CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Friday, June 30, 2006

IL PASSANTE FERROVIARIO SOPRA O SOTTO ?
A proposito delle problematiche legate al raddoppio del passaggio ferroviario, quale iniziativa ha messo in atto l’amministrazione comunale di isola delle femmine per scongiurare i danni che deriverebbero, dall’esucutivita’ dell’attuale progetto delle ferrovie (raddoppio su superficie sul nostro territorio). Come, nella fattispecie, l’amministrazione ha tutelato i propri cittadini nel rispetto dei Protocolli di Legalità?
SOMMARIO:
1) Richiesta di incontro del comitato per tavolo tecnico
2) Giornale di Sicilia 1.7.06
1) RICHIESTA INCONTRO DEL COMITATO PER TAVOLO TECNICO
Al Prefetto di Palermo
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro delle Infrastrutture
Al ministro dell’Ambiente
Al Responsabile Nazionale della Protezione Civile.
E p.c. Al Sindaco di Palermo Commissario Governativo.
Al Presidente della Regione Siciliana
Al Leader dell’opposizione all’ARS
Al Presidente della Provincia Regionale di Palermo.


Oggetto: Richiesta di urgente convocazione di un Tavolo Tecnico presso la Prefettura di Palermo sul cosiddetto raddoppio del Passante ferroviario, con la partecipazione del Sindaco di Palermo Commissario Governativo alla Mobilità, delle ferrovie dello Stato spa, del General Contractor e di Tecnici del Comitato per l’interramento del passante ferroviario, ed alla indispensabile presenza di rappresentanti della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, e del responsabile Regionale della Protezione Civile.
Protocolli di Legalità.

Eccellenze,
desideriamo anzitutto ringraziare il Signor prefetto di Palermo per la Sensibilità Istituzionale e Personale con la quale ha accettato di ricevere una rappresentanza di questo Comitato per l’interramento del passante ferroviario di Palermo, che coordina dieci Comitati civici di zona (altri ne stanno sorgendo via via che i Cittadini prendono consapevolezza della reale incredibile ed offensiva portata dei rischi della vicenda), che chiedono, dal gennaio 2004, la modifica (non la soppressione) del Progetto delle Ferrovie dello Stato spa del, cosiddetto, passante ferroviario di Palermo (opera ferroviaria), che è invece palesemente opera metropolitana, con requisiti e normative totalmente diversi.
Nell’allegato promemoria sono esposte, in modo sintetico e riduttivo, alcune delle autentiche follie di un progetto del 1979, totalmente estraneo e dannoso all’attuale assetto urbanistico della città del 2006; mai portato ad alcuna preventiva conoscenza della città; redatto senza alcuna gara per la progettazione; consistente nel raddoppio in piena città dell’attuale binario di superficie, anziché nella sua logica eliminazione con l’interramento totale.
Sono osservabili, a semplice approccio, intuibili e devastanti danni e problemi alla stabilità di innumerevoli edifici; alla mobilità di superficie di tutta la città; al commercio, alla occupazione ed all’intero assetto socio economico;
alla stupefacente impossibilità pratica di gestione di emergenze, anche ridotte, di protezione civile.
Tutte queste incomprensibili e ingiustificate devastazioni, e le altre elencate nell’allegato promemoria, sarebbero facilmente, radicalmente eliminabili laddove il progetto fosse modificato – come inutilmente richiesto dai Cittadini dal febbraio 2004 – con un profondo interramento dei lavori, che non interessino in alcun modo la superficie, idoneo ad eliminare abbattimenti di stabili, possibili sgomberi ed evacuazioni di massa per danni a fabbricati, anche a causa della necessità – ai sensi dell’attuale progetto – di distruggere e successivamente ricostruire la rete dei sottoservizi di numerose zone della città, con conseguente prolungata invivibilità delle abitazioni.
L’attuale prevista modalità dei lavori non esclude inoltre il possibile interramento di vie d’acqua sotterranee e presenta lacune su ciò che potrebbe accadere nel caso durante i lavori si ripetesse un evento sismico analogo a quello del settembre 2002.
A ciò si aggiunge l’irragionevolezza assoluta di alcuni itinerari per i quali non sembra esistere giustificazione alcuna.
Si deve sottolineare come la richiesta di interramento sia pienamente confermata dalla esistenza di precedenti progetti (Università degli Studi di Palermo e Cosiac) prevedendo appunto binari profondamente interrati.
Inoltre la posizione del Comitato per l’interramento è stata espressamente e formalmente giudicata condivisibile dall’Assemblea Regionale Siciliana (10 Agosto 2004), dal Consiglio Comunale di Palermo (18 giugno 2005) dalla Provincia Regionale di Palermo (21 giugno e 13 luglio 2005).
Ai Cittadini ha dato ragione anche lo stesso Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in una nota ufficiale al Ministro dell Infrastrutture Lunari (febbraio 2006).
Ciò esclude che i Cittadini stiano portando avanti “battaglie di tutela di giardinetti privati”.

Si sottolinea infine come il Comitato, rappresentativo degli interessi di parecchie decine di migliaia di famiglie lungo tutto l’itinerario cittadino del cosiddetto passante, angosciate da devastanti preoccupazioni per le proprie case e il proprio lavoro, abbia voluto sinora condurre, provatamente, una battaglia di civiltà e di sopravvivenza nel pieno ed esclusivo solco della totale legalità e rispetto delle leggi, circostanza che non sembra sinora sia stata sufficientemente apprezzata.
Poiché gli interessi vitali e fondamentali di un’intera comunità non sono subordinabili, in un Paese civile, alle "Esigenze” di risparmio delle Ferrovie, si richiede l’urgente convocazione presso la Prefettura di Palermo di un tavolo tecnico con l’indispensabile partecipazione di tutti i soggetti indicati nell’oggetto di questa nota, per l’approfondimento delle indispensabili modifiche all’attuale progetto del passante.
Tutto quanto premesso, ribadita la non opposizione dei Cittadini all’opera, appare evidente come la migliore soluzione logica sia il profondo interramento dei lavori senza alcun coinvolgimento della superficie, lungo tutto l’itinerario cittadino, dalla Guadagna ad Isola delle Femmine, inderogabilmente incluse.
Laddove tale modifica progettuale, che garantirebbe l’immediata realizzabilità dell’opera col pieno sostegno sociale, non dovesse ulteriormente trovare accoglimento da parte delle Ferrovie, diverrà inevitabile ogni azione di tutela della cittadinanza, inclusa la richiesta ad ogni Autorità competente, della più attenta verifica del rispetto da parte delle Ferrovie dello Stato Società per Azioni, di ogni aspetto procedurale, tecnico e gestionale dell’intero progetto e dei protocolli di Legalità.
Si resta pertanto in attesa del Loro Autorevole e necessario Alto Intervento a difesa dei più elementari aspetti del diritto di cittadinanza, quale concepibile in un Paese civile.
Con i più rispettosi Saluti
Palermo, 22 giugno 2006
Il Comitato per l’interramento del passante ferroviario e per la realizzazione dei lavori esclusivamente in sotterranea.

