cui si avvinghiava. …
Poiché stiamo parlando di piccoli, diamo ancora un’occhiata ai seni. La femmina di scimpanzé allatta perfettamente il piccolo mediante un paio di striminziti piccoli capezzoli situati su una superficie pettorale alquanto piatta, e non esiste nessuna ragione immediata e apparente per cui la scimmia nuda non avrebbe potuto fare altrettanto. Ma le donne sono diverse; e la teoria androcentrica decisamente prediletta vuole che la differenza costituisca un miglioramento estetico e che si sia evoluta come una sorta di stimolo sessuale.
Questo è essenzialmente un ragionamento circolare: “trovo questo attributo sexy: per conseguenza deve essersi evoluto affinché io potessi trovarlo sexy”. E’ come dire che la donna cammina ancheggiando perché ciò attrae il maschio. In effetti, essa cammina ancheggiando soltanto perché i suoi figli sono così intelligenti. La necessità di far passare la testa di un bambino dal cranio voluminoso attraverso l’apertura pelvica ha impedito al suo scheletro di adattarsi alla deambulazione bipede con la stessa grazia dei suoi fratelli; e i maschi trovano questo difetto attraente soltanto perché lo associano alla femminilità.
In effetti la Morgan ipotizza che fosse piuttosto difficile per il piccolo essere allattato mentre la madre se ne stava magari scomodamente seduta sugli scogli o in acqua, senza una pelliccia a cui aggrappars
…Pertanto vi occorrono in realtà due cose: avete bisogno che il capezzolo si abbassi parecchio di più, e vi serve una massa di qualcosa di meno ossuto, qualcosa di duttile che abbia le dimensioni giuste affinché, con le piccole mani, riusciate a mantenere la presa mentre le giacete in grembo e a guidare le labbra verso il punto giusto. O, se volete, a guidare il punto giusto verso le vostre labbra. E poiché siete il centro dell’evoluzione, quello che vi occorre in ultimo lo ottenete. Ottenete due bei seni penduli e soffici, facili a tenersi quanto un biberon e ridete.
Il testo qui riportato rappresenta solo un estratto, le argomentazioni, gli esempi e le spiegazioni della Morgan sono assai più ampi e articolati.

Elaine Morgan, L’origine della donna. cap 3

Cap. 3 – La scimmia antropomorfa rimodellata

Come promesso proseguo la pubblicazione a puntate della sintesi dei vari capitoli del libro
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
Stiamo cominciando adesso a ricostruire un’immagine dell’aspetto esteriore che aveva la signora Australopihecus africanus quando emerse finalmente dall’acqua dopo dieci o dodici milioni di anni. Sappiamo che si teneva eretta o  quasi eretta. …
Era una creatura bipede, dalla pelle liscia, con le membra arrotondate da uno strato di grasso sottocutaneo e una circonferenza toracica di ottantacinque centimetri o giù di lì. La pelle era probabilmente scura, poiché l’epidermide di quasi tutte le scimmie sotto la pelliccia è già pigmentata. I capelli erano probabilmente lunghi. Se si trattava di un adattamento acquatico, è probabile che i capelli lunghi e lisci  fossero la caratteristica dell’ominide più primitivo e che i capelli corti e crespi siano un successivo e più sofisticato adattamento alla vita al suolo in climi caldi, ove pesanti trecce avrebbero rappresentato un impedimento, senza servire ad alcuno scopo…..
Una caratteristica facciale che ci distingue molto nettamente dalle altre scimmie è la forma del naso.
….Nessuno (degli altri gruppi di scimmie) presenta una struttura sia pur minimamente simile a quella dell’homo sapiens, il quale si è dato la pena di costruire una elaborata protezione cartilaginea sopra le narici e di orientare queste ultime non in avanti, né lateralmente, ma dirette verso il basso, nella direzione dei suoi piedi.
Si è speculato pochissimo sulle possibili ragioni di ciò, probabilmente per il motivo cui accenna Medawar, che gli scienziati non si pongono a voce molto alta interrogativi finché non riescono a intravedere gli inizi di una risposta. Per quanto concerne la scimmia acquatica, la risposta è perfettamente ovvia. Se un gorilla tentasse di tuffarsi o di nuotare sott’ acqua, l’acqua gli verrebbe forzata nelle narici e spinta sotto pressione entro le cavità nasali, causandoli il più acuto disagio. La foca evita ciò disponendo di narici che si possono aprire e chiudere a suo piacere. La scimmia acquatica evitò l’inconveniente in modo altrettanto efficace modificando la forma della propria faccia affinché l’acqua venisse deviata da una nuova splendida struttura idrodinamica e le cavità nasali rimanessero al sicuro….
Un’altra peculiare caratteristica della nostra specie messa in evidenza dalla Morgan è la  capacità di “accigliarsi”, cioè di corrugare i muscoli facciali in moda da inarcare e far sporgere le sopracciglia.
…Io penso che la spiegazione di queste differenze tra noi e le scimmie antropomorfe sia molto più semplice. Secondo me, si trattava semplicemente del fatto che le scimmie abitatrici della foresta vivevano in un ambiente oscuro e variegato, con uno schermo di foglie sopra la testa ed esse non svilupparono mai in modo adeguato il muscolo il quale avrebbe consentito loro di accigliarsi a causa di una vivida luce perché la vivida luce di rado, se non mai, splendeva in quell’ambiente.

Prendiamo in ora in considerazione la nostra antenata acquatica, sopra il cui capo esistevano soltanto il cielo e il sole che continuò ad ardere per tutti quei millenni senza nubi del plicocene, riflesso dalla superficie dell’acqua, rifrangendosi, scintillando e abbagliandone gli occhi infiammati e assuefatti.

Se il piccolo stava nuotando sul lato di lei verso il sole, essa stentava addirittura a scorgerlo contro tutta quella luminosità; e ancor più stentava a distinguere il proprio piccolo da un altro. Oggi su una costa come quella la nostra femmina acquisterebbe occhiali da sole. Allora, poté soltanto fare del suo meglio per abbassare e avvicinare il più possibile le sopracciglia, riducendo cosi in parte il bagliore dall’alto, e per contrarre il muscolo orbicolare inferiore contro i riflessi dal basso. Accigliarsi, dunque, divenne una reazione automatica alle difficoltà, agli impedimenti, alla frustrazione.
Quanto al suo compagno, egli incontrava difficoltà analoghe. Non esistevano molte specie ostili lì attorno, ma un primate maschio è il genere molto preoccupato dal dominio; pensa che ogni appartenente alla sua specie possa tramutarsi in un nemico, se lui non sta attento. Quando qualcuno lo avvicinava, lo fissava contraendo la pelle tutto attorno agli occhi per ridurre l’abbagliamento, sforzandosi di vedere bene chi fosse e quali intenzioni avesse e se stesse cominciando ad agire con arroganza. Così l’accigliarsi divenne una manifestazione di ostilità, e anche d’ira….

È possibile che noi siamo stati abitatori di laghi, anziché del mare? Possiamo nutrire qualche speranza, tanti milioni di anni dopo, di trovare un indizio qualsiasi riguardo alla vera natura dell’ acqua nella quale stavano nuotando quelle scimmie acquatiche? Bè, non c’è niente di male a provarci….
La Morgan pone la questione se questo nostro antico adattamento acquatico possa essere avvenuto in acqua dolce o salata. L’autrice propende per quest’ultima ipotesi
…L’acqua marina presenta solo un grosso inconveniente a meno che non si sia un pesce, non si può utilizzare per dissetarsi. …
Forse come i lamantini, si tratteneva intorno agli  estuari, ove quello che era dei fiumi africani sfociava in mare. Forse si portava a terra nelle prime ore del mattino e cercava piante sulle quali rifosse formata rugiada. Poteva ridurre la propria necessità d’ acqua dolce risparmiando circa mille centimetri cubici di traspirazione al giorno mediante l’espediente di rimanere in acqua durante le ore di luce e  di dormire in una grotta fresca di notte. Resta il fatto che se quasi tutto il cibo le veniva dal mare, una certa quantità d’acqua salata non poteva non introdursi nel suo organismo e di certo non le giovava molto….
Questa premessa serve alla Morgan per spiegare un altro adattamento umano: noi piangiamo lacrime salate. Essa ipotizza che, al pari di come hanno fatto altri animali, le nostre ghiandole lacrimali si stessero adattando per espellere il cloruro di sodio in eccesso nell’organismo.
…Vi occorrono altre prove? Esistono serpenti terrestri, serpenti d’acqua dolce e serpenti marini. Esistono lucertole terrestri e per lo meno una lucertola marina, l’iguana marina delle Galapagos. In tutti i casi, le forme marine hanno le due ghiandole nasali molto sviluppate; e ogni qual volta è stato possibile catturare un esemplare e fargli inghiottire acqua di mare, si è avuto un risultato identico.

Orbene, noi non siamo né uccelli né rettili. Le ghiandole dalle quali scorrono le nostre lacrime non sono direttamente paragonabili alle ghiandole dalle quali scorrono le loro… ma, d’altro canto, anche tra quegli animali le disposizioni differiscono, e la sola cosa che essi tutti abbiano in comune è questa: da un punto o dall’altro in prossimità degli occhi o del naso o del becco, starnutisce e scorre un liquido salino….

Un altro adattamento che viene preso in considerazione dalla Morgan è la posizione insolitamente arretrata della vagina femminile e la presenza, unico caso tra i primati, dell’imene che nella giovane donna protegge parzialmente l’orifizio vaginale.
…Si può senz’ altro presumere che ai tempi arboricoli, quando essa non correva lungo i rami, o si arrischiava al suolo per esplorare, si mettesse a sedere sui rami per cibarsi, per guardarsi attorno, per allattare il piccolo o per dormire. E sugli alberi ciò era tollerabilissimo.

Ma mettersi a sedere sulla spiaggia era tutto un altro paio di maniche. Il sedere di un quadrupede non è affatto come il nostro. Quando essa passò per la prima volta alla vita sul litorale, non aveva nulla sottoforma di imbottitura, là. La sua vagina si trovava nella posizione normale dei quadrupedi, subito sotto il punto in si sarebbe trovata la coda se ce ne fosse stata una; era normale anche perché esposta, allo stesso livello della superficie per una facile accessibilità. Sedere là sui ciottoli, sul greto salato o sulla sabbia bagnata, sugli scogli e sui cirripedi con un piccolo antropoide che stava crescendo in grembo, doveva essere un inferno.

Fortunatamente questo stadio non si protrasse troppo a lungo, perché l’ambiente marino mise subito in moto due diversi sviluppi morfologici, ciascuno dei quali diede prova di essere (almeno inizialmente) benefico.
Il primo come abbiamo veduto, fu lo strato di grasso sottocutaneo dei mammiferi marini; nel momento stesso in cui la scimmia ne impiegava una parte per tenere contento il piccolo, potete scommettere che stava formando altresì un paio di emisferi posteriori con tutta la rapidità consentitale dall’evoluzione. Ed io ritengo (con buona pace degli androcentrici) che, per quanto piacere la loro vista possa aver procurato al suo compagno, essa li formò soprattutto  per la propria comodità e a causa di una urgente necessità….

Simultaneamente, un altro mutamento stava avendo luogo dalla femmina, un mutamento che era essenzialmente un sottoprodotto della sua nuova deambulazione eretta. Quando essa cominciò a tenersi ritta, l’angolo normale di 90° per i quadrupedi, tra la spina dorsale e gli arti posteriori divenne 180 gradi  e ciò determinò lo spostamento di alcuni suoi organi interni addominali che dette luogo al cambiamento rilevato da Desmond Morris :V’è l’ anatomia fondamentale del canale vaginale della femmina, il cui angolo si è spostato in avanti in misura accentuata se lo si paragona a quello delle altre specie di primati. Esso si è spostato in avanti più di quanto ci si sarebbe potuto aspettare semplicemente come conseguenza passiva dell’essere divenuta la specie verticale.

Il canale vaginale non soltanto si spostò in avanti, ma si ritrasse ancor più nella cavità del corpo, forse come ulteriore protezione dall’acqua salata e la sabbia abrasiva. Questa è una normale modificazione marina….

È naturale aspettarsi che la scimmia antropomorfa acquatica seguisse il più possibile questa modalità di interiorizzazione di organi esterni ogni qual volta ciò era pratico, e che inoltre li proteggesse coprendoli con una membrana. La scimmia fece questo anche per quanto concerneva la propria vagina… non soltanto la ritrasse, ma la coprì mediante una membrana protettiva denominata imene. Non era possibile che quest’ultima rimanesse intatta per tutta la vita, ma era preferibilmente averla per 10 o 12 anni che non averla affatto.

Naturalmente, un dogma fondamentale di tutto il pensiero androcentrico vuole che ogni cosa della femmina si sia evoluta in primo luogo per il vantaggio e la convenienza del maschio, allo scopo di renderla a)più attraente per esso b) più accessibile a esso; e se per caso volete farvi una bella risata, vi suggerisco di leggeri alcuni dei ragionamenti incredibilmente involuti e tortuosi di uno studioso dell’evoluzione che cerca di spiegare perché la donna, unica tra le scimmie, si munì di un imene, il quale in apparenza sembra non avere altro scopo che quello di tener fuori il maschio…

Anche il maschio di Homo sapiens mostra un adattamento particolare, egli possiede infatti il pene più grande, in relazione alle dimensioni del corpo, tra tutti i primati, inoltre nella nostra specie l’approccio più comune al rapporto sessuale sembra essere quello frontale anziché da tergo come avviene in quasi tutti gli altri mammiferi. Ecco la spiegazione che ne da la Morgan.
…Ma al contempo le gambe della femmina, anziché essere sottili e divaricate stavano diventando grosse come tronchi d’albero dalle ginocchia in su, e così vicine l’una dall’altra che quando essa restava in piedi ferma, molto spesso il maschio non riusciva a scorgere tra le cosce la luce del giorno. Si domandava tetro come sarebbe finito tutto ciò e se la femmina intendesse fondersi in un’ unica aerodinamica colonna come un tricheco o un elefante marino. E ancora le curve… il maschio riteneva che essa le stesse accentuando un po’ troppo. Era tutto molto comodo e pneumatico per lei, portarsi dietro il proprio cuscino d’aria, ma per un maschio abituato a montare da tergo ciò rendeva, né più né meno, le cose inutilmente difficili……
Come vedete, abbiamo ora risposte nuove e rivoluzionarie a due degli interrogativi vitali posti da Desmond Morris. Le nuove risposte sono meno ingegnose , meno elaborate, temo, alquanto più terrene, ma, come tutte le spiegazioni acquatiche, hanno il merito di una estrema  semplicità.
Prima domanda: perché nell’homo sapiens si sviluppò il pene più grosso di tutti gli altri primati viventi? Non perché fosse un cacciatore e dovesse tenere contento il proprio branco con legami di coppie e dovesse cementare i legami di coppie rendendo il sesso più sexy. Il pene diventò più lungo per la stessa ragione che spiega il collo della giraffa… per consentirgli di raggiungere qualcosa che altrimenti sarebbe stato inaccessibile.
Seconda domanda: perché passò dalla monta da tergo all’approccio normale? Non perché i segnali in arrivo dalle labbra e dagli occhi della sua diletta rendessero l’esperienza una più memorabile faccenda personale e contribuissero così a favorire la monogamia. Esso passò all’approccio anteriore perché da tergo non riusciva più a farcela.
Una volta di più, se vi viene chiesto di credere che l’approccio sessuale dell’uomo ha qualche rapporto con una fase acquatica della sua storia, a tutta prima può riuscirvi difficile mandarla giù. Ma quando cominciate a rendervi conto che in pratica tutti i mammiferi terrestri impiegano l’approccio sessuale da tergo e in pratica tutti i mammiferi acquatici ricorrono all’approccio frontale o vetro-ventrale, allora non potete non sospettare che il rapporto debba essere più che fortuito….
Io sostegno che il cambiamento più importante nel nostro comportamento sessuale e le modificazioni rilevanti della nostra struttura fisica sessuale, che ci differenzia da tutti gli altri primati, costituiscono una prova chiara quanto ogni altra del fatto che in una certa fase del processo subimmo un cambiamento marino. Le ragioni del cambiamento non sono troppo difficili a dedursi; e le conseguenti modificazioni, mentre trovano un parallelo in un così gran numero di specie di animali acquatici, non possono trovare alcun riscontro in ogni altro animale della terra. Se avessimo seguito l’esempio degli animali acquatici e dimenticato completamente la terra, non saremo mai divenuti i padroni del creato, ma non saremo le creature disorientate in modo pazzesco che siamo oggi. Se mi è consentito per un momento essere del tutto antropomorfica, quasi tutte le specie che tornano dall’acqua sembrano ricavare dalla vita uno spasso a non finire.

I pinguini sembrano essere al contempo più placidi e più giocherelloni degli uccelli. Le lontre sembrano, essere due volte più intelligenti, tre volte più curiose, quattro volte più curiose e dieci volte più allegre dei loro parenti terrestri, le donnole, i furetti e così via. E i delfini, se siete disposti a credere alle persone che li conoscono meglio, sono le creature più dolci, più allegre, più simpatiche esistenti sulla superficie del pianeta.

La nostra tragedia sta nel fatto che noi esitammo tra le due alternative. Continuammo a guardare alle nostre spalle le distese inaridite che ci avevamo scacciati e, non appena i incominciarono le piogge del pleistocene, tornammo tutti insieme sulla terra portando con noi, inconsapevolmente, un insieme assortito di adattamenti marini.
Ora, dopo dieci milioni di anni trascorsi nell’acqua e un milione anni di nuovo sulla terraferma, l’homo sapiens, nel XX secolo, non è, come afferma l’antico adagio, né pesce, ne carne, né buona aringa rossa; e ciò sta alla radice di un maggior numero delle sue difficoltà di quanto egli abbia cominciato a capire.

Elaine Morgan, L’origine della donna.Cap. 4 – Aggressività: il freno che fallì

Nella calura estiva, proseguo la pubblicazione a puntate della sintesi del libro della Morgan. Questo è un capitolo veramente interessante.
Elaine Morgan, L’origine della donna.
Cap. 4 – Aggressività: il freno che fallì
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
La parte successiva della storia propone una possibile risposta a un altro interrogativo molto imbarazzante. Anzitutto, tentiamo di chiarire il problema, anche se ci costringe ad una sorta di digressione.
Trattasi delle questione dell’aggressività umana. Decine e decine di volumi e di articoli sono stati scritti di recente sull’argomento e l’interrogativo che ci si pone di solito è press’a poco il seguente: perché la specie Homo sapiens è stata afflitta sin dagli inizi da una tendenza all’assassinio e alla violenza che non trova confronto in tutto il regno animale?

Anthony Storr afferma chiaramente: “la tetra realtà è che siamo la specie più crudele e più spietata che abbia mai camminato sulla Terra”. E quando il suo libro “Sull’aggressività umana” venne pubblicato in edizione economica, gli editori scelsero questa frase per farla figurare a grandi caratteri in copertina, nella persuasione (giustificata, non ne dubito) che il pubblico ami leggere proprio questo genere di cose su se stesso.

Leggendo con molta attenzione tali libri e tali articoli si rileverà che non sembrano parlare della specie come un tutto. Si riferiscono soltanto alla sottosezione Homo sapiens maschio. Dicono che i maschi umani sono più aggressivi di ogni altra specie. Vediamo di definire un po’ più precisamente questa asserzione. L’uomo è davvero più assetato di sangue di uno squalo? O di un piraňa? Evidentemente no: pertanto l’accusa si riferisce probabilmente soltanto ai mammiferi. E’ forse l’uomo più feroce di una moffetta? E’ più micidiale di un topo? No, non lo è. Forse il raffronto sarebbe preferibile limitarlo ai primati. Per esprimersi con franchezza allora, allora, chi esitereste di più a infastidire, un uomo o un gorilla? O se vogliamo accantonare il gorilla perché è più grosso, paragoniamo l’aggressività dell’uomo a quella di alcuni dei più piccoli primati… per esempio , l’incantevole scimmia lanosa dell’America del Sud, il cui aspetto fa tenerezza, ma che, se si risente, è capace di lanciarvisi sulle spalle dalla cima di un albero, di afferrarvi alla gola, di strozzarvi con la coda prensile e di artigliarvi la faccia e gli occhi, conficcandovi intanto nel cranio, ripetutamente, gli aguzzi denti canini. Come ha fatto, precisamente, l’uomo, a divenire più aggressivo – con una furia da maniaco – di tutte queste creature?
Ma lo è divenuto davvero?

Provate a fare qualche osservazione pratica. Uscite di casa e cercate di osservare alcuni esemplari viventi di Homo sapiens  nel loro habitat naturale. Non dovrebbe essere difficile perché la specie è protetta dalla legge e non corre alcun pericolo immediato di estinguersi. Osservate attentamente il comportamento  e le interazioni dei primi venti individui che incontrate a caso.

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Sospetterete all’istante che gli autori non pensino affatto a individui del genere e penserete di avere stupidamente osservato un’altra specie.