c/o Amico Fantone, Via Umberto Giordano 73, 90144 Palermo

comitato.passante@gmail.com
asso_di_quadri_1@libero.it

Per approfondimenti clicca

http://la-rinascita-a-isola-delle-femmine.blogspot.com/
http://forum.webagora.it/la_nuova_ecologia/read.php?f=5&i=540&t=540
http://www.step1magazine.it/v2_forum.php?action=read_topic&id=7648
http://www.beppegrillo.it/cgi-bin/service.cgi?entry_id=700;parent_id=658406
http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=10557&numero=
http://pinociampolillo.blogspot.com/http://ciampolillo-pinoisoladellefemmine.blogspot.com/
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http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=10557&numero=
2) DAL GIORNALE DI SICILIA 1.7.06
"La convocazione di un tavolo tecnico presso la prefettura alla presenza del capo del dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso, è stata la richiesta del comitato per l'interramento del passante ferroviario durante un incontro con il prefetto Giosuè Martino. Il comitato rappresentativo di dieci comitati civici di zona, chiede il profondo interamento dei binari, con lavori esclusivamente sotto terra".
Vorremo che la stessa attenzione la si ponesse anche da noi ad Isola delle Femmine. Sarebbe auspicabile una diversa e più proficua attenzione anche da parte della Nostra amministrazione, al fine di tutellare i prpri concittadini.


il caso




Il Comune di Isola delle Femmine blocca il cantiere del passante ferroviario. Ieri mattina gli operai dell' associazione di imprese vincitrice dell' appalto hanno provato ad avviare i lavori in un' area privata, presa in affitto e non soggetta a vincoli ma sono stati bloccati dai carabinieri che hanno intimato l' alt perché l' amministrazione municipale ha deciso di revocare l' autorizzazione concessa in precedenza. Proprio come il sindaco di Palermo Diego Cammarata, anche l' amministrazione municipale di Isola delle Femmine ha deciso di chiedere l' interramento dei lavori che nel progetto definitivo, peraltro approvato dallo stesso Comune, erano previsti a cielo aperto. Un' altra tegola, dunque, si abbatte sul maxi appalto ferroviario che dovrebbe portare al raddoppio del binario tra Brancaccio a Punta Raisi. Il cantiere di Isola delle Femmine si sarebbe dovuto aprire nella zona "Oleandri" ma ieri non c' è stato nemmeno il tempo di mettere in moto gli escavatori. I lavori per il raddoppio del passante sono stati appaltati dalla Italferr per conto di Rete ferroviaria italiana (Rfi) nel novembre 2004 per un importo contrattuale di 493 milioni di euro. Ad aggiudicarsi la realizzazione dell' opera è stata l' associazione temporanea di imprese composta da Consorzio stabile Sis, Sintagma di Perugia e Geodata di Torino. La capofila, una delle tre società della Sis, è il colosso madrileno Sacyr. L' associazione di imprese annuncia che adirà le vie legali ma, contemporaneamente, attende istruzioni da Rfi. In attesa che si risolva il problema della modifica del progetto prevista per Palermo, l' impresa era stata sollecitata ad aprire il cantiere in zone non interessate alla variante. Ci ha provato ieri a Isola delle Femmine ma anche lì è arrivato lo stop. m. l.

Thursday, June 29, 2006

Comunicato Stampa Comitato Cittadino Isola Pulita



Comunicato Stampa
Comitato Cittadino Isola Pulita

I cittadini di Isola delle Femmine parlano della qualità dell’ambiente in cui vivono:
Ieri 28.6.06 alle ore 21 presso la Sala Consiliare di Isola delle femmine si è svolta la Prima Riunione del Comitato Cittadino Isola Pulita nel corso dell'affollato incontro sono state messe in evidenza le principali urgenze ambientali del territorio comunale, dalla vertenza con l'azienda Italcementi (per le emissioni inquinanti, tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, le vibrazioni, l'impatto paesaggistico, l'attività di cava in area d'interesse naturalistico), alla minaccia di scarichi fognari del comune di Palermo all'interno dell'area marina protetta, all'antenna di rilevamento dati al servizio dell'aereoporto, ai futuri lavori delle ferrovie.
E' stata altresì data comunicazione delle attività delle associazioni ambientaliste e dei progetti per la promozione del riciclaggio e pulizia delle spiagge.
Il comitato si incontrerà con cadenza quindicinale. è stato nominato un gruppo di lavoro composto da:


Pino Ciampolillo, Francesco Lo Cascio, Marcello Cutino, Mario Ajello, Claudio Alibani, Pino Russello, Giuseppe Bordonaro, Giovani Abbinanti, Nuccio Arcieri, G. Paonita, P. Mocciaro, F. Cardinale.

Id=kaBuCxMWDLV/eN1K1Vt6OVK3Nrdmi4SlYnhmughaljl2MTFbK6Tu9HMxP1tRMqdeJDI6HIBZEuk%3D&Link=http%3A//www.isolapulita.blogspot.com/
http://wpop15.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=kaBuCxMWDLV/eN1K1Vt6OVK3Nrdmi4SlYnhmughaljl2MTFbK6Tu9HMxP1tRMqdeJDI6HIBZEuk%3D&Link=http%3A//www.tuttiperisola.altervista.org/

Wednesday, June 28, 2006

1992 6 GIUGNO DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 

Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992) 

ALLEGATO Al Presidente della Repubblica Il consiglio comunale di Capaci, eletto nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso. Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio 1992 sono state evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l’imparzialità degli organi elettivi ed il buon andamento dell’amministrazione di Capaci. 

Nel periodo intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile 1992, e più specificamente a seguito della mancata approvazione da parte del consiglio comunale della “convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte”, si sono susseguiti gravi episodi di violenza contro alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di coartazione della determinazione dell’organo elettivo. 

In particolare il 30 ottobre 1991 l’auto del consigliere Giuseppe Provenza é stata segnata con una croce con liquido imbrattante; 

il 13 novembre 1991 l’auto dell’assessore Francesco Taormina é stata incendiata; 
il 14 novembre 1991 é stata incendiata la falegnameria del consigliere Paolo Billante; 
il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri dell’auto del predetto assessore Francesco Taormina; 
il 1° febbraio 1992 é stato dato alle fiamme un deposito di cabine di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo;
il 12 febbraio 1992 é stata incendiata l’auto del consigliere Giuseppe Siino;
il 2 aprile 1992 una esplosione da ordigno ha provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore Giambona; 
il 7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell’auto del già richiamato consigliere Giuseppe Provenza. 

Nella citata serie di fatti si sono inserite prima le dimissioni dell’assessore Taormina e poi dell’intera giunta. Tali vicende, tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria, hanno avuto ampia eco di stampa ed hanno determinato apprensione nell’opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio di Capaci denunciando la drammatica situazione in cui “la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della società”. 

Dalle indagini svolte é inoltre emerso che alcuni componenti del consiglio sono stati coinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi 25 reati e che altri sono stati e sono in rapporti di parentela, amicizia o di affari con personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, già sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della legge n. 31 maggio 1965, n. 575. 

In particolare: Vassallo Salvatore - sindaco dal 1988 al maggio 1991 e già presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere allegato da vincoli di parentela nonché di affinità con Billeci Salvatore, imprenditore edile indiziato di appartenere ad organizzazione mafiosa, già sorvegliato speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. 

Insieme i predetti sono stati azionisti della “Copacabana S.p.a.” facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga; 
Riccobono Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e già presente nel consiglio eletto nel 1983, risulta essere legato da affinità a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto appartenente al clan dei Corleonesi. 

Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile 1992 é stato richiesto il rinvio a giudizio per accertare se, nella decisione adottata in qualità di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del 28 settembre 1991, nel corso della quale erano stati presentati per l’approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai consiglieri presenti, ricorra l’ipotesi di reato di abuso di atti d’ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale. 

La constatazione che ben dodici dei consiglieri attualmente in carica facessero già parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo tempo gli stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono così violentemente manifestate. 

All’attuale al vaglio dell’autorità giudiziaria risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale quali reati contro la P.A., attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di società illecite, manipolazioni di concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate come mafiose che comunque coinvolgono l’amministrazione comunale di Capaci. 

La sussistenza di elementi sintomatici di una situazione di illegalità diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, é comprovata dalle ricorrenti crisi amministrative dell’ente, nonché dal proliferare del fenomeno dell’abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest’ultimo che testimonia la mancanza di una volontà specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant’é vero che l’amministrazione non ha ancora approvato il piano regolatore generale né ha provveduto alla definizione delle numerosissime istanze di sanatoria edilizia pervenute al comune fin dal 30 giugno 1987. 

A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettività locale, consegue un evidente pregiudizio per la normalizzazione dell’assetto del territorio e delle attività socio-economiche ad esso collegate. Infine a delineare il quadro di inquinamento in cui versa l’amministrazione di Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali risultati ingiustificatamente assenti, nel corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile 1992, benché i relativi cartellini segnatempo fossero regolarmente timbrati. 

Il clima di grave condizionamento e degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui libera determinazione risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza del principio di legalità nella gestione dell’ente e l’uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato ogni principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e, nel compromettere le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei 26 cittadini. 

Da quanto sopra esposto emerge l’esigenza dell’intervento dello Stato mediante provvedimenti incisivi in direzione dell’amministrazione di Capaci, caratterizzata da costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori e criminalità organizzata che condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati. 

Il prefetto di Palermo, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale di Capaci con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i motivi di urgente necessità richiesti dalla legge, con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab, ha disposto la sospensione del consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci. 

Ritenuto per quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell’art. 1 del decreto legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Capaci (Palermo) si formula rituale proposta per l’adozione della misura di rigore. Roma, 4 giugno 1992 Il Ministro dell’interno: SCOTTI


https://ifattidiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/12/117690774-decreti-scioglimento-consigli-comunali-isola-delle-femmine-misilmeri-capaci.pdf


 DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992) 1983, BADALAMENTI, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, ISOLA DELLE FEMMINE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,
1983, BADALAMENTI,BOTTINO ENZA, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE,PRG, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,

1994 16 GIUGNO INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01504 presentata da RIZZA ANTONIETTA (PROG.FEDER.)


1994 16 GIUGNO  INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01504 presentata da RIZZA ANTONIETTA (PROG.FEDER.)  


Al Ministro dell'interno. 

- Per sapere 

- premesso che: non appena si sono completate le operazioni di voto, sono ricominciate le intimidazioni contro amministratori progressisti e sindacalisti; 

a San Cipriello due attentati lunedi' 13 giugno nel mirino le case di Nino Inzerillo, sindaco del PDS, e di Giuseppe Cannella, consigliere del PDS. A Isola delle Femmine attentato contro l'auto di Michele Palazzotto della CGIL, e a Monreale contro quella di Roberto Gambino, segretario della sezione del PDS; il sindaco di Terrasini, Manlio Mele, della Rete, ha denunciato di aver ricevuto minacce; 

una lunga serie di attentati che configurano ormai una certa strategia degli uomini di Cosa nostra. Attacchi in piu' punti, in modo da evitare di attirare l'attenzione degli investigatori su una zona ben determinata; 

in sette mesi trenta attentati solo in provincia di Palermo. A febbraio gli uomini di Cosa nostra spostano il tiro a San Giuseppe Jato per bruciare la BMW del sindaco pidiessino Maria Maniscalco. pochi giorni dopo e' il turno del sindaco di Corleone, Giuseppe Cipriani (PDS), a cui, sotto la casa della fidanzata, viene fatta trovare la testa mozzata di un vitello. Nei primi di marzo arriva un segnale per il vicesindaco di Castellana Sicula (PDS), Pino Di Martino. Qualcuno taglia gli alberi del giardino della sua casa di campagna. In aprile, vengono presi di mira i progressisti di Lercara  Friddi. Poi, a San Giuseppe Jato, un incendio distrugge la villa del presidente del Consiglio comunale, Gioacchino Lo Giudice. E ancora: saltano in aria le auto dell'ex capogruppo del PDS Salvatore Mirto e di Biagio Schimenti, responsabile di Rifondazione comunista, e di Biagio Cigno, e qualcuno fa il tiro a segno con la pistola contro una cagnetta (un pastore maremmano) di Rosalba Di Salvo, candidata a sindaco di Monreale. 

A Camporeale, invece, viene bruciata l'auto di Giovanni Mangiaracina, consigliere comunale, pidiessino. Un attentato incendiario che segue di un solo giorno quello compiuto contro Vito Ciulla, segretario provinciale della Flai.Cgil, a cui fanno saltare la casa di campagna nei pressi di Piana degli Albanesi. Sempre a Piana, una carica di tritolo "cancella" la casa di Vincenzo Palermo, esponente del PDS. 