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Alcuni studiosi, osservando piccoli gruppi di primati per periodi di un migliaio di ore al massimo, hanno accuratamente annotato il numero degli “scontri agonistici implicanti un contatto fisico” avvenuto ogni ora-babbuino o ogni ora-scimpanzé. Voi siete perfettamente in grado di compilare un diario analogo concernente la scimmia nuda. Se sono trascorsi più di sei mesi dall’ultima volta che vedeste uno di essi lanciarsi contro un suo simile e infliggergli lesioni dolorose, allora avete tutto il diritto di spargere ai quattro venti la buona notizia che, per quanto concerne l’aggressività incontrollabile, questa specie non si trova affatto nei primi dieci posti della classifica:
Potrete dire: – Ma il Vietnam? – Questa, naturalmente, è la ragione per cui le asserzioni sull’aggressività dell’uomo vengono così di frequente mandate giù intere. Gli autori pensano alla guerra. La guerra è un caso a sé e ne parleremo in un capitolo successivo. Qui desidero soltanto chiarire quattro punti al riguardo:
  1. Non si tratta affatto di un’attività comune all’intera specie, e nemmeno alla metà maschile di essa. La grande maggioranza degli uomini ha vissuto ed è morta senza mai prendere parte ad una guerra: le guerre che dominano i libri di scuola sono state condotte da una piccola minoranza mobile, mentre il resto della popolazione continuava ad arare, a mungere, a costruire ruote e a dar da mangiare ai porci. Anche negli anni terribili delle due guerre mondiali, la stragrande maggioranza dei maschi esistenti non distrusse mai, in nessun momento, un’altra vita umana. …..
  2. Non si tratta neppure di un retaggio primitivo che invano stiamo cercando di lasciarci alle spalle. In quasi tutte le superstiti culture dell’età della pietra, la guerra è sconosciuta. …..
  3. A volte si dice che l’uomo è il solo animale il quale sia stato osservato comportarsi in questo modo, sterminando la propria specie. Anche questo non è vero. I Topi combattono e uccidono non soltanto topi di un’altra specie, ma quelli appartenenti ad un gruppo diverso della stessa specie. E vi fu un giorno tremendo nel giardino zoologico di Londra in cui tra i babbuini amadriadi della Collina delle Scimmie esplose una battaglia talmente feroce che nessun guardiano osò intervenire, e, quando essa cessò, il campo di battaglia era disseminato dai corpi smembrati e mutilati dei morenti e dei morti. Gli etologi si affretteranno a far rilevare che gli animali si comportano in questo modo solo in condizioni innaturali e patologiche. Accetto queste affermazioni senza riserve. Soltanto direi la stessa cosa anche della battaglia della Somme.
  4. Se vi foste recati sul campo di battaglia della Somme percorrendo le trincee delle prime linee tra soldati inglesi e tedeschi … non li avreste trovati tutti ribollenti d’odio e di furia irreprimibili, come lo erano senza dubbio quei babbuini. Avreste trovato l’uomo che lavava i vetri delle finestre, il droghiere, e il postino, gelati e bagnati e stufi da non poterne più e in preda alla nostalgia di casa. Qualcosa era andato di molto storto per quelle creature, altrimenti non si sarebbero trovate là. ….
E ora arriviamo al nocciolo di verità nascosto dietro a questa reputazione di sete di sangue che gli uomini hanno appioppato a sé stessi. Il fatto che sembra unico e sconvolgente per quanto li concerne consiste in questo: a un certo punto lungo il loro cammino evolutivo essi hanno smarrito un pezzo molto prezioso del macchinario del comportamento.

Nella grande maggioranza delle specie, i conflitti tra due animali dello stesso tipo cessano quasi inevitabilmente prima della strage. La lotta continua finché uno dei contendenti cede e, o fugge, o emette un segnale di sottomissione.

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Il lupo che si arrende volta la testa e presenta la vena giugulare ai denti dell’assalitore; il topo sottomesso si volta supino ed espone al vincitore il tenero ventre; il tacchino che riconosce la sconfitta allunga il collo come Anna Bolena sul patibolo; e così via.
Possono far questo con assoluta sicurezza, perché l’effetto sul vincitore è imperativo. Esso non deve decidere tra sé e sé se accetterà la resa, non più di quanto voi decidiate se contrarrete o meno le pupille quando una luce troppo forte vi abbaglia. È una cosa che gli succede. Riceve il segnale e smette di battersi.
Orbene, nel caso dell’uomo non potete far conto su questo.
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Il processo nell’uomo, in confronto a quello delle altre specie è lento e insicuro. Se l’uomo cerca la vendetta e non soltanto il bottino della diligenza, potete alzare le mani fino al cielo con tutto il vostro slancio, ma vi sparerà ugualmente. Se fa parte di un plotone di esecuzione, potete essere bendato, inginocchiato, potete implorare pietà – e non riuscirete ad essere più sottomessi di così – ma non fermerete le pallottole.

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Il tabù culturale contro l’uccisione casuale può essere forte, ma se il suo settore della società ammette o approva un assassinio (come in guerra, nel caso di esecuzioni o vendette, di rappresaglie, di delitto d’onore, di sacrifici umani, ecc.), sembra che egli commetta l’atto con alquanta naturalezza.

Questo non è soltanto un male. E’ sconcertante. L’intero processo della selezione naturale è congegnato in modo da perpetuare e rafforzare gli istinti che aiutano una popolazione a sopravvivere; e il tabù sull’assassinio è uno splendido esempio di adattamento.
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Soltanto nel caso dell’Homo sapiens il meccanismo improvvisamente si guastò. Deve essere accaduto qualcosa che non aveva precedenti. Nessuno sa bene di cosa si trattò. Qualcuno pensa vagamente che il fenomeno fu in relazione con la nostra trasformazione da vegetariani in carnivori; ma di ciò non esiste assolutamente nessuna prova. In effetti, gli animali predatori non sono più aggressivi di quelli erbivori nei confronti degli appartenenti alla loro stessa specie. Il toro è erbivoro, ma nell’ambito della specie, dimostra di essere aggressivo almeno quanto il leone.
La più plausibile teoria attuale sull’aggressività nell’ambito della specie è quella di Konrad Lorenz.
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Egli afferma che, poiché l’uomo non dispone di armi naturali con le quali  uccidere (come i denti del lupo) non ha mai dovuto sviluppare efficaci segnali di pacificazione.

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Lorenz dice, in sostanza, non soltanto che gli uomini non posseggono attualmente tale meccanismo inibitorio, ma che non lo hanno mai avuto in nessun momento della loro storia evolutiva. Orbene di questo io dubito. Egli stesso fa tre asserzioni generali

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Il segnale di pacificazione è forte nelle specie gregarie, b) è debole nelle specie veloci che possono usare la fuga, c) è forte nelle specie con potenti armi naturali

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Esaminando nell’ordine tali ipotesi.
a) Per quanto concerne la prima, L’uomo senza dubbio non sarebbe mai dovuto essere segnato con il marchio di Caino. Quasi tutti i primati superiori sono animali gregari, e l’uomo è gregario come uno qualsiasi di essi.

b) Anche per questa ragione, l’uomo sarebbe dovuto essere a prova di assassinio. I primati non si specializzano nella velocità, e, come è già stato fatto osservare, la maturazione lenta dei piccoli significa che, in ogni tentativo di fuga, la metà almeno di queste specie è handicappata di gran lunga più della norma rispetto agli altri quadrupedi.

Che dire di c)? E’ vero che gli antenati dell’uomo non ebbero mai corna, né un granché quanto a artigli. Ma un’analisi dei denti e della mascella chiarisce che in una fase della sua evoluzione l’uomo ebbe senza dubbio grossi canini, come li hanno ancora molte scimmie antropomorfe.

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Anche se fosse vero che i denti dell’uomo crebbero più corti e meno taglienti man mano che i suoi coltelli divenivano più lunghi e affilati, nulla avrebbe giustificato l’indebolimento del tabù per tale motivo. Sarebbe logico aspettarsi che esso fosse stato conservato e addirittura rafforzato.

Sembrerebbe che per lo sradicamento dalla specie di una acquisizione di comportamento così benefica e profondamente radicata, debba esservi stato un periodo durante il quale, per qualche motivo, il tabù cominciò ad agire contro la sopravvivenza della specie anziché a suo favore.
Non è facile immaginare un periodo o una situazione del genere. Ma per spiegare la deficienza unica dell’uomo sotto tale aspetto, dobbiamo cercare precisamente qualcosa di simile. Siamo d’accordo? Bene, torniamo allora sulla costa dell’Africa del pliocene.

Quando lasciammo la nostra coppia di scimmie acquatiche, la femmina stava offrendo il proprio posteriore al maschio nel gesto di invito sessuale impiegato dai primati per milioni di anni.
….
Ciò (la copula) era quanto la femmina aveva il diritto di aspettarsi. Ma scelse male il suo tipo. Quel maschio era uno dei pionieri, come la scimmia che per la prima volta aveva ucciso una foca e quella che per la prima volta aveva scheggiato un ciottolo, o come il genio alla Prometeo dal quale venne acceso il primo fuoco. Nel campo del sesso frontale, come in tutti questi altri casi, dovette pur esservi una prima volta senza alcun precedente. Invece di reagire nel modo opportuno e amichevole, il maschio scaraventò supina la femmina.
Non è facile per noi valutarne tutte le conseguenze. L’intero schema della struttura del quadrupede è tale che il vulnerabile addome, contenente organi vitali, ma non protetto dalla gabbia toracica, viene continuamente difeso da una barricata di arti. Chiunque ti scaraventi a terra e tenti di penetrare attraverso la barricata si propone un solo scopo, quello di sventrarti. E la tua reazione istintiva è una sola: tiri su di scatto gli arti posteriori per proteggerti e lotti per salvare la pelle.
….
Sicché abbiamo lasciato la femmina supina, scalciante e intenta a dibattersi, con la minuscola mente di antropoide sconvolta dalla paura, e il maschio che cominciava a irritarsi. Quando essa lo vide ringhiare e scoprire i denti, si persuase definitivamente che la voleva per la propria cena e che la sua ultima ora era giunta. Un’ulteriore resistenza era inutile. Smise di battersi e segnalò la propria sconfitta, la propria sottomissione e la propria resa il più vistosamente possibile con uno spazio così angusto in cui manovrare.
L’episodio si concluse immediatamente. Il maschio era un animale debitamente programmato, e gli sarebbe stato impossibile continuare a percuotere un membro della propria specie il quale stava dando chiari segni del fatto che aveva smesso di difendersi. Si scostò un poco dalla femmina con un’espressione interdetta. Aveva creduto per un momento che la sua fosse una buona idea, ma evidentemente c’era in essa un intoppo.
Tuttavia, come sappiamo, la cosa non si fermò lì.
…. Tra le scimmie antropomorfe il sesso non è istintivo, ma appreso. I giovani osservano sempre con il massimo interesse gli adulti che fanno sesso e procedono per imitazione
….
Possiamo essere quasi certi, perciò, che l’esperimento del nostro pioniere sarebbe stato osservato con profondo interesse dai piccoli e dagli adulti, e, prima o poi, ritentato. Se il pioniere fosse stato per caso un maschio primeggiante, i nostri ominidi avrebbero ripetuto subito e di frequente il tentativo, soprattutto in quanto tutte le scimmie, nel frattempo, avrebbero incontrato qualche difficoltà con la penetrazione da tergo.

Inevitabilmente, il primo maschio a riuscire effettivamente nella nuova posizione, dovette essere un individuo il cui meccanismo di comportamento era assai lievemente difettoso. Un maschio sia pur minimamente meno reattivo al tabù il quale decretava che in ogni zuffa nell’ambito della specie, se l’altro combattente si arrende, lo si lascia (o la si lascia) libero. Dovette essere l’individuo che insisteva un po’ più a lungo, nonostante gli strilli di terrore e le invocazioni alla pietà; e la sua discendenza si accrebbe.

Man mano che milioni di anni passavano e la nuova posizione diveniva la norma e le femmine continuavano ad essere poco entusiaste, i maschi che più scrupolosamente rispettavano il tabù avevano poca o nessuna progenie; i più spietati erano i più prolifici. Si trattava di quelli che meno degli altri erano portati a reagire ai segnali di pacificazione fatti da qualsiasi appartenente alla loro specie. Erano gli antropoidi delinquenti, i potenziali assassini.
Ciò offrirebbe una spiegazione possibile del modo con il quale un’inibizione così preziosa e tale da facilitare l’adattamento venne sradicata da una sola specie, una specie nella quale abbiamo tutte le ragioni di supporre che avesse un tempo agito normalmente. Non spiega la forza motivatrice che induce gli uomini ad andare in guerra – è questo un problema politico che dobbiamo esaminare a parte – ma potrebbe essere il motivo in seguito al quale il più potente tra i freni dell’aggressività della scimmia antropomorfa cessò improvvisamente di funzionare.
Potete ritenere ch’io sia stata troppo disinvolta, più sopra, con la facile supposizione: “le femmine continuavano ad essere poco entusiaste”. Fu davvero così? Si trattava di animali giovani, sani, ben nutriti, dominati dall’estro. Una volta che il nuovo approccio fosse passato dallo stadio di esperimento fallito a quello di prassi che effettivamente funzionava, non avrebbero, le femmine, cominciato a gradirlo a braccia aperte? Non avrebbero cominciato a goderlo?
Questo fu l’aspetto più ironico dell’intera faccenda. Non lo gradivano. Non potevano. Occorrerà quasi l’intero capitolo che segue per spiegare perché.
Nel frattempo, per la prima volta nella storia della vita, l’atto sessuale era stato compiuto con la forza, in un’atmosfera di ostilità, di timore e di violenza. I primi tenui collegamenti mentali avevano cominciato a essere tesi tra sesso e crudeltà da un lato, e sesso e sofferenza dall’altro. Avevamo mosso il primo passo lungo la strada tortuosa che doveva condurre alla guerra tra i sessi, al sadomasochismo e, in ultimo, all’intero groviglio contemporaneo, alla prostituzione, alla ritrosia, a Casanova, a John Knox, a Marie Slopes, alle schiave bianche, alla liberazione delle donne, alla rivista Playboy, ai delitti d’onore, alla censura, ai club di spogliarelli, agli alimenti, alla pornografia, e a decine di tipi diversi di manie.
Questa fu la caduta. Non ebbe niente a che vedere con le mele.