Poi salta l'auto di Giuseppe Italiano, ex sindaco del PDS e assessore ai Lavori Pubblici di San Cipriello 

-: se non sia il caso cosi' come si era deciso nella riunione del consiglio provinciale per l'ordine e la sicurezza dell'ordine pubblico in data 16 maggio 1994 di procedere ad un avvicendamento del personale delle caserme nei comuni interessati; 

se non si ritiene che le autorita' preposte debbano intervenire con maggiore efficacia a garanzia dei fondamentali diritti di liberta'; 

se non si ritiene opportuno che il ministro dell'interno intervenga immediatamente per garantire, inoltre, maggiore controllo nelle ore notturne nei territori interessati. (4-01504)


http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_01504_12



ATTENTATO, BOLOGNA STEFANO, BRUNO PIETRO, capaci, cgil, DI MAGGIO VINCENZO, INTIMIDAZIONI, ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MANNINO GIUSEPPE, PRIVITERA,GRAZIANO SALVATORE,PELLERITO GIUSEPPE






Isola Pulita: "20 giugno 2006 nasce il comitato cittadino provvisorio Isola Pulita"

MESSINAMBIENTE AUDIZIONE DEL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA LUIGI CROCE E DEL SOSTITUTO EZIO ACCARDI

Audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina, Luigi Croce, e del sostituto procuratore Ezio Arcadi.





PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina, Luigi Croce, e del sostituto procuratore Ezio Arcadi. 


La Commissione ha convenuto di procedere nella seduta odierna all'audizione del procuratore Croce, in merito agli aspetti inerenti ai profili di competenza della Commissione connessi all'attività del suo ufficio, con particolare riferimento alla vicenda che vede coinvolta la società MessinAmbiente, che gestisce il servizio di rimozione e smaltimento dei rifiuti nel comune di Messina, in un'indagine della procura di Messina.


Ricordo che su tale vicenda la Commissione ha già ascoltato lo scorso 26 maggio l'amministratore delegato della società MessinAmbiente, dottor Antonio Conti. 

Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do la parola al dottor Luigi Croce, che è accompagnato dal sostituto procuratore della Repubblica, dottor Ezio Arcadi, titolare del procedimento relativo alla società MessinAmbiente. Ricordo inoltre che abbiamo audito anche il commissario della città. Prego, dottor Croce.


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Il procedimento nei confronti degli amministratori di MessinAmbiente e di altri personaggi di cui parlerò tra breve nasce dalla situazione obiettiva di degrado ambientale in cui versava e versa la città di Messina. 


Ci siamo resi conto che la questione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani diventava quotidianamente un problema ed abbiamo ritenuto di dover verificare cosa succedesse, anche perché da notizie della stampa emergeva sempre più che i costi di questo servizio lievitavano in maniera esponenziale. 

L'indagine è nata, quindi, da questa constatazione obiettiva che noi abbiamo fatto e si è sviluppata attraverso una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre a controlli effettuati dalla DIA a ciò delegata. 

I risultati di questa indagine complessissima - di cui potrei anche parlarvi a lungo, ma credo che tedierei la Commissione - si compendiano in realtà in alcuni aspetti che a noi sono sembrati estremamente inquietanti, tanto da indurci a fare una richiesta di applicazione di misure cautelari nei confronti di alcuni amministratori e di altri personaggi. 

La società Altecoen, che rappresenta il soggetto privato di una società pubblica fra il comune e l'Altecoen stessa, che poi hanno costituito MessinAmbiente, nasce nel 1985 a Enna ed arriva a Messina perché vince un appalto per la raccolta dei rifiuti urbani indetto dal comune di Messina. Dopo alcuni anni il comune bandisce una gara per costituire una società mista, alla quale partecipano diverse ditte, fra cui Altecoen, che in un primo momento viene esclusa e poi viene riammessa attraverso meccanismi che hanno costituito oggetto di accertamenti. 

La prima constatazione che abbiamo potuto fare è stata che tanto per l'appalto di Altecoen quanto per la costituzione della società mista tra il comune ed Altecoen vi era certamente un'influenza da parte della criminalità organizzata locale, perché attraverso alcuni collaboratori di giustizia abbiamo appreso che Altecoen è entrata a Messina dopo una serie di contatti che sono avvenuti tra Benedetto Santapaola, notoriamente capo della famiglia mafiosa di Catania, e alcuni personaggi di spicco della criminalità messinese, quali Luigi Sparacio e un certo De Tullio, grosso mafioso ormai deceduto. Altecoen, sponsorizzata da Santapaola, ha chiesto il permesso di entrare a Messina e così è avvenuto. 

Lo stesso fenomeno si è verificato quando Altecoen ha costituito la società mista di MessinAmbiente insieme al comune. Anche in quel caso attraverso i collaboratori sono risultati una serie di contatti e di rapporti che dimostrano come la criminalità organizzata abbia messo le mani sulla società. Ciò non lo abbiamo ricavato soltanto dalla enorme assunzione di persone legate ai vari gruppi delinquenziali messinesi, ma anche attraverso una serie di meccanismi, di cui vi parlerò tra breve, che riguardano la gestione di fatto della società. 

Ad esempio, ad un certo momento, quando il sindaco di Messina, resosi conto che il costo del servizio era lievitato da 23 miliardi all'anno a circa 80 miliardi, voleva risolvere questo contratto con l'Altecoen, gli amministratori dell'Altecoen non hanno fatto altro che interessare i mafiosi della zona, i quali si sono presentati al consiglio comunale, che doveva discutere la questione, ed hanno imposto ai consiglieri comunali, molti dei quali emanazione di questi gruppi, di soprassedere e continuare con la gestione della società.


PRESIDENTE. Questo in che anni accadeva?


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Nel periodo 2001-2002; è recentissimo, siamo in tempo reale. 

Vi è un'ordinanza di custodia cautelare; abbiamo avanzato una richiesta che il GIP ha rigettato, mentre il tribunale del riesame ci ha dato ragione e in Cassazione è pendente il ricorso nei confronti dell'amministratore delegato, dottor Conti, che voi avete ascoltato, e dell'ex presidente, dottor La Cava, che si è dimesso. Si tratta di quindici persone, compresi i mafiosi di cui vi dicevo.

DONATO PIGLIONICA. E gli esponenti del mondo politico?


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Gli esponenti del mondo politico sono entrati nella vicenda. Nei loro confronti avevamo chiesto la misura cautelare, ma è stata rigettata ed anche il tribunale del riesame ha confermato il rigetto della misura cautelare. 


In particolare, c'era un ex sottosegretario di Stato di Messina, l'onorevole Giuseppe Astone, nei cui confronti abbiamo chiesto tale misura, che non abbiamo ottenuto né dal GIP né dal tribunale del riesame. Infatti, nelle trattative per la costituzione della società mista anche alcuni politici si sono intromessi ed hanno fatto la loro parte per cercare di conciliare i vari interessi che si muovevano nella vicenda, quelli dell'amministratore dell'Altecoen o, dall'altra parte, gli interessi mafiosi. 



La criminalità organizzata, come ripeto, è stata utilizzata dalla società per raggiungere determinati scopi che altrimenti non avrebbe potuto raggiungere. Come dicevo all'inizio, in relazione al famoso problema dell'igiene cittadina, con la mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani, anche nel corso delle indagini si è accertato che i rifiuti non venivano raccolti volutamente - abbiamo intercettazioni telefoniche sul punto che ce lo confermano - perché, quando il comune di Messina non pagava le fatture che MessinAmbiente presentava per le liquidazioni periodiche, il sistema per costringere il comune a pagare subito, senza battere ciglio, era quello di creare l'emergenza rifiuti in città. Abbiamo intercettazioni telefoniche in cui l'amministratore delegato dice ai suoi uomini fidati, appartenenti a certi ambienti della criminalità, di non raccogliere rifiuti davanti alla casa del prefetto né davanti al comune, perché devono pagare, in maniera da creare l'emergenza. Ci siamo trovati, quindi, di fronte anche a fenomeni di emergenza rifiuti costruita da loro stessi per ottenere i pagamenti. 



Questo è il quadro generale, ma nell'ambito di tale quadro generale vi sono una serie di altre problematiche - che forse il dottor Arcadi, che è più esperto di me in materia, vi potrà illustrare - che riguardano il meccanismo stesso attraverso il quale venivano raccolti e trattati i rifiuti e che forse sono di maggiore interesse per la Commissione. 


Infatti, nonostante la convenzione prevedesse tutta una serie di innovazioni nel campo della raccolta dei rifiuti, in realtà nulla è cambiato ed hanno continuato a gestire il servizio così come era gestito negli anni precedenti, ma ad un costo tre volte inferiore, perché tutta una serie di rifiuti - mi riferisco, in particolare, ai rifiuti speciali - venivano camuffati come rifiuti ordinari, come rifiuti solidi urbani e come tali trattati e buttati in discarica, tanto che il dottor Arcadi vi potrà dire con precisione di aver fatto un accertamento tecnico, attraverso il NOE o i consulenti, da cui è risultato che nelle discariche per i rifiuti solidi urbani sono stati ritrovati rifiuti speciali insieme ai rifiuti urbani. 


Questo è in sintesi il quadro generale che ho potuto esporre. Per quanto riguarda i dettagli, abbiamo portato tutti i provvedimenti, il dischetto con la nostra richiesta di ordinanza di custodia cautelare, il provvedimento del GIP e del tribunale del riesame che ha accolto il nostro ricorso, mentre è pendente il ricorso in Cassazione proposto dagli indagati.

EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Ho portato, ove sia d'interesse per la Commissione, tutta la documentazione, dalla richiesta di misura cautelare all'ordinanza negativa adottata dal GIP, all'appello che il nostro ufficio ha fatto, all'ordinanza successivamente emessa dal tribunale del riesame, che sostanzialmente sposava la linea della procura. 


In realtà il momento di disaccordo con il GIP non riguardava tanto i fatti materiali, storici che noi avevamo portato alla sua attenzione, che sono stati completamente condivisi. Il problema era, a mio giudizio, di tipo culturale - questa è la mia opinione - nel senso che il GIP, che tra l'altro è una persona tradizionalmente molto attenta, diceva che sicuramente i fatti erano quelli, che sicuramente tali fatti erano indicativi di un patto intervenuto ad un certo punto tra la criminalità organizzata e la società, ed in particolare la componente privata della società, cioè l'Altecoen, ma tutto questo delineava un'impresa cosiddetta protetta, ma non un'impresa mafiosa. 


Noi abbiamo sostenuto nei motivi di ricorso davanti al tribunale del riesame esattamente il contrario, cioè che la lettura di quei fatti, compiuta alla luce di principi che ormai sono generalmente accettati, dopo le note e antiche vicende di Catania, poteva essere fatta solo in una chiave che era appunto quella dell'impresa mafiosa. Questa è stata la tesi che poi è stata fatta propria dal tribunale del riesame, che quindi ha emesso le misure cautelari che in un primo tempo erano state rigettate dal giudice per le indagini preliminari. 


Il nostro campo di investigazione è stato reso da subito piuttosto difficile dal fatto che questa società aveva delle dimensioni che superavano certamente la vicenda messinese; in tal senso noi avevamo solo dei segnali e poi abbiamo avuto qualcosa di più. Una serie di segnali ci dicevano che questa società, o meglio la componente privata di questa società mista, rappresentava qualcosa di più nel panorama generale delle imprese che si interessano alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti. 


Una convalida a queste intuizioni vi fu in occasione di un accertamento che io feci a Milano, presso la sede di Interbanca, con la DIA, perché in quella sede l'Altecoen, in relazione ad una pratica di finanziamento su estero di una certa consistenza, a sostegno della richiesta portava l'organigramma completo delle imprese che sostanzialmente facevano capo a quest'unico ceppo. In quel momento abbiamo saputo ufficialmente che non esisteva solo l'Altecoen, ma esisteva un sistema molto articolato di imprese, che viene da loro stessi battezzato e denominato Gulino Group. 


Abbiamo acquisito questo documento che proveniva da loro stessi e della cui autenticità o veridicità non vi era, quindi, alcun motivo di dubitare, ma una convalida successiva si è avuta recentemente, vale a dire quando si sono chiuse le indagini preliminari, perché è stata disposta una perquisizione sia presso la sede sociale di MessinAmbiente a Messina che dell'Altecoen a Enna, ed in quella sede sono stati trovati altri organigrammi - che vi ho portato, nel caso vi interessassero - di imprese che sono diretta emanazione di questo gruppo Gulino, dai quali risulta che tali imprese sono oltre quaranta. 

Su tale aspetto non posso dire di più perché non era mia competenza fare indagini su società che, per lo meno stando ai nomi, operano nel Lazio, a Civita Castellana o in Umbria. Tuttavia, l'organigramma che abbiamo trovato in Interbanca si è arricchito successivamente, alla luce dell'acquisizione compiuta presso le sedi sociali, ed il nuovo organigramma è più ricco e più cospicuo rispetto al precedente: si tratta di società che, almeno in base alle sigle, operano non soltanto nel settore dei rifiuti, ma anche in quello delle costruzioni, dei trasporti e del trattamento delle acque e, soprattutto, hanno delle proiezioni estere, specialmente in Sud America, estremamente importanti dal punto di vista investigativo, sulle quali è necessario indagare, ma non si tratta sicuramente di un'indagine alla portata della procura di Messina. Questa è, in sintesi, la questione. 

Vi è un documento piuttosto vecchio - non ricordo di quale anno - della vostra Commissione, che noi abbiamo tenuto presente. In tale documento venivano spiegati una serie di contatti tra imprese operanti nel settore ed alla fine si stabiliva che vi erano importanti filoni in Italia; uno di questi filoni mi pare venisse allora individuato dalla Commissione nel cosiddetto gruppo Pisante. In base ai controlli telefonici ed ambientali espletati, il gruppo Gulino, cioè questo sistema di società emerso nell'ambito della nostra indagine, risulta avere contatti operativi e d'interesse con il gruppo Pisante, sul conto del quale tuttavia non so dire altro, perché sicuramente non competeva a noi fare indagini. 