Elaine Morgan L’origine della donna Cap 5 Orgasmo

Anche se con un po’ di ritardo continuo come promesso la pubblicazione “a puntate” dei capitoli del libro della Morgan. il quinto tratta dell’orgasmo e in particolare della reazione sessuale femminile.
Cap. 5 – Orgasmo
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
A questo punto ci stiamo avvicinando a uno dei terreni più nebulosi in tutto il campo dell’evoluzione del comportamento: il problema della reazione sessuale femminile.
E’ ormai, come ebbe a dire Jane Austen a proposito di qualcosa di completamente diverso, “una realtà universalmente riconosciuta” che le donne possano provare l’orgasmo e lo provano. Ovviamente, deve esserci qualcosa di davvero peculiare in questo processo fisiologico, altrimenti non sarebbe stato necessario incominciare con un’asserzione del genere. Nessuno ritiene necessario affermare: “Al giorno d’oggi ogni biologo rispettabile ammette che le donne sbadigliano”, oppure “Non si può più negare che le donne sono capaci come gli uomini di rabbrividire”.
Sono esistite tuttavia, società ed epoche nelle quali la realtà della reazione femminile non era affatto riconosciuta universalmente. Le donne giungevano al letto nuziale sapendo poco o niente di quel che potevano aspettarsi, e venivano vagamente avvertite del fatto che l’esperienza cui stavano per andare incontro sarebbe stata ripugnante, ma doveva essere sopportata. Medici illustri pontificavano asserendo che il concetto stesso di orgasmo femminile era una fantasticheria di menti depravate, situata oltre i limiti della credibilità. Havelock Ellis cita Acton, un eminente specialista inglese di quei tempi, (gli ultimi anni del 1800) che condannò la tesi secondo la quale le donne avevano sensazioni sessuali, considerandola “una vile calunnia”.
Quei tempi naturalmente, sono tramontati, e potrete esservi fatti l’idea che ormai tutto sia stato chiarito, dubbi e confusione, e che l’intera verità sia stata resa manifesta dall’illuminismo scientifico del XX secolo. Le cose invece, oggi, non stanno proprio in questo modo. Vediamo di cominciare scrutando la nebbia e tentando di stabilire fino a qual punto sia fitta.
In primo luogo, gli studi del fenomeno dell’orgasmo femminile sono stati limitati quasi esclusivamente alla specie Homo sapiens.
Ai tempi di Kinsey, quando queste ricerche venivano condotte esclusivamente mediante domande verbali, è del tutto comprensibile che sia stato così. Non si otterrebbero risultati molto soddisfacenti avvicinando una mucca e domandandole in quale percentuale di rapporti raggiunge il culmine dell’eccitazione sessuale. Anche all’epoca di Master e Johnson, quando il metodo verbale è in vasta misura superato a favore del controllo strumentale delle reazioni fisiche, si può facilmente immaginare che potrebbe essere più difficile ottenere la collaborazione di un animale di quanto lo sia ottenerla da una coppia umana persuasa dell’importanza scientifica di quanto sta facendo. Sarebbe improbo persuadere di ciò una vacca.
…………
Un risultato di tale omissione o, assai probabilmente, una causa di essa, è il convincimento ampiamente diffuso che le femmine dei mammiferi inferiori agli esseri umani non provino mai l’orgasmo.
………….
Esamineremo più da vicino questa strana teoria. Naturalmente essa non è sostenuta dalla benché minima prova.
………….
Gli uomini provano qualcosa e le donne provano qualcosa, con effetti fisiologici grosso modo simili, ma se l’orgasmo femminile sia un fenomeno a sé o una debole eco di quello del suo compagno (“una reazione pseudomaschile” come afferma decisamente Desmond Morris), resta non dimostrato. (Nessuno, naturalmente, è stato così eretico da domandarsi se l’orgasmo maschile non possa essere una debole eco di quello femminile).
Le donne provano qualcosa, ma infuriano le più accese controversie per stabilire se si tratti di un qualcosa o di due qualcosa. Secondo una delle teorie esistono un orgasmo clitorideo e un orgasmo vaginale; una sottosezione di questa scuola afferma che il primo è infantile e il secondo un indizio di maturità; un’altra vociferante sezione asserisce che soltanto l’orgasmo vaginale può essere considerato reale; esperti altrettanto vociferanti protestano affermando che, lungi dall’essere il solo a contare, l’orgasmo vaginale è un puro mito.
Le donne provano qualcosa e nel corso dell’ultimo mezzo secolo hanno ammesso di provare qualcosa, sono state incoraggiate ad aspettarselo e addirittura si sono sentite dire che hanno il diritto di pretenderlo; quanto agli uomini sono stati abbondantemente istruiti sul modo di aiutare le donne a provarlo; ciò nonostante, esso può non determinarsi, dando luogo a discussioni per stabilire quale dei due partners, ammesso che tocchi all’uno o all’altro, debba scusarsi, e se la colpa risieda nella frigidità di lei, o nella mancanza di perizia di lui, oppure nel comportamento “ non spokiano”, anni prima di una delle due suocere o di entrambe. Questo dibattito non è stato ancora ben risolto nemmeno tra i sapientoni e potete scommettere che ci vorrà ancora molto tempo prima che si plachi in certe camere da letto.
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Pertanto, forse, il punto migliore dal quale cominciare con un approccio rinnovato e speculativo, sarebbe quello lontano il più possibile dall’ego umano: tra gli animali.
La tesi attuale concernente le femmine subumane è che esse non provino alcunché di corrispondente all’orgasmo quale noi lo conosciamo. Ci si è richiamati a due ragioni principali per convalidarla, e due spiegazioni vengono date della ragione per cui la moglie dell’homo sapiens si diede la pena di introdurre il meccanismo dell’orgasmo per la prima volta sulla terra.
La prima ragione per cui di ritiene che gli animali non lo provino è la seguente: il meccanismo nelle donne è così deplorevolmente difettoso da far ritenere che debba trattarsi di un’innovazione recente, la quale non ha avuto il tempo di perfezionarsi mediante i processi della selezione naturale.
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La seconda argomentazione si basa sul fatto che in genere la femmina quadrupede dopo la copula si allontana come se niente fosse accaduto, lasciando così capire con chiarezza che il sapore e l’aroma e le bellezze cromatiche e tutti gli altri  vantaggi della faccenda sono un libro chiuso per essa.
Le pretese ragioni dell’improvvisa comparsa del fenomeno nella nostra specie sono:
a)      La nostra vecchia conoscenza, il fatto cioè che il compagno della femmina era diventato un Potente Cacciatore e doveva cementare il legame di coppia rendendo il sesso più sexy. Alla femmina, in quanto moglie del cacciatore, occorreva dare pertanto una nuova “ricompensa di comportamento” affinché fosse sempre disponibile per lui, in qualsiasi momento gli capitasse di tornare alla base. L’orgasmo è la ricompensa di comportamento.
b)      La ragione b è ancora più ingegnosa. Si sostiene che quando la femmina divenne bipede la sua fecondità venne posta in pericolo dalla nuova angolazione della vagina, che avrebbe consentito al seme di scorrere via e di andare perduto se ella si fosse subito alzata e allontanata. Per conseguenza doveva essere temporaneamente immobilizzata da questa tremenda e travolgente esperienza, la quale sarebbe servita a mantenerla orizzontale fino a quando gli spermatozoi non fossero arrivati dove dovevano arrivare, dopodiché ella avrebbe potuto rialzarsi.
Non sono realmente persuasa da alcuna di queste tesi.
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Queste cose emergono in una specie soltanto se contribuiscono in qualche modo alla sopravvivenza della popolazione. Se questo meccanismo aveva lo scopo di favorire la fecondità umana, ….. allora si rimane molto perplessi rilevando come quando le femmine sono giovani, timide e feconde il meccanismo stesso si trovi nella sua fase più debole
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In breve, l’ orgasmo comincerebbe appena ad emergere, o continuerebbe ad emergere se le donne le quali lo provano fossero più feconde di quelle che non lo hanno provato. E nulla fa pensare che tale sia la situazione adesso, o lo sia mai stata.
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Vi sono obiezioni anche contro il concetto secondo cui una ricompensa di comportamento venne offerta soltanto a una specie per far sì che le donne rimanessero fedeli ai mariti cacciatori e fossero sempre disponibili in ogni momento. La fedeltà, in ogni caso, difficilmente verrebbe facilitata dall’ orgasmo: se la ricompensa era davvero così tentatrice, poteva essere goduta ancor più di frequente grazie all’ infedeltà.
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Infine c’è la teoria dell’ orgasmo femminile come mezzo per mantenere una donna supina allo scopo di accelerare i piccoli spermatozoi lungo il loro cammino. Non sono disposta ad accettarla. Dubito che la durata della stanchezza postcoitale sia significativamente maggiore nelle donne che negli uomini. Senza dubbio quasi tutte le donne, in pratica, rimangono distese per qualche tempo, ma d’altro canto, nella nostra civiltà, v’è una spiccata tendenza a dedicarsi al sesso a letto, il più delle volte al termine della giornata e comunque in un momento e in un luogo in cui le interruzioni sono improbabili. Nulla induce la donna a saltar su e a dire: “E’ stato bellissimo, ma ora devo scappare “. Sono disposta a scommettere, però, che per quanto superba possa essere stata la prestazione del suo compagno, qualora ella sentisse a un tratto odor di bruciato e si rendesse conto di aver lasciato il ferro da stiro elettrico inserito da mezz’ora a quella parte, lui potrebbe constatare come l’orgasmo, in quanto garanzia di orizzontalità, non funzioni nemmeno oggi. E tra i nostri antenati diurni, nella vivida luce della savana, ove si sostiene che il processo abbia avuto inizio, e con l’intera tribù di scimmie attiva intorno alla femmina, non credo che quest’ultima sarebbe rimasta supina per più di qualche secondo. Se, dunque, togliessimo di mezzo tutte queste supposizioni e cominciassimo dall’inizio con un’ipotesi davvero audace? Se scartassimo subito il concetto androcentrico che vede un mondo nel quale gli animali maschi sono creati con necessità e appetiti sessuali il cui soddisfacimento è accompagnato dal piacere sessuale, mentre gli animali di sesso femminile sono creati per soddisfare le necessità dei maschi, facilitarne i piaceri e partorirne la prole? Tentiamo di immaginare un tipo di universo più democratico, ove la natura, o Dio, o l’evoluzione, o quello che voi volete, si occupino delle cose un po’ più imparzialmente, invece di considerare le femmine cittadini di second’ordine. Il problema era molto semplice: come indurre l’animale A e l’animale B ad unirsi ai fini della procreazione. Anche la soluzione sembrerebbe semplice: fare in modo che unendosi godano. Quale concepibile scopo evolutivo si sarebbe servito applicando questa soluzione soltanto a mezzo, rendendo l’animale A desideroso e avido di piacere ricompensandolo con sensazioni piacevoli, e lasciando l’animale B semplicemente mite e sottomesso e programmato in modo da subire la cosa? Ogni prova indiziaria di cui disponiamo per quanto concerne il comportamento degli animali porta alla conclusione che l’impulso sessuale è reciproco ……
Gli individui non si nutrono perché hanno bisogno di cibo per sopravvivere, né praticano i rapporti sessuali perché la copula è essenziale ai fini della conservazione della specie. Né una madre umana tiene tra le braccia e coccola il bambino perché se privato delle cure egli morirebbe. Mangiamo, copuliamo e, se siamo madri, badiamo ai nostri figli perché queste attività sono piacevoli.
È possibile in teoria, naturalmente, considerare il sesso non come un legame sociale di collaborazione, ma piuttosto come una forma specializzata, non letale, di rapina, e far rilevare che quando un gatto divora un topo, finché il gatto ne gode, non è necessario che la cosa sia piacevole anche per il topo.
Invero, a giudicare dalla loro terminologia, il parallelo della preda ossessiona la mente degli uomini con una curiosa perseveranza. In quasi tutte le lingue esiste una qualche variante della metafora che considera l’ uomo a caccia della donna come un lupo, e la donna stessa come qualcosa di edibile,  un babà al rum, una pollastrella o una pesca. Nel mondo animale, invece, l’analogia non regge neppure per un momento.
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Umanità a parte, dunque, prima che qualsiasi approccio sessuale possa riuscire, la femmina deve essere una compagna ben disposta. In numerose specie esistono indizi del fatto che essa è ancor più disposta del maschio.
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Per cui l’interrogativo del quale dovremmo occuparci non è: come e perché nella specie umana venne determinarsi questo meccanismo femminile spaventosamente complicato e misterioso? Ma piuttosto: come poté, in nome del Cielo, la specie umana perdere,  smarrire e/o in genere rovinare un procedimento così semplice e chiaro?
Anzitutto cerchiamo di farci un’idea più chiara di quello che è il processo e di sapere che cosa lo innesca. Sarebbe utile a questo punto dimenticare completamente Kinsey e Masters e Johnson nonché le bellezze cromatiche e tutti i ricami umani, e tenere presente con fermezza l’immagine, diciamo, di un gatto o una scimmia rhesus. Ritti sui quattro arti.
La soluzione allora è semplice. A innescare il processo è una breve ma vigorosa applicazione di un rapido e ritmico attrito. Non occorre altro.
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Un altro solo punto dobbiamo rilevare qui,  che in molti primati e altri quadrupedi la pressione viene esercitata non soltanto da tergo, ma anche dall’alto verso il basso, per cui si applica alla parete ventrale della vagina.
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Se sin qui ci troviamo nel giusto, siamo adesso in una posizione salda per arbitrare uno dei classici scismi tra gli esperti del sesso, vale a dire se la chiave archetipa del soddisfacimento sessuale femminile sia incentrata nella vagina o nel clitoride.
(la Morgan rileva come il clitoride appaia decisamente sessualmente irrilevante nella maggior parte dei quadrupedi)
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Supponiamo allora che nella gatta, nella scimmia rhesus, e in quasi tutti gli altri quadrupedi molto in alto nella scala dell’evoluzione, l’innesco della consumazione dell’esperienza sessuale risieda nei tessuti muscolari situati subito al di sotto (vale a dire sul lato ventrale) della vagina orizzontale. Un attrito vigoroso sulla parete inferiore o ventrale, ecco quello che occorre, ed ecco ciò che il maschio è programmato per applicare. Come ogni altro esempio di meccanismo di comportamento assai evoluto, la cosa funziona mirabilmente ogni volta… purché la femmina rimanga ritta nel modo giusto.
Per quanto concerne le nostre antenate, fu questa la situazione ironica. Allorché il maschio fece voltare la femmina, essa non soltanto si spaventò e si sentì a disagio, ma venne defraudata della propria ricompensa di comportamento. Per quanto il maschio si applicasse con lascivia, egli non esercitava più l’attrito sulla superficie ventrale della parete vaginale, ma sulla superficie dorsale; e quest’ultima non possedeva alcun hinterland dietro di sé, di tessuto muscolare particolarmente sensibilizzato. Dietro la vagina si trovavano soprattutto vertebre caudali. Dal punto di vista della femmina l’intera esercitazione era una perdita netta. Naturalmente, la scimmia antropomorfa non aveva la più pallida idea di che cosa non funzionasse. A quanto sembrava al maschio, tutte le femmine della sua specie erano diventate stizzose e completamente frigide in un intervallo di tempo sorprendentemente breve, e senza nessuna ragione al mondo.
Una conseguenza quasi inevitabile fu che l’estro nella scimmia acquatica cominciò a cessare. Si tratto di un’evoluzione positiva. Sarebbe stato del tutto inutile mantenere un culmine periodico di intensità per quanto concerneva un desiderio che non veniva soddisfatto. Probabilmente, vi fu un periodo in cui le femmine nelle quali il ciclo si manifestava meno intensamente divennero meno insopportabili o meno distolte, da una lussuria impossibile a soddisfarsi, dalle cure necessarie ai piccoli; in questo modo la selezione naturale avrebbe fatto si che la loro progenie prosperasse e che l’estro periodico cessasse in ultimo di far parte  della nostra dotazione genetica.

Potreste immaginare che anche la capacità di raggiungere l’orgasmo dovesse venir meno nelle femmine, ma l’evoluzione non agisce necessariamente in questo modo. Lamarck invece lo riteneva, pensava che ogni dotazione biologica la quale non venisse utilizzata da una determinata specie tendesse a scomparire. Oggi, però, gli scienziati credono che la sola mancata utilizzazione non sia sufficiente a causare ciò, e che le modifiche si determinino soltanto se ne deriva per la specie qualche vantaggio di adattamento.

Dall’eliminazione della capacità dell’orgasmo non sarebbe derivato nessun particolare vantaggio né per le femmine né per la popolazione come un tutto e pertanto essa  continuò ad esistere ed esiste ancor oggi, sebbene, per quanto concerne la sua funzione di ricompensa di comportamento, possa restare latente, senza dubbio in singoli individui, e forse in intere comunità, per lunghi periodi di tempo.

E’ molto dubbio se possa mai essere stata universalmente latente quanto potrebbero far pensare i documenti scritti prestopesiani. Se il meccanismo è quale l’ho prospettato, riesce assai difficile capire perché l’orgasmo si verifichi più spesso nelle donne sposate da molto tempo. Nei matrimoni avvenuti di recente, il maschio raggiunge quasi subito l’orgasmo, ed è improbabile che possa innescare una qualsiasi reazione, ma dopo alcuni anni, anche nei matrimoni vittoriani, nei quali ci si aspettava che non accadesse un bel niente, l’orgasmo si verificava con ogni probabilità molto spesso.

Man mano che le reazioni dell’uomo diventavano più lente e che la sua attività si protraeva, l’eccitazione della moglie diveniva più acuta. L’uomo non riusciva mai a trovare l’angolazione perfettamente giusta (nessuno riuscirà mai più a trovare l’angolazione esatta), ma un attrito prolungato, parallelo alla superficie ventrale della vagina non può in ultimo non avere lo stesso effetto di un attrito breve ed energico angolato rispetto ad essa. Se torniamo al bambino con la varicella (sono dolente di dover ricorrere a un’analogia così poco poetica, ma la poesia entrò a far parte della faccenda soltanto molto tempo dopo), qualora la pustolina pruda in modo tormentoso e gli sia stato proibito di grattarsela ben bene e a fondo, e un leggero massaggio non giovi a nulla, egli scoprirà in ultimo che strofinandosi il punto con il palmo della mano avanti e indietro rapidamente per parecchio tempo ci si può procurare un sollievo, pur non premendo affatto a fondo.
Dio solo sa che cosa ritenessero fosse avvenuto quei vittoriani. Naturalmente non lo avrebbero mai detto a nessuno, ma molti matrimoni sul punto di fallire dovettero essere “tirati su” da una inaspettata iniezione nel braccio destro proprio quando ogni magia sembrava scomparsa. Dopo che la faccenda era accaduta una volta, si ripeteva con crescente frequenza, perché la donna cominciava a capire in qual modo poteva favorirla. Questo è quanto si intende denominando l’orgasmo vaginale “una reazione appresa”.

La cosa spiega inoltre alcuni fenomeni che i signori romanzieri descrivono con tanti affettuosi particolari, e così tristemente fraintendendo. Quando uno di questi giovanotti si addentra nella descrizione grafica di una scena nella camera da letto tende a presumere che la pressione frenetica esercitata verso il basso dall’eroina alla base della spina dorsale dell’eroe significhi: “non te ne andare, non lasciarmi mai”. In effetti significa: “sono convinta nel mio subconscio che, se tu potessi abbassare il fulcro un paio di centimetri circa più giù, ciò eleverebbe il glande verso quel punto deve farebbe un po’ più bene”.
Quando descrive l’involontario inarcarsi della spina dorsale della bionda, lo scrittore lo interpreta così: “oddio, sono agli estremi, sto morendo d’estasi. Questa è la mia reazione pressoché simile a quella della stricnina, il risus sardonicus, la contrazione spinale”. In realtà per quanto a livello sotterraneo l’inarcarsi significa: “ah, beh, se non puoi modificare l’angolo del pistone, tocca a me, presumo, modificare l’angolo del cilindro”.
E’ giunto ora il momento di tornare a quegli esponenti della scuola clitoridea i quali, nel frattempo, hanno camminato avanti e indietro irritati e spazientiti. Perché essi sanno che il loro sistema funziona. Non voglio negarlo; voglio soltanto osservare che si tratta di un surrogato. La clitoride era un organo residuo, un omologo del pene, e non aveva alcuna funzione più di quante ne avessero i capezzoli nel maschio. Al pari di essi, esiste originariamente soltanto perché lo stampo embriologico fondamentale è ambivalente e si accinge anzitutto a dar luogo a un essere umano puro e semplice prima di occuparsi dei particolari quali lo stabilire se il modello debba essere un maschio o una femmina; sempre come i capezzoli del maschio, era un organo ricco di terminazioni nervose perché nel modello alternativo esse sarebbero state necessarie.
Tuttavia, quando il meccanismo sessuale normale cominciò a non funzionare a dovere, la clitoride era presente, e cominciò a servire alla scopo.
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Così dunque accadde che la scimmia nuda venne a trovarsi di fronte a una situazione unica e innaturale, una situazione nella quale quasi tutte le motivazioni e quasi tutte le ricompense dell’attività sessuale erano riservate a una sola delle due parti in causa: al maschio.

L’estro non tornò mai nella femmina dell’Homo sapiens. In qualche punto, negli strati molto profondi della sua consapevolezza, esiste la convinzione celata in profondità che vi sia qualcosa di affettato e di falso nel comportamento delle donne, e che, se esse non fossero così maledettamente ipocrite al riguardo, giungerebbero momenti per ognuna di loro (diciamo una settimana su quattro) nei quali correrebbero per le strade ammettendo allegramente di avere una voglia matta della cosa, sollecitando il sesso con tutti i passanti, come una giovane scimmia urlatrice, e inseguendo le loro prede fino al tramontar del sole e fino a quando gli uomini non si fossero acquattati esausti in segreti nascondigli maschili.

Per l’Homo sapiens, noi non ci comportiamo più in questo modo. Non costituiamo più per lui quella sfida che in origine eravamo state progettate per essere. Gli diamo la caccia cercando amore, compagnia, eccitazione, curiosità, sicurezza, una casa e una famiglia, prestigio, una via di scampo, o la felicità di essere tenute tra le sue braccia. Ma rimane ancora uno squilibrio fondamentale tra l’urgere della sua lussuria e la nostra, per cui quando si arriva al nocciolo, la prostituta è sempre in vendita sul mercato.
Io ritengo che questo squilibrio non si trovasse nello stampo originale dei primati. E’ una cicatrice rimasta insieme a molte altre, per ricordarci il “battesimo salutare” che ci consentì di sopravvivere nel pliocene.
La colpa non è dell’uomo. E dio sa che non è neppure della donna, ma può darsi che dobbiamo aspettare un altro paio di milioni di anni prima che le ultime braci di questo risentimento sotterraneo cessino finalmente di bruciare adagio.

Elaine Morgan L’origine della donna Cap 6 Amore

Beh, ormai siamo arrivati a metà del libro, questo e il precedente sono due capitoli estremamente interessanti…
Elaine Morgan L’origine della donna Cap 6 Amore
(Quella che segue è una sintesi del capitolo, i puntini indicano testo mancante, il corsivo sono mie aggiunte)
Quella cui si trovarono di fronte i nostri antenati dopo essere stati spinti, da cambiamenti morfologici acquatici e bipedi al sesso ventrale, fu davvero un’emergenza biologica di dimensioni traumatiche.
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Sotto un determinato aspetto la situazione critica delle scimmie nude era ancor peggiore poiché esse erano state condizionate ad aspettarsi che il sesso fosse un’esperienza consolante non già soltanto da pochi mesi di condizionamento individuale, ma da milioni di anni di evoluzione. Ora la femmina constatava che i suoi adescamenti non conducevano ad una reazione ben compresa e soddisfacente, ma ad una reazione allarmante, priva di ricompensa. Il maschio constatava che l’affettuoso gradimento con il quale erano sempre state accolte le sue attenzioni non esisteva più.
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Sotto un altro aspetto, però l’ominide maschio se la passava molto meglio del gatto nevrotico, perché era più grosso e più forte della femmina, e la posizione supina è particolarmente indifesa, per cui il più delle volte esso riusciva in effetti a ottenere la consueta ricompensa, anche se ad essa si accompagnava una folata d’aria gelida. Dobbiamo essere grati del fatto che fosse così altrimenti nessuno di noi sarebbe qui oggi.
Potete domandarvi perché un disadattamento biologico in apparenza semplice e di trascurabile importanza non si corresse nel corso di alcune migliaia di generazioni. In fin dei conti, sino a questo momento abbiamo parlato con molta noncuranza, come sono abituati a fare gli studiosi dell’evoluzione, dei cambiamenti morfologici più stupefacenti della struttura del primate, quasi che un numero illimitato di varianti della forma, delle dimensioni e della disposizione degli organi fossero disponibili e ottenibili mediante qualche catalogo celeste di vendite per corrispondenza.
“Caro signore
Restituisco la pelliccia in quanto, tutto sommato, non so che farmene;  vogliate cortesemente sostituirla con un paio di lobi d’orecchie e con sei chilogrammi di grasso sottocutaneo. I muscoli corrugatori  sono arrivati in condizioni perfette e mi soddisfano, ma tanto il cervello quanto il pene sono di tre misure troppo piccole per le mie attuali necessità, e vi prego quindi di cambiarli. Potrebbe anche farmi comodo un naso, se ce ne sono in magazzino.
Con i migliori saluti, vostra scimmia.”
Come sappiamo, tutte queste richieste vennero in ultimo soddisfatte. Sembra un po’ strano che la consorte della scimmia maschio non abbia accluso nella stessa busta una breve petizione: “P.S. Di recente mio marito ha cambiato abitudini ed io constato di avere adesso dalla parte sbagliata il tratto sensibile della vagina. Non disponete per caso di un nuovo modello? Ringraziandovi sin d’ora..”
Se lo avesse fatto, non per la prima volta le sarebbe pervenuta una risposta vaga. Era fisicamente un po’ più complessa dei suoi fratelli e gran parte dei suoi organi non erano molto adatti al nuovo modo di vivere. Durante la gravidanza ad esempio, i muscoli che sostenevano il peso del feto erano sospesi tutti alla spina dorsale, il che andava benissimo  per un quadrupede, ma quando essa cominciò a camminare in posizione eretta, tutto scivolò giù, come una corda per stendere il bucato sollevata ad una estremità. La femmina avrebbe tratto vantaggi da una disposizione completamente nuova, con i muscoli inseriti invece sulle ossa delle spalle, ma, sebbene si lagnasse sporadicamente di mal di schiena e prolassi e vene varicose e altri disturbi femminili, in ultima analisi nulla venne mai fatto a riguardo.
In effetti, tutte le modificazioni dell’evoluzione sottostanno a due regole principali. Secondo una di tali regole, i cambiamenti non hanno luogo perché rendono l’esistenza più facile all’individuo, ma perché aiutano l’intera popolazione a sopravvivere.
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La seconda regola vuole che cambiamenti improvvisi del piano originario fondamentale non abbiano mai luogo. I cambiamenti sono quantitativi. I peli del nostro corpo, ad esempio, non sono mai realmente scomparsi; si sono semplicemente limitati a diventare sempre più esigui.
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Così, aspettarsi che l’innesco a contatto profondo della reazione sessuale della femmina di un primate venisse trasferito in un rapporto spaziale del tutto diverso con il resto dei suoi organi, sarebbe stato come aspettarsi che la bocca di lei salisse portandosi sulla fronte.
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Così la coppia di scimmie antropomorfe rimase bloccata in questa situazione insoddisfacente. Nei primi pochi millenni non vi sarebbe stato alcun pericolo per la sopravvivenza della specie. In tale stadio, la femmina avrebbe continuato ad avere l’estro con regolarità, e probabilmente per un lungo periodo, per quanto spesso potesse rimanere delusa, avrebbe continuato a invitare il maschio, in quanto non conosceva alcun altro modo di reagire all’impulso dell’estro.
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(il deteriorarsi di questo meccanismo ha comunque alla fine determinato la comparsa di alcuni problemi, la Morgan mette in evidenza come per la specie umana sia insorta una sorprendente “incertezza di scopo” per quanto riguarda lo stimolo sessuale maschile)
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Non soltanto esistono ampie variazioni, sia personali sia sociali, in quelli attributi femminili che attraggono il maschio, ma vi sono anche considerevoli deviazioni dell’impulso sessuale, dal suo oggetto biologico verso oggetti inappropriati appartenenti allo stesso sesso, capi di vestiario, riti o condizioni particolari, oggetti inanimati che, per lo sfortunato individuo anormale in questo senso, sono coattivamente attraenti quanto lo è la femmina normale per la maggior parte degli uomini. La grande maggioranza di queste deviazioni si manifesta nei maschi.
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Il sesso nel mammifero maschio è la reazione ad uno stimolo, in questo caso lo stimolo viene dalla femmina. Io credo che anche in questo caso l’incertezza di scopo nell’homo sapiens si instaurò quando lo stimolo appropriato mancò di pervenire. Ma questa volta il venir meno non influenzò soltanto gli individui, divenne endemico nell’intera specie. Si trattò del venir meno dell’estro.
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(La Morgan portando vari esempi dal regno animale mette in evidenza come spesso il sopraggiungere dell’estro ha un effetto imponente nel comportamento e spesso anche nel fisico delle femmine e che quest’ultime sono estremamente attive nel cercare  il contato con il maschio)
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Abbiamo dunque un fenomeno biologico che tocca le femmine di un gran numero di specie di mammiferi mediante qualche sorta di orologio ormonale e che da luogo all’emissione di un segnale, probabilmente olfattivo, il quale desta appetito sessuale nel maschio. È questo l’iniziatore del sesso, lo stimolo per reagire al quale la sessualità maschile è stata predisposta. E la specie homo sapiens ne è stata privata.
Non è certo il caso di stupirsi se alcuni uomini danno prova di una incertezza di scopo e diventano omosessuali, o si fissano sulla biancheria delle signore o sull’odore della gomma o su qualche altra non pertinenza del genere. Quando l’emergenza biologica divenne acuta, e il fato malevolo condannò gli uomini  a vivere con femmine totalmente e definitivamente prive dell’estro, la cosa davvero strana è che esse conservarono una sufficiente stabilità di scopo per consentire la perpetuazione della razza. Nel caso di molte creature meno progredite, la cessazione dell’estro avrebbe implicato automaticamente l’estinzione della specie.
Fortunatamente le nostre antenate erano primati, e nei primati superiori la copula è divenuta in crescente misura un’attività appresa. Anche quando lo stimolo specifico le venne a mancare, la scimmia nuda seppe come doveva regolarsi.
………
Una cosa da tenere presente è che mentre i suoi rapporti sessuali in quel periodo si accompagnavano necessariamente a una certa violenza, contenevano, ciò nonostante, ben poca ostilità. Non è sempre facile per chi viene percosso rendersi conto che le percosse possono essere inflitte senza astio. Forse il miglior modo di capire il punto di vista del maschio consisterebbe nel fare un parallelo femminile. Pensate al momento in cui doveste avvicinarvi al bambino che piangeva con un cucchiaio di preziosa pozione antibiotica. Gli dicevate, essenzialmente, quello che la scimmia acquatica avrebbe voluto dire alla sua compagna.
“Su avanti tesoro, apri come si deve, lo sai che devi farlo, è per il tuo bene. No, non è disgustoso, ti assicuro che ti piacerebbe se soltanto provassi ad assaggiarlo. Senti, FINISCILA, o me lo farai versare. Tesoruccio? Per piacere? Oh per l’amor di Dio, piantala con tutto questo baccano! È inutile lo sai, quindi tanto vale che tu la smetta!” E in ultimo, specie se siete giovani e impazienti, inchiodate la braccia del bambino e ricorrete a provvedimenti energici che lo lasciano deluso, rosso in faccia come una barbabietola e isterico di rabbia perché vorrebbe rigurgitare sul bavaglino la cosa disgustosa e non può.
Il nostro ominide si trovava di fronte ad una difficoltà essenzialmente analoga, soltanto era spronato da una forza meno razionale della profilassi e le sua antagonista era appena di qualche chilogrammo più leggera di lui. E munita di denti, per di più.
Al termine di uno scontro del genere tra madre e bambino, ogni donna ragionevole giura che non ripeterà più l’esperienza. Deve esserci un modo per far gradire al piccolo la medicina, o almeno tollerarla, o almeno non accorgersi  di quanto sta accadendo finché non sia troppo tardi. Può non riuscire mai a trovare un sistema assolutamente sicuro, ma seguita a tentare. E la scimmia nuda deve essersi certamente comportata allo stesso modo. Le sarebbe stato molto difficile trovare una via d’uscita se il sesso fosse stato l’unico ( o anche soltanto il principale) legame che assicurava coesione nella comunità dei primati.
Fortunatamente non era affatto così. Nel caso di quasi tutti i primati superiori, i legami duraturi non hanno niente a che vedere con la copula. Esiste un’intera e complessa rete di rapporti sociali, tutti più permanenti e duraturi del sesso. V’è, anzitutto, la coesione che tiene insieme l’intero branco, analoga all’istinto dal quale vengono mantenuti uniti sciami d’api, branchi di oche, gruppi di cervi, colonie di topi e gruppi di balene.
Poi v’è il legame tra madre e piccolo, che nelle scimmie può protrarsi fino all’adolescenza. Esiste il legame maschile, a proposito del quale Lionel Tiger disserta con tanta eloquenza, che unisce i maschi in coorti.
V’è il legame femminile, che lo stesso autore si rifiuta di degnare del termine di “legame”, ma che induce le femmine a restare unite in loro assemblee. V’è il legame coevo, il quale fa sì che i giovani restino insieme per giocare e fare esperimenti. Ed esiste lo specifico legame dell’ amicizia; esso (tra le scimmie e le scimmie antropomorfe, così come tra gli esseri umani) fa sì che due individui ricerchino assiduamente la reciproca compagnia, quasi ne derivassero piacere.
Nella maggior parte dei casi, questi legami tendono a ridurre il timore e l’ostilità e inducono la fiducia e la distensione reciproche. Inoltre, nella maggior parte dei casi, hanno tutti i loro segnali, i loro gesti e le loro ricompense che li cementano.
Sicché, quello che il maschio fece per ridurre il timore e inspirare fiducia alla compagna consistette nell’attingere a segnali del genere presi in prestito da altri e meno turbati rapporti, incorporandoli nel repertorio sessuale. Esso stava dicendo, in effetti : “ Senti, va tutto bene. Io sto dalla sua parte. Pensa a me come a un tuo camerata … come il tuo piccolo … come tua sorella … come il tuo genitore … come il tuo amico”. Esaminiamo alcuni esempi concreti.
Incominciando dal legame tra madre e piccolo, esso riveste ovviamente un’ importanza vitale in tutti gli animali la cui progenie è indifesa al momento della nascita, e pertanto viene rafforzato da una salda struttura di modalità di comportamento e di reciproche ricompense psicologiche.
……
Io credo che quasi tutte le donne traggano piacere da questo processo sebbene in vari momenti, mediante il lavaggio del cervello, siano state indotte a ritenere a) che esso è primitivo e bovino, oppure b) che si tratta di un dovere sacro nei confronti del bambino, per cui il suo venir meno può mettere in pericolo la salute del piccolo e il rapporto madre figlio, o ancora c) che trattarsi di un ostacolo frapposto all’ “unità familiare”, perché se il padre vuole condurre la madre fuori a cena con il suo principale mentre il piccolo deve ancora fare una poppata alle dieci, ciò mette in pericolo il matrimonio. Anche uno solo di questi miti può compromettere quello che è un puro piacere animale; e alcune donne riescono a credere a tutti e tre i miti contemporaneamente.
……
Il principale legame di comportamento che cementa l’ amicizia (e trattasi di un’ attività più comune tra le femmine che tra qualsiasi altra coppia) è il reciproco ripulirsi. E’ un processo utile, sembra che includa la disinfestazione, e inoltre ogni ferita o lacerazione individuata viene accuratamente ripulita dalla sporcizia, ma soprattutto è un processo godibile. La scimmia lo invita avvicinandosi a una sua simile e presentandole la parte posteriore del collo o qualsiasi altro punto sul quale voglia richiamare la sua attenzione, così come il vostro cane può sollecitare le carezze ficcandovi il naso sotto le mano e sforzandosi, con un paio di scuotimenti energetici di farsela finire sulla testa. I gruppi giovanili cementano i loro rapporti con l’allegria, l’esuberanza e i giochi sfrenati in genere, nello stesso stato d’animo che gli esseri umani esprimono ridendo.
Esistono innumerevoli altre modalità di contatti fisici, tra i primati, che esprimono in generale amicizia e buona volontà. Abbracciarsi è manifestazione assai comune, impiegata con entusiasmo da numerose specie.
………
La cosa da tener presente è che tra i primati sub umani nessuno di questi gesti ha il benché minimo rapporto con il sesso. I gesti e i riti della copula sono del tutto distinti e stereotipati. Ma sembra del tutto chiaro che l’ominide ancestrale fece del suo meglio per incorporarne il maggior numero possibile nel tentativo di rendere la copula un rapporto di nuovo amichevole e pacifico. Oggi le premesse nel rapporto sessuale possono passare attraverso l’intera gamma. Il maschio abbraccia e bacia la femmina, come fanno i primati con i loro amici. Le offre doni, spesso consistenti in cibo (cioccolatini e così via) come fanno i primati con i loro piccoli. Cerca di divertirla e farla ridere, come i primati con i loro compagni di giochi. Man a mano che il rapporto diventa più intimo, le accarezza i seni e le stimola i capezzoli, come un piccolo primate quando succhia il latte. Se ha letto manuali sui giochi amorosi, può tentare una piccola manipolazione spinale. Da colpetti affettuosi alla femmina, l’accarezza e le liscia i capelli, il massimo cui possa avvicinarsi al comportamento delle pulizie reciproche. La tiene stretta in un abbraccio protettivo, come fa il primate con il piccolo. Essa senza alcun dubbio trae piacere da quasi tutte o tutte queste attività, e reagisce. E l’androcentrismo del maschio è così insondabilmente profondo da indurlo al convincimento totale che la femmina sia fatta come è all’esclusivo e semplice scopo di rendergliela sessualmente desiderabile, e sessualmente accessibile. Ogni volta che individua un punto sensibile della sua anatomia, lo denomina “zona erogena”, come se fosse evoluto per un unico scopo, vale a dire l’eros. Ciò è ragionevolmente press’a poco come il denominare zone erogene i capezzoli e il mento della gatta, sebbene nessun gatto maschio che rispetti se stesso presti mai ad essi la benché minima attenzione, e nemmeno ne abbia bisogno. In effetti esistono due sole zone letteralmente e specificamente erogene nella specie umana (o, in vero, in ogni altro mammifero) l’una è il pene e l’altra è la vagina. Tutte le rimanenti furono progettate per altri scopi e sono state soltanto sfruttate sessualmente nel genere umano perché esisteva una disfunzione nell’apparato normale. Tutti questi nuovi approcci di corteggiamento e altri ancora sono descritti nella “Scimmia nuda” (il libro di Desmond Morris) e collocati sotto l’intestazione: “rendere il sesso più sexy”. A me sembra che abbiano tutti lo stampo di una tendenza molto decisa nella direzione opposta, nella campagna per rendere il sesso meno specificamente copulativo e per incorporare in esso tutti i diversi elementi sociali coesivi che sempre avevano fatto comportare i primati come se si volessero vicendevolmente un gran bene. Non credo che il maschio stesse rendendo il sesso più sexy, e sono quasi certa che anche la femmina ominide non lo credesse. A suo modo di vedere, quello che il maschio faceva era l’amore.
……..
Vi fu probabilmente un periodo nel quale l’orgasmo femminile era del tutto assente, perché la copula era breve (il primate medio penetra e estrae in otto secondi netti) e la durata della vita troppo corta per lasciar intravedere la speranza di una incidentale riscoperta dell’orgasmo; e l’estro, se proprio non era scomparso del tutto, stava scomparendo. L’intera ricompensa di comportamento della femmina in quel periodo non consisteva in un qualsiasi sollievo locale, ma nel caldo, diffuso e generalizzato piacere di accarezzare e cullare, nella sicurezza e nella felicità, nonché nel desiderio di piacere, tutto ciò generato dalle nuove tattiche del frustrato ominide che incorporavano gli elementi dell’appoggio dei genitori, della supplica infantile, e della benevolenza cameratesca. Questo essa poteva aspettarsi dal sesso. Questo fu il nuovo innesco della ricettività sessuale.
E questo continua ad essere la maggior parte di ciò che possono aspettarsi  dal sesso le sue discendenti. L’homo sapiens odierno può sgobbare sui manuali sessuali fino all’alba; può avere l’impressione che, in quest’era tecnologica, un dito su un capezzolo debba dare risultati certi quanto un dito sull’interruttore della luce e che, se ciò non accade, deve essergli toccato un modello difettoso; può impiegare anni perfezionando la sua tecnica, ma è probabile che prima o poi la femmina confonda l’intera e così chiara situazione con qualche domanda non pertinente, sul genere di :”Ma tu mi ami davvero?”
…….
Quando una donna desidera essere coccolata e niente di più, il suo messaggio può essere e viene spesso frainteso dal marito. Essa separa il desiderio di essere abbracciata dal desiderio di un’attività sessuale, è molto meno probabile che il marito faccia questo. Se ne consegue un’attività sessuale, la donna può sentirsi sopraffatta, se non ne consegue un’attività sessuale, il marito può pensare che lei lo abbia eccitato soltanto per respingerlo e farsi beffe di lui.
Ciò che questo tipo di donna vuole principalmente ricavare dal contatto fisico, dice il dottor Hollander, è un senso di sicurezza, di consolazione, di contentezza, e “il convincimento di essere amata”. Alcune pubblicazioni citarono le scoperte di Hollander con un’aria di blando stupore, come se egli avesse appena sollevato un sasso e posto allo scoperto una capricciosa minoranza di devianti sessuali femminili. Un giorno qualche studioso di statistica svolgerà un’inchiesta domandando alle donne in generale quale importanza relativa esse attribuiscano a) all’orgasmo, e b) al convincimento di essere amate, e domandando inoltre, nell’eventualità in cui non potessero avere entrambe le cose, a quale preferirebbero rinunciare. (Credereste alle affermazioni di una minoranza deviante del 90 per cento?)
L’amore come concomitante di rapporti sessuali non è una recente invenzione romantica. Aveva già incominciato ad alzare la testa, come Venere Anadiomene, da quelle onde del pliocene.
E non era neppure limitato alla sola femmina. Sin dall’inizio quando l’ominide l’allacciò con le braccia e la baciò, non lo fece soltanto affinché ella la smettesse di protestare. Come quando la madre abbraccia e bacia il bambino piangente, egli lo fece anche per tenerezza. Non gli piaceva vederla spaventata. E le dimostrazioni di benevolenza e di affetto, come gli annusamenti delle scimmie lanose, erano una cosa reciproca, e tendevano a destare in lui gli stessi sentimenti che destavano in lei, di affetto e di gratitudine. Inoltre, mentre il sesso del primate è una faccenda fuggevole e relativamente impersonale, gli altri legami del primate, i cui elementi venivano ora incorporati nel sesso, erano più personali e duraturi. Per entrambi, maschi e femmine, l’esperienza si stava avvicinando all’emozione che noi identifichiamo oggi come amore.
La sola differenza tra loro stava nel fatto che il maschio otteneva la sua ricompensa di comportamento anche in assenza dell’emozione, mentre per la femmina era ancor più vero di oggi che, senza quell’abbellimento, o almeno senza qualche sua sembianza rituale, l’intera faccenda sembrava singolarmente priva di scopo e insoddisfacente.
Ma ormai gli ominidi avevano superato l’emergenza più traumatica, e cominciavano a entrare in una dimensione nuova di rapporti personali. Forse vi furono addirittura momenti in cui l’ominide, se soltanto avesse conosciuto le parole, avrebbe paragonato la femmina a una giornata d’estate. Ma tutto ciò accadde molto tempo fa, prima dell’australopithecus, e la scimmia nuda continuava ad essere soltanto un animale muto.
O lo era davvero?

Elaine Morgan “L’origine della donna” Cap 7. La parola

Quello che segue è un estratto del capitolo. I puntini indicano testo mancante, le righe in corsivo sono mie aggiunte.

Questo a mio giudizio è uno dei capitoli più coinvolgenti e convincenti. Il racconto della prima parola pronunciata dalla piccola ominide possiede una “potenza” evocativa non comune.

La nostra specie è stata definita, in vari periodi, come la scimmia bipede, la scimmia carnivora, la scimmia nuda, la scimmia cacciatrice e la scimmia costruttrice di utensili; ma lo sviluppo che più di ogni altro la incamminò sulla strada destinata a farla diventare homo sapiens, l’uomo intelligente, consistette nel fatto che divenne una scimmia parlante.
Questo è il grande balzo in avanti che ci situò a una distanza immensa da tutti gli altri primati. Al principio fu il Verbo. E uno dei punti interrogativi più sconcertanti sospesi sull’evoluzione umana è come, quando e perché acquisimmo la parola. ….

…. Molti ritengono che si tratti di un progresso molto recente. J. B. S. Haldane, nel 1955, ragionò nel senso che il “linguaggio descrittivo” venne probabilmente soltanto con la “rivoluzione tecnica del paleolitico superiore”.
Questo tuttavia si riferisce non già alla vera origine del linguaggio, ma alla sua elaborazione in modalità espressive più sottili e più feconde. ….

…. K.P. Oakley propone una teoria interessante riguardo alla ragione per cui decidemmo, in primo luogo, di ricorrere alle nostre corde vocali. Secondo la sua congettura “i primi mezzi dell’uomo per comunicare idee consistettero in gesticolazioni con le mani” e forse “una crescente occupazione delle mani per costruire e impiegare utensili avrebbe potuto portare al cambiamento dalla gesticolazione all’espressione orale come mezzo di comunicazione”. Questa ipotesi è ingegnosa. Ma io non sono sicura che l’uomo sia mai stato un tale stakanovista da ritenere necessario non interrompere il lavoro, quando aveva qualcosa di urgente da comunicare per comunicarlo. Le primissime comunicazioni, in ogni caso, dovettero quasi certamente avere un contenuto emotivo, intese ad esprimere ira, ammonimento, minaccia,pacificazione o desiderio sessuale, ed è improbabile che, spronato da una qualsiasi di tali passioni, l’uomo avrebbe continuato a scheggiare selci limitandosi a manifestare verbalmente le proprie emozioni.
I tarzaniani, come sempre, hanno l’aria di presumere che non esista in questo caso alcuna vera difficoltà. L’uomo divenne cacciatore, non è vero? E questo spiega tutto. Desmond Morris: “socialmente, la scimmia antropomorfa cacciatrice dovette intensificare lo stimolo di comunicare e di collaborare con le sue simili. Espressioni facciali e vocalizzazioni dovevano diventare più complesse.” ….

…..In effetti se dobbiamo giudicare dalle spedizioni di caccia delle primitive tribù africane d’oggi, sarebbero stati molto preziosi precisamente i segnali visivi, perché il successo dipende in vasta misura dalla sorpresa. Il cacciatore fortunato è quello che non calpesta mai un ramoscello, che si avvicina sottovento e che sa serbare un silenzio assoluto per lunghi periodi, tenendo la bocca aperta per ridurre l’udibilità del suo respiro. ….
…. No. Un gruppo di caccia poteva aver bisogno, come i lupi, di una molteplicità di segnali di comunicazione, ma questo non spiega perché gli ominidi, più che i lupi, dovessero optare per le comunicazioni orali anziché per quelle visive, tanto più in quanto, per l’ominide, il quale doveva far conto più sulla furtività che sulla velocità, la vocalizzazione implicava svantaggi così manifesti.
E’ vero, i lupi in caccia possono vocalizzare allo scopo di terrorizzare la loro preda, e l’ominide può aver avuto a volte necessità di gridare per stanare la cacciagione. Ma la scimmia antropomorfa sa già gridare; e né un grido di incitamento, né un grido di guerra ci avrebbero necessariamente portati più vicino ad un nome o a un verbo.
Come fece osservare Peter Marler nel 1965 “La capacità di produrre nuovi suoni non è ignota negli animali, e sembra ragionevole supporre che avrebbe potuto svilupparsi nei primati non umani se la selezione naturale l’avesse favorita. Il problema più importante, pertanto non è quello di spiegare come cominciò l’apprendimento vocale, in termini di meccanismi neurofisiologici, ma perché tale apprendimento venne prima favorito dalla selezione naturale”. E questo continua ancor oggi ad essere il problema di maggior rilievo.
Vediamo di cominciare dall’inizio. Di quali modi per comunicare disponevano i primati prima che uno di essi imparasse a parlare? C’erano l’odorato e il tatto, il suono, la vista. Il tatto non è troppo pertinente in questo caso. Alcuni dei messaggi comunicati principalmente mediante il tatto sono stati esaminati nell’ultimo capitolo, e di solito, sia che stiamo pensando ad un bacio sulle labbra, o a un pugno sulla mascella, essi hanno un carattere lievemente ineffabile che ancora non abbiamo imparato a sostituire con fonemi.
L’odorato è, per la maggior parte del regno animale, una delle più fondamentali, più indispensabili e più universali forme di comunicazione. Fu una delle prime ad evolversi. Anche un organismo unicellulare primitivo, come le muffe della melma, può ricevere impulsi chimici da altri organismi della sua specie….

…. L’Homo sapiens ha una spiccata tendenza a sottovalutarne la sottigliezza e l’efficienza perché noi tutti soffriamo a causa di un grosso handicap fisico: i nostri organi dell’odorato ci sono utili press’a poco quanto gli occhi alla talpa…..
….. Il senso dell’odorato di un cane non è dieci volte, né cento volte e nemmeno mille volte, ma quasi un milione di volte superiore a quello del suo padrone. ….
…..Una ragione risiede nel fatto che restammo troppo a lungo sugli alberi. Gli odori sono soprattutto interessanti e variati al livello del suolo, e la terra, specie quando è umida, è un agente ottimo nel conservarli. Un cane può trotterellare fuori del cancello del suo giardino e percepire immediatamente numerosi eventi svoltisi nelle ultime ore, chi è passato, se uomo, donna, gatto, cane o cavallo, da che parte si è diretto e quanto tempo prima. E’ in grado di dire se il cane era amichevole o ostile, maschio o femmina, cucciolo o adulto, grosso o piccolo, sessualmente ricettivo o meno, bellicoso o pavido.
Le specie che vivono sugli alberi o nell’aria non sono affatto così abili, per ragioni ovvie. L’uccello in volo non può essere in grado di dirci chi ha volato attraverso un certo tratto di cielo prima di lui perché le particelle chimiche negli alti starti dell’aria non rimangono sul posto abbastanza a lungo, Analogamente, un ramo cotto dal sole non trattiene gli odori bene come la terra; e anche se li trattenesse sarebbe difficile rintracciare un gibbone, ad esempio, lungo i suoi vasti balzi da un albero all’altro, mediante una traccia odorifera.
Così uccelli e primati barattarono questa parte del loro retaggio contro una vista più acuta. I lobi olfattivi del cervello si rimpicciolirono e la vista divenne relativamente più importante per loro. …..