Noi abbiamo avuto la necessità di allungare il più possibile l'occhio su Messina e penso che, con i mezzi di cui disponevamo, lo abbiamo fatto. Ad un certo punto, sull'indagine condotta dalla DIA si è inserita un'indagine del NOE di Palermo, sollecitata da noi, che ci ha consentito di verificare anche come avvenisse in realtà questo smaltimento, per lo meno in larga parte. 



Il NOE in quell'occasione accertò che i rifiuti provenienti non solo da Messina, ma anche da località viciniori, quale, ad esempio, Taormina - un'altra località in cui l'Altecoen, sempre con il meccanismo già collaudato a Messina, è titolare del servizio di raccolta e di smaltimento -, venivano concentrati a Messina in una piattaforma dove venivano messi, senza alcuna distinzione, in un grande trituratore che triturava tutto e questo materiale veniva successivamente mandato in discarica così come usciva dal trituratore, con i problemi che sono facilmente intuibili e che comunque noi abbiamo ritenuto di verificare nominando un esperto che si è recato nei siti ed ha verificato in discarica come vi fossero tracce di materiali che non avrebbero dovuto assolutamente trovarsi lì. 



Vi sarebbero tante altre cose da dire, perché poi questi controlli hanno messo in luce i contatti, anche istituzionali, che avevano alcuni soggetti della società: con esponenti istituzionali, con personaggi del mondo politico, e non solo. In proposito vi sono dei capitoli specifici nella richiesta di misura cautelare, che vi lascio e che ritengo potrebbero in astratto tornare utili alla Commissione. Si tratta anche di contatti con la stampa ed altro; insomma, uno spaccato molto interessante. 


Comunque, il dato che emerge è che quello che sembrava un fatto estremamente provinciale, vale a dire questa società mista che era costituita tra il comune ed un socio privato, in effetti rifluiva in un fenomeno molto ampio ed articolato, costituito da più di quaranta società. Ho portato un elenco di queste società, che sottopongo alla vostra attenzione e rispetto al quale penso che - certamente non da parte nostra, ma di altri - sarebbe opportuno approfondire quali e quante di queste società siano attive, quali siano i flussi, soprattutto finanziari, tra di esse, quale sia lo scopo ultimo della costituzione di queste società che operano all'estero, e via dicendo.


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. In relazione alla questione delle quaranta società cui accennava il collega Arcadi, in occasione di una perquisizione abbiamo acquisito tutte le memorie dei computer della società Altecoen. Abbiamo fatto una pulizia generale, attraverso meccanismi informatici, ed ora abbiamo tutto. 


La settimana scorsa abbiamo convocato una riunione con alcuni funzionari della DIA centrale ed abbiamo chiesto loro di cominciare ad esaminare tutto questo materiale perché ci diano un quadro generale, per stabilire quanto meno se vi siano dei filoni di indagine interessanti, in particolare per quanto riguarda i rapporti con l'estero o i rapporti tra le società. 

È certamente un lavoro non facile né breve, che impegnerà la DIA forse per alcuni mesi, perché si tratta di sei-otto DVD da sviluppare ed esaminare. Aspettiamo l'esito di questi accertamenti per poi stabilire eventualmente quale filone di indagine possa apparire più interessante per poi lavorarci sopra, ma si tratta di un discorso ancora da sviluppare.


PRESIDENTE. Prego, onorevole Piglionica.

DONATO PIGLIONICA. Mi interessava capire se su questa vicenda pesino di più gli aspetti mafiosi degli aspetti relativi allo smaltimento illecito di rifiuti o al traffico di rifiuti, cioè se si tratti di un'azienda collegata, vicina alla mafia che entra nel business dei rifiuti, che però poi svolge in maniera normale, oppure se questa società vicina alla mafia entri nel business dei rifiuti e commetta ulteriori reati relativi allo smaltimento, al trattamento dei rifiuti. 


In secondo luogo, mi pare che i soggetti siano storicamente catalogati come vicini o addirittura come componenti di famiglie mafiose. Il metodo mafioso è mai stato violento, cioè ci sono mai state intimidazioni, minacce o si utilizzavano metodo persuasivi di altra natura? 


In terzo luogo, avete detto che in questo gruppo di quaranta società vi sono società varie, alcune delle quali però svolgono lo stesso tipo di attività, cioè quella relativa ai rifiuti. Ci sono state relazioni con le procure di questi territori per verificare se lì continuavano o se si tratti semplicemente di una delle solite architetture imprenditoriali, finanziarie volte a far girare e riciclare denaro, magari proveniente da altre attività? 

Spesso la mafia costruisce holding e mi pare di capire che in questo caso si tratti di una struttura tipo holding all'interno della quale vi sono poi ulteriori società, attraverso le quali far circolare anche del denaro verso l'estero per ripulire il denaro proveniente da altre attività oppure per impiegare i proventi di attività illecite in attività che sono in grado di generare denaro pulito, poiché il denaro sporco è solo quello di partenza. 

Mi pare che il castello sia piuttosto complesso e meriti ancora un approfondimento. Voi avete già detto di aver coinvolto la DIA e, quindi, si tratta di un livello di coordinamento sovraprovinciale e sovraregionale, cioè probabilmente per questo tipo di coordinamento si arriva alla procura nazionale.



LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Per quanto riguarda l'ultima parte del suo intervento, noi ci siamo rivolti alla procura nazionale, perché abbiamo avuto bisogno di collegarci con le procure di Catania, Caltanissetta e Palermo. 



A Palermo, attraverso intercettazioni telefoniche, a noi sono risultati rapporti politici in sede regionale che ci hanno costretti a mandare le carte a Palermo, perché la procura di Palermo si interessasse di questa attività amministrativa presso la regione siciliana. 



A Caltanissetta è in corso di attuazione lo stesso fenomeno avvenuto a Messina, cioè la costituzione di una società mista con soggetti che noi riteniamo appartenenti alla criminalità organizzata, perché sembrerebbe emergere un grosso imprenditore in odore di mafia, arrestato in base al 416-bis a Caltanissetta, anche lui intromesso in questa vicenda. 


Abbiamo inoltre interessato la procura di Catania, come procura distrettuale, perché a Siracusa si sta facendo un'analoga operazione. Oltre alla riunione di coordinamento presso la procura nazionale, che abbiamo svolto due volte a Roma, abbiamo mandato già le carte a Palermo, a Catania e a Caltanissetta.


DONATO PIGLIONICA. Procuratore, quando siamo stati in Sicilia ed abbiamo ascoltato il procuratore Grasso, abbiamo sentito la preoccupazione del procuratore - il presidente ed i colleghi lo ricordano certamente - sul rischio che in una fase di privatizzazione di servizi pubblici la mafia, la criminalità organizzata vi potesse entrare. 