…. E come ha fatto rilevare Haldane, ecco perché, inoltre, sebbene gli uccelli siano zoo logicamente così lontani da noi, sentiamo di capire il loro comportamento gregario e le modalità di corteggiamento: si basano, come le nostre, su segnali auditivi e visivi che noi riusciamo a percepire, mentre il comportamento dei mammiferi si svolge mediante segnali odoriferi, in un linguaggio al quale noi restiamo in vasta misura sordi e ciechi.
Ma dobbiamo stare molto attenti a non portare troppo oltre questo ragionamento. Una scimmia non è affatto inefficiente quanto noi nel campo olfattivo, né lo erano le nostre antenate quando abbandonarono gli alberi. Alcune scimmie dell’America del Sud continuano a delimitare i loro territori mediante l’odore con la stessa assiduità dei castori. E se i tanzaniani avessero avuto ragione e  la nostra prima mossa fosse stata quella di portarci sulle pianure, ci saremmo dovuti aspettare che gli organi dell’odorato divenissero più importanti, e non meno importanti, per noi. Anche gli uccelli che tornano a vivere al livello del suolo, come le anatre, riattivano il loro senso dell’odorato riportandolo ad un’efficienza del tutto utile.
I primati conservarono il senso dell’odorato, non essenzialmente quale mezzo per percepire il loro ambiente (i loro occhi erano più efficienti a tale scopo), ma come un mezzo per comunicare, tra le altre cose, gli stati d’animo. ….

– La Morgan citando vari esempi tratti dal mondo animale arriva alla conclusione che i primati hanno un altro potente mezzo di comunicazione che sono le espressioni facciali e l’atteggiamento del corpo –

…. Orbene, tutto ciò viene a costituire un sistema di comunicazione nell’ambito della specie di qualità estremamente elevata, una combinazione sensibile e flessibile di segnali olfattivi, vocali e visivi infinitamente più sottile e adattabile di quella del lupo. Se e quando la scimmia ancestrale divenne una predatrice, senza dubbio questo sistema sarebbe stato all’altezza di qualsiasi probabile necessità.

Ciò nonostante, supponiamo di  presumere che le esigenze della vita di caccia richiedessero che il sistema fosse portato a un livello ancora più alto di raffinatezza. Ammettiamo per un momento che possa essere stato utile per l’ominide disporre di un segnale il cui significato fosse “antilope”.

Quale di questi tre canali di comunicazione sarebbe stato utilizzato da un antropoide in caccia per comunicare il segnale “antilope”? Ovviamente non si sarebbe trattato di quello olfattivo. I segnali mediante odori non vengono trasmessi volontariamente, sono reazioni fisiologiche involontarie a stimoli ormonali o emotivi.
Non sarebbe stato nemmeno un segnale vocale. La ragione è esattamente la stessa. In quasi tutti i mammiferi, compresi i primati non umani, i segnali vocali sono completamente involontari come quelli odoriferi.
Potete addestrare il vostro cane a un punto tale per cui, reagendo a un ordine espresso in tono tranquillo e neutro, “Seduto” o “Vieni”, o “Fermo”, o “Sdraiati”, il cane si mette a sedere, si avvicina, si ferma, si sdraia. Ma per quanto voi possiate essere pazienti, e per quanto intelligente possa essere il vostro cane, non lo addestrerete a un punto tale che, reagendo a un ordine espresso in tono tranquillo e neutro, “Abbaia” o “Uggiola” o “Ringhia”, riesca a distinguere tra questi ordini e ad eseguirli. Non è in suo potere fare a comando tali cose. Potete indurlo ad abbaiare fingendovi eccitati voi stessi, o procedendolo e incamminandovi verso la porta di casa, ma questo significa soltanto che avete determinato uno stato emotivo del quale i latrati sono una concomitante involontaria….

….. Mentre i suoni emessi dai primati sono più vari di quelli del cane, non per questo risulteranno meno involontari. Tutti gli sperimentatori che si sono impegnati con tante fatiche in tentativi di insegnare alle scimmie a parlare, hanno lavorato a vuoto né più né meno come se fossero stati marziani i quali avessero tentato di insegnare agli uomini a dilatare le pupille, o ad arrossire, o ad avere un’erezione reagendo a una parola di comando. Per quanto potessero perfezionare il sistema dei compensi e dei castighi, si troverebbero di fronte a un compito impossibile. …..
-La Morgan cita tra le altre cose, l’esperienza di due psicologi americani K. J. e Caroline Hayes che hanno impiegato sei anni per insegnare alla loro scimpanzé Viki, quattro parole, mentre molti scimpanzé imparano in modo relativamente facile il linguaggio dei segni.-
….. A me sembra certo che se un primate arboricolo fosse passato dagli alberi alla savana e avesse avuto molto bisogno di un segnale per dire “antilope”, si sarebbe servito del sistema di comunicazione tradizionale dei primati, il segnale visivo. Sarebbe stato come Washoe; sarebbe stato come un cacciatore inglese con una guida chinook che voglia scovare un alce a apra le mani imitando la disposizione ramificata della corna. Avrebbe mimato un’antilope; così come le danze cerimoniali delle tribù primitive mimano tuttora i movimenti delle prede e dei loro predatori. …..
…. Senza dubbio non si sarebbe mai incamminato lungo il faticoso sentiero di Viki per far sì che i propri ululati e grugniti si piegassero alla sua volontà, a meno che qualche formidabile cambiamento ambientale non avesse causato la disfunzione, simultanea, di tutti i suoi altri canali di comunicazione, le ghiandole odorifere, le espressioni facciali, gli atteggiamenti del corpo, i gesti, i movimenti degli occhi, i rapporti spaziali, lasciandogli solamente lo strumento più improbabile e meno duttile su cui far conto, la sua voce.
Gli accadde proprio questo. E gli accadde molto tempo prima che divenisse cacciatore. Quando cominciò a vivere nel mare, la comunicazione olfattiva divenne virtualmente non operante. Questo poté essere un altro dei fattori che contribuirono alla cessazione dell’estro; e avrebbe agito anche sulla segnalazione di ogni altra reazione emotiva.
Qualsiasi particella chimica emessa da un primate acquatico sarebbe stata portata lontano molto rapidamente nell’acqua. Orbene, i pesci possono percepire facilmente odori dissolti nell’acqua; insetti e animali  possono percepire odori sospesi nell’aria, ma un primate, la cui respirazione è polmonare, fiuta inalando aria, e se comincia a inalare acqua viene a trovarsi nei guai.
Di gran lunga più sconcertante, tuttavia fu la deformazione del sistema di segnalazioni visive. Quando si sta nuotando, non ci si può drizzare a gambe rigide; non si può compire un rapido e controllato balzo in avanti per due metri e poi fermarsi di colpo; non si può continuare a fissare senza batter ciglio il proprio antagonista con l’onda improvvisa che ti si rompe sulla testa o con il risucchio che ti trascina indietro; non si può placare l’avversario presentandogli le terga, né dominarlo montandolo; non si può dominarlo dall’alto drizzandosi in tutta la propria statura bipede; non si può umiliarlo guardando altrove se non si ha la certezza che esso ci osservi o che non attribuisca il nostro voltare la testa a un nuovo stile di nuoto; non si può rispettare, né aspettarsi che esso rispetti, la prescritta quantità di spazio personale o l’opportuno spiegamento di rapporti spaziali equilibrati in un mezzo che può sbalestrare entrambi qua e là come due pezzi di sughero, e alcune delle più classiche espressioni facciali, come la minaccia a bocca aperta, tendono a concludersi con un gorgoglio e uno sputacchiamento se le mantieni troppo a lungo.
Il mare era sicuro e fresco e brulicante di cibo; ma buttava all’aria i rapporti sociali e la struttura di dominio. Gradualmente, nel corso di molte generazioni, l’ominide cominciò a rendersi conto, come Viki, che le sole volte nelle quali otteneva la ricompensa, quando si trovava nell’acqua, non erano quelle in cui drizzava i peli, o si accigliava, o agitava le braccia, ma quelle in cui un suono gli usciva dalla gola, un fenomeno di se stesso al quale non aveva mai prestato molta attenzione conscia, sebbene avesse riconosciuto i suoni quando erano emessi dai suoi compagni. La ricompensa nel suo caso consisteva nell’attenzione degli altri del gruppo. ….

…. In seguito quando l’ominide divenne effettivamente un cacciatore ed ebbe bisogno di un segnale per “antilope”, ne scelse uno vocale; ma questo accadde soltanto perché dieci milioni di anni di evoluzione acquatica avevano trasformato il canale di comunicazione vocale. Dopo essere stato uno di quelli che meno probabilmente si sarebbero potuti espandere e diversificare, aveva finito con il diventare più ovvio. Ciò non è mai accaduto a nessun mammifero terrestre.
E ai mammiferi marini? Si, naturalmente. Essi si imbatterono nella stessa difficoltà e trovarono la stessa soluzione. Per un gran numero di questi animali la vocalizzazione è divenuta un’attività controllata consciamente. Non occorrono sei anni di fatiche di due preparati psicologi per addestrare un delfino ad esibirsi nel suo numero. Anche un principiante assoluto può accingersi a un corso di addestramento con una scorta di pesce e una modesta quantità di pazienza e, dopo pochi mesi, il suo delfino gorgheggerà servizievole nel microfono, contro l’elargizione di un’aringa e farà crepare dalle risate gli spettatori. ….

-La Morgan mette in evidenza con varie argomentazioni come quello dei delfini e delle balene, sia in effetti il linguaggio più evoluto del regno animale dopo quello umano-
…. Secondo me, le stesse forze che hanno portato i delfini proprio sulla soglia del discorso, furono quelle che vi portarono anche l’ominide, e lasciarono indietro, a una distanza immensa, tutti gli altri primati.
Che cosa ci spinse al di là della soglia, mentre tutte le altre specie, nell’acqua oltre che sulla terra, rimanevano dall’altro lato? In parte, il fatto che eravamo la specie di gran lunga più complessa e progredita mai divenuta acquatica. La nostra organizzazione sociale era sviluppatissima, tra le specie acquatiche, soltanto i delfini e le orche si approssimano a noi sotto tale aspetto, il nostro sistema di segnalazioni era immensamente sottile ed espressivo, e quando questi segnali cessarono di funzionare, divenne proporzionalmente imperativo accrescerli. Ci servimmo della bocca per pretendere attenzione, per esercitare il dominio e per regolare i rapporti, laddove, in precedenza, ci eravamo serviti soltanto della faccia e del corpo.
Ma dobbiamo ancora spiegare il primo nome, il segnale significativo che la scimmia antropomorfa abitatrice della terra non aveva mai avuto bisogno di evolvere.
E’ possibile che nel nostro ambiente litoraneo altamente specializzato tale esigenza abbia cominciato a farsi sentire. Supponiamo che la scimmia antropomorfa si sia immersa qua e là in acqua basse e abbia veduto un dugongo. I dugonghi erano comunissimi allora, perché fino all’arrivo della scimmia nuda, non avevano avuto nemici. Si trattava di un grosso esemplare lungo due metri e mezzo e la scimmia aveva bisogno di aiuto, per cui gridò “Ehi!” a suo fratello seduto su uno scoglio. Suo fratello la guardò e la scimmia gridò di nuovo e fece segno. Ma il fratello non se la sentiva di fare una nuotata e non c’era modo di fargli capire il motivo di tanta agitazione. Non vedeva altro che gli sbracciamenti dell’ominide e la luce scintillante sulla superficie dell’acqua. A questo punto, non bastava più fare “Pssst!” e indicare qualcosa con un gesto. Non era più vero, come lo sarebbe stato nella savana, che quanto il primo animale riusciva a percepire lo poteva percepire anche il secondo animale.
L’ominide nell’acqua era reso smanioso dalla necessità di comunicare l’informazione esclusiva e il canale vocale di recente divenuto flessibile offriva il mezzo da impiegare. Non sappiamo quale suono emise la scimmia, forse un suono tipo “ium ium” che significava”questo è cibo”, forse un suono profondo e rotondo che significava “questo è enorme”; oppure un suono liquido per imitare il rumore sguazzante causato dalla creatura informe quando viene issata fuori dall’acqua su alghe bagnate. Per comodità, supponiamo arbitrariamente che avesse detto “pesce”. Naturalmente fu inutile. Tutte le parole sono inutili finché almeno due persone non sanno cosa significano.
Ma l’ominide era stato spronato dalla necessità di un nome come nessun altro animale era mai stato spronato prima di allora. L’insuccesso bruciò in lui e la prima volta che un dugongo venne gettato dalle onde sulla spiaggia, egli afferrò il fratello per i capelli, gli spinse giù la testa con la faccia contro la pelle liscia e bagnata, pronunciò con rabbia, ripetutamente, la parola “Pesce! Pesce!” e sferrò un calcio al sirenide e un pugno alla testa del fratello per insegnarli a non essere così stupido la volta successiva. Dopo alcuni milioni di anni di episodi di questo genere, prima o poi il fratello di qualche ominide imparerebbe il messaggio; e i due formerebbero una coppia molto abile e adattabile, e la tribù imparerebbe da essi. E’ inoltre probabile che i più lesti nel capire le parole sopravviverebbero più facilmente e propagherebbero la loro specie.
Eppure, l’ominide diceva “pesce” soltanto quando un pesce era presente; non si trattava ancora di un nome comune astratto, ma veniva sempre applicato a un singolo esemplare concreto presente in quel determinato momento nelle immediate vicinanze. Giunse però una notte in cui l’ominide si era ritirato nella sua grotta. La figlioletta di lui era felice; stava spontaneamente vocalizzando a caso, come può fare un giovane delfino allegro, e si esercitava a emettere suoni uditi sulla spiaggia quel giorno. Disse “Pesce”. I genitori risero perché la parola era stata pronunciata con tanta chiarezza, e siccome essi ridevano, la piccola ominide la ripeté. Seguì un breve e allibito silenzio, perché era accaduta una cosa nuova e misteriosa. Non esisteva alcun pesce nella grotta; nessun pesce e nessuna lisca di quel pesce, nessuna immagine, né odore, né suono del pesce, ma un pesce si era presentato nelle loro menti, un nome comune contenente  l’essenza dell’intera specie di quel pesce; non il prodotto finale di segnali sensoriali proveniente dal loro ambiente fisico, ma un qualcosa generato per la prima volta dal nulla grazie all’interazione vocale e mentale degli ominidi.
La piccola ominide continuò a ciarlare finché il padre grugnì e si allontanò per dormire e finché la madre non le cacciò un capezzolo in bocca per farla tacere. Non era abbastanza affamata per succhiare, ma le piaceva tenerlo tra le labbra. Continuò a canticchiare tra sé e sé, a volte chiudendo le labbra intorno al capezzolo e a volte lasciandolo andare; e coniando così la classica parola bisillabica che ha dato nome all’intero potente ordina biologico dal quale era stata prodotta.
“Mam-ma, disse la piccola ominide, Mam-ma”.

Elaine Morgan “L’origine della donna” Cap 8 L’inversione di marcia

Quello che segue è un estratto del capitolo, i puntini indicano testo mancante, le parole in corsivo sono mie aggiunte.
Cap 8 L’inversione di marcia.
Finalmente la pioggia venne. Nel corso di un lungo periodo, che gli archeologi non sono mai riusciti a misurare, il pliocene si fuse nel pleistocene.

I deserti rinverdirono e la cacciagione si moltiplicò e i fiumi inariditi che, simili a rivoletti, avevano continuato a scorrere su letti sassosi fino al litorale dell’ominide, divennero di nuovo ampi e lisci. L’acqua che contenevano era dolce a bersi;  cespugli e alberi crebbero lungo le loro rive. C’erano  frutti sugli alberi e pesci nei fiumi. Le scimmie nude trovarono i fiumi piacevolissimi e li risalirono, inoltrandosi sempre e sempre più nell’interno.

Non avevano più paura dell’interno.  La vita non era più così feroce adesso che cibo ed acqua abbondavano. E  inoltre esse erano probabilmente più grosse di quando avevano abbandonato la terra (le creature che tornano al mare diventano invariabilmente più grosse) e si sentivano più fiduciose. Avevano ragione di esserlo. Si erano abituate a nutrirsi in pratica di qualsiasi cosa; disponevano di utensili e armi; ed erano padrone di due elementi, il che costituiva un grande vantaggio.
Barriere geografiche insormontabili per i gorilla e gli scimpanzé, non rappresentavano per esse un ostacolo ormai. ….

….. Ma dovunque l’ominide approdasse su nuovi lidi, si trovava ora di fronte a nuove difficoltà. I mammiferi terrestri, constatò, erano più veloci e più feroci dei mammiferi marini; tuttavia egli doveva affrontarli, perché essendo ormai cessata la lunga ondata di caldo, accadeva spesso che i venti imperversassero gelidi contro la sua nuda pelle, e gli occorrevano le pellicce degli animali, oltre alle loro carni.

Fortunatamente era all’altezza della sfida. Un grande cambiamento ambientale, dalla terra al mare, aveva impresso uno scossone enorme alla intera sua biologia, introducendo nuovi problemi, nuove tensioni, rimodellando il suo corpo, foggiando di bel nuovo i suoi metodi per percepire il proprio ambiente e i propri simili, mantenendone sveglia e malleabile la mente. Un secondo cambiamento del genere entro i limiti di un breve periodo evolutivo, il ritorna alla terra, rinnovò lo scossone prima che l’ominide avesse avuto il tempo di diventare troppo specializzato e di adagiarsi in quel genere di solco evolutivo che inghiotte una specie troppo perfettamente adattata a una singola nicchia.

Avrete forse notato che il pronome è passato da “essa” a “esso”. Questo perché ci stiamo avvicinando al periodo in cui il comportamento del maschio comincia a cambiare più rapidamente del comportamento della femmina. L’ominide incomincia a pensare di specializzarsi nella caccia: Tarzan, finalmente, è in attesa tra le quinte.
Prima che si faccia avanti sulla scena, dedichiamo ancora un capitolo al riesame dell’oceano e della sua influenza.
Il tema del presente libro è consistito nel sostenere che un numero sorprendentemente grande delle differenze tra noi e i nostri più prossimi parenti zoologici può essere spiegato postulando come, dopo esserci inizialmente evoluti quali mammiferi terrestri, tornammo al mare e diventammo acquatici. Non è pretendere troppo chiedere a qualsiasi zoologo di credere a tale mossa, perché essa è stata compiuta più e più volte nella storia del mondo. Ma la teoria postula inoltre che, dopo aver percorso parecchia strada per diventare una creatura acquatica, la nostra specie esegui, per così dire, una spettacolare inversione di marcia, usci nuovamente dall’acqua e tornò definitivamente alla terra. ….

…. Devono essere esistite specie più primitive dei primati che trovarono la terra sempre più inospitale e scelsero la via di scampo nell’acqua. Ve ne fu mai una  tornata alle sua antiche dimore quando la terra ricominciò a sorridere? E’ sempre più facile credere a una cosa accaduta due volte. ….
-La Morgan analizza per alcune pagine il problema e propone come esempio di animale parzialmente adattato alla vita acquatica e poi tornato alla terra, l’elefante. Esso rappresenterebbe in un certo senso un “precedente” di inversione di marcia.-
…. E ora torniamo all’Homo sapiens. Anche in noi esistono tuttora decine e decine di caratteristiche non chiarite. Alcune sono troppo insignificanti per aver richiamato attenzione; altre sono così fondamentali che di rado ci rendiamo conto della loro anormalità.

Perché ad esempio esistono così poche femmine che si comportano come voyeurs? Perché non si vedono mai  torpedoni  noleggiati appositamente, carichi di donne emancipate che si precipitano nella grande città per assistere a una serata di spogliarelli? Le copertine delle riviste destinate agli uomini presentano spesso il ritratto plasticato di una bella ragazza nuda. Ciò non significa che i lettori siano vecchi sudicioni; è del tutto giusto e naturale che un uomo sia piacevolmente stimolato dalla vista di una figura nuda del sesso opposto.

Ma cosa presentano il più delle volte, le copertine delle riviste femminili? Ma sì, un’altra bella ragazza! Il più delle volte si tratta della testa e non del corpo, e quasi sempre essa è vestita e non nuda, ma gli editori non fanno il loro mestiere soltanto per divertirsi, e se i nudi maschili facessero vendere alle donne più copie delle fotografie di donne con graziosi vestiti, si affretterebbero a stampare uomini nudi. Invece non lo fanno. Perché mai? E perché si ritiene del tutto ragionevole spiegare l’orrore che hanno le femmine dei serpenti dicendo che trattasi di simboli fallici?
Se ci pensate su la cosa è molto strana. Per molte femmine di primati non umani, il fallo è un bellissimo spettacolo. Il mandrillo, ad esempio, Siede ben dritto ed esibisce alla femmina un pene eretto, sempre di un rosso vivido sottolineato da chiazza scrotali di un azzurro brillante, ed essa trova affascinante quella vista. …

-La Morgan osserva anche che tra gli animali, chi fa sfoggio di colori brillanti o folte criniere, chi si “esibisce” è sempre il maschio, La femmina osserva e sceglie. Solo nella nostra specie ci si aspetta che sia la femmina quella cui spetta di essere contemplata e quella che debba avere un ruolo più passivo nella scelta.-
…. Nonostante milioni di anni di disinganni, l’uomo non ha perduto il proprio convincimento di possedere, come il mandrillo, una appendice sessuale irresistibilmente bella, anche senza i colori primari. La ammira egli stesso, se è abbastanza grossa, la ammirano anche i suoi compagni negli spogliatoi.  Ma un piccolo dubbio si è insinuato nella sua mente. ….
…. Una valutazione estetica assolutamente schietta della donna media, per quanto piacere tattile essa possa derivare dall’organo, sarebbe probabilmente: “be’, diciamo la verità, non è molto grazioso.”
-La Morgan cerca di capire se la reazione di disgusto o di fastidio che molte donne provano alla vista del pene maschile sia solo culturale o affondi le sue radici in qualcosa di molto più antico e innato. Cita a questo proposito gli studi fatti sui movimenti involontari degli occhi e le reazioni di dilatazione e restringimento delle pupille.-
…. Se mostrate a una donna la fotografia di un maschio nudo, anche le sue pupille si dilatano, specie se è giovane e bello. Ma se fate intervenire un altro strumento costruito per determinare dove si sofferma il suo sguardo, potete constatare che la donna, quando le si mostra la fotografia di un uomo, guarda a lungo la testa, il volto, il busto e le braccia, oltre all’addome, mentre l’uomo, osservando l’immagine di una donna, spesso non di dà la pena di guardare al di sopra del collo. In qualche punto essi partono ovviamente da premesse diverse.

Così, se il giudizio finale di lei sulla metà inferiore di un maschio, veduto di fronte e rampante, è che si tratta di uno spettacolo interessante, ma non attraente, e senza dubbio non di uno spettacolo che la indurrebbe a nascondersi  o a pagare per contemplarlo, non possiamo accantonare ciò come una reazione culturale. E’ possibile che, a differenza del mandrillo, la donna sia passata attraverso un protratto stadio evolutivo nel quale le associazioni di una visione del genere erano più sconvolgenti che piacevoli. ….

-La Morgan prende poi in considerazione due fobie, quella dei ragni  e quella dei serpenti, che potrebbero avere una radice “innata”-
…. Già che siamo in argomento, vediamo di approfondire la faccenda del ragno e del serpente che destano in noi tanti atavici timori. La vista di una tarantola può far restringere le nostre pupille più di qualsiasi altra cosa. Non è una spiegazione sufficiente dire che alcune specie di ragni sono velenose. I ragni che mordono persone sono infinitamente più rari degli insetti pronti a fare la stessa cosa, ma sebbene noi osserviamo le api con cautela e rispetto, non molte persone reagiscono ad esse con orrore.

Desmond Morris rileva una accentuata differenza dipendente dal sesso nella reazione ai ragni, e decide che essi debbono essere un ennesimo simbolo. ….

-legato alla pubertà e allo sviluppo sessuale-
…. Penso che la donna reagisca alla forma e al movimento: e penso che l’avversione ai ragni venne a determinarsi, come altre reazioni oculari, sulle spiagge di quel litorale ancestrale, quando, si può dire, la sola creatura abbastanza agile e impavida per rappresentare un pericolo per la scimmia e il suo piccolo indifeso era quell’altro artropode dal corpo schiacciato e dalla lunghe zampe, il granchio, ed è del tutto prevedibile che essa si preoccupi di più a causa degli artropodi quando arriva all’età nella quale può generare bambini impossibilitati a fuggire. ….
…. La nostra fobia dei serpenti è stata spiegata di solito come qualcosa che abbiamo portato con noi giù dagli alberi, perché se si mostra un serpente ad un scimpanzé in un giardino zoologico, esso viene preso dal panico.

Non sono troppo sicura però che il suo orrore abbia la stessa, identica, natura del nostro. ….

…. Forse è soltanto una coincidenza il fatto che le altre minacce importanti per gli ominidi nelle loro acqua basse abbiano assunto precisamente questa forma. Ciò varrebbe non soltanto per i serpenti di mare, molti dei quali sono estremamente velenosi e di gran lunga più aggressivi dei loro parenti terrestri, ma anche per le murene, che si fissano sotto gli scogli dove l’ominide si tuffava. I loro muscoli sono molto più forti dei suoi e i loro denti non mollano mai la presa; se una di esse mordeva sott’acqua un dito della mano o un piede dell’ominide e quest’ultimo non disponeva di una selce abbastanza affilata per segar via o il proprio dito, o la testa della murena, senza dubbio non riemergeva mai più a respirare.

D’accordo, sembra una teoria stiracchiata. Ma inchieste statistiche hanno accertato che il serpente è, con un margine enorme, l’animale più odiato dalle persone (il ragno viene al secondo posto), e la cosa più strana al riguardo è che quando si amplia il questionario allo scopo di stabilire quale aspetto della creatura desti tanto disgusto, la grande maggioranza degli odiatori di serpenti spiega con molta prontezza di non poter sopportare il rettile “perché è viscido”, Orbene, la murena è molto viscida, ma la pelle dei serpenti è asciutta quanto un pezzo di corda sotto al sole. Il viscido serpente che popola i nostri incubi non esiste in nessun luogo del mondo di Dio, tranne le acqua morte della memoria razziale dell’Homo sapiens.

Tutto ciò naturalmente è molto teorico, anche se non più teorico di altri tentativi di spiegare lo stesso fenomeno. Ma se c’è qualcosa di vero in tutto ciò, è importantissimo per noi valutare nel modo giusto queste cose nella mente.
La maggior parte delle persone che hanno scritto del sesso, e in particolare degli atteggiamenti delle donne nei confronti del sesso, sono state propense a presumere che debba esistere una predisposizione biologica straordinariamente forte e inequivocabile ad accostarsi ai rapporti sessuali con gioia e desiderio, e che ogni esitazione o apprensione debba essere il risultato di una pudicizia eccessiva e di inibizioni artificiali; e che, per conseguenza, queste ultime debbano essere combattute con il rimprovero e la derisione. Oppure che siano il risultato di perversioni, o dell’aver veduto qualcosa di disgustoso nella legnaia, al che la reazione opportuna sarebbe: “tu sei malata”.
E’ possibilissimo, come nel caso della paura dell’innocua biscia, che la verità sia tutto l’opposto: che esista una predisposizione innata all’ansia, la quale può essere sormontata con la ragione e l’esperienza, e con assicurazioni, da parte della tribù, che trattasi di una Buona Cosa; l’ansia però può essere potentemente rafforzata da qualsiasi incontro allarmante. E’ il timore ad essere sottocorticale; ed è la mente conscia che impara a non tenerne conto come una manifestazione atavica e disadattata, simile alla paura dei temporali. Quasi tutte le donne, in un momento o nell’altro, si sono indignate, e a buon diritto, a causa delle sensazioni di ripugnanza degli uomini nei loro confronti, del loro “orrore” per l’impurità della mestruazione, della costumanza di andare in chiesa dopo il parto, e di tutte le altre barbare assurdità. Ma anche agli uomini è toccata la loro parte ed essi sono stati definiti sudici e bestiali; vi sono pagliuzze nei nostri occhi come nei loro, Sarà un gran buona cosa quando noi tutti riusciremo a liberarcene. E sarà una cosa altrettanto buona se non ci aspetteremo reciprocamente miracoli sotto questo aspetto; se noi tollereremo negli uomini, e loro tollereranno in noi, il fatto che taluni elementi di questo reciproco disgusto hanno radici che affondano indietro nel tempo non, come pensava Freud, di vent’anni, fino all’infanzia dell’individuo, ma di quindici milioni di anni, fino all’infanzia della specie.