Il punto è se l'ingresso avvenga soltanto attraverso il fatto che si movimentino capitali verso queste attività o anche utilizzando metodi di altra natura, invitando persone a non presentarsi agli appalti. Le gare sono tutte tranquille?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. In base alle dichiarazioni dei collaboratori, non sappiamo da chi sia partita l'iniziativa, ma comunque l'Altecoen prima di mettere piede a Messina ha avuto gli appoggi mafiosi. È stata sponsorizzata da Santapaola di Catania, è arrivata a Messina ed il gruppo mafioso messinese, facente capo a Giuseppe Gullotti, l'unico uomo di Cosa nostra in provincia di Messina, a Barcellona, ed altri soggetti messinesi si sono accordati ed hanno dato il benestare perché l'Altecoen entrasse a  Messina, con il primo appalto preso per la raccolta dei rifiuti. 


Successivi incontri, stavolta tra mafiosi ed anche politici - a noi risulta - sono avvenuti perché l'Altecoen entrasse nella società mista, tant'è vero che, mentre in un primo tempo erano sorte questioni sulla partecipazione di Altecoen, poi con un «colpo» di consiglio comunale è passata senza battere ciglio. 



Quello che constatiamo, invece, con maggiore frequenza è l'intervento politico. Non è un mistero perché è scritto e, d'altra parte, si tratta di un atto pubblico: nei momenti di maggiore tensione, di pericolo, di difficoltà nei rapporti con il comune, intervengono uomini politici, e sono i politici che sono indicati nella richiesta e nell'ordinanza - vi abbiamo portato tutto -, che sono intervenuti ed hanno sistemato tutto. 


C'è stato un momento in cui il sindaco Leonardi aveva deciso di rompere questo rapporto ed in proposito sono riportate una serie di intercettazioni telefoniche e di rapporti da cui risulta che è intervenuto l'uomo politico di turno, che tra l'altro era anche il padrino del sindaco, che ha sistemato tutto nel giro di qualche giorno.

TOMMASO SODANO. Che cosa significa che hanno sistemato tutto?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Il sindaco di Messina diceva di voler rompere il rapporto. Loro si sono preoccupati di telefonare immediatamente a questo loro referente politico, il quale è intervenuto, ha parlato con il sindaco - ciò risulta - e subito dopo il sindaco ha fatto marcia indietro, ha ammorbidito la sua posizione e tutto è continuato come prima.

TOMMASO SODANO. Quando ci si ammorbidisce, ciò avviene a condizioni politiche o si cede a qualche ricatto?


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. No, si tratta di condizioni politiche: a noi risulta così, non abbiamo elementi per poter dire altro. 


Ripeto però che le pressioni mafiose ci sono state, perché anche in questo caso risulta da intercettazioni telefoniche che nel momento di pericolo maggiore, quando la società cominciò a preoccuparsi ulteriormente per l'eventuale risoluzione del contratto, anziché far intervenire i politici hanno fatto intervenire i mafiosi, i quali sono andati in consiglio comunale, dove sono riusciti ad ottenere che tutto continuasse come prima e passasse senza alcun ostacolo.

TOMMASO SODANO. Il consiglio comunale è una minaccia?


LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. È la presenza di questa gente che chiaramente costituisce una minaccia, senza bisogno di atti materiali. 

Per quanto riguardal'organizzazione della società, ancora non siamo in grado di sapere con precisione cosa succeda, perché aspettiamo che la DIA ci fornisca il quadro generale per capire come sono organizzati. L'organigramma in nostro possesso lascia molto perplessi perché, facendo dei conteggi con la DIA, abbiamo osservato che soltanto la gestione amministrativa di quaranta società comporta un costo di diversi miliardi all'anno - mi riferisco alle varie tasse - eppure lo sostengono. 
È chiaro, quindi, che deve esserci dietro qualcosa, che però non abbiamo ancora approfondito perché non abbiamo il tempo materiale. Occorre tenere presente che tutto si è sviluppato nel giro di questi primi sei mesi del 2004 e, quindi, siamo ancora in fase di ulteriore approfondimento.


PRESIDENTE. È inutile domandare se questa azienda godesse sempre del certificato antimafia.

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Sì, credo che non vi siano stati mai problemi di nessun genere.

TOMMASO SODANO. Prima lei faceva riferimento alla presenza in discarica di sostanze che non avrebbero dovuto esserci e, quindi, probabilmente di rifiuti speciali. 
Oltre a quelli di diretta pertinenza delle aree controllate dalla MessinAmbiente, che quindi utilizzava queste discariche, vi risultano anche ingressi in Sicilia di rifiuti provenienti da altre parti d'Italia?


EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Dalle indagini questo non emerge, ma, come ripeto, noi abbiamo avuto la preoccupazione costante di non debordare. Avevamo un tema dal quale non ci potevamo in alcun modo discostare, che era quello che accadeva a Messina e provincia. 

Anche la vicenda di Taormina era a livello provinciale, tant'è vero che questo ci ha consentito anche di ipotizzare un delitto di traffico di rifiuti per il quale, tra l'altro, in un'epoca precedente, il GIP aveva anche adottato una misura interdittiva che aveva comportato la sospensione dell'amministratore delegato e di altre persone dalle rispettive cariche, in tal modo avallando la ricostruzione che noi avevamo fatto di questa ipotesi del traffico di rifiuti.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Piglionica.

DONATO PIGLIONICA. Avevo chiesto se prevalesse l'aspetto del traffico illecito di rifiuti rispetto al collegamento alle organizzazioni criminali. L'attività poi svolta, al di là dell'eccessiva onerosità, era tecnicamente e legislativamente ineccepibile, dal punto di vista dello svolgimento dell'attività di raccolta e smaltimento?

PRESIDENTE. Magari anche per quanto riguarda i costi così elevati.


EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Quello che si trae da questo procedimento è che la macchina tecnico-amministrativa che questo gruppo di imprese è in grado di mettere in movimento funziona molto bene. I documenti sono quasi sempre a posto: mi riferisco sia ai documenti tecnici sia a quelli contabili. 



Per lo meno stando a quanto risulta dalla nostra indagine, il matrimonio con gli apparati criminali avviene sul territorio, nel momento in cui la società, che ha questo apparato tecnico-amministrativo ineccepibile, conquista l'appalto - chiamiamolo così impropriamente - e si tratta di gestirlo praticamente sul territorio. A quel punto interviene il patto con le organizzazioni criminali. 



Questo è avvenuto a Messina e dallo stesso procedimento emerge che sia avvenuto anche in qualche altro centro della Sicilia - non ricordo se fosse in provincia di Agrigento o altrove - in cui la società aveva operato, perché si tratta di una società che non opera soltanto a Messina: con altre sigle, che poi troverete negli organigrammi che abbiamo portato, opera a Terrasini, in provincia di Siracusa, in provincia di Catania e comunque, in modo massiccio, nella Sicilia orientale. 