2003 VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA  «In breve, la femmina si trovava in una situazione impossibile»
Venerdì scorso è morta Elaine Morgan (aveva 92 anni), studiosa dell'evoluzione antropologica e divulgatrice della teoria delle scimmie acquatiche. Nel 1972 scrisse L’origine della donna, che divenne subito un best seller mondiale, tradotto in venticinque paesi ma ignorato dalla comunità scientifica. Lo si capisce fin dal titolo: il libro costituì una vera e propria sfida alle interpretazioni dell’evoluzione, tutte in chiave andro-centrica, e al ruolo predominante che in quelle ipotesi ha il maschio cacciatore riportando al centro dell’evoluzione della specie la donna, i bambini e l’acqua. 
È stata accusata di femminismo, ma nessuno è mai riuscito a confutare seriamente le sue teorie. Nel 2003, sul Guardian venne pubblicato un lungo articolo intitolato 
Vieni dentro. L’acqua è bella.
Finalmente, Elaine Morgan, sostenitrice della teoria della scimmia acquatica e autrice del best seller L’origine della donna, viene presa seriamente dalla comunità scientifica.
Capitolo 1: Il mito creato dall’uomo.
Stando al libro della Genesi, Dio creò per primo l’uomo. La donna fu non soltanto un ripensamento, ma un’amenità. Per quasi duemila anni si ritenne che questo sacro testo giustificasse la sua subordinazione e ne spiegasse l’inferiorità; poiché, anche in quanto copia, ella non era una copia molto ben riuscita. Esistevano differenze. La donna non costituiva una delle più belle opere di Dio. …
… In quasi tutta la letteratura che si occupa delle differenza tra i sessi serpeggia sotto sotto, una tesi sottile secondo la quale la donna sarebbe un uomo “nato storto”; La donna cioè, sarebbe una versione distorta dello stampo originario. 
Gli uomini sarebbero la norma e noi donne saremmo la deviante.
Ci si sarebbe potuti aspettare che quando Darwin si fece avanti e scrisse una versione completamente diversa dell’origine dell’uomo questa tesi venisse sradicata, poiché Darwin non riteneva che la donna fosse un ripensamento: egli pensava che l’origine di lei fosse come minimo contemporanea a quella dell’uomo. Ciò avrebbe dovuto portare a una sorta di sfondamento nei rapporti tra sessi. Invece non fu così.
Quasi subito gli uomini si dedicarono al compito per essi congeniale e affascinante di elaborare tutta una serie completamente nuova di ragioni in seguito alle quali la donna era manifestamente un essere inferiore e irreversibilmente subordinato. Da allora hanno continuato a dedicarvisi allegramente. Anziché alla teologia, ricorrono alla biologia e all’etologia e allo studio dei primati, ma vi ricorrono per pervenire alle stesse conclusioni.
… La leggenda del retaggio della giungla e dell’evoluzione dell’uomo in quanto carnivoro cacciatore ha affondato nella mente del maschio radici salde quanto quelle della genesi….
…. Ho una considerevole ammirazione per gli scienziati in generale e per gli studiosi dell’evoluzione e dell’etologia in particolare, e sebbene ritenga che talora essi siano andati fuori strada, ciò non è accaduto esclusivamente in seguito a pregiudizi. In parte la cosa è dovuta ad un puro incidente semantico, al fatto che “uomo” è un termine ambiguo, significa la specie; e significa inoltre il maschio della specie. Se si incomincia a scrivere un libro sull’uomo …. incomincia a formarsi nel pensiero un’immagine mentale di questa creatura in evoluzione. Sarà un’immagine maschile, e l’uomo diverrà l’eroe del racconto:
Ogni cosa e chiunque altro nel racconto si riferiranno a lui. …
…. Quanto più continuavo a leggere i libri scritti dall’uomo su se stesso, tanto più anelavo a trovare un volume che cominciasse in questo modo: “Allorché la prima antenata della stirpe umana discese dagli alberi, non si era ancora sviluppato in lei quel cervello formidabile che doveva distinguerla così nettamente da tutte le altre specie”.
Naturalmente la femmina non fu la prima antenata più di quanto lo fu il maschio, ma non lo fu neppure meno di lui. Si trovava là, sempre, anch’essa, e contribuì con una metà dei geni ad ogni successiva generazione. Quasi tutti i libri si dimenticano di lei per la maggior parte del tempo. La trascinano in scena, alquanto all’improvviso, per l’obbligatorio capitolo sul sesso e la riproduzione, dopo di che dicono “Benissimo, amore, ora puoi andartene”, e riprendono a dissertare sull’argomento davvero sostanzioso del Potente Cacciatore con le sue belle armi nuove e le sue belle, nuove gambe diritte, intento a correre sulle pianure del pleistocene. ….
… Si ritiene che quasi ogni nostra caratteristica sia derivata da ciò. Se la nostra andatura è eretta, ciò è dovuto al fatto che il Potente Cacciatore dovette erigersi allo scopo di scrutare l’orizzonte per cercare la preda. Se viviamo nelle caverne, fu perché i cacciatori avevano bisogno di una base cui fare ritorno. Se imparammo a parlare, fu perché i cacciatori dovevano progettare il safari successivo e vantarsi dell’ultimo.
Desmond Morris, cogitando sulla forma del seno femminile dedusse all’istante che le mammelle si erano evolute in quanto il compagno della donna era diventato un potente cacciatore, e difese questa tesi assurda con la più grande ingegnosità. C’è un qualcosa nella figura di Tarzan che li ha ipnotizzati tutti.
Il primo mistero è: che cosa accadde durante il pliocene? … … Che cosa accadde agli australopitechi?
Secondo interrogativo: Perché camminavano eretti? Dovette esservi una ragione davvero potente in seguito alla quale fummo costretti per un lungo periodo di tempo a camminare sugli arti posteriori sebbene quell’andatura fosse più lenta. Dobbiamo scoprire tale ragione. …
…Altro interrogativo: Perché la scimmia nuda divenne nuda?
Desmond Morris sostiene che, a differenza di carnivori più specializzati, come i leoni e gli sciacalli, la scimmia ex vegetariana non era fisicamente attrezzata “per lanciarsi fulmineamente verso la preda”. Avrebbe sofferto “un caldo eccessivo durante la caccia, e la perdita del pelo sarebbe stata di grande importanza nei momenti supremi della caccia
stessa”. Ecco un esempio di perfetto modo di pensare androcentrico. Esistevano due sessi anche allora ed io non credo che sia mai stato così semplice privare una femmina della pelliccia, soltanto per evitare al buon maschio di coprirsi di sudore durante i suoi momenti supremi. …
… Questo problema sarebbe potuto essere risolto dal dimorfismo: la perdita del pelo più  accentuata in un sesso che in un altro. E fu così, naturalmente, ma sfortunatamente per i tarzaniani, fu la femmina che restava in casa a diventare più nuda, e fu il surriscaldato cacciatore a conservare i peli sul petto.
Domanda successiva: Perché la nostra vita sessuale è diventata così complessa e sconcertante?
La risposta che si da, non ho quasi bisogno di dirlo è la seguente: tutto cominciò quando l’uomo divenne un cacciatore. Egli doveva percorrere lunghi tragitti per inseguire la preda e cominciò a preoccuparsi di quello che avrebbe potuto combinare la sua piccola donna…. Divenne necessario, così si racconta, stabilire un sistema di “legame di coppie”,… “il metodo più semplice e più diretto per riuscirvi consisteva nel rendere più complicate e più ricche di compensi le attività condivise dalla coppia. In altri termini nel rendere il sesso più sexy”.
A tale scopo, alle nude scimmie spuntarono i lobi delle orecchie, narici carnose e labbra che sporgevano in fuori, tutto ciò, si sostiene, affinché gli individui si stimolassero vicendevolmente fino alla frenesia. I capezzoli della signora scimmia divennero intensamente erogeni, essa inventò e brevettò l’orgasmo femminile e imparò a reagire sessualmente in ogni momento…. Inoltre le scimmie decisero di passare al sesso faccia a faccia, in luogo del maschio che montava la femmina da tergo, come in precedenza, perché questo nuovo metodo portava ad un “sesso personalizzato”. … Ciò mise alquanto in imbarazzo la signora Scimmia Nuda. Fino a quel momento, la cosa elegante da esibire negli approcci sessuali era consistita in “un paio di natiche carnose, emisferiche”. Ora, di colpo, le natiche non la facevano approdare a niente. Si avvicinava al compagno facendo a più non posso segnali di identità soltanto frontali con i suoi bei nuovi lobi delle orecchie e con le narici, ma, per una ragione o per l’altra, il maschio non voleva semplicemente saperne. Sentiva la mancanza degli emisferi carnosi, capite. La situazione era critica, insiste il dottor Morris. “Se la femmina della nostra specie voleva spostare con successo l’interessamento del maschio verso la parte anteriore, l’evoluzione avrebbe dovuto fare qualcosa per rendere più stimolante la regione frontale”. 
Indovinate che cosa? Di primo acchito la femmina puntò su un secondo paio di emisferi carnosi nella regione toracica e noi fummo salvati una volta di più per un pelo. Queste sono tutte ipotesi appassionanti, ma non possono di certo essere prese sul serio. I branchi di lupi riescono a collaborare senza tutto questo armamentario erotico. ….
…E soprattutto, da quando in qua una intensificata sessualità ha garantito un’accresciuta fedeltà? Se il maschio della scimmia nuda poteva vedere tutto questo aggiunto potenziale sessuale nella propria compagna, come avrebbe potuto non accorgersi che la stessa cosa accadeva a tutte le altre femmine intorno a lui? Quale effetto si ritiene che ciò avrebbe potuto avere su di esso, specie più avanti nella vita, quando si fosse accorto che i quattro emisferi della sua signora scimmia diventavano un po’ meno carnosi di un tempo?
Non abbiamo ancora incominciato con gli interrogativi non posti. Prima di concludere il presente capitolo, accennerò soltanto a due di essi fra tanti. 
Primo: se l’orgasmo femminile si determinò nella nostra specie per la prima volta allo scopo di fornire alla femmina “una ricompensa di comportamento” dell’accresciuta attività sessuale, perché in nome di Darwin, la faccenda è stata così abbarrocciata che si sono avute intere tribù e intere generazioni di donne quasi inconsapevoli della sua esistenza? …
Secondo: perché nella nostra specie il sesso è divenuto così strettamente legato all’aggressività?
In quale modo il sesso e l’aggressività, i due inconciliabili del regno animale, divengono soltanto nella nostra specie così strettamente connessi che i termini relativi all’attività sessuale li si ringhia come insulti e imprecazioni? In quali termini evolutivi dobbiamo spiegare il marchese De Sade e gli echi sotterranei che il suo nome evoca in tante menti umane?
Non, ritengo, nei termini di Tarzan. E’ tempo di affrontare nuovamente l’intero problema dall’inizio: questa volta dal lato femminile e seguendo una strada completamente nuova.
Capitolo 2: La via di scampo
Tanto tempo fa, dunque, indietro nel tempo fino al mite miocene, esisteva una scimmia pelosa, generalizzata, vegetariana, preominide. In essa non si era ancora sviluppato il cervello efficientissimo che distingue oggi la donna da tutte le altre specie. ….
…. Come i gorilla attuali, essa si procurava il cibo sugli alberi e dormiva tra i rami, ma trascorreva parte del proprio tempo al suolo. Tuttavia era più piccola e più leggera di un gorilla; e non era fiduciosamente persuasa come il gorilla che la sua specie potesse sconfiggere qualsiasi altra creature in quella parte delle foreste.
Dopo un paio di milioni di anni di questa pacifica esistenza le prime ondate di calura torrida del pliocene cominciarono a inaridire il continente africano. Tutto intorno alla foresta gli alberi cominciarono a disseccarsi nella siccità e furono sostituiti da boscaglia e prateria. … … Si rese subito conto che là non si sarebbe trovata a suo agio. Disponeva di quattro mani più adatte ad afferrare che a camminare e al suolo non era molto veloce
…. Nella foresta aveva variato spesso la propria dieta a base di frutta cibandosi di piccoli insetti e di bruchi, e per molto tempo questo fu il solo cibo che le riuscisse di trovare e che le sembrasse remotamente edibile. Non pensò mai di scavare in cerca di radici, non era molto intelligente. …. Divenne orrendamente magra e malconcia. …
I suoi fratelli maschi erano probabilmente più forti e meglio equipaggiati … il proconsole ci si dice aveva “grossi canini fatti per battersi”. Ardrey li paragona ai “magnifici pugnali sfoggiati dalle scimmie antropomorfe e dai babbuini”. Ma non è esattamente vero che tutti i babbuini sfoggiano magnifici pugnali. Soltanto i babbuini maschi li hanno. …. 
Può darsi benissimo che sia stato così anche per le scimmie del pliocene, pertanto, mentre il fratello della nostra femmina, se raggiunto da qualche animale delle dimensioni, diciamo, di un gattopardo americano, poteva infliggere alcune lacerazioni assai dolorose, essa poteva fare poco più che rosicchiargli ostinatamente l’orecchio mentre il felino la squartava da cima a fondo. ….
In breve la femmina si trovava in una situazione impossibile. Il solo cibo esistente in abbondanza era l’erba, che il suo stomaco non era in grado di digerire. Tutto in quell’ambiente (tranne gli insetti) era o più grosso, o più feroce, o più veloce di lei. Molti degli animali erano più grossi, più feroci e più veloci. ….
Tenuto conto delle circostanze, essa poteva diventare una cosa sola, e lo divenne subito.
Finì col diventare il pranzo del leopardo. ….
L’obiezione del lettore in genere è più sentita. Se questo primate disceso dagli alberi si estinse, che ne fu del lieto fine? E noi?
Farò adesso una completa confessione e ammetterò che quella scimmia femmina non fu effettivamente la nostra nonna, ma una pro-prozia dal lato materno, così sfortunata da vivere al centro di un continente. Centinaia e centinaia di chilometri più lontano, nei pressi della costa, viveva una sua cugina della stessa specie…
… Essa constatò con gioia che ogni creatura sulle spiagge o nell’acqua era o più piccola, o più lenta, o più pavida di quanto lo fosse lei.
Passò con disinvoltura, quasi senza rendersene conto, dall’abitudine di cibarsi di piccoli insetti striscianti a quella di nutrirsi con piccoli striscianti gamberetti e granchiolini.
C’erano migliaia di uccelli marini che nidificavano sulle scogliere, e poiché essa possedeva mani capaci di una salda presa e non soffriva di capogiri, colmò un’altra nicchia ecologica vuota andando in cerca di uova. Oltre ai gamberetti, esistevano grosse creature dai gusci più duri, che assomigliavano ai mitili, ostriche e aragoste. Il suo compagno era solito stritolare i gusci o aprirli a forza con i denti simili a pugnali; essa invidiava ciò perché, non possedendo canini così lunghi, non sempre riusciva a sfamarsi.
In un ozioso pomeriggio, dopo parecchi tentativi ed errori prese un ciottolo – ciò non richiese assolutamente una particolare fortuna perché la spiaggia era coperta da migliaia di ciottoli -, colpì con esso uno dei gusci, e il guscio si spaccò. Provò ancora e ogni volta il risultato fu lo stesso. Così la femmina cominciò a servirsi di strumenti e il maschio la osservò e la imitò. ….
…. Ogni volta che accadeva qualcosa di allarmante dalla parte dell’entroterra – o talora soltanto perché stava facendo così caldo – essa tornava ad addentrarsi nell’acqua fino alla vita, o addirittura fino al collo. Ciò significava, naturalmente, che era costretta a camminare eretta sugli arti posteriori. Si trattava di un’andatura lenta e goffa, specie all’inizio, ma era assolutamente essenziale se la scimmia voleva mantenere la testa sopra la superficie dell’acqua. …
…. La scimmia trascorreva tanto di quel tempo nell’acqua che la pelliccia finì con il diventare per essa soltanto un fastidio. 
…. La pelliccia bagnata a terra non serve a nessuno, e la pelliccia nell’acqua tende a rallentare il nuoto. Essa cominciò a trasformarsi in una scimmia nuda per la stessa ragione in seguito alla quale la focena si trasformò in un cetaceo nudo, l’ippopotamo in un nudo ungulato, il tricheco in un nudo pinnipede, e il lamantino in un nudo sirenide. …
Questa teoria acquatica dell’evoluzione umana venne proposta per la prima volta dal professore di biologia marina Sir Alister Hardy, in un articolo pubblicato da “The New Scientist” nel 1960. …
… Ricapitoliamo alcune altre tesi di Sir Alister. Non era stata soltanto l’assenza di peli degli uomini a indurlo a suggerire l’idea, …. Sul corpo umano i peli residui seguono esattamente le linee che verrebbero seguite dallo scorrere dell’acqua su un corpo il quale notasse. Se i peli, a scopi idrodinamici, si fossero adattati alla direzione della corrente prima di venire in ultimo eliminati, questo è per l’appunto quanto dovremmo aspettarci di osservare. … Fece rilevare che il modo migliore di mantenersi caldi in acqua consiste nel disporre di uno strato di grasso sottocutaneo, analogo al grasso della balena, … e che nell’Homo sapiens, unico esempio tra i primati, si è effettivamente sviluppato tale strato, la cui esistenza non ha mai potuto essere spiegata altrimenti.
… Tuttavia, si sarebbe trattato di un vantaggio formidabile per il piccolo se i capelli della madre fossero stati lunghi abbastanza per avvolgervi le dita; se i capelli avessero galleggiato intorno a lei per un metro circa alla superficie dell’acqua, il piccolo non sarebbe stato costretto a seguire una direzione tanto precisa nuotando verso la madre quando avesse voluto riposarsi. Ciò spiegherebbe inoltre l’esempio di dimorfismo che nessuno ha mai chiarito in modo plausibile … A junior non sarebbe importato che la testa di “papà” fosse stata liscia e scivolosa, perché nell’acqua, come in precedenza sugli alberi, la madre era quella a cui si avvinghiava. …
Poiché stiamo parlando di piccoli, diamo ancora un’occhiata ai seni. 
La femmina di scimpanzé allatta perfettamente il piccolo mediante un paio di striminziti piccoli capezzoli situati su una superficie pettorale alquanto piatta, e non esiste nessuna ragione immediata e apparente per cui la scimmia nuda non avrebbe potuto fare altrettanto. Ma le donne sono diverse; e la teoria androcentrica decisamente prediletta vuole che la differenza costituisca un miglioramento estetico e che si sia evoluta come una sorta di stimolo sessuale.
Questo è essenzialmente un ragionamento circolare: “trovo questo attributo sexy: per conseguenza deve essersi evoluto affinché io potessi trovarlo sexy”. E’ come dire che la donna cammina ancheggiando perché ciò attrae il maschio. In effetti, essa cammina ancheggiando soltanto perché i suoi figli sono così intelligenti. La necessità di far passare la testa di un bambino dal cranio voluminoso attraverso l’apertura pelvica ha impedito al suo scheletro di adattarsi alla deambulazione bipede con la stessa grazia dei suoi fratelli; e i maschi trovano questo difetto attraente soltanto perché lo associano alla femminilità.
…Pertanto vi occorrono in realtà due cose: avete bisogno che il capezzolo si abbassi parecchio di più, e vi serve una massa di qualcosa di meno ossuto, qualcosa di duttile che abbia le dimensioni giuste affinché, con le piccole mani, riusciate a mantenere la presa mentre le giacete in grembo e a guidare le labbra verso il punto giusto. O, se volete, a guidare il punto giusto verso le vostre labbra. E poiché siete il centro dell’evoluzione, quello che vi occorre in ultimo lo ottenete. Ottenete due bei seni penduli e soffici, facili a tenersi quanto un biberon e ridete.
Una bella intervista:
Twitter: @glsiviero