Pertanto, la nostra conclusione, dal punto di vista investigativo, è che il contatto, il rapporto con la criminalità organizzata interviene nel momento in cui bisogna operativamente agire sul territorio. 


Naturalmente in base a ciò che potrà emergere dall'indagine puramente finanziaria sul sistema di società si potrebbe poi pervenire a conclusioni molto diverse da quelle a cui siamo giunti noi, ma le conclusioni del nostro procedimento sono nel senso che il contatto avveniva nel momento in cui si trattava di operare sul territorio. 


Vorrei sottolineare che questa società si è procurata il servizio a Messina redigendo e presentando un progetto tecnico e finanziario di tutto rispetto. Che poi il progetto sia stato disatteso e che al momento di stabilire le clausole contrattuali vere e proprie, in sede di convenzione, siano intervenute cose strane per cui praticamente il comune si è legato mani e piedi impegnandosi a pagare qualunque somma dovesse essere richiesta da MessinAmbiente e, per essa, soprattutto dal socio privato, è tutto un altro discorso. Ma il servizio se lo è aggiudicato elaborando un progetto sul quale, dal punto di vista tecnico e finanziario, per lo meno stando al giudizio degli esperti che lo hanno esaminato, non vi era nulla da eccepire.

PRESIDENTE. Questa azienda lavora solo a Messina o anche in altri comuni della provincia?

EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Lavora in altri comuni della provincia - prima abbiamo parlato di Taormina -, ma soprattutto, con altre sigle, lavora in maniera massiccia in tutta la Sicilia orientale.

DONATO PIGLIONICA. Com'era la qualità del servizio?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Pessima.

PRESIDENTE. Mettiamoci dalla parte dell'utenza e non soltanto della responsabilità criminale: il cittadino pagava di più ed otteneva un servizio pessimo. È così?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Sì.


EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Dai controlli telefonici emerge, tuttavia, che agivano deliberatamente nella maniera per loro più conveniente dal punto di vista economico. Il problema è che le clausole contrattuali che il socio privato era riuscito a spuntare in sede di accordi con il comune erano particolarmente favorevoli, per cui questa società si aspettava sempre più servizi da parte del comune dicendo di essere in grado di fornire il servizio a qualunque livello, ed io credo che siano veramente capaci di fornirlo a qualunque livello, in relazione a ciò che potevano ottenere. 


Per motivi di bilancio ed anche per motivi politici, dovuti a disaccordi che si manifestavano all'interno delle varie componenti dell'amministrazione o da parte dell'opposizione, c'erano dei momenti in cui, per un motivo o per l'altro, vi era un ritardo nel pagamento delle somme ed allora veniva artificialmente creata l'emergenza rifiuti. Non si può dire che si tratti di soggetti che non sono in grado di fornire il servizio. Sono assolutamente in grado, a mio giudizio; dipende solo da quello che l'amministrazione dà.

PRESIDENTE. Rimane però il dato che il cittadino ottiene un servizio di qualità scadente pagandolo molto di più rispetto alle condizioni di mercato.


EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Presumo di sì. Dalle indagini che abbiamo svolto risulta un incremento impressionante della spesa per l'igiene cittadina da parte del comune di Messina. I cittadini proprio in questi giorni stanno ricevendo i nuovi avvisi Tarsu e le assicuro che sono dolori! 

Vi è un costo del servizio che cresce a dismisura, ma non c'è assolutamente una crescita proporzionale della qualità del servizio.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Sodano.

TOMMASO SODANO. Vorrei sapere se gestivano direttamente o, a loro volta, si affidavano a terzi per alcuni servizi, per noli di macchine.

DONATO PIGLIONICA. E per la discarica?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Infatti, il grosso problema è anche che Messina è forse una delle poche città italiane che non ha discariche. Messina ha scaricato nella discarica di Bellolampo a Palermo, a Gela ed oggi scarica nella discarica di Tripi, con problemi enormi.

DONATO PIGLIONICA. È la famosa discarica in altura?

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Sì, e per andare a Tripi bisogna fare un giro di oltre ottanta chilometri, perché alcuni comuni che consentirebbero il passaggio diretto hanno precluso ai camion di passare. Pertanto, per arrivare a questa discarica si fa un giro di ottanta chilometri e naturalmente si paga in base al percorso; quindi, i costi lievitano anche per questo. A Messina non si è voluta mai fare la discarica; i poveri prefetti ogni volta si mettono le mani nei capelli, ma non riescono a fare la discarica perché glielo impediscono. 


Tornando ai costi, vorrei ricordare che noi abbiamo formulato al presidente del tribunale, ai sensi dell'articolo 2409 del codice civile, una richiesta di ispezione della società e, fra le altre cose, i nostri consulenti civilistici ci hanno fatto notare come vi sia un'anomalia nel corrispettivo in favore del partner privato. 


Infatti, nella convenzione è previsto che il corrispettivo al partner privato sia pari al 95 per cento del corrispettivo previsto per le medesime prestazioni nella perizia di finanziamento redatta dagli uffici comunali. Oltre a questo 95 per cento, in convenzione viene riconosciuto un altro 23 per cento per le spese generali, per la copertura dei costi della SPA e per la remunerazione degli utili aziendali. Ciò vale a dire che al partner privato viene attribuito il 116 per cento di quello che è previsto nel finanziamento e, quindi, il comune non ha una lira di utile e forse deve addirittura pagare in più.

PRESIDENTE. Ovviamente immagino che, alla luce di questa indagine, il certificato antimafia sia stato revocato.

LUIGI CROCE, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. No, credo che il contratto scada tra quattro o cinque anni e, quindi, continuano a lavorare tranquillamente. C'è un passaggio all'AATO, ma ancora non funziona.

TOMMASO SODANO. Pensavo che comunque si fosse pervenuti almeno ad una rivisitazione del contratto, alla luce di queste indagini.

EZIO ARCADI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Se l'amministrazione comunale avesse adottato una qualunque iniziativa in questa materia, credo che ce ne avrebbe dato notizia, ma a noi non è giunta alcuna notizia né di una revisione degli accordi né tampoco di una sospensione del servizio.


PRESIDENTE. So che il senatore Sodano è sempre attento. Naturalmente, si tratta di una gestione commissariale, ma ovviamente, a maggior ragione, occorrerebbero una serie di iniziative adeguate. Discuteremo di questo, così come credo sarà utile riflettere sulla questione dei certificati antimafia. 


Ringrazio per la squisita disponibilità il dottor Croce ed il dottor Arcadi, che ci hanno fornito sollecitazioni utili non solo per capire la specifica vicenda, ma anche per comprendere le condizioni di criticità sul piano locale, ma anche nazionale, in questo settore. Vi ringrazio per questo augurandovi buon lavoro. Ringrazio altresì i colleghi intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.

http://wai.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenbic/39/2004/0714/s020.htm


Isola Pulita