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1972,L'ORIGINE DELLA DONNA, ELAINE MORGAN, 2003 VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA, CLAUDE LEVI STRAUSS, IL TRAMONTO DELL'ANTICHITA', DONNA,ETOLOGIA,LETTERATURA,EVOLUZIONE,DARWIN CHARLES,L'ORIGINE DELLA SPECIE,EVOLUZIONE UMANA,PREOMINIDE,VITA ACQUATICA,TARZAN,ANGELETTI GIAMPIERO, SEMANTICO,FEMMINE,SESSO,MAMMELLE,, RIPRODUZIONE, CACCIATORE, AGGRESSIVITA', CAVERNA, ALBERI, PREDA, PAROLA, AMORE, CACCIATORE, GENESI, BIOLOGIA, GIUNGLA, FEMMINA, PREOMINIDE,EVOLUZIONE UMANA, 1972, 2003, ETOLOGIA,LETTERATURA,MONTEREY,STEINBECK JOHN,PREMIO NOBEL,IRLANDA,CALIFORNIA,SALINAS,BIOLOGIA,SCRITTORE,ROMANZIERE,GIORNALISTA,SIERRA NEVADA,LA SANTA ROSSA,VICOLO CANNERY, QUEL FANTASTICO GIOVEDÌ,PINA DELLA TORTILLA, COVICI PASCAL,UOMINI E TOPI,FURORE,LA LUNA E' TRAMONTATA,AL DIO SCONOSCIUTO,OKLAHOMA,LA VALLE DELL'EDEN,,ANIMALI, APOFTEGMI, ATENE, AUTOSUFFICIENZA, BOTTE, DIOGENE DI SINOPE, DIOGENE LAERZIO, FILOSOFIA, GLORIA, KANT IMMANUEL, LANTERNA, LETTERATURA, MENDICANTI, POTERE, RICCHEZZA,,ALDOUS HUXLEY,GIALLO CROMO,LE PORTE DELLA PERCEZIONE, PARADISO E INFERNO,LA SCIMMIA E L’ESSENZA,IL MONDO NUOVO RITORNO AL NUOVO MONDO,FOGLIE SECCHE,1984, CATALOGNA, CONTROLLO, ESTASIA, EURASIA, FIORIRA' L'ASPIDISTRA, GRANDE FRATELLO, LETTERATURA, MINISTERO DELLA VERITA', OCEANIA, ORWELL GEORGE, PENSIERO UNICO, ROMANZO, WINSTON SMITH,,JOHANNES GUTENBERG, LA STAMPA ED IL RINASCIMENTO BACONE FRANCESCO,BIBBIA,FICHTE JOHANN GOTTLIEB, GERMANIA,GUTENBERG,JOHANNES,HEGEL FRIEDRICH,KANT IMMANUEL,LIBRI,LUTERO MARTIN,MAGONZA, PREGIUDIZIO, RENO, SACRO ROMANO IMPERO,SAPERE,SCHOFFER PETER,STAMPA,ARTE, COLORI, DANZA, DE ANDRE', FADINI EDOARDO, GUCCINI, MUSICA, MOZART,BACH,VIVALDI, LEZIONE EDOARDO FADINI,UNA STANZA TUTTA PER SE',LETTERATURA,DONNA,TAG,WOLF VIRGINIA,ROMANZO,ARTE,MUSICA,STORIA,GIRTON,NEWNMAM,LONOBILE ELOISE,LA CAMERA DI JACOB,MOVIMENTO FEMMINISTA,CULTURA,SAPERE,JAMES JOYCE,ELIOT THOMAS STEARMS,LONZI CARLA,LEGA COOPERATIVADELLE DONNE,GUERRA, HERMANN HESSE, LETTERATURA,ROMANZO, POESIA, VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO, DEMIAN?PITTURA, FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA, GUNDERT HERMANN, JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN, SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW,ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL, HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHYA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA HESSE,LETTERATURA,ROMANZO,POESIA,VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO,DEMIAN,PITTURA,FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA,GUNDERT HERMANN,JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN,SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW? ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL,HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA,SIDDARTHA,GITAMA,GOVINDA,KNULP,DEMIAN,SINCLAIR EMIL,PETER CAMENZID,NUVOLE AZZURRE,IL LUPO DELLA STEPPA,HARRY HALLER,RAXIONALE,IRRAZZIONALE,UMANO,BESTIALE,ROXZO,SCONTROSO,OMBROSO,INQUIETO, SUICIDIO,ERMINIA,SOLITUDINE,CUPO,SOLITARIO, MARTIN BUBER,INTELLETTUALE,DISSERTAZIONE,ISOLATO,DISSOCIATO,ISTINTO,SAGGEZZA,PSICHEDELICI,DROGA,MOZART,SCRITTURA, JAZZ,CLAUDIO MAGRIS,UOMINI E LUPI,AMICIXIA,HANS CALWER,ERWIN MUHLETAL,SOTTO LA RUOTA,HANS GIEBENRATH, HERMANN HEIBNER,NARCISO E BOCCADORO,SULL'AMORE,EPISTOLARIO,ESPERIENZA,EROS,GERTRUD, KUHN,GERTRUD IMTHOR,LA NATURA CI PARLA,IL GIUOCO DELLE PERLE DI VETRO,CASTALIA,JOSEF,TITO,CUORE,SENTIMENTO,DOCTOR FAUSTUS, JOSEF KNECHT,COLONIA,FILOSIFIA,DOLORI,PRIVAZIONI,RISVEGLIO,CIVILTÀ,ATMAN,TAO,GRAZIA, NEUE RUNDSCHAU,DIVANO,L'INFANZIA NEL FANGO,CLAUDIO CROCCHIANTI,SPARVIERO,JOSEPH PONTEN, BILDUNGSROMAN,HOLDEN CAUFIELD,ABRAXAS,GIACOBBE,FRANZ KROMER, PISTORIUS,EVA,ASCOLTA IL CUORE,PITZORNO BIANCA, ASCOLTA IL CUORE,PITZORNO BIANCA,PRISCA ,ELISA, ROSALBA, BAMBINI,ADELAIDE,IOLANDA,GIORNALINO, MARTHA MEDEIROS, TAG,PARTI DI ME, LETTERATURA POESIA, TAG LETTERATURA POESIA CINEMA MUSICA AUTORI TAG, LETTERATURA, POESIA, CINEMA, MUSICA, AUTORI,LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA,TAG,FILM,MARESCO FRANCO,BELLUSCONE,MIRA CICCIO,BATTAGLIA LETIZIA,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,STRAGE CAPACI,STRAGE VIA D'AMELIO,CINEMA TEATRO LETTERATURA,ROMANZO RACCONTO,REGISTA,,PRODUTTORE,MANNINO MATTEO,MICHEL CHRISTIAN,MARCELLO PIETRO,MARINELLI LUCA,2019,MATTARELLA PIERSANTI 6 GENNAIO 1980,MATTARELLA BERNARDO,MATTARELLA SERGIO,INGMAR BERGMAN,GALLO FRANCESCO,MAFIA STAO,CIANCIMINO VITO,PROVENZANO BERNARDO,DE DONNO GIUSEPPE,SUBRANNI ANTONIO,MORI MARIO,MISTERI ITALIANI,SERVIZI SEGRETI,MAGISTRATURA,GASMAN VITTORIO,TOTO',MASTROIANNI MARCELLO,I SOLITI IGNOTI,MARTIN EDEN,IL RICHIAMO DELLA FORESTA,GLI EQUIVOCI DELLE DONNE,,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA,1972,TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,, AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGER, FILM,TAG,ROMANZO,LETTERATURA,TEATRO,MUSICA,RACCONTO,FIABA,COLPA DELLE STELLE,CANCRO,BOONE JOSH,2014 14 SETTEMBRE,LANCASTER GRACE HAZEL,SHAILENR WOODLEY,WATERS GUS,ANSEL ELGORT,MICOL KOCH,CALVO LAURA,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA, TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGERL,UN UOMO DA.MARCIAPIEDI,1969,DUSTIN HOFFMAN,JOHN VOIGHT,FILM,ROMANZO, TAG,RACCONTO,LETTERATURA,EVERYBOODY'S TALKIN,FRED NEIL,HENRY NILSSON,JOHN SCLESINGER,AMERICA,TEXANO,FLORIDA,COWBOY, RATSO RIZZO,MANHATTAN,JAMES LEO HERLIHY,ATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG, 2019 15 SETTEMBRE LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA 2019 7 SETTEMBRE SE MATTARELLA E LA MAFIA SCUOTONO VENEZIA - NEL FILM DI MARESCO SI PARLA DEL PRESIDENTE (E DEL PADRE E DEL FRATELLO), DEI MAFIOSETTI DI PALERMO E DEL FATTO CHE IL QUIRINALE NON ABBIA COMMENTATO LA SENTENZA DEL 2018 SUI RAPPORTI TRA STATO E MAFIA. L'ASSENZA DI MARESCO (COME SEMPRE) COSTRINGE ATTRICE E PRODUTTORE A SPIEGARE, E IL QUIRINALE A INVIARE UNA NOTA BATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG,STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO,LUCIANO GIUSEPPE,TAG,DONNA,SANITÀ, COLLEGNO,PSICHIATRIA,PAZIENTE,CROSIGNANI ANNIBALE,VILLA CRISTINA,BASAGLIA FRANCO,FREUD SIGMUND,COOPER DAVID,LAING RONALD,CIRCOLO DEI LETTORI,SCHIAVI SILVANA,ALIENAZIONI MENTALI,CERTOSA DI COLLEGNO,NEUROPATOLOGIA,NEUROPSICHIATRIA INFANTILE, MOLINETTE,LAZZARIBI GUIDO,MARTINENGO MARIA TERESA,TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO DELLE DONNE VIA GIULIO TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO FEMMINILE VIA GIULIO TORINO,VILLA ROSA,SAVONERA,OPERA PUA OSPEDALI PSCHIATRICI TORINO,VILLA AZZURRA,ANTIPSICHIATRIA,FREUD SIGMUND,AL DI LA' DEL PRINCIPIO DI PIACERE,PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA,MUSATTI CESARE, CURAR I NEVROTICI CON LA PROPRIA AUTOANALISI,COOPER DAVID,LA GRAMMATICA DEL VIVERE,IL LINGUAGGIO DELLA FOLLIA,LA MORTE DELLA FAMIGLIA,CONTROPSICHIATRIA,ROLANG LAING,THOMAS SASZ, FOUCAULT MICHEL, LONDRA, CITTÀ DEL CAPO, SUDAFRICA,VILLA 31,SCHIZOFRENIA,PAZZIA,MARCUSE HERBERT,L'UOMO A UNA DIMENSIONE,GILES DELEUZE,CASTEL ROBERT,NORMAN O BROWN,LA VITA CONTRO LA MORTE,HELLER HERICH,LO SPRITO DISEREDATO,BRUNO BETTLHEIM,IL PREZZO DELLA VITA,PAUL WATZLAWICK,LA REALTA' INVENTATA,IL LINGUAGGIO DEL CAMBIAMENTO,IL CODINO DEL BARONE DI MUNCHHAUSEN,MERINI ALDA,LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO,,DUBLIN ALFRED, BERLIN ALEXANDERPLATZ,KAFFKA FRANZO, IL PROCESSO,REDFLIELD JAMES,LA PROFEZIA DI CELESTIMO,SPARKS NICHOLAS, LE PAROLE CHE NON TI HPO DETTO,BAMBAREIN SERGIO, FRATELLO MARE,IL DELFINO,BOLL HEINRICH, RACCONTI UMORISTICI E SATIRICI,FLAUBERT GUSTAV,BOUVARD E PECUCHET,KUNDERA MILAN,LA VITA E' ALTROVE,GIBRAN KAHLIL,IL PROFETA, I SEGRETI DEL CUORE, JEAN BAUDRILLARD, LA SCOMPARSA DELLA REALTA',LA SOCIETA' DEI CONSUMI I SUOI MITI LE SUE STRUTTURE, BARTHES ROLAND,SEMIOLOGIA,ROLLE ENRICO,ALBERONI FRANCESCO,BANANA YOSHIMOTO ,LIBRI SEGNALATI: STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO. DALLO «SPEDALE DE’ PAZZERELLI» ALLA CHIUSURA DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO DI TORINO DAVID COOPER, IL PRIMO ANTIPSICHIATRA BASAGLIA FRANCO, COLLEGNO, COOPER DAVID, CROSIGNANI ANNIBALE, DONNA, FREUD SIGMUND, L, LUCIANO GIUSEPPE, MANICOMIO, PAZIENTE, PSICHIATRIA, SANITÀ, STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO, TAG, VILLA CRISTINA, TAG LETTERATURA POESIA CINEMA MUSICA AUTORI AUTORI, CINEMA, LETTERATURA, MUSICA, POESIA, TAG, 2020 1 GENNAIO VIRGINIA WOOLF LA CAMERA DI JACOB (1922) ‘UNA STANZA TUTTA PER SÉ’: IL “FEMMINISMO” DI VIRGINIA WOOLF ARTE, CULTURA, DONNA, GIRTON, JAMES JOYCE, LA CAMERA DI JACOB, LETTERATURA, LONOBILE ELOISE, MOVIMENTO FEMMINISTA, MUSICA, NEWNMAM, ROMANZO, SAPERE, STORIA, TAG, UNA STANZA TUTTA PER SE', WOLF VIRGINIA, BACONE FRANCESCO,BIBBIA,FICHTE JOHANN GOTTLIEB,GERMANIA,GUTENBERG,JOHANNES,HEGEL FRIEDRICH,KANT IMMANUEL,LIBRI,LUTERO MARTIN,MAGONZA,PREGIUDIZIO,RENO,SACRO ROMANO IMPERO,SAPERE,SCHOFFER PETER,STAMPA, ,LETTERATURA, BULGAKOV MICHAIL,IL MAESTRO E MARGHERITA,LETTERATURA,UOVA FATALI,TAG,TOSCO GIOVANNI,MONTALE EUGENIO,FAUST DI GOETHE,BERLIOZ MICHAIL ALEKSANDROVIC,MOSCA,IVAN NIKOLAEVIC PONYREV,TEATRO,MALAJA BRONNAJA,VIALE SADOVOE,KANDINSKI VASSILY,CHAGAL MARC,MAKOVSKY VLADIMIR EGOROVIC,HOPPER EDWARD,FIDRA KALHO,DALI' SALVADOR,UNA STANZA TUTTA PER SE',LETTERATURA,DONNA,TAG,WOLF VIRGINIA,ROMANZO,ARTE,MUSICA,STORIA,GIRTON,NEWNMAM,LONOBILE ELOISE,LA CAMERA DI JACOB,MOVIMENTO FEMMINISTA,CULTURA,SAPERE,JAMES JOYCE,ELIOT THOMAS STEARMS,LONZI CARLA,LEGA COOPERATIVADELLE DONNE,GUERRA, HERMANN HESSE, LETTERATURA,ROMANZO, POESIA, VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO, DEMIAN?PITTURA, FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA, GUNDERT HERMANN, JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN, SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW,ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL, HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHYA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA HESSE,LETTERATURA,ROMANZO,POESIA,VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO,DEMIAN,PITTURA,FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA,GUNDERT HERMANN,JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN,SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW? ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL,HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA,SIDDARTHA,GITAMA,GOVINDA,KNULP,DEMIAN,SINCLAIR EMIL,PETER CAMENZID,NUVOLE AZZURRE,IL LUPO DELLA STEPPA,HARRY HALLER,RAXIONALE,IRRAZZIONALE,UMANO,BESTIALE,ROXZO,SCONTROSO,OMBROSO,INQUIETO, SUICIDIO,ERMINIA,SOLITUDINE,CUPO,SOLITARIO, MARTIN BUBER,INTELLETTUALE,DISSERTAZIONE,ISOLATO,DISSOCIATO,ISTINTO,SAGGEZZA,PSICHEDELICI,DROGA,MOZART,SCRITTURA, JAZZ,CLAUDIO MAGRIS,UOMINI E LUPI,AMICIXIA,HANS CALWER,ERWIN MUHLETAL,SOTTO LA RUOTA,HANS GIEBENRATH, HERMANN HEIBNER,NARCISO E BOCCADORO,SULL'AMORE,EPISTOLARIO,ESPERIENZA,EROS,GERTRUD, KUHN,GERTRUD IMTHOR,LA NATURA CI PARLA,IL GIUOCO DELLE PERLE DI VETRO,CASTALIA,JOSEF,TITO,CUORE,SENTIMENTO,DOCTOR FAUSTUS, JOSEF KNECHT,COLONIA,FILOSIFIA,DOLORI,PRIVAZIONI,RISVEGLIO,CIVILTÀ,ATMAN,TAO,GRAZIA, NEUE RUNDSCHAU,DIVANO,L'INFANZIA NEL FANGO,CLAUDIO CROCCHIANTI,SPARVIERO,JOSEPH PONTEN, BILDUNGSROMAN,HOLDEN CAUFIELD,ABRAXAS,GIACOBBE,FRANZ KROMER, PISTORIUS,EVA,ASCOLTA IL CUORE,PITZORNO BIANCA, ASCOLTA IL CUORE,PITZORNO BIANCA,PRISCA ,ELISA, ROSALBA, BAMBINI,ADELAIDE,IOLANDA,GIORNALINO, MARTHA MEDEIROS, TAG,PARTI DI ME, LETTERATURA POESIA, TAG LETTERATURA POESIA CINEMA MUSICA AUTORI TAG, LETTERATURA, POESIA, CINEMA, MUSICA, AUTORI,LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA,TAG,FILM,MARESCO FRANCO,BELLUSCONE,MIRA CICCIO,BATTAGLIA LETIZIA,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,STRAGE CAPACI,STRAGE VIA D'AMELIO,CINEMA TEATRO LETTERATURA,ROMANZO RACCONTO,REGISTA,,PRODUTTORE,MANNINO MATTEO,MICHEL CHRISTIAN,MARCELLO PIETRO,MARINELLI LUCA,2019,MATTARELLA PIERSANTI 6 GENNAIO 1980,MATTARELLA BERNARDO,MATTARELLA SERGIO,INGMAR BERGMAN,GALLO FRANCESCO,MAFIA STAO,CIANCIMINO VITO,PROVENZANO BERNARDO,DE DONNO GIUSEPPE,SUBRANNI ANTONIO,MORI MARIO,MISTERI ITALIANI,SERVIZI SEGRETI,MAGISTRATURA,GASMAN VITTORIO,TOTO',MASTROIANNI MARCELLO,I SOLITI IGNOTI,MARTIN EDEN,IL RICHIAMO DELLA FORESTA,GLI EQUIVOCI DELLE DONNE,,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA,1972,TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,, AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGER, FILM,TAG,ROMANZO,LETTERATURA,TEATRO,MUSICA,RACCONTO,FIABA,COLPA DELLE STELLE,CANCRO,BOONE JOSH,2014 14 SETTEMBRE,LANCASTER GRACE HAZEL,SHAILENR WOODLEY,WATERS GUS,ANSEL ELGORT,MICOL KOCH,CALVO LAURA,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA, TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGERL,UN UOMO DA.MARCIAPIEDI,1969,DUSTIN HOFFMAN,JOHN VOIGHT,FILM,ROMANZO, TAG,RACCONTO,LETTERATURA,EVERYBOODY'S TALKIN,FRED NEIL,HENRY NILSSON,JOHN SCLESINGER,AMERICA,TEXANO,FLORIDA,COWBOY, RATSO RIZZO,MANHATTAN,JAMES LEO HERLIHY,ATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG, 2019 15 SETTEMBRE LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA 2019 7 SETTEMBRE SE MATTARELLA E LA MAFIA SCUOTONO VENEZIA - NEL FILM DI MARESCO SI PARLA DEL PRESIDENTE (E DEL PADRE E DEL FRATELLO), DEI MAFIOSETTI DI PALERMO E DEL FATTO CHE IL QUIRINALE NON ABBIA COMMENTATO LA SENTENZA DEL 2018 SUI RAPPORTI TRA STATO E MAFIA. L'ASSENZA DI MARESCO (COME SEMPRE) COSTRINGE ATTRICE E PRODUTTORE A SPIEGARE, E IL QUIRINALE A INVIARE UNA NOTA BATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG,STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO,LUCIANO GIUSEPPE,TAG,DONNA,SANITÀ, COLLEGNO,PSICHIATRIA,PAZIENTE,CROSIGNANI ANNIBALE,VILLA CRISTINA,BASAGLIA FRANCO,FREUD SIGMUND,COOPER DAVID,LAING RONALD,CIRCOLO DEI LETTORI,SCHIAVI SILVANA,ALIENAZIONI MENTALI,CERTOSA DI COLLEGNO,NEUROPATOLOGIA,NEUROPSICHIATRIA INFANTILE, MOLINETTE,LAZZARIBI GUIDO,MARTINENGO MARIA TERESA,TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO DELLE DONNE VIA GIULIO TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO FEMMINILE VIA GIULIO TORINO,VILLA ROSA,SAVONERA,OPERA PUA OSPEDALI PSCHIATRICI TORINO,VILLA AZZURRA,ANTIPSICHIATRIA,FREUD SIGMUND,AL DI LA' DEL PRINCIPIO DI PIACERE,PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA,MUSATTI CESARE, CURAR I NEVROTICI CON LA PROPRIA AUTOANALISI,COOPER DAVID,LA GRAMMATICA DEL VIVERE,IL LINGUAGGIO DELLA FOLLIA,LA MORTE DELLA FAMIGLIA,CONTROPSICHIATRIA,ROLANG LAING,THOMAS SASZ, FOUCAULT MICHEL, LONDRA, CITTÀ DEL CAPO, SUDAFRICA,VILLA 31,SCHIZOFRENIA,PAZZIA,MARCUSE HERBERT,L'UOMO A UNA DIMENSIONE,GILES DELEUZE,CASTEL ROBERT,NORMAN O BROWN,LA VITA CONTRO LA MORTE,HELLER HERICH,LO SPRITO DISEREDATO,BRUNO BETTLHEIM,IL PREZZO DELLA VITA,PAUL WATZLAWICK,LA REALTA' INVENTATA,IL LINGUAGGIO DEL CAMBIAMENTO,IL CODINO DEL BARONE DI MUNCHHAUSEN,MERINI ALDA,LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO,,DUBLIN ALFRED, BERLIN ALEXANDERPLATZ,KAFFKA FRANZO, IL PROCESSO,REDFLIELD JAMES,LA PROFEZIA DI CELESTIMO,SPARKS NICHOLAS, LE PAROLE CHE NON TI HPO DETTO,BAMBAREIN SERGIO, FRATELLO MARE,IL DELFINO,BOLL HEINRICH, RACCONTI UMORISTICI E SATIRICI,FLAUBERT GUSTAV,BOUVARD E PECUCHET,KUNDERA MILAN,LA VITA E' ALTROVE,GIBRAN KAHLIL,IL PROFETA, I SEGRETI DEL CUORE, JEAN BAUDRILLARD, LA SCOMPARSA DELLA REALTA',LA SOCIETA' DEI CONSUMI I SUOI MITI LE SUE STRUTTURE, BARTHES ROLAND,SEMIOLOGIA,ROLLE ENRICO,ALBERONI FRANCESCO,BANANA YOSHIMOTO ,LIBRI SEGNALATI: STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO. DALLO «SPEDALE DE’ PAZZERELLI» ALLA CHIUSURA DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO DI TORINO DAVID COOPER, IL PRIMO ANTIPSICHIATRA BASAGLIA FRANCO, COLLEGNO, COOPER DAVID, CROSIGNANI ANNIBALE, DONNA, FREUD SIGMUND, L, LUCIANO GIUSEPPE, MANICOMIO, PAZIENTE, PSICHIATRIA, SANITÀ, STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO, TAG, VILLA CRISTINA, TAG LETTERATURA POESIA CINEMA MUSICA AUTORI AUTORI, CINEMA, LETTERATURA, MUSICA, POESIA, TAG, 2020 1 GENNAIO VIRGINIA WOOLF LA CAMERA DI JACOB (1922) ‘UNA STANZA TUTTA PER SÉ’: IL “FEMMINISMO” DI VIRGINIA WOOLF ARTE, CULTURA, DONNA, GIRTON, JAMES JOYCE, LA CAMERA DI JACOB, LETTERATURA, LONOBILE ELOISE, MOVIMENTO FEMMINISTA, MUSICA, NEWNMAM, ROMANZO, SAPERE, STORIA, TAG, UNA STANZA TUTTA PER SE', WOLF VIRGINIA, HERMANN HESSE,LETTERATURA,ROMANZO,POESIA,VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO,DEMIAN?PITTURA,FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA,GUNDERT HERMANN,JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN,SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW,ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL,HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHYA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA HESSE,LETTERATURA,ROMANZO,POESIA,VIAGGIO,TAG,MUSICA,TEATRO,DEMIAN,PITTURA,FORESTA NERA,MONTAGNOLA,THOMAS MANN,ESTONIA,GUNDERT MARIA,GUNDERT HERMANN,JOHANNES HESSE,BASILEA,STOCCARDA,MAULBRONN,SVIZZERA,CHRISTOPH BLUMHARDT,CALW? ESSLINGEN,ZELLER WINNENTHAL,HEINRICH PERROT,HECKENHAUER,TUBINGA,CISTANZA,GAIENHOFEN,INDIA,BERNA, CANTON TICINO,WURTTEMBERG,NINON SUSLANDER,SIDDARTHA,L'ULTOMA ESTATE DI KLINGSOR,GRANDE GUERRA,NOBEL,GIUOCO DELLE PERLE,SHOPENHAUER,GOETHE,DIVANO ORIENTALE OCCUDENTALE,GOTAMA,CRITICA LETTERARIA,SPIRITUALITÀ,GERTRUD,TONIO KROGER,MIEGEL AGNES,IL VIANDANTE,VIAGGIO IN INDIA,SIDDARTHA,GITAMA,GOVINDA,KNULP,DEMIAN,SINCLAIR EMIL,PETER CAMENZID,NUVOLE AZZURRE,IL LUPO DELLA STEPPA,HARRY HALLER,RAXIONALE,IRRAZZIONALE,UMANO,BESTIALE,ROXZO,SCONTROSO,OMBROSO,INQUIETO, SUICIDIO,ERMINIA,SOLITUDINE,CUPO,SOLITARIO, MARTIN BUBER,INTELLETTUALE,DISSERTAZIONE,ISOLATO,DISSOCIATO,ISTINTO,SAGGEZZA,PSICHEDELICI,DROGA,MOZART,SCRITTURA, JAZZ,CLAUDIO MAGRIS,UOMINI E LUPI,AMICIXIA,HANS CALWER,ERWIN MUHLETAL,SOTTO LA RUOTA,HANS GIEBENRATH, HERMANN HEIBNER,NARCISO E BOCCADORO,SULL'AMORE,EPISTOLARIO,ESPERIENZA,EROS,GERTRUD, KUHN,GERTRUD IMTHOR,LA NATURA CI PARLA,IL GIUOCO DELLE PERLE DI VETRO,CASTALIA,JOSEF,TITO,CUORE,SENTIMENTO,DOCTOR FAUSTUS, JOSEF KNECHT,COLONIA,FILOSIFIA,DOLORI,PRIVAZIONI,RISVEGLIO,CIVILTÀ,ATMAN,TAO,GRAZIA, NEUE RUNDSCHAU,DIVANO,L'INFANZIA NEL FANGO,CLAUDIO CROCCHIANTI,SPARVIERO,JOSEPH PONTEN, BILDUNGSROMAN,HOLDEN CAUFIELD,ABRAXAS,GIACOBBE,FRANZ KROMER, PISTORIUS,EVA,ASCOLTA IL ,CUORE,PITZORNO BIANCA, ASCOLTA IL CUORE,PITZORNO BIANCA,PRISCA,ELISA,ROSALBA,BAMBINI,ADELAIDE,IOLANDA,GIORNALINO, MARTHA MEDEIROS, TAG,PARTI DI ME, LETTERATURA POESIA, TAG LETTERATURA POESIA CINEMA MUSICA AUTORI TAG, LETTERATURA, POESIA, CINEMA, MUSICA, AUTORI, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA,TAG,FILM,MARESCO FRANCO,BELLUSCONE,MIRA CICCIO,BATTAGLIA LETIZIA,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,STRAGE CAPACI,STRAGE VIA D'AMELIO,CINEMA TEATRO LETTERATURA,ROMANZO RACCONTO,REGISTA,,PRODUTTORE,MANNINO MATTEO,MICHEL CHRISTIAN,MARCELLO PIETRO,MARINELLI LUCA,2019,MATTARELLA PIERSANTI 6 GENNAIO 1980,MATTARELLA BERNARDO,MATTARELLA SERGIO,INGMAR BERGMAN,GALLO FRANCESCO,MAFIA STAO,CIANCIMINO VITO,PROVENZANO BERNARDO,DE DONNO GIUSEPPE,SUBRANNI ANTONIO,MORI MARIO,MISTERI ITALIANI,SERVIZI SEGRETI,MAGISTRATURA,GASMAN VITTORIO,TOTO',MASTROIANNI MARCELLO,I SOLITI IGNOTI,MARTIN EDEN,IL RICHIAMO DELLA FORESTA,GLI EQUIVOCI DELLE DONNE,,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA,1972,TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,, AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGER, FILM,TAG,ROMANZO,LETTERATURA,TEATRO,MUSICA,RACCONTO,FIABA,COLPA DELLE STELLE,CANCRO,BOONE JOSH,2014 14 SETTEMBRE,LANCASTER GRACE HAZEL,SHAILENR WOODLEY,WATERS GUS,ANSEL ELGORT,MICOL KOCH,CALVO LAURA,FAT CITY, HUSTON JOHN,TAG,FILM,LETTERATURA,TEATRO,MUSICA,ROMANZO,RACCONTO,POESIA,PITTURA,FLORIDA,LOS ANGELES,AMERICA,PUGILATO,LIMBARDO FRANCESCA,TORINO,SUSAN TIRREL,STACY KEACH,LIRISMO,OMA,BERNERI FRANCESCA, JEFF BRIDGES, LEONARD GARDNER,BILLY TULLY, ERNIE MUNGERL,UN UOMO DA.MARCIAPIEDI,1969,DUSTIN HOFFMAN,JOHN VOIGHT,FILM,ROMANZO,TAG,RACCONTO,LETTERATURA,EVERYBOODY'S TALKIN,FRED NEIL,HENRY NILSSON,JOHN SCLESINGER,AMERICA,TEXANO,FLORIDA,COWBOY, RATSO RIZZO,MANHATTAN,JAMES LEO HERLIHY BATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG, 2019 15 SETTEMBRE LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA 2019 7 SETTEMBRE SE MATTARELLA E LA MAFIA SCUOTONO VENEZIA - NEL FILM DI MARESCO SI PARLA DEL PRESIDENTE (E DEL PADRE E DEL FRATELLO), DEI MAFIOSETTI DI PALERMO E DEL FATTO CHE IL QUIRINALE NON ABBIA COMMENTATO LA SENTENZA DEL 2018 SUI RAPPORTI TRA STATO E MAFIA. L'ASSENZA DI MARESCO (COME SEMPRE) COSTRINGE ATTRICE E PRODUTTORE A SPIEGARE, E IL QUIRINALE A INVIARE UNA NOTA BATTAGLIA LETIZIA, BELLUSCONE, BORSELLINO PAOLO, FALCONE GIOVANNI, FILM, LA MAFIA NON E' PIU' QUELLA DI UNA VOLTA, MARESCO FRANCO, MIRA CICCIO, STRAGE CAPACI, TAG,STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO,LUCIANO GIUSEPPE,TAG,DONNA,SANITÀ, COLLEGNO,PSICHIATRIA,PAZIENTE,CROSIGNANI ANNIBALE,VILLA CRISTINA,BASAGLIA FRANCO,FREUD SIGMUND,COOPER DAVID,LAING RONALD,CIRCOLO DEI LETTORI,SCHIAVI SILVANA,ALIENAZIONI MENTALI,CERTOSA DI COLLEGNO,NEUROPATOLOGIA,NEUROPSICHIATRIA INFANTILE, MOLINETTE,LAZZARIBI GUIDO,MARTINENGO MARIA TERESA,TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO DELLE DONNE VIA GIULIO TORINO,OSPEDALE PSICHIATRICO FEMMINILE VIA GIULIO TORINO,VILLA ROSA,SAVONERA,OPERA PUA OSPEDALI PSCHIATRICI TORINO,VILLA AZZURRA,ANTIPSICHIATRIA,FREUD SIGMUND,AL DI LA' DEL PRINCIPIO DI PIACERE,PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA,MUSATTI CESARE, CURAR I NEVROTICI CON LA PROPRIA AUTOANALISI,COOPER DAVID,LA GRAMMATICA DEL VIVERE,IL LINGUAGGIO DELLA FOLLIA,LA MORTE DELLA FAMIGLIA,CONTROPSICHIATRIA,ROLANG LAING,THOMAS SASZ, FOUCAULT MICHEL, LONDRA, CITTÀ DEL CAPO, SUDAFRICA,VILLA 31,SCHIZOFRENIA,PAZZIA,MARCUSE HERBERT,L'UOMO A UNA DIMENSIONE,GILES DELEUZE,CASTEL ROBERT,NORMAN O BROWN,LA VITA CONTRO LA MORTE,HELLER HERICH,LO SPRITO DISEREDATO,BRUNO BETTLHEIM,IL PREZZO DELLA VITA,PAUL WATZLAWICK,LA REALTA' INVENTATA,IL LINGUAGGIO DEL CAMBIAMENTO,IL CODINO DEL BARONE DI MUNCHHAUSEN,MERINI ALDA,LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO,,DUBLIN ALFRED, BERLIN ALEXANDERPLATZ,KAFFKA FRANZO, IL PROCESSO,REDFLIELD JAMES,LA PROFEZIA DI CELESTIMO,SPARKS NICHOLAS, LE PAROLE CHE NON TI HPO DETTO,BAMBAREIN SERGIO, FRATELLO MARE,IL DELFINO,BOLL HEINRICH, RACCONTI UMORISTICI E SATIRICI,FLAUBERT GUSTAV,BOUVARD E PECUCHET,KUNDERA MILAN,LA VITA E' ALTROVE,GIBRAN KAHLIL,IL PROFETA, I SEGRETI DEL CUORE, JEAN BAUDRILLARD, LA SCOMPARSA DELLA REALTA',LA SOCIETA' DEI CONSUMI I SUOI MITI LE SUE STRUTTURE, BARTHES ROLAND,SEMIOLOGIA,ROLLE ENRICO,ALBERONI FRANCESCO,BANANA YOSHIMOTO ,LIBRI SEGNALATI: STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO. DALLO «SPEDALE DE’ PAZZERELLI» ALLA CHIUSURA DELL’OSPEDALE PSICHIATRICO DI TORINO DAVID COOPER, IL PRIMO ANTIPSICHIATRA BASAGLIA FRANCO, COLLEGNO, COOPER DAVID, CROSIGNANI ANNIBALE, DONNA, FREUD SIGMUND, L, LUCIANO GIUSEPPE, MANICOMIO, PAZIENTE, PSICHIATRIA, SANITÀ, STORIA DI UN MANICOMIO ITALIANO, TAG, VILLA CRISTINA, ORWELL GEORGE,LETTERATURA,ROMANZO,FIORIRA' L'ASPIDISTRA, 1984,CATALOGNA,, OCEANIA,EURASIA, ESTASIA,GRANDE FRATELLO,PENSIERO UNICO,WINSTON SMITH,MINISTERO DELLA VERITA',CONTROLLO, PARTITO INTERNO,PARTITO ESTERNO,ASSERVIMENTO,SOCING, JULIA,TELEVISIONE,LA GUERRA E' PACE,LA LIBERTA' E' SCHIAVITU', L'IGNORANZA E' FORZA, PSICOPOLIZIA, NEOLINGUA, PENSIERO, POTERE TOTALITARIO, OMNIPERVASIVITA',ERIC ARTHUR BLAIR, SAGGISTA,LA FATTORIA DEGLI ANIMALI, UNIONE SOVIETICA, STALIN IOSIF, INDIA, ATEO, HUXLEY ALDOUS,CONMANDALAY, OMAGGIO ALLA CATALOGNA, LA STRADA DI VIGAN PIER, GIORNI IN BIRMANIA, SENZA UN SOLDO A PARIGI E A LONDRA, BIRMANIA, CYRIL CONNOLLY, BRONWELL SONIA, RUSSIA, LA FIGLIA DEL REVERENDO, JURA, BBC, BARCELLONA, SPAGNA, UNA BOCCATA D'ARIA, EILEEN O’SHAUGHNESSY, ANARCHICO, 


1972 MORGAN ELAINE L'origine della donna 2003 VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA «In breve, la femmina si trovava in una situazione impossibile» CLAUDE LEVI STRAUSS, DARWIN CHARLES, DONNA, ELAINE MORGAN, EVOLUZIONE, IL TRAMONTO DELL'ANTICHITA', L'ORIGINE DELLA DONNA, L'ORIGINE DELLA SPECIE, LETTERATURA, VIENI DENTRO L'ACQUA E' CALDA, VITA ACQUATICA,

